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Ho ricevuto una mail di una mamma cinquantenne che ha due
figlie: una di 25 anni e una di 16.
“La mia piccola sedicenne è ormai autonoma e grande, conosce la vita e non ha più bisogno di parlare con me!”
Signora mamma, la prego, mi dica che è stato il mastro Lindo al Limone a provocarle allucinazioni e deliri notturni (tra l’altro, mi ha scritto alle tre di notte: che ci fa una mamma sveglia a quell’ ora se non aspettare il rientro dei figli dalla discoteca?).
Lei più di me dovrebbe sapere che a sedici anni si è grandi per alcune cose ma per tante altre no! Sua figlia, che descrive come nostra signora del piercing al naso, è grande da saper scegliere come vestirsi, con chi uscire, se studiare alle tre, alle quattro o andare a limonare in piazza con il fidanzato della settimana.
Insomma, scelte che non richiedono necessariamente il benestare. Ma, ahimè, Lei, cara Signoramamma, saprà bene che le scelte vere non sono soltanto queste, anzi, quelle importanti sono difficili e spuntano soprattutto ora.
Sua figlia non si confida? Non le parla? Si arrabbia e sembra crudelia demon con 7 lifting?
Non si preoccupi, lei continui a fare da scialuppa, le assicuro che è un ruolo fantastico.
Su, adesso diventi l’ idolo dei nostri Maialini in lettura e ci confermi d’aver visto almeno una volta Titanic. Il film lungo quanto l’ otturazione di un molare, straziante quanto basta e con personaggi illustri come Capitan Findus nel ruolo del comandante della nave.
Se si ricorda, sulla nave ognuno fa quello che vuole, tant’ è vero che si intrecciano storie d’amore, tentati suicidi, balletti, scenate di gelosia, sesso in carrozza, sputi dalla nave etc etc. Tutto felici navigano e se ne fottono delle scialuppe che, in tutto ciò, restano ignorate fin quando, la nave non si scontra con un delizioso enorme iceberg.
Finale: le scialuppe che nessuno filava, anzi, erano quasi antiestetiche ( un po’ come sua figlia che si imbarazza di stare con lei in presenza delle sue amiche bratz ) finiscono per diventare l’ unica fonte di salvezza. Poi, la gente di prima, seconda e terza classe s’ incazza perché erano anche troppo poche ma i particolari della storia non ci interessano.
Quello che cercavo di dirle, se pur con un giro di parole più intricato della SA RC, è che la vita di sua figlia adesso è come una nave in corsa che ripercorre rotte e scopre nuove isole. Essendo alle prime armi, a meno che non sia una piccola guida spirituale onnisciente, è sicura d’avere tutto il necessario per non affondare e non sbagliare mai. Tipico.
Signora mamma, dunque, lei è diventata la famosa scialuppa coperta, ferma e nascosta, disposta a salvarla da tutti gli iceberg che, purtroppo, sono più di quanto a 16 anni si possa immaginare. Che non le venga in mente che sia un ruolo facile! Al contrario! Le toccherà sopportare tempeste e maremoti, assistere a tutte le sue peripezie ,e qualche volta, quando il mare è liscio e limpido come l’ardore giovanile, sentirsi messa da parte. Detto così sembra un ruolo dalla sfiga immensa, lo so, ma non abbia mai dubbi perché altrimenti si rischia il naufragio, oppure, rischia di spedire sua figlia in un’ isola deserta e sperduta in cui regna soltanto disperazione, solitudine e, tutto al più qualche aborigeno affamato.
Se poi riuscirà anche a diventare bussola (badi bene, bussola, non timone!) sarà davvero splendido!
Bene, io mi fermo qui e…non mi resta che buttare l’ancora augurandole di cuore buona fortuna! Anche se, a pensarci bene, sarebbe un po’ più appropriato un bel “in culo alla balena” …così ci leviamo un altro pericolo dal mare! Ci bastano già gli iceberg!

Femministe, scusatemi se potete ma, stavolta
finirò per schierarmi dalla parte dei maschietti perché, alcune volte, siamo
veramente insopportabili!
Finalmente sono riuscita ad uscire dal mio guscio d’ ingenuità e ho veramente capito quanto può essere pesante un insulto come “sei acida come una zitella!”. Ormai, o almeno così dicono, il volgare termine “zitella” è stata sostituita da “single”.
Colei che, per scelta, decide di restare sola. In fondo, bisogna anche riconoscere che ora pure il cesso più cesso trova il modo di accasarsi con un altro cesso dall’ altra parte del mondo contattandolo tramite chat, agenzie matrimoniali o ritirandolo dal postalmarket. Insomma, nessuno soffre d’ acidità per solitudine forzata: zitelloneria dunque.
E io vi assicuro che non è così! Vi spiego: esistono due donne che affliggono le mie giornate con i loro veleni e che, alla vista di una donna diversa dalla loro mamma, si trasformano in un tirannosauro sputa fiamme verdi con zampe dotate di lama rotante lanciabile.
Due mostri! Una è una segretaria che abbaia a tutti gli essere umani di genere femminile, animali, vegetali, fossili, rettili, fax, fotocopiatrice e graffettine colorate.
Grida, urla e se morde devo farmi l’antirabbia… non posso che pensare che le manchi semplicemente un uomo che se l’ abbracci e le dica che è la caciotta di formaggio più profumata e rotonda del mondo. Un uomo che la faccia sentire bella e importante, che la convinca a risparmiare energia fisica e mentale per i loro incontri serali. Non è forse questa solitudine? Non posso credere che si nasca con un carattere così spudoratamente da figlia di zoccola: per lei ci vuole un uomo!
L’altra tipa, invece, dal martedì al sabato sbuffa e s’ incazza, grida e anche lei, da brava portatrice sana d’acidità, trova sempre da ridire e da lamentarsi su tutto. Una rottura di coglioni immane che mi ha portato a capire come gli uomini sviluppino anticorpi contro le lamentele insensate femminili.
Poi, i restanti giorni della settimana, domenica e lunedì, arriva il suo mastrolindo d’amore che le dà un bacio, o forse qualcosa di più, spezza l’ incantesimo e satana va via dal suo corpo.
Porca miseria, ma bisogna aspettare domenica e lunedì per vedere un sorriso nella faccia di questa donna? E che palle! Bisognerebbe che si attrezzassero per il bene di tutta l’ umanità! Videochiamatevi, citofonatevi, inventatevi una linea erotica ma fatelo per il bene del prossimo.
Sarò maschilista, sarò quello che vi pare ma osservo che, molte volte, le donne hanno bisogno di un dolce bastardo che le rassicuri e dia un senso alle loro diete e alle ore spese dal parrucchiere. Un uomo da picchiare al momento giusto, uno con cui litigare e poi aspettarsi le carezzine riparatrici.
Le acide come le zitelle, dunque, esistono ancora e sono il genere femminile più pericoloso del mondo. La cura potrebbe essere quella di lasciare a spasso uomini più intraprendenti, più sorrisi, più amore. Quelle storie di single, indipendenza, carriera etc etc mi sembrano soltanto un ‘ immensa fregatura.
A stare soli non ci guadagna nessuno, nemmeno chi, come me, non c’ entra un cazzo con le loro vite!

Con il corso ECDL si certifica che Pinco Pallino, Tizio, Caio e Sempronio
sappiano usare il computer o almeno distinguere un monitor da un forno
elettrico.
Un gran passo avanti. E anch’ io ho dovuto seguire il corso perché in segreteria, dicono, che serve “l’attestato che attesti la preparazione”.
Per chi non ha mai toccato un computer e crede che Word sia una malattia australiana, probabilmente, il corso può essere utile per imparare a memoria un paio di cose e illudersi di saperlo usare.
Per chi, invece, ha consumato le letterine sulla tastiera e lo usa da tanto, taaanto tempo, il corso suggerisce buoni spunti per entrare nel mondo della depressione o per provare la strada dell’autolesionismo.
Pensate che esiste un modulo che insegna come spostare le cartelle e per ore e ore ho dovuto sentire il vocione che diceva “cliccare con il tasto destro sulla cartella gialla e trascinarla bla bla bla bla”
Molte persone scrivevano sui quaderni per non perdere nemmeno una parola, io avrei preferito che qualcuno mi spaccasse una sedia sulla schiena e, nel frattempo, pensavo a come avrei potuto spendere meglio il mio prezioso e breve tempo.
Anche un’ ora di bivacco su una panchina al sole, sarebbe stata mille volte meglio di quella purga informatica. Insomma, l’attestato mi è costato pressappoco 200 euro e un’ immensa pazienza. Qualcuno che è fuori dal giro potrebbe chiedersi perché ho accettato di frequentare il corso non avendone bisogno.
Carissimi, se un giorno dovessi presentare un curriculum, è necessario che le mie capacità sull’ uso del pc siano attestate da qualcuno perché la mia parola vale poco o niente. Secondo il mio insignificante parere poi, molta gente che era lì a scervellarsi per capire come svuotare il cestino, dimenticherà tutto nel giro di pochi giorni perché l’ uso del pc è soprattutto una questione di pratica e colonne e righe di excel diventeranno ben presto un lontano e brutto ricordo.
Anch’ io, adesso, ho comprato l’attestato formato famiglia e posso aggiungerlo all’ infinità di certificati e boiate rilasciati da questo e da quello. Vedendo come gira il mondo e testandolo giorno dopo giorno sulla mia pelle, credo che se fossi un dirigente, prima di assumere una persona in base agli attestati, mi accerterei che non fosse un rincoglionito senza precedenti.
Li ho visti e sono anche in tanti. La lezione che ho imparato con questo corso è tutt’ altro che informatica. Ho capito che tutti, ormai, possono ottenere titoli e lauree, basta comprarseli!
E, purtroppo, credo sia anche per questo che le cose in Italia non funzionano sempre come dovrebbero!

Che rabbia che mi fanno venire quelle mamme.
Ok ok, i bambini sono sempre degli angioletti e guai se non lo fossero.
I bambini hanno il divertimento nel sangue, hanno bisogno di buttare fuori tutta la grinta che hanno dentro e se ogni tanto gridano un po’ o non si seguono le regole del galateo non vanno certo puniti con ceffoni e pedate!
Di mamme che in mezzo alla strada allungano le mani se ne vedono anche parecchie, per una volta mi piacerebbe che qualcuno si avvicinasse e desse loro lo stesso trattamento in mezzo a tutti.
Certo, dopo che i figli vengono educati a suon di legnate e schiaffoni in mezzo alla gente, alla fine i genitori diventano premurosi e si stupiscono quando da grandi li mandano a cagare, scappano di casa o si drogano alla faccia loro.
Siamo davvero ancora convinti che sia la violenza ad educare i bambini? Voglio proprio capire quanti la pensano ancora così perché a parole sono tutti bravi a stabilire cosa è giusto e cosa no, ma con i fatti non si fa che cadere in contraddizioni continue senza nemmeno accorgersene.
Vedere una madre che va in chiesa con il figlioletto può suscitare piacere, ma vedere che la madre inizia a ridurre il bimbo come uno scolapasta a furia di pizzicotti non fa incazzare?
Avrebbe fatto molto meglio a starsene a casa senza però martoriare il figlio. Sarò anche che io esagero, ma queste cose mi fanno arrivare il sangue al cervello.
In casi del genere, a dover essere picchiati dovrebbero essere i genitori perché non hanno la pazienza di fermarsi e capire che si cresce un giorno dopo l’altro, attraverso esperienze, scoperte, amore e carezze, non certo con rimproveri, pizzicotti e a suon di botte.

Ogni mattina è sempre la solita fregatura! Guardo il
cellulare e leggo sul display “un messaggio ricevuto”.
Lo leggo sperando che si tratti di qualcosa di importante, un messaggio d’amore, qualcuno che si è ricordato del mio non compleanno, qualche ragazzo dolce al punto giusto, oppure, la mia migliore amica che mi scrive 9 parolacce di saluto e mi annuncia d’ essersi fidanzata.
Macchè, il primo messaggio è sempre quello dell’ oroscopo che, tra l’altro, non ricordo nemmeno d’ aver mai chiesto al mio gestore telefonico.
Non chiedo che le previsioni siano vere ma almeno, chi prevede il futuro della mia giornata, potrebbe smetterla di riempirmi di minchiate ogni mattina? In genere le frasi suonano pressappoco così: “nuota nell’ oblio della potenza”, “riempi di beltà lo splendore del candore”, “perdersi nel vuoto in attesa del poi”. Oh, che illuminazione! E cosa dovrei capire di prima mattina?
Esattamente quando ho un angolo della bocca ancora sporco di dentifricio, la borsa sulla spalla e un biscotto tra i denti per cercare di non rovinare il filo di rossetto invisibile. (Tanto poi lo mangio in ascensore nel per rimediare alle briciole rimaste appiccicate qui e lì)
Dovrei riflettere sull’ infinita esistenza e sull’ oblio. Non si capisce una mazza di mattina ma non credo che di pomeriggio o di sera le parole acquistino molto senso.
Mi piacerebbe anche conoscere chi scrive queste cose e, soprattutto, chi paga l’astrologo!
L’inutilità dell’ oroscopo non l’ ho mai messa in dubbio ma mi chiedo cosa spinga molte persone ad ascoltarlo fino ad esserne dipendenti. Se così non fosse il tg 5 la smetterebbe di trasmetterlo a raffica insieme ai titoli di cronaca.
E se vi sembra che io sia soltanto scettica, vi pregherei di rispondere alla mia domanda.
Ogni segno ha pianeti e satelliti che entrano ed escono e fanno i loro porci comodi, giusto? Per esempio, nello stessa giornata, se un toro è felicissimo, un ariete è depresso, se un sagittario è astuto, un bilancia è rinco. Insomma, ogni giorno c’è chi è fortunato e chi no. E allora, se l’ oroscopo avesse davvero fondamento, qualcuno mi sa dire se tutte le persone che sono morte nel titanic erano dello stesso segno? E quelli delle torri gemelle? Le persone nei campi di concentramento?
Erano tutti capricorno? Dov’era la fortuna per i poveri disgraziati?
E allora, prima di mettere in discussione Dio e domandarsi perché lascia che nel mondo ci siano le ingiustizie, iniziamo a mettere prima in discussione le minchiate che lasciamo volontariamente che ci sommergano la vita. Cerchiamo di capire perchè abbiamo tanta voglia di farci prendere in giro da persone che si sentono più furbe. Fatto questo, forse, possiamo passare a qualcosa di più serio.
Qui L'oroscopo del mago maialino ( gli altri maghi sparano solo cazzate )

Alcune volte penso che tra la realtà attuale e quella del
famoso far west non ci siano poi così tante differenze.
L’uomo, per esempio, vive con il cellulare legato nella cintura e lo sfodera proprio come farebbe un cowboy con la sua pistola. Ci si ammazza a colpi di suoneria e si fa a gara a chi ha il telefono più figo e completo di novità. Se un tempo un tipo era in mezzo ai guai, tirava fuori il suo ferro e si preparava a riempire qualcuno di piombo, il più veloce era il più potente.
Oggi, e forse è una fortuna, il rischio di beccarsi una pallottola in fronte è inferiore ma il cellulare è la nuova arma e indica il prestigio della persona in base al suo costo, ai nomi in rubrica e alle telefonate importati. Inoltre, è importantissimo il cavallo da monta.
Solo i veri cowboy riescono a galoppare i purosangue con il manto lucido e la lunga criniera, così come gli uomini avventurieri di oggi si riconoscono dalla motocicletta. Un uomo in scooter non ha lo stesso effetto mascolino ed eccitante di un uomo in motocicletta. Potrà anche essere un cacasotto molliccio ma alcune volte l’abito fa il monaco, la suora e anche il chierichetto.
Le donne hanno rispolverato gli stivaletti di finta pelle, anche con le frange e con il tacco tozzo e curvo. Hanno solo i capelli stirati e appiccicati in volto con il gel ma anche questo fa tanto west con richiamo alla scarsa igiene. Se un tempo si usavano i cappelli sulla fronte per coprire lo sguardo adesso ci sono gli occhiali da sole, ottimi sostituti.
Le gonnone si sono ristrette in lavatrice, i top che spingono le tette verso l’alto ci sono ancora e l’atteggiamento è lo stesso di quello che avevano le lady nei saloon: provocante, seducente, eccitante.
A proposito, il barista è ancora il migliore amico del cow boy moderno. Un tipo che versa da bere e senza chiedere nulla, capisce quando la giornata è andata male per via della multa dello sceriffo per parcheggio cavallo in divieto di sosta, per la ragazza della tribù dei pellerossa che non ha nemmeno fatto un segnale di fumo con un cerino, oppure, capisce il pistolero depresso perché stufo di vivere in un posto che non lo soddisfa mai. Il barista è un confidente da sempre.
Il mondo esterno, infatti, è sempre diverso perché l’ uomo decide di lasciare il suo zampino per riempire di qualcosa la sua esistenza ma, i sentimenti veri, buoni e cattivi, si perpetuano nel tempo e si adattano alla realtà che incontrano. L’ uomo, infatti, trascina con sé le vecchie abitudini del cuore e si uniforma alle “regole” e alle “strutture” che trova già costruite sin dal primo giorno in cui viene al mondo. Se poi non ha altro di meglio da fare, le cambia ancora e ancora.
Forse, una differenza che mi viene in mente tra noi e il west è quella dei parrucchieri: se prima era considerato un mestiere come un altro, ora è un mestiere di prestigio. Come se non bastasse, per evidenziare l’ importanza, parliamo di “Hairstyling”. Sentito che parolona? Ma anche qui, che vi piaccia o no, il riferimento è sempre a colui che taglia capelli. Siamo noi che adoriamo inventarci più e più volte e ci accontentiamo della magra consolazione di dare soltanto un nome diverso alle stesse cose.

Ogni sera, mentre torno a casa ripercorrendo le strade del centro, a testa bassa
e con passo svelto, cerco di non sentire frasi e inviti da parte di sconosciuti
che, rimangono nella penombra ma sussurrano “Pera, pera”.
Non è una via particolare, sono tante vie ed è mezzanotte, un’ ora non così profonda da poter proteggere giustificare malefatte.
Qualche volta, qualcuno mi ha anche fatto intravedere la bustina e non credo fosse zucchero, farina o gesso. Nonostante siano passati molti mesi, continuo a non fare l’abitudine a certe cose, ogni sera è sempre diversa e, ogni sera, mi chiedo se sia solo io l’ unica anima pia in giro per la città.
Quello che più mi lascia perplessa è l’ invito sussurrato senza timore. Come se non ci fosse nulla di male e niente da temere. Ok, non avrò la divisa e non avrò nemmeno la tenuta di un ispettore ma, siamo sicuri che sia normale che le cose vadano così?
Cerco di evitare domande retoriche sulle autorità ma sarebbe stupido credere che realtà del genere balzino solo agli occhi di chi non ha in tasca manette e pistola.
Comprendo che non debba essere così facile cercare di far fronte a tutto.
Gli spacciatori non sono l’unica minaccia della società, sono ovunque, a tutte le ore e c’è tanta gente malata in giro, tuttavia, rimango dell’ idea che queste non siano buone scuse per far l’abitudine all’ invito e lasciare che ragazzi un po’ confusi, con qualche pensiero adolescenziale per la testa, incappino nell’ errore di accettare. Drogarsi è una scelta, ma se per reperire la roba è già così facile, anzi, è lei che cerca te, diventa ancora più difficile evitare guai.
Promozione? Prevenzione? Campagne e pubblicità progresso saranno sufficienti da sole? Basteranno per tutelare i cittadini?
Prendetelo pure come un moralismo, una predica, quello che più vi piace e vi rende felici ma inizio ad essere proprio stanca di andare a letto con quel “pera, pera”, “roba buona” che mi ronza per la testa.

Qualche giorno fa sono stata ad una mostra fotografica sul
continente africano.
Lo scopo della mostra era quello di permettere di spiare dal buco della serratura realtà diametralmente opposte dalle nostre e, secondo me, riuscire a farci sentire delle piccole feccette straviziate e lagnose. Obiettivo raggiunto in pieno: sono uscita dalla mostra con lo spirito di San Francesco e una carica per il mio spirito crocerossino.
Tra le foto, ricordo quella di un gruppo di bambini che usciva da scuola con le lavagnette e i gessi in mano.
Il volontario raccontava che durante un giorno di pioggia, aveva dato ai ragazzini dei teli di plastica per permetter loro di coprirsi durante il ritorno a casa. I bambini, senza esitare, hanno usato la plastica per avvolgere con cura le lavagnette perché se si fossero rovinate sarebbe stato difficile, se non impossibile, riaverne una nuova.
Un altro ragazzo, incontrato nel deserto mentre fischiettava e cantava felice stava ritornando a piedi da scuola. Una scuola distante 6 km appena. 6 d’ andata e 6 di ritorno….e mica aveva le kinder fiesta in tasca se non ci vedeva più dalla fame!
Verrebbe da fare il paragone con i nostri pargoli che preferirebbero imbottirsi di digimon e, se proprio qualcuno li costringesse a filare a scuola, si adopererebbero per organizzare il torneo di composizione caccole e d’attacco chewing gum sotto al banco. Stiamo bene e siamo sempre scontenti, loro ringraziano per quel poco che ricevono (dalla terra e da noi) e non hanno i nostri sguardi paranoici e insoddisfatti.
Mi sorge il dubbio che paragonare i due diversi mondi, forse, non avrebbe molto senso ma in che altro modo si potrebbe rendere evidente il divario? Forse i numeri spiegano meglio. Pensate che il Rapporto sullo sviluppo umano preparato dall’ ONU nel 2001 ha registrato l’esistenza di 1200 milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e di altri 2800 che ne possiedono meno di due, in entrambi i casi si tratta di popolazioni concentrate in Africa. Nello specifico, il 29% dell’ Africa sub Sahariana vive con meno di un dollaro, la speranza di vita alla nascita è del 64%, dato affiancato da un 59 % di tasso di mortalità infantile (per mille al giorno).
In più, aggiungerei la ciliegina sulla torta ripetendovi (perché sicuramente lo saprete già) che gli squilibri si possono riscontrare anche nelle possibilità d’accesso ai farmaci (il concetto d’accesso ai farmaci è stato specificato dall’ OMS e comprende: l’addestramento del personale medico, la distribuzione dei farmaci, il prezzo e la tassazione su essi). Il 15% della popolazione mondiale, che vive nei paesi ad alto reddito e che consuma il 56 % delle risorse mondiali, ha a disposizione il 75% dei farmaci (solo il 42% è in vendita negli Usa) e l’Africa, povera disgraziata, ne assorbe appena 1%. Perché? Forse sono così poveri da non avere nemmeno malattie?
In teoria, queste notiziole dovrebbero essere di dominio pubblico ma, poiché ancora molte persone se ne infischiano e pensano solo al proprio orticello, le ho riscritte per rinfrescare la memoria, per cercare, se non altro, di far sbirciare anche qualcun altro dal buco della serratura.
Folgorata dalla mia missione africana, ho comprato alla mostra un braccialetto fatto da una comunità africana con i peli d’ elefante (puzza un po’ e inizio a chiedermi se siano baffi d’ elefante o peli generici, speriamo non pubici) ma, al di là di questo, ho accettato di diventare una volontaria per la mostra.
Missione sensibilizzazione e divulgazione. Non sarà come andare in Africa e non vorrò mai scoprire di che peli d’elefante si tratta ma sono contenta d’ essermi schierata dalla parte di persone che riescono ad essere solari perfino camminando nel deserto più assoluto.
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Ho lasciato i giornali pieni di parole come esodo, code, protezione solare, kiwi, mango, infradito a 4, 90 euro e, anch’ io, da vacanziera novella, avevo pensato di comprare uno di quei graziosi vestitini fiorati e scampanati anni ‘70. Con il passo di Sapei e con zoccoli pressappoco simili, sono entrata felice come una pasqua nel mio negozio preferito con l’aria condizionata glaciale. Rallento il passo, mi guardo intorno e alzo la testa verso il soffitto: NUOVA COLLEZIONE AUTUNNO INVERNO! E minchia che esagerazione! Tutto pieno di cappotti, pellicce, jeans pesanti, maglioni, stivali, borse di pelle di daino, camice a maniche lunghe con colletto in lana di pecora. Panico: ho preso le vacanze solo ieri, che cazzo ci fanno i vestiti per l’ inverno? Almeno potevano lasciarmi una canottierina da qualche parte.
Altro cartello: SE ACQUISTI DUE MAGLIONI UN OMBRELLO E’ IN REGALO. No, non lo voglio. Ve lo potete tenere il vostro ombrellino richiudibile color foglia d’autunno. Che ci faccio con due maglioni a mare e con un ombrellino da pioggia. Minchia che depressione. E’ come dire che l’estate è finita, un suggerimento a mettermi l’ anima in pace perché il costume non mi serve più e il vestito con i fiori anni 70 è già fuori moda. A questo punto potevano anche accendere i caloriferi invece dell’aria condizionata. Affanculo dal profondo del mio cuore.
Succede solo al Mc il rischio di ingerire più di 2000 kalorie in un solo morso! Leggerezza pari al titanic senza scialuppe con salsa radioattiva e cipolla dell’ orto del nonno Cico che suona il banjo nella sua veranda in Messico. Mc è come il fumo, la cioccolata, il mio vizio di smangiucchiarmi l’ unghia del pollice: prima o poi smetterò…. ma non faccio in tempo a pensarlo che già i miei amici, puntuali come un infarto, mi prelevano da casa e mi portano a spalla come la statua di San Gerolamo fino al locale. Posto coloratissimo, l’armonia impera tra seggiole prese in prestito da David gnomo, insalate leggere per le mamme e rappresentazione grafica dei cianuro menù nei mega schermi. Inconfondibile anche l’ odore di patatina scuoiata. Facciamo la fila, teniamo in mente quei stracazzo di nomi per qualche secondo e il tipo della cassa ci serve assicurandosi di vedere dei sorrisi nelle nostre facce. Un killer menù per tutti e il segno della croce prima di aprire le scatole.
Quanto spenderanno per quelle confezioni che servono solo
per portare il panino dalla cassa al bancone? Forse ora che abbiamo vinto il mondiale si decideranno ad usare la nostra bella lingua. Poi quel cazzo di pagliaccio è inquietante: sarà diventato così a furia di mangiare panini o sono i panini a provocare allucinazioni? Tra una battuta stupida e l’altra ancora più stupida, patatine fluorescenti e menù nuovi, andiamo via rimproverandoci d’aver contribuito al rinforzo dell’ esercito americano. Nuova promessa: basta con il Mc, il cibo è buono ma non è sano anche se….la prossima proposta di prendere un Kamikaze menù è già vicina e il pagliaccio, come in un vecchio film di paura, sembra sempre più sorridente e in Signor Cico del Messico continua a suonare il banjo in veranda.
Ma non sarebbe meglio parlare di tv con la funzione telefonica? Anzi, invece di fare questo inutile innesto tecnologico, non sarebbe ancora meglio lasciare le due cose scisse e non diffondere manie tra le nuove generazioni? Lasciare le cose come sono sarebbe una scelta troppo difficile e retrograda! E da persona antica, immagino già quello che succederà non appena l’ invasione dei tvfonini sarà così diffusa da farci modificare anche le vecchie abitudini. Se prima bisognava porsi il problema di chiamare al telefono le persone ad un orario decente, magari non nel primo pomeriggio o la sera tardi, per non disturbare momenti solenni di pennichella o di bivacco, adesso, bisognerà stare attenti a non interrompere la visione di qualche film o programma. Sarà necessario chiamare durante le pubblicità che, per nostra fortuna, durano almeno dieci minuti e concedono la possibilità di discutere abbastanza. Poi si dovrà riattaccare, si guarderà un altro pezzetto di film e alla successiva pubblicità si potrà riprendere la conversazione e rispondere ai 6 o 7 messaggi in arrivo. Insomma, il tv fonino diventerà l’attrezzo migliore amico dell’ uomo, più utile dell’ amplifon o di un catetere. Potremo avere una tv in tasca e guardarla in ogni momento della giornata e in qualsiasi circostanza. In questo modo si potranno affrontare anche con serenità matrimoni, comunioni, riunioni e funerali che di solito sono sempre durante le partite importati, le puntate speciali delle soap e le repliche del maresciallo Rocca 2. Niente più problemi, sarà sufficiente fingere di guardare un messaggio e nel frattempo si darà anche un’ occhiata alle repliche di Beverly Hills 90210. Qualcuno si trascinerà una parabola sulle spalle o la legherà al polso a mo’ di orologio per cercare di sintonizzarsi anche sui nuovi canali fatti apposta per i tvfonini: uomini&donnenostop, kledychannel e tele lecchiso e tele sbattiato. Mi chiedo solo come abbiamo fatto finora a vivere senza e mi auguro che non incorporino anche i programmi dimagranti del tesmed o di quell’ altro affare che aspira strizza e rulla. Aspira? Strizza? Rulla?…E anche qui mi chiedo: ma è una diavoleria per perdere peso o una lavatrice? Ora vado, è finita la pubblicità.
Non vi nascondo che la cosa mi fa sorgere un paio di domande spontanee alla Lubrano. Per esempio: perché la maggior parte della gente vuole sempre avere ragione soprattutto sulle banalità? Perché deve per forza lanciarsi in qualche estremismo? Mi viene in mente Don Chisciotte di Cervantes e il modo in cui il suo sotto universo cavalleresco inizia a disgregarsi nel momento in cui dubita della sua realtà. Dubbi sulle piccole certezze che arrivano ad estendersi a tutta la sua esistenza e, infine, anche a se stesso. Una vita trascorsa a combattere contro i mulini a vento, a bramare Dulcinea, a rispettare il codice cavalleresco per poi morire non più da grande Don Chisciotte della Mancha ma da Alonso Quijano il Buono, un uomo ritenuto libero da ombre e da immagini distorte con cui aveva finora riempito la sua vita. Forse è per questo che tutti vogliono ragione: perché ognuno di noi nel suo piccolo è un Don Chisciotte e il nostro mondo si basa su tante e tante piccole certezze, idee, astrazioni, convinzioni che spesso non sono nemmeno vere ma sono pur sempre nostre. E così come Don Chisciotte dubitava persino dei racconti del suo fedele amico Sancho Panza, nello stesso modo ci lanciamo alla difesa spietata dei nostri principi e del nostro piccolo mondo incantato. E’ per questo che discutere può essere divertente e costruttivo, specie quando si ha di fronte gente che non conserva il cervello avvolto nel cellofan per paura di rovinarlo, ma anche letale tanto da trovarsi in risse in cui le sediate sulla schiena sono le cose meno dolorose che possono capitare. Gaber diceva “un’ idea è soltanto un’ astrazione, se potessi mangiare un’ idea avrei fatto la mia rivoluzione” ma spesso, un’ idea è anche qualcosa in più, è il nostro mondo. Ora capisco perché la gente si accanisce tanto ma non la biasimo più.
Gonne corte, bikini e gelati da gustare sotto i 40 gradi. Ovviamente dobbiamo complicarci la vita e avere 10000 gusti per scelta che passano dal pistacchio allo zenzero, dal peperoncino a quello alla maionese. Di solito, prendere un gelato, è una cosa informale, serena: ci troviamo tutti vicino alla gelateria e, tra una parola e l’altra, buttiamo qualche leccata al cono. (Non ero allusiva!) Una volta era così, adesso, entrare in gelateria è uno stress. Mille gusti in vetrina, mille colori che a vederli sono bellissimi, sembrano un mega vestito d’arlecchino ma è anche molto probabile che quel colore verde fluorescente sia un gelato all’alga. E sai che bella merda il gelato all’ alga! Ma andiamo per ordine! Prima bisogna scontrarsi con la dimensione del cono, ce ne sono miliardi, da quello che starebbe bene in mano soltanto ad una barbie, quello grande quanto un dito, un piede, una coscia. Non sarebbe stato meglio lasciare il vecchio “piccolo, medio e grande?” perché abbiamo dovuto mettere le taglie pure ai cornetti?
Rimane da scegliere il gusto su millesettecento gusti colorati: all’arancino, al gorgonzola, alla cipolla, all’ aragosta…Ma ci siamo proprio rincoglioniti? Il gelato all’aragosta? Ma amori, se volevo mangiare pesce andavo all’ osteria di Gino il mozzo di mare, chiamavo il Signor Nostromo e mi facevo dare una scatoletta di tonno, andavo in una pescheria non in una gelateria. Pirloni che non siete altro. E il gelato agli ortaggi? E ho capito che le donne sono sempre in crisi di nervi per la linea ma che cazzo è il gelato alle zucchine? Vale il discorso di prima, andavo in un ortofrutta e mi facevo una bella grigliata di peperoni all’ aglio ma non un gelato! Un gelato è un gelato vero quando è dolce e buono. Credo invece che sarebbe meglio se, prima di fare il gelato alla rotula di Bianconiglio e al pollo arrosto, i gelatai imparassero a fare ottimi i gusti classici. I gusti marziani sono solo una moda che spero passi presto come tutte le altre. Avere anche il gelato confezionato alla lattuga sarebbe veramente troppo! Nocciola e cioccolato per sempre!
Chiedono la nostra carità mettendo da parte ogni orgoglio. Hanno bisogno d’aiuto e riassumono la loro storia in due o tre brevi frasi scritte in un cartone. Scritte che pochi leggono. Da tempo osservo i cambiamenti degli sguardi e dei gesti delle persone che, camminando per le strade della città, incrociano mendicanti. Nella maggior parte dei casi, la gente finge di non vedere.
Forse, si preferisce ignorare il problema perché fa male riconoscere che quell’ essere, sporco, impaurito, trasandato, malato sia un uomo. Un essere umano proprio come ognuno di noi. E poi, sempre tra i più fortunati, c’ è chi non interrompe la sua attività e continua a camminare, parlare, gesticolare ma, quasi come se non se ne fosse accorto, con la naturalezza di uno sprovveduto, lascia cadere una moneta vicino al bisognoso. Ogni tanto si riesce persino a fare centro nel piattino. Mi chiedo solo se si tratti di imbarazzo, di vergogna o di pura volontà di voler agire nell’ ombra. In fondo, cosa dovrebbe esserci di male? Eppure, noto anche che molti vorrebbero avvicinarsi, vorrebbero sganciare una stramaledetta monetina ma abbassano solo lo sguardo e proseguono un po’ più scuri in volto. Ma fare la carità, non dovrebbe, semmai, essere imbarazzante per chi la riceve? E infine, ci sono i miei preferiti, quelli che, se pur di corsa, si fermano, cercano nelle borse, e poi, fissando negli occhi “il povero” gli porgono la moneta con gesti visibili, senza imbarazzo. Raramente capita anche di sentire qualche frase d’ incoraggiamento ed è bellissimo. Mi piace vedere quello scambio d’ umanità. Un gesto pubblico che tutti possano guardare e prendere come esempio. E’ certo che se tutti ci fermassimo, se tutti avessimo la forza di dire qualche parola in più e mettessimo da parte i nostri “impegni” per mezzo secondo, probabilmente quelle persone non si troverebbero per terra e non ci permetteremmo nemmeno di considerarli parte integrante e naturale del paesaggio.
Devo ammettere che i miei dubbi crescevano sempre di più quando la vedevo sfoggiare a donne in microgonna e con il reggiseno a balconcino, terrazzo e mansarda. Di solito, però, cerco di non cadere nell’ errore bigotto che è quello di ritenere una persona credente solo in base al suo abbigliamento. Solitamente, si pensa che un tipo sia un ultrà del Papa se indossa maglioni con i rombi a collo alto ad agosto e calzini bianchi sui pantaloni a sigaretta.
Lo stereotipo del pinguino Belisario che , in realtà, si
rivela un porco maniaco represso. Il ragionamento fila alla perfezione ma non avevo contato lo zampino della moda che ha lanciato come ultima novità l’ uso del rosario su abiti provocanti, trasparenti, cortissimi.
Allora la cosa
cambia, non si tratta di fede, si tratta di minchioneria. Cazzo, mia zia sì che aveva capito già 70 anni fa! Lo porta da quando aveva tre anni, ovviamente, in tutto questo tempo ha avuto modo di attrezzarsi, infatti, ha la collezione autunno inverno e alcuni sono di visone, lana merinos e code di scoiattolo, invece, nella collezione primavera estate, ci sono coroncine fatte con le zigulì, cubetti di ghiaccio, semini d’ anguria e di ciliegia. Un vero toccasana per la nostra moda! Chissà come sarà contento Papa Razy e chissà se Cavalli e Versace disegneranno rosari speciali per i cardinali. Aspettiamoci anche tatuaggi con San Anselmo e tribali fatti col bastone di San Giuseppe. Insomma, non mi stancherò mai di dirlo: ognuno può fare lo stracazzo che gli pare ma, credo anche che è bene non escludere mai la possibilità di considerare, come in questo caso, la moda una gigantocagata. Quest’ ultima trovata poi è una palese dichiarazione di mancanza d’ inventiva, un modo poco di classe di suscitare l’ ira dei perbenisti, un sistema buono e ben riuscito di spacciare tradizioni, culture e fede per alta moda!
Con esperienze mi riferisco a feste, uscite con gli amici, partite di calcetto e via dicendo. Come se vietarlo potesse escludere il tradimento anche dalla volontà del vostro lui! Eh, mie care, dovreste iniziare a capire che “i pericoli” ci sono ovunque. Proprio ieri ho scortato un mio amico al supermercato. Lui è uno dei tanti ragazzi che compra soltanto pomodori pelati, pasta, roba in scatola e pizza surgelata. E’ una frana anche nel far la spesa ma, tuttavia, per chi non sapesse che è un gay dichiarato e fiero, potrebbe anche far gola. E, infatti, non appena mi sono allontanata alla ricerca di cornetti al cioccolato, due ragazze in minigonna e dai capelli così lisci e compatti da farmi ricordare un pezzo di compensato, si sono avvicinate per parlare con lui. Osservavo da lontano. Pensavo gli stessero domandando per chi fossero le lamette rosa doppia lama o la ceretta per zone delicate. Qualche minuto di conversazione e lui mi raggiunge con la faccia di chi ha sentito davvero troppo. Le due tipe, gli avevano chiesto di uscire, gli hanno lasciato i numeri e lo hanno salutato facendogli l’espressione di donna eccitata da calendario. Si sono anche preoccupate di specificargli che non avrebbero detto niente alla sua ragazza (pensavano fossi io) e sarebbe stato un piccolo incontro piccante e stuzzichevole. (Lo so cosa state pensando voi maschietti “si dà il pane a chi non ha i denti!” ) Lui era divertito come un matto perché aveva già in mente di mandare qualche altro amico con inclinazioni diverse dalle sue, loro confabulavano eccitate, gli lanciavano occhiate di complicità e sgattaiolavano appiccicate dal settore della pasta a quello del caffè. Io stentavo a crederci. Come vedete, è stato sufficiente che un bel ragazzo andasse al supermercato per ricevere proposte esplicite per il tradimento. E se io fossi stata davvero la sua fidanzata? Come sarebbero andate le cose? Probabilmente avrei avuto due paia di corna, dei rami, anzi, due querce millenarie con tutte le ramificazioni a susseguire. Ciò sta a dimostrazione che le occasioni si possono sempre creare, sia ad una festa e sia di fronte allo scaffale di funghi sott’ olio, perciò, non incazzatevi tanto se il vostro ragazzo vuole andarsene in vacanza con gli amici perchè se gli va di tradirvi, il modo c’è sempre, persino al supermercato sotto casa!
Ma si può dire lo stesso se i venticinque anni sono quelli di un matrimonio? Forse, per le coppie di qualche generazione fa non sono poi molti anni ma, nel contesto di oggi in cui l’ usa e getta viene bene con le penne bic ma altrettanto meravigliosamente con i fidanzati, pensare a 25 anni di matrimonio è quasi impossibile. Qualcuno potrebbe anche sostenere che il matrimonio si affronta scegliendo la persona amata e giusta. Come se ritenere una persona “giusta” implichi una certezza sul futuro! Del resto, non si può nemmeno pretendere di avere la garanzia di 25 o 50 anni anche sulla persona da sposare! Sulle lavatrici va già più che bene ma per i rapporti umani? Sarà sufficiente un calcio o un pugno per far ripartire anche la macchina dell’amore? Già, l’amore vero…Quello che sopporta vizi e difetti e impara ad amarli uno per uno, lentamente, pazientemente.
Analogie a parte, l’ importante, è decidere liberamente di voler essere ancora lì: a vivere la propria vita con un uomo sempre più brontolone o con una donna sempre più maniacale ma che, dolcemente e senza troppo rumore, dona incondizionatamente piccole parti di sé. Il rumore c’è soltanto quando arriva qualche anniversario speciale: serve per riprendere velocemente fiato scorgendo con rapidità quello che rimane alle spalle. Un ultimo sospiro pesante prima di riprendere la corsa sperando soltanto che sia tutta discesa.
Solita storia, festa n° 179 e dopo i miei 175 rifiuti e conseguenti lamentele delle amiche, è la volta che non posso più rispondere con un cordiale “meglio di no”. E’ più forte di me, non sono contraria alle feste ma nel momento decisivo di dover scegliere qualcosa da mettere vengo assalita dall’ irrefrenabile voglia di entrare nei panni della bidonara e inventarmi una tonsilla gonfia, il portone che non si chiude, una visita di una vecchia zia venuta dal Roncobilaccio apposta per me. Non mi piacciono i bidonari, vinco i ripensamenti e raggiungo gli altri alla festa con lo stesso entusiasmo di un pesce rosso nella sua boccia di vetro con le alghe di plastica e la sabbia finta. Cosa succede alle feste? Contrariamente all’ idea anni ’70, ci sono feste in cui non balla nessuno e si preferisce rimanere ammucchiati in un angolino con il proprio gruppo d’appartenenza. Festa settoriale, ci vorrebbero delle indicazioni ma basta saper osservare. Con la prima occhiata individuo la zona “tavernello”, “non mi piace questa musica ma resto”, “sono single, vi prego venite a conoscermi anche se sono così brutta da farvi pensare che ho sceso le scale di piazza di Spagna con la faccia” e, in seguito, zona “siamo ragazzi con i capelli ingellati, maglietta discotecara e, da stasera, laureati in figologia moderna”. A questa si aggiunge la zona “stasera ho una maglietta nuova d’ emergency, guardatemela”, “voglio tornare a casa”, “dov’è che si fuma?”, “sono incazzato nero e ho voglia di fare un’ imbecillità per toccare davvero il fondo” Arriva il pieno della festa, una canzone che conosco e le altre tre che ignoro, sangria a stomaco vuoto ed esplorazione delle ultime aree sconosciute. Seguo l’ odore buono, inconfondibile e arrivo alla zona jamaica, poco più distante, nascosta da luci basse e qualche colonna azzurra scorgo quella di ripopolamento geografico seguita da “flertiamo e limoniamo”. Anche alle feste, ognuno sceglie e rivendica la sua appartenenza a qualcuno o qualcosa. Tra le tante scelte, ho preferito entrare nella zona “volevo vedere il concerto dei Rolling Stones col capo ma mi toccano i pifferai del Kentachi e un tipo che imita i Poison usando l’asta del microfono come pippino” Va bene lo stesso, anzi, vi prego, fate finta che io sia invisibile e lasciatemi osservare tutto dalla mia postazione. Gioco con il bicchiere in mano, ascolto gli altri che per l’ occasione insabbiano le incertezze pitturandosi in faccia l’ espressione di chi sa quello che vuole dalla vita. Divertita e con le mie fantasie in testa sorrido, mi rilasso ed aspetto anch’ io un incantesimo, un avvenimento, un incontro magico da film. Uno di quelli che ti cambiano la vita e fanno sognare. Di solito non cambia mai niente se non io e l’unica magia è l’accorciamento repentino della gonna della mia migliore amica. Nel momento di spensieratezza culminante, la vocina della coscienza trova sempre il modo più aggraziato di infilarsi e farsi sentire ma, stavolta, si complimenta per la scelta e mi comunica d’aver vinto una serta senza magia, senza evento ma adatta per dar sfogo alla mia fantasia. E’ perfetto così, una volta tanto, tutto semplice e senza fronzoli. Proprio come piace a me. Dell’ evento da film, chissenefrega, ci sarà tempo anche per lui…prima o poi.
Scientificamente, la caduta delle stelle è dovuta al passaggio degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi) all’ interno dell’ orbita terrestre ma poiché siamo sentimentali, con la testa tra le nuvole e con gli occhi al cielo, abbiamo preferito trovare un significato più profondo alla pioggia di stelle. Tradizione vuole che le stelle cadenti siano le lacrime versate da San Lorenzo durante il suo lungo supplizio e che siano visibili agli uomini soltanto il dieci agosto, il giorno in cui San Lorenzo morì. Un altro filone della tradizione “lorenziana” immagina che le stelle cadenti siano scintille provenienti dal fuoco utilizzato per la sua uccisione ma…in realtà a lui è toccata la decapitazione. Allora le scintille da dove vengono fuori? Un barbecue tra Santi? Probabilmente saranno riferite alla velocità della ghigliottina… Così rapida da fare scintille come le ruote di un vecchio treno a vapore! Fervida immaginazione. Secondo la credenza diffusa, coloro che la notte del dieci agosto si soffermeranno a ricordare il supplizio di San Lorenzo potranno esprimere un desiderio importante alla vista di una rapida scia luminosa. Il desiderio deve essere preceduto dalla filastrocca “Stella, mia bella stella, desidero che…”. A pensarci bene, la tradizione e il supplizio di San Lorenzo vengono poco ricordate visto che, di solito, si preferisce rimanere con gli occhi al cielo e con un desiderio tra le labbra. Credo sia un modo per continuare a sperare: se cadono anche le stelle apparentemente insmuovibili, forse, esisterà anche un modo per far avverare i sogni che sembrano impossibili. In alternativa, qualora quest’ anno non abbiate visto nemmeno una stella cadente, non temete, per esaudire i desideri ci sono sempre le fatine turchine in panchina ... che di andare in pensione non vogliono proprio saperne. Buona pioggia di stelle a tutti ... per la prossima estate.
Era prevedibile, oggi che avrei potuto restare a letto strusciandomi tra le lenzuola come una di quelle modelle serie che pubblicizzano profumi ormonali, mi sono svegliata al solito orario, mi sono seduta in cucina e ho cercato di ficcarmi in testa l’ idea di sollazzo. “Vacanza, voce del verbo vacanzare. Io vacanzo, tu vacanzi, egli vacanza…. Siamo ad agosto, che aspetti per fermarti? La nascita di nostro Signore Gesù Cristo? E guardati, sei bianca come la forfora, al posto del bagno schiuma usi l’ omino bianco?” mi sono detta. Avrei dovuto sentirmi bene, no? Essere felice, mettermi “svestiti” estivi, occhiali da sole, e costruirmi un’ amaca in stanza. Per completare l’ opera avrei anche gradito uno di quei mezzi cocchi con la cannuccia e l’ ombrellino. Ho trascorso la prima ora cercando di capire che cazzo avrei potuto fare di utile. Ho acceso la tv, l’ ho spenta immediatamente non appena ho visto Mike Bongiorno sponsorizzare il materassi. Come si può mettere Mike in fascia protetta? La tintura per capelli gliel’ ha prestata Paolo Limiti o Simona Ventura? Perché ci sono solo vecchi rincoglioniti culi, tette e telefilm americani? La tv è troppo stressante per me che la odio, meglio la musica. Come sempre. Ho pensato, ripensato, tirato fuori le gonnelline da vacanza e sono andata a donare il sangue. Bene, e ora? Come funziona la storia? Mi metto a letto e aspetto che il tempo passi? Che cosa faccio? Potrei fare come gli anziani in pensione e ritrovare i miei hobby. Ora che ci penso….non è una cattiva idea…e quanti ne avevo! Quante cose mi piaceva fare! Ecco!! Forse ho capito; all’ inizio è così che funziona: ci vogliono un paio di giorni per scrollarsi di dosso ettolitri di caffè, per fare amicizia con stili di vita “umani” e abbandonare ritmi stacanovisti. Se prima vacanza era uguale a riposo, intervallo, sosta, break, ora, vacanza è uguale a rianimazione, recupero della persona affetta da giornate alienanti e ripetitive, ripetitive, nient’ altro che ripetitive. Lo so, se ne parla da 200 anni circa ma un conto è sentirlo alla tv, leggerlo, dirlo ad un professore con la faccia di cazzo che almeno soffre un po’ anche lui tenendosi la camicia a maniche lunghe e la giacca addosso e ….un altro conto, è sentirsi un’ imitazione di Charlie Chaplin in “Tempi Moderni” riadattata al 2006. Affaculo tutto,sono in vacanza. P.s. Tra i miei hobby, oltre a collezionare lanciarazzi d’epoca, c’era anche quello di conservare in un’ agenda le poesie e i testi che mi piacevano di più, questa è la prima che ho trovato, magari vi sarà utile ricordarla qualche giorno. Ovviamente sperando che vi dia forza e che non vi faccia l’effetto di una testata di Zidane. Buona rianimazione. Istanti di Jorge Luis Borges Jorge Luis Borges
Secondo l’articolo, sono abituati a vedere in tavola piatti fumanti di pasta caduti dal cielo, arrosti tirati fuori dal cilindro e budini di cioccolato generati autonomamente dal frigorifero. Insomma, un bel casino perché quando sono abbastanza grandi da invitare a cena una donna, magari per farsi perdonare qualche sguardo di troppo al parapetto dell’ amica, appioppano pasta insipida, scotta e sugo crudo. Un vero e proprio risveglio dell’eros e la morte delle papille gustative. Ma poiché le femminucce non sono acide come tutti dicono e sono anche delle lupe affamate, accettano il pensiero, mangiano lo stesso e, nel frattempo, notano la tovaglia che ha più macchie del panno che i meccanici usano per pulirsi le mani sporche di grasso. E questi maritini novelli sono anche disordinati, abituati alla stanza con le figurine dei giocatori di calcio del 1982 e un pc amiga d'antiquariato come comodino, lasciano mutande e lamette in giro, carte sulla tv, bottiglie di birra dentro l’armadietto del bagno, mutande archeologiche che vegetazione spontanea, vestiti appallottolati e lavandino con peli di barba. Ma si tratta di uomini o di orchi? E le donne cosa possono fare di fronte alla feccia traboccante? Cercano riparo nei figlioletti e li viziano perché possano diventare i gioielli più preziosi. Li abituano alle merendine, alla stanza ordinata, ai manicaretti fino al ventisettesimo o ventottesimo anno d’età, anzi, finchè non si decidono a levare le tende e a sposarsi. Dal matrimonio in poi, la moglie novizia si accorge d’aver sposato un selvaggio che scopre per la prima volta che è necessario avere padelle di diversa grandezza e che il pavimento non aspira la sporcizia con la stessa funzione delle sabbie mobili. E le vecchie mamme, ormai in età avanzata, si ricordano d’aver lasciato un marito da qualche parte della casa. Lo ritrovano non proprio affascinante come un tempo, forse un po’ meno disordinato di prima e una pastina col dado gli va più che bene. Viziare figli e mariti è ormai una tradizione che passa da
mamma a moglie, è un circolo vizioso che ha anche il suo gran bel fascino.
Osservo le fotografie e gli oggettini sulle mensole, i libri messi l’uno sull’ altro, i cd in ordine di bellezza, lo specchio con la scritta pro gonfiamento d’autostima “tu sei una cosa meravigliosa!”, libri, libri e ancora libri. L’ unico pensiero che mi viene in mente è: dove la metterò tutta questa roba? Quanti anni luce ci vorranno per chiuderla negli scatoloni delle merendine? Poi immagino di vedere intorno a me soltanto il vuoto e ricordo la prima volta che sono entrata dentro ancora impaurita e con le idee confuse. Avevo lasciato la mia vera casa con la mia famiglia, non avevo grandi progetti per il futuro e a stento decifravo il presente. Sembra ieri il giorno in cui la vicina che consideravo solo un po’ strana mi ha gridato per le scale “Ehi amore, benvenuta, attenta però…qui gira certa gente….!!” Dopo due giorni ho capito che era un trans. Ricordo che le prime cose che ho messo in stanza sono state delle fotografie e il piumone che in genere tolgo dal 10 al 15 agosto). Dopo qualche mese è rimasta solo la fotografia dei miei genitori e le stelline fluorescenti. Sembra ancora tutto così recente eppure….sono di nuovo punto e a capo, probabilmente con qualche valida idea in più e lievemente più chiara di prima. Bene signori, adesso mi attende una nottata di imballaggio roba e vestiti e chissà che non riesca a trovare il mio portachiavi a forma di farfalla e altri reperti archeologici che nemmeno ricordo d’avere! Certo, per trasportare tutta la roba apprezzerei volentieri l’aiuto di uno di quei bei omoni grossi quanto un distributore di snack e patatine, magari anche con la tuta aderente e la fronte grondante come un congelatore spento ma….purtroppo ho imparato che esistono solo nella pubblicità della coca cola e nei film porno. Io che sono alta un metro e due pistacchi potrò nel migliore dei casi trascinare una ventiquattro ore per le scale, poi salirci su e usarla come slittino da neve! Sto per dire addio alla casetta che giudicavo spaziosa e luminosa come il covo sotterraneo di Saddam Hussein, i commenti sulla proprietaria che è stata più fastidiosa di una stipsi li scrivo dopo, a cose finite. Buona notte gente!
La possibilità di andare d’accordo è pari a quella che hanno Galeazzi, Giuliano Ferrara e Maurizio Costanzo e 7 lottatori di Sumo di riuscire spiccare il volo tutti insieme su un tappeto volante. Infine, le possibilità di non uscirne incazzati e distrutti sono pari a quelle che ha Luca Giurato di non confondere le parole e parlare in modo fluente. Nulle. In un gruppo c’è sempre il tipo che viene una volta si e sei no. Almeno se stesse zitto, se continuasse a farsi i cazzacci suoi non ci sarebbe alcun problema. “Tu nel tuo mondo e io nel mio fratello!” Invece no, arriva dopo 6 riunioni perse e dopo le due prime frasi di riepilogo interrompe e con un “Ma no, secondo me è sbagliato!” Prima colica da stress allo stomaco. Senza nemmeno arrivare alla fine della spiegazione, per principi di concordia, il lavoro di un mese e mezzo va cambiato, convertito e ricostruito perché il fantasma del gruppo è discorde. Infine, dopo aver frullato i coglioni di tutti con il suo innocente “Ma no è sbagliato”, il tipo si dileguerà per altre 9- 10 riunioni, si straleverà dal cazzo per un po’ e poi ritornerà con i suoi “Ma no!”. La critica va bene, ma quando è costruttiva e sensata, giusto? C’è anche chi non accetta mai nessuna proposta, chi vuole fare sempre e soltanto di testa sua e se non può, si imbroncia riempiendo le frasi di disprezzo, rabbia, discordia. Subito dopo, con un’ espressione di disapprovazione che non aveva nemmeno mia madre quando le ho detto di voler andare al G8 a Genova, si accosta al primo tizio che ha accanto e sussurra la prima cattiveria. La prima di un’ infinità che seguirà fino al nuovo dirottamento del progetto. La peggiore categoria è quella dei sabotatori: quel classico bastardo, nella maggior parte dei casi è una donna, che agisce di nascosto, conserva per sé le idee, le attua e le impone. Magari se riesce anche a far fare una figuraccia al gruppo e a primeggiare è anche felice. Anzi, direi che l’ obbiettivo principale è proprio quello di dimostrare che se qualcosa è andato bene è solamente grazie al suo speciale contributo da supercervello fottutissimo. In questi casi,è bene aspettarsi solamente bassezze d’ ogni tipo e tante rotture di coglioni. Per esempio, potrebbe comunicarvi una data o un orario diverso da quello essenziale e cruciale, potrebbe cancellare il vostro nome dall’ elenco degli organizzatori e dare la colpa a Word, potrebbe anche sigillarvi dentro casa, farvi rapire dagli alieni, commissionare un omicidio per non farvi essere in tempo alla presentazione. E io che pensavo che certe cose esistessero soltanto nei film americani. Ancora, potremmo citare chi dice sempre si, chi non parla ma ascolta, chi si diverte a guardare gli altri mentre si staccano pezzi d’ orecchie a morsi, chi sorride sempre anche quando si è sommersi da fiumi di merda, chi ricalca quadratini su un foglio e quando gli si chiede qualcosa annuisce con un cenno del capo. E, infine, tra i tanti collaboratori, ci sono i pirla numero uno come me che osservano e agiscono in buona fede e che pur di non ruggire di fronte agli esordi delle categorie sopra citate preferiscono farsi venire le coliche allo stomaco e i tic all’ occhio sinistro. Il lavoro è venuto bene ma credo di aver perso una ventina d’anni di vita … Se poi, oltre alla pesantezza del lavoro, si aggiungono anche i dispettucci umani si rischia di non uscirne vivi. Ogni volta mi riprometto di non ricascarci più, di lasciar perdere, di rifiutare l’ organizzazione di lavori perché mi faccio coinvolgere troppo e l’ansia impera. Oggi, dopo tre lunghi mesi d’ agonia, lo riprometto per l’ennesima volta ma qualcosa mi dice che tra non molto sarò ancora alle prese con i “Ma no!” e i “Ma se”…in tal caso, mi fanculizzerò, mi insulterò abbondantemente e andrò a letto senza cena….anche perché con le coliche non potrò fare altrimenti. ;-)
L. è un ragazzo di 23 anni, piacente, simpatico e affettuoso. Stavano insieme da un anno, si erano conosciuti in un locale sciccoso della città e, dopo due settimane di messaggi romantici e appuntamenti serali, avevano deciso di venire allo scoperto e di rendere nota la loro relazione anche al resto degli amici. Come succede per molte storie, non sono mancati i litigi, le menate di lei, le gaffe di lui, le serate romantiche, i baci indimenticabili e, purtroppo, anche le lacrime amare. Dopo settimane di silenzio e incomprensioni, L. si è “inventato” il coraggio di lasciare Sara dicendole di essere gay, d’averlo sempre saputo ma di non aver trovato il coraggio di ammetterlo prima. Cosa avrebbe dovuto fare lei? Abbracciarlo e fargli le sue congratulazioni oppure prenderlo a colpi di borsetta e dirgli che è un brutto stronzo? Probabilmente nessuna delle due reazioni sarebbe stata adatta alla situazione e, infatti, è rimasta in silenzio, impotente di fronte a qualcosa che non dovrebbe dipendere né da lui e né da lei. Contrariamente a quanto i luoghi comuni vogliano farci credere, essere gay non implica necessariamente indossare gonnelle e sculettare per le strade. E’ il caso di L: normalissimo ragazzo accanito di calcio, non di danza, atletico e sicuro, non femmineo, con felpa e scarpe da ginnastica, non tacchi a spillo. Un ragazzo che dopo 23 anni di lotte interiori ha deciso di ammettere la verità, prima con se stesso e poi con gli altri. Forse viene più facile farlo nelle grandi città, dove si può essere “tutto” e dove si può scegliere di essere nessuno, ma laddove le persone si contano in cerchio con la stessa semplicità di una conta per bambini, sarà sempre così semplice? Esiste davvero l’emancipazione che inneggiamo oppure, crediamo soltanto di trovarci in questa condizione? In preda ad uno sfogo d’ emozioni L. mi ha confessato :" Non ce la facevo più a giocare così, prendevo in giro me stesso e lei, poverina, non si meritava le mie disattenzioni. Le voglio bene. E mi sono sentito più leggero, so di aver fatto la cosa più giusta. Vero? Ho fatto la cosa più giusta, no? Ma allora, mi spieghi perché proprio adesso che l’ho ammesso comincio ad aver paura? Perché quel senso di leggerezza e liberazione è durato solo un istante? Sarà questo l’ inizio dei problemi? ” Non ho saputo cosa rispondere ma, per quanto non mi piaccia, adesso mi viene in mente soltanto la frase di Paulo Coelho “Nella vita puoi avere difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice”. E per Sara? Non preoccupatevi, si sta già riprendendo mangiando pan di stelle, dice “fa meno male avere il fidanzato gay che ritrovarsi cornuti e poi…mi fa sentire meno cesso del previsto, almeno so che non mi ha lasciata per una che ha le tette più grosse ! ”
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