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maialino.blog |
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Spiega la figura dell’ape Maya presente nel sabato del
villaggio di D’Annunzio.
Poteva essere una buona traccia per i maturandi 2008.
Certo che bisogna essere davvero fortemente ignoranti per sbagliare persino le tracce per tutt’Italia.
Ma poi mi chiedo: come si fa a non avere nemmeno uno scrupolo e a non ricontrollarle mille volte?
Bisogna essere imbecilli, imbecilli doc, con tanto di marchio a fuoco sulla coscia!
M’illumino d’immenso: cosa scoprì Watt quando pronunciò quest’espressione?
La figura di Mary Poppins ha tracciato le nuove linee per la donna del domani. Sviluppa l’argomento facendo anche riferimento al ruolo della super borsa capiente e dell’ombrello volente della governante inglese.
Un’altra traccia riguardava il ruolo della donna. Ancora! La vera originalità sarebbe parlare dell’uomo. Sai quante belle varianti: uomo militare, politico, gay, papà, farfallone, lavoratore, maschilista... Parliamo del maschio e di come si è evoluto e adattato al nuovo ruolo della donna. Parliamo anche del fatto che l’incarico delle tracce era stato affidato ad una donna e ora ad un uomo….
Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha sostituito il presidente della struttura tecnica per gli esami di Stato, Caterina Petruzzi, nominando il professor Luciano Favini. Nei prossimi giorni verranno nominati altri dirigenti tecnici per perfezionare l’operato del prof. Favini.
Non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni.
Ma quanta cazzo di gente dobbiamo nominare per delle tracce di maturità? Basterebbe accertare che una persona, una soltanto, fosse un po’ istruita o conosca l’antica usanza d’aprire i libri. Il principale requisito richiesto è l’umiltà di riconoscere almeno fra sé e sé “Accipicchia, sono ignorante come un manico di padella e devo fare le tracce. Quasi quasi apro il l’antologia o chiamo mia nipote che ha finito il quinto ginnasio.”
Ma perché non affidare l’incarico a Piero Angela o al figlio? Almeno siamo sicuri che qualcosa la sanno.
Solo in Italia succedono queste cose, solo qui si tira un sospiro di sollievo per la sospensione dell’ex responsabile Caterina Petruzzi perché, conoscendo il nostro modo di fare, ci sarebbe stato anche il rischio di lasciarle il posto perché è comunque una persona simpatica e prepara un’ottima focaccia con speck e pistacchi.
Sento dire “…almeno l’hanno sollevata dall’incarico!”
Già….E questa dovrebbe essere la nostra più grande consolazione? Qui l'Asino

“Gran parte dei rifiuti della Campania sono arrivati dal
nord. Ne sia consapevole l'opinione pubblica delle regioni settentrionali".
Si tratta dell’ultima dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha fatto molto discutere per la sua onestà.
Avrà forse letto anche lui il libro di Saviano?
Napolitano ha ricordato che buona parte dei disagi in Campania sono dovuti anche alle mosse poco leali delle regioni settentrionali e ha implicitamente invitato il settentrione a storcere poco il naso di fronte ad una situazione tanto tragica.
Napolitano ha continuato dicendo “i provvedimenti per la Campania non sono più rinviabili.”
Ma davvero?
Non sarebbe meglio aspettare un altro pochino? Parliamone dopo le vacanze d’estate, dopo il caldo di luglio! Anzi, rinviamo tutto dopo ferragosto e nel frattempo chiediamo se in Europa c’è qualche centrale nucleare che ha anche qualche bidone di scoria radioattiva da aggiungere al mucchio.
Napolitano ha continuato il suo discorso ribadendo che in una situazione così grave spera “prevalgano la comprensione e la disponibilità tra i cittadini, con gli opportuni chiarimenti, ma senza smarrire il senso dell'urgenza e, nel modo più assoluto, il senso della legalità.
In questo modo potrà essere possibile trovare soluzioni sostenibili per l’emergenza rifiuti e condurre anche una battaglia vincente contro la camorra".
Non si può discordare dal pensiero di Napolitano ma ci terrei soltanto a precisare ciò che le sue parole lasciano intendere a buoni ascoltatori.
I rifiuti del nord sono rotolati al sud perché c’è stato qualcuno pronto a dargli una buona spinta e qualcun altro disposto ad accoglierli. Come in ogni sporco gioco ogni ruolo ha vantaggi e prezzi da pagare e spesso si ottiene un vantaggio perché sono terzi a pagare, ancora meglio se si tratta di civili.
Dunque, in questo vizioso giochetto mafioso sarebbero pienamente coinvolte almeno due parti: Nord e Sud. E’ facile capire che criminali sono anche tutti coloro che accettano e si piegano ai compromessi della mafia e che, contrariamente allo stereotipo del boss latitante infognato tra le montagne, vivono egregiamente le loro vite quotidiane forse godendo anche di fama rispettabile e onesta.
Ricordiamocelo più spesso che la mafia non è fatta solo di mandolini, pizzini, baciate di mano, bretelle e coppola sulle ventitré.

Dopo un anno ritorna alla ribalta la triste storia di Maria
Antonietta Multari,nella foto, la ragazza di trentatre anni che il 20 aprile scorso è stata
sgozzata a Sanremo da Luca Delfino.
In radio e in tv vanno in onda le intercettazioni.
Lui schifosamente freddo e instancabilmente ossessivo, lei disperata e spaventata ma con ancora abbastanza coraggio per affrontarlo.
Litigi folli, minacce costanti ed esasperazioni quotidiane.
Penso a lei e provo ad immaginare quello che deve aver passato.
Cerco in rete una sua foto e penso a quanta forza doveva avere per riuscire a litigare ancora con lui.
Telefonata delle 8:45
Delfino: “Non mi chiudere il
telefono in faccia. Hai capito?
Antonella: “Tu sei un pazzo psicopatico, da rinchiudere in manicomio”.
Delfino: “Questo me lo dici di persona”.
Antonella: “Certo, così di persona mi metti le mani al collo, vero? Mi tiri per
i capelli? Perché una persona per stare con lei sai cosa fai te? O gli metti le
mani al collo o la pigli per i capelli o addirittura la obblighi a fare sesso
perché così almeno la devi tenere con te. Tu obbligandole le persone le tieni
con te. Schifoso”.
Le intercettazioni erano state fatte durante le indagini di un altro delitto, quello di Luciana Biggi, avvenuto il 27 aprile 2006 a Genova, per cui Delfino era stato indagato.
Quello che adesso ci si chiede è come mai nessuno abbia fatto niente e perché, nonostante le denunce della ragazza, nessuno sia mai intervenuto per fermarlo.
Me lo chiedo anch’io e non trovo una risposta giusta.
Forse tutti gli uomini una volta lasciati diventano come Delfino? E’ normale dover affrontare tanta agonia?
E, soprattutto, quante altre ragazze stanno affrontando situazioni simili? La storia di Maria Antonietta è il solito caso di triste negligenza e di scarsa attenzione. E’ l’amara storia di chiede aiuto e riceve una pacca sulla spalla e una spinta verso il vuoto.
Adesso per Maria Antonietta si può solo cercare di farle avere la giustizia che già tentava di trovare in passato e tutte le donne che vivono il suo stesso dramma non devono esitare un solo istante a mettere il mondo a soqquadro per riprendersi la propria vita.
Chiedete aiuto, ribellatevi e lottate per voi stesse perché non c’è niente di più crudele e vigliacco di chi vive corrodendo l’esistenza degli altri.
Non fatevi scippare la gioia di vivere, la libertà e la dignità perché questo è già più che sufficiente per uccidere qualcuno.

Recentemente abbiamo avuto la notizia di una maestra di Padova che insultava le sue alunne ciocciottelle e musulmane.
Si dice che l’insegnante avesse una personalità eccentrica e fosse molto appariscente anche nell’abbigliamento. Non era un giacimento di sapere ma, ahimè, nemmeno di sensibilità e psicologia e ciò si deduce anche dalle frasi che l’hanno bloccata in questa storia.
“Siete delle ciccione” diceva alle bambine rotondette e a quelle islamiche ripeteva con insofferenza “e toglietevi ‘sto velo!”.
L’insegnante, comunque, si è difesa dichiarando "Tutte balle, sono solo invidiata perché ho una proprietà a Porto Rotondo, dove trascorro le vacanze, circostanza che mi ha consentito di incontrare molte persone note, come i Moratti, Afef, Vittorio Sgarbi, e di conoscere questori, magistrati e un’infinità di uomini politici. Ce l’hanno con me perché sono cugina di una parlamentare di An.”
Non vi nascondo che prima di leggere le sue dichiarazioni le avevo concesso il beneficio del dubbio poiché riconosco che il ruolo dell’insegnante non è affatto facile e che questo tipo di vicende fanno presto a lievitare, sputtanare qualcuno a livello nazionale per poi essere seppellite da altri prof che fumano in classe.
Poi leggo…..
Proprietà a Porto Rotondo
Conosco persone note
Sono cugina di un parlamentare di an
Bisogna riconoscere che l’insegnante ha delle priorità di vita molto profonde! E da quando chi è accusato di qualcosa risponde raccontando gli affari della sua vita?
Esempio analogo della faccenda:
“Signor x, lei è accusato di aver ingiuriato il signor y. E’ vero che gli ha
dato del pirla?”.
Risposta del signor x “Tutte belle, ce l’avete con me perché il mercoledì sera
vado al circolo di briscola professionale!”.
Ma che modo è?
Ora, quello che più mi infastidisce non la sua voglia di ostentare benessere quanto il fatto che sia un’educatrice.
Educare non significa soltanto sbattere con
una bacchetta sulle parole della lavagna, non è assegnare 5 letture del
sussidiario o controllare che i quaderni siano in ordine.
Educare significa soprattutto fornire alle nuove reclute della società gli
strumenti giusti per confrontarsi e misurasi, è la capacità di trasmettere e
stimolare una certa sensibilità e discrezionalità che aiutano a percepire la
realtà circostante in modo sicuramente diverso da quello della maestra
altolocata.
Sarò anche poco corretta ma sono sempre più convinta che il mestiere dell’insegnante non è per chiunque perché prevede intrecci di vite e di relazioni umane che non tutti sono in grado di gestire.
Il
progetto di Giuseppina Pasqualino, in arte Pippa Bacca, era quello di
attraversare undici paesi ancora in guerra, o che l’avevano già subita, con
l'obiettivo di lanciare una messaggio di pace, di speranza e di fiducia.
Pippa e la sua compagna di viaggio Silvia Moro erano partite lo scorso otto marzo con l’intenzione di percorrere la Turchia in autostop per arrivare a Gerusalemme. Durante il viaggio avrebbero sempre indossato un abito da sposa che sarebbe stato arricchito da medaglioni e affissioni ricamate dalle donne incontrate per strada.
Nonostante le difficoltà non dimenticavano di annotare i dettagli delle loro giornate e, con enorme entusiasmo, scrivevano delle meravigliose persone incontrate nel cammino che non avevano esitato ad offrire disponibilità per la riuscita dell’ iniziativa pacifista.
L’entusiasmo si è interrotto con la scomparsa di Pippa il 31 marzo.
La sua vita è stata tragicamente consumata da Murat Karatash, uomo di 38 anni divorziato e con due figli che si sarebbe offerto di darle un passaggio sulla sua jeep per poi stuprarla, strangolarla e seppellirla nuda sotto un po’ di terra.
Il primo ministro turco Tayyip Erdogan ha espresso pubblicamente il suo dolore per la tragica vicenda assicurando alla famiglia che la "giustizia turca farà il suo corso e che i giudici prenderanno le giuste decisioni". Il popolo turco è desolato e il titolo del quotidiano Sabah - "Perdonaci, Pippa"-esprime il pensiero di tutte le persone buone d’animo e sensibili. Una bontà che Pippa riusciva a vedere in chiunque perché la speranza in un mondo migliore era il suo credo.
E’ stata una tragica fine. Verrebbe quasi da pensare che la sorte di Pippa sia la stessa che spetta alla pace e a chi dedicala vita per diventarne portatore. Si potrebbe anche perdere l’aspirazione di convertire i drammi e le ingiustizie del mondo in pace e amore ma se davvero pensassimo questo uccideremmo Pippa una seconda volta sfumando definitivamente ogni suo sacrificio.
Ormai Pippa è andata via ma il
messaggio che ha lasciato è fortissimo e riecheggia tra le coscienze di tutti i
popoli.
Ricordiamola così com’era, con i suoi sogni e il suo abito bianco nel suo ultimo
viaggio per la vita.
on Monday, April 14, 2008 at 15:11:11
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citta: Pesaro
nome: Gufo Cattivo
oggetto: L'incoscienza --> rispondo a Sally
testo: Ciao Sally,
l'orrenda fine di Pippa Bacca come fa a portare un messaggio di amore?
Nessuna giustificazione per una fine che auguro solo a stupratori di bambini e a
pirati della strada, però...
Però non comprendo l'incoscienza di affrontare da sola e in quel modo paesi
pericolossissimi, dove la fiducia verso il prossimo è solo una lontana utopia.
Doveva fare più attenzione, che, mi ripeto, non vuol dire ammettere il crimine
che l'ha uccisa. Doveva pensare meglio a se stessa e a tutte le persone che le
vogliono bene.
Non la porterei ad esempio e non farei mai di lei una martire della pace.
Vittima rimane e come tale merita giustizia.
Mi auguro che il governo turco tratti quell'insulto dell'umnaità in modo
appropriato, usando i sistemi che sono vietati ai nostri poliziotti.
Vendetta dicono di no i familiari della ragazza, ma per me ci starebbe tutta.
Preghiere per lei, preghiere per chi le vuole bene, ma non è un esempio di
portatrice di pace, né una martire.
Ciao Sally e complimenti per quanto hai scritto.
Gufo Cattivo
submit: Invia
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on Monday, April 14, 2008 at 13:17:10
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citta: ...del mondo
nome: Camelia
oggetto: un pensiero in seguito al mess di Saly
testo: Ciao, sicuramente il messaggio di Pippa era buono come sono tante le
persone che rimpiangono la sua scomparsa, ma non sempre i modi di esprimere
qualcosa sono quelli migliori che potranno portare al compimento un mess.
Dobbiamo restare realisti anche se siamo di animo buono, ormai si vive in un
mondo cattivo quando resta difficile uscire anche vicino casa dopo una certa
ora, figuriamoci cosi lontano come Pippa, certamente questo non ci debba fermare
di credere in un domani migliore, ma di prestare di più attenzione al giorno di
oggi per scegliere il modo migliore per poter arrivare al domani. La testardeza
del uomo nel credere di poterla fare da solo e ben saputo dal inizio del mondo
che ha portato scarsi risultati(viste le condizioni nelle quali oggi siamo), poi
ognuno fa le sue riflessioni.
submit: Invia
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L’acqua santa gli gocciola
ancora dalla fronte, i cappotti firmati puzzano di incenso e già gli arroganti
vigliacchi sono all’opera.
Domenica sera mi trovavo in una modesta pizzeria con un’amica, i tavoli erano tutti pieni, due sole cameriere dovevano servire l’intera sala e facevano lo slalom tra i tavoli con piatti, bicchieri e tovaglie tra le braccia.
Una delle cameriere rispondeva un po’ seccata alle sollecitazioni del tavolo alla mia destra e spiegava che per avere le pizze bisognava aspettare ancora un po’. Si guardava intorno, sbuffava e dopo aver raccolto rumorosamente i bicchieri si allontanava borbottando qualcosa a denti stretti.
Il signore alla mia sinistra (che non c’entrava un cazzo con le pizze in ritardo né era il destinatario della risposta) ricercava il mio sguardo e con aria disgustata lanciava qualche battuta sui modi della cameriera. Gli sorridevo e facevo spallucce per evitare discorsi troppo lunghi.
La serata trascorreva tranquillamente e della cameriera scazzata nemmeno l’ombra.
Passata qualche ora, termino la pizza, mando giù l’ultima striscia di vino, metto i giubbotto e faccio la fila alla cassa. Mentre con la mano mescolavo nella borsa in cerca del portafoglio mi sono accorta d’avere davanti il signore impettito di prima. Gli guardo le spalle, cavolo quanta forfora! Paga, mette il portafoglio di Balenciaga dentro la tasca del cappotto e chiama la proprietaria in disparte.
“La vostra cameriera allontana i clienti. Non sono modi di servire, senza un sorriso, senza eleganza e gentilezze. Ha persino alzato la voce con i clienti del tavolo accanto quando le è stato chiesto della pizza. E’ una vergogna e dovreste mandarla via perché disturba la quiete del locale. Personalmente mi sono sentito offeso.”
Cosa cosa cosa?
Il testa di cazzo che nulla centrava e che non aveva subito nessun torto si stava lamentando perché i suoi delicati occhi avevano assistito ad un minisfogo di una figlia di mamma. Sollecitava il licenziamento e lamentava di non aver ricevuto l’inchino nella pizzeria più economica della città e in cui non si può entrare senza uscire ricoperti da un alone di patatina fritta nell’olio cinese.
Il paladino della giustizia ha soltanto messo nei guai una ragazza che non credo muoia dalla voglia di servire pizze ai tavoli tutta la sera per venti fottutissimi euro e che certo non desidera subire il sottile snobismo dei clienti frustrati come lui. Chi si improvvisa lavapiatti e cameriere in questi locali lo fa perché, il più delle volte, non ha altra scelta e perché non ha chi può farlo al suo posto.
Non giustifico lei perché ha la sua dose di colpa ma non tollero nemmeno lui che ha sollevato un polverone per nulla.
Ci sono tante ingiustizie al
mondo e chi ha tanta voglia di fare il super eroe farebbe bene a prendersela con
chi è più grande o almeno nella sua stessa posizione.
Questi uomini che credono di essere signori arricciando il naso e criticando il
servizio nelle umili pizzerie sono invece i cosiddetti cacasotto che al minimo
rimprovero dei superiori tremano come foglie e temono persino di annuire ai
comandi. Fare la voce grossa con chi è disperato è soltanto da presuntuosi e
superbi.
E’ gente che non sa quanta disperazione e umiliazione si può provare quando si ha “fame”, è gente che, come dicevo, santifica la domenica, esce dalla messa facendosi il segno della croce e con la goccia d’acqua santa che gli scivola sulla fronte cerca di sentirsi meglio umiliando chi non ha santi né in cielo né in terra.
Amen

Meno male, eravamo tutti terribilmente in ansia per la laurea di Alberto Stasi e
se avessimo saputo in tempo della cerimonia avremmo anche provveduto ad
inviargli un bel mazzo di fiori con un bel coccardone rosso.
Alberto Stasi è l’unico indagato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi avvenuto a Garlasco e ormai il suo nome suona terribilmente conosciuto come la parola “Cogne”, “Erba”, fatti spaventosi che quasi finiscono per ruotare in un unico calderone di tragedie umane.
Proprio a causa delle indagini Alberto non ha potuto discutere la tesi ad ottobre, la sua laurea è stata rinviata a qualche giorno fa e anche questa volta la tv non si è smentita regalandoci splendidi e lunghi servizi sull’evento.
Non potevamo chiedere di meglio, dopo gli zoom sul caschetto della Franzoni avevamo proprio un disperato bisogno di qualche immagine del caschetto biondo di Alberto Stasi.
E’ giusto dare informazione ma c’è differenza tra l’informazione alla portata di tutti e il bombardamento inevitabile e invadente. C’è una differenza ancora più grossa tra l’informazione “pulita” e concisa e quella riesumata solo per concederci la possibilità di farci una bella e sana pettegolata sulla faccenda.
Personalmente ho provato solo rabbia quando ho sentito tanti dettagli sulla sua vita e non credo che i particolari della discussione siano utili, almeno agli italiani, per la soluzione del caso.
Ma va bene, qui le cose funzionano così: se succede un dramma diventiamo tutti cugini di Jessica Fletcher e aspettiamo che la tv ci informi su ogni diceria, poi ci stanchiamo di giocare e vogliamo un caso nuovo per ricominciare ad appassionarci.
Quindi, rallegriamoci all’idea di sapere che Alberto si è laureato all'Università Bocconi di Milano con il voto di 110 e lode e che ha discusso la sua tesi di laurea del corso in economia e legislazione per l'impresa. Figo anche il vestito.
Corona d’alloro in testa d’Alberto e tante grazie alla tv che non ci fa mancare mai questo pane quotidiano di “real gossip” e ci mostra sempre le foto dei cattivi per farci sentire più buoni e sani di mente.

Lettera per Liam:
Io proprio non ce la faccio. Mi spiace davvero ma io non me la sento più di fantasticare su di te. Caro amore….o forse preferisci che ti chiami Signor Liam Gallagher? Ora che hai distrutto ogni trama d’intimità non so nemmeno più come chiamarti.
Oh che strazio, che massacro di sentimenti e di passione. Tesoro, tesoro mio adorato, perché l’hai fatto? Adesso che ti stai riprendendo dai postumi della festa e che tua moglie non ti ascolta, per favore, siediti accanto a me e concedimi cinque minuti di verità. In fondo me lo devi: tutti questi anni a sognarti e a seguirti con una devozione più forte di quella di Emilio Fede per poi ritrovarti con lei tra le braccia.
Forza Liam, trova il coraggio per spiegami perché hai deciso di sposarti così frettolosamente. Con lei poi: Nicole Appleton, un’ex all saints. Tanto valeva provarci pure con la zingara Cloris, no? Ti avrei dato più volentieri la mia benedizione.
Ma spiegami, cos’ha Nicole che io non ho? Una decina di centimetri in più? I capelli biondi? Ma lei riesce a preparare la pastasciutta come quella che mi chiedevi di cucinarti dopo i concerti? E scommetto che non sa nemmeno miagolarti all’orecchio come soltanto io sapevo e potevo fare.
Mi hai spezzato il cuore caro Liam. Non hai avuto nemmeno un briciolo di sensibilità e mi hai abbandonata proprio il 14 febbraio. Era il nostro giorno, il giorno degli innamorati e tu hai sposato lei.
Come posso fantasticare su un uomo sposato? Come posso ascoltare una tua canzone immaginando che sia solo per me? Toglimi una curiosità, ti sei ispirato al cacciatore di Bamby per essere così crudele?
Avrei preferito che mi strappassi un orecchio a morsi come Tyson e invece sei stato un codardo. Un senza cuore peggio di quei tipi che fingono di portare Bobby a fare una passeggiata, Bobby si gasa, monta in macchina e poi viene abbandonato alla prima curva di campagna nella seconda domenica d’agosto.
Caro Liam, mi spiace che tra noi sia finita così, ogni canzone continuerà a parlarmi di noi e mi ricorderò della gioia che ci siamo saputi regalare.
Ti bacio sulla fronte, amore mio. Ti bacio e scruto il tuo viso per qualche istante illudendomi ancora ma per l’ultima volta che tu possa essere solo mio.
p.s. Tieniti la raccolta degli Who, senza di te non ha più senso.

Le bancarelle dei mercati e dei mercatini conservano ancora il loro fascino.
Quando c’è una festa le bancarelle ci sono sempre: dalle caramelle gommose a forma di orsetto ai pistacchi, dai palloncini allo zucchero filato.
Sono piene di colori e gli occhi scorrono tra gli oggettini in cerca di quello particolare che possa sussurrare un “comprami, portami via da qui! Sarò tuo”
Mi ricordano le volte che mia madre mi portava al mercato del paese la domenica mattina: le prime bancarelle che incontravamo erano quelle di scarpe, di vestiti per signore dai 60 anni in poi e l’adorato camioncino delle pizzette alle olive.
Le signore uscivano dalla messa della chiesa vicina e si tuffavano nel fiumiciattolo di persone con le sponde di banchetti.
Al mercato era possibile incontrare chiunque con le bustine azzurre e trasparenti tra e mani: compagne di scuola, amichette del quartiere, vicine scomode e lontane cugine ma in caso di incontri poco graditi non era difficile fingere uno sguardo interessatissimo di fronte a qualche corredo di lenzuola e aspettare che “il nemico” andasse via.
L’atmosfera della domenica mattina era fondamentalmente allegra e anche chi era depresso e pieno di guai in quella circostanza si sforzava di mettere da parte un pezzo di malinconia. Come la Signora Tina che aveva trascorso più di un anno chiusa in casa a piangere il marito scomparso e l’unico luogo in cui era diventato possibile vederla era tra il banco del girarrosto o dei saponi. La gente le chiedeva con apprensione come stava e lei rispondeva abbozzando un timido sorriso ma risparmiava le lacrime per gli altri giorni della settimana.
La passeggiata si consumava tra le esortazioni dei venditori a comprare la loro merce, il chiacchierio della gente e i profumi forti degli scialli delle signore che si mescolavano a quello dei cibi “della festa”. Dopo poche ore si ritornava a casa per il pranzo e le vie si svuotavano completamente nell’arco di una mezz’ora.
Restavano soltanto cartacce e bustine rotte, nel paese ritornava la quiete e si aspettava la domenica successiva. Da allora le cose sono cambiate ma il mercato e le bancarelle restano ancora e ovunque le incontri continuano a ricordarmi quelle camminate sotto il sole tra chiacchierii, colori, profumi e la confortevole mano di mia madre.

Amo il teatro.
Le emozioni che mi ha fatto provare il teatro credo di poterle inserire nel novero delle più belle della mia vita. Non ho visto molti spettacoli ma se potessi scegliere di rivederne uno non saprei proprio quale preferire.
Il teatro mi piace perché mi fa stare bene anche quando mi dimostra quanto possa essere spietata l’invidia e brutale la rabbia.
Mi piace perché è “vero”, è carico di sentimenti, drammi, passioni…perché sin dalla prima battuta dimentico ogni cosa e divento una silenziosa spettatrice con gli occhi che rifrangono gli scintillii delle luci del palco.
Adoro la comicità del teatro perché non stanca e non annoia. Adoro le espressioni caricate degli attori e le parti drammatiche. Sono felice quando una storia riesce a tirarmi fuori percezioni diverse e persino a fami commuovere per la gravità del dolore.
Nulla mi emoziona più di un monologo recitato bene ed è piacevole ritrovarsi alla fine dello spettacolo con la mente traboccante di tutti i dettagli dello spettacolo. Ricordo il motivo di tutte le musiche che ho ascoltato e mi ritrovo a ricanticchiarle quando ho bisogno di rispolverare una bella sensazione capace di sollevarmi il morale.
Il teatro mi ha sempre affascinato sin da quando ero piccola. Anche uno dei miei ricordi d’ infanzia più preziosi è legato a questo mondo: ricordo che camminavo per casa con un quaderno ad anelli sotto braccio e affermavo con convinzione di essere l’assistente di Shakespeare.
Il quaderno era l’ elemento fondamentale per il mio lavoro e lì avrei annotato le idee migliori di William che in un secondo tempo avremmo vagliato insieme seduti su un tavolino di legno rotondo e traballante. “Allora Shè, questa battuta la lasciamo o pensi sia il caso di toglierla? Togliti quel cappello che sembri un ananas con tutti quei pennacchi in testa!”
Dopo mesi le mie fantasie erano diventate così grosse da spingere William a spezzare il suo sonno per raggiungere la stanzetta e scrivere qualcosa sul quaderno. Ancora conservo l’immagine della mia espressione stupita e sorpresa mentre sfogliavo gli ultimi fogli e…anche quella di mia madre che, con un sorriso spudoratamente colpevole, mi chiedeva di leggerle i versi che William mi aveva regalato.
Amo il teatro.
Lo amo perchè è sempre stato abile a rapirmi dai miei pensieri, dalla mia vita e di proiettarmi in quella degli altri.
L’unico a fermarmi, calmarmi, farmi sorridere, emozionarmi e poi restituirmi alla realtà ancora completamente sognante, con gli occhi brillanti e la voglia di ricominciare ancora daccapo! Qui maialino.teatro

“Sono io il padre di Rocco, e' un bel bambino di 15 mesi
che ho visto nascere in sala parto ed e' stato bellissimo, che ho allattato,
cambiato e calmato durante i suoi pianti notturni"
E bravo Don Sante, finalmente ha confessato la sua storia con la signora Tamara, donna già sposata, divorziata e adesso mamma di un bel bimbo che ha un prete per papà e un contratto già pronto per fare il valletto a buona domenica.
Basta fare una cagata di qualsiasi genere e Buona Domenica ha sempre uno spazietto disponibile….del resto, poveretti, come altro potrebbero riuscire a riempire tutta una giornata di minchiate?
A dir la verità la storia di Don Sante non mi ha colpito molto né mi interessa ma se ne parlo è perché la notizia è stata persino riportata dai telegiornali. Non mi stancherò mai di notare come la verità pubblica e dichiarata susciti sempre una reazione di sgomento.
Ciononostante conosco molte persone che sarebbero pronte a giurare che i preti delle proprie parrocchie intrecciano giornalmente storie con virtuose catechiste e devote signore dal rosario al collo che credono di fare un favore a Dio regalandola al prete.
Ma il mormorio rimane sommesso e dove c’è resta …e sono anche convinta che il piccolo Rocco non sia certo l’unico figlio di un prete messo al mondo.
Con più probabilità gli altri colleghi di Don Sante hanno optato per la via del silenzio e della privacy per difendere se stessi e i nascituri dallo scandalo. Chissà quante mogli già sposate sono rimaste incinta di preti anziché dei mariti!
E non leggetemi con gli occhi di disapprovazione, gli intrecci della vita sono anche più complessi e soltanto che poche persone hanno il coraggio di renderli noti o di assumersene la piena responsabilità. Se poi rendendoli noti si può finire anche in tv e diventare leader va ancora meglio, no?
Per questa storia c’è ben poco da stupirsi. Mi incazzo soltanto quando sento nominare il piccolo Rocco che è nato con il gossip addosso e che finirà per percepire l’ odio dei moralisti senza coscienza anche grazie ad un padre che avrebbe potuto ammettere la verità senza necessariamente rilasciare interviste, autografi e dichiarazioni toccanti.
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“E’ natale è natale si può dare di piùùùùùùùù…….è natale è natale….” La lagna di una pubblicità mi perseguita da giorni e giorni. Un tarlo, un taglietto sulla gengiva che fa male ma che la lingua continua stuzzicare ancora ancora ancora e ancora! Non so nemmeno che pubblicità sia ma so che esiste e in questo periodo in cui penso a tutto tranne ai presepi e agli abeti si infila nella mia testa e non molla più. Potrei anche non provare tanto fastidio se si trattasse di un motivetto banale, moderato, con il sottofondo di scampanellio di renna e con risata grossa di babbo natale. Accetterei tutto perché ammetto che sarebbe troppo chiedere una nuova bella canzone da affiancare al rispettabile stile del jingle bells che James Pierpont compose nel lontano 1857!
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E, infatti, ecco che la cantilena (che sembra un lamento di un alieno in fin di vita) gironzola in tv da qualche anno e sempre con maggiore rabbia sostengo che la voce del bimbo è triste, malinconica, tormentosa. Quanto la odio!
Forse la canzone non ha niente di male e sono le mie difese immunitarie a non resistere più all’ influenza del natale. Non ho ancora fatto un regalo, non so nemmeno per chi e non ho minimamente riflettuto sul significato del natale, nemmeno sull’ aspetto commerciale. Non mi sono goduta le lucine decorative della città e non ho mangiato frutta secca glassata mandorlata e poi fritta nella margarina prima di essere ricoperta di cioccolato fusa con uva passa.
Non ho visto un albero di natale, non ho sfiorato ancora una pallina natalizia né sentito l’ odore del mandarino sbucciato e del cartone del pandoro. L’ ultima volta che ho sentito gridare “tombola!” è stato a giugno quando il mio vicino di casa controllava la cassetta della posta e scopriva d’ aver ricevuto le cartoline omaggio da parte del wwf.
Non ho ancora fatto una riflessione religiosa e non ho nemmeno indossato il maglione a collo alto che mi copre persino metà delle guance. Insomma, so che c’è il natale ma non sento niente che possa riportarmi, almeno con la mente, a rivivere una sola delle emozioni che provavo fino a qualche anno fa.
Il mio vecchio natale mi manca: era quello del “ba ba ba bauli, ba ba ba baaaaa, quello delle vacanze lunghe e dei maglioncini rossi, delle visite agli amici e delle stelle di natale.
Era un bel natale, questo non mi piace e faccio del mio meglio per ignorarlo fino al momento in cui qualcuno accende la tv è quelle paroline magiche si incastrano tra gli emisferi del cervello mettendomi di fronte alla realtà. “E’ Natale, è natale!”
Rimane comunque il fatto che il bambino è lagnoso e gli consiglio vivamente di svegliarsi se non vuole essere riempito di botte appena giunto in prima media. Meglio le canzoni in inglese in modo da non capirci niente, gasarsi comunque e consolarsi con gli scampanellii che fanno sempre piacere e almeno non cambiano mai! Qui i Testi di Natale

Clerici, Carrà, Befana o Babbo
Natale?
A chi indirizzare la mia lettera di quest’ anno? Sono una tradizionalista e, per quanto la Clerici continui ad acquistare punti nella classifica delle befane, rimango fedele al mio Babbo Natale e gli invio la mia lettera annuale in anticipo così può iniziare a rimboccarsi le maniche. Quasi quasi gliela faxo pure.
Bene caro Babbo, come stai? Come sono i risultati delle analisi del sangue? Gli eosinofili sono ancora alti? Hai controllato che le renne non ti abbiamo passato qualche parassita? E il colesterolo?
Dovresti pensare più a te stesso e comprarti cibi senza grassi, anche se costano un po’ di più.
Caro Babbo, almeno so che l’ alzheimer ancora non ce l’ hai e che quindi ti ricordi di me, la bambina un pagliaio di capelli in testa, unghiette corte e pugni chiusi. Bene, ti scrivo per rinnovarti la mia ultima lettera e aggiungere qualche piccolo aggiornamento.
Per primo: fa che la mia mamma inizi a sentire il sapore delle sigarette come se fosse cacca di vacca stagionata così smettere di spippare e vive un po’ di più, fa che sia serena e che incominci a parlare, parlare, parlare senza isolarsi nel silenzio malinconico dei suoi pensieri. Se penso che da giovane lavorava per una radio stento quasi a crederci. Ora, invece dice “va bene” anche quando non va proprio bene un cazzo.
E’ la risposta di chi ha le palle così piene da acconsentire pure a chi dice che un cucchiaino di cianuro al giorno leva il medico di torno. E se puoi, fai che gli uomini della mia vita abbiano le loro rivincite e le loro soddisfazioni. Loro sono gli angeli della mia vita, ma anche per gli angeli bisogna pregare!
Aiutami a fare quello che devo perché spesso non riesco, mi avvilisco e per non buttare completamente nel cesso la mia coscienza trovo giustificazioni del tipo “non ho potuto per via del terremoto del 1908!”
Fa che il mio guru inizi a pesare frutta e verdura al supermercato e la smetta di compare confezioni formato esercito pur sapendo di mangiarle soltanto quando sono finiti i superalcolici. In questo modo potremmo sfamare il corno d’ Africa a faresti felice anche un’ altra porzione della terra.
Per favore, prenditi qualche abbondante cucchiaiata della mia rabbia e buttala in mare così se la prendono i delfini e quando vedono reti e fiocine vanno a dare quattro pinnate nel culo ai pescatori stronzi. Se poi i delfini vogliono cedermi in cambio un po’della loro ingenuità accetto volentieri lo scambio così la smetto anch’ io di pensare al mondo e di restarci troppo male.
Se non è chiedere troppo, fammi vincere al superenalotto, un tre andrebbe benissimo così risolvo il problema delle bollette, delle tasse e con quello che mi resta mi compro un paio d’ occhiali da vista nuovi perché la vista è peggiorata e cammino sui marciapiedi con il timore di calpestare cacche di cane e faccio colazione con l’ansia di non vedere peli di gatto nella tazza del latte.
Babbo, in fondo non ti sto mica chiedendo la pace nel mondo, puoi fare qualcosa? Per ora chiudo qui ma continuo la prossima settimana perché non trovo gli altri post it dove avevo scritto il resto.
Ciao caro, avrai presto mie notizie.
Ah, quasi dimenticavo, perché non ti costituisci e non ammetti che sei stato tu a chiedere ai cinesi di produrre giocattoli tossici per levarti dalle palle la metà dei bambini e lavorare meno l’anno prossimo?
E ti consiglio pure di mettere presto in regola le tue renne e di non fare il pirla con un contratto a tempo determinato perchè quelle poverette sgobbano e si allenano tutto l’anno per trascinare il tuo culone su per i cieli. Baci tesoro. Qui Letterine di Natale

Ci mancava soltanto l’ interpretazione dei sogni!
In fondo, ho sempre pensato di non credere a magie, macumbe e sogni premonitori ma da settimane non faccio che addormentarmi e fare sogni brutti.
Preferirei un sano incubo a cinque stelle, uno terrificante, con draghi e mostri a sette teste, uragani, polifemi, Costanzo in perizoma e battaglie medioevali con teste svolazzanti qui e lì.
Invece la mia testa mi riserva un trattamento speciale a base di sogni profondamente realistici, con dettagli rifiniti e chiari così le probabilità di svegliarmi urlando diminuiscono e aumentano quelle di “vivere” per tutta la notte situazioni di merda. Bene, cerco di scamparle di giorno e me le riservo di notte.
Di questo passo mi verrà un infarto a breve per lo stress.
All’ inizio credevo di poter dare la colpa alla carbonara e alla peperonata mangiata dieci minuti prima di andare a letto e, ahimè, anche cenando alle sei di pomeriggio la mia mente ha avuto il bisogno di dare sfogo alle sue cagate universali.
Ma (per fortuna o per disgrazia) nella vita di ogni persona c’è sempre il sostenitore dei segni zodiacali, conoscitore di tutte le costellazioni in relazione ai movimenti lunari.
La mia amica Elena, cresciuta guardando soltanto i programmi magici delle tv locali, ha visto in me un succulento enigma da interpretare e l’ occasione migliore per tirare fuori i tarocchi plastificati. Sono riuscita a sfuggire alla lettura delle carte e in compenso tutto il resto dei miei colleghi si sono messi in fila preconoscere le possibilità di vincere al superenalotto.
Elena, convinta di dovermi aiutare a tutti i costi, il giorno successivo è arrivata con 9 chili di enciclopedia per l’ interpretazione dei sogni.
Vi confesso che la tentazione di dargli una sfogliatina non mi mancata ma già la prima voce non portava niente che non sapessi già, anzi, ancora peggio: prevedeva enormi difficoltà da affrontare e periodi duri, probabile morte, eventi traumatici e periodo d’angosce. Ma vaffanculo, incubi di notte e interpretazioni peggiori di giorno. Proprio lusso.
Quando tornerò ad essere serena forse troverò il riposo giusto anch’ io, per ora mi sto organizzando in modo diverso: lettura serale di dieci pagine di topolino, niente caffè, sfinimento fisico giornaliero fino a crollare con tutti i vestiti sul letto.
E voi? Avete mai sogni ricorrenti? Forse parlarne può aiutare ad esorcizzarli oppure potreste regalarci una risata, che ne dite di raccontarci i vostri brutti, belli o buffi che siano? Qui i tuoi sogni

Cercavo, se pur in maniera non maniacale, qualcosa che
parlasse dell’ ingratitudine. Tutto ciò che sono riuscita a trovare in pochi
minuti è la solita sfilza di aforismi:
- L'uomo che tenta di conquistarsi l'affetto altrui con delle
buone azioni fa invece l'amara esperienza dell'ingratitudine. (B. Russell)
-
Non fare del bene se non sopporti l'ingratitudine
-
L'ingratitudine converte in ghiaccio il caldo sangue.
-
L'ingratitudine è la mano sinistra dell’ egoismo.
-
L'ingratitudine è un'amara radice da cui crescono amari frutti.
-
L'ingratitudine nuoce anche a chi non è reo.
-
L'ingratitudine taglia i nervi al beneficio.
Aforismi che la dicono lunga …ma non tutta.
Ho ormai imparato che ne esistono due tipi: il primo caso è quello dell’ ingratitudine volgare, comune, usuale, quella classica e più diffusa che si riscontra nei casi in cui si fa un favore a qualcuno prestandogli un oggetto importante, tenendogli la fronte mentre vomita sangria e popcorn, mettendogli da parte un pezzetto di dolce buono, eccetera eccetera e tutto senza ricevere nulla in cambio.
Immagino che per ogni favore fatto nessuno si aspetti subito una statua di
bronzo altrimenti il mondo finirebbe per essere un groviglio di corruzione e
favoritismi, però, esistono buone probabilità che tizio si arraffi tutti i
favori senza nemmeno accennare un sorriso con lo sguardo, né borbottare un
serioso “grazie!”.
Pazienza, ormai siamo così abituati a ritrovarci in questo genere di situazioni da non considerarle quasi più molto fastidiose.
Allora, cari amici di sventura, quand’è che l’ ingratitudine brucia davvero?
Suppongo che si tratti del secondo tipo che infastidirebbe persino un santo, quello eccellente, sopraffino e praticato da carogne e non carogne, altamente dannoso per fegato, stomaco, cuore e milza.
Per essere subito chiari: è la situazione in cui Tizio non soltanto non pronuncia “grazie” ma si affanna persino a darci un calcio in culo quando siamo vicino all’ orlo di un burrone o in prossimità di binari destinati a treni in transito.
L’ ingratitudine più insopportabile, quindi, non è una buona azione che non ritorna ma piuttosto un colpo basso che arriva proprio quando non dovrebbe.
In questi casi mi incazzo anch’io in un modo che mi fa tenerezza: scrivendo i miei pensieri e il mio disprezzo dove non posso ferire nessuno perché poco mi interessa della vendetta, nulla mi importa di essere la “zorrita” della situazione. Proseguo per la mia strada con il timore di ritrovare situazioni simili ma con la speranza d’ avere le ossa abbastanza forti da non restarci più male.
Come dice un carissimo amico, la mamma dei coglioni è sempre incinta ma aggiungerei anche che quella degli ingrati ha sempre parti trigemellari ed è un casino!
Aforisma di consolazione per le anime buone
E qui bisognerebbe parlare della modestia ma rimandiamo ad un altro giorno.

Soddisfatta o ri…innamorata.
E’ la nuova visione dell’ amore che richiede il massimo profitto al minor sforzo e, quindi, la soluzione unica per mantenere una storia è che tutto fili liscio come l’olio o come il grasso fuso di balena.
Pena, la fine del rapporto. “Tiè brutto stronzo, così impari a litigare e a dire quello che non ti va a genio!”
Mi è capitato di prendere un cappuccino seduta ai tavolini del bar e d’ascoltare la conversazione di due caaaare amiche che si confessavano pene d’amore. Una confessione abbastanza strana visto che il tono della voce era così alto che le avrebbe sentirt anche un nonnetto con i peli nelle orecchie e senza amplifon acceso.
Dopo pochi minuti anche i baristi e i camerieri scommettevano sulla vicenda e per poco finivano per scannarsi come il pubblico pagato di Maria De Filippi.
Riassumo subito il dilemma: una delle due aveva rotto da due giorni con il suo orso balosso e l’ altra amica consigliera, senza capire che l’ altra era più innamorata di Rocky e Adriana, le suggeriva di fottersene di lui perché è inutile continuare a stare con uno che non accende nemmeno una candela a cena. ” BASTA, chiudi la tua storia di merda e vieni con me stasera, c’è Fabio che si spara seghe su di te da almeno 7 mesi, ti preparo un appuntamento così stasera fai contento lui e ti rilassi dimenticandoti del coglione!”
L’altra annuiva, girava il caffè e, chissà, pensava al primo bacio e alla volta che per fare al suo lui una carezza gli ha anche infilato un dito nell’ occhio. Osservava silenziosa con l’ espressione più triste di un parlamentare con lo stipendio di call center vodafone, innamorata com’ era avrebbe voluto solo tirare fuori l’ enciclopedia fotografica della sua storia composta da 28 volumi più aggiornamenti da scaricare.
Credo che in passato, vedendo un’ amica soffrire per amore, le avrei detto pressappoco le stesse cose, forse non mi sarei sbilanciata su Fabio il segaiolo ma adesso, improvvisamente, il discorso “d’ indipendenza” (se proprio così dobbiamo chiamarla) non mi torna proprio più.
Forse, non le direi di voltare pagina alla prima scossa tellurica ma, suppongo che le consiglierei di parlare, piangere, lottare per riavere il suo rapporto, se davvero di tiene.
Le direi che difficilmente gli eventi della vita riescono a prendere sempre il verso giusto e la tecnica dell’ abbandono immediato, o del chiodo scaccia chiodo, sono strade facili ma che rischiano di non portare a niente, né in campo professionale, né affettivo, tanto meno in quello amoroso.
Bisogna almeno provarci per sfogare tutte le emozioni che abbiamo dentro, per poter dormire senza il rimorso di essere rimasti a guardare, di non aver saputo difendere ciò che credevamo davvero importante. Credo ancora che non si possa “decidere” di non amare qualcuno e di dimenticarlo al risveglio successivo perché l’ amore non trova quasi mai spazio per ragionamenti razionali.
L’amore vero può esistere ancora soltanto se impariamo a costruirlo e poi curarlo ma, come ogni cosa preziosa e veramente speciale, è necessario avere voglia, passione, devozione e, qualche volta, abbastanza coraggio per stringere i denti quando fa male.

“Vuoi fare incontri? Flirtare, incontrare, parlare,
trombare e cazzeggiare? Invia “fava” al 5678 e se sei fortunato potrai anche
innamorarti!” Questa è una vera fortuna.
Finalmente un servizio che offra una bella presa per il culo…in tutti i sensi, figurati e non.
Non mi sono informata sui costi del servizio che quasi con certezza saranno più alti di un chilo di pesce spada altrimenti non potrebbero permettersi persino la pubblicità in tv!
Questi Dottori del flirt non credo debbano fare molti sforzi per mandare avanti l’attività poiché non offrono consulenza, né divertimento, intrattenimento, né oggetti materiali.
E’ molto più onesta la mondial casa che ogni giorno, ormai da decenni, sostiene che si tratti dell’ ultima offerta disponibile per riceve lo spolverino automatico…. però almeno vende una batteria da cucina che suor Germana se la sogna.
Nel caso degli incontri amorosi programmati sono gli utenti ad essere già predisposti all’ incontro scopareccio e/o amoroso, infatti, chi si rivolge a tali servizi di certo non chiede informazioni sull’ orario di Tokio né vuole inviare un telegramma, piuttosto, cerca disperatamente un numero di qualcuno con le medesime intenzioni.
Una controllatina all’ età e al sesso per evitare di favorire accoppiamenti indesiderati e il gioco è fatto: due povere anime sole si fanno compagnia per telefono, il più delle volte nuotano nel brodo di giuggiole leggendo sms, mostrano la parte più bella di sé e difficilmente finiranno per raccontare della necessità di concludere la serata con un sano callifugo o ammetteranno d’avere un occhio più strabico del solito alle 7 di mattina.
Amore sicuro, amore senza difetti, amore che amore non è. E’ un po’ triste: pagare un servizio per sentirsi meno soli.
Sicuramente non c’è niente di male a cercare compagnia ma allora qual è il problema? Forse è nel metodo e nel fine.
Spesso il fine è soltanto quello di scopare con qualcuno, tanto vale andare a battere ed essere onesti con la propria coscienza. Il metodo conferma l’ assenza di spontaneità che abbiamo altrimenti basterebbe scambiare quattro chiacchiere più spesso ai tavolini dei bar per conoscere persone nuove e diverse.
A questo punto spero soltanto che il servizio possa davvero rendere felice qualcuno anche se sostengo sempre che i rapporti faccia a faccia siano sempre i migliori e insostituibili.

Da notare con quanta grazia i casi di pretofilia siano
stati messi a tacere senza sollevare eccessive critiche.
Ammetto che si tratta di un campo molto delicato in cui la fede verso Dio e la Chiesa si mescolano al desiderio di giustizia e al rispetto per la vita del prossimo.
Senza scendere in acque troppo profonde è sufficiente pensare che un qualsiasi abuso morale e fisico su un’ altra persona è già da considerare deplorevole. Se chi compie l’abuso è anche un predicatore d’amore e di pace la faccenda si complica ancora di più. Come uscire da un pasticcio simile?
Al momento più difficile si invoca la misericordia, il perdono, il pentimento.
E per quanto il perdono sia l’ atto più grande dell’ amore stesso, non sempre è facile donarlo, nei casi più estremi può venire soltanto dall’ alto e non dagli esseri umani.
Ho avuto la fortuna di frequentare ambienti religiosi e di uscirne senza violenze sessuali, soltanto una montagna di timori e di paure che ho cercato di abbandonare per strada ma qualche strascico ancora rimane imbrigliato nei miei ricordi.
In compenso, ho incontrato preti amanti di sostante stupefacenti, uomini che hanno abbracciato la carriera ecclesiastica soltanto per poter fare i malavitosi con più serenità, altri che hanno preferito infiltrarsi in ambienti lavorativi, consigli d’amministrazione, politica e sono i responsabili della rovina di intere famiglie.
Ma come cazzo fanno poi a predicare pace e fratellanza? Con quale coscienza si presentano sull’ altare con l’ espressione beata?
Abbiate fede - diceva il genio responsabile del licenziamento di una quarantina di padri di famiglia – Dio è buono e misericordioso!
Si, glielo auguro di cuore e gli consiglio vivamente di baciare l’abito che indossa perché se non fosse stato per il rispetto della tonaca molti lo avrebbero preso a calci già da un pezzo.
I preti sono uomini, sbagliano come tutti ma come tutti dovrebbero anche prendersi le conseguenze dei loro errori anziché usare “il buon Dio” come uno scudo protettivo.
Abusi sessuali, intimidazioni, favoreggiamenti, manovre politiche e tutte le bastardate del mondo esistono anche nell’ ambiente ecclesiastico perché è fatto da esseri umani che, in parte, “cadono in tentazione” fino a non sapere più come venirne fuori. E come ogni buon sopruso sono sempre gli umili a pagarne le conseguenze.