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Cara Befana, come stai?
Ti scrivo perché trovo ingiusto che le letterine vadano sempre indirizzate a Babbo Natale mentre la tua cassetta della posta ospita solo lettere promozionali di Bottega Verde e rate da pagare dell’ultima scopa che hai comprato.

E non dev’essere mica facile capire se i bambini meritano carbone o dolcini senza nemmeno leggere le loro richieste. Di solito a Babbo Natale si dice “siccome sono stato un bambino buono potresti portarmi un elicottero?” oppure “anche se non sono stato un bambino buono potresti far esplodere la scuola?” Etc etc etc.

Ma tu, cara Befana, non hai queste facilitazioni e, come molte cose in questo mondo, tutto viene affidato all’intuito femminile che nella maggior parte dei casi riesce anche a fare qualcosa di buono.

Se posso dirti la mia opinione in tutta franchezza credo che faresti bene ad aggiungere un po’ di carbone in più per tutti e tenere per te i dolcini, oppure, ancor meglio, portali in un negozio di scarpe e barattali con un paio di stivali nuovi.

Non credo che accettino anche cioccolatini e caramelle come forma di pagamento ma, forse, per la Signora Befana c’è chi è disposto a fare un’eccezione. Fai la stessa operazione anche in un negozio di abbigliamento e in un ottico, soprattutto adesso che ci sono gli sconti.

Non fraintendermi, non voglio certo farti diventare una Befana egoista ma per una volta sarebbe bello se i mocciosi che dicono di amarti tanto ti concedessero almeno di non andar vestita con i gonnoni rattoppati del dopoguerra e con tutti quei peli sul mento. Ti prego, resta l’adorabile hippy di sempre, se preferisci ricomprati pure gli stessi abiti che indossi da una vita ma almeno levati quelli rattoppati e con le riprese d’aria non desiderate.

Faresti anche bene a confessare che il gonnone è scomodo per andare sulla scopa: comprati almeno una gonna pantalone, ti prometto che non lo dirò a nessuno.

Befana cara, non so con che coraggio la gente dice di amarti e ti lascia ancora svolazzare nelle fredde notti di gennaio su una scopa. Potresti almeno decidere di farti installare un paravento oppure un climatizzatore speciale. So che Babbo Natale ne ha uno nella slitta, ti metterò in contatto con lui.

Pensa a quello che ti sto suggerendo: se i tuoi fan ti amano davvero accetteranno un po’ di carbone pur di vederti felice e magari inizieranno anche a scriverti qualche riga in più nelle loro letterine.

Ciao cara, non passare da me il 6 perché ho ancora due pandori da finire e una scatola di torroncini ma puoi comunque impegnare il tempo facendo una pausa e fumandoti una sigaretta di nascosto ai bambini.
Ti abbraccio, a presto.
 


Si avvicinano le feste natalizie e l’acquisto, o il riciclo dei regali.

I più esigenti sono sempre i bambini che sono bersagliati da pubblicità luccicanti di giocattoli di ogni genere e con la vocina insofferente e gli occhioni da cerbiatto deluso avanzano un debole “mamma, me lo copri?”.

Questo succedeva qualche anno fa, adesso dovrei fare qualche corso d’aggiornamento per sapere se i figli non scrivono più le letterine dolci con la penna cancellabile (che lasciava comunque un alone visibilissimo) ma le compongono incollando pezzi di giornale, minacciando di morte le renne di Babbo Natale e insultando la battona della Befana che esce solo di notte.

Approfondiremo più in là la questione.

Intanto, parliamo dell’ultimo giocattolino che sta facendo arrabbiare tante persone.
E’ una creazione della Brick Arms, una ditta specializzata nella produzione di accessori bellici per le costruzioni Lego, che ha commercializzato un kit terroristico con turbante, barba, fucili e granate.

Gli omini della Lego che per anni sono stati piantati accanto a casette e automobili, partecipano ormai anche al conflitto islamico. Per i più esigenti, poi, la Brick Arms ha inserito anche gli accessori per equipaggiare un generale nazista delle SS. Non poteva mancare un po’ di sana polemica.

Mohammed Shaffiq, dell'organizzazione islamica Fondazione Ramadan, sostiene che i giocattoli siano assolutamente disgustosi e che ciò rappresenta una "glorificazione del terrorismo e chi le ha prodotte dovrebbe vergognarsi".

Ricordo che qualche tempo fa si giocava con cow boys e indiani, con soldatini e carri armati ma non c’erano tutti questi problemi morali, anzi, la storia ci ha insegnato che i cow boys non erano i personaggi più buoni e innocenti e che i poveri pellerossa hanno scontato il prezzo della morale che andava di moda.

Il problema non sono solo i giocattoli perché i bambini hanno occhi per guardare da tutte le finestre che dalla loro casa affacciano sul mondo e non sono solo le costruzioni a mandare messaggi fuorvianti.

Cari genitori incazzati per le costruzioni islamiche, non preoccupatevi troppo per i giocattolini ma preoccupatevi di spiegare e parlare con i vostri figli. Create in loro il dubbio e la curiosità e cercate di spiegare loro il mondo che li circonda perché non è mai stato pieno solo di paglia e coniglietti. Anche nella Melevisione stucchevole e mielosa c’è la strega del male, dobbiamo pensare che esorti alla stregoneria e all’esoterismo?

I buoni e i cattivi ci sono sempre stati ma è sempre più difficile riuscire a distinguerli. Letterine di Natale
 


L’America di prepara all’evento del 10 dicembre.

"A day without a gay" (un giorno senza gay) in cui tutti i gay scenderanno in piazza per manifestare i loro diritti e si asterranno dalle attività lavorative per dimostrare di essere veramente molti e non una minoranza da poter mettere facilmente a tacere.

La voglia di manifestazione nasce dopo il referendum del 4 novembre che ha reso illegale il matrimonio tra persone dello stesso sesso in California, Arizona e Florida.

Le nozze tra gay sono state ammesse quasi cinque mesi fa e da allora si sono sposate circa 18 mila coppie e, subito dopo il referendum che ha registrato appena un 52% di contrari ai matrimoni gay, sono state numerosissime le coppie che hanno chiesto di potersi sposare in fretta e in furia.

Non c’è niente di peggio che vedersi negare un diritto già ottenuto, potrebbe quasi risultare scoraggiante dover ricominciare sempre daccapo ma i gay hanno già pensato di ritornare in battaglia fra qualche settimana.

L’iniziativa dello sciopero è stata organizzata dal columnist del Los Angeles Times, Joel Stein, che ha spiegato: «I gay devono astenersi dal lavoro, dalla scuola e dallo shopping per dimostrare quanto sono cruciali per la società americana».

Tuttavia, tutto è stato organizzato in maniera piuttosto pacifica perché gli aderenti, anziché lasciare solo un vuoto dietro le scrivanie, dedicheranno la giornata a cause umanitarie.

Certo, per noi Italiani parlare di diritti dei gay è una vera ambizione. A mala pena riusciamo a cavarcela con la “tolleranza” verso gli stranieri e nell’aria aleggiano barzellette ecclesiastiche sugli omosessuali:

 “la chiesa è contraria al sacerdozio dei gay”. Ah si? Il mondo dev’essere pieno di gay che si danno al sacerdozio…come abbiamo fatto a non accorgercene prima di quest’altra “emergenza”?

Non sarà forse che questo provvedimento sia stato preso per confondere omosessualità con pedofilia e mettere a tacere tante, troppe voci fuori dal coro?
 



Ormai siete tutti a conoscenza del raduno annuale di masochisti meglio conosciuto come “l’isola dei famosi” e voglio sperare che non siete tra i sostenitori che si fanno sulla mano il tatuaggio ad acqua uscito nella busta di figurine.

Qualche volta, gironzolando tra gli 8 canali della mia tv che conosce solo 9 colori, mi è capitato di vedere pezzetti del programma e mi sembra di capire che un branco di uomini siano stati trascinati fin lì con lo scopo di litigare e patire fame, freddo e intemperie.

Certo, a ciò si aggiunge la sopportazione di ogni membro che, nel migliore dei casi, trascorre la giornata arenato sulla spiaggia come una balena e si lamenta fino al giorno successivo.

Poche persone ricordano che le riprese dei loro momenti di noia e di finta difficoltà (perché se avessero difficoltà serie tornerebbero immediatamente nelle loro belle case confortevoli) sono fatte da altre persone presenti sull’isola che interagiscono con loro e che sono un costante collegamento con il mondo reale.


Non voglio immaginare i costi dei collegamenti e dei viaggi tra l’Italia e l’isola. Non voglio nemmeno ascoltare quelle persone che pensano “ai naufraghi in situazione di disagio e difficoltà” perché potrei arrabbiarmi fino a prendere fuoco insieme alla tastiera.

I “famosi” hanno scelto di patire la fame, hanno scelto di andare lì e mettersi costumini striminziti per farsi riprendere le chiappe dal cameraman e sanno che dopo, comunque vada il gioco, avranno guadagnato più notorietà.

E’ un gioco fine a se stesso che non mette alla prova un bel niente.

Se si volesse dimostrare che i “famosi” valgono qualcosa perché non spedirli in un bel villaggio africano per costruire/aiutare qualcuno?

Non riesco affatto a sentire i loro lamenti di fame e di freddo perchè mi sembrano un’offesa per chi si trova nelle stesse condizioni ma non ha scelto di andare in un’isola di cocchi portandosi dietro spazzolino e perizoma Hawaiano.

Non voglio fare il sermone moralista tirando il ballo chi sta peggio ma credo che sarebbe molto più utile, educativo, guardabile e davvero degno di stima se questi uomini si adoperassero per qualcosa/qualcuno andando dove la fame c’è davvero e dove si impara a non lamentarsi per minchiate.



Cosa si pensa in questi casi?

A Foggia una mamma organizzava riti esoterici, si prostituiva in strada a uomini adulti e adolescenti e subito dopo offriva a perfetti sconosciuti anche i figli di 11 e 14 anni.

Le indagini sono partite dal 2006 e a far emergere questa storia sono stare anche le confessioni di un amico dei ragazzi violentati che ha confermato alla polizia quanto succedeva in quella casa.

I ragazzi venivano fatti stendere sul letto di casa attorniati da candele e successivamente da uomini sconosciuti che pronunciavano parole incomprensibili.

La madre è stata arrestata insieme ad altre tre persone tra cui un cugino dei due fratellini e i bambini sono stati trasferiti in una struttura protetta.

Nella casa sono stati ritrovati libri su carte magiche, incantesimi, streghe, esorcismi, maledizioni , un limone ammuffito infilzato con spilli raffiguranti una croce e, ancora, tarocchi, sfere, incenso, mirra, candele d’ogni sorta e carte per riti esoterici.

Mi chiedo quali sentimenti possano provare questi bambini, mi chiedo quale grosso e tetro peso dovranno trascinarsi per tutta la vita per colpa di…? Per colpa della stessa mamma.

Ma come può una madre vendere il corpo di un figlio? So che stupirsi serve a poco in un mondo dove si perde la vita per un biscotto, dove il rispetto per l’infanzia viene ancora calpestato da malati di mente e dove l’omicidio sembra l’arma migliore per risolvere ogni malessere.

So che il mondo non è fatto di nuvole e fragole ma anche di folli senza rispetto per la vita ma proprio non riesco a capire, la spiegazione non mi basta.

C’è chi dice che se non ci fosse il male non ci sarebbe neanche il bene ma rimango ancora più angosciata quando vedo il male di una mamma anche verso i propri figli.

on Wednesday, September 24, 2008 at 22:36:55
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citta: Viterbo

nome: Gufo Cattivo

oggetto: Rispondo a Sally

testo: Ciao Sally!
Quello di cui parli, sono cose che la gente continua ad ignorare.
L'esoterismo è una piaga nascosta e coperta soprattutto da chi si ritiene cattolicissimo.
Le altre fedi non sono da meno.
La violenza peggiore è la convinzione da parte di chi compie lo scempio verso il proprio figlio è di essere nel giusto.
Gli occhi di chi subisce queste violenze sono vuoti, arresi e delusi davanti a chi avrebbe il dovere di proteggerli.
Dopo tanti anni in prima linea a certi orrori ancora non mi ci abituo, ma peggiore è l'omertà di chi se ne frega, per chissà quale paura.
E' pur vero che le sette esoteriche sono molto potenti e lo stato fa sempre meno per proteggere chi vuole uscirne.
Ma la cosa peggiore è che certe cose vengono considerate solo quando ci scappa la tragedia.
Eppure le varie confessioni potrebbero fare molto invece di parlare delle solite cazzate sulla moralità e sulla vita dello stato.
Di persone andate fuori di testa per cose del genere ce ne sono tante, peggiori dei drogati e degli alcolisti.
Ciao Sally!

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Non può piovere per sempre.

La luce, presto o tardi, deve spuntare per tutti, anche per una matta come Britney Spears.

Avrei voluto fare un album conservando tutti i ritagli di giornali che la descrivevano folle, viziata e ormai in balia dell’alcol e della droga.

Anche per Britney è arrivato il momento di rialzarsi e ha mostrato di esserne capace durante il 25esimo anniversario degli MTV Video Music Awards.

Lei più bella che mai ha aperto la serata, niente superballetti felici e squadrati, solo una presentazione sobria.

Brava Brit, saggia scelta quella di ritornare con calma altrimenti se prendevi accidentalmente una storta avrebbero detto che eri certamente sotto l’effetto di funghetti allucinogeni e che hai anche costretto l’infermiere a prestare i suoi servigi per una notte.

Le sorprese non sono finite perché Brit ha preso tre premi per il “video dell'anno”, “miglior video pop” e “miglior video per un'artista femminile”.

Emozionata come il giorno della sua prima comunione ha saputo solo dire: "Sono sotto shock!"

E la mamma? La mamma, Lynne Spears, 53 anni, è la prima ignobile sciacalla che guadagna alle sue spalle.

Non molti giorni fa ha pubblicato "Through the storm”, la biografia della figlia senza censure. Ma che caro pensiero, ne avevamo proprio bisogno! La signora Lynne racconta che Brit ha iniziato a bere alcolici a 13 anni, ha perso la verginità a 14 e ha assunto le prime droghe a 15.

Gentile Signora Lynne, ma saranno cazzi di sua figlia? Sarebbe questo il modo migliore per aiutarla a riprendersi?

E’ solo un modo sporco per fare soldi, non si arrabbi con sua figlia se monta sui tavoli e non venga a raccontarci che la finalità del libro è quella di esprimere il suo rammarico per non esserle stata troppo vicino nel momento del bisogno.

Chi ha davvero rimorso e rammarico fa fatica anche a parlarne, non scrive un libro intero di sputtanamento.

Adesso che ho espresso tutta la mia disapprovazione verso la madre possiamo dare un benvenuto come si deve a Britney augurandole anche di poter presto riottenere l’affidamento dei figli.

Sono sicura che tutti i maialini veri come me sono con te e ti adorano così per come sei



“Sai quanto mi hanno chiesto per 50 cl di acqua sul treno?

2 euro e 50 centesimi.

Chiaramente gliel’ho restituita e preferisco morire di sete fino a Pechino. Da denunciare.

Gli ho detto con il sorriso “No, morirò si sete” Comunque, per piacere, scrivi qualcosa di polemico scassacazzo g8 perché l’acqua costa più del novello… trenitalia ladra morte e pestilenza… speriamo che montezemolo realizzi in fretta la nuova linea Salerno Milano così lasceremo viaggiare solo le zecche e le pulci su trenitalia ma che andassero veramente vaffanculo tutte ste merde… sto ragliando dalla sete…violano anche i sacramenti e Cristo li castigherà vaffanculo.

Perchè il Papa invece di ammonire i froci e cagare il cazzo sulle staminali non parla della situazione economica DISASTROSA in cui versano TUTTE E DICO TUTTE le famiglie?

 

Perché trova da dire solo su solo due finocchi che se lo scassano in armonia con la natura? Perché non li lasciano stare per cazzi loro e non si preoccupano della fame? Napoli…mafia…burocrazia cagna….disservizio…fame cazzo fame.

PAPA USELESS. . POLITICI CANI SENZA DENTI.

Ho finito, grazie. Scusa.”

Ricevo questo delizioso messaggio da un mio amico che spesso si lascia trasportare dagli stati d’animo e, sperando che nessuno mi denunci, riporto il testo integrale del suo sfogo.

Io non avrei saputo fare di meglio e ritengo anche che sia abbastanza rappresentativo dello stato d’animo che attualmente riveste gli italiani.

Chiaramente è possibile notare come da un viaggio schifoso su trenitalia possano salire a galla tutti i rigurgiti politici che siamo costretti ad ingoiare.

Ma se gli italiani sono tutti così stufi e non si sentono rappresentati dai politicanti, cos’è che regge ancora il nostro regime soprannominato (credo ormai ironicamente) democratico?



Mater semper certa est, pater nunquam.

L’onorevole Alessandra Mussolini, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia, annuncia un’interpellanza urgente in commissione Cultura della Camera contro l’ultimo spot televisivo della Tim. A fiancheggiarla nella lotta per la moralità ci sono anche le colleghe Gabriella Carlucci e Manuela Di Centa.

Ma che bel gruppetto di beniamine, speriamo che presto facciano anche astucci, diari e zainetti per la scuola con le loro facce stuccate di fondotinta.

In un comunicato spiegano che la pubblicità «rappresenta una immagine fuorviante, mortificante e superficiale della maternità, contribuendo a diffondere in tal modo messaggi negativi al largo pubblico, specialmente adolescenziale, tendenti a sostenere costumi sessuali promiscui e irresponsabili».

«Nella pubblicità - aggiungono - si evidenza chiaramente come non vi sia la certezza della paternità di un nascituro, che viene ridotto, quindi, al prodotto del gioco di una notte, che peraltro rispolvera un concetto della sessualità tipico degli anni ‘70 e oramai superato. Mettere al mondo un figlio è un atto di amore e di responsabilità che non può essere svilito e offeso per mere speculazioni commerciali».

Meno male che le nostre Onorevoli si tengono aggiornate su fatti di moda e ci ricordano che ormai il sesso anni ’70 è superato: è come mettersi una di quelle giacche con le spalline grosse quanto un bracciolo di divano: fuori moda, di cattivo gusto, trash!

Poco importa se per il resto della giornata in tv scorazzano ballerine con tanga di cellofan, telefilm americani con constanti, pedisseque battute sul sesso e annesse dimostrazioni. Forse negli anni ’70 l’unico telefilm in cui si vedeva una coppia tra le lenzuola era “Casa Vianello” e sappiamo tutti che concludeva con i calci sotto le coperte della Mondaini e non con l’inizio di un rapporto sessuale.

E dove li lasciamo i cartoni animati? Le bratz battono di mille punti le guerriere Sailoor che combattevano praticamente mostrando innocenti mutandine bianche al nemico. Questi non sono messaggi sessuali? Non influenzano i ragazzi? Probabilmente no perché non sono un esplicita spiegazione di quello che può succedere dopo un rapporto sessuale, come se la fantasia umana non fosse abbastanza fervida!

Dunque, se ho capito bene: sì a mercificazione e mortificazione corporea, no all’incertezza della paternità perché troppo immorale. Forse mi sbaglierò ma continuo a credere tra che le due cose ci sia una continuità: sentire sempre riferimenti a vagine e penetrazioni (che hanno anche stancato) e vedere culi su culi non mi sembra una realtà così estranea da quella della pubblicità in cui una ragazza dice implicitamente d’aver avuto più rapporti sessuali.

La critica alla pubblicità mi dà tanto l’impressione del solito sermone moralista per salvare le apparenze, se si volesse davvero fare qualcosa per educare i ragazzi bisognerebbe innanzitutto smetterla di mostrare la sessualità prima con estrema disinvoltura e naturalezza e dopo come un peccaminoso istinto di depravazione e immoralità: si fa solo una grossa confusione che offre la equivoca possibilità di averne un’immagine distorta oscillante tra tabù e banalità.



Mi chiamano per assistere due piccole bambine durante una serata in pizzeria. Eh?

Non ho capito che dovrò fare ma la bolletta della luce mi ricorda che mi servono soldi quindi accetto.

Si tratterebbe di andare a cena con due famiglie diverse: due giovani mamme, due annoiati papà e due bambine di circa 5 anni. Se non ho capito male sarei l’intrusa della situazione e dovrei tagliuzzare la pizza alle bambine facendo in modo che non scorazzino per i tavoli. In questo modo le mamme possono godersi la serata e parlare dell’ultimo smalto di Dior.

Mah, se va bene a voi…

Non sapevo in che rapporti fossero le due famiglie. Certo non dovevano essere amici di vecchia data.

Entriamo nel locale, prendiamo posto e io devo solo tenere le manine delle bambine. Fin qui non è complicato.

Ma non lo possono fare le mamme rinsecchite?

Una delle due mamme ha tenuto banco per tutto il tempo. Parlava a voce alta e si alzava insensatamente forse per mostrare il culo piatto come un fondo di padella e stretto in un paio di pantaloni aderenti che, se solo fossero stati più corti, sarebbero andati bene per sua figlia. Pettinata e lisciata come un bambino del 1932 per la prima comunione. Vestiva prada e qualche altra grossa firma che una comune mortale come me ignora.

Il marito, uomo visibilmente infelice, spaziava con la vista soffermandosi tra le cosce delle belle ragazze in gonna e tra i piatti di antipasti pieni di salumi e formaggi. Ho pensato che la moglie doveva essere una tipa che la sera ha sempre mal di testa e che costringeva tutta la famiglia a seguire le sue diete del cazzo lette su qualche rivista da parrucchiere.

E infatti…..le previsioni non erano sbagliate: due coglioni stratosferici per tutta la serata sentendola parlare della dieta che segue ormai da anni e che impone anche a figlia e marito.

Vegetariana, no dolci, no schifezze insaccate, no pasta ma solo riso, no olio, no fritto, no a tutto quello che può essere confezionato.

Penso “Ma che ci facciamo in un locale?”

Solo frutta, verdura, pochi legumi, riso. Esclusione anche di latticini perché sono grassi. Nemmeno le patate perché hanno troppi carboidrati. Ah, eliminate anche i cereali per la colazione e anche i succhi di frutta confezionati. No a tutto. Solo roba fresca e scondita. Minchia!

Mi chiedo come abbia fatto ad essere ancora in vita. La sera non si intubano ancora con l’ossigeno però tutta la famiglia prende integratori vitaminici prima di andare a letto. Ma perché? Perché?

Ora capisco perché il marito guardava piatti e cosce. ( Forse si voleva mangiare pure quelle)

Ma vi dirò che non me ne frega del papino che asseconda le puttanate della moglie e della moglie in perenne sindrome premestruale. Loro sono adulti.

La mia rabbia va per quella bimba.

Secondo quanto la mamma riportava con orgoglio, la bambina le chiede spesso cibo da persona normale ma lei glielo proibisce per evitare che a 13 anni ci sia già la cellulite. La piccola vorrebbe gli spaghetti ma l’arpia ha trovato la soluzione facendo comprare (a chissà quale altra disgraziata come me) quelli fatti con il riso che sembrano trecce di barba di Babbo Natale. Sosteneva d’aver fatto anche uno strappo alla regola perché si tratta pur sempre di roba confezionata! Ma che donna magnanima! Ora le regaliamo il ravanello d’oro per la clemenza.

E quella bimba? Come crescerà se già a 5 anni deve prevenire la cellulite? Non conoscerà la gioia di un ovetto kinder, la sorpresa nelle patatine, il panino profumato a merenda, i biscotti nel latte, il pane con l’olio, le frittelle, il pandoro a natale, l’uovo di pasqua….la mano della mamma che la guida tra la folla dei locali almeno finchè non è abbastanza alta da riuscire a vedere cosa c’è sui tavoli.

In quella serata sono stata abbastanza inutile perché le bimbe sono state buone e zitte. Certo, non muovevano nemmeno un muscolo e per poco mi toccava masticare il cibo per loro ma qualche premura in più da parte dei genitori credo che sarebbe stata ben gradita. Credevo che certe cose potessero esistere solo nei film strappalacrime americani. Mi sbagliavo.

Ora capisco. Poi ci domandiamo perché alcuni figli si comportano in un certo modo…

E’inevitabile. E’ uno dei tanti modi per sopravvivere a certe situazioni della vita soffocanti, apparentemente normali e spaventosamente superficiali.



Al mondo non esistono soltanto le persone che si svegliano con il sorriso e che affrontano la vita con quella stracazzomaledetta serenità e fiducia verso il prossimo.

Al mondo ci sono anche gli incattiviti. Sono quelli che un tempo credevano e vedevano del buono quasi in tutto. Erano quelli che avevano solo sentito parlare di come e quanto si potesse essere cattivi e che credevano in un mondo interpretabile soltanto attraverso le parole e le espressioni del viso.

Speravano e osservavano senza strumenti di precisione, senza perdersi in garbugli di ipotesi, semmai in sogni. Quelli dagli occhi ingenui e dall’animo buono.

Luminosi e radiosi e fragili come cristalli. Quei… poveretti che davvero speravano di cambiare il mondo, che credevano che tutti gli abbracci potessero essere sinceri, forse disinteressati o di circostanza, ma mai falsi, mai come morse.

Erano persone che si sentivano felici solo se lo erano gli altri. Persone normali, forse con il difetto d’essere troppo buone, forse anche troppo delicate per sopravvivere ai vortici di fauci affamate.


Poi la prima strattonata, la seconda, la terza e la quarta. Venti, tempeste e bufere, burrasche e violenze, schiaffi, graffi, scottature e cicatrici. Solo la voglia di piangere e il sorriso che non c’è più.

Quel sorriso che qualcuno dei venti ha trascinato sulla bocca di chissà chi in cambio di un ammasso di nostalgie, risentimenti e rabbie.

Le persone non sono sempre quello che crediamo siano. Alcune volte i bastardi sono delle anime ferite, altri volte i bastardi sono soltanto bastardi e niente più.

C’è chi lo è diventato per forza, c’è chi lo è sempre stato sin dal primo respiro che ha rubato al mondo. Chi lo sarà sempre e chi prova a cambiare.

Una consolazione c’è.

Le persone fragili, doloranti o no, non riescono mai a smettere di sognare. In principio vivono sognando, poi sognano per vivere.

I loro pensieri erano forti e virtuosi come aquile da lasciare andare per i celi e volare, volare, volare tra primavere e venti caldi.

Poi la primavera non c’è più. I sogni cambiano e diventano fragili, azzardati, solo semplicissime bolle di sapone capaci di alzarsi non più di qualche metro.

L’occhio le segue e le vive mentre ruotano e girano su se stesse trasparenti come un’illusione.

Un nonnulla le frantuma, tutto torna come prima e gli occhi non vedono niente in più di ciò che intorno c’è.



Ero dentro un negozio d’abbigliamento e rovistavo tra i maglioni a 19,90 ammassati sul banchetto al centro della sala.

La commessa in silenzio piegava magliette e jeans dietro il bancone. Due ragazze controllavano i cartellini dei vestiti appesi alle pareti e proseguivano attentamente nella loro perlustrazione.

La radio ci teneva compagnia e lì ho sentito per la prima volta la canzone che ormai da mesi scorre nel mio lettore mp3.

Mi riferisco a “Fango” di Jovanotti che proprio qualche giorno fa ha vinto il premio Mogol. Lorenzo sembrava davvero felice della sua vittoria.

Ha detto rivolgendosi ai giornalisti “L'unica materia in cui sono stato rimandato è l'italiano e io sto ricevendo il premio come miglior autore di testi!

 

 Ho scritto Fango in due minuti, ma in realtà per farla ci ho messo 40 anni. Le mie canzoni nascono sempre nei momenti di totale intimità, scrivo da solo ed è l'unica cosa che faccio da solo, senza neppure i miei musicisti."

E quando gli è stato chiesto di svelare il segreto che usa per comporre ha risposto “Le frasi per me sono come conchiglie, quando le trovo le metto da parte".

Come molti hanno sottolineato, non si tratta di una semplice canzone ma di una poesia. E’ un testo genuino, sporco e puro nello stesso tempo, è una chiara fotografia di molte realtà che ci accomunano e, soprattutto, racconta quelle semplici verità che sfuggono all’attenzione comune.

Quelle stesse verità che spesso non riusciamo a capire perché sono troppo chiare rispetto al nostro modo complesso di ragionare:

un uomo guarda la sua mano
sembra quella di suo padre …
il profumo dei fiori l'odore della città…
le lacrime di una mamma ..
le idee di uno studente …
le scale da salire…
ci si sente soli dalla parte del bersaglio…
musica che pompa sangue..
il coraggio di innamorarsi ..
il battito di un cuore..
la passione..
l'appetito …
…contatto…

La maggior parte delle persone che si impegna di capire anche i generi musicali meno preferiti ha ammesso che la canzone merita almeno gli accendini puntati verso l’alto.

E anch’ io ringrazio Lorenzo per avermi regalato una poesia da ascoltare mentre cammino velocemente per la città.

Tra Beatles, Rolling Stones, Blind Melon, Acdc e Alice in Chains c’è certamente posto anche per la sua Fango.

Qui il Testo



Siamo a giugno, ieri c'è stato il compleanno della Repubblica e il cielo soffre d’incontinenza.

Per la Repubblica quest’anno non ci sono state molte torte. Non si è comportata bene e quindi nessuno ha voglia di festeggiarla con trombette e cappellini da fata turchina.

Cara Repubblica, ne approfittiamo per chiederti scusa se quest’anno non ti abbiamo fatto il regalo ma siamo un po’ incasinati e poi sospettiamo che sotto le tue vesti di “Res publica” si nasconda qualcos’altro. Niente di personale, eh!

E il tempo?

 

Per il tempo si può fare ancora meno.

Dispiace sapere che con due soli giorni di pioggia si siano creati così tanti disagi nelle regioni del nord. Forse se non si costruissero sempre case e palazzoni sul letto dei fiumi o sui pendii delle montagne si potrebbero evitare molti disastri e, soprattutto, non basterebbero due giorni piovosi di maggio per creare tanti danni!

E’un po’ ironico pensare che mentre al nord si stanno facendo evacuare centinaia di famiglie e si sono anche chiuse le scuole a causa della pioggia e al sud, invece, iniziano già a comparire i primi incendi tra le montagne e primi allarmi per la siccità estiva. Alcuni paesi sono già senz’acqua, altri convivono con il problema da sempre.

Meridione senza acqua ma con un ponte in più, che gran soluzione! La praticità è sempre stato il nostro più grande pregio!

Berlusconi aveva ragione: il ponte è necessario ''così se uno ha un grande amore dall'altra parte dello stretto potrà andarci anche alle quattro del mattino senza aspettare i traghetti delle 7'.

Silvio forse si è dimenticato che prima di raggiungere il ponte bisogna riuscire ad attraversare la Salerno Reggio Calabria e l’impavido uomo che riesce a compiere tale eroica impresa ha già dato un’abbondante prova del suo amore.

Comunque, stando a quanto dicono i nostri rappresentanti, i meridionali potranno finalmente esprimere tutta la loro passionalità e correre dai loro amori oltremare anche se ciò comporterà la fine del leggendario arancino sul traghetto.….ma non si può avere sempre tutto!

Piuttosto, stavamo pensando: perché con i materiali che ci avanzano non facciamo un ponte per collegare la Sicilia alla Sardegna e la Sardegna alla Liguria oppure al Lazio?


Esiste sempre una prima volta.

Io, per esempio, sto provando per la prima volta un’incazzatura causata dalla “musica”che il mio vicino di casa vuole far sentire al quartiere. E’ ovvio che tra la finestra del pirla e la mia ci sia la distanza di un tostapane. Vibrano anche gli oggetti della mia stanza, mi chiedo se gli altri signori del condominio siano tutti morti o siano tutti andati a vedere la maschera cerata di Padre Pio.

Non solo. Il leader degli stronzi ha scelto una musica che per circa 50 minuti rimane invariata e per assicurarsi che tutti possano sentirla ha scostato le tende e spalancato ogni finestra. La tentazione di lanciargli al centro della stanza una scarica di petardi e una pentola a pressione in fase di scoppio è davvero irresistibile.

Poi la gente si chiede come mai i riti Voodoo siano sempre di moda!

Ma vaffanculo, spero intensamente che le casse possano saltargli in aria come le macchine nei polizieschi americani, spero di cuore che uno stormo di rondini abbia un potente attacco di diarrea sul suo bucato bianco e spero che la sua fidanzata trovi nella cassetta della posta l’abbonamento ai giornaletti pornografici.

Ma sì, perchè questo pirla de pirlis non prende anche un microfono e improvvisa un karaoke? Devo ammettere che i testi sono abbastanza difficili da memorizzare: una parola fottuta ripetuta il tonalità diverse.

Sto iniziando a rivalutare persino i canti del catechismo.

Non vado a sfondargli il portone di casa con un ariete perché cerco di arrangiarmi usando i miei fedelissimi tappi gialli per le orecchie….ma anche loro sono entrati in sciopero e oggi non vogliono proprio funzionare.

Tum tum tum tum tum tum tum, tecno, tum tum tum tum tum tum,tecno tum.

A tutte le persone che fanno come il mio vicino: ascoltatela la musica a volume alto ma cercate di non farlo per un giorno intero perché gli effetti sui vicini potrebbero essere devastanti, specie se non si condivide il genere.

Ora che mi sono sfogata e l’ho insultato un pochino mi sento quasi in colpa. E’ la dimostrazione pratica di come un minchione possa rovinare una giornata al prossimo e restare ignaro nel suo mondo di scarpe alla moda, pantaloni sotto il culo, mutande firmate, giornaletti porno, cocktails variopinti e sigarette non aspirate.

Cattivamente vostra.



Lo dico sempre a Stefy “tra qualche giorno riciclerai anche il tuo fidanzato!”

Lei ride e mi risponde che non può farlo perché la biancheria del suo uomo è altamente tossica e per il bene dell’umanità è costretta a tenerselo in casa, lontano dalle piante e dall’acquario.

Stefy è un’ambientalista sfegatata, ama la natura, prima di comprare una scatolina di tonno controlla che ci sia il marchio che indica la protezione dei delfini e compra soltanto saponi super ecologici che il più delle volte non smacchiano e non profumano ma lasciano la coscienza pulita. Almeno quella…

Comunque, la mia amica se ne va in giro con un mazzo di volantini informativi per il risparmio energetico e ne rifila un paio alla prima persona che le rivolge la parola. Credo che abbia toccato il fondo il giorno in cui il sacerdote della parrocchia si è presentato alla porta di casa per poter lasciare la benedizione pasquale.

 

Lei gli ha concesso di schizzare incenso e acqua santa di qua e di là ma a patto che lui accettasse tutto il materiale informativo per il risparmio energetico e lo ha anche invitato a non lasciare presepi e madonne in standby . Poi si è scagliata contro i lumini elettrici e si è seriamente impegnata a far firmare una richiesta per il ripristino delle candele a cera.

Stefy non usa cosmetici, non compra merendine, né crackers, né roba che possa essere molto lavorata dalle macchine industriali. Boicotta la mulino bianco, la nestlè e la coca cola. Ama gli animali ma odia quei padroni iper apprensivi che quando non sono in casa lasciano comunque luci accese, flussi d’acqua correnti e riscaldamenti al massimo per gli animali domestici.

Stefy litiga sempre.

E’una simpatica rompicoglioni che non si stanca mai di ripetere i suoi perché e che crede fermamente in quello che fa. Una volta le ho chiesto se davvero pensa di poter cambiare il mondo e se qualche volta non le viene la tentazione di cedere al materialismo e al mondo chimicoplastico. Lei dice di essere felice così, le piace sentirsi una piccola Don Chisciotte e lanciarsi contro i mulini a vento. Ormai ne ha fatto una ragione e uno stile di vita e non vi nascondo che adoro le persone come lei, mi piace vedere la gente che crede e si batte per qualcosa a prescindere dalle sconfitte e dalle contraddizioni che si possono incontrare.

Mi piacciono perché dimostrano di essere impegnate e passionali. In una parola sola: vive!

E’ consolante sapere che c’è gente che non si arrende mai e che ancora si scaglia per difendere contemporaneamente i propri diritti e quelli…del mondo intero. Sarebbe bello se ce ne fossero anche di più.

 
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Ma dove cazzo ho messo il certificato elettorale?

Cassetto dei calzini? Nel cassetto delle mutandine lo escludo. Piegato in quattro sotto una sedia per evitare che balli ? Nella pentola a pressione che tanto non uso mai ? Forse ci ho fatto una barchetta, sono brava a fare le barchette e i fiorellini di carta, praticamente dei piccoli capolavori.

Sarà rimasto nell’agenda del 2006 o forse l’ho buttato? Devo ancora rispolverarlo e a giudicare dalla collezione di timbri non siamo stati tanto fortunati.

Forse sono io un po’ sfiduciata ma stavolta ho l’impressione che la voglia di andare a votare sia davvero poca perché è come se gli italiani si sentissero chiamati a partecipare all’ennesima beffa.

Scegliere.
Scegliere qualcuno che ci rappresenti. Ma come si fa a pensare che una di quelle facce possa davvero portare avanti in nostri interessi?

Come si può scegliere destra o sinistra quando si sa che un papà deve lavorare per almeno 35 anni prima di prendere una pensione che gli permetta di entrare ufficialmente nella miseria quando, invece, un parlamentare di 50 anni può incassare un grasso e grosso vitalizio dopo 5 merdosi anni di mandato!

Aggiungiamo anche un’abbondante spolverata di privilegi indiscutibili e un numero di big politici così vasto da poter popolare un’intera regione.

Se solo facessero davvero politica nessuno oserebbe dir nulla ma in questi ultimi mesi anche la tv non ha potuto fare a meno di trasmettere una quantità notevole di servizi catastrofici sul malessere che non ha risparmiato nessuno: scuola, sanità, politiche pubbliche, lavoro, commercio etc etc etc.

Il fatto che se ne parli così tanto mi fa pensare che la stanchezza è così evidente e distribuita su così tante categorie da non poter più essere nascosta. E’ la verità che gonfia, gonfia, gonfia e gonfia fino a straripare e diventare palpabile e incontenibile.

Il giorno della decisione si avvicina, l’entusiasmo di cambiare è un po’ debilitato anche da tutte le caramelline stucchevoli che in queste settimane ci hanno sventolato in faccia. ù

Abbassare mutui, aumentare i salari, coppie di fatto, il ponte sullo stretto, precari, problema della casa, ridurre le tasse, rifiuti a Napoli, sicurezza sul lavoro, solidarietà, stipendio minimo garantito e…persino la voglia di regalarci un mese senza tasse!

Sarà meglio che vada a cercare il certificato elettorale, se non altro potrò avere una splendida collezione di timbri e potrò riprovare anche stavolta l’emozione di stringere tra le mani la matita copiativa speciale del 2 giugno del ’46!

Ah, che bei tempi, quando c’era ancora, nonostante tutto, la speranza di cambiare!


Ora legale ti amo!
Finalmente è arrivata e io sono già più felice.
L’ora legale significa che le giornate stanno diventando più lunghe e che presto arriverà anche l’estate.

Via cappotti pomposi e maglioni che perdono più pelo di un gatto persiano. Via gli ombrelli di due euro che si frantumano con due botte di vento. Via il freddo, i calzettoni di spugna infilati uno sull’altro, le mani congelate e le buche piene d’acqua piovana che vengono precisamente centrate dagli stronzi in auto impazienti di infradiciare i pedoni.

L’ora legale mi piace perché è sempre giorno e per me rappresenta il vero inizio del periodo primaverile-estivo.
Mi ricorda le sensazioni che provavo anni fa, quando ancora suonava la campanella della scuola e bisognava finire le ultime interrogazioni.

Ricordo la strana sensazione di imbarazzo che provavo il primo giorno di maglietta a maniche corte e sandali, le prime passeggiate nella spiaggia ancora vuota, l’attesa delle vacanze, le prime sere d’estate con tutte le stelle in cielo e le nottate in compagnia di caffè freddo, libri e antizanzare.
L’ora legale mi ricorda ancora l’attesa delle ultime partite di campionato, l’euforia del primo maggio, la bellezza dell’aria fresca del mattino, le gite fuori porta, il gelato, il lavoro e il thè freddo.

Ammetto che con le giornate più lunghe si combinano anche più casini, si soffre lo stesso, gli impegni raddoppiano e non è piacevole trovarsi sotto il sole delle 14:00 imbottigliati nel traffico di città ma vi confesso che essere sempre circondata dalla luce mi fa sentire stranamente più fiduciosa.
Ho l’impressione che la gente sia meno isterica del solito, che il mondo sia meno complicato di quello che è e che nessun momento buio possa durare per più di qualche sconfortante ora.

Che posso farci, le belle giornate mi mettono di buon umore e la luce mi tiene compagnia perciò baratto volentieri un’ora di sonno e il mio sfasato orologio biologico in cambio di un po’ di buon umore.
Benvenuta ora legale!



In questi giorni una coppia di genitori britannici ha richiesto la possibilità di poter operare la figlia affetta dalla sindrome di down per modellare i suoi lineamenti e cancellare i tratti della malattia. Inevitabile lo scoppio della polemica e la scissione tra sostenitori e contrari all’intervento di chirurgia plastica.

Francesco Mazzoleni, primario dell'unità operativa di chirurgia plastica dell'ospedale di Padova ha raccolto l’appello dei genitori e sostiene d’aver già in cantiere un protocollo ad hoc per intervenire su lingua, occhi e orecchi dei ragazzi affetti dalla sindrome di down ma confessa di non averne mai parlato prima immaginando di dover andare incontro alle numerose proteste.

Il dottore sostiene che non ci sia alcun male in questa procedura specie perché migliorando l'aspetto fisico si potrebbero facilitare i rapporti con i coetanei e le relazioni interpersonali.

Dall’ altra parte Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell'associazione italiana persone Down, risponde dicendo che non appoggia gli interventi puramente estetici almeno per due motivi: il primo perché non è migliorando l'aspetto estetico che si migliora l'accettabilita' sociale. Più importante degli occhi da cerbiatto e del nasino alla francese è l'educazione all'autonomia. In secondo luogo la Contardi ritiene che “alcuni elementi identificativi fanno scattare una presa di coscienza della propria identità e a volte atteggiamenti di protezione sociale nei loro confronti”.

La chiesa non si è esplicitamente pronunciata ma evidentemente sarà troppo presa dalla battaglia per la salvaguardia della cozza. Anche la cozza è vita e non va mangiata.

Rimane la scelta da prendere: chirurgia estetica o naturalità?

Provo ad immaginare cosa potrei scegliere se fossi al posto di questi genitori. L’istinto mi dice che non sottoporrei un figlio alla chirurgia estetica e non cercherei di cambiarlo ma è troppo facile scegliere senza essere davvero dentro una situazione così delicata. Posso immaginare ma non posso capire quello che sentono questi genitori.

Per capire alcune emozioni non basta chiudere gli occhi e fingere e perciò non biasimo nemmeno chi è a favore delle “plastiche correttive”. Basta pensare che la gente “sana” affronta serenamente operazioni per ritoccare zigomi, seni, glutei, lobi etc etc etc.

Che senso avrebbe condannare e accanirsi contro chi vorrebbe cancellare i segni della malattia? Sarebbe bello se ognuno potesse serenamente prendere la decisioni senza scontrarsi con mormorii e scomuniche e critiche petulanti. Ma perché bisogna sempre dividere tutto tra giusto e sbagliato?

Non c’è una sola verità ma diverse scelte, diversi modi di affrontare i problemi e, quindi, anche le malattie. Quando capiremo che la felicità non è una sola?



Si può comunicare qualcosa anche restando in silenzio e si può parlare senza comunicare niente.

Tra le due cose esiste una differenza netta e per capirla non bisogna avere una sensibilità particolare nell’interpretazione degli gli stati d’animo.

Alcune volte basterebbe soltanto mettersi nei panni dell’altro per più di cinque secondi e pensare un po’.

Ma per svariati motivi non sempre succede: perché si è troppo presi dalla propria vita, perché si preferisce fingere che tutto vada per il meglio o semplicemente perché non è necessario impensierirsi per un’altra persona.

 

Qualche volta ho l’impressione che ci sia poca gente disposta ad andare oltre l’aspetto puramente formale del suono delle parole. Si parla, parla, parla, parla, parla ma quanto si comunica davvero?

Può succedere che anche le persone a noi più vicine finiscano per sapere poco più di nulla dei pensieri che ci orbitano in mente. Si continua a vivere fianco a fianco ma non a capire.

E’in questo modo che anche chi non è solo finisce per esserlo.

Non so esattamente dire quale possa essere il rimedio ma ho l’impressione che lo sforzo debba provenire da ogni parte coinvolta.

Bisognerebbe “sintonizzarsi” di più con le frequenze di chi ci sta intorno, cercare di capire e di farsi capire. Chiudersi nel silenzio non serve e convincersi che gli altri siano tenuti a decifrarci è una pretesa che può deludere.

Vicinanza fisica e vicinanza sentimentale non sempre riescono a coesistere. C’è la prima e si affievolisce la seconda, c’è la seconda ma manca la prima. E’ possibile trovarle entrambi soltanto se volontà diverse siano capaci di intrecciarsi tra loro.

La vita è il più caro viaggio che ci è stato regalato ma trova il suo senso soltanto se percorso in compagnia. Qualora vi dovesse venire la folle voglia di farlo da soli ricordatevi almeno di raccontarlo se non volete che ogni sentimento si svuoti del suo valore.



La regola delle tre P:

Pettinarsi, Pettegolare, Piangere.

Si tratta dei tre elementi necessari per comporre programmi falsi e patinati come quelli mitizzati, criticati ma molto seguiti che conduce Maria De Filippi.

Si comincia dal “pettinarsi” poiché per una buona estetica del programma peli, ciglia e sopracciglia devono essere perfettamente allineati e squadrati.

Chiome fluenti e stravaganti necessitano il supporto di un abbigliamento molto discotecario, ovviamente alla moda. Pena di morte per la sobrietà e ogni orecchino non può essere di grandezza inferiore ad un cerchione di una bmw.

Si accettano strilli e urla d’ ogni genere, offese pesanti soprattutto se non hanno alcun senso. Non è invece concesso parlare a bassa voce se non per attuare la seconda regola fondamentale: pettegolare.

Il pettegolezzo non va molto di moda in questo periodo perché ci sono troppi casini in giro però riesce sempre ad assicurarsi quella buona fetta di pubblico che ne è quasi fisicamente attratta.

I nostri eroi, quindi, entrano in scena più tirati dei capelli dell’ onorevole Casini, si screditano vicendevolmente, si sputano contro quintali di cattiveria e, infine, aggiungono quel tocco di melodramma finto come una banconota da tre euro.

Lacrime, pianti, commozione generale e ancora urla.
Deve sicuramente trattarsi di una strana coincidenza ma quando mi capita di intravederne qualche pezzetto finisco per ascoltare qualcosa che mi spinge a cambiare immediatamente canale. Sono del parere che la tv non possa essere fatta solo da documentari, tg e programmi intellettuali ma non bisognerebbe nemmeno trovare spazio per la diffusione di messaggi distorti.

La settimana scorsa ho intravisto un pezzetto di “Amici” e se ho capito bene un’insegnante sputtanava un’aspirante ballerina per via del suo fisico “assolutamente non adatto per la danza”. …Se solo fosse stata più magra, più snella, avrebbe potuto costruirsi un futuro.
Corpo in carne = limite dei sogni e delle aspirazioni.

La tizia con parole strozzate cercava di giustificarsi, mortificata conveniva ai commenti sul suo fisico e, anzi, ne riconosceva la deformità. Veramente triste e deleterio. Inutile dirvi che quel corpo non aveva nulla di eccessivo e quella mortificazione era del tutto fuori luogo.

Ho spento per irritazione e mi sono soltanto chiesta quale possa essere l’efficacia e la potenza delle campagne contro i disturbi alimentari se i ragazzi, soprattutto in fase di sviluppo, si sparano due o tre ore quotidiane di paranoie e fobie.

Dalle tre P sono finita qui. Una vocina cinica mi suggerisce d’ aggiungerci anche la quarta P di puttanate ma credo che quest’ ultima specificazione sia ormai superflua.



Solidarietà che sgorga da ogni fazione per Benedetto XVI in seguito alla sua decisione di non far più visita agli studenti della Sapienza.

Il Papa avrebbe voluto presenziare la cerimonia per l’ inizio dell’ anno accademico prevista per il 17 gennaio all'Università di Roma ma ad accoglierlo ci sarebbe stato anche un comitato di protesta formato per lo più da studenti.

La questione ha avuto origine ben due mesi fa quando è stato presentato al Rettore dell’ Università un documento firmato da 67 docenti che si dichiarava contrario alla visita del Papa in quella specifica occasione.

La lettera è finita sui giornali e gli studenti si sono riuniti in assemblea per decidere sul da farsi. In men che non si dica la notizia sulla lotta contro la visita di Benedetto XVI ha fatto il giro di tutto il mondo.

Esistono molti modi per manifestare il dissenso e gli studenti avrebbero potuto accettare la sua visita ma disertare la cerimonia, scrivere contro, dialogare, riflettere eccetera eccetera eccetera. Non ci può essere crescita intellettuale e morale senza lo scambio di opinioni, allora, perché impugnare subito l’ascia di guerra?

 

Il motivo è stato accennato inconsapevolmente da Walter Veltroni che ha giudicato la vicenda come “una sconfitta (…) del rispetto delle istituzioni”.

Ho l’impressione che la contestazione sia stata soltanto un buon pretesto per urlare qualcosa contro qualcuno perché il malcontento di questo popolo sta raggiungendo soglie veramente elevate.

Il problema unico è che gli Italiani sono stanchi, non si trova quiete su nessun fronte e il malcontento sfocia in tutte le forme che può. Ratzinger è stato soltanto il capro espiatorio di tanto inquietudine.

In questi mesi siamo passati dall’ emergenza per la sicurezza dei lavoratori all’ emergenza dei clandestini, dall’ emergenza per la mala sanità a quella della spazzatura. Aggiungiamoci anche disoccupazione, povertà, assenza di servizi, insicurezza e una visione sempre più limpida di uno Stato assente che rimane in piedi certamente non grazie alla fiducia del suo popolo, piuttosto, grazie alla speranza, al sogno, al desiderio che ogni cosa possa raggiungere miracolosamente un suo equilibrio.

Mi dà conferma di quanto penso l’azione compiuta proprio oggi da Graziano Cecchini, l'uomo che ha tinto di rosso l'acqua della Fontana di Trevi nell'ottobre scorso e che ha fatto rimbalzare 500 mila palline colorate dalla scalinata di Piazza di Spagna.

L’operazione si chiama "I fratelli d'Italia si son rotti le palle" e Cecchini ha spiegato ai giornalisti che si è trattato di un'operazione artistica che documenta con l'arte il problema che abbiamo in Italia: ci raccontano tante bugie.

Chi non dovesse essere d’accordo, per questa volta, provi a scagliare la prima …pallina!



La procura di Marsala ipotizza che Denise sia stata uccisa con una dose eccessiva di tranquillanti, chiusa in un congelatore e gettata in mare. Per essere soltanto un’ipotesi sembra abbastanza dettagliata e chiara.

A confessare questa versione è stato Giuseppe D'Assaro, 46 anni, già stato in carcere nel 1985 per aver ucciso una trentanovenne e che, secondo la sua confessione avrebbe aiutato l ‘ex moglie sbarazzarsi del corpicino.

Anche l’ ex moglie Rosalba Pulizzi, zia di Denise,  ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso in omicidio e sequestro di persona. Ma le cose non sembrano affatto quadrare poiché secondo gli investigatori gli spostamenti che avrebbero dovuto fare per mettere in atto questo macabro piano non corrispondono a quelli visibili dalle “celle” del telefono cellulare.

Mi piacerebbe dire di più e trovare le parole adatte e sagge per commentare la vicenda ma in casi come questi le parole servono a poco, nemmeno a riempire spazi vuoti di silenzio perché nessuno ha attenzione per ascoltarle . La verità è che a far da protagonista in questa storia sono la cattiveria umana e il sacrificio dell’ innocenza.

Se le cose fossero andate davvero così mi chiedo come sia riuscita a vivere fino al giorno d’ oggi la Signora Rosalba Pulizzi.

Come cazzo sia riuscita ad andare a letto la sera sapendo d’ aver surgelato una bambina? Come si può accostarsi a prendere la comunione e guardarsi negli occhi attraverso lo specchio?

L’inquietudine e la desolazione avrebbero dovuto farla impazzire e invece sembra che nessun sentimento di vergogna possa intaccare il suo silenzio. Forse questo riuscire a sopravvivere con serenità è ancora più agghiacciante del compiere l’atto stesso.

E se fosse vera l’ ipotesi della procura?

Denise, dolce bimba, non avrebbe occhi per decifrare tanto odio e sarebbe vittima di colpe non sue. Punire gli innocenti è il modo più cattivo per far del male e rientra tra le azioni più vergognose del genere umano.

Difficile credere che sia davvero andata così.

Resta ancora la speranza della mamma che crede che la sua piccola sia ancora viva e, finchè non le daranno prove dell’ omicidio, non ha intenzione di rassegnare la speranza di riabbracciare il dono più prezioso che il cielo le ha donato e che qualcuno senza scrupolo di vigliaccheria le ha portato via.

Il mio pensiero va alla piccola Denise, qualunque sia la verità rimane soltanto lei l’ unica vera vittima di tanta follia.



Abbasso le suonerie, a morte i cellulari, non se ne può proprio più.

Ammetto di essere stata una buona consumatrice di telefonini che con estrema puntualità rompevo nell’ arco di un anno.

Col tempo la mania del cellulare è andata scemando fino a portarmi ad una forma grave di intolleranza verso ogni tipo di suoneria.

Non metto in dubbio la sua utilità ma ne critico l’ uso maniacale, l’abuso e spesso l’ossessione. Un cellulare acceso corrisponde ad una persona viva che ha voglia di comunicare e che deve per forza far parte del circuito.

E se la persona non dovesse rispondere perché l’ ha dimenticato in macchina, nel cesso, senza suoneria o perché sta facendo un sonnellino? Cosa succede?

Panico. “Sarà sicuramente successo qualcosa! Certo, altrimenti l’ avrebbe spento, no? Oppure non mi vuole rispondere, lo fa apposta!” I pensieri cambiano in base ai casi ma c’è sempre quel pizzichino di discreta maniacalità e la convinzione che telefono acceso significhi “Io ci sono!”

Se squilla, vive. Stronzate.

Non voglio esagerare ma vi confesso che da quando ho deciso di accenderlo soltanto di sera per qualche ora vivo più serenamente ed è una sorpresa in più leggere tutti i messaggi in un momento solo della giornata.

Cari “telefono casa” che vivete appiccicati al “coso” o addirittura ne avete due o tre sparsi per la casa, vi ha mai detto nessuno che le abitudini possono facilmente diventare schiavitù? Pensateci un po’, provate a fregarvene se potete e, soprattutto, abbassate quelle suonerie ansiogene!

P.s. immenso.

Secondo alcune informazioni che gironzolano per la rete (chiaramente mai rese note dalla tv) dopo un uso prolungato del cellulare si possono verificare sintomi come: vertigini, disagio, difficoltà di concentrazione e memoria, fatica, calore all'orecchio e dietro allo stesso, sensazione di bruciore al volto e ancora, gli utilizzatori di lunga data dei cellulari hanno significativamente il 40% di probabilità in più di sviluppare un certo tipo di tumore cerebrale sul lato della testa accostato al cellulare e di sterilità (se attaccato con regolarità alla cintura dei pantaloni).

L'energia elettromagnetica è convertita in calore (altra forma di energia) provocando un aumento della temperatura del tessuto cerebrale di 1 C e l’ effetto termico è tra le principali cause di tumori cancerogeni.

Il cellulare può anche deteriorare i rapporti affettivi perché la comunicazione si declassa in trasmissione di informazioni usando poco più di 160 caratteri e soltanto parole parole e parole che senza l’ accompagnamento dell’ espressione del volto rischiano di assumere un significato diverso dal reale.

Malesseri, malumori e incomprensioni sono anche fomentati da un eccessivo uso del telefono cellulare ma quest’ ultima è solo una mia personale convinzione.



Alcuni giorni l’aria sembra più pesante, quello che abbiamo di fronte perde incanto e niente sembra avere più il senso il valore di prima. Non è un’emozione controllabile, arriva senza avvisaglie, non conosce dolcezza.

E’ come se tutto il resto del mondo entrasse in ombra, piombasse il buio più profondo e un fascio di luce illuminasse soltanto la propria figura.

Tutte le altre immagini e tutte le figure vengono oscurate dall’ amor proprio, soppresso, sacrificato, rinato e che si ripresenta con tanta prepotenza da confondersi con l’ egoismo.

Tutto sembra più chiaro: la stanchezza  e la sopportazione quotidiana sono state lo stillicidio che hanno corroso ogni forza morale e fisica.

Si diventa insofferenti, come se sotto il sole rabbioso d’agosto indossassimo un pesante maglione di lana, stretto e pungente. Agonizzante. Verrebbe voglia di disfarsi di tutto per non provare più la sensazione di soffocamento.

L’ ho visto fare a molte persone ma la maggior parte ritornavano indietro dopo qualche minuto, raccoglievano il tormento, lo rassettavano e lo indossavano con la cura di sempre.

Indossare un maglione di lana sotto il sole d’agosto può richiederci smisurati sforzi ma non bisogna mai disperare perché gli eventi cambiano, devono cambiare, e presto o tardi arriveranno in punta di piedi e con massima discrezione le sere umide di ottobre e novembre, il freddo di gennaio, il gelo di febbraio . Il caldo non ci sarà più e ciò che era un peso diventerà un conforto.

Mai abbattersi, anche quando le cose non seguono la strada che avevamo tracciato con tutti i buoni propositi che la mente umana dispone perché tutto deve ritrovare un ordine e un equilibrio, anche quello che più ci tormenta e ci fa dimenticare la bellezza di una vita serena.”

Riassunto:

Ogni tanto ti girano all’ impazzata perché re, conti e marchesi tutti del regno di Pirlonia ti essiccano il cazzo fino a farti arrivare al punto il cui l’ occhio sinistro trema come le chiappe di Mike Bongiorno, ti scoppiano i capillari e si gonfiano le vene del collo come un materassino. Gridi come uno sceicco che in pieno deserto buca la coscia posteriore del cammello e mandi affanculo il mondo intero. Poi ti fai un giro, lanci qualche mollichina del panino ai piccioni, ne arriva un esercito , ti spodestano e ritorni a casa tranquilla. Pronta per ricominciare, ti erano soltanto girate le palle. Capita a tutti.



Un’ immagine che ritrare un bambino addormentato e il suo delicato braccino con il braccialetto di riconoscimento usato negli ospedali. Perfettamente a fuoco e leggibile è la scritta “Homosexual”.
Di fianco, lo slogan: “L’orientamento sessuale non è una scelta”.

Pubblicità progresso.

La campagna è patrocinata dal Ministero per le Pari Opportunità, retto da Barbara Pollastrini cofirmataria insieme alla collega Rosy Bindi del ddl sui Dico mentre il manifesto è stato ceduto alla Regione Toscana dalla fondazione Canadese Emergence.

Tutti i politici ne vanno fieri, addirittura sostengono che tutte le regioni debbano al più presto adeguarsi e promuovere l’iniziativa. Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay ha dichiarato che “La nuova campagna di comunicazione è assolutamente all’avanguardia nel panorama della difesa dei diritti lgbt. È ora che l’Italia si adegui alla Toscana”.

L’assessore Toscano Agostino Fragai ha decisamente sostenuto che“Il manifesto affronta con forza ed in modo efficace una delle questioni di fondo di un tema eticamente discusso, sottolineando come l’omosessualità non possa essere considerato un vizio, ma una delle tante espressioni della personalità di un individuo”.

Secondo i promotori della campagna, la gente con pregiudizi mentre aspettache scatti il verde al semaforo, scoglionata e abbastanza stanca, osserverebbe il manifesto, leggerebbe la scritta e improvvisamente dimenticherebbe tutte le male parole che la chiesa ha sempre scagliato contro l’ omosessualità, cancellerebbe tutte le battute allusive che abbondano nei telefilm americani e metterebbe da parte l’ educazione ricevuta dalle famiglie e le influenze dell’ ambiente circostante. I bambini in fase di sviluppo, invece, crescerebbero con la visione dei gay che, per essere accettati, hanno dovuto promuovere una campagna per rivendicare la loro “normalità”.

Ma tutto questo non sarà soltanto un modo per creare una sottocategoria del genere umano considerato “normale”?

Gli stessi omosessuali non pensano che si stanno autoghettizzando?

Le inclinazioni sessuali dovrebbero far parte della sfera personale e privata di ogni individuo e quindi non ridurre i propri diritti, le proprie capacità ed emozioni. Parlare così tanto di scelte “personali” è soltanto un modo per fomentare i pregiudizi.

Mi viene in mente la campagna sui mestieri che subivo quando ero in seconda elementare e la mia maestra passava ore e ore a sottolineare che i lavori sono tutti necessari, uguali e non ne esiste uno più dignitoso dell’ altro. E diceva “il papà di Francesca, ingegnere aerospaziale, e quello di Marco, direttore di banca, fanno un lavoro uguale a quello del  papà di Marco, netturbino, e della mamma di Maria, colf.

Quasi tutti annuivano convinti e poi correvamo a giocare perché poco importava chi e cosa fossero i genitori. Ma non mancava mai il gruppetto di stronzi che invertiva le parole della maestra e si lanciava in una presa per il culo balorda e sciocca senza nemmeno saper dare un perché alle parole.

Lo stesso mi sembra stia succedendo per i gay: loro sono uguali a noi, loro non sono diversi, loro sono uguali, non sono diversi.

Si ok. Una parte dice si, una se ne fotte ma la minoranza stronza troverà solo terreno fertile per dar sfogo a volgari cattiverie e per sentirsi apparentemente migliore.



Se prima della rivoluzione industriale una cortesia era quella di avvertire il vicino della presenza di marmotte sotto il suo appezzamento di terreno e della presenza di lupi vicino al recinto di pecore, adesso, una cortesia, è avvertire un papà di famiglia della presenza di un vigile, sbucato probabilmente da un tombino, in fase di multa intorno alla sua auto.

Gli esseri umani del 2007, quelli particolarmente buoni che ancora sopravvivono, trovano giusto e spontaneo essere cortesi anche con gli estranei. Non ce ne sono moltissimi e perciò, quando se ne incontra qualcuno, ci verrebbe la voglia di schioccargli due baci in fronte per ringraziamento.

Per esempio, diverse volte mi è capitato di fare la fila alla posta e di ricevere in regalo un biglietto strappato venti numeri prima del mio da qualcuno che, per ragioni di tempo o di pazienza, abbandona il campo “Evvai, se prima avevo 140 persone prima di me adesso ne ho solo 122!”

E al supermercato? Non vi è mai capitato d’ aver soltanto una cosa da pagare tra le mani e di fronte un carrello a due piani stracolmo di pasta, pelati, carne in scatola, biscotti, merendine, cibo per cani etc etc etc?

 

Non sempre ma qualche volta succede che l’anima buona dal “carrello container” (e che probabilmente viene a far la spesa con un furgone) dice “se vuole passare prima di me …faccia pure!” 

E senza capire molto, mentre paghiamo, imbustiamo e contiamo con mezzo occhio le monetine di resto ci lanciamo in un “Si, grazie, grazie mille, faccio subito, ecco, ecco fatto, grazie, saluti alla moglie!”

E, ancora, il mondo ci fa meno schifo quando qualcuno ci dà indicazioni chiare e giuste per trovare una strada, quando un tizio apparentemente molesto ci pedina solo per ridarci il maglione che avevamo dimenticato su una panchina (e noi che eravamo già al telefono con il 113) e quando in profumeria la commessa riempie la busta di campioncini di profumi (questa non c’ entra molto ma fa piacere lo stesso!).

Poi ci sono gli angeli della strada che vedendoci girare 9 volte in cerca di parcheggio si impietosiscono e mimano qualcosa che significa “sto per andar via, se mi segui puoi occupare il mio posto!” Grazie buon uomo e grazie anche al tizio che mi ha dato la precedenza in quel casino di traffico. Scommettiamo che era suo cugino?

Sono i piccoli piaceri quotidiani che fanno ancora sperare in un mondo non proprio interamente individualista e solitario. Bisognerebbe soltanto esercitare di più il muscolo della gentilezza che non dispiace mai a nessuno se non ai testa di minchia senza speranza ma per quelli è tutta un’ altra storia.



Domenica pomeriggio metto piede in chiesa dopo anni di assenza.

Ambiente mistico, odori di incensi purificanti, pareti un po’ umide e tanta gente in piedi in attesa dell’ inizio della celebrazione.

Qualche viso mi è familiare, a pensarci bene, si tratta di gente che da anni incontro tra posti lavorativi e non. Ottimo, mi viene voglia di spedirgli un sorriso cordiale e attendo di incrociare qualche sguardo. Eccoci, si accorge di me la ragazza glade che da ben tre anni incontro in biblioteca. Ci fissiamo, le sorrido ma lei mi riguarda più in cagnesco di prima.

Rimango delusa e con la maturità di una bimba di 7 anni mi indispettisco anch’io. “Fanculo, potevi almeno sorridere, tanto mi stavi antipatica perché ogni giorno ti spruzzi addosso 7 ettolitri di profumo! Ops, ma non ho appena fatto un peccato?“

Seguo la predica del prete, osservo la gente distratta e quella dal volto triste. Anche se non entro in chiesa da tanto riesco perfettamente a ricordare ogni preghiera, ad anticipare il prete, è quasi meccanico.

Il misticismo del prete viene brutalmente frantumato dal coro della chiesa che si lancia in canzoncine che ricordano tanto “la canzone del sole” di Battisti. Sembrano stacchetti pubblicitari. Mi aspetto quasi di vedere la suora amica di Del Piero e della Chiabotto che sponsorizza il Thè Santo. Mi chiedo come si possa entrare in preghiera profonda con una specie di tarantella in sottofondo. No, no, no, sto per fare un altro peccato.

Nella mia testa bacata rivedo James Brown in “ The Old Landmark”

" Voglio... voglio raccontarvi cosa mi è capitato. Al mio risveglio, stamattina, ho udito uno strano rumore. Sapete che cos'era? Era uno scampanellio, di migliaia di anime perdute. E sto parlando delle anime di donne e di uomini che sono dipartiti da questa vita. Dove sono quelle anime perdute e tormentate che vagano invisibili sulla terra? Cercando la luce divina che ormai non troveranno? Perché è troppo tardi, troppo tardi sì!, troppo tardi perché possano vedere di nuovo la luce che un tempo hanno scelto di non seguire! Fratelli, io vi dico: non vi perdete quando arriva la vostra ora! Poiché il giorno del Signore arriva come un ladro nella notte! Amen! Siete pronti? Well, well, well..."
 

La mia testa non si ferma più, secondo peccato della giornata. La messa sta per finire, manca la benedizione ma il sacerdote ci propina un ricatto morale “prima mi ascoltate se volete la benedizione” e si abbandona in dieci minuti di comunicazioni servizio sul consiglio pastorale e sull’ incontro per il restauro della chiesa a suo dire “povera e inadeguata per celebrare una messa per il Signore” ….e pensare che io avevo deciso di andarci proprio perché non aveva troppi fronzoli!

Durante le chiacchiere mi ritorna un altro pensiero cattivo, terzo peccato in vista “ma perché diavolo dopo aver preso la comunione ed essere stati in profondo contatto con Dio bisogna sentire le comunicazioni di servizio? E se qualcuno vuole pregare? Dov’è quest’ immersione spirituale se non esistono mai silenzi?”
 

Ci dirigiamo tutti verso l’ uscita e trovo al mio fianco altri visi noti ma non ho voglia di accennare sorrisi, tanto è inutile. Sta per nascere il quarto peccato della giornata “che ci viene a fare la gente a messa se poi si gira dall’ altra parte e si chiude a riccio di fronte ad un sorriso? Com’ era la storia dello scambio del segno di pace?”

Esco dalla chiesa con una benedizione che forse non ho meritato e con la convinzione che non si apprezzi più il valore del silenzio. Cazzo com’è difficile fare i bravi cattolici! Parolaccia, altro peccato. Mi arrendo!

 



Tutta colpa del dente del giudizio.

Ascessi, febbre, guance grosse quanto quelle di un criceto che ingurgita semi di girasole e visite guidate dalla mia dentista di sfiducia che, con straripante charme, tira fuori dall’ involucro lo strumento di capitan uncino, si appende al molare e poi mi consola dicendo “purtroppo il dente sta crescendo e stai partorendo ragazza mia!”

Bello, partorisco denti…speravo in un travaglio più breve!

In compenso, adesso sto diventando giudiziosa. Non mi accanisco più contro le falene che dalle 6 di sera entrano nella mi stanza e nemmeno con le cassiere scocciate del supermercato. Le pubblicità mi danno meno fastidio di prima e inizio a sviluppare un certo gusto nell’ ascoltare i discorsi lunghi e infervorati su quello che pensa la gente.


Durante l’ ultimo viaggetto di 1600 ore ho lasciato che i Signori che avevo di fronte mi raccontassero di loro.

Il Signor Alfonso, (non so il nome vero ma aveva la faccia decisamente da Alfonso), sessantaquattrenne, vive nel rancore d’ aver lasciato la sua prima moglie per la sua attuale seconda lolita che, invece, è gelosissima, insopportabile ed è una catastrofe di dolori equamente distribuiti tra schiena, gambe, braccia e faccia.

Ora Alfonso porta avanti, a malincuore esplicitamente dichiarato, la sua scelta (o come ha detto lui “il suo errore”) e cerca di crescere al meglio i suoi tre figli, specie la piccolina affetta da una pesante asma che la costringe a vivere solo in ambienti con meno smog e aria sana, meglio se marina.

Il Signor Mario, cinquantottenne e camionista professionista, mi ha detto che l’evento più felice della sua vita è stato il divorzio intrapreso dopo ben 23 anni di tormenti inflitti da una perfida moglie che non lo lasciava “nemmeno cagare con la porta chiusa”!

Il Signor Mario, sostiene d’ esser rinato da quando ha trovato l’amore vero con la sua compagna brasiliana, Linda, che riesce a farlo sentire ogni giorno  il re di casa. Lei gli ha insegnato a vivere in maniera felice, sana, a mangiare con le mani, a ballare la samba e a “perdersi nei suoi occhi gioiosi per ore”.

Mi ha fatto un sermone infinito sull’ amore VERO e mi ha augurato di trovarlo, il Signor Alfonso scuoteva la testa e mi diceva di non crederci perché lui si sente infelice come un millepiedi tranciato in due da una bici. Sotto ai miei occhi attenti e curiosi è partita una disputa sull’ amore che si è prolungata per tutta la tratta Firenze-Roma.

E’ stato bello ascoltare le discussioni di due uomini e la pesantezza delle loro parole cariche di esperienze e di emozioni, più lusinghevole è stato essere la destinataria privilegiata (probabilmente perché mai più rivista) dei loro pensieri più profondi.

Sono diventata troppo sensibile? Troppo pensierosa? Secondo me è tutta colpa del dente del giudizio che fa male, mi fa stare zitta e mi ha dimostrato quanto può essere bello ascoltare la gente che ha sempre qualcosa da dire e qualcosa di sé da regalare, anche agli sconosciuti.


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