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Posta per Sara


E allora, amico Pig, visto che è una bella lotta, ti chiedo il permesso di dire la mia qui, pubblicamente.

Ho già parlato in passato in difesa di Morgan, che continuo a sostenere e continuo a considerare solo ed esclusivamente un grande artista. E continuo a difenderlo, in un modo per me nuovo, quasi in diretta, col mio pc e davanti alla tv.

Giovedì 4 febbraio 2010 ore 23.30.

Sto per guardare intenzionalmente e per la prima volta nella mia vita una puntata di “Porta a porta”, programma che solitamente detesto. Ma oggi c’è lui e io tifo per lui. Tifo per lui da più di 10 anni a questa parte.

I Bluvertigo li ho conosciuti a partire dal loro secondo album, Metallo non metallo. Morgan l’ho amato da subito, ancora oggi ho la camera tappezzata di sue foto. Alcune le ho fatte io quando ho assistito a un loro concerto, a Cagliari.

Oggi Morgan vive una situazione che non auguro a nessuno. È un uomo che ha sbagliato ma che sembra debba pagare per tutti quelli che hanno commesso un errore come il suo. Con Lapo Elkann abbiamo sfiorato la beatificazione.

E lui invece lo mandiamo all’inferno adesso stesso. È stato sbattuto il mostro in prima pagina, come al solito. Morgan avrà sicuramente dei bei soldini in tasca, ma nel paragone con Lapo, uno sembra inarrivabile e l’altro, che comunque ha un talento e una genialità che non ho mai visto, in quel modo, a nessuno, è comunque un povero Cristo.

Prima domanda del conduttore: “ha pensato a sua figlia durante quell’intervista?”
Penso sempre a mia figlia, dice lui.

Tra gli ospiti, Giorgia Meloni. Viene interpellata. È la prima ad aver risposto mediaticamente alle dichiarazioni che la rivista Max ha riportato. Ma ieri ha incontrato Morgan in un programma radiofonico e dice di essersi trovata davanti una persona diversa rispetto a quelle dichiarazioni.

Ma va? Perché non hai chiesto a me? Perché non hai chiesto anche a chi un minimo lo conosce, anche solo artisticamente? Ti racconto per filo e per segno di quando l’ho visto al concerto, di quando alla fine dell’esibizione è uscito insieme agli altri musicisti e io, tra la folla, ero la prima ad averlo visto e ho urlato di gioia. E lui mi ha sentito e un po’ per prendermi in giro, ha urlato anche lui ed è venuto ad abbracciarmi. Avevo 17 anni.

Se una cosa simile fosse successa a quell’epoca, avrei voluto spaccare il mondo. Ma adesso, di anni ne ho 26. I Bluvertigo nel frattempo hanno preso una pausa di riflessione, hanno suonato qualche volta, ma non abbiamo nuove canzoni. Continuo ad ascoltarli. Apprezzo Morgan artista unico, ma ammetto che i Bluvertigo mi mancano parecchio.

Prende la parola un altro ospite, Livia Turco. Si è sempre occupata di problemi di droga e adesso, commossa, parla a Morgan trattandolo finalmente come tutti avrebbero dovuto fare da subito. Capisce di trovarsi davanti a una persona e parlargli col cuore in mano, a fargli capire in ogni modo che quello che fa è sbagliato.
“Sii forte! Sii forte!”. Morgan, sì, sii forte.

Claudia Mori, collega giudice a X Factor, è in collegamento e dice più o meno quello che penso io. Lui sbaglia, lui ha sbagliato, ma sbattere il mostro in prima pagina è la cosa peggiore che si possa fare e chissà quante sono le persone che sniffano, non lo dicono e adesso sono lì, a dire quanto Morgan sia pericoloso. Se uno sta zitto, può sniffare fino a domani mattina, ma se gli scappa la frase sbagliata, allora gli si ritorcerà contro per tutta la vita.

Ma c’è una cosa da chiarire. Nella rivista Max, quella famosa intervista recita che “uso la droga come antidepressivo, anche Freud la somministrava, fa bene”. Il giornalista scrive questo. Morgan dice che c’è stato un fraintendimento, il tono di dire le cose è importante e se una persona fa una battuta, anche pesante, sarà di pessimo gusto, ma è comunque una battuta.

È la parola di Morgan, contro quella del giornalista. Perché tutti crediamo al giornalista senza ombra di dubbio? Perché nessuno ascolta quello che dice lui, che ha tutto il diritto di difendersi?
Io sono più propensa a credere a quello che dice lui, ma non basandomi sulla simpatia che ho nei suoi confronti. Ma basandomi sul suo modo di parlare e basta guardare le interviste rilasciate da Daria Bignardi ad esempio, per vedere quanto possa essere facile estrapolargli una frase e sbattergliela contro in questo modo.

Ma il punto non è neanche questo.

Bruno Vespa cerca di stare buono, ma cosa ci si aspetta, è pur sempre una sanguisuga mascherato da perbenista. Sottolinea ogni volta quanto Morgan abbia sbagliato, quanto la Rai sia giusta, quanto il festival abbia fatto bene a escluderlo.

Entra don Mazzi. Incacchiato nero e diretto più che mai. Lotta da sempre contro la droga. Osservazione: forse è la prima volta, esclusa la ministra, che sento delle persone minimamente competenti parlare di tossicodipendenza.

Don Mazzi è diretto: “tu sei un mito per i giovani, il male che hai fatto, devi recuperarlo. Quell’intervista è stata una bischerata, tua e del giornalista”.

Un milione e quattrocento mila persone in Italia fanno uso di cocaina. Tutti gli abitanti della Sardegna praticamente. E chi sono questi? Dove sono questi? Centoventuno milioni i depressi. Ci sarà anche quel milione e mezzo là dentro?

A me non hanno stupito le parole di Morgan. Sono quelle cose che in fondo si sanno, un segreto di Pulcinella allargato a tutte le persone che più o meno sanno chi sia lui e che cosa abbia fatto. Non pensavo usasse proprio la cocaina e questo, più che causarmi uno shock, mi ha causato un dispiacere immenso, ovviamente, ma Morgan, l’artista, in fondo è Marco, un uomo. E gli uomini si sa, sbagliano.

In studio le domande sulla cocaina come antidepressivo si susseguono e a me viene in mente una domanda. Ma qui nessuno ha mai letto “Noi i ragazzi dello zoo di Berlino” di Cristiane F.? All’età di 13 anni Cristiane assumeva stupefacenti per superare il difficile momento che viveva, il cambiamento di casa, la separazione dalla sorella… una presenza in una scuola in cui non si trovava. La assumeva il sabato, la inalava e le bastava per una settimana intera. E per assurdo, in quel periodo ha cominciato ad avere degli ottimi risultati scolastici, a farsi notare per la sua propensione agli studi. Ad avere un umore migliore e a sentirsi meglio con sé stessa. Ecco perché in tanti ci cascano. Tutte le dichiarazioni che ho letto e sentito, dicevano che inizialmente, la cocaina, lasciava questo benessere e proprio questa era la trappola. Quindi lascia l’illusione di far stare meglio, ma ti distrugge dentro e te ne accorgi prestissimo.

Giorgia Meloni, ministro della gioventù, continua a parlare dei giovani e del messaggio che i giovani ricevono. A me questo discorso comincia a stare stretto. Sempre all’epoca del concerto dei Bluvertigo, ero una fan accanita di Marilyn Manson, che seguo tuttora e che all’epoca saliva alle cronache italiane perché tre ragazze dicevano di aver ucciso una suora in suo nome. Ah si?

E allora ve la faccio io la rivelazione sconvolgente. Io non solo ascoltavo l’Anticristo, ma pensa un po’, non ho mai smesso di andare in Chiesa. Io ascoltavo Marilyn Manson che mi cantava The Dope Show, ma non ho mai e dico mai fumato neanche una sigaretta in tutta la mia vita, mentre tanti miei coetanei erano lì a farsi dei pipponi di marijuana quando non ascoltavano altro che Paola e Chiara. Amici come prima. E non ero di certo una giovane decisa all’epoca, non sapevo neanche da che parte girarmi, imbranata, insicura, ero praticamente la fotocopia di Ugly Betty! Com’è possibile?? Sarei stata la vittima prediletta, da illudere e prendere in giro in tre secondi.

Solo per cronaca. Ascolto da allora anche Courtney Love, ok?

La parola sbagliatissima che secondo me viene usata fin troppo in queste occasioni è quella del modello.

Ma scusate, ma adesso voglio sapere, ma chi cavolo prende come modello la gente che passa in televisione??? Chi è che pensa che loro non sbagliano, che fanno tutto giusto e che loro debbano preoccuparsi di noi?? Non sono altro che essere umani, come quelli che incontriamo ogni giorno per strada!! E non mi va neanche la giustificazione che i giovani sono fragili…ma dove sono i genitori che ti insegnano cosa è giusto e cosa è sbagliato? Dov’è finito il ruolo di genitore se adesso dobbiamo solo preoccuparci della diseducazione che passa in tv?

Da quando la tv deve educare??? Questo mi fa imbestialire!!

Riprende la parola Morgan: “Io sono una vittima, ma solo delle mie puttanate. “

Bruno Vespa: “Sanremo è l’immagine della Rai.”

Ok. E allora facciamola dimostrare a Pupo questa immagine, che ha una moglie e un’amante ed è un giocatore d’azzardo. Facciamola dimostrare a Vasco Rossi che negli spot sanremesi canta Vita Spericolata mezzo ubriaco. E ritiriamo immediatamente il premio Mia Martini… è morta per overdose… che facciamo, le intitoliamo un premio? Assolutamente no!! Se vogliamo anche appendere striscioni con scritto roba del tipo “Gianluca Grignani è un minchione” perché ha avuto gli stessi problemi… ipocriti! E apposta ho scelto il suo nome, il cantautore più sottovalutato d’Italia solo perché ha una bella faccia. Ma questo è un altro discorso.

E visto che la Rai tiene tanto alla sua immagine… ci siamo dimenticati come ci è arrivata Elisabetta Gregoraci???

Porta a porta si avvicina alla fine. Interviene telefonicamente Gianmarco Mazzi. Chiama, dice quanto lui sia contrario alla droga e che la decisione sia inevitabile, perchè a quelle dichiarazioni si deve rispondere in modo chiaro e inequivocabile. Dice che ha dovuto prendere la decisione di allontanare Morgan dal festival perché è una cosa che non riguarda più la parte artistica. E cos’è il festival? Una gara canora. Appunto.

Ma aggiunge anche, che una persona che chiede aiuto, che racconta così i suoi problemi meriti sempre di avere una mano tesa.

Morgan: “ e quindi?”.

Risposta non pervenuta.

E quindi, il direttore artistico non ha le palle di prendere una posizione, ma non ha neanche le palle di dirgli al telefono (figuriamoci in faccia) che cavolo di ruolo ha e se vuole tenerlo oppure no. Anche solo un’opinione personale sul caso, sarebbe stata gradita. Si contraddice in continuazione, lui ha deciso, lui non ha deciso, lui ha deciso perché costretto dai vertici. Insomma, non si sa. E devo smentirti Pig, ma nessuno l’ha riammesso alla gara.

La puntata finisce. Finisce con un uomo di 37 anni che ha sbagliato, ma forse sentirselo dire anche da persone che non hanno la minima idea di chi sia, da politici che se non fosse mai saltata fuori questa storia avrebbero continuato a ignorarne l’ esistenza, è un po’ troppo.

E se non fosse mai saltata fuori questa storia, Morgan sarebbe andato a gareggiare al festival e magari l’avrebbe anche vinto. Sarebbe stato conosciuto unicamente per il suo talento da musicista, per essere il primo cantautore che durante la sua esibizione dirige anche l’orchestra e sarebbe cambiato tutto. E cosa sarebbe stato allora Morgan?

L’esempio da seguire.

Che ipocriti.        Qui quanto aveva scritto Pig


 

Veronica Ciardi
Dicevamo?? La solidarietà femminile crea scompiglio… e infatti. Anche se parliamo di grande fratello.

Voi pensate che al grande fratello sia tutto finto? Io non proprio, penso più che altro che ci siano degli autori bravissimi, che lancino un indizio sulla direzione che il programma deve prendere ma poi è da vedere cosa succede.

L’altra volta mi sono soffermata sulle due concorrenti più discusse e indubbiamente più forti a livello mediatico di questa edizione: Sarah e Veronica. Beh, ieri sera c’è stata la resa dei conti e l’ex modella Sarah Nile è uscita di scena.

La serata si prospettava già piena di colpi di scena, tanto che persino la sigla iniziale è stata sostituita da un’immagine buia dello studio e dal rumore di un battito cardiaco a riempire il silenzio prima che Alessia Marcuzzi prendesse parola.

Come ho detto l’altra volta, le due concorrenti si sono fatte notare per il loro rapporto un po’ ambiguo, un’amicizia femminile fortissima culminata in baci in bocca e vere e proprie dichiarazioni d’amore. La cosa non è andata giù a tante persone, specialmente ai ragazzi all’interno della casa che avevano intrapreso una relazione con le ragazze.

Uno su tutti, Mauro, un ragazzo veneto, è stato molto attratto da Sarah che inizialmente ricambiava. Tanto che un bel giorno, lui decide di mettergli al dito un anello che porta con sé dal 2004 dicendo che non è mai riuscito a liberarsene (non l’avrà mica rubato?) per donarlo a una ragazza che lo meritasse. Ma Sarah, più conosce Mauro e meno gli piace… glielo dice, fa dietrofront e gli rende l’anello. E lui?

E lui non accetta nella maniera più assoluta!

E qui, intervengo… io vorrei sapere da un campione di una decina di ragazzi, perché se una ragazza vi accontenta subito è una facile e siete ben contenti che lo sia e voglio sapere soprattutto perché se la stessa vi rifiuta, allora è una stronza.

L’atteggiamento di Mauro è stato esattamente questo. La settimana scorsa, in quanto preferito del pubblico, aveva la possibilità di salvare una delle tre candidate all’eliminazione. Le nominate erano l’odiatissima Sarah, Alessia e Veronica.

Alessia, Veronica e Sarah
I rapporti con Alessia sono inesistenti.
Con Veronica c’è invece sempre stata un’amicizia.
Sarah è odiata dal profondo del suo cuore.

Chi salva? Alessia. Con l’unico intento di eliminare Sarah e di separare le due.
Aaahhhhhhh, lo vedi che ti rode????

E poi dicono che il grande fratello sia finto, questo atteggiamento è la verità assoluta!!!! Ne conosco a bizzeffe di ragazzi che reagiscono così!!! Io stessa posso vantare un vicino di casa che mi ha tolto il saluto per non essere uscita con lui!!! Chissà che robe mi dice dietro!!

E comunque, Mauro, riesce nel suo intento… non solo per l’eliminazione dal gioco di una delle due, ma anche perché in questa settimana, le due si sono un po’ allontanate. Sarah ha cercato di avvicinarsi al resto del gruppo, Veronica si è ingelosita. E si sono calcolate pochissimo. Fino a domenica sera.
Le due cercano di chiarirsi. Parlano, non trovano un punto d’incontro e piangono. E qui intervengono gli autori.

Parte una bellissima canzone di Franco Battiato, “La cura”, diventata la canzone simbolo della loro amicizia. Si abbracciano, si sbaciucchiano e restano circa mezz’ora abbracciate a piangere.

Dite che è finto? Pensate a una persona a voi cara, a una persona amica e ascoltate questa canzone, poi ne riparliamo.

Arriva il momento del verdetto e Sarah abbandona il gioco.

Le due si salutano. Baci e lingue in bocca che volano, pianti a non finire e poi si separano.

I colpi di scena non sono finiti. Ma prima, pubblicità.

Parte questo promo orribile, con ambientazione di un livello talmente tamarro che solo Fabrizio Corona potrebbe stare bene là in mezzo. E infatti eccolo. Scopriamo così che è il testimonial di una linea di abbigliamento col nome più improbabile di questo mondo: Bonavita.

Lo spot è di un truzzo incalcolabile. Due squadre di aspiranti tronisti si affrontano a suon di sberle… ma la sostanza è che il primo gruppo, vestito firmato, si scaglia sull’altro che non ha i vestiti Bonavita. Che amarezza. Vincono naturalmente gli scagnozzi di Corona che in questo minuto di pubblicità non ha mai smesso lo sguardo che più gli viene meglio: quello del mafioso. Che paura.


Torniamo al programma e ci scappa una squalifica per bestemmia. Non ci facciamo mancare niente. Per carità, il regolamento dice che la bestemmia viene punita e così dev’essere per tutti.

Una cosa. La bestemmia non è stata detta in diretta, ma durante la settimana, quindi non è mai apparsa su canale 5, ma solo sulla diretta mediaset premium. Ora mi domando… ma quante persone guarderanno attentamente la diretta giornaliera 24 ore su 24? E soprattutto, chi ha sentito la bestemmia e poi l’ha segnalata a tutte le associazioni possibili e immaginabili, non aveva altro da fare? E perché guardano un programma che odiano e criticano?

 

Non voglio difendere nessuno, io stessa sono credente e cattolica, ma non mi sento offesa, anche perché so che quella frase pronunciata dal concorrente, è un modo di dire di svariate parti d’Italia. Inoltre, vivo in Toscana per alcuni mesi all’anno e anche qui è usata come intercalare, senza nessuno scopo offensivo.

Comunque, ribadisco, l’espulsione è giusta, la bestemmia è orribile e offende la sensibilità di tante persone.

Ma non è la sola.
 


E rieccomi finalmente!! Anche se in ritardo, buon 2010 a tutti, tanto è sempre gennaio e anche se siamo già nell’ultima decade, ci rimangono ben 11 mesi, sarebbe meglio farci gli auguri a lungo!

Dal punto di vista della cronaca, l’anno non è cominciato proprio bene, ma oggi non ho voglia di parlare di notizie pesanti e passiamo così a qualcosa di più leggero. Allora. Chi guarda il Grande Fratello?? E su, alzate le mani e non vergognatevi, ‘sto programma fa 6 milioni di share da dieci anni, sputate il rospo! Io, come già sapete (forse), lo guardo.

Mi faccio un sacco di risate e poi adoro la Gialappa’s band e non mi perdo Mai dire Grande Fratello! Come ho detto tante volte, in questo programma non ci trovo niente di male. Certamente non è un programma per bambini.

Ma se i bambini finiscono davanti alla tv, la colpa è dei genitori. Gli altri, me compresa, ci arrangiamo, siamo grandi abbastanza per capire cosa è giusto e cosa no. Siamo grandi abbastanza per capire se c’è qualcosa da salvare o se è tutto da buttare. Anche se io ribadisco che dalle persone si impara sempre. E anche imparare come “non comportarsi”, è una gran cosa. Soprattutto entriamo nell’ottica che il Grande Fratello è un gioco e nulla più.

Quest’anno, tra i miei concorrenti preferiti, spuntano due ragazze. Veronica e Sarah. Sono due ragazze bellissime, una addirittura ex modella ed ex coniglietta di Playboy Italia. Le ragazze si sono fatte notare, oltre che per il loro aspetto, per la fortissima amicizia, che le spinge spesso a scambi di effusioni che di certo, non tutte le amiche sono abituate a farsi.

Non so quante siano le amiche che si baciano in bocca… ma ognuno è libero di fare quello che gli pare. Non è questo però che mi ha colpito. Quello che mi ha colpito molto, è stata la reazione da parte maschile. Le due hanno avuto qualche inciucio con gli uomini della casa che però non ha portato le amiche a separarsi.

Cazzarola, questa dev’essere la prima volta che in un programma simile fa la sua comparsa una sorta di amicizia e solidarietà femminile.

“Ma che fai ci credi? Ma lì è tutto truccato!!”. Può darsi… allora è la prima volta che gli autori fanno comparire questo elemento. Contenti così? Ma torniamo ai ragazzi.

I ragazzi della Casa, cominciano a non sopportare le due concorrenti. Non le sopportano quando si baciano perché “loro limonano” e “non fanno altro che limonare”, detto testualmente da uno dei concorrenti, geloso marcio perché a lui non spetta niente. Le due, si sono persino allontanate dai ragazzi con cui avevano intrapreso una pseudorelazione (in queste cose non si può essere certi fuori, figuriamoci là dentro!) e si sono avvicinate persino di più.

Anche se fosse tutto truccato, anche se fosse tutto finto, anche se fosse tutto costruito (e che palle!), la visione di queste due ragazze, che a un amoruncolo passeggero preferiscono un’amicizia che potrebbe essere invece molto stabile, è un toccasana!

Tutte le volte che si parla di due ragazze, tutti sono lì pronti a seminare il dubbio della rivalità… e se c’è un ragazzo l’amicizia potrebbe saltare perché piace a entrambe… e queste due mandano a cagare i maschi e si tengono l’amicizia! Brave, vi stimo!

E la vista dei ragazzi che crepano d’invidia? Meravigliosa. Ovviamente, queste due concorrenti, piacciono a pochissime persone. Sono le preferite della Gialappa’s band e sono anche le mie preferite. Perché?

Ve lo dico subito. A parte che mi stanno simpatiche e questo è già un motivo. Alle volte credo di avere una forma di pensiero che si avvicini al femminismo. Non penso che la donna sia superiore all’uomo, ma penso che l’uomo, a volte, e ovviamente non è un discorso che si può generalizzare, senta i complessi d’inferiorità.

E se la moglie guadagna di più è un dramma, e prima vogliono una moglie e poi vogliono tornare a fare i playboy da quattro soldi, e se la fidanzata è laureata e loro no, apriti cielo! Eccetera eccetera, tutte cavolate ovviamente.

E quanto rosicano questi maschi, dato che queste ragazze, piuttosto che avvicinarsi, preferiscono baciarsi tra di loro?? Rosicano a manetta!!

E dato che sono due ragazze bellissime, indubbiamente le concorrenti più belle quest’anno, e i maschietti non restano indifferenti, anche le ragazze della casa non le amano più di tanto.

I ragazzi ci cascano e si fanno avanti perché loro “provocano”. Quante volte salta fuori questo discorso nella realtà? A me ricordano quel tipo di persone che magari sono state tradite. Tipo le mogli tradite che non vogliono vedere la realtà…e preferiscono scagionare il marito traditore a scapito della donna ammaliatrice, provocatrice, tentatrice e via dicendo.

L’uomo non è meglio. Se la donna lo tradisce, è ovviamente colpa dell’altro uomo, lei è sposata e doveva lasciarla in pace. Anche se è lei a cercarlo. E se lo incontrano per strada, gli spaccheranno il muso come canta Gianni Morandi in “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”. Bah. Una logica che è tutta una grinza.

Così, anche le nostre due concorrenti, è la stessa solfa. È sempre tutta colpa loro. Sarà mica che stavolta, tutti, maschi e femmine, sono gelosi??

E infatti le due sono al televoto, per l’eliminazione.

Naturalmente.

La solidarietà femminile crea scompiglio. Dovrebbe esserci sempre.    Foto Sarah Nile per Playboy


 


E allora ci siamo arrivati. A Natale, intendo.

Dopo un mese e mezzo passato a gonfiarci di pandoro per respirare anticipatamente la grande festa, eccoci che mancano pochissimo giorni, una manciata di ore, e poi ci siamo.

Natale è arrivato. Ed è tempo di richieste al grande Babbo!!

E io stavolta vado controcorrente. La mia prima richiesta, in realtà non lo è. Io voglio promettere al babbo Natale, che farà capire al Maialino.it che mi scuso tanto per questo periodo di mia incostanza, che non cerco giustificazioni e voglio promettere che sarò buona e scriverò davvero tutto quello che mi passa per la mente. Come ho sempre fatto, tranne in quest’ultimo mese, che tra una cosa e un’altra non riuscivo mai a sedermi tranquilla col mio pc.

Per il resto… l’anno scorso ho chiesto dei regali e mi sono arrivati. Wow! Allora quest’anno mi limito, ne chiedo solo due, che poi sono tra quelli che ho sempre chiesto ma sono i più importanti, forse gli unici importanti. Io chiedo la salute e la serenità, per me, per tutte le persone che ho intorno, per quelle che gravitano intorno alla mia vita, per quelle che desiderano questi doni e nient’altro. Sono due parole bellissime: salute e serenità. I regali più bello che si possano ricevere.

E poi voglio fare gli auguri a tutti, ma proprio a tutti!! Li faccio a Francesco Totti e Ilary Blasi, che con quello spot televisivo, mi hanno dato l’idea per questa lettera.

Li faccio ai politici tutti, di destra e sinistra, che promettano sotto l’albero di essere più buoni e che lo siano sul serio, una volta tanto. Li faccio a Silvio Berlusconi, con quelli di buona guarigione, che anche se non mi piaci affatto, sono buona e da sempre, dichiaratamente contro la violenza. Riprenditi e già che ci sei, rilassati.

Ah, comunque anche io ho pensato che dietro Tartaglia si nasconda in realtà Bossi… sai, proprio quel Duomo di Milano volante, non mi convince!

Li faccio a Bersani… guarda che ti ho votato alle primarie, fai buon uso di quel voto!!!!

Li faccio ai Placebo, che quest’anno sono riuscita a vedere per ben due volte, con due meravigliosi concerti uno più bello di quell’altro!!

Li faccio a Cristiano de Andrè, che anche se non sono riuscita a vederti, mannaggia, sono contenta che tu sia tornato a farti vedere e soprattutto sentire!

Li faccio a Carmen Consoli e grazie per il nuovo disco! Li faccio agli Afterhours per avere fatto una canzone bellissima e avere avuto la forza di presentarla al festival di Sanremo.

E adesso, veniamo alle persone cui li farò direttamente. Auguri alla mia famiglia, che continua imperterrita a supportarmi. Auguri alle mie amiche qui in Sardegna per esserci. Sempre. Auguri alle mie amiche colleghe di studio, che mi rendono più semplice l’esperienza da emigrata. Auguri alle mie nuove compagne di corso, che è stata una fortuna averle conosciute!

Auguri al tecnico del pc, me lo porti il cavo?

Auguri a chi mi conosce appena e mi sorride come se mi conoscesse da una vita. Auguri a chi mi ha regalato un cioccolatino a forma di Babbo Natale, è il mio primo regalo natalizio!!!
Auguri al mio paesino che mi abbraccia sempre calorosamente, anche ora che fa freddo!!

Auguri a tutte le persone che mi vogliono bene.

Auguri a tutte le persone cui voglio bene.

Auguri a chi mi permette di scrivere qui, anche se sono stata un po’ incostante alle volte.

Auguri al Maialino!!!

Auguri a tutti coloro che avranno la voglia di leggere queste parole.

Buon Natale!
 



Toglietemi una curiosità. Ma a voi capita?? Di sentirvi presi per il culo, intendo.

Allora, chi mi legge da un po’ sa che sono sarda e che mi spaventano molto le proposte di imponenti imprenditori senza scrupoli che decidono di costruire sulla mia terra deturpando l’ambiente come se niente fosse.

Tremo appena sento parlare di centrali nucleari, mi agito quando vogliono buttare le scorie radioattive nel giardino di casa mia. Non mi agito più quando le promesse non vengono mantenute perché nonostante la mia minima esperienza, ci sono abituata a essere ignorata. Come sarda, proprio.

Sono favorevole alle fonti di energie alternative, quelle che non danneggiano l’ambiente ma funzionano proprio grazie a esso. Quindi finalmente tiro un sospiro di sollievo quando sento che “Sì, investiamo sull’ energia eolica in Sardegna”!!! Evviva!!! Continuo a sentire e scopro che hanno anche già deciso il sito dove costruire…

…no…

…ditemi che non è vero…

Nella spiaggia. Anzi. In acqua. Nelle acque delle spiagge Is Arenas. Primo caso di parco eolico in mare.

E allora lo fai apposta a prendermi per il culo!!!! No, dimmelo in faccia allora!! Suona alla porta di casa mia, e anche alla porta di tutti i sardi, e dici “Si, sono un imprenditore che non vale un cazzo, che non ha mai fatto niente di buono nella sua vita e che vuole prenderti per culo”

Dimmelo, abbi il coraggio di dirmelo in faccia!!! Minchia… razza di imprenditore, non so da dove vieni ma in compenso so benissimo dove ti voglio mandare!! Ma come ti viene in mente?? Si vede che schifo di persona sei, abituato a vivere la vita davanti a un computer e a farsi venire idee cretine per deturpare l’ambiente meraviglioso in cui viviamo! Si vede di come sia tu l’unico interesse della tua vita, l’unica ragione di esister senza assolutamente interessarsi agli altri.

Ma perché, io mi domando perché i cretini sono sempre nei posti sbagliati e riescono sempre ad andare avanti rubando il posto a chi invece ha le capacità di fare le cose per bene? Perché non possono lavorare i bravi ma per gli incompetenti c’è sempre posto? Che palle!!

Io mi rendo conto, adesso sono troppo incazzata per cercare di stare calma e raccontare tutto per bene, ma non mi dà pace nemmeno il fatto che i ministri Matteoli e Prestigiacomo si dichiarino contrari. La Prestigiacomo perché è tanto contraria però ha già firmato per dare l’ok al parco eolico di fronte a Termoli. Matteoli perché ha rassicurato tantissimo che i soldi per la strada Sassari-Olbia sarebbero arrivati molto presto e invece, al solito, non arriva una cippa. E permettetemi di diffidare da un uomo che esalta un ecomostro come il ponte di Messina.

Vogliono praticamente chiudere la costa con una cancellata di pale eoliche…

A parte che non credo ai benefici di questo scempio, ma voglio che sia chiaro che non appartengo al gruppo del “Non nel mio giardino”, io sono contraria ovunque!!

Non so come concludere ma al momento spero solo che passino di qui gli imprenditori che hanno pensato di realizzare questa cagata. Andate affanculo.
 


E finalmente torno a scrivere!!! In questo periodo ne sono successe così tante che a ogni notizia pensavo “ecco, questa la commento sul maialino”, poi mi mettevo davanti al pc e non combinavo nulla. Non che non avessi idee ma era proprio un “ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”, tanto per citare gli Afterhours, che mi fa sempre piacere!!

Allora. il caso che più mi ha colpito ultimamente è il modo in cui alcuni nostri politici passano il tempo. Scopriamo che le escort vanno a fare festa a palazzo Grazioli, scopriamo che i governatori vanno a fare festa con i trans. Ma secondo voi bisogna dimettersi per questi motivi??

Siccome qui ci sono coinvolti personaggi politici di ogni parte, cercherò di essere imparziale, cercherò di fare il presidente della repubblica della situazione, così, tanto per trovarmi un paragone poco impegnativo.

Allora. E’ successo che il premier ha passato la notte con una escort che si chiama Patrizia D’Addario. Che in cambio della compagnia le avrebbe promesso tante cose e dato che non sono state mantenute, la D’Addario si è stufata e ha deciso di spifferare tutto ai media.

Secondo voi un premier dovrebbe dimettersi per aver pagato una escort? Secondo me no. Ecco, magari mi urta di più che se donna Veronica Lario non avesse aperto bocca, adesso la escort sarebbe tranquillamente seduta tra gli europarlamentari. Ecco, questo mi da fastidio e pure parecchio.

Poi succede che si scopre che il governatore della regione Lazio, Piero Marrazzo, ha rapporti con un trans che si chiama Natalie. Immagino a pagamento pure qui. Solo che qui c’è stato un po’ di casino, dato che ci sono quattro carabinieri presunti ricattatori finiti in cella e come nella storia precedente della cocaina. Solo che nella storia precedente nessuno sa nulla, un po’ alla mafiosa, e qui lo stesso Marrazzo ha ammesso di farne uso.

Che peccato. Diciamo che in fondo in fondo non sono particolarmente stupita, però Marrazzo mi sta simpatico quindi mi spiace venire a sapere che assume cocaina.

Per il trans invece, non mi interessa. Sono assolutamente contraria al fatto che una persona venda il proprio corpo, a meno che la stessa non sia consenziente. Mi va bene se è una scelta personale, non mi va bene se è obbligata da altri. Che poi sia donna, uomo o trans e irrilevante.

Ci sono delle famiglie che soffrono. Sono questioni che devono risolvere privatamente, anche se dato il ruolo importante che queste persone coprono è spesso impossibile separare la vita privata da quella pubblica. Ad ogni modo, non credo che chiederei una dimissione per un fatto come questo, se non ci fosse della cocaina di mezzo.

Chiedo le dimissioni quando ci sono affari ben più loschi sotto, come gare di appalto truccate, rapporti con la mafia… peccato che per questi motivi non avverranno mai. Una cosa sola chiedo. A tutti. Che quando state davanti alle telecamere, fissate con i vostri occhi l’obiettivo come se stesse guardando me in faccia e mi dite che bisogna introdurre l’elemento della moralità… ecco, vorrei che ci pensaste due volte, prima di dire a me quella parola.
 


Sorelle d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa….

E adesso ditemi: qualcuno trova offensiva questa frase??

Io no, assolutamente, neanche per il fatto che sia stata usata per uno spot di calze, da un’azienda che tra l’altro, ultimamente fa solo spot bellissimi!! Nessuno sta giocando con l’inno d’Italia, solo che, almeno in questo, è rivisitato in una maniera strettamente femminile, dove Italia e Vittoria, vengono interpretate come se fossero propriamente nomi di donna.

Quante donne hanno combattuto durante il Risorgimento e non ci sono libri a sufficienza che ne parlano, è sempre più semplice relegare le donne all’unico ruolo di cuoca o infermiera. Ebbene, si poteva accettare ai tempi del Risorgimento, appunto.

Ma nel 2009, non mi potete venire a dire che è un problema tirare fuori questo inno per uno spot, uno tra i pochi intelligenti rimasti.

Possibile che nessuno abbia da ridire sugli spot di intimo con donne sempre più svestite, sempre più in mostra e sempre più mercificate e invece si scateni una polemica inutile su qualcosa che invece è stato fatto con la testa e non con altre parti del corpo?? Di donne nude né è pieno, anche quando non ci fanno nulla. Tempo fa ce n’era una persino per lo yogurt, ma figuriamoci. Che tra l’altro si lamentava della digestione irregolare.

Io non te lo vorrei dire cara, ma se mangi e te ne vai in giro nuda, poi è normale che ti viene il cagotto!! Risparmiati i soldi degli yogurt e vai a comprarti una maglia della salute, và!

In questo caso poi, l’Inno ci sta benissimo. O preferivamo le orride canzoni coverizzate con dentro il nome dello spot? Ma avete visto quella dei cereali, che usa “Il mio corpo che cambia” dei Litfiba, trasformandolo in Cereali a colazione o qualche fesseria simile??

O tempo fa, quella dell’amaro Ramazzotti, dove la splendida Hedonism degli Skunk Anansie veniva riproposta come “E’ solo quello… cheeeeeeeeeeeee Ramazzotti, ti dà!”. Da denuncia. E ultima… chi ricorda Valeria Rossi, quella di Dammi tre parole, sole cuore amore? Benissimo. Adesso è diventato “Dammi tre parole, Cameo, budino, amore”.

Ma andate a cagare!!

Propinate una serie di spot offensivi per il genere umano e poi… io non posso crederci, io mi adiro proprio quando penso che adesso Belen Rodriguez fa l’insegnante di latino e nessuno dice niente!!!!Belen Rodriguez, quella che a parte mettere il culo davanti alla telecamera non fa altro!!! Lei non sarebbe offensiva?

O chi non ricorda la telenovela Tim tra Diego a quella capra di Adriana che appunto aveva il ruolo della bella e cretina?? Lei si che era rispettosa… ma per favore!!

A me alle volte viene in mente solo un pensiero.

Se l’inno fosse stato usato in versione originale, coi soliti “Fratelli d’Italia”, magari più movimentata, con i calciatori della nazionale che si fanno la barba, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, ne sono certa.

In ogni caso, visto che nessuno lo dice, ci penso io. Sorelle d’Italia è interpretata dalla bellissima voce di una giovane cantante che si chiama Sushy.

Pensiero personale conclusivo: grazie Calzedonia, almeno per ora, i tuoi spot ci descrivono come donne intelligenti!
 



Aiuto. È tornato e si è scatenato un finimondo. Non ha fatto in tempo ad aprire bocca che subito erano lì tutti in fermento. Eppure io l’ho guardata quella puntata iniziale, quella di Annozero, e mica c’erano notizie fasulle o notizie che gli italiani non potevano mai immaginare.

Marco Travaglio non ha un contratto, ma perché?? Perché se dice un sacco di bugie, poi viene puntualmente scagionato da ogni accusa di calunnia in quanto risulta sempre che non ha mai dichiarato il falso?

Le reazioni sono state immediate e tra queste, quella che colpisce più di tutte, è quella di non pagare più il canone Rai. Oh beh. A volte sono d’accordo. Ma non per Travaglio e Santoro, perché invece per loro lo pago e anche volentieri.

Non lo voglio pagare per Bruno Vespa ad esempio, neanche tanto per quella storiaccia dell’intero palinsesto cambiato per dare in diretta le prime case in Abruzzo (e per non dare niente, neanche voce a coloro i quali i danni subìti non sono stati neanche riconosciuti), che poi la serata l’ha vinta quel tronco di pino di Gabriel Garko, e dagli pure torto al pubblico!!

Io ho guardato l’ispettore Coliandro. Ecco, anche per lui il canone lo pago volentieri.

Ma a Bruno Vespa, a lui no che non lo pago, e anzi m’incazzo quando ti racconta per filo e per segno tutte le mosse di una tragedia per poi trasformarla in un giallo. Che poi lo facesse obiettivamente. No, come tira il vento. Adesso che Alberto Stasi è stato scagionato lo descriverà come un martire, ma in tutti questi anni che ci hanno dato solo gli indizi contro di lui, Vespa era lì, con la bicicletta nera alle sue spalle, pronto a sbattere il mostro in prima pagina. Ecco, per lui lo abolirei.

Ma ultimamente, c’è un programma per cui lo pagherei molto ma molto volentieri. Anzi, sono proprio contenta che i soldi della mia famiglia, siano finiti anche nelle mani di Vincenzo Salemme. Avete visto quanto è bello il suo programma “Da Nord a Sud…e ho detto tutto”? Forse non l’avete visto, i dati auditel non lo promuovono affatto. Premiano invece l’ennesima fiction di canale 5, Intelligence.

Lo spettacolo di Vincenzo Salemme è uno spettacolo come Dio comanda. Composto da attori e comici capaci, ospiti altrettanto validi. Ieri c’erano Flavio Insinna, Veronica Pivetti, Ambra Angiolini e Fiorella Mannoia. Due attori veri, una showgirl completa e un’artista eccellente. Mica la Gregoraci.

Quella maledetta regola dell’auditel non dovrebbe esistere per lasciare spazio a un po’ più di buongusto. Voglio dire… a Mediaset hanno chiuso in anticipo il Bagaglino… ma per fortuna, con quella mandria di donne nude che neanche un locale di strepteas!

Il programma di Salemme è bello ed è un varietà con la V maiuscola, roba che in Rai non si vede da tempo!

Si vocifera già la terribile chiusura anticipata… spero proprio di no, anzi, spero che la gente adesso, possa rendersi conto di cosa hanno contribuito a pagare: una cosa bella.

Non chiudete quello show. Il mio canone Rai stavolta è per Salemme!!!
 



Questa storia comincia così: “Sei romena? Se sei romena come penso, mi dici dove batti? Dai che dieci euro con te ce li butto.”

Tutto comincia a marzo, quando guardando la trasmissione Le Iene di Italia uno, vedo un servizio chiamato Una notte da Romeno in cui la Iena Paolo Calabresi, passa una notte a Roma a fingersi romeno e rischia di essere accoltellato. È bastato che un gruppo di italiani riconoscessero l’accento del romeno affinché uno di loro tirasse fuori un coltello e gridasse “Vi apro come cozze” ai due che in realtà erano italiani.

Ho lasciato un commento di indignazione ovviamente, dove dicevo che tutta questa situazione è semplicemente vergognosa e che è tempo di smetterla con questi stupidissimi luoghi comuni.

Dopo pochissimo tempo, trovo un commento sulla mia pagina di youtube, di un tale che si firma pikolivon e mi scrive appunto la frase che ho messo all’inizio. Succede anche una cosa divertente, nel senso che io corro sulla sua pagina e rispondo testualmente: “Ti è andata male, sono italiana e dovresti essertene accorto perchè io, a differenza tua, parlo italiano molto bene. Tieniti i dieci euro e per le tue voglie, fai da solo, come sempre del resto”.

Il tipo fa sparire il commento dalla sua pagina e viene a scusarsi con me. Ma io oramai mi diverto e piuttosto che chiuderla lì, porto avanti questa bagarre, proprio per vedere dove questo tipo arriva. Bene. Scopro che è fermamente convinto che tutte le donne romene siano prostitute e che gli uomini tutti stupratori. Tutti, nessuno escluso. In un video di youtube, c’è un servizio del telegiornale… parla di quella tragedia di Livorno, dove è andata a fuoco una roulotte ed è morto carbonizzato un bimbo rom di pochi mesi.

Lui naturalmente non ha abbastanza intelligenza per sapere che rom e romeno non sono la stessa cosa.

Ovviamente ho trovato un commento di questo tale e sapete cosa c’era scritto? “Bene così, uno in meno, adesso continuiamo con gli altri”.

Capito?? Per la morte di un bambino di pochi mesi, lui ha esultato. Quello che dovrebbe essere un giovane uomo di 37 anni si rivela un verme schifoso, un ignorante e naturalmente, un senza palle, perché è molto più semplice credere al vociare generale che porsi delle domande.

Conoscete Citto Laqualunque? Il personaggio politico interpretato da Antonio Albanese? Solitamente esordisce con un “e ricordate che noi consideriamo i giovani un problema e non una risorsa”… ecco. Forse in qualche caso ha proprio ragione.

Anche perché sapete come l’ha finita questo trentasettenne? Dopo aver detto peste e corna sui romeni, ha aperto un nuovo account, si fa chiamare piccola romena e lascia commenti in giro per dire che è una prostituta che ruba i soldi agli italiani e poi li porta in Romania.

Domanda legittima: come fai a essere sicura che sia proprio lui? Beh, il tipo non è certamente furbo. Quindi ha richiesto l’amicizia solo alle persone con cui ha battibeccato. Me compresa. E stranamente, tutti hanno impiegato un secondo a riconoscerlo, a causa dei soliti orrori di ortografia e del terribile modo di esprimersi.

Non ci vuole una laurea per capire che uno con quelle idee e che uno che sia felice della morte di un bambino sia un ignorante.

Ma questa non è l’unica qualità di questa tipologia di uomini… se uomini possiamo chiamarli. Ve ne voglio raccontare un’altra. Un giorno finisco nel canale youtube di un sacerdote, che si chiama don Mauro. C’era un video dedicato al Vangelo di Pasqua. E mi colpisce un commento religiosissimo. Così, incuriosita, vado a vedere il profilo di questo utente che si chiama carlino.

Molto religioso, certo. Infatti apriva le porte a tutti i credenti. Dal Po in su. Perché siccome il tipetto è molto credente anche della Lega Nord, non ha problemi a scrivere che il suo motto è “Prendi un bastone e ammazza un terrone” e non ha neanche problemi a dire che Hitler è morto troppo presto perché la sua opera doveva estenderla anche ai romeni.

Visto che bella gente?? Ah, ovviamente ha riempito di insulti anche me, perché ha trovato svariati miei commenti… e una volta, si è sentito tanto colpito perché ne ha letto uno in cui scrivevo che la gente è proprio idiota, si genuflette davanti a ogni crocifisso ma vive in un mondo classista, dove lo straniero è nemico e non deve esistere. È contrario all’aborto perché tutti hanno diritto alla vita. Ma i romeni no. Loro non devono vivere. Né gli albanesi, forse nemmeno i turchi secondo lui.

Mi viene in mente una bellissima canzone di Paolo Benvegnù, si chiama “Io e il mio amore” e c’è una frase che brucia di verità e dice “Ne ho già visti tanti come te, stare in silenzio assenti, fucilare gli innocenti e i propri comandanti, perché l’uomo prega Dio ma preferisce Giuda”.

Quelle persone mi lasciano sgomenta. Mi terrorizza sapere che escono, che se incontrano uno straniero lo insultano senza motivo, ma poi corrono in chiesa, la domenica, a dare il segno della pace ai vicini di banco e mi raccomando, che sia ben visibile a tutti i presenti, esattamente come i soldi donati all’offertorio. Che schifo.

Di gente così il mondo, di internet, che poi è uno spaccato di mondo reale, ne è pieno. E per ultimo, vorrei segnalare la frase che un utente sedicenne ha lasciato nella pagina di un amico. C’era scritto: “Sieg hail camerata. Morte ai negri di merda, l’unica razza che merita di esistere è quella bianca… siamo noi ariani.”
 


A volte penso che siamo proprio stupidi. Che rischiamo la vita e non ce ne accorgiamo neanche e lo facciamo come se invece fosse un gesto da eroi. Morire per delle idee? No, molto meno. Morire per delle idiozie. Questo sì.

Tipo, se sai che l’alcool ti dà alla testa, che in ogni angolo spunta un carabiniere a farti l’alcool test e se sai che se torni a casa intero sarai molto molto fortunato… perché bevi lo stesso come un dannato e poi ti metti alla guida?

Sono stata a un festival qualche settimana fa. Lo fanno da ormai cinque anni vicino al mio paese, ci sono gruppi da svariate parti d’Italia e anche d’Europa. Bello? Moltissimo. Bella musica, bell’ambiente e bello scenario, dato che si trova in un piazzale vicino alla spiaggia in cui sorge la torre dei dieci cavalli.

Musica che può piacere o no ma indubbiamente il divertimento è assicurato.

E allora cosa c’è di male? C’è di male che sembra d’obbligo finire come stracci o quasi. Che nel chiosco bar vendono birra a fiumi e se vai in giro con una bottiglietta d’acqua sembri tagliata fuori dai giochi.

Ma non importa, in realtà non succede sul serio e soprattutto, molti dei presenti, domani non ricorderanno nulla. Ma veniamo al dunque.

La birra a fiumi la bevevano il 90% dei presenti. Il restante 10% girava con la bottiglietta d’acqua. Io ero tra il 10%. Ho visto cose terribili. Ho visto una ragazza buttata in terra che dormiva, ma visto che non si muoveva assolutamente è stato necessario chiamare i carabinieri… non si capiva se fosse viva o morta, tanto era piena d’alcool in corpo.

Ho incontrato persone che salutavano gli amici (e già mi stupisce che li abbiano riconosciuti) e mentre parlavano non si capiva assolutamente niente. L’utente doveva impegnarsi seriamente sia nel comprendere le parole biascicate sia ad evitare le alitate d’alcool che sono micidiali. Ho incontrato persone che stremate d’alcool si sono sedute un momento a terra e si sono addormentate. Sedute.

La colpa di chi è? Di chi vende la birra? Ma assolutamente no!!! Il chiosco bar è organizzato dagli stessi ragazzi che organizzano il festival e in qualche modo devono finanziarsi. La colpa è la nostra. La colpa è di chi non sa assolutamente regolarsi. Ma non c’è da stupirsi. Viviamo in un paese dove nei pacchetti di sigarette c’è scritto che il fumo fa male, in un paese in cui gli spot televisivi sugli alcolici ti chiedono di bere responsabilmente, in un paese in cui alla tv, passano le pubblicità per spegnere la tv e andare a teatro o leggere un libro.

Abbiamo sempre bisogno del carabiniere che ci dice cosa si deve e cosa non si deve fare, noi da soli non ci arriviamo. Mettiamo la cintura perché altrimenti ci fanno la multa, mica perché se qualcuno ci viene addosso sbalziamo fuori dall’abitacolo.

Cosa c’è di male nel bersi una birra? Niente. Comincia a diventare una cosa preoccupante quando le birre diventano dieci in una serata, perché te la offrono, perché sei rock’n’roll, perché se non la bevi sei fuori.

Io che ruolo avevo là in mezzo? Ero lì per la musica. Io non bevo alcolici, non mi piacciono. A fine serata mi sono così impossessata delle chiavi della macchina sottraendole al legittimo proprietario che a mio avviso aveva un po’ esagerato. E siamo arrivati a casa sani e salvi, senza nessun problema e nessun rischio.

Che devo dire? Piacere, sono Bob, l’amico che non beve e riporta a casa tutti? Probabile.

Non sono migliore di nessuno, ma almeno per una volta mi sono sentita leggermente più furba.
 


E adesso vorrei parlare di un programma televisivo che sta andando in onda in questo periodo e che trovo molto carino. Non riguarda fortunatamente le innumerevoli repliche che rai e mediaset ci propinano, né di intrattenimento stupido e gratuito. E un programma che parla di cronaca, va in onda ogni mercoledì in prima serata su raitre, è condotto da Camilla Raznovich e si chiama Amore Criminale. Parla, come si può presagire, di storie d’amore finite con atti criminali. E perché ne voglio parlare? Perché questo programma, nel modo in cui è strutturato, fa capire molto meglio e molte più cose di quante ne facciano capire i telegiornali in quei pochi minuti di racconto che spesso e volentieri si trasformano in una caccia allo scoop senza scrupoli.

Raccontano due storie in due ore di trasmissione che poi vengono analizzate insieme a una psicologa. Si alternano filmati originali a filmati d’archivio, si tratta di una ricostruzione vera e propria. La settimana scorsa hanno parlato di una storia che mi ha colpito particolarmente. È passata una settimana da quando ho risentito questa storia e non ho smesso un giorno di pensarci. Allora voglio a mia volta raccontarla, almeno per provare a buttare fuori tutto quello che quelle immagini mi hanno lasciato. E anche per fare in modo che questa storia non finisca nel dimenticatoio.

È la storia di Lorena Cultraro, di appena quattordici anni, di Niscemi. È la storia di una ragazzina che cambia, nel pieno della sua adolescenza, che si accorge di interessarsi ai ragazzi e soprattutto si accorge di interessare ai ragazzi. Ma è principalmente la storia di Lorena che finisce nelle mani sbagliate, dei suoi presunti amici, del suo presunto fidanzatino, sempre minorenne ma più grande di lei e degli altri due scagnozzi. Quei ragazzi che riescono a uscire e a farsi strada solo in gruppo. Lorena ha avuto una relazione con due di loro.

Possiamo dare delle colpe a Lorena? Possiamo dirle che poteva stare attenta o che poteva essere più controllata? Non dimentichiamo che ha solo 14 anni e a 14 anni si tratta pur sempre di bambini. Non basta l’altezza, non basta una certa forma fisica, 14 anni sono pochissimi e basta. Purtroppo ha solo apprezzato i corteggiamenti dei suoi amici, ma è una colpa questa?

Che nessuno osi pensare il “però se l’è andata a cercare” perché nessuno al mondo va a cercare di morire a 14 anni per mano di tre delinquenti. E se dobbiamo cercare un responsabile, non troviamolo nella vittima, che è troppo facile!!!

Non può essere una colpa essere carina!!

I giornali si sono divertiti a dipingere Lorena come una ragazza leggera, pronta ad andare con qualunque ragazzo. Beh, non è così. Lei è solo stata vittima di tre ragazzi più forti di lei e l’hanno uccisa perché la loro forza è stata minata da quella di Lorena.

A un certo punto Lorena racconta di essere incinta. Lo racconta al suo primo fidanzatino e poi smentisce. Poi fa la stessa cosa col secondo fidanzatino. Cosa che non è vera, poi si scopre che non è mai stata incinta. Ma i tre, perché anche se ha avuto una relazione solo con due dei suoi tre “amici”, anche il terzo ormai è parte integrante del gruppo, hanno solo voluto fargliela pagare. Perché se avesse detto in giro di essere incinta, i tre avrebbero avuto seri problemi con le loro fidanzatine ufficiali, dato che Lorena era solo un gioco per loro. E lei non poteva togliere a loro il potere e seminare il panico. Così hanno progettato per lei una punizione coi fiocchi. L’hanno trascinata in un casolare, l’hanno violentata, l’hanno presa a calci e pugni. L’hanno strangolata e gettata in un pozzo.

Prima hanno ovviamente cercato di depistare le indagini, poi, quando uno dei tre ha confessato, ha chiesto: “e adesso che ho confessato, posso andare a casa?”.

La brutalità dell’omicidio mi lascia senza parole. Degli autori non so proprio cosa pensare, dato che il più vecchio di loro è nato nel 1991. Com’è possibile che tre ragazzini abbiano in corpo una tale violenza?? Ma dove sono cresciuti? Anche pensando alle loro famiglie, ipotizzando che magari le abbiano sempre avute tutte vinte, una reazione di questo tipo è una cosa spropositata, inspiegabile. Tre criminali cresciuti in una famiglia normale. Forse persi di vista. Dalla famiglia, dalla scuola. Che cosa orribile.

Ma ciò su cui vorrei attirare l’attenzione è la pena che questi tre ragazzini hanno avuto. L’ergastolo non possono averlo perché sono minorenni. Ma secondo voi è giusto? Secondo me è profondamente ingiusto!!! Anche se sono minorenni, questi hanno stampato sulla mente il concetto di vendetta e per motivi futili e dal primo momento, sapevano benissimo cosa facevano. E il fatto che non si rendano conto della gravità è anche peggio, questi tre possono andare in giro a uccidere la gente senza accorgersi di quello che fanno!! Sono incapaci di intendere e di volere? No, secondo me ne sono capacissimi, sono assolutamente incapaci di ogni forma di responsabilità, ma questo è tutto un altro discorso.

Mi fa orrore pensare che questi tre, fra venti anni, saranno nuovamente in giro. Saranno fuori a neanche 40 anni, capite? Avranno tutto il tempo di rifarsi una vita!! Loro hanno ucciso Lorena e fra vent’anni vivranno come se niente fosse successo!!! Dicono già da ora che non vogliono più sentire parlare di questa storia!!!

Io penso alla mamma e al papà di Lorena. Alla sua famiglia. Soffriranno sempre. Per sempre. E fra venti anni, potrebbero incontrare per strada gli assassini della loro figlia. Riusciranno a resistere all’impulso di ucciderli con le loro mani? Io non ce la farei mai.

Premesso che considero lo stupro grave quanto un omicidio, quei tre dovrebbero scontare due ergastoli a testa. Ma qui siamo ben lontani da arrivare a sentenze simili, tanto che sembra molto più facile scaricare tutto sulla piccola Lorena, colpevole di essere troppo carina, colpevole di “essersela andata a cercare”. Che vergogna!

Sono contraria alla pena di morte. Sono favorevole all’ergastolo per omicidio e stupro.

Sono favorevole alla giustizia.
 


Fa caldo. Tanto caldo. Tantissimo caldo. Ma non è solo l’estate. Non è solo il sud. Non è solo il sole. Perché se così fosse, io non sentirei odore di bruciato tutte le volte che esco da casa mia.
È solo che anche quest’anno mi bruciano la terra in cui vivo. Teste di minchia.

Allora. Che vi devo dire? Normalmente verrebbe naturale lanciare maledizioni a valanga. Ma io non sono così infame, non mi sento di augurare il male, a nessuno. Detesto sentire le persone che si augurano a vicenda malattie terribili, mi fa star male solo l’idea, è una cosa orribile.

Non mi sento neanche di augurare l’unghia del piede perennemente incarnita, pensate un po’. Non auguro gastriti, né mal di testa, né mal di denti. Non auguro il male a nessuno, ma qualcosa, vorrei dirla lo stesso.

È una lettera aperta ai piromani che quest’anno particolarmente, ma tutti gli anni, decidono di devastare la Sardegna ma è ovviamente rivolto anche a chi brucia le terre meravigliose che abbiamo in Italia. È una lettera da una sarda e in questo caso, immagino sia destinata ad altri sardi. Solo che è da una sarda vera, che guarda caso ama e rispetta la terra che le ha dato la vita.

È la mia lettera per voi. Capite? Non contro di voi, ma per voi. La pena che mi fate è indescrivibile. Perché sì, è vero che mi fate imbestialire quando poi devo guardare quel panorama terribile, quello che prima era di mille colori, mille varietà di verde che a volte tendono al giallino e adesso, a parte qualcosa nero bruciato attorniato da un desolante nulla, io lì sarei ben felice di prendervi a schiaffi. Ma il male, no, non ce la farei nemmeno lì ad augurarvelo, non seriamente. Non vi auguro di finire vittime di un rogo, come voi avete fatto in modo che succedesse a tanti innocenti. O almeno, non ve lo auguro qui, perché voi sapete già che non so se per l’eternità, ma un bel permesso premio all’inferno non ve lo toglierà nessuno.

Io vi auguro una vita serena. Se siete giovani, vi auguro di trovare una compagna che vi ami, di avere un giorno dei figli che saranno felici di abbracciarvi la sera e salutarvi la mattina e vi auguro che anche loro un giorno, possano avere dei figli e rendervi dei nonni felici.

Adesso non sarete più soli. Avete una compagna che vi ha amato e che continuerà ad amarvi, dei figli che non potrebbero vivere senza di voi e dei nipoti che vi fanno le feste tutte le volte che vi incontrano. E vi immagino nelle occasioni di festa, tutti insieme, felici, a Natale ad esempio, a pranzo tutti insieme, tutti impegnati a mangiare insieme, a scambiarvi regali e auguri e lì, solo lì, spero che si avveri il mio augurio per voi. Niente di male, nessuna sofferenza fisica, non temete. Vi auguro che mentre abbracciate i vostri figli arrivi improvvisamente, senza preavviso, quella presa di coscienza che non avete avuto quando vi siete messi in piedi davanti alla vostra terra e avete deciso di darla in pasto alle fiamme.

Io vi auguro solo questo. Una presa di coscienza che arriverà, non temete, arriverà.

Non perdo tempo a elencare il pugno nello stomaco che comporterà quel momento, la voglia di liberarsi di questo peso e l’impossibilità di farlo per paura di perdere tutto quello che fino a quel giorno avrete costruito e mai meritato seriamente.

Se solo sapessero loro, i vostri cari. Cosa potrebbe succedere?

Arriverà la presa di coscienza. Non temete. Vivete bene.
 


Ci sono delle persone che a volte vorresti incontrare faccia a faccia. Quelle che vedi alla tv, che svolgono un ruolo che li porta sempre davanti alle telecamere, che alle volte dovrebbero dare l’esempio. Raramente sono giovani e spesso ci viene da pensare che sia un peccato, perchè un po’ di freschezza sia utile e che nuove idee debbano arrivare.

Ma non è mica detto che sia così. Ecco, io una persona che vorrei incontrare faccia a faccia è Matteo Salvini. Non sapete chi è? Non preoccupatevi, non lo sa nemmeno lui.

Dice di essere un politico, si veste di verde e va in giro a dire cazzate. Quindi da questo punto di vista non ha tutti i torti, le carte in regola per fare il politico le ha, specialmente del suo gruppo color verde.

Cos’ha fatto di buono? Oh beh, ricordate la proposta di lasciare negli autobus i posti riservati ai milanesi? Ebbene si, è tutto merito suo!!!

 Che bella persona!!! Io vorrei invitarlo a cena.

Però lo metto in piedi nell’angolo del balcone fuori dal salotto, accanto al cestino del gatto, perché quella sera, i posti a sedere sono riservati per tutti coloro che non si chiamano Matteo Salvini. Ci possono stare veneti, toscani, napoletani, siciliani, valdostani, lombardi, tutti fuorché Matteo Salvini che starà legato fuori e ci penserò io a dargli da mangiare.

L’ultima meravigliosa esibizione di questo tale, è un coro a un raduno razz… cioè, leghista, in cui canta esattamente così:

“Senti che puzza
scappano anche i cani
stanno arrivando i napoletani
ocolerisi terremotati
voi col sapone non vi siete mai lavati
Napoli merda Napoli colera
sei la vergogna dell'Italia intera”

Che piacere. Poi guardate, sapere che Salvini è un membro (e mai sostantivo fu più adatto, anche se qui, di virile c’è molto poco) del Parlamento europeo mi fa fare i salti di gioia. No, a parte scherzi, non mi preoccupo tanto. Gli altri parlamentari europei sanno che razza di gente sia questa, è proprio per questo motivo che ci prendono per il culo a oltranza.

Ma vabbè. Come giustificare questa bella figuraccia? L’alcool…. Non mi convince, non ho mai incontrato un ubriaco che al mio paese gridasse abbasso il nord… e occhio leghisti alla lettura, la vostra automatica risposta del “certo, il nord mantiene il sud, voglio vedere come fate senza” regge quanto un castello di carte in una bufera di vento, perché è una vita che al sud tiriamo avanti senza.

Senza diritti reali, senza uno Stato Italiano che si occupi di noi, senza un presidente che, anche se viene a chiamarci concittadini (a Napoli, in Abruzzo, in Sardegna…) se ne frega altamente di queste terre ma attuando la tecnica delle promesse impossibili che coinvolgono le persone che non hanno più voglia di chiedersi il perché di niente.

Salvini ha detto che si tratta solo di un coro sportivo che tratta di una sana competizione e che non vuole offendere nessuno. E sul fatto che sia un coro “sportivo” ha ragione, infatti il coro finisce così.

”napoletano lavora duro che a Maradona devi dare pure il culo
e Diego merda..Diego..Diego merda”

Come faccio a saperlo? L’ho trovato in un sito degli ultras milanisti sotto la voce “Cori Offensivi”. Ma come??? Salvini ha detto che le offese non c’entrano, che è sana competizione e gli stessi ultras milanisti mi classificano questo coro come offensivo?? Non mi tornano i conti.

Ma poniamo che sia così veramente. Cosa cambia? Quel tizio là, quel Salvini, è un razzista con la R maiuscola, non solo con gli extracomunitari, ma con gli stessi italiani. E siede al parlamento europeo per rivendicare che la sua Padania è il nord dell’Italia e dimenticando che dal posto in cui siede, altro non è che Sud Europa. Ma molto Sud. Profondo Sud, come scrive Thomas Mann in Morte a Venezia.

Ai tempi dell’emergenza rifiuti di Napoli (a proposito… funziona tutto perfettamente?? I tg nazionali non ne parlano più neanche a pagarli…) Salvini ha proposto ai tifosi milanisti, durante l’incontro Milan-Napoli, di sventolare i sacchetti per la raccolta differenziata.

Come si fa a non voler bene a questo qui? Sprizza buongusto da ogni poro. Nemmeno Massimo Boldi nei filmacci di Natale è stato capace di tanto.

Ma tornando all’inizio del post, immaginando un incontro tra me e Salvini. Io che dovrei fare? A ogni sua scemenza, denigrare il nord? Dovrei parlar male dei veneti, quando una delle mie amiche più care è padovana? No… io non posso abbassarmi al suo livello.

Però una domanda ce l’avrei. Se il sud lo odi proprio tanto, cosa cazzo ci fai ad aprire sedi della Lega Nord in Sardegna e Sicilia??

Sai che ti dico Salvini? Io non posso odiare il nord pensando a delle differenze inesistenti che vai blaterando nei tuoi comizi. E sai perché? Perché sono italiana come te. Ma al contrario tuo, io sono anche minimamente intelligente. Minimamente.

Tu neanche questo.



 


Sono andata a vedere un concerto. Un concerto di Tiziano Ferro. Io trovo che sia bravissimo. E pensare che inizialmente lo odiavo. Vi ricordate come ha cominciato? Un singolo orrendo che si chiama “Xdono” che l’ha reso famosissimo. Io non lo sopportavo.

Al di là della canzone che nonostante tutto, continua a non piacermi, ma c’erano troppi balletti… insomma, non mi piaceva proprio. Poi però, ‘sto ragazzo è andato avanti. Cavoli, se è andato avanti. Così ho deciso di mettere da parte il pregiudizio che avevo su di lui e cioè il fatto che Tiziano Ferro fosse solo e unicamente un prodotto per attirare le ragazzine e che soprattutto non avesse il talento per andare avanti in questa strada.

Ho deciso quindi di smettere di “sentire” Tiziano Ferro per cominciare ad “ascoltarlo”, che c’è una bella differenza. E ascoltando, mi sono resa conto che non solo il ragazzo è dotato di un talento fuori dal normale ma è contraddistinto da un’eleganza nei modi e da un’educazione che definirei quasi introvabile nei suoi coetanei di oggi (ha solo 29 anni!).

Oltre a essere un bellissimo ragazzo, diciamolo.

Così un po’ di tempo fa, tramite una carissima amica, vengo a sapere che suona nei dintorni e insieme decidiamo di andare a vederlo.

E i giorni prima mi veniva da sorridere perché pensavo “certo che dieci anni fa ero io la prima a dire che non sarei mai andata a vedere Tiziano Ferro e adesso, sono ben felice di andarci”.

Due parole sul concerto e su Tiziano: semplicemente eccezionale. Ha una voce meravigliosa e non si percepisce differenza dalla voce registrata su disco. Incredibile! Promosso a pienissimi voti!

Ma di un’altra cosa volevo parlare. Tante persone che mi conoscono mi hanno detto “certo che non mi sarei mai aspettata che ti potesse piacere Tiziano Ferro”, altre mi hanno risposto semplicemente “Noooooo ma come hai potuto?”. E questo perché preferisco un genere rock, quello definito alternativo che dovrebbe essere l’opposto di quello definito commerciale. E allora ho cominciato a pensare che alle volte è terribile come sia facile lasciarsi condizionare.

Perché le persone che ci stanno intorno, si fanno ovviamente un’idea di noi e alle volte siamo più preoccupati di rispettare quell’idea piuttosto che fare quello che semplicemente ci va di fare. Sapete, circa un anno fa è uscito un videoclip di una band torinese, i Linea 77, definiti crossover o alternative. La canzone si chiama “Sogni risplendono” ed è un duetto proprio con Tiziano Ferro. Rivolta popolare!!! I fan dei Linea 77 hanno gridato allo sputtanamento della band, hanno tempestato il loro myspace di critiche… anzi… no, le critiche si fanno sulla base di qualcosa, tanti fan si sono limitati a dare loro degli “ipocriti e svenduti”, degli “incoerenti”, altri hanno scritto solo “che delusione” o anche “e io che vi ascoltavo col cuore” e questo perché? Perché hanno collaborato con Tiziano Ferro.

Che poi Tiziano Ferro sia uno dei cantanti più dotati del panorama musicale italiano non conta nulla. Lui è pop, loro sono alternativi e non lo devono apprezzare e non perché sia effettivamente così, ma solo perché i fan hanno deciso così. I fan, capito? Quelli che dovrebbero sostenerli sempre, quelli che apprezzano quello che dicono i Linea 77 quando parlano di apertura mentale ma solo quando ne parlano perchè se solo si azzardano a metterlo in pratica con una scelta stilistica di questo genere è il finimondo.

Fortunatamente non tutti sono così, ci mancherebbe altro, però lo sgomento con cui le persone che mi conoscono hanno reagito alla notizia che a me, amante dei Placebo, amante degli Afterhours, possa piacere anche Tiziano Ferro, mi ha quasi turbata. E soprattutto non ne capisco il senso, tanto sono sicura che prima o poi qualcuno penserà di me “Ma chi? Sara? Ma quella non capisce nulla, fa tanto la rockettara e poi va a vedere Tiziano Ferro!!”

Ma perché? Io mi ritengo fortunata perché questo atteggiamento mi porta a una riflessione ma ci sono altre persone che si lasciano condizionare, come quelle che escono tutti i sabato sera non perché ne hanno voglia, ma perché il chiacchiericcio generale ha stabilito che il sabato è vietato stare a casa e chi ci resta è sfigato.

Non è vero, ma ci credono in troppi.

Forse predichiamo troppo un’apertura mentale che siamo i primi a non avere, auspichiamo a un mondo più aperto ma solo perché gli altri la devono pensare come noi e non possiamo abbassarci a capire gli altri, perché predichiamo l’uguaglianza ma in fondo ci sentiamo superiori.

Gli stessi Linea 77 sono intervenuti in mezzo a tutti quei commenti e hanno detto una sacrosanta verità: “Sapevamo che ci sarebbero state proteste ma un artista non si deve limitare. E poi a noi è sempre piaciuto provocare. La vicenda è il triste resoconto del male del secolo italiano: la faziosità”
 



E ora lasciatemi parlare di Billy Ballo. Non conoscete Billy Ballo??? E allora ci penso io. Avete presente i programmi della gialappa’s band?? Billy Ballo è quello che appare nei trailer dei film…se ancora non avete idea, correte su youtube e digitate Billy Ballo. È un personaggio che fa il verso ai concorrenti dei vari talent show prendendo il nome da Billy Elliot.

Il nostro personaggio è interpretato da un ragazzo che si chiama Alessio Saro e ha 33 anni. Ed è proprio di lui che voglio parlare. Il nostro attore, più o meno un mesetto fa, è stato arrestato per stupro. In realtà non ha stuprato nessuno, ma ha avuto rapporti sessuali con una tredicenne ben felice di accoglierlo tra le sue braccia, diciamo così. Solo che la legge italiana parla chiaro, sotto i 14 anni, anche se la ragazzina è consenziente, è stupro.

Ah, la ragazzina l’ha conosciuta su facebook, manco a dirlo.

Succede che la ragazzina tredicenne è iscritta su facebook. E io mi domando che cosa ci faccia, ma vabbè. La nostra riconosce Billy nonostante abbia un altro nome e parte la richiesta di amicizia. Poi i due si incontrano, si piacciono, lei racconta alla mamma che va a dormire dall’amica, invece va via con lui, a casa sua e spatapam! Succede tutto.

I due si piacciono e si danno un altro appuntamento, la bimba dopotutto ha già la scusa collaudata. Solo che prima di andare a dormire dall’ “amica”, si depila e si trucca. La mamma si insospettisce e appena la figlia esce, si affaccia alla finestra e la vede che sale in macchina con un uomo. Scatta la chiamata al cellulare della figlia, si fa passare il nostro Billy che si spaccia per il fratello dell’amica ma la mamma ormai non ci casca e si fa riportare a casa la figlioletta. E scoperta tutta la storia, scatta automaticamente la denuncia per stupro e l’arresto immediato di Alessio Saro.

Ok. Vi dico cosa ne penso? E certo, altrimenti che ci sto a fare… dunque. Penso che la tredicenne, un po’ zoccoletta, lo sia, penso che tredici anni non siano abbastanza per un consenso di questo tipo e penso soprattutto che io a 13 anni, litigavo con mia mamma perché mi toglieva le Barbie dalle mani. Certamente non ero su facebook, sia perché non esisteva, ma anche perché a tredici anni, mia mamma, non mi avrebbe permesso di utilizzare internet senza il suo permesso e soprattutto senza la sua presenza.

Ma. C’è un ma, grande come un palazzo. Le colpe di ciò sono tutte del nostro amatissimo Billy. Adesso. Trentatreenni in linea… ma per voi è normale provare attrazione fisica per una tredicenne?? E si che alcune adolescenti di oggi sembrano già in prepensionamento, però echecazzo!!! Ha comunque tredici anni, è pur sempre una bambina, ma non ci pensi mentre… mentre… non fatemi andare avanti con la frase che poi rimango turbata da sola.

Ciò che più mi ha colpito però, è la reazione di tante persone. Se andate nei video su youtube, sotto ci trovate tanti commenti a riguardo. Ebbene, la maggior parte inneggiano alla liberazione immediata di Alessio Saro perché la bimba era consenziente e perché questo arresto, altro non è che l’ennesimo atto di oltraggio alla libertà individuale.

Cazzo, ha 13 anniiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!! E’ in terza media porca miseria, probabilmente non ha neanche il ciclo mestruale e si ritrova già l’imene sfondato!!!!!!

Perché non le facciamo sniffare cocaina allora?? Se è consenziente!!! Tanto se sniffa una volta ogni tanto non le fa nulla!!

E tutti a dire che in Italia non si è più liberi di fare niente, nemmeno di accoppiarsi con le alunne di scuola media, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, e che la legge è sbagliata e che se una cosa è stabilita da una legge non è detto che sia giusta.

Benissimo. Chi lo spiega a questi cultori della libertà che prima di pensare alla legge, si dovrebbe avere anche quel minimo di buonsenso per cui se io sono un uomo di trentatre anni e incontro una tredicenne su facebook, forse riesco a capire che è il caso di non portarla a letto ma di farle vivere la sua infanzia?

Perché a 13 anni si è ancora bambine!!!!!!!!!!!!

Io non credo di essere restrittiva. Ma da un uomo di 33 anni mi aspetto un minimo di cervello, Gesù Santo!!! Quella è una bambina, lasciala in pace!!!

Io se fossi stata nei panni della mamma della bimba, a Billy avrei frullato la faccia a schiaffi. Prima di denunciarlo, ovvio.

Ma ho la vaga impressione che quando i meravigliosi autori di quei commenti ignobili saranno genitori di una figlia femmina e si ritroveranno al suo tredicesimo compleanno, chissà come, cambieranno idea.


Ho deciso cosa voglio fare da grande: il ministro della pubblica istruzione. Dai, mi ci vedo benissimo e poi deve essere una figata!! E poi peggio di Maria Star non potrò fare…

Allora, l’idea che ho di come dovrebbe essere un ministro, è un’idea amplificata di ciò che mi viene in mente quando penso a come dovrebbero essere gli insegnanti. E come dovrebbe essere un insegnante? Semplice. Deve farsi amare dagli alunni. Non deve terrorizzarli, deve far capire che ciò che studieranno sarà utile alla loro vita quotidiana, deve far capire che è bello sapere tante cose e che se tutti i professori fossero così, la scuola sarebbe proprio uno spasso.

Io l’ho detto tante volte. A me della scuola non manca proprio niente.
E per confessarla interamente, fosse stato per me non sarei andata nemmeno alle scuole superiori.

E voi mi direte “e con che coraggio adesso vorresti fare il ministro della pubblica istruzione?”. Proprio perché la scuola com’è strutturata non mi piace e ho in mente un piano stupendo!

Da dove comincio? Comincio dall’idea più importante. Abolisco gli esami di maturità. Ebbene si. E sapete perché? Perché ne ho sentite troppe a riguardo e trovo profondamente ingiusto che gli alunni alla fine, vengano giudicati per tre giorni e mai per i cinque anni complessivi di scuola!!

Eh no, siamo buoni tutti altrimenti!! Facciamo un esempio. Arriviamo alla fine dell’anno con l’alunno A che se l’è sempre cavata e con l’alunno B che ha 7 materie insufficienti. Solo che fa la sceneggiata e gli insegnanti si lasciano commuovere e allora via, alziamogli tutti i voti, magari portiamoli allo stesso livello dell’alunno A che sì, non ha mai brillato ma ha sempre fatto il giusto.

Arriviamo il giorno dell’esame e che succede? Che se l’alunno B ha già preso per il culo una volta, lo farà anche una seconda e cosa ancora più grave, gli insegnanti saranno ben disposti a farsi prendere per i fondelli. E l’alunno A? A lui va di sfiga, nelle prove non riesce benissimo e gli insegnanti, che hanno la memoria cortissima e hanno dimenticato che nei precedenti 5 anni ha sempre fatto il suo dovere, saranno prontissimi a metterlo in difficoltà in ogni modo.

Andrà a finire che nessuno sarà bocciato (forse), ma che alunno A e alunno B usciranno con lo stesso voto. Ma con l’impressione esterna che all’alunno A sia stato dato un calcio in culo per essere promosso, mentre l’alunno B si sia meritato tutto.

Eh no!!! Eh no!! Io sotto esame di maturità metterei perennemente tutti gli insegnanti e come commissione ci metto gli alunni che in quelle materie vanno male. E la domanda d’esame sarà: “Avanti, spiegami una volta per tutte questa cacchio di partita doppia che in cinque anni che ti ho sopportato non sei mai venuta a fare lezione ma solo a interrogare argomenti che mai hai spiegato. E bada bene che se sgarri ti boccio!”

Io penso che ad alcuni insegnanti, un po’ di strizza farebbe solo bene. Specialmente se sono quelli che se ne sono sempre fregati alla grande.

Anche perché tanti prof, dimenticano un comandamento importantissimo e cioè il fatto che da tutte le persone si può imparare qualcosa. Quindi, anche dagli alunni! E tanti invece partono dal presupposto che a causa della giovane età, non ci sia niente da prendere. Certo, a 14 anni nessuno di noi è stato capace di “intendere e di volere”, ma questo non significa che la personalità debba essere annullata per fare posto all’esatta coniugazione di tutti i verbi, per quanto sia importante.

E al posto dell’esame di maturità che ci metti? Decido che ogni alunno, tutti gli anni debba essere valutato in base a tutto ciò che ha fatto. Alla fine, un voto finale complessivo glielo diamo.

Al giorno d’oggi, l’esame di maturità è sempre più un esame d’immaturità. La fonetica ci viene incontro.

Togliamoci dalla testa che gli insegnanti siano sempre capaci di insegnare veramente.

Vi piace il primo punto del mio programma?? Adesso vengo agli altri. Aumenterei l’età per la frequentazione della scuola dell’obbligo.

“Ma come, proprio tu che manco ci volevi andare?”

Esatto, proprio io che manco ci volevo andare, perché ho capito che sarebbe stato un errore gravissimo. Quindi, risolviamo una volta per tutte, la scuola dell’obbligo arriva fino al diploma!! Poi ognuno sceglie la sua strada.

A questo proposito, ho un’altra proposta. La scuola media. Ma perché dura solo tre anni? Secondo me ci siamo dimenticati una cosa fondamentale. Che ho detto anche prima. E cioè a 13 anni un ragazzino, non capisce nulla. Però pensa di sapere tutto della vita ed è convinto di avere sempre ragione. Il periodo che va dai 13 ai 15 anni è un momento terribile, dove un bambino passa dalla convinzione di sapere tutto e arriva a ritrovarsi quasi ragazzo con invece la consapevolezza di non aver capito niente!!

Com’è possibile che a 13 anni un bambino sappia che indirizzo scolastico intraprendere!! Entra a scuola che ha 13 anni e esce che ne ha 18… sono solo 5 anni, ma 5 anni in cui cambia tutto!!

Cambiamento: la scuola media deve durare 5 anni. Ah, già che ci siamo, possiamo aumentare il raggiungimento della maggiore età? No, sapete com’è, ma i pischelli che ti sgommano la macchinona di papà davanti a scuola sono da evitare come la peste. Rimettiamola a 21 anni. Dai che a 21 anni è tutta un’altra situazione!!!

La scuola media dura 5 anni. I primi tre, classici. Gli altri 2 sono una specie di specializzazione, dove gli insegnanti aiutano gli alunni a trovare la strada che fa per loro. I bambini più bravi e cui piace la matematica faranno più ore di matematica, ma senza mai trascurare le altre materie. Idem per i più bravi in italiano, in inglese, in francese, in musica eccetera…

Musica. A proposito. Alle scuole superiori, qualunque esse siano, l’ora di musica continua. E non necessariamente con il flauto, che è lo strumento più insopportabile di tutti i tempi… e nemmeno fermandoci alla storia della musica di inizio ‘900. Guardate che non conoscere i Rolling Stones e non conoscere Mozart, è grave allo stesso modo. Inoltre diviene d’obbligo la conoscenza di questi artisti italiani: Fabrizio de Andrè, Francesco de Gregori, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Luciano Ligabue. Un’ora alla settimana la dedichiamo a e-mule e all’insegnamento che per chi non ha il becco di un quattrino, scaricare musica da internet non è poi così grave. Coraggio, gli U2 non faranno la fame a causa della mia riforma!

L’ora di religione rimane, ma come l’ho fatta io alle superiori. Il mio insegnante è un parroco. E quando lo incontro per strada, corro a salutarlo. Ha passato gli anni a insegnarci quanto Gesù Cristo sia stato un grande rivoluzionario, colui che ci ha insegnato un mondo costruito con l’amore e la tolleranza, col rispetto per il diverso che poi diverso non è, con la voglia di amare e di farsi amare. E ci ha fatto capire di quanto siamo stupidi noi umani, a farci la guerra per ogni minima cretinata!!

Ovviamente è sempre facoltativa. Solo che chi non la frequenta, non sa cosa si perde!!!

Inoltre: obbligatoria l’ora di lettura dei quotidiani nazionali. E il conseguente insegnamento di leggere le notizie con un occhio critico, non smettendo mai di chiedersi il perché delle cose.

Infine una delle questioni più delicate. Il bullismo. Qui sarò irremovibile. Se con tutti i miei metodi bellissimi, cioè di insegnanti capaci di insegnare oltre alla materia anche e soprattutto la vita, con le parole bellissime di tutti gli artisti italiani che conosciamo, con l’amore di Gesù Cristo, che potete credere in lui o no, ma per quanto possiate credere finta la religione, nessuno può negare che quel messaggio d’amore debba diventare il motore del mondo, se con tutti questi metodi i bulli esistono ancora, dovrò prendere seri provvedimenti.

Ascoltami bullo. Se fai del male a un tuo compagno di scuola, ripeti l’anno. Automaticamente. Puoi anche avere i voti migliori, ciò non significa che tu abbia capito qualcosa della vita. Hai capito? No perché se hai ancora qualche dubbio, ripeti in automatico anche gli altri anni. E ricorda che nella mia riforma, l’obbligo scolastico arriva al diploma e anche se hai 32 anni non te ne puoi andare.

Ultima cosa, ma questa riguarda il mio ministero: banditi gli sprechi. Ma per sprechi intendo che se nella scuola ci sono soldi che vengono buttati in baggianate, ciò sarà evitato, non che elimino scuole di paese così, a cazzo!

Regola valida per tutti: se un preside viene a denunciare il figlio di un immigrato clandestino sarà automaticamente sputato in un occhio da me medesima, in diretta televisiva negli studi di Porta a Porta, che figuriamoci se Bruno Vespa si perde l’occasione.

Per le università la solfa non cambia. Anzi, qui gli insegnanti sono ancora più sotto esame, perché tanti docenti non accettano che gli alunni abbiano un loro modo di ragionare e di avvicinarsi alle materie, ma esigono che lo studente si limiti a ripetere a memoria ciò che hanno letto sui libri.

Io per esempio, conosco un’insegnante di teatro che esige questo. Di teatro, capite? È terribile!! Il teatro è nato per dare un insegnamento e per lasciare una morale… come potremmo mai capirlo se tutti ci limitassimo a studiare a memoria?

Dal momento in cui sarò al ministero, studiare a memoria sarà severamente vietato! Sosteniamo la creatività degli studenti!! Almeno saranno i bravi ad emergere e non i secchioni!

Che dite? Secondo voi potrei migliorare un po’ le cose? Io penso di si… dai, votate per me!

Scusate se mi sono dilungata, ma questo è un piano politico, mica pizza e fichi.
 

 


Comincio a essere stanca. Del modo di pensare generale che per carità, non è colpa della gente comune. È colpa di chi ci ha fatto credere questo.

Avete presente quando qualcuno mette in giro una voce, infondata, però tutti ci credono?? Ecco, una cosa che qui in Italia succede più o meno ogni santo giorno. E riguarda svariati ambienti. L’immigrazione, l’integrazione, il pericolo e adesso, anche il lavoro. Eh si, perché poi adesso si sono svegliati e sono tutti lì a dirci che c’è la crisi. La crisi economica.

Sentite un po’ razza di asini, è un’infinità di tempo che c’è la crisi economica grave, ed è diventato irreparabile da quando un genio ha deciso di approvare i contratti a tempo determinato! Perché? Cos’è cambiato?

È cambiato che da allora le aziende hanno trovato più conveniente assumere giovani, ma solo per tre mesi. E poi? Poi, forse, gli rinnovano il contratto. Però il giovane, guadagnerà una miseria e non potrà fare alcun progetto.

Vuole sposarsi? Non può. Fra tre mesi potrebbe perdere il lavoro.
Vuole comprare casa? Non può. Perché col piffero che le banche gli concedono il mutuo.

Ah ecco, le case. Altra bella questione. Una mia zia, ex insegnante delle elementari, dice: “Sono cambiati i tempi… noi andavamo via dalle topaie per andare nelle case belle e i nostri figli vanno via dalle case belle per andare nelle topaie… noi dovevamo emigrare per mandare qualcosa alla famiglia e i nostri figli devono emigrare per trovare il primo schifo d’impiego e noi da casa dobbiamo mandargli altri soldi, perché i loro non bastano”.

E non parliamo dell’unione case-banche. Ci sono buchi che costano 250.000 euro e banche che concedono un mutuo da pagare in rate da 350 euro, che però arrivano a 900…. Volete farmi credere che sia tutto regolare?

La crisi… saranno sei anni che c’è la crisi. E quali sono i meravigliosi consigli che ci danno? “Ma voi dovete fare girare l’economia!!!” Andate a quel paese.

Sapete cosa mi fa arrabbiare? Quando sento la gente che dice: “Eh, adesso è fortunato chi ha un lavoro”. Che per quello che stiamo vivendo, è vero, lo riconosco. Però, fatemi analizzare la parola “fortunato”.

No, echecazzo, è fortunato chi è ricco e può spendere come più gli pare, è fortunato chi ha il culo pieno di soldi e non sa come spenderli senza pensare “oddio, domani mi licenziano”, è fortunato chi fa la vita del nababbo, ma chi ha un lavoro non è fortunato. Chi ha un lavoro è una persona normale e un impiego, oltre a essere un dovere, deve essere innanzitutto un diritto!!

Ce l’abbiamo una Costituzione? Si, grazie a Dio, anche se alcuni la considerano carta straccia!!! E qual è il primo articolo?

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro!!!

Diamine, sul lavoro!!! E dov’è il lavoro?? Non vedo l’ora di finire l’università, ho un precariato che mi aspetta a braccia aperte.

Non vedo l’ora di finire a lavorare in un’azienda, così ogni tre mesi rischio di trovarmi col culo per terra. E se chiamassi i sindacati? Ecco ecco, questi giovani non hanno voglia di fare niente e si appellano al sindacato!

Ma prendiamo altri casi. E i giovani che fanno altri lavori in condizioni di sicurezza pessime? Loro? Che cosa fanno? Ve lo dico subito.

Sarroch (Cagliari). Raffineria Saras. Tre operai muoiono asfissiati.

Hanno 26, 30 e 56 anni. E prendevano da 700 a 1000 euro.

Loro sarebbero fortunati eh?
 


In questi giorni ho la febbre. Non sto tanto bene e quindi sono ferma a casa. Ho così avuto modo di seguire tanti tg e leggere tante notizie su internet. E allora le voglio commentare.

Prima notizia. Tutti parlano dell’influenza suina. Che è una cosa tragica, terribile, che ha provocato tanti morti in Messico, che è una malattia nuovissima, che bisogna stare attenti, evitare i luoghi pubblici e una serie di cose.

Poi arriva il primo caso in Italia e cosa ti dice la giornalista del tg? Primo caso italiano di febbre suina, ma il paziente è già guarito.

Ma come? Ma fino a tre minuti fa eri lì a farmi credere che era incurabile e adesso il primo italiano che ne è rimasto colpito è guarito nel giro di mezz’ora??? Ma razza di imbecille che non sei altro, ma dimmi che quella malattia è una tragedia in Messico dove le condizioni igieniche sono pessime e dove i farmaci sono introvabili, cretina!!!


Dimmi che in Italia, dato che viviamo bene, si cura in un batter d’occhio, asina patentata!!! Ma io non capisco… ti fanno un emergenza su tutto questi giornalisti, sono buoni solo a creare allarmi e sempre quando non ce ne sono! Poi quando succedono i casini, ce li dicono a metà, che se non li capiamo è meglio! Ci distraggono con le notizie finte, ci fanno aver paura di un’influenza che guarisce in un attimo! Idioti. Giornalisti del servizio pubblico…. Ma non fatemi ridere! A schiaffi, vi prenderei!

Altra notizia. Anche quest’anno sono stata al concerto del Primo Maggio a Roma…. Evviva!!!! Meraviglioso come sempre!!! Ma non mi dilungo sulle mie sensazioni e sui gruppi… ci sono due notizie a riguardo che mi hanno colpito. Una l’ho letta sul sito di un quotidiano che si chiama “Il giornale”. Bah. L’altra sul sito della Uaar. Doppio bah.

Allora, veniamo al primo sito. “Il giornale” sostiene che a questo evento i dati siano sempre esagerati e che non c’erano 800.000 persone, ma (cito testualmente) in realtà molti ma molti di meno. Bene. Giornalari del giornale???? Al vostro articolo ci mancava solo la parentesi con scritto “almeno dalla mia tv sembrava così”, perché si vede che in piazza San Giovanni, non ci è passato nessuno di voi! Forse siete usciti dalla metropolitana e avete visto che non ci stavate, così, incacchiati neri perché Vasco ve lo siete persi, l’avete buttata lì. “E ma vuoi che i comunisti sono 800.000? Ma no, macchè, ma và!”.

E perché non mi dite quanti ce n’erano esattamente visto che ne siete così sicuri? Allora, amici del maialino, ve lo dico io, che c’ero. Si, forse non c’erano 800.000 persone. Ce n’erano pure di più. Perché se erano molte ma molte di meno, io, lo spazio per tirare fuori la macchina fotografica dalla mia borsa, l’avrei avuto. E avrei avuto modo di arrivare lì e mettermi in prima fila, se le persone fossero state molte di meno!! Perché non mi raccontate che dalla sera prima c’erano le persone accampate sotto il palco? Ah già, forse non lo sapevate neanche. E poi, qual è l’altra polemica inesistente? Che Sergio Castellitto ha recitato una poesia di sua moglie, la scrittrice Margaret Mazzantini. Dunque? Conflitto di interesse.

Perché guardi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi di avere la trave nel tuo occhio?

La notizia della Uarr è rivolta esclusivamente a Sergio Castellitto. Della Uarr ho già parlato tempo fa e ribadisco. Io, da credente, rispetto chi non crede. Io, da credente, spesso mi infastidisco quando la Chiesa si intromette nello Stato. Io, da credente, lo so che a volte sembra proprio che alcun sviste della Chiesa vadano in netto contrasto con la parola di Cristo.

Io, da credente, rispetto te, che non credi nel mio Dio e non mi farai del male. Ma se tu, non credente, ti lamenti di una ipotetica supremazia della religione ma in fondo al cuore calpesteresti il cadavere dei tuoi amici, che tanto il paradiso non c’è e l’anima non esiste, pur di avere una supremazia dell’ateismo in questo mondo, mi fai letteralmente girare le palle!

Io non costringo te a credere in Dio, ma tu non cercare di costringere me a credere che non esista.

Sergio Castellitto ha recitato il testo “Imagine” di John Lennon ma ha omesso la parte che dice “Immagina un mondo senza religioni”. Buuuuuuuhhhh! Sui siti della Uaar si è scatenata la polemica, youtube è stata invasa di tanti di loro che commentano cose del tipo “Castellitto merda”.

L’ipotesi che magari Castellitto possa pensarla diversamente non li ha nemmeno sfiorati. Che palle.

Tengo a precisare che non generalizzo affatto tutti gli atei con la polemica della Uaar.

Se la Chiesa è insopportabile quando reagisce alla Littizzetto che fa le battute, la Uaar è altrettanto insopportabile quando reagisce appena tocchi la loro non-religione!

E poi guai a chi mi tocca il grande Sergio!!!!

Che fatica seguire le notizie.
 



Lo spettacolo del Bagaglino ha chiuso in anticipo causa calo di ascolti. Ma va???? Ma pensa te, non me lo sarei mai aspettato da un programma che da vent’anni cambia titolo ma ti propone sempre la stessa minestra!!!

Da piccola lo adoravo. Il sabato sera era un must guardare quel programma e mi facevano ridere gli imitatori e mi piacevano i balletti di Valeria Marini o di Pamela Prati, perché ovviamente pensavo che erano balletti quelli. Comunque.

Passano gli anni, cambiano i titoli, e la solfa è sempre la stessa. Uomini vestiti da donna, freddure da invidiare ai film di Pierino, qualche volgarità gratuita, gli immancabili vip in prima fila che ridono e guardandosi tra loro esclamano “è uguale!!”. E oltre a questo, aggiungendosi col tempo, donne nude a volontà.

Quest’anno lo spettacolo si intitolava “Bellissima, varietà anticrisi”.

Tralasciamo il fatto che questo programma, la crisi non solo non la scacciava, ma la faceva venire anche a chi prima non l’aveva.

Il titolo era dedicato a una prima donna, immaginiamo. No, non era una, erano otto. Alla faccia. E lo spot cominciava proprio con loro. Le soubrette si mostravano al pubblico e si presentavano.

Valeria. Marini. Te la passo. Non mi è mai stata troppo simpatica, anche perché ha un accento peggiore del mio e continuava a proclamarsi romana fino a pochi anni fa. Ma piano piano, nonostante la simpatia nei suoi confronti non sia arrivata, ho capito che proprio stupida, non lo è nemmeno lei.

Pamela. Prati. Ti passo anche lei, ha cinquant’anni e da venti è li a sgambettare dal Salone Margherita, se le togli questo è la fine. Lei almeno non ha mai nascosto il fatto di essere sarda.

E poi partivano le altre. Justine, Antonella, Manila, Silvia, Angela. Ohibò… e voi chi siete?

Justine Mattera, arrivata in Italia come moglie di Paolo Limiti che stava seduta nei suoi programmi vestita e truccata come Marilyn. Posso fare un appello? Fatemi tornare Limiti!!!! Adoro quando fanno vedere gli spettacoli di anni e anni fa!!!! E soprattutto, se da telespettatrice sono arrivata al punto di sentire la mancanza di Paolo Limiti, qualcosa vorrà dire.

Antonella. Mosetti. Ex ragazza di Non è la rai, ancora in circolazione non si sa per quale motivo.

Manila. Nazzaro. Ex Miss Italia. Vedi Antonella Mosetti.

Silvia Burgio. Ex concorrente del Grande Fratello ed ex transessuale. La Ricordate? Ne avevo parlato anche io e ne avevo parlato benissimo. E’ andata al grande fratello e ci ha costretto a capire che la personalità sta dentro di noi, il corpo che la avvolge altro non è che un involucro. Te la passo, la promuovo a pieni voti.

Angela Melillo. Non so da dove sia arrivata, né per quale motivo ogni tanto la si veda sgambettare in tv. Bah.

E poi l’ultima, quella che doveva essere il pezzo forte.

Nina. Moric. È di spalle e si volta. Aaaaaaaaarrrrgghhh!!! Ma che diavolo è successo alla faccia di questa qui????? Ma non ci posso credere!!!!! Era bellissima e ora ha la faccia gonfia che neanche un pugile dopo un ko!!! Ma chi è il chirurgo che ti ha rovinato così?? Ma eri una delle donne più belle del mondo e adesso sembri la cugina sfigata di Alba Parietti!!!! Che tristezza… e si che esserti sposata con Fabrizio Corona deve averti rovinata anima e corpo, ma santo cielo, guarda che a ridurti così ce ne vuole!!!! Tornerà mai com’era prima? Ma non ne hai specchi? Eri stupenda, chi te l’ha fatto fare, ti sei rovinata la faccia!!!

Lo show andava avanti tra qualche imitazione, ma era incentrata soprattutto sulle esibizioni delle primedonne, che si impegnavano in una sfida originalissima: bionde contro more.

E dato che le primedonne non sanno fare niente, possiamo immaginare…

I dati di ascolto hanno dato un giudizio palese. Hanno addirittura preferito i bambini ammaestrati, figli di genitori atteggiati, che hanno partecipato al programma della Clerici.

La Marini, che ha sentito in anticipo puzza di flop ha colto la palla al balzo pur di lasciare la barca che affonda. L’hanno dovuta sostituire con tale Natalia Bush, in sostanza una mucca con la parrucca bionda.

Considerazioni? Consigli? Nessuno pensi che la comicità non piaccia. Zelig non farebbe i picchi d’ascolto altrimenti. I comici, le battute, le risate ci piacciono. Ma devono essere intelligenti, non freddure buttate a caso!

Forse è il caso di rinnovarsi?


E adesso fatemi dire delle pubblicità progresso. Io solitamente le adoro. Adoro quelle sulla violenza sulle donne, dove le donne vengono incitate a non accettare mai nessun tipo di violenza. Né  fisica, né psicologica. Benissimo, ottima idea, approvo totalmente.

Mi piace quella sulla depressione, dove anche qui, chi né è colpito, è spinto a non avere paura di affrontare con coraggio questo problema. C’è quella sull’autismo, quella sui problemi alimentari, c’è quella che promuove il teatro, c’è anche quella della immondizia che ogni tanto invasa Napoli, quella con quell’attrice che era finita al centro delle polemiche di intercettazioni e raccomandazioni. Anche se devo dire che quest’ultima mi lascia perplessa, perché non ci vedo molto chiaro, ma vabbè, per ora chiudiamo un occhio e facciamo finta che sia vero che quel problema sia finito per sempre. Io me lo auguro, però i miei dubbi, me li tengo.

Insomma, penso che la pubblicità progresso sia un bel modo per lanciare dei bellissimi messaggi.

La mia preferita, in ogni caso, rimane quella che facevano tempo fa, dedicata ai giovani e ai loro mezzi di trasporto. Si vedeva un ragazzo in uno scooter e dietro di lui, un altro ragazzo, era un angelo, che gli allacciava il casco. Era l’angelo custode e mi ricordo una frase bellissima che diceva: “Io faccio tutto il possibile, ma voi andate così veloci…”. Un messaggio stupendo e un video altrettanto bello. Non nego che ho sempre considerato questi spot come piccole opere d’arte e che alle volte penso che sarebbe bellissimo se un giorno riuscissi a girarne uno anche io.

Così, è un’idea. È un modo per parlare alla gente, per fargli sapere che tanti problemi che ci addolorano, sono problemi di tutti. È un modo per ammettere le debolezze umane, perché tutti ci preoccupiamo per qualcosa e perché dobbiamo renderci conto che non saremo mai gli unici.

Veramente, bellissima idea. Ma. C’è un ma. Pochi giorni fa, mentre pranzavo, ne vedo un’altra. Tengo a sottolineare il “mentre pranzavo” perché significa che siamo intorno alle 13/ 13.30. Insomma, stavo pranzando e ne vedo un’altra. Si vedono un uomo e una donna che entrano in una casa. La donna entra in casa e l’uomo rimane fermo sull’ingresso, allo specchio. Si osserva. Si guarda. Si scruta. Sembra parli a sé stesso, sembra si dica “Lei è qui, dai, vai da lei”. E poi una inquietante voce fuori campo:

“Tanti uomini hanno problemi di erezione”.

Oh santa pace!!!! Diciamo che per un soffio, tutto quello che di buono ho detto sulle pubblicità progresso, è ancora valido. Ma scusate… ma è un problema così grave da meritarsi lo spot? Uomini, abbiate pazienza, posso immaginare che non sia facile, ma io la pubblicità non ve l’avrei dedicata!! E che cavolo!! Ma mi hai parlato di violenza sulle donne, di alcool, di droga, di incidenti stradali e di angeli custodi, di teatro, di arte e ora mi racconti questo problema qui??? Ho capito che chi né è affetto non vuole sentirsi abbandonato ma… tu non pensi che egli stesso potrebbe provare un certo imbarazzo?? Tipo, se sono a una cena con amici, c’è la tv accesa,  parte questo spot e uno degli ospiti diventa rosso in viso, forse si sente colpito. Non so, ipotizzo.

Sta di fatto che continuo a non trovare l’urgenza di uno spot su questo caso. Anche se pensandoci bene, quasi quasi mi fa piacere. È pieno di uomini troppo sicuri di sé e di uomini che pensano che la virilità si dimostri unicamente in quel campo. Forse è un messaggio tra le righe, cari uomini. Non ti funziona l’affare? Magari è la volta buona che usi il cervello!

Non so, ipotizzo eh… e scherzo ovviamente.

Ma tornando all’argomento principale. Io a questo punto dico a chi di dovere: va bene, magari è un problema diffusissimo, magari l’uomo ha bisogno di sentirsi consolato per questo… magari questo spot avrà degli effetti benefici.

Potreste evitare di trasmetterlo all’ora di pranzo???

 


Se qualcuno legge da parecchio le mie riflessioni qui, ha notato che sono una fan del concerto del primo maggio che ogni anno si svolge a Roma. Sono andata a vedere sul sito le prime notizie riguardanti la manifestazione e ho letto che quest’anno, il motto guida della manifestazione è “Il mondo che vorrei”, prendendo in prestito la nota canzone di Vasco che parteciperà all’evento. È un titolo bellissimo!!! E allora mi sono chiesta: e com’è il mondo che vorrei?

E avevo talmente tante cose in mente che non ne ho detta nemmeno una!

Il mondo che vorrei è come questo. Rotondo e che gira. Che gira, sempre, qualunque cosa succeda, lui non si ferma mai e va avanti.

Il mondo che vorrei è come questo. Multietnico. E con tutte le etnie, le culture e le religioni che si incontrano e si rispettano e vanno avanti non nonostante, ma grazie alle differenze.

Il mondo che vorrei non ha paura del diverso, dello straniero, solo perché ha una nazionalità diversa. Ma diversa da chi, poi? Ricordate la canzone di Fabrizio de Andrè, “Il testamento di Tito”? in una strofa canta “Non avrai altro Dio all’infuori di me, spesso mi ha fatto pensare,genti diverse venute dall’est, dicevano che in fondo era uguale… credevano a un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male”. Il mondo che vorrei sa benissimo che è composto da tante culture, da tante tradizioni e non è spaventato, ma è fiero di questo.

Il mondo che vorrei è uno. Che diavolo significa terzo mondo, quarto mondo? Dove sono questi mondi e chi li ha inventati? Il mondo che vorrei non ha uomini capaci di creare con la crudeltà dei mondi a seconda del livello monetario. E se proprio questo è impossibile, l’uomo riconosce almeno che la colpa di un paese più povero, deriva da qualcuno che ha deciso di sfruttarlo! E risolve i guai,si che li risolve.

Il mondo che vorrei è bello, è bellissimo. Non ha più i poveri e i ricchi, ha un insieme di persone che lavorano onestamente, che vivono insieme e che vivono bene, porca miseria! E’ un mondo a colori, in festa, in musica!! Sempre in musica perché è ora di capirlo, il messaggio che la musica può diffondere nel mondo è il più bello!!

Il mondo che vorrei non dimentica la storia, inorridisce davanti ai ricordi dell’olocausto e si impegna costantemente affinché gli orrori di questo tipo non avvengano mai più.

Il mondo che vorrei non ha spazio per i nuovi naziskin e rabbrividisce al solo pensiero che possano esisterne ancora. Perché è un mondo saggio e un popolo che ha alle spalle disastri come questi, deve avercelo stampato in testa che la violenza non potrà mai generare nulla di buono. Il mondo che vorrei, anche se è saggio, i nuovi naziskin li prenderebbe a calci nel culo dalla mattina alla sera. Eh no, non venitemi a dire che allora sogno un mondo violento. Questa non è violenza, questa è educazione, quell’educazione che i nuovi naziskin non hanno mai ricevuto. Perché uno che pensa che esista la superiorità delle razze, non può essere stato educato da qualcuno, dai, è impossibile.

Il mondo che vorrei, ha un Italia che chiede scusa alla Romania per tutte le volte che i media infangano questa terra creando una caccia al romeno senza precedenti. Ah ma, di questo ne parlo ancora, statene certi.

Il mondo che vorrei ha il principio della meritocrazia, dove chi ha una qualità, può andare avanti e chi ha una raccomandazione, perde un turno. E no, è sbagliato, stai fermo un giro. Rifletti e poi riparti.

Il mondo che vorrei comprende chi sbaglia e chi impara dai suoi errori. È un mondo senza armi, senza distruzione, senza guerra… guerra? Che significa guerra? L’ha inventata l’uomo che non è capace di rispondere a niente, quel tipo di uomo che sembra voglia distruggere tutto solo a parole, poi incontra qualcuno che sappia parlare meglio di lui e dato che si sente senza armi, passa all’insulto, all’offesa e poi allo scontro fisico. Solo perché non sa parlare. Ci sono libri, dizionari e antologie per tutti nel mondo che vorrei. E soprattutto, ci sono tante tante tante persone che hanno voglia di leggerli, ecco la differenza con questo mondo!

Il mondo che vorrei non è impossibile. Basterebbe darsi una calmata. Potremo imparare ad ascoltare prima di attaccare qualcuno. E se qualcuno ci pone un’opinione contraria, potremo tentare di trovare un punto d’accordo, senza limitarci al “ma che cosa vuoi?”. Niente voglio, tranquillizzati.

Questo è il mondo che vorrei. E sono certa che è il mondo che vorreste anche voi. E allora perché non lo facciamo?


La scorsa settimana c’è stata la festa del papà. Non avevo pensato a scrivere qualcosa, non mi veniva in mente niente di interessante da dire a parte i soliti auguri. Poi però, sono finita in un blog. Non un blog a caso. Il blog di Riccardo Rossi, l’attore.

 Non voglio fare pubblicità ma è giusto che io lo nomini perché sono rimasta molto colpita da ciò che ha scritto. Era una bellissima lettera dedicata ai padri e ai figli. O meglio. Alle figlie, alle figlie femmine.

La lettera era stupenda e consiglio a tutte le figlie femmine di leggerla. No, non è un errore. O meglio, dire figlie femmine è una ridondanza, ma io lo uso come rafforzativo. Tornando alla lettera, io mi sono commossa e da lì, dalle sensazioni che ho provato mi è venuto in mente questo post.

Quasi un post di risposta che io dedico a mio padre e a tutti i padri delle figlie femmine. Mi concedo la presunzione di eleggermi portavoce di tante figlie femmine per parlare con i nostri padri.

Cari babbi (o papà, come preferite), anche se la vostra festa è già passata concedetemi un modo per farvi i miei auguri. Dopotutto è una ricorrenza e i papà, i bravi papà, dovrebbero essere festeggiati ogni giorno. Come noi figlie, raramente facciamo e aspettiamo una data, un’occorrenza per farvi i nostri auguri.

E alle volte, anche pronunciando quella parola non riusciamo mai a dirvi quanto siete importanti per noi, quanto non potremmo fare niente senza il vostro sostegno e quanto ci sentiremmo perse senza di voi che in ogni caso, siete sempre dalla nostra parte.

Perché diciamolo, è la mamma che spesso prende le posizioni più difficili nei confronti di noi figlie femmine mentre voi padri, siete sempre pronti a spalancarci le braccia per dirci che anche se la mamma ha ragione, voi mai e poi mai potreste provocarci un minuto di sofferenza. E ci ribadite lo stesso concetto ma col sorriso e con quello sguardo che avevate il giorno in cui siamo nate, quando guardando noi, che eravamo delle esserine piccole piccole avevate ben capito che avremmo rivoluzionato la vostra vita e che non sarebbe stato facile.

Sappiamo bene quanto siate gelosi di noi ma sappiate, anche noi lo siamo di voi. Esigiamo la vostra fedeltà alla donna che avete al vostro fianco perché senza di lei, senza voi due insieme, non saremmo mai venute al mondo. E passano gli anni e noi diventiamo più grandi e voi crescete con noi, perché è così che va. Anche se nella nostra mente è sempre difficile vedervi come noi, vedervi non impegnati nel ruolo di genitori. Non pensiamo mai a come eravate quando noi non eravamo “in programma” ed ecco perché a volte, ci sentiamo incomprese, non pensiamo a quando avevate gli stessi nostri problemi di oggi che ci sembreranno così banali col passare del tempo.

Si dice sempre che i figli, a un certo punto, debbano prendere la propria strada. Che va seguita, anche se lontano dai genitori. Arrivano le età dei sentimenti, degli amori o presunti tali, delle sofferenze. E degli altri amori, magari stavolta veri, che medicano le piccole ferite passate e ci preparano a una nuova vita. Arrivano i ragazzi che alla fin fine, avranno sempre qualcosa in comune con i nostri padri. Qualche difetto, solitamente.

E verranno tutti i sogni, i progetti, le difficoltà nel conseguirli ma anche la consapevolezza di non deludere mai i nostri padri perché si sa, potremmo anche avere un percorso completamente diverso da quello che noi sognavamo e anche da quello che loro sognavano per noi, ma in ogni caso, in qualunque momento ci saranno loro. “Ci pensa babbo, non ti preoccupare”, di nuovo, ci penserà lui a risolvere tutto.

Ci penserà lui. E allora anche noi figlie pensiamo a quando ci ha accompagnato per la prima volta a scuola e poi è venuto a riprenderci, così felice di vederci perché quelle sei ore senza di noi sembravano un’infinità di tempo e quella scuola sembrava a mille miglia di distanza. Pensiamo ai saggi di danza che abbiamo fatto e pensiamo a lui che si spaccava le mani a furia di applausi perché lì, in quel palco, c’è la sua bambina. Pensiamo a quanto fosse preoccupato quel giorno in cui è arrivato l’esame di maturità perché di lì a poco sarebbe arrivato il momento di separarci.

Personalmente, penso a quanto è stato difficile per lui accompagnarmi all’aeroporto mentre non dicevo una parola e piangevo a dirotto, perché in fondo lo sapevo che gli stracciavo il cuore e non poteva fare niente se non abbracciarmi fortissimo e forse piangere, quando ha visto che l’aereo decollava.

Ci saranno momenti bellissimi e altri più difficoltosi, cari babbi, ci saranno momenti in cui vi sembreremo delle wonder woman e vi sembrerà incredibile che quella forza sia proprio delle vostre figlie femmine. Ma ci saranno dei momenti in cui di quella forza non ce ne sarà nemmeno l’ombra e torneremo ad essere le piccole indifese che senza volerlo, vi hanno sconvolto la vita.

Ma una cosa babbi. In ogni posto del mondo, potranno esserci chilometri, miglia, oceani e continenti di distanza ma non potrà mai spezzare il legame indissolubile che ci tiene legati. E non preoccupatevi mai quando penserete che “un altro uomo ha preso il mio posto nel cuore di mia figlia”.

Babbi… siete voi il nostro cuore.

E non dimenticatelo mai. Saremo per sempre le vostre piccole bambine indifese.

A tutti i padri e a tutte le figlie femmine. Auguri.        Quando una figlia diventa mamma
 



Avevo deciso di non parlarne. E infatti non mi addentrerò in riflessioni su ciò che è successo o su cosa sarebbe potuto succedere. Adesso che sono passati un po’ di giorni e che il clamore mediatico va scemando, mi espongo anche io. Ho pensato tanto a lei e più che soffermarmi su cosa era giusto fare, ho pensato a me e alla mia famiglia. A come vorrei che andassero le cose in una situazione così terribile. A come vorrei che non andassero le cose mentre la mia famiglia si strugge dal dolore. Avete già capito? Se fossi Eluana.

Se dovessi mai trovarmi nelle condizioni di Eluana, cosa vorrei che (non) succedesse?

Non vorrei che il coma cerebrale andasse avanti per troppi anni. Perché potete accudirmi con tutto l’amore di questo mondo e non sentire la fatica, ma sono sempre un corpo che va girato ogni paio d’ore per evitare le piaghe da decubito.

Non sopporterei l’idea di essere lavata, cambiata e soprattutto toccata da mani che possono appartenere anche alle persone più buone di questo mondo, ma quel corpo è mio. È quello che rimane di me.

Vorrei che mia madre mi parli e mi dica sempre quello che ha intenzione di fare, potrei non essere cosciente ma prima o poi, un angelo che mi riferisca tutto lo troverò, ne sono certa. Vorrei che se decidesse di staccarmi la spina me lo racconti liberamente. E io vorrei abbracciarla forte per darle coraggio, ma non posso farlo. Sono un vegetale, non mi muovo.

Vorrei che mio padre mi vedesse il meno possibile. Vorrei che passasse le sue giornate come sempre, vorrei che la mattina andasse al bar a prendere il caffè, vorrei che chiacchierasse col barista e che si facesse due risate. Vorrei che entrasse nella mia stanza e pensi che sia vuota solo perché sono ancora all’università.

Vorrei che mio fratello non mi vedesse affatto, perché sotto l’animo da duro si nasconde un cuore fin troppo tenero. Ops. Vorrei che nessuno gli dicesse ciò che ho appena detto!

Vorrei che le mie amiche pensassero a tutte le stupidaggini che ho sempre raccontato, che mi ricordassero per tutte le volte che ho cominciato a ridere senza riuscire a smettere.

Vorrei che i miei parenti più cari preghino per me. O per la guarigione, o per la fine delle mie sofferenze, come preferiscono.

Ecco cosa vorrei. Non vorrei invece che la mia non-vita, che il mio nome, che la mia tragedia diventasse uno slogan che balza da destra a sinistra come una bandiera quando tira vento. Non vorrei che in Parlamento parlino di me e della mia salvezza, perché nei momenti in cui ero viva e vegeta, non erano a conoscenza nemmeno della mia esistenza.

Come adesso insomma, guarda caso.

Non vorrei che i giornalisti stabilissero di trasferirsi tutti sotto casa mia, non vorrei che fermassero mia madre per strada per farle la sensatissima domanda: “Signora, come sta??”. Perché io vorrei che rispondesse “bene” ma loro non capirebbero e le rovinerebbero la vita, più di quanto già non sia rovinata.

Non vorrei mai che un anonimo parlamentare, nel momento in cui dovessero decidere di staccarmi la spina, desse a mio padre dell’assassino perché se lo fai, quanto è vero Dio, appena passo all’aldilà faccio un corso accelerato di spirito maligno e ti rovino tutte le notti a venire.
Non vorrei che qualche altro anonimo parlamentare dichiarasse alla tv che “Io la voglio salvare”, perché se veramente vuoi farlo mi paghi, a tue spese, tutti i viaggi per tutte le cliniche specializzate di questo mondo e sostieni la mia famiglia, moralmente e economicamente, finché non vedi con i tuoi occhi che mi alzo, parlo, mangio e cammino da sola. E se il tuo intento è realmente questo, non c’è bisogno di dichiarare niente alla tv.

Non vorrei le processioni sotto casa o all’ospedale coi bigotti che mi portano un panino e una bottiglietta d’acqua, minchia, non lo vedi che mi nutro con un tubo e quel panino non potrò mai mangiarlo???

Non vorrei che tutti i politici si affrettino a creare un disegno di legge in mio nome, perché, ve lo ricordo, le persone che vivono in quelle condizioni in Italia sono 2500. Dovrebbe avere i nomi di tutti. Non dimenticatele mai.

Non vorrei che alla fine, qualcuno potesse immischiarsi e danneggiare ulteriormente la mia famiglia.

Dite pure a Mentana di non licenziarsi e di non preoccuparsi, all’ennesimo programma tv a me dedicato preferisco di gran lunga il grande fratello. Sai com’è, Vespa non mancherebbe all’appuntamento e il mio lato maligno la vivrebbe solamente come un’altra gara fatta a colpi di auditel.

Vorrei che la mia famiglia decidesse per me. Qualunque decisione, sarebbe quella giusta, se presa da loro. Da loro, solo ed esclusivamente da loro.

È chiaro?
 



Facciamo un giro per l’Europa, vi va? Dove andiamo? In Francia. Si dai, sarà che è un po’ che in tv mi capita di veder persone che hanno a che fare con la Francia. Da poco si è vista Carlà Bruni. Da poco si è visto quel gran tronco di pino di Vincent Cassel. Però hanno anche a che fare con l’Italia. Carlà è italiana. E Vincent è venuto in Italia a farsi intervistare. E allora restiamo in Italia ma parliamo anche della Francia.

A Roma, in questi giorni, si è svolto un incontro tra il nostro presidente del consiglio e Sarkozy, il marito di Carlà. E hanno deciso di collaborare insieme. Francia e Italia. E per cosa? Per fare la baguette più lunga del mondo? Da Roma a Paris? No, magari. Oppure si, solo che ce la metteranno in un posto in cui non sarà affatto gradita.
Vogliono collaborare per l’energia nucleare. Eh si. Lasciamo spazio alle nuove tecnologie, mi viene da dire. Hanno infatti deciso di costruire in Italia una serie di centrali nucleari.

La mia risposta è NO. Un NO secco e grande quanto una casa.

In primo luogo, perché con tutte le energie alternative che si sono scoperte in questi tempi, questa iniziativa mi sembra una baggianata mostruosa. È come se adesso che ci sono le automobili, ricominciassero a costruire carrozze e addestrare cavalli per il trasporto comune.

Perché invece non investiamo nelle energie alternative? Mai sentito parlare dell’eolica ad esempio?

In secondo luogo, perché è risaputo che i rischi sono alti. Le fuoriuscite di radiazioni potrebbero essere molto più dannose adesso rispetto al passato.

In terzo luogo è proprio il luogo. Cioè. Se queste centrali non ci sono, significa che avranno intenzione di costruirle. E dove? Secondo voi qual è il posto prediletto? Sarà una zona ad alto o a bassa densità di popolazione? La seconda, non credete? Ho un deja vu.

2003. “Per lo smaltimento delle scorie radioattive prodotte dalle centrali dismesse il governo nazionale indica la Sardegna come il sito più idoneo, specialmente nell’area situata tra il poligono di Perdasdefogu e il salto di Quirra”. Ampia zona, nessun rischio sismico e poca popolazione. Sapete chi ci abita lì?

Ci abito io.

Tralasciamo pure il fatto che mi viene in mente una canzone degli Articolo 31 che dice “Qui sono rimasti a farci da padroni i soliti ladroni che però hanno cambiato i nomi”, con la differenza che dal 2003 a oggi, manco i nomi sono cambiati, a capo sono sempre gli stessi.

Tralasciamo pure il fatto che sono ancora disgustata da quella orribile proposta, sono convintissima che il sito più idoneo alla costruzione delle centrali nucleari sarà la Sardegna. Ne sono certa.

E no eh. Vaffanculo, no eh. Levatelo dalla testa.

Che già sono incazzata nera per il risultato delle elezioni regionali e non so che diavolo abbiano in mente i miei conterranei che hanno votato.
Che già sono incazzata nera perché adesso, col piffero che qualcuno si preoccuperà dei giovani sardi e del loro futuro.
Che già sono incazzata nera perché questo dire-non dire a riguardo mi urta i nervi. Vuoi costruirmi una centrale in casa? Abbi almeno il coraggio di dirmelo in faccia, vieni a casa e dimmelo, che almeno ho la possibilità di spaccarti la faccia.

Cosa mi devo aspettare? Mi aspetterei che il presidente della mia regione si opponga.
Ma non è possibile perché a quanto ne so, il nuovo presidente della regione Sardegna, è totalmente sprovvisto di parola. Alle campagne elettorali si è fatto scortare dal suo boss, ai confronti politici non si è mai presentato e a parte ridere e sghignazzare, nessuno l’ha mai visto fare altro.

Almeno il suo boss qualche promessa ce l’ha fatta. Centomila posti di lavoro. Beh grazie, ringraziamo tutti, anche quei 25000 lavoratori in esubero, dato che i disoccupati nell’isola sono 75000. Ma sono dettagli.

O ci vogliono centomila persone che lavorino nelle nuove centrali che hai in mente per noi? Cavoli, allora volete costruirne una moltitudine tutte in Sardegna? Oh beh, che bel futuro. Siccome il veleno che ci iniettano le basi NATO sono insufficienti a sterminarci tutti, meglio andare sul sicuro, vuoi mettere che quando in Sardegna non ci sarà più nessuno, potrà diventare la colonia personale del primo che se la comprerà con un colpo di fax? Tanto per citare Gianni Morandi.

Adesso ascoltami premier. E anche tu Sarkò. Io non sarò nessuno, ma quella terra e più mia che vostra. Io ci sono nata, io ci sono cresciuta e anche se sono momentaneamente emigrata, ci torno quasi tutti i mesi perché la mia casa è lì e soprattutto sogno di tornarci e viverci per sempre. Voi non avete il diritto di fare progetti su ciò che non è vostro, soprattutto quando c’è un popolo a non darvi il permesso. Ricordate? Allora vi rinfresco la memoria. 8-9 novembre 1987. Il popolo italiano vota per un referendum. Ci sono tre quesiti che riguardano il nucleare. Chi vota SI vuole l’abrogazione.

Il primo. Abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari.
Vince il Si, per l’80,6% dei voti.

Il secondo. Abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari.
Vince il Si, per il 79.7% dei voti.

Il terzo. Abolizione della partecipazione dell’Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all’estero.
Vince il Si, per il 71,9% dei voti.

E voi avete il coraggio di venire dopo 22 anni a rendere quel referendum carta straccia e farmi le centrali in casa? No, toglietevelo dalla testa.

Scriverò a Carlà di spaccarti il culo, Sarkò.

All’italiano invece, ci penso io. Stai bene attento. Anche se tanti sardi si sono fatti abbindolare dalle tue promesse fasulle, ci sono tanti altri isolani che non hanno paura a tirare fuori le palle per difendere ciò che è loro. E io, io che non sono tanto coraggiosa, sto imparando da loro a non farmi calpestare da niente. Non mi fai paura. Non mi fate paura, potenti del mondo.

Dovete chiedermi il permesso anche per prendere un granello si sabbia. E per voi, solo per voi, avrò sempre un NO dal profondo del mio cuore.
 


Conoscete la settimana enigmistica? Il famoso settimanale con cruciverba e giochi d’ingegno di vario tipo? A me piace un sacco. Con i cruciverba, a volte, me la cavo. Con i rebus invece sono una frana. Nessuna soluzione. E altri giochi che mi piacciono tanto sono il “Trova le differenze” e “Aguzzate la vista”. Perché sono uno specchio della vita. Mentre una situazione sembra in un modo, guardi bene e saltano fuori tante cose a cambiare il modo di percepirle. O mentre una cosa sembra uguale all’altra, scatta un particolare e tutto cambia.

Ci vuole uno sguardo attento e capace di non accontentarsi della superficie delle cose. È bellissimo. Come gioco e come lezione di vita.

Così mi piace tanto provare ad aguzzare la vista anche nelle situazioni di tutti i giorni, quelle che succedono a tutti noi o quelle che sentiamo ai telegiornali. Ecco. I telegiornali. Proprio a loro mi riferisco. Ultimamente non si parla che di stupri. Due in particolare. Quello di Roma e quello di Guidonia.

Cosa accomuna queste vicende? Accomuna due ragazze che per quanto possano superare il trauma non se ne libereranno mai definitivamente. Accomuna cinque delinquenti che meriterebbero di marcire in galera per il resto della loro esistenza.

Questo è quanto.

E ora analizziamo le differenze. Che differenza c’è tra Davide Franceschini e i quattro rumeni? La differenza è che il primo, italiano, autore dello stupro di Roma, dopo neanche due giorni di prigione, se ne sta ai domiciliari. Tranquillo a casa sua.

I rumeni invece, sono in galera. Non ci sarà ovviamente nessuna richiesta di domiciliari per loro, principalmente perché non hanno un domicilio. Ma anche se l’avessero avuto, non ci sarebbe stato lo stesso. Beh… sono rumeni.

Voglio per caso dire che se Davide Franceschini sia ai domiciliari, anche i rumeni dovrebbero godere di questa ipotesi? No, voglio dire che Davide Franceschini dovrebbe passare il resto dei suoi giorni a marcire in prigione, proprio come i rumeni.

In tutto sono sette delinquenti e il posto per i delinquenti è solo uno. Lì non si fanno distinzioni di nazionalità. Lì ci finisci se sgarri, o almeno così dovrebbe essere.

E adesso analizziamo le reazioni. Ieri, a Roma, gli amici di Davide hanno appeso dei cartelloni di solidarietà al ragazzo. “Davide, ti vogliamo bene”, hanno scritto.

A Guidonia, la comunità rumena rischia il linciaggio.
A Roma, tra gli amici di Davide, ci sarà sicuramente qualcuno che pensa che in fondo la ragazza “se l’è andata a cercare”.
A Guidonia, oggi, un negozio gestito da rumeni è stato colpito da una bomba carta. Qui nessuno ha appeso striscioni di solidarietà.
Ma perché nessuno fa bordello sotto casa di Davide Franceschini e tutti fanno casino davanti alla comunità rumena? Qual è la differenza?

Qual è la differenza tra Davide Franceschini e Mirel Huma con i suoi amici, gli stupratori della ragazza di Guidonia? Ve lo dico io. Nessuna! Nessuna! Sono due delinquenti che meritano la galera per tutta la vita perché a mio parere, lo stupro e l’omicidio andrebbero puniti allo stesso modo.

Io lincerei tutti gli uomini che stuprano le donne e non mi preoccuperei di chiedere loro da dove vengano!

Non siamo ancora in grado di capire. Perché se l’italiano si pente e dice di non sapere cosa sia successo perché sotto effetto di droghe, questa è una scusante.

Se il rumeno dice di aver bevuto troppo, è un’aggravante.

Tutto dipende dalla nazionalità. Qui in Italia.
 



Un po’ di tempo fa ho ricevuto una mail da qualcuno che ha letto i miei post. Mi chiedevano come mai tratto spesso tematiche gay. Siccome ho provato a rispondere ma la mail tornava sempre indietro, faccio una specie di “uso privato del mezzo pubblico” e provo a rispondere direttamente qui. Tanto non è un dialogo che si ferma a due persone, è una discussione che può coinvolgere tutti e forse è interessante parlare di altre opinioni. Che si possono condividere o meno. Nel mio caso, la seconda. Non le condivido. Ma analizziamo.

La mail è questa:

“Mi dovresti dire perchè difendi tanto i gay ? lo sei anche tu ? lo sai che fino a poche decine di anni fa i gay facevano pena a tutti ? lo sai che in tanti paesi i gay hanno vita dura ? lo sai che i gay spessissimo importunano bambini e bambine ?
O PER TE è UNA NOVITà”

E questa è la mia risposta:

“Innanzitutto ciao, caro lettore. Ho provato a risponderti privatamente ma forse l’indirizzo è sbagliato, non saprei proprio.

Per soddisfare la tua curiosità, no, non sono gay, sono etero.
Perchè difendo i gay? Principalmente penso che si sappiano benissimo difendere da soli.

So che fino a poche decine di anni fa facevano pena a tutti.
So che in tanti paesi i gay hanno vita dura.

E ti sembrano giuste, queste situazioni? Perchè mentre tutta la gente punta(va) il dito contro i gay, loro non facevano del male a nessuno, tanto meno sputavano sentenze come tanti etero facevano e fanno verso di loro.
Ti sembra giusto che una persona non possa vivere tranquillamente la sua sessualità? Ma soprattutto: ti sembra giusto che al giorno d'oggi la sessualità di una persona debba essere così importante? La seconda domanda che mi hai posto è illuminante proprio per questo fatto.

Il fatto che spessissimo i gay diano fastidio a bambini e bambine è una notizia tanto vera quanto quella che vede tutti i siciliani mafiosi, tutti i sardi rapitori e tutti i campani camorristi.

Lo sai che la quotidianità non è certo caratterizzata da questi stupidissimi luoghi comuni?
O PER TE E' UNA NOVITA'?

Saluti.”

Finish. Questa è la mail con la mia risposta. Spero venga pubblicata nel sito, so che forse non è molto corretto pubblicare un testo intero ma è anonima, non c’è scritto da chi è stata scritta, non c’è scritto da quale città. Non c’è scritto niente.

Temo però che quel pensiero sia molto comune e questa mail mi è tornata alla mente dopo aver visto l’inizio del grande fratello e alcune notizie riguardanti il festival di Sanremo.

Il grande fratello perché ci sono due concorrenti che hanno fatto outing, come si suol dire, rivelando la propria omosessualità. Inoltre, perché una concorrente, ha fatto delle dichiarazioni aberranti sul mondo gay e io ne sono rimasta colpita. Non perché sia gay, ma perché se sento una demente che dice “Io amo i gay” e poi subito dopo “secondo me la cosa peggiore che possa capitare al mondo è che un bambino venga adottato da una coppia di froci”, mi fa riflettere su quanto poco informata sia la gente. Che per tutta questa disinformazione, persino i PACS non siano mai stati accettati in Italia, pensando che comportasse solo il matrimonio di coppie gay.

Il Festival di Sanremo invece è inerente alla polemica che è viva in questi giorni a causa della canzone di Povia, criticata perché pare, tratti l’omosessualità come una malattia.

Non ho ancora sentito la canzone e quindi non ne parlo.

Ma se ci sono persone che pensano che i gay, tutti dal primo all’ultimo, diano fastidio ai bambini, tutti dal primo all’ultimo, non mi stupisce affatto che si pensi ancora all’omosessualità come a una malattia.

Non so cosa sia peggio.


Siccome l’argomento tecnologico mi ha un po’ incuriosito, continuo anche stavolta. Ho cominciato con il desiderio di i-pod. Poi con Facebook e Myspace. Adesso voglio parlare di ragazze, di webcam e di internet. Dunque. Qualche settimana fa alla tv ho sentito che si parlava delle webcam girls. E che roba è? Mi domando. E allora sentiamo l’intervista a una di queste ragazze.

In sostanza, la webcam girl è una ragazza che lavora tramite webcam e internet. Lavora da casa, guadagna dei soldi. Ma che fa di preciso? Parte dallo spogliarello classico fino ad arrivare alla simulazione di atti sessuali. La gente paga per accedere al sito in cui la ragazza è iscritta dando vita a un meccanismo (azienda? Ditta? Boh!) che alla fine fa arrivare del denaro alla ragazza.

Tutto chiaro no? Che tristezza infinita!!! Che squallore indicibile!! Io se incontro personalmente una di queste ragazze, la accompagno personalmente dal primo psicologo.

La ragazza raccontava la sua esperienza. Si era trovata senza lavoro, ha rotto i rapporti con la famiglia e la soluzione che le è sembrata più semplice è stata proprio diventare una webcam girl. Adesso. Tutti sappiamo che ognuno è padrone della propria vita e può fare quello che vuole, anche umiliarsi per denaro.

Quello che mi stupisce è il numero delle ragazze che svolgono questo mestiere. Centinaia e qualche migliaio a seconda dei siti.

Ma cosa ruota nella testa di queste ragazze? Santo cielo, è vero che di lavoro ce n’è poco, ma fino ad arrivare a questo, si potrà trovare qualche altra cosa!!! La ragazza continuava a raccontare e ogni tanto ci piazzava un “è un lavoro come un altro!!!!”.

Un lavoro come un altro??? Questo??? Ma un lavoro come un altro è la cassiera, la commessa, la spazzina, la donna delle pulizie, la postina, questi sono lavori normali!!!! Non so se sembro troppo bacchettona ma io proprio non capisco!!! Anni e anni di lotte femministe buttate nel cesso. Ora se c’è ancora qualche maschilista in giro (e c’è… sono sicura che c’è) oltre a vedere la donna capace solo a sfornare figli, la vede anche solo come ragazzina aspirante attrice porno davanti a una webcam! Eh, i tempi cambiano.

Chiudiamo con una curiosità. Tante di queste ragazze sono studentesse. Perché l’università è cara e non vogliono pesare troppo sui genitori creando loro delle preoccupazioni per il denaro. Tralasciamo il fatto che se i genitori lo vengono a sapere, ne rimangono stecchiti, alla faccia delle preoccupazioni in meno.

O Signore benedetto, anche io sono una studentessa ma mica mi vengono in mente questi metodi per aiutare i genitori!!! Facciamo che vado a fare la cassiera part time!! Almeno posso guardare in faccia le persone tranquillamente, senza il timore di pensare “e se è un webcliente??”. Mio Dio.

Adesso blatero. Vi avviso. Parlo senza cognizione di causa, ma provo a capire. Dunque. La frase “Non c’è lavoro” è vera, per carità. Ma bisogna analizzare chi la dice. Se la dico io, se mi vanto di quanto io sia una persona impegnata, sempre attenta agli studi e al mondo del lavoro che mi circonda, vi autorizzo a ridermi in faccia. Io non sono così seria, per ora, quindi se vi dico che non ho trovato lavoro è solo ed esclusivamente perché non l’ho neanche mai cercato.

Solo che io sono consapevole di essere ancora irresponsabile sotto questo punto di vista. Perché ne conosco tanti che invece quella frase lì che ho messo tra virgolette la dicono spacciandosi per le persone più serie e indaffarate del mondo quando invece sono peggio di me.

Così non solo fingono di lamentarsi, ma si gongolano sulla disoccupazione e in realtà sono contenti così, perché voglia proprio non ne hanno. Ottimo. E se a fare questi discorsi, sono poi le ragazze che piuttosto che trovare un lavoro normale, preferiscono diventare la Dita Von Teese dei poveracci, che fare? Niente. Se la mettiamo su questo piano, la cosa non mi stupisce più. Solo che mi piacerebbe sentirle ammettere “Io non ho voglia di lavorare e preferisco questa situazione”. È più credibile.

Che nessuno dica che è un lavoro come un altro perché non ci credo neanche un po’.
Che nessuno dica che non è umiliante perché non ci credo neanche un po’.
Che nessuno dica che è l’unica soluzione, perché non ci credo neanche un po’.

Che poi c’è un lato che mi fa incazzare. Queste qui si levano i vestiti davanti a una telecamera e guadagnano più di un muratore che otto ore al giorno rischia la vita appeso a un ponteggio. Queste qui non escono manco da casa e quegli altri, per ottocento euro al mese si prendono sole cocente, pioggia, caldo, freddo, neve, gelo e grandine altrimenti ciao stipendio.

Queste qui si spogliano e poi scrivono pure i libri delle loro esperienze, delle loro vite durissime, del loro mestiere spacciandolo pure per una cosa seria e un mucchio di gente che davanti al computer ci passa ore e ore a scrivere, perché è questo che sogna di fare, si vede queste qui che passano avanti nel mondo dell’editoria solo perché una grande dose di zoccolaggine acuta le ha invase.
Si, mi dà fastidio, non è giusto, tanto per cambiare. Scusate. Ritorno in me.

Ragioniamo.

Ma. E se la webcam girl rimanesse davvero l’ultimo mestiere della terra a disposizione?
Io piuttosto mi compro una fisarmonica di centesima mano e vado nei treni e nelle metropolitane a suonarla e a chiedere le elemosina.
 

L’altra volta ho parlato di tecnologia… dell’avvento dell’i-pod o lettore mp3 che dir si voglia. Ecco, oggi vorrei continuare il discorso. La tecnologia che entra nelle nostre vite e nelle nostre case. Io adoro internet, non sarei qui a scrivere altrimenti! Adoro i siti, trovare le notizie che alla televisione non dicono e girare per blog. Imparo sempre tante cose nuove dai blog e dai blogger.

Ma ultimamente su internet si sviluppano anche tanti altri mezzi. Myspace e Facebook.

Myspace, utilissimo per chi fa musica, per farsi conoscere e qui in Italia noto anche per il fenomeno delle ragazze myspace. Le ragazze myspace sono ragazze normalissime, con una vita normalissima, ma che amano mettersi un pochino in mostra. E niente di male, ci mancherebbe.

Solo che sembrano un po’ spersonalizzate. Le pagine delle ragazze myspace sono caratterizzate dalle loro fotografie in pose uguali per tutte, prevalentemente foto scattata dall’alto, look dark, matita nera immancabile, maglietta a righe o a pois. I blog sul myspace sono usati pochissimo, è l’immagine che vince.

Per rendere bene l’idea consiglio un divertentissimo gruppo pop, i Dio della love che hanno raccontato al meglio questo fenomeno nel loro brano “Ragazza myspace”. Canzone e video divertentissimi, che vede la partecipazione di Franco Trentalance, noto attore hard impegnato nel reality game La Talpa.

Su Facebook, la solfa cambia. O meglio. L’idea di fondo è simile, anche Facebook è uno strumento di condivisione di fotografie. Puoi crearti un profilo e farlo vedere solo alle persone cui concedi la tua amicizia.

Per entrambe queste piattaforme ho provato una certa attrazione. Per il myspace è caduta dopo aver sentito i Dio della love. Mi sono domandata: ma se non faccio musica, a che diavolo mi serve il myspace??? Per le foto?? Ma per le foto ci sono altri siti appositi… Flickr ad esempio. E poi non è il caso che mi dedichi da sola una galleria delle mie fotografie, in fondo chi se ne frega!!!! Vivrò benissimo anche senza i commenti degli altri utenti.

E poi c’è una cosa di myspace che mi inquieta. Il linguaggio. Che mi ricorda il tipico linguaggio gggiovane di mtv. Il linguaggio gggiovane di mtv è un modo di esprimersi terribile, dove nessuno dice niente però te lo traduce in inglese. Perché essere inglesi è più glam dell’essere semplicemente italiano. Vuoi mettere.

E allora si parla italiano e poi si mettono in mezzo parole di inglese che non c’entrano niente. Sul myspace è uguale. Se un utente ti richiede l’amicizia… beh, non puoi dire “ho una richiesta di amicizia” perché non fa scena. Devi dire “ho una friend request”. Così sì che vale.

E quando l’utente ti aggiungerà alla tua lista amici non rispondere mai “grazie per avermi aggiunto” ma “grazie per l’add”. Parole inglesi gettate a caso in un mare di parole italiane che inorridiscono al solo pensiero di unirsi. Una proprietà di linguaggio talmente fluida che persino il coreografo Garrison impallidirebbe.

Per Facebook, devo dire che il pensiero è diverso. C’è un lato positivo e uno negativo. E li ho scoperti studiando attentamente mio fratello, utente di Facebook da un mese circa.

Il lato positivo è che trovi delle persone che non vedi da una vita e Facebook è il modo migliore per contattarle.
Il lato negativo è che si diventa completamente dipendenti. Non passa secondo che l’utente facebook non corra a guardare i commenti, le richieste di amicizia, i messaggi eccetera eccetera.

Il lato positivo è che hai il modo più semplice per comunicare che è lì nella tua stanza.
Il lato negativo è che alla lunga, al posto di incontrare di persona questi amici, preferisci parlarci tramite pc.

È questo il futuro? Abbracceremo i nostri computer con nel desktop la foto che i nostri amati hanno messo su facebook o myspace? Ma no dai, sono sicura di esagerare.

Il punto è questo. Va benissimo divertirsi anche con la tecnologia. Ma anche accorgersi di non eccedere, sarebbe un bene.

Adesso esco. Vado a fare una passeggiata. Spero di incontrare qualcuno, ma lungo la strada vedo che in giro non c’è anima viva. Proseguo la mia passeggiata ma la solfa non cambia.
Non c’è nessuno qua fuori.

Sono tutti on line su Facebook!
 


Stamattina ho chiesto a mio fratello cosa vuole per Natale. E in attesa di una risposta, ho pensato anche a quello che voglio io. Ma lui non me l’ha chiesto, il problema quindi non si pone. Però, dal mio oggetto del desiderio natalizio, è scaturita una riflessione molto più grande, che andava oltre il regalino in sé.

Insomma, mi piacerebbe l’i-pod. Con la radio. Sempre se sia possibile trovarne qualcuno che non costi una cifra esorbitante. E soprattutto, sempre che esista un i-pod con la radio. Esiste? Ma i-pod e lettore mp3 sono la stessa cosa, giusto? Ditemelo voi perché vi dico sinceramente che non ne ho idea. Domanda lecita: ma se non sai nemmeno che roba sia, perché lo vuoi?

Risposta: voglio la mia colonna sonora sempre con me. È vero che il lettore cd portatile ce l’ho. E infatti è sempre in borsa. Ma per usarlo devo essere seduta tranquilla e devo avere con me dei cd. Ho anche quelli sempre in borsa. Solo che se sto camminando e allo stesso tempo voglio sentire qualcosa, col lettore cd è difficile. E allora, ecco l’idea dell’i-pod. O del lettore mp3. Insomma, di quell’aggeggio.

E voglio la radio perché io sono una fan di due programmi radiofonici che vengono trasmessi quando non sono in casa. Si certo, la radio ce l’ho anche nel cellulare, però mi scarica la batteria in un battibaleno!



Ma torniamo a parlare dell’aggeggio in sé. È una delle poche…anzi, mi sa proprio che è l’unica volta che promuovo un affare così diffuso. Ce l’hanno tutti questo coso, vero? Un po’ sarà il discorso della colonna sonora, ma temo che per la maggior parte sia solo una questione di moda. “Va di moda l’i-pod? E io me lo prendo!! E pure costoso, vedrai come schiattano”. Non mi stupirebbe se la spinta all’acquisto fosse nata da una simile riflessione. A me piacerebbe perché penso che ci siano delle canzoni che ascoltate mentre cammino rendono di più e diventano qualcosa di stratosferico. Avete mai provato a camminare con in sottofondo “Bitter Sweet Symphony” dei Verve? È una cosa pazzesca… e con “Beautiful day” degli U2? Tremendo. E con “Viva la vida” dei Coldplay? Incredibile. La musica scandisce i miei passi che si fanno più decisi, con quella colonna sonora sto portando a spasso il mio mondo. È una sensazione meravigliosa, a me sembra quasi ultraterrena.

Ecco, per questo motivo io promuovo quell’affarino che hanno tutti. Anche se bisogna saperlo usare. Beh certo, non è scritto nel libretto delle istruzioni, ma sono regole dettate dal buon senso. Spesso mi capita di utilizzare i mezzi pubblici. Lì è un posto prediletto per quest’aggeggio. Anche se onestamente, se il viaggio è lungo, io preferisco il lettore cd… e tenere il disco tra le mani… leggere i testi sul libretto. Tutta un’altra situazione. Ops, sto divagando.

Insomma, una volta ho visto un signore anziano che parlava con una ragazza seduta accanto a lui. Al primo momento di silenzio la ragazza sfodera gli auricolari e si accende l’i-pod. Ecco, questo mi sa che nel gran libro del buonsenso, è un divieto. Perché qualcuno ti sta parlando e anche se quella è la colonna sonora della tua vita, non puoi oscurare un momento che della tua vita ne sta facendo parte proprio adesso. Ascolta quello che ti dice e poi, dopo che ha finito, pensa a una canzone che ti faccia ricordare questo momento. E se ti gira, aggiungila alla lista, è una cosa nuova, una sensazione in più da riprovare ogni volta che vuoi.

Oppure un’altra volta ho visto due ragazze, che si sono date appuntamento per uscire. Escono. Si salutano. Non parlano tra loro perché hanno l’i-pod acceso e gli auricolari, quindi si fanno una passeggiata di due ore senza aprire bocca e senza calcolarsi neanche di striscio. Questo invece, non è un divieto. È solo una stupidaggine, chi fa queste cose evidentemente non deve essere dotato di una eccelsa intelligenza.

Quello che mi dispiace è che certe volte la tecnologia viene utilizzata nel modo sbagliato. e anziché uno strumento di diletto, diventa una dipendenza. E anziché portare alla condivisione, porta all’isolamento.

È vero che sono stata io la prima a dire di volere la colonna sonora sempre con me. Però me ne accorgo quando non è il caso. Ad esempio se qualcuno mi parla, magari evito di attaccarmi al cellulare. O di sfoderare il lettore con tutti i cd che ho intenzione di ascoltare, proprio mentre qualcuno che ho davanti mi rivolge parola. A volte non mi serve neanche quello. Ieri ad esempio. Sempre un mezzo pubblico. Non ho messo il cd. Ho osservato un uomo che era seduto di fronte a me. Non chiedetemi il perché. Non è stato di certo un colpo di fulmine. Non si tratta di sentimenti, ovviamente. Solo che era particolare e mi ha incuriosito, così sono rimasta lì a osservare ogni movimento.

È vero che vorrei portare il mio mondo sempre con me.
Ma se qualcuno bussa alla mia porta, io lo faccio entrare.
 


Ci sono dei momenti in cui ti rendi conto di qualcosa. Una presa di coscienza, dovrebbe chiamarsi così. E alle volte non coinvolge solo te, ma anche delle persone intorno a te. Ecco, oggi a me è successo così. Una presa di coscienza che riguarda una persona stupenda.

Non è un parente, eppure l’ho sempre visto.
Non è un amico, non direttamente almeno, eppure non potevo non volergli bene.
Non è un fidanzato, anche se forse, quasi quasi, l’ho amato.

E sono certa di non essere la sola.

Non voglio raccontare dati anagrafici o biografie. Ma solo una sensazione. Io penso che ci siano poche cose che possano durare per sempre. Tra queste, la musica, indubbiamente.

E allora come fai, quando senti una canzone che reputi bellissima?

E lì lo sai che non la dimenticherai mai, che anche quando non ci pensi, lo sai di averla sempre incisa, come se fosse tatuata nella tua anima.

Per sempre. In questo caso, lo utilizzerei il per sempre. E lo stesso vale per chi la canzone la canta. Soprattutto se ha una voce fuori da ogni schema. Soprattutto se è una persona straordinaria. E lo sai che è straordinaria, anche se non la conosci personalmente. Lo vedi dal suo sguardo e lo capisci dalla sua voce.

Poi sai cosa succede? Che finalmente hai l’opportunità di sentirla, la sua voce. Da vicino, da molto vicino. Perché facciamo che c’è un’occasione ben precisa. In cui tu, marginalmente, e per meriti non tuoi, sei coinvolta. E allora ti fai i film, tutti i pensieri e dici “Oddio, lo vedo! E lo sento!”. Così attendi quel giorno perché c’è lui. E finalmente l’occasione arriva. E tu sei lì presente. E invece lui non c’è. L’ospite principale della manifestazione non c’è. E lo dice il conduttore. Dal microfono. Dice “Doveva esserci Andrea, ma non può venire perché ha scoperto di avere una terribile malattia e ha cancellato i suoi impegni per questi giorni. Ma lui è forte e noi sappiamo che ce la farà.”

E tu senti che parte un applauso fortissimo e ti unisci a quell’applauso, ma quasi in maniera meccanica perché stai pensando “No… ma com’è possibile? Perché?” e domande così, che una risposta non ce l’hanno.

Il conduttore continua e dice che Andrea ha promesso che recupererà la sua esibizione, che tornerà a suonare in paese.

E torna. Dopo sette mesi. Lì si che mi sono preparata di nuovo. Felice di vederlo e con una malinconia che non riesco a descrivere nemmeno oggi. Perché il giorno prima di quel concerto hai letto la sua intervista sul giornale, dove dichiara che per lui non ci sono più speranze, che i medici gli hanno detto che la sua situazione è irrecuperabile. Solo che lui è così sereno.

Finalmente arriva il momento del concerto. E lui sale sul palco. E io lo guardo. E poi guardo in alto, perché è l’unico modo che conosco per poter fermare le lacrime che cadono. A volte penso ad altro, ma lì è impossibile. Non posso non pensare a lui, è davanti a me. Lo guardo. Lo ascolto. La voce è la sua. Così lo guardo ancora e penso “Ma dove sei Andrea? Non puoi essere tu rinchiuso in questo corpo così fragile… così sottile…la tua voce non mente, ma dove sei tu?”.

Andrea canta. Io lo ascolto. E io sento i miei occhi diventare sempre più lucidi e più lo guardo, più non mi trattengo. E poi crollo. Fisicamente intendo. Un improvviso calo di zuccheri. Dovuto alla tensione e al caldo. Ma è passeggero e ricordo con tanta tenerezza, le amiche che erano con me che si lanciano nella bancarella e mi riportano una cialda strapiena di zucchero a velo!! Dopo che mi riprendo, riguardo Andrea che con la sua meravigliosa voce ha ormai incantato tutti. Sono seduta adesso, di fianco al palco, a pochi metri da lui. Non riesco a guardarlo, così evito di volgermi a lui e lo ascolto e basta. Fino a quando non dice “Non guardatemi così, io adesso sono felice, io sto bene solo quando canto.” Mi rigiro. Forse in lacrime. Forse sorridente. Forse entrambe le cose. Lui sorride. Io anche. E poi, tutta la gente.

Conclude la sua splendida serata con quella che per me è la più bella canzone d’amore tra tutte le canzoni d’amore. Si chiama “Non potho reposare”, che significa “non posso riposare”. E poi se ne va, sorretto da due uomini del suo staff, che lo portano via dalla ressa della gente che vorrebbe salutarlo. Ma lui si ferma lo stesso.

Dopo pochi mesi se n’è andato. E sono due anni che ho in mente di scrivere qualcosa per lui e non ci sono mai riuscita prima d’ora. Non ho la pretesa che tutto quello che ho detto finora piaccia. Ma dovevo scriverlo, è il minimo che potessi fare. Mi rendo conto che è una sensazione fin troppo personale per finire qui in mezzo ma allo stesso tempo, voglio che a leggerla, siano più persone possibili. Non me ne abbiano perciò gli amici del maialino, né gli altri blogger del sito se sono risultata troppo “mielosa” o troppo “esagerata”. O peggio ancora, se sembra che stia quasi puntando sulla compassione. Non è questo.

Ci ho pensato e ripensato, senza ottenere niente. E mi sento così infame alle volte, perché non riesco a guardare nessuna delle sue ultime immagini. Perché ho il suo cd con la copertina posata sul tavolo in modo da non vedere il suo viso segnato da quel male bastardo che l’ha distrutto. Perché mi fa troppo male vedere quelle immagini e mi sento così cattiva e così incapace, lui ha passato mesi a dire di non guardarlo in modo strano e invece è proprio quello che faccio quando lo vedo così. Non ne ho proprio la forza, non ne ho il coraggio e la mia vigliaccheria la vince sulla sua volontà.

E poi oggi pomeriggio accendo il pc con l’idea di scrivere qualcosa. Ma invece mi è venuta in mente una canzone e la voglio cercare. La ritrovo, in una esibizione stupenda nel festival di Sanremo del 1991. La canzone si chiama “Spunta la luna dal monte”. Cantata da Pierangelo Bertoli e dai Tazenda. Con un ovazione finale che costringe il gruppo a uscire nuovamente sul palcoscenico a ricevere gli applausi del pubblico.

E come fai adesso a dire che, anche se lui non c’è più, la sua voce non sia per sempre?

Ciao Andrea Parodi. Questa è la mia lettera per te. Ci manchi. Mi manchi.    http://it.youtube.com/watch?v=nnoLKuCrOEs
 


Il 29 settembre è una data che mi rimane in mente subito. Non la associo a nessun episodio in particolare, solamente a quella bellissima canzone di Mogol-Battisti cantata dalle Equipe 84. “Seduto in quel caffè, io non pensavo a te”. Stupenda. Ma quest’anno, purtroppo, un episodio ce l’ho anche io da associare a quella data.

Lunedì 29 settembre ero in treno. A un certo punto, salgono quattro ragazzi e si siedono, nello stesso scompartimento dove sono io. Si siedono, chiacchierano, ridono. Beh, sono ragazzi. Ma non fanno confusione. Vicino a loro c’è un uomo. Che appena li vede dice loro di spostarsi. Senza motivo, non si erano nemmeno seduti. Loro non capiscono e chiedono se quel posto è occupato. L’uomo risponde di no e ribadisce ai ragazzi di andarsene, di non sedersi vicino a lui. Solo che nel frattempo, appreso che quei posti erano liberi, i ragazzi si erano già seduti prima che cominciassero le lamentele dell’uomo. Che non gradita la compagnia, si alza, prende la sua roba e se ne va.

Questo è quanto successo. Voi che ne pensate? Che l’uomo è un pazzo? Che è un brontolone? Che è un eremita che non vuole avere contatti col mondo? Non so.

 

E se vi dico che i quattro ragazzi sono scuri? Se vi dico che hanno la pelle nera? Che ne pensate?

Di fronte a me sta seduta una ragazza, abbiamo visto la scena. Ci siamo guardate, sgranando gli occhi. Io ero ammutolita. Lei invece ha commentato: “la gente è scema… e la cosa è molto preoccupante”. Sapete chi ha preso bene questa situazione? I ragazzi. Che sono scoppiati a ridere commentando con un “Che razzista”, tra una risata e l’altra. Hanno guardato me e l’altra ragazza, sorridendoci, si sono accorti che avevamo visto tutta la scena.

Ho ricambiato lo sguardo, silenziosamente, mentre in testa mi frullavano le parole “Mi dispiace”. Ma non so perché, non le ho dette. Loro erano riusciti a metterci immediatamente una pietra sopra. Forse non hanno dato importanza alla cosa o forse, peggio, sono abituati a questo, tanto da non provare più né caldo né freddo. Ero proprio spiazzata. Perché fossi stata in loro avrei reagito malissimo. L’istinto di spaccare la faccia a quell’uomo sarebbe stato fortissimo. Per il resto del viaggio non ho pensato che a quell’episodio. E poi in questi casi, la mente vaga per conto suo. Così ho pensato ad Abdul. Il ragazzo ucciso per quel furtarello.

Ho pensato a lui perchè quell’insulto che gli è stato detto, diventa di giorno in giorno sempre più pesante. Un fardello enorme, ingombrante, che non si può più nascondere. E poi una presa di coscienza tremenda. Quella che oramai non siamo più individui. Siamo bianchi, neri, gialli. Non si tratta di un individuo che fa del male a un altro, si tratta di una razza che fa del male a un’altra razza.

E allora, siccome ci piace pensare che la violenza abbia una razza, invece di capire che si integra benissimo con chi la abbraccia, al di là del paese di provenienza, al di là del colore della pelle, pensiamo che la soluzione migliore sia quella di eliminare la razza. E certo. Perché noi italiani siamo stinchi di santo, invece gli stranieri…uuuh che paura. Ma non tutti.

Qualcuno ha paura per caso dei francesi? Eppure qualche malintenzionato ci sarà anche lì. Noi bianchi amiamo tanto complicarci, quindi ci impegniamo anche a dividerci tra di noi. Ok i bianchi e i neri. Ma attenzione, perché nei bianchi ci sono anche gli italiani, i francesi, gli inglesi eccetera che sono per bene. Poi ci sono i rumeni ad esempio. Uuuhhh che paura della Romania. Uuuuhhh che fifa perché al telegiornale hanno detto che un rumeno ubriaco ha investito una signora che attraversava sulle strisce. Eh si, perché se la nazionalità fosse stata un'altra la notizia sarebbe stata semplicemente “Ubriaco investe signora sulle strisce”. Che bello eh.

Ho divagato, ma quell’episodio mi ha fatto venire in mente tutto questo. Arrivo a casa, mi metto davanti alla tastiera del pc per scrivere questo post che state leggendo adesso. Ma ero troppo arrabbiata, troppo scossa per farlo e non sono riuscita a cavarne ragno dal buco. Rinuncio, mi accendo la tv. Giro tra i canali e poi vedo uno spot televisivo.

A parlare è una ragazza che si chiama Ionela, ma ci sono anche tanti altri spot. Ionela fa l’infermiera qui in Italia. Poi c’è anche Nelu, l’artista ma anche Dumitru, l’imprenditore e Ioana e Sorin, i cuochi. Parlano della loro vita e del loro lavoro qui in Italia, parlano e ci sorridono. Allora la rabbia mi passa un po’ e questo spot, mi tranquillizza.

Alla fine si sente una frase che dice che “Per capire un popolo devi conoscere la sua gente” e l’immagine di una mano coi colori della bandiera rumena che stringe una mano coi colori della bandiera italiana.

E poi tornano loro. Sono Ionela, piacere di conoscerti.
E io mi sorprendo a sorridere e penso, “piacere mio, Ionela”. Ma anche piacere mio Nelu, Dumitri, Ioana e Sorin.

Piacere mio a tutti voi. Un sorriso ce l’ho per tutti. La televisione è spesso criticata perché è un mezzo potentissimo che lancia messaggi sbagliati. Oggi invece ce ne propone uno bellissimo. Mettiamoci in testa che siamo tutti uguali. Non è difficile. Esistono ovunque persone buone e persone cattive, ma non è possibile che una nazione debba pagare per la cattiveria di alcuni di loro perché noi gli puntiamo il dito contro. Noi, che vantiamo mafia, camorra e ‘ndrangheta. Eppure loro lo sanno che non siamo tutti delinquenti.

Lo spot continua con un’altra frase “Romania, piacere di conoscerti”. E io ti rispondo, il piacere è tutto mio Romania. Ma anche Spagna, Turchia, Francia, Lituania. Piacere di conoscerti Europa, Asia, Africa, America, Oceania.

È una pubblicità progresso. Facciamola valere nelle nostre vite.

 


È notizia più che attuale, l’assassinio del giovane ragazzo di colore che ha (forse) rubato un pacco di biscotti in un negozio.

Padre e figlio, gestori del negozio, hanno ben pensato di farsi giustizia da soli. Rincorrendo il ragazzo, raggiungendolo, immobilizzandolo e massacrandolo a sprangate. Fino a ucciderlo.

Oggi si parla di tante cose. Di violenza e di razzismo. A seconda di ciò che dicono i media, non si tratta di razzismo, ma in effetti, se ti scappa uno “Sporco negro hai rubato l’incasso” e “ladri negri di merda”, a mio avviso non si tratta neanche di un’integrazione accettata.

Ma questo è solo il mio pensiero. Non essendo presente, non avendo visto nessuna scena, non posso permettermi di dare del “razzista” a chi, spero, non lo sia.

Quindi mettiamo il caso che stavolta sia vero, che il razzismo non abbia nulla a che fare con questa storia. Prendiamo in considerazione i gesti.

Subisci un furto. Te la prendi, ci sta.
Insegui il ladro. Ci sta.
Lo raggiungi e lo immobilizzi. Ci sta.
Lo prendi a sprangate. No, non ci sta.
E nel frattempo gli gridi “Sporco negro”. No, non ci sta nemmeno questo.

Una volta che l’hai immobilizzato, che lo vedi bene in faccia, c’è bisogno di riempirlo di botte? Posso capire la rabbia e l’indignazione, ma se hai una spranga e colpisci una persona alla testa, allora lo vuoi morto. Anche se sragioni, ma lo vuoi morto. E qui non capisco più.

La mia famiglia ha un negozio in cui anche io a volte lavoro. E i furti ci sono. E mi girano pure le balle eh. Però non ho mai rincorso nessuno. Una volta abbiamo incontrato un tipo che ha rubato due penne. Il giorno stesso in cui le ha rubate. È andato mio fratello a parlarci.

Gli ha chiesto se poteva avvicinarsi con lui in negozio, doveva fargli vedere qualcosa, che poi era la registrazione delle telecamere di sorveglianza. Strada facendo lui ha sputato il rospo, ha ammesso il furto, pagato ciò che aveva rubato (1,98 €, rendiamoci conto) e pace. È anche vero che siamo stati fortunati e che di pazzi e violenti se ne incontrano.

Quindi posso capire che i due italiani abbiano avuto paura… ma il fatto che nessuno abbia torto loro un capello, mi fa riflettere e mi riempie di domande. Perchè li hanno inseguiti con una spranga di ferro? Perché pensavano che avesse rubato il borsello con l’incasso e non hanno guardato prima se il borsello fosse effettivamente sparito? Perché una volta che hai immobilizzato il ladro lo prendi a colpi di spranga in testa?

E questa è una mia domanda ancora più personale: perché gli urli contro “sporco negro”? La rabbia? Può darsi, ma io non ci passerei sopra così facilmente. Pur ipotizzando che il razzismo non c’entri, il dubbio rimane ed è legittimo che rimanga.

Che dispiacere. Ennesimo caso di violenza. Io spero che si faccia chiarezza. Che anche le notizie non si limitino al “Si dice in giro”, che se il dubbio del razzismo in questo caso, ha un fondamento, che venga gridato ai quattro venti dai media. Perché per quanto la cosa sia grave, è importante che la verità salti fuori a tutti i livelli, in prima linea devono essere i telegiornali a farlo. Seriamente. Prima notizia nei titoli dei telegiornali: “Omicidio di Abdul: sì, è razzismo.”

In modo serio, evitando le falsità e le ipocrisie. Com’è successo per il povero Nicola Tommasoli, lo ricordate? Il ragazzo ucciso la notte del primo maggio. A sentire i media, sono ancora lì a chiedersi come sia possibile uccidere un ragazzo per una sigaretta rifiutata.

Com’è possibile? Ve lo dico io. Nello stesso modo in cui è possibile uccidere un ragazzo che, forse, ha rubato un pacco di biscotti, insieme al borsello con l’incasso. Forse.

Naziskin e razzisti esistono. Fa paura nominarli. Ma noi possiamo anche fare finta di niente, eliminare quelle parole da tutti i dizionari, censurare chiunque pronunci quei termini. Tanto loro ci sono. E sono qui. Tra noi.



E insomma, ce l’abbiamo fatta. Il Papa è venuto a Cagliari. È andato tutto bene no?

Chissà se adesso calcoleranno la città anche per altri eventi nazionali. Dopotutto per un momento ho temuto che l’unica botta di vita della città a livello nazionale fosse il concerto di Amici dopo la vittoria di Marco Carta.

E invece il Papa, mica pizza e fichi. Non sono polemica eh. Io non c’ero. Ho guardato parte della diretta in tv, su Videolina eh, non su Raiuno.

Su Videolina che è la principale emittente sarda, per chi non lo sapesse. Diretta dalle 9.00 alle 19.30. Beh, ovviamente qualche parte l’ho persa, mica potevo farcela a seguire tutto.

Comunque, bellissima giornata, strapieno di gente, tutti felici. Il Papa ha detto che serve una nuova generazione di politici cattolici.

D’accordo.

Effettivamente una nuova generazione di politici è quella che ci vuole perché da quando sono nata non credo di aver visto altre facce diverse da quelle che ci sono ancora oggi.

Sul fatto di essere cattolici non so bene cosa intenda. C’è una cosa… anzi, ce ne sono tante, che non mi piacciono del Vaticano. Una è sicuramente il giro di miliardi che la circonda. Un’altra è invece la voglia della Chiesa di mettere becco in tutto.

È vero, i politici cattolici mancano. Se per cattolici intendono persone tolleranti, buone, che realmente pensano al popolo che governano e non solo agli affaracci loro. Che le riforme le fanno perché il popolo ne giovi e non perché a loro conviene così. I politici cattolici mancano, se per cattolico intende riferirsi a una persona pronto ad accogliere delle idee differenti e valutarle seriamente , evitando quella tristezza di “ti dico di no perché sei stato tu ad avere l’idea” che vediamo oggi.

I politici cattolici mancano, quando fanno le giornate per il family day e in prima fila ci vanno tutti coloro che festeggiano la famiglia, chi per esempio ha due mogli, dei figli e cinque amanti. Chi ha votato contro i PACS epperò ne ha usufruito per anni assieme alla sua compagna prima di convolare a nozze per la terza volta. I politici cattolici mancano quando sono sempre attaccati al Papa a leccargli i piedi per benedire il peggiore dei decreti legge e poi si scagliano contro intercettazioni e chissà quanto altro perché sotto la scusa di quella privacy, chissà cosa si nasconde. Altro che cinquanta Ave Maria di penitenza.

Per quanto mi riguarda, i politici cattolici mancano anche quando appena arrivano in una regione dicono “Io mi sento sardo, sono uno di voi” eppure quattro o cinque anni fa volevi buttarmi sotto casa tutte le scorie radioattive che stanno nelle centrali dismesse. No, tu non ti senti sardo proprio per niente, tu non hai idea di cosa significhi essere sardo.

A volte ho la sensazione che non manchino solo i politici cattolici, mancano proprio i politici!

E allora. Sono certa che una nuova generazione di politici esiste. Chissà dov’è, ma esiste. Sono anche sicura che possano seguire i principi cristiani e cattolici, basati sul rispetto, la tolleranza, l’uguaglianza.  Allora preghiamo, preghiamo perché Dio faccia il miracolo, rinnovi i nostri governatori, li faccia diventare un po’ più altruisti.

Preghiamo per la Chiesa che ne ha bisogno, perché quei troppi miliardi a volte, danno alla testa. Preghiamo per la politica e la religione che grazie agli incompetenti, certe volte si mescolano un po’ troppo. Eppure lo sappiamo che Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Ed è l’articolo 7 della Costituzione questo, mica roba mia.

Preghiamo per tutti.

Ciao Papa. Torna a trovarci quando vuoi, anche se ti reputo un po’ freddo, dopotutto mi ha fatto piacere. Non ti impicciare troppo di politica però, o se devi farlo, fatti un giretto qua al paese mio e nei dintorni che i giovani continuano a emigrare. Tira le orecchie ai politici se vuoi aiutarci e fai in modo che ci aiutino a vivere sereni nella nostra terra.

Il merito del miracolo così non te lo toglie nessuno.



E adesso lasciatemi sfogare, lasciatemi gridare, non posso restare seduta in disparte e restare guardare. E non è per citare Pappalardo. Facciamo che sono arrabbiata. Anzi no. Facciamo solo che mi girano le palle quando ci penso.

E facciamo anche che per risparmiare tempo e giri di parole, dico subito che ce l’ho con una persona in particolare.

Una persona che quando parla grida sempre, anche ora che non si capisce una mazza di quello che dice. Una persona che sarebbe meglio non aprisse mai bocca.

È un omuncolo di mezza età, sempre vestito di verde e che si esprime a gesti, preferibilmente il dito medio. Ed è un uomo che io non sopporto, principalmente perché non è un uomo o per lo meno non si comporta da tale.

Ma da bestia. Semina il panico quando non ce n’è bisogno, vede nello straniero un pericolo mostruoso e pensa che la sua provenienza sia la migliore di tutte le altre.

L’omuncolo verde, che chiamerò Donato, come nella sua brevissima carriera musicale andata a farsi benedire in tempo zero, così come sarebbe dovuta andare la sua carriera politica, è nato al nord ed è convinto che la sua razza del nord sia la migliore. Ha seri attacchi di epilessia quando si confronta con una persona del sud, anche perché non ha un tubo da dire e va in giro a dire che non sarà più schiavo di Roma. E quando lo è mai stato? Boh.

Ultimamente si è esibito in una performance di nicchia, comprensibile a pochi e di una finezza e di educazione più unica che rara. Durante l’ascolto dell’inno di Mameli, ha sollevato appunto il suo dito medio rivolto alla frase “schiava di Roma” e in generale a tutta l’Italia, all’idea di Italia unita. Io, se volessi abbassarmi al suo livello, gli direi ben volentieri dove mettere il dito medio, ma siccome ho ancora un barlume di buona educazione, evito.

Evidentemente Donato non ha mai ascoltato un brano di Caparezza, nella specie quello che dice “Tu sei nato qui perché qui ti ha partorito una fica”, concedetemi la citazione. Intendo dire che Donato la deve piantare con l’idea della sua razza migliore delle altre, anche perché si tratta solo di una casualità se lui è nato dove è nato e per quanto possa esserne orgoglioso, non può andare in giro a dire che la sua è una razza migliore di altre.

Anche io sono orgogliosa di essere sarda e sono anche fermamente convinta che il popolo sardo abbia un carattere ben definito, forte, deciso, ma che non sia migliore degli altri. Che sia diverso, differente, dato che siamo abituati a vivere nella nostra isola senza che la maggior parte del resto d’Italia si accorga di noi, ma non siamo i migliori e se incontro una persona del nord che viene a visitare la mia isola, non può che farmi piacere.

Non mi da fastidio se un insegnante del nord viene a insegnare qui, perché invece Donato deve dire assurdità del tipo che al nord ci sono troppi insegnanti meridionali che ostacolano la cultura dei ragazzi? Perché lui può fare i gestacci all’inno d’Italia e alla bandiera senza essere denunciato per vilipendio? Perché?

Lui può avere anche il ruolo di prestigio che qualcuno gli ha assegnato, non di certo io e me ne vanto, ma continuerà sempre a essere quel niente che si porta dentro. Non è una persona povera perché è del nord, è una persona povera perché è demente!

E il suo atteggiamento non potrà che scaturire altro odio, altre inutili rivalità. Lui si mette a rappresentare il nord e a dire assurdità sulla gente del sud, di conseguenza la gente del sud si adira, giustamente, ma comincia nutrire un rancore verso un idea generalizzata di nord, un idea che non corrisponde sempre a verità, per fortuna.

Sapete poi cosa mi fa arrabbiare tanto? Quando lo sento dire che la gente del nord è stufa di mantenere quella del sud che emigra in alt’Italia per lavoro. No aspetta, fammi pensare un attimo. Io, emigrata, vengo nella tua terra, lavoro nelle tue aziende, pago le tasse, ti pago un affitto, aumento la tua economia e tu staresti mantenendo me?? Ma permetti che sia esattamente l’opposto!!!!!! Permetti che nel momento che io lascio la mia terra per occupare il tuo appartamento pagandotelo profumatamente ogni mese, sono io che assumo un ruolo che va oltre il semplice emigrato il tuo perverso ragionamento si inverte e sono io a mantenere te???

Donato, tu sei pazzo, pazzo e pericoloso.

Io gli farei un regalo. Solitamente non faccio regali alle persone che mi stanno sulle balle, ma per lui farei un eccezione. Gli regalerei un libro. Morte a Venezia. Il protagonista, austriaco, decide di abbandonare la sua terra per una meta lontana, situata come dice lui, al profondo sud. Sapete dove va? A Venezia, appunto. Al sud. Perché lui è in Austria.

Hai capito Donato? Tu e i tuoi ragionamenti ignobili?

Hai tutto il tempo di blaterare. Ma sarai sempre a sud di qualcosa



Che bello!!! Accendo la tv e sento ogni giorno che l’emergenza dei rifiuti di Napoli è finita!! Che bello!! Che meraviglia!!! Napoli è nuovamente una città pulita, dicono.

Ma com’è che stavolta non ho visto nemmeno una foto? Non un immagine, non un video amatoriale, niente di niente?

Io sono sempre molto scettica, è vero, probabilmente perché sono stata tanto credulona fino a tanto tempo fa, mi lasciavo suggestionare da battute, da parole, da finte belle facce eccetera eccetera. Adesso non mi bastano più. Non senza una dimostrazione.

Io Napoli la adoro. E adoro i napoletani, tutti quelli che ho incontrato si sono sempre comportati in maniera eccellente. Simpatici, gentili. Ecco perché mi dà immensamente fastidio sentire dire “Napoli è di nuovo pulita e la città e la Campania sono tornati nel Mondo Occidentale”, perché Napoli e la Campania nel mondo occidentale ci sono sempre stati. Ok?

Poi. Voglio capire per bene. Dato che ad ogni modo, non ho assolutamente visto video e immagini, faccio finta di crederci. Ok. Napoli è stata ripulita.

Come? Perché? Perché se quell’emergenza durava da quindici anni sono bastati pochi giorni, adesso, per ripulirla?

Si sono alternate giunte di destra e sinistra, a turno si scaricavano le colpe a vicenda. Quindi chi governa adesso potrà anche prendersi il merito, ma io mi domando perché non si è mosso prima, se davvero bastava così poco? E dire che in precedenza, di tempo ne ha avuto.

Ma il dubbio che mi attanaglia è un altro. Sappiamo tutti che in questa emergenza costante, la mafia, o la camorra, ha avuto un ruolo principale. Un ruolo che non ci è dato sapere nei dettagli, ma sappiamo che se Napoli era in quelle condizioni, evidentemente c’era qualcuno che desiderava che Napoli fosse così. E deduco che sia la camorra, a questo punto.

Bene. Cioè, bene una mazza. Tanto per usare un intercalare. Se la camorra voleva Napoli sporca e adesso invece è pulita, cosa mai sarà successo per arrivare a questo? La camorra si è ritirata quatta quatta senza battere ciglio? Uhm… mi sembra strano. Tanto strano. Perché non ce la vedo come una che incassa il colpo senza avere niente in cambio. Quindi tutta la serenità nel dire che “Napoli adesso è di nuovo paura”, non solo non mi fa gioire appieno, ma mi fa proprio temere il peggio!!!

E poi voglio sapere anche un'altra cosa. Perché poco tempo fa, quando la Regione Campania, ha chiesto aiuto a tutte le regioni d’Italia, solo la Sardegna e la Sicilia hanno risposto immediatamente, mentre tutti gli altri se ne sono lavati le mani?? E perché qualche settimana fa anche le altre regioni si sono dichiarate disponibili ad accogliere la spazzatura? Anche se poi non se n’è fatto niente? E poi perché per poco non si scatenava una superpolemica, quando il presidente Napolitano ha detto che se Napoli è immersa nella spazzatura, è anche perché la regione Campania deve prendersi i rifiuti tossici che provengono dal nord? Non è forse la verità?

Io penso che in uno Stato come l’Italia, composto da 20 regioni, alcune regioni sono ricche e altre sono povere, la colpa non è solo delle povere che non si sanno gestire. Possibile che altrimenti, le suddette regioni, siano sempre e da sempre governate da incompetenti? Possibile che siano tutti assolutamente incapaci?

Se c’è una torta da dividere tra venti persone e i primi che arrivano anziché prendersi una fetta ne prendono due, mi sembra abbastanza ovvio che qualcuno rimanga senza. E se tutte le volte che c’è una torta da dividere si compie questo gesto da parte dei soliti furbi, mi sembra ancora più ovvio che qualcuno sia sempre più ricco e qualcun altro sempre più povero.

“Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili”  canta Frankie Hi Nrg.

Ecco. Penso che la verità sia tutta racchiusa in quella frase.



Oggi vi racconto una storia. Avete voglia di sentirla? È una storia completa, con un protagonista, una vicenda, una fine. E un continuo, dopo la fine.

Ma devo avvisarvi, non sarà una bella storia e non sarà neanche breve. E vi dico anche un’altra cosa. Che ci sono persone che potrebbero raccontarla meglio di me, ma adesso, qui, voglio essere io a farlo. Indegnamente forse. E mi scuso già in anticipo se ci sarà qualche inesattezza. Ma veniamo alla storia.

Il nostro protagonista è un ragazzo. Si chiama Valery, è alto, giovane e anche bello, che non guasta mai. Ha un viso gentile, un modo garbato e due splendidi occhioni che seminano dolcezza in ogni sguardo. Valery è sardo come me ed è un tifoso del Cagliari, pure lui. È bello Valery. Lo guardo spesso. Ah, chi avesse la curiosità, può guardarlo grazie all’odierna tecnologia, ci sono foto e video che lo ritraggono.

Un giorno Valery ha deciso di arruolarsi. E come funziona di solito  per i giovani volontari, è partito per una missione di pace nei Balcani. Io, sinceramente alle missioni di pace, non ci credo. Perché non mi piace che i politici mettano a rischio la vita dei soldati perché hanno deciso così. O a volte, anche perché l’America, ha deciso così. Perché li armano fino ai denti, ma per portare la pace.

Ma questo è un altro discorso e io rispetto chi in queste missioni ci crede, rispetto i ragazzi che partono a fare del bene, di sicuro, sono persone migliori di me. Sta di fatto che Valery la pace ce l’ha nel viso rappresentata da un meraviglioso sorriso, anche nei momenti difficili.

Momento difficile. Come quando per esempio è tornato da una di queste missioni di pace con un nemico. Un nemico dentro di sé. Un nemico che gli ha distrutto l’esistenza. Un nemico dal nome terribile: linfoma di Hodgkin. Contratto proprio in queste missioni, dove i nostri alleati americani (ma anche noi non siamo da meno) sganciano le bombe all’uranio impoverito, contaminano l’aria puntualmente respirata da tutti coloro che sono nei dintorni, anche dai nostri soldati, anche da Valery.

Quando Valery si è accorto di questo grave problema che lo colpiva, ha cercato di chiedere aiuto. Per sé, ma anche per tutti i giovani che per le stesse cause soffrono della stessa malattia. E ce ne sono. Tanti. Troppi. Comunque. Valery utilizza il mezzo di diffusione più veloce. La tv. E poi la stampa. Va in tante trasmissioni televisive, con quello che sembra diventato il suo motto “Se non servirà per me, servirà per gli altri”. Espone il suo problema affinché qualcuno possa aiutarlo.

Se ci pensiamo bene tutti, il pensiero è logico. Dopotutto, andando in missione, lui ha fatto un favore allo Stato Italiano e adesso, lo stato dovrebbe ringraziarlo. Aiutandolo con le cure, dandogli un aiuto economico per affrontarle. Lui è un militare.

Ma chissà che potere straordinario ha la tv sui cattivi, sui falsi, sugli indifferenti. Perché uno come Valery, onesto e con la sua bellissima faccia, ci va con tutta la bontà che ha nel cuore, che neanche quel terribile nemico gli ha intaccato. E le belle promesse gliele fanno, eccome. Tanto che io stessa, per un attimo, ho creduto che le cose potessero funzionare. Gli hanno detto che mai l’avrebbero lasciato solo. Gli hanno detto che il suo caso sarebbe stato preso immediatamente in considerazione. Che belle parole. Che bel gesto, che finalmente le istituzioni fanno il loro dovere.

Ma sono solo parole. Loro si sono dimenticati di Valery. Loro, lo Stato, che doveva aiutarlo, doveva curarlo, doveva salvarlo, perché lui ha messo in gioco la sua vita per un favore allo Stato e lo Stato non ha mosso un dito per lui. Avrebbero dovuto mandarlo in Inghilterra o negli Stati Uniti, dove ci sono dei mezzi più sofisticati per questo genere di malattia.

Sempre con Valery ci sono i suoi familiari, i suoi amici e persino il Cagliari Calcio. Oltre a tutti noi sardi, che per l’ennesima volta ci siamo sentiti trattati come se non fossimo abbastanza degni di abitare questo continente. Noi siamo sardi, mica come gli altri. Noi abbiamo il mare che ci allontana.

Tra gli amici di Valery, voglio nominarne uno. Un suo collega. Si chiama Cristiano Pireddu e ha mandato una lettera al presidente della Repubblica di qualche anno fa, perché è all’epoca che appartiene questa storia. Cristiano ha scritto solo la verità, cioè che lo stato ha dimenticato Valery. Poi ha scritto sul muro del Comando militare della Sardegna “Onore ai caduti per l’uranio”.

E poi è stato sospeso dal servizio.

La storia finisce il 4 febbraio 2004. Finisce col nostro protagonista in un letto d’ospedale che chiude gli occhi e non li riapre più.

Adesso è ufficiale. Lo stato l’ha dimenticato. Del tutto. Non un militare è andato a trovarlo. Nessuno è andato da lui. La sua bara non è stata avvolta nel tricolore per sua volontà, non voleva più avere a che fare con quello Stato che l’ha arruolato e poi abbandonato del tutto. C’era la bandiera degli ultras del Cagliari, degli Sconvolts, di cui faceva parte e che oggi e sempre, ricordano Valery con un canto “Onore a te grande amico, onore a te Valery”.

E con lo slogan che accompagna questa ingiustizia, “Valery, voi l’avete dimenticato, noi no.”

Per la cronaca, Valery di cognome si chiama Melis.

Eccoci dunque. Avevo detto che dopo la fine, ci sarebbe stato un continuo. Valery vive con noi per sempre. Nessuno ce lo leverà dalla testa, dalla bocca, dal cuore. Nessuno ci leverà dalla testa che l’ennesima ingiustizia dello Stato ha avuto luogo. A Cagliari, stavolta.

La malattia di Valery, è stata soprannominata “sindrome dei Balcani”. Ma è riduttivo come nome. Perché non è solo nei Balcani che questa malattia si diffonde.

Una volta vi ho raccontato di una base Nato che sorge a pochi chilometri dal mio paese, in una zona che si chiama Quirra. Vengono militari da tutto il mondo. Israele e Libano, sono venuti qui a provare le loro armi e dopo un mese, hanno cominciato una guerra. Evidentemente le prove sono andate bene.

Ma come nel caso di Valery, anche qui il tutto è coperto di un silenzio assoluto. Di un indifferenza stratosferica. Perché l’uranio impoverito, lo usano. Ed è letale per chi vive nei paraggi. Alcuni militari si sono ammalati. Alcune persone che vivono in quella zona sono deceduti. E persino gli animali, dato che quella è una zona di allevamento, sono morti.

Ci hanno mandato gli esperti. Quelli ufficiali. E sapete cosa ci hanno detto? Che è tutto a posto. Che è tutto sotto controllo. Nella zona di Quirra abitano cento persone. Venti sono morte dello stesso male dei Balcani che ci ha portato via Valery.

Mi fermo qui. Un ultimo favore. Informatevi.  Ci sono basi NATO ovunque e non è un mistero che utilizzino armi all’uranio impoverito.

Se in un qualunque motore di ricerca, youtube compreso, digitate “Sindrome di Quirra”, verranno fuori filmati pieni di dati e testimonianze. Di persone che non stanno bene, di persone che non ci sono più, di persone che sono la prova umana che lì dentro qualcosa non va.

Ma qui in Italia siamo ancora convinti che anche le malattie, l’uranio, i morti, siano di destra o di sinistra e nessuno va a fare chiarezza. Alla gente della mia zona che ha sollevato il problema, spesso e volentieri è stato risposto (anche da parte di coloro che si definiscono giornalisti e che sono fermamente convinti di saper svolgere questo mestiere) che quei dati, quei morti, sono solo opinioni. E visto che non c’è nessuno medico di fama internazionale a confermare questi dati, rimangono solo opinioni di gente comune, di conseguenza, senza importanza. Certo che l’ignoranza è veramente dilagante.

Non si tratta di antimilitarismo. Non si tratta di antiamericanismo. Si tratta solo di voler conoscere la verità e di verità ne esiste una sola, non una ufficiale e una ufficiosa.

Una sola verità, ma che sia reale e che non serva a coprire chissà quale segreto di stato.

Verità, parola che in Italia, non esiste più da un pezzo.



Emergenza caldo. Emergenza freddo. Emergenza neve. Emergenza pioggia. Emergenza tutto. Qui si è persa la ragione.

E dire che i giornalisti un titolo di studio dovrebbero averlo. Non dico per raccontarci i più misteriosi misteri del mondo, ma se non altro per ricordarsi il significato della parola emergenza.

Allora. Si dice emergenza un qualcosa di non aspettato, un evento imprevisto.

Ma forse è una moda quella di gettare il panico per niente. Ad esempio. Adesso è emergenza caldo. Beh si, è luglio.

È estate. È normale che faccia caldo, anche molto caldo.

Ed è normale anche che alle volte piova, non a caso si chiamano temporali estivi.

 

E poi non hanno ragione all’estero a pensare che siamo allarmisti. Che poi è un modo come un altro per dire che siamo dei cacasotto, ecco giornalisti, non ci state facendo fare una bella figura. A parte che bene o male, del caldo ce ne accorgiamo benissimo da soli e non c’è bisogno che mandiate i vostri inviati in giro a verificare. Che poi, questi poveri disgraziati devono sorbirsi la calura delle città per dire a noi che le città le abitiamo che in effetti si, fa caldo.  L’unico inviato contento è quello che viene mandato in Sardegna e Sicilia, che almeno si fa un giro in spiaggia. Infatti se notate, nei collegamenti dalle spiagge il giornalista non si vede mai.

Beh, non è carino farsi vedere in diretta tv in costume da bagno con la faccia di chi pensa “Ma sbrigati a riprenderti la linea che lancio il microfono dagli scogli e mi vado a tuffare!”.

Ma torniamo a noi. Ogni telegiornale ormai si basano su una manciata di emergenze e poi la chiudono lì. Ooohh. Interessante. Tra l’altro, oggi come oggi i servizi più approfonditi sono quelli sugli europei di calcio. Che domenica finiscono e io sono già triste, mi mancheranno principalmente i collegamenti con gli inviati sul posto contenti come una Pasqua di sguazzare nelle partite di calcio.

Ah, non so se avete notato ma da quando ci hanno cacciato dagli europei, c’è anche stata una leggerissima emergenza allenatore. Giusto perché quando le cose potrebbero andare bene è sempre meglio creare qualche scompiglio.

Ma lasciamo perdere. Parlavamo di temperature. Ci siamo tanto lamentati che a giugno ancora non arrivava il caldo e ora che c’è siamo già stufi perché non riusciamo a muoverci. Emergenza movimento. Ma i meteorologi ci hanno rassicurato. Da domani, le temperature dovrebbero diminuire anche grazie a delle piogge.

E ora li vedo già. Tutti incazzati perché il caldo non lo vogliono, ma ora che c’è il fine settimana sì, perché vogliono fare la gita fuori porta e invece se ne devono stare in casa, perché il sole e il caldo di cui tanto ci lamentiamo ha deciso di starsene a riposo pur di non sentire le nostre lamentele.

Ecco, così impariamo.

Ah, dimenticavo. Sintonizzate le vostre televisioni sui tiggì. Se è vero che piove, ci sarà sicuramente un emergenza maltempo da ascoltare!



E no, questo non dovete farlo!! Prima ci dite che la sicurezza del cittadino viene al primo posto. Poi ci dite che la magistratura deve avere sempre il modo di poter lavorare tranquillamente. E voi che fate?

Fate accusare di reato chi le intercettazioni le fa e le pubblica?? Sempre i soliti. E le vostre promesse sono andate a farsi benedire anche stavolta. Non che mi stupisca, per carità. Però mi incazzo, questo mi è ancora consentito!

Allora. Vogliono farmi credere che questa è una cosa giusta da fare. Leghiamo le mani ai magistrati che vogliono farne uso e tappiamo la bocca ai giornalisti che le vogliono pubblicare.

A me non sembra tanto corretto.

A me sembra solo l’ennesima cazzata. Vuoi farmi sentire sicura? Ottimo, io le tue intercettazioni, politico dei miei stivali, le voglio leggere, le devo leggere, perché tu, che mi piaccia o no, mi governi e io devo sapere che razza di persona sei.


Se ordini una partita di stupefacenti per rivenderla chissà dove, io ho tutto il diritto di saperlo. E se le cose funzionassero per bene, avrei anche tutto il diritto di licenziarti, visto che sei un mio dipendente. Lo sai politico, che il tuo stipendio da cinquemila euro al mese te lo paga mio padre, che non ne prende 1500 e siamo pure molto ma molto fortunati?

Io non sono d’accordo. Mi tirano fuori la storia della privacy e mi intortano dicendo che è un modo per assicurare la vita privata di un cittadino. Ma cosa me ne frega a me della privacy!! Potete anche intercettarmi quanto vi pare, tanto a parte stupidaggini nelle mie telefonate non trovate altro.

Non ho procedimenti a carico per mafia, io.

Non ho procedimenti a carico per droga, io.

Non sono sospettata di essere la mandante di due omicidi di due giudici antimafia, io.

Me ne frego, tanto la mia privacy consiste nel mandarmi a casa volantini e depliant pubblicitari che nel 90% dei casi non richiedo e non voglio.

Come al solito non è cambiato niente di niente. Passano gli anni, cambiano i governi ed è sempre la solita storia. Si fanno le leggi come a loro conviene fare, per salvaguardarsi il posto. Oggi un operaio muore sul lavoro e domani loro faranno un decreto legge.

Dobbiamo combattere il razzismo e loro inventano il reato di immigrazione clandestina.

Che poi i criminali ce li abbiamo al governo, quello non conta, loro sono italiani e possono girare liberamente.

Ho parlato tanto di Clementina Forleo, ho voluto gridare anche io di quanto fosse ingiusto tutto quello che ha dovuto subire e tra poco invece diventerà tutto legale.

Ma se la gente non ha lavoro (e chi ce l’ha rischia pure di morirci), se i prezzi delle case sono vertiginosi, se le banche praticano una vera e propria usura, se i giovani non vanno via di casa perché non hanno un centesimo, siamo sicuri che la prima cosa da fare sia quella di “regolare” (??) le intercettazioni? Ma non fatemi ridere.

Non preoccupatevi, governo, non preoccupatevi. Nonostante tutto so bene che voi non tradirete la mia fiducia.

Io non ve l’ho mai data la mia fiducia.


Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Vanna Marchi è stata arrestata di nuovo. Assieme alla figlia inseparabile.
In tutto quello scandalo che c’era stato, io ho sempre avuto un’opinione che non è proprio quella che sentivo in giro.
Va benissimo l’arresto per truffa, per carità.

Anzi, penso che per una persona così bisogna prendere seri provvedimenti solo per il tono della voce e per quel “d’accordo?????” che mi fa saltare i nervi.
E sua figlia si meriti lo stesso solo per andare dietro alla madre e condividere tutte le baggianate che compie.

Solo che ho sempre avuto un pensiero.
Quando sentivo le persone truffate. “Ero depressa, mi sono rivolta a Vanna Marchi per farmi guarire e mi ha truffato”.

Beh, tesoro, sei depressa e ti rivolgi a Vanna Marchi??

C’è già qualcosa che non va. Tanto con quello che ti fa pagare, spendi tre volte tanto di una seduta di psicanalisi. Ma una persona è depressa e a volte non si rende conto. Ok. Chiudo un occhio.

Comunque, le interviste andavano avanti. Domanda: “quanti soldi le ha portato via Vanna Marchi?” Risposta: “Nell’ultimo pagamento ho versato 50 mila euro.”

O porca miseria!!!!! Ma fammi capire!!! Sei depressa e pensi che Vanna Marchi ti possa guarire??? E le regali pure 50.000 euro per farti dire una sequela di cazzate condite di minacce???

È vero, è vero, sono poco comprensiva. Però parlo con un minimo di fondamento. Io so bene che la depressione è una malattia orrenda, lo so, perché ne ho avuto un assaggio. Amaro. Ricordo bene. E so bene che anche la disperazione di tante situazioni può portare a prendere delle decisioni insensate.

Ho avuto anche assaggi di disperazione in famiglia. E ricordo ogni istante, ogni momento e speravo solo che finisse tutto al più presto. Ma non ho mai creduto che una ciarlatana potesse essermi d’aiuto. E io quasi mi spavento a sentire non che Vanna Marchi truffa le persone, ma che le persone chiamano Vanna Marchi convinte che possano ricevere davvero un aiuto.

Io me lo ricordo quando non stavo bene. E sbagliavo tante cose, la prima era il piangermi addosso, ma non lo potevo sapere. Passavo le giornate a contare le ore che mancavano alla notte, perché stavo bene solo quando mi buttavo a letto, nascosta sotto le coperte, quasi a voler sparire dalla visione di tutti.

Ma le persone cui pensavo erano i miei familiari, mia madre, soprattutto, che capiva e non poteva intervenire. Causa distanza, causa il mio carattere. Quando sono nata l’ostetrica che mi ha portato da lei ha detto a mia madre “questa le darà del filo da torcere”. E in effetti, non si sbagliava.

Ma nonostante questo, non ho mai pensato di rivolgermi a estranei, figuriamoci imbonitori televisivi poi!!!
Le cose si sono risolte da sole, anche con un pizzico di aiuto di una mia prof di psicologia che sentendomi parlare per venti minuti, aveva capito praticamente tutto di me.

E piano piano ho capito che l’unica persona a cui dovevo badare, ero io. Dovevo stare bene io, poi il resto succede di conseguenza.

Vanna Marchi andrebbe rinchiusa sul serio.

Però, voi che vivete momenti difficili… guardatevi intorno.
La vostra cura c’è, a volte dovete trovarla da soli, a volte serve qualche aiuto.
Ma non ve lo potrà mai dare una come Wanna Marchi.


Anche quest’anno sono andata al concerto del primo maggio e come sempre è stato uno spettacolo bellissimo. Io adoro le giornate così, ci vuole così poco a farmi felice.
Musica (bella), buona compagnia… gli ingredienti per una giornata diversa dalle solite. In questo caso il tutto incorniciato dalla bellezza di Roma.

Ad aprire lo spettacolo, un gruppo che ha partecipato al festival di Sanremo, categoria giovani, classificandosi al secondo posto.
Il loro nome è La Scelta.

Al festival li ho apprezzati, ma è anche vero che tutto quell’ambiente lì, sofisticato, perfettino, impomatato e circondato da notiziole e pronostici che si basano sul nulla assoluto, alle volte non fa bene alla musica. Capita di solito che i gruppi che mi piacciono non vincono niente e spariscono dalla circolazione.

In questo caso è stato diverso, perché La Scelta passa per radio e a volte anche in tv.

Ma torniamo a noi.
Al concerto loro hanno dato l’inizio alle danze e la canzone che hanno suonato è la stessa che hanno portato al festival.
E si chiama "Il nostro tempo”.

Una canzone molto orecchiabile, di quelle che rimangono in testa e non se ne vanno ma attenzione.
Diversamente dai tormentoni cui siamo abituati che oltre a rimanere in testa spaccano anche le balle, questa dei La Scelta, rimane in testa nel vero senso della parola, perché smuove i neuroni e porta a quel movimento di parole e figure che noi chiamiamo pensieri.

Soprattutto nel contesto in cui mi trovavo, mi sono resa conto che quelle parole che dal palco inondavano la piazza era esattamente ciò che avevo davanti.

“Le strade sono diverse,
Frenetiche,
Ma intense di volti e lineamenti differenti
Vedo immagini nuove,
Culture e colori,
Radici lontane che adesso mi appartengono”

E io ascoltavo e mi guardavo intorno e i La Scelta continuavano a leggermi dentro e a dire in musica tutto ciò che io pensavo.

“Il mondo che vorrei
Non trova differenze
Fra l'uomo e le sue varie appartenenze

…ed è vero!!!! Questo è il pensiero più grande che mi gira in testa tutti i giorni!!! E lo ribadisco e li chiamo nuovamente in causa i rumeni che vedo ogni giorno rientrare da lavoro, le badanti che portano a spasso gli anziani, i camionisti che sono sempre meno italiani e sempre più africani a svolgere questo mestiere!!! Li chiamo sì per ripetermi allo sfinimento che non c’è differenza!!!

E continuavo a guardare la folla che avevo intorno e più li guardavo e più vedevo una parte di me rispecchiata in ognuno di loro. Il concerto è continuato tutta la giornata, si è fermato alle ore 19 per riprendere un’ora dopo.
 
Tra gli artisti che si sono esibiti la sera, c’era anche Jorge Ben un musicista brasiliano con una orchestrina a seguito. Sinceramente non amo molto la musica brasiliana, ma lo spettacolo continuava, così, assieme alle amiche che erano con me, ci siamo messe a ballare, per modo di dire, sulle note di quella musica, divertendoci come matte.

Mentre eravamo impegnate nelle danze, una ragazza davanti a me si gira e mi chiede qualcosa come  “tu eres brasileira”? … ovviamente ho risposto di no, mentre le mie amiche ridevano e non accennavano a smettere… effettivamente… a Milano una volta mi è stato chiesto “Where are you from?” perché mi hanno scambiato per inglese, a Roma per brasiliana… certo che a sballarmi l’identità ce ne vuole di fantasia, se non basta il fatto che non sono tanto alta e che sono scuretta, basta sentirmi parlare due secondi per capire da dove vengo!!!

Comunque, la ragazza mi ha scambiato per sua connazionale, era infatti proprio brasiliana. Chiarito l’equivoco abbiamo cominciato a parlare.

Vive e lavora a Roma, è venuta al concerto appositamente per Jorge Ben. Mi ha detto che è un modo per sentirsi più vicina a casa e che vorrebbe tanto tornare nel suo amato Brasile. Io le ho sorriso nel modo più dolce che potevo… non ho detto niente, avevo un groppone in gola e ho guardato in alto per non far vedere le lacrime agli occhi che mi scendevano e non riuscivo più a opporre resistenza.

È stata una cosa stupida trattenere, non è servito a nulla. Non avrebbe dato fastidio a nessuno. Sarebbero state solo due gocce, con tutta quella confusione nessuno ci avrebbe badato.

Sta di fatto che a distanza di sei ore la canzone dei La Scelta è tornata in testa di prepotenza, quasi come a dire “adesso che l’hai vista in faccia la realtà, l’hai capito sul serio che con tutte le differenze di questo mondo, siete comunque tutti uguali?”.

Non sono niente di diverso dalla ragazza brasiliana. Non sono niente di diverso da nessuno. Non siamo niente di diverso da nessuno, per quanto vorremmo essere migliori di tutti.

 Un grazie al gruppo La Scelta, i giovani musicisti che hanno qualcosa da dire, per fortuna, esistono ancora.

“E mi sento vivo sono figlio del destino
Ho scelto il mondo per confine e non sarò mai clandestino”


Aiuto. Ho una curiosità. Da curiosa. E da italiana. Dunque. Abbiamo una costituzione che usiamo malissimo, abbiamo leggi che non servono a nulla e quelle che servono non vengono utilizzate, si auspica sempre all’arrivo di qualcuno che voglia fare pulizia e questo qualcuno non arriva mai.

Anzi no. Magari arriva, ma nell’esatto momento in cui comincia a prepararsi per fare pulizia, improvvisamente, chi ha la facoltà di decidere su questioni importanti, stabilisce che in realtà nella sporcizia si vive benissimo.

Mi riferisco a un periodo di diversi mesi fa. E a una persona in particolare.
Sarà che è giovane, sarà che è tosta, sarà che è donna e se ne vedono poche, ma a me, il modo barbaro con cui è stata trattata proprio non va giù.

L’argomento per me è complicato, quindi lo tratterò in modo molto vago. Comunque. Mi riferisco a una storia che si chiama Unipol e la donna di cui ho appena parlato, si chiama Clementina Forleo.

Se non ho capito male si occupava di qualcosa che avesse a che fare con banche, scalate… beh, io non ci capisco niente di tutte queste cose e preferisco riassumerli in due parole che descrivono pienamente in che ambito ci troviamo: affari loschi. Che vedono coinvolti anche molti politici. Ti pareva. Ecco perché, mi viene da dire.

E una cosa so. Che uno di questi “affaristi”, che si chiama Fiorani, è stato arrestato per “aggiotaggio (aver diffuso notizie false per alterare il corso dei titoli in Borsa), insider trading (aver utilizzato notizie riservate), truffa, truffa aggravata, appropriazione indebita e associazione per delinquere finalizzata al compimento di questi reati”.

Bene… che se non era per quelle frasette tra parentesi non capirei niente. Comunque Fiorani, oggi è liberissimo, si gode le sue vacanze in Sardegna ed è pronto a impossessarsi dell’ultima parte libera di Costa Smeralda. A parte l’incazzo per questo ennesima operazione che non porterà niente di buono alla mia isola, mi sorge una domanda. Una domanda che non riesco più a trattenere.

Dov’è Clementina adesso? Dov’è quella donna forte, che aveva davvero intenzione di fare pulizia? Quella donna che ha ricevuto tante di quelle minacce e una di queste nell’anno 2005 preannunciava la morte dei genitori del gip che, guarda caso, sono deceduti in un incidente stradale che in tutta fretta è stato archiviato come “fatalità”… dov’è oggi? Perché l’hanno fatta fuori in men che non si dica?

Io lo so che queste sono questioni più grandi di me, che trattano di argomenti difficili e che stento a capire. Solo che quando si ha a che fare con persone oneste come fortunatamente è capitato a me, che ti insegnano a distinguere il bene dal male e quando vivi in un paese dove le ingiustizie sono all’ordine del giorno, non puoi più non interessarti. Non posso più fare finta di non aver capito niente. Non mi intendo di banche, ma ho due occhi per vedere, due orecchie per sentire e un cervello per ragionare.

E se sento la storia di un magistrato che mette a rischio la sua vita pur di migliorare un paese intero e questo magistrato, senza alcuna ragione, viene umiliata, scippata delle sue indagini e completamente abbandonata dallo Stato, non posso non soffrire del fatto che questa storia qui, è ciò che meglio rappresenta l’Italia di oggi.

Non è un argomento che tratta di politica.
Tratta di onestà, ma a che serve… questa parola non la conosce più nessuno.

Resterei ore a parlare di lei. Ma vi supplico, a tutti quelli che leggono queste righe, di affidarvi a internet. I giornali e i tg non ne parlano più adesso, qualcuno deve aver proibito loro di trattare l’argomento.
Troverete una serie di storie, di minacce e beffa finale, di dichiarazioni di solidarietà dalle stesse persone che l’hanno isolata.

Che dire ancora? Niente. C’è da inorridire e basta.
Ho pensato davvero che qualcuno potesse ripulire l’Italia. Ho sperato che potesse essere lei.

Lo Stato, gli uomini altolocati, coloro che dovrebbero rappresentarci, dicono di volere la pulizia, ma invece nella merda ci stanno benissimo.
E di noi, non gliene importa niente a nessuno.


Aiuto. Ho una questione da proporre.
È una questione cui non pensavo più da tempo e che mi è prepotentemente tornata alla mente. Parliamo di scuola. E ti pareva.
Ma dei preparativi.

Dunque. Io ricordo che quando ero in prima elementare, avevo una bellissima cartella di Barbie, rosa a forma rettangolare che era più grande di me.

E dentro avevo due quaderni, l’astuccio e un libro per tutte le materie. Che erano italiano e matematica. Mentre nella prima materia ero già un’allieva promettente, nella seconda facevo già pena. Qui non reputo colpevole l’insegnante, è proprio il mio cervello che è sempre stato incapace di ragionare con i numeri. È un incubo. Lo è ancora oggi.
Se volete vedermi nel panico più totale basta che mi chiediate un 7 x 8 all’improvviso e io già sto brancolando nel buio.
Comunque.

Se i miei primi cinque anni delle elementari sono passati all’insegna di matematica e italiano, con nozioni di storia e geografia, posso notare che il quinquennio elementare di oggi è ben più complesso. Neanche gli esami di ammissione alle università a numero chiuso.

I bambini di oggi partono da casa con degli zaini da scalatore dell’Everest con dentro una marea di libri. E le materie non sono più le meravigliose italiano e matematica. Ma c’è inoltre inglese, francese e nozioni di tedesco, pallanuoto e pallamano, storia e geografia, cenni di economia aziendale, letteratura italiana uno e due con lettura totale della Divina Commedia.

Tutti quei libri stipati nello zaino. Che pesa dai dieci ai dodici chili. Dico solo che io in seconda elementare ne pesavo 18, non sarei mai potuta sopravvivere agli anni scolastici di adesso.

Che poi. Io mi domando perché, se ci sono tutte queste materie dalla prima elementare, gli studenti italiani (io stessa rientro nella categoria) sono considerati i più ignoranti d’Europa. E no, c’è qualcosa che non va.

Vediamo di fare una analisi accurata. Io come punto iniziale prendo sempre gli insegnanti. Sono sempre andata bene in italiano e le mie insegnanti sono state bravissime, salvo due casi particolari che vedevano due supplenti che non valevano proprio niente. Solo che sono sempre stata un’asinella in matematica e lì ho avuto sia insegnati pessimi, sia insegnanti meravigliosi. Quindi stavolta questa analisi non vale.

Però sono proprio i tempi a essere cambiati. Adesso bocciano anche alle elementari, quando andavo io a scuola era una cosa impensabile. Sarà colpa delle tecnologie che arrivano nelle mano dei bambini sempre più presto? Mah. Non mi convince. Sarà che ai bambini, anche quando poi diventano grandi, non piace andare a scuola? Si, questa mi convince di più. Ma perché c’è un odio diffuso verso la scuola?

Io per prima cosa le cambierei il nome. Non deve essere una scuola dell’obbligo, ma una scuola del piacere.

Dove i bambini e poi i ragazzi vanno per imparare e confrontarsi. Ma non perché devono imparare altrimenti vengono bocciati, perché loro hanno la voglia di farlo e gli insegnanti hanno la voglia di coinvolgerli nelle loro lezioni. Secondo me il cruccio della scuola è principalmente questo. E poi. Chi l’ha detto che l’unico mezzo di approfondimento e divulgazione di conoscenza è il libro? Può essere un libro, ma anche un film, un’escursione, uno spettacolo teatrale. Ci sono tante cose e spesso il divertimento, è il modo migliore per imparare qualcosa di utile.

Bisogna essere invogliati e questa dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo, perché la scuola, a regola, dovrebbe essere l’unico luogo in cui si possono imparare tante cose, per prima l’onestà.

In effetti cominciare la mattinata trasportandosi dodici chili di roba sulle spalle con altissimo rischio scoliosi non è la cosa migliore che una persona possa desiderare.


Non so bene perché ma ultimamente mi sto lanciando molto sul sociale. I penultimi erano i giovani annoiati che si sballano per divertimento. Oggi becco un’altra classe. Giovani e non. Indistintamente uomini e donne. Ci manca solo la de Filippi.

Procediamo passo passo. La mia mamma, che non ha mai voglia di stare ferma in casa, ha aperto un’attività dove lavora anche mio fratello e quando ci sono, anche io. Detto papale papale. Se non dovessi mai trovare lavoro, la mia mamma mi ha salvato il culo.

Si, sono una bambocciona. Si, ho la strada spianata. Si, ho avuto la pappetta pronta. Si, tutto quanto. E ne sono pure contenta. Ma non è di questo che voglio parlare.

Avete presente quei negozi di oggettistica principalmente, dove tutto costa poco meno di un euro? Ecco, il nostro è uno di quei negozi lì. In famiglia ci siamo divisi i compiti.
Mio babbo fa il casalingo per modo di dire perché entra ed esce all’ora che vuole ed è contento come una Pasqua. Mio fratello è il magazziniere e anche un po’ cassiere, mia mamma è cassiera e dà le dritte per come sistemare il negozio, io quando non sono impegnata nella mia attività di studentessa (e guai a chi ride…), sono la cassiera ufficiale. Adoro quel negozio. A momenti sembra un centro sociale.

Cerco di conoscere le persone attraverso quello che comprano. Ovviamente non ci riesco, ma sono dettagli. Dietro quella cassa mi sento utile al mondo. Elargisco sorrisi a chiunque varchi la soglia del negozio come dire “Ora sei mio ospite, prendi tutto quello che vuoi che tanto costa una cavolata e te la puoi permettere”.
Ecco, il punto è proprio questo. Se tutti se lo possono permettere, non avevo proprio tenuto conto al rischio che si corre in un negozio del genere.

Nel senso. Ho una gioielleria? Beh, temo che un giorno qualcuno mi derubi quel collare di perle, valore da capogiro, che tengo in vetrina.

Caliamo. Ho un alimentari? Ok, il prezzo della vita aumenta, le tasse si alzano, i pensionati prendono poco e non ce la fanno più, mi può sparire una rosetta dal banco del pane.

Caliamo ancora. Ho un negozio dove il prezzo massimo di un oggetto non supera l’Euro? A regola non dovrei temere che qualcuno cerchi di derubarmi qualche oggetto. Che so, un cuore di feltro, un fiore finto, una minchiata qualsiasi… e invece li ho visti pure io i ladruncoli, li ho visti con i miei occhi e non ci potevo credere!!!!

Ragazzina che entra col padre. Lei ha circa 14 anni. Prende il cestino. Gira tra gli scaffali. Prende un po’ di roba. Poi. Si avventa all’espositore delle forcine per capelli. Finge indifferenza. Guarda e riguarda. Prende e mette a posto e poi, con scatto felino, ciula due forcelline dalla scatola e se le mette in tasca.

Valore complessivo del furto: 18 centesimi. Infatti la scatola da dieci ne costa 99.

La sfiga della ladruncola ha voluto che non si accorgesse che davanti a lei c’era una cliente, che tra l’altro è pure una mia zia. Mi ha avvisata. Ci siamo guardate con la mia mamma. E ora? Le facciamo il cazziatone alla cassa? Davanti a tutti? La smerdiamo e le togliamo la voglia di uscire di casa minimo fino a quando non diventa maggiorenne? No. Niente di niente.
Perché principalmente sono pure piuttosto fessa e non avrei saputo da che parte cominciare.

Sono sbigottita. Ma siamo a questi livelli? A dover rubacchiare per fare gli alternativi?

Ma poi vieni in un negozio simile a rubare?? Ma vai nella gioielleria tempestata di carabinieri a fare il furto, vedi come diventi figo quando ti vedono in tutte le pagine dei giornali col titolone in prima pagina “Compiuto furto da diecimila euro e diciotto centesimi!”

 La sindrome Wynona imperversa.



Se c’è una cosa che non sopporto, nel parlare comune, è la propensione ai paragoni. Basta, facciamo un regolamento generale per le chiacchierate e bandiamoli assieme alle bestemmie. Tanto sono ugualmente fastidiose e le conseguenze sono molto simili.

Ma non è che non sopporto i paragoni in sé… non li sopporto quando celano la peggiore delle critiche distruttive… si, non ho sbagliato a scrivere, proprio distruttive.

Come quando qualcuno ci si presenta davanti con tutta la gentilezza di questo mondo e mentre parliamo amorevolmente ci dicono “Non è per offenderti, ma…” e poi ti offendono.

Roba tipo “Non è per offenderti, ma devo dire che sembri una scrofa”.

Oppure “Non è per offenderti ma oggi sei veramente un cesso”

O ancora “Non è per offenderti ma anche se provi a essere intelligente sei sempre stupida come poche.”

E allora senti qua, non è per offenderti ma se solo potessi ti prenderei per i piedi e ti sbatterei la testa al muro fino a quando non ti funziona meglio e mi sa che fino ad allora avrò tanto da fare. Ma non è per offenderti, razza di cretino. Non è per offenderti.

Ma torniamo ai nostri amati paragoni. Mi hanno stufato. Anche perché poi in tutte le cose, è sempre una caccia al paragone migliore!! Per esempio, esce una nuova band musicale? Mica ti parlano del disco, delle canzoni, dei testi. No, parte subito la gara del “Si ma ricorda questo”, “Si ma assomiglia a quell’altro” eccetera eccetera. Bah.

Oppure. Una band storica magari si ricompone e dopo tanti anni fa un disco nuovo. Disco bello, molto carino, ricco di inventiva. E poi arriva il genio “E si ma quello del ‘92 era un’altra cosa”…e che palle!!! Ma non stare sempre a rivangare il passato, goditi questo momento e piantala di fare il super informato!!! Uff. Che lagna. La gente non sa più apprezzare le piccole cose.

Altro esempio. Mi sa che sto diventando una fan di Cristiano de Andrè. Un giorno mi sono svegliata con la voglia di ascoltarlo, ho cercato un po’ di canzoni e adesso non me lo levo più dalla mente. Così mi sono sbizzarrita nelle ricerche e anche su internet la retorica non manca. “Si, non male ma con suo padre neanche a confronto”.

Beh, si neanche a confronto principalmente perché la musica che fa lui, con quella che faceva suo padre non c’entrano una mazza l’una con l’altra. Due generi completamente diversi, due sonorità differenti in tutto e per tutto eppure ‘sto cavolo di paragone non ne vuole sapere di andarsene.

Il paragone usato in questo modo, secondo me serve solo a riempire la bocca delle persone che non sanno cogliere le minuzie, le sottigliezze, quei piccoli particolari che ti fanno piacere una cosa e non un’altra senza una motivazione precisa. Quei dettagli che ti rendono unica una cosa.

Una cosa che mi infastidisce tanto, è quando sento dei miei compaesani che mettono il naso fuori dalla Sardegna e quando tornano sono già belli che civilizzati nelle grandi metropoli. Magari anche con l’accento del posto, dopo che ci hanno passato tre giorni.

“Sono stato a Roma, quella sì che è una bella città, mica come questo paese” che per me equivale a dire “Che buona la pizza ai frutti di mare, mica come quel mucchietto di segatura”.

Razza di babbeo, a scanso di equivoci ti ricordo che come Roma, al mondo non c’è nient’altro e poi che cavolo di confronto mi fai? Una città con 4 milioni di abitanti con un paese di poco più di cinquemila persone?

Comunque, per rabbonirmi, in fondo in fondo c’è un paragone che mi piace. Quello con l’happy ending per il paragonato.

“Guarda lei che è bravissima a scuola!!” “Guarda lei com’è educata”

“Guarda lei com’è sempre ben vestita” e poi la lei che sembra la perfezione fatta a persona, comincia a farsi le pere, rimane incinta minorenne e non è manco sicura di chi. Meraviglioso.

Perdonate lo sfogo, ma ultimamente di questo genere di paragoni ne ho sentiti troppi per non poterli esternare.

Mi raccomando, ricordo a tutti che la mia mail è disponibile a ricevere i vostri messaggi.

Il primo che mi scrive “sei brava a scrivere ma Susanna Tamaro è un’altra cosa” giuro che lo vado a cercare, gli riempio il materasso di petardi e glieli faccio scoppiare mentre dorme. Vi ho avvisato.



Ed è finito il festival di Sanremo!!! Ha vinto il duo Lola Ponce- Giò di Tonno. Chi? Vabbè, in breve, due attori che sono usciti da un musical. E che per dirla tutta, al festival hanno portato un pezzo che andrà a finire in un musical.

I cantanti per cui tifavo io non hanno vinto niente come al solito. La mia preferita era L’Aura. Che è arrivata dopo i primi dieci. Poi Tricarico. Che almeno ha vinto il premio della critica. Poi Mario Venuti. Non mi dispiacevano neanche Fabrizio Moro, Frankie Hi Nrg, Cammariere, Bennato e Grignani. Vabbè. Sempre così. Ma non è della classifica che voglio parlare. O meglio, non solo.

Al secondo posto si è classificata Anna Tatangelo, col brano “Il mio amico”, scritto dal suo compagno per l’amico gay di Anna. Mi è capitato di leggere in un sacco di giornali che mai come quest’anno il tema dell’omosessualità è stato trattato nella musica (complice anche la giovane Valeria Vaglio col suo brano “Ore ed ore”), che è una cosa bellissima, che sta a significare un’apertura mentale importante eccetera eccetera eccetera.

E a me i conti non tornano affatto. Ma proprio per niente. Perché anche se sono passati tanti anni, io certe cose le ricordo lo stesso. E anche quando si tratta di musica, sarà che sono appassionata, che mi piace ascoltarla, ma le cose e le parole, mi rimangono in mente, eccome.

Qui si danno dei meriti alla Tatangelo che a parte il premio della banalità non merita altro. Che merito ha? Quello di aver detto che gli omosessuali sono più sensibili? Ma che originale!!! Che poi. Chiariamo una cosa. Esistono persone che sono più sensibili di altre. E ci sono persone che sono emeriti stronzi.

Ora. Siccome credo fermamente che a parte i gusti sessuali e forse qualche atteggiamento, tra gay e etero di differenze non ce ne siano poi così tante, sono assolutamente convinta che come per tutti, anche nel mondo dei gay, che è lo stesso degli etero, esistano gay sensibili e gay stronzi. Solo che la cosa che deve importare è l’aggettivo, non quella parola che dovrebbe riassumere l’orientamento sessuale.

Ci sono gay sensibili e gay stronzi. Ci sono etero sensibili e etero stronzi.

Ci sono persone sensibili e persone stronze. Ecco perché le differenze si annullano.

Tutti d’accordo no? Tornando al discorso. La Tatangelo ne ha tempo di prendersi tutti i complimenti per il tema trattato, io non mi levo dalla testa che nel 1996, 12 anni fa, al solito festival di Sanremo ci è andato un cantautore napoletano che si chiama Federico Salvatore. Lo conoscete? Io si. Non benissimo e non abbastanza da dichiararmi fan, ma apprezzo le canzoni che conosco. Ma nel 1996, dicevo, lui al festival ci è andato con una canzone che si chiama “Sulla porta” e che diceva più o meno così:

“Con il mio posto fisso e una carriera promettente
Come un perfetto esempio della media borghesia
Che non può avere scandalosi sentimenti
Oh mamma non capisci com'è falsa la morale
La maschera di fango bagnata nell'argento
Sono un diverso mamma, un omosessuale
E questo tu lo prendi come un tradimento
Sulla porta, sulla porta, io vorrei che tu sapessi perdonare
Una volta, una volta, non buttare sulle mie ferite il sale
Come adesso sulla porta che mi dici vai per te io sono morta
Sono morta, sono morta, e mi sbatti sulla faccia questa porta.”

Altro che “Il mio amico lo accarezzo come un gatto” o che diavoleria dice la Tatangelo-d’Alessio! Solo che a Federico Salvatore, per quella canzone sull’omosessualità, che significava sempre un’apertura mentale e una cosa bellissima, la carriera gliel’hanno stroncata!!

Forse esagero, perché comunque lui continua a suonare e fare dischi, sta di fatto che i media hanno cominciato a snobbarlo, a ignorarlo, perché quello era un tema scabroso. Beh, si tratta di 12 anni fa e dalla nascita di Cristo erano passati solo 1996 anni, forse è per questo, in quei pochi anni non eravamo ancora abituati all’idea della diversità, se così vogliamo chiamarla.

Come sembro incazzata a rileggermi. Beh, forse un po’ lo sono. Perché la Tatangelo non si merita i complimenti per il tema trattato. Perché la Tatangelo non si merita il secondo posto, non si merita tutto il successo che ha e anche perché la Tatangelo mi sta discretamente sulle balle.

Tutto quello che hanno dato a lei, è immeritato. Nessuno ha citato Federico Salvatore, eppure non è così sconosciuto come vorrebbero farci credere. Cercatelo su internet, cercate le sue canzoni e poi ditemi.

Ok, finito lo sfogo. E dire che volevo solo candidarmi come valletta mora parlante del prossimo festival. Vabbè, la mia candidatura la rimando a un’altra volta. Qualche settimana di tempo, prima che si prepari il prossimo Sanremo, ce l’ho.



Ultimamente si sente sempre più parlare di inflazione. E aumenta il pane, la benzina, la pasta, la frutta, la verdura… insomma, aumenta tutto!!! E al telegiornale non si sente parlare d’altro, persino gli omicidi sono passati in secondo piano. Che è decisamente un bene.

Posso dire una cosa? I servizi sui novelli risparmiatori mi danno letteralmente ai nervi!!! Perché le domande e i fatti che ci raccontano sono fasulli!!! Poco tempo fa cercavano di farci piangere il cuore parlandoci delle persone che non arrivano a prendere i 1.900 euro al mese.

Ma chi è che ha 1.900 euro al mese??? Semmai dovresti farmi un servizio su chi non arriva a prendere 900 euro al mese!!! 1.900 euro, che è vero, non sono tantissimi, sono comunque una cifra ragionevole!! Una famiglia media potrebbe camparci benissimo!!! Anche se ha l’affitto può farcela.

Con attenzione e parsimonia, come con tutte le cose.

Io, che sono ancora mantenuta e non mi occupo in prima persona delle spese, mi innervosisco comunque perché ad ogni cosa che sento dire, la interpreto a seconda di quello che hanno fatto e continuano a fare i miei genitori tutti i giorni.

Ieri al tg ho sentito dire “Da oggi a fare la spesa si va con la calcolatrice”.

Bene, a casa mia la spesa con la calcolatrice si fa più o meno da sempre.

Non mi fraintendete. Grazie a Dio non abbiamo mai avuto seri problemi finanziari in casa. Quelli normali, quelli che capitano a tutti. Ma se siamo sempre stati bene è proprio perché la mia mamma la calcolatrice, l’ha sempre avuta in testa. Non è nei momenti in cui si sollevano i prezzi e l’economia va in crisi, che bisogna fare attenzione.

È sempre, che bisogna tenere gli occhi aperti. Tutti i giorni.  Io penso che la gente comune sia la più coraggiosa di tutte, proprio per superare questi ostacoli, che viene da chiamare piccoli, anche se proprio piccoli non sono. Penso che sia coraggiosa perché “ce ne vuole di coraggio, nella loro situazione, solo per alzarsi ogni mattina! Sopportano un imperatore e un papa: vuol dire che hanno un coraggio spaventoso, perchè gente come quella costa la vita alla povera gente”, come scrive Bertolt Brecht nella sua “Madre Courage e i suoi figli”.

E allora voglio sapere perché, quella gente comune che appare in tv, di questo coraggio di cui appena parlato non ne tira fuori neanche uno spicchietto e preferisce nascondersi in motivazioni che sono baggianate con la B maiuscola.

L’altro ieri al tg c’era una famiglia che parlava. Marito e moglie che lavorano e due figli da mantenere. Alla domanda della giornalista che chiedeva alla donna a quali cose doveva rinunciare per tirare a campare lei ha risposto cose del tipo “Alla palestra” oppure, “alla cena in ristorante il sabato sera.”

Ma sei scema? Ma ti sembrano bisogni primari quelli?? Ti sembra un sacrificio non poter andare in palestra? Mi fanno davvero arrabbiare queste cose. Anche perché nella maggior parte dei casi, le persone che si piangono addosso per bisogni che sono tutto fuorché strettamente necessari, proprio il superfluo meno inutile, come potrebbe essere una palestra, se lo possono permettere, se non spenderebbero tutto in cazzate.

Intervistate quelle persone che rinunciano al pranzo e sono costrette a riempire le mense Caritas. Intervistate i giovani che rinunciano a sposarsi perché anche lo sputo di casa più schifosa del mondo costa una cifra spropositata e le banche hanno un’attività che non ha niente da invidiare a quella dell’usuraio. Intervistate le madri single che fanno una moltitudine di lavori sottopagati per mantenere la famiglia e che per farli rinunciano a vedere i loro figli che crescono senza di loro.

Loro sì, che avranno qualcosa di interessante da raccontare.



Un po’ di tempo fa si è sentito parlare di un concorso in  magistratura con risultati disastrosi. Le domande presentate per partecipare erano 43000, in realtà si sono presentate “solo” 18000 persone e i posti da assegnare erano 380. Niente, in confronto alle domande richieste dai candidati.

Ebbene, sta di fatto che di questi 380 posti, ne sono rimasti liberi 58. Motivo? In sostanza, i candidati non conoscono affatto l’italiano. Usano tutte le parole del mondo nello stesso modo disordinato in cui arrivano alla mente, senza saper coordinare i sintagmi, senza conoscere la grammatica, senza saper utilizzare i verbi. Insomma, senza saper comunicare un bel niente.

La notizia è rimbalzata di telegiornale in telegiornale destando non poco scalpore. Siete sorpresi? In tutta sincerità, nessuno sospettava una cosa simile?

Ok, scaglio la prima pietra. A me questa notizia non sorprende ma proprio per nulla!! Anzi, secondo me ce la meritiamo. Diamo per scontato troppe cose.

Tipo che se una persona è laureata debba essere necessariamente una persona colta e intelligente. Invece può avere tutti i titoli di studio di questo mondo e può continuare a essere ignorante come una capra e stupido come una mucca, con tutto il rispetto per la capra e per la mucca.

Ovviamente non bisogna mai generalizzare, ci sono persone che hanno studiato e si vede, perché ogni giorno sanno sfruttare tutto quello che hanno imparato in modo intelligente. Il punto è che ci sono persone che magari hanno la quinta elementare e che hanno un bagaglio culturale da fare invidia. Persone che hanno viaggiato tanto, che hanno imparato tante cose con l’esperienza o semplicemente, riescono a guardare a fondo tutto quello che gli passa davanti.

Io ci vado all’università. E se un giorno riuscirò a uscirne per la gioia di mia mamma, so bene che non sarò niente di diverso da quella che sono oggi. Posso imparare tante cose, è vero. Posso sapere storie che altre persone non conoscono e posso sbandierare il mio titolo di studio ai quattro venti. Ma niente potrà mai farmi credere di avere qualcosa in più rispetto a qualcun altro. Al massimo posso credere di avere qualcosa di diverso. Così come tantissime altre persone avranno qualcosa di diverso da me. E non saranno meglio di me, così come io non sarò meglio di loro.

Io non ho mai brillato nello studio. Non parlo per invidia, a questo punto non mi interessa più. Ma forse non mi è mai interessato in modo particolare.

E ho visto delle persone laureate da anni che non sanno mettere le doppie nelle parole. Che un “anno” diventa un “ano” in men che non si dica. E poi ne ho viste altre, con ottimi risultati scolastici alle spalle e che se li meritano anche questi risultati. Perché hanno studiato tantissimo, talmente tanto da non vedere più un telegiornale da anni, da non aprire un quotidiano da lustri. Da non sapere che in Iraq c’è la guerra, che l’islam non è mai in nome della violenza, che il governo cade, che a Napoli ci sono i rifiuti da più di 15 anni.

Insomma, non sanno niente. A parte quello che hanno appreso dai libri.

Solo che se sei un genio in matematica e tratti le persone come se fossero solo dei numeri, ecco, non è tanto bello. E se sei un super conoscitore dell’informatica e ti comporti come se gli altri non fossero altro che computer, scusa ma la tua genialità non la vedo.

Una volta ho sentito dire alla TV una frase bellissima da parte del mio conterraneo Giovanni Floris, conduttore di Ballarò.

“Dalla scuola spesso e volentieri non escono i migliori, escono i secchioni, che quasi mai sono i migliori.”

La penso proprio così. Solo che i pregiudizi rappresentano l’inganno più semplice in cui cadere.

Posso concludere in musica, per chiudere il tutto? Mi viene sempre in mente una canzone di Ivan Graziani, la frase in cui dice

“Citi i classici a memoria, ma non distingui un ramo da una foglia”.

Gli studenti italiani sono definiti i peggiori del mondo. Ribadisco che non è mai giusto generalizzare. È solo che per stabilire se una persona è colta, devi parlarci e non farti mostrare i suoi scintillanti titoli di studio.



Finalmente qualche giorno fa, ascoltando un tiggì sento una notizia che mi rincuora.

Non sia mai che i media comincino a darsi una regolata.

Ecco la notizia.

“Il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, Corrado Calabrò, si scaglia contro la spettacolarizzazione delle notizie di cronaca, «ispirata più dall'amore per l'audience che dall'amore per la verità». L'atto di indirizzo adottato «vuole essere un invito agli operatori dell'informazione a dotarsi di un codice di autoregolamentazione, un invito alla riflessione prima di essere costretti a procedere a provvedimenti sanzionatori.”

Sorrido nel sentirla. Visto che proprio in questi giorni è ripartito uno dei processi più “invitanti” del momento, quello della strage di Erba. E mentre sento lo svolgersi del servizio televisivo, quello che è un sorriso diventa un vero e proprio ghigno malefico, dovuto a una meravigliosa sensazione conseguente al pensiero di vedere Bruno Vespa fare la fame poiché non potrà più sguazzare nelle disgrazie altrui.

Solo che il mio momento di gioia viene bruscamente interrotto quando il giornalista aggiunge:

“Nel mirino Michele Santoro e il suo Annozero, per una presunta parzialità.”

No vi prego. Ditemi che ho capito male. Ditemi che non è vero. non può essere vero. Dunque il primo a essere giustiziato è Santoro? E perché? Continuo ad ascoltare. Per via del caso Unipol, con la partecipazione in studio del GIP di Milano Clementina Forleo e per l’inchiesta Why Not realizzata dal PM di Catanzaro Luigi de Magistris.

In entrambi questi casi, che pare siano tutto fuorché leciti, sono coinvolte parecchie personalità politiche, di entrambi gli schieramenti, quindi già non capisco più cosa si intenda per parzialità. Alla Forleo e a de Magistris, se non ricordo male, è però impossibile proseguire le indagini perché non ottengono i permessi per poter lavorare sulle intercettazioni telefoniche. I due, nel programma di Santoro, hanno spiegato la loro situazione e siccome la cosa sembrava davvero importante, perché totalmente vera, i media ne hanno fatto un passaparola e ne è quasi diventato un caso politico.

Per dovere di cronaca mi sento di dire che Clementina Forleo è stata trasferita da Milano e Luigi de Magistris è stato trasferito da Catanzaro. Meglio mandarli via piuttosto che rischiare che la verità venga a galla del tutto.

Tra l’altro de Magistris indagava anche su Mastella e non c’è bisogno di dire che quest’ultimo è pluri-indagato assieme alla sua simpatica moglie per lanciare semplici allusioni. Tra l’altro, veritiere.

Ad ogni modo. Ecco perché Santoro è nel mirino. E a me sinceramente, la cosa fa saltare i nervi. Sia perché ritengo che di editto bulgaro ne abbiamo già sentito parlare fin troppo e spero non ce ne sia un secondo. Sia perché a me i programmi di Santoro, piacciono.

Sia e soprattutto perché, di quella geisha di Bruno Vespa nessuno ne ha parlato!!! Fatemi capire. Santoro viene accusato di strumentalizzare le notizie di cronaca e Vespa no? Vespa che ha fatto otto miliardi di puntate di Porta a Porta sul caso del piccolo Samuele di Cogne, presentandosi di volta in volta o con uno zoccolo o con un mestolo come ipotetica arma del delitto?? Vespa che quando ha parlato per la duecentesima volta in un mese del giallo di Garlasco aveva parcheggiata alle spalle una bicicletta nera, che nelle indagini era quella di Alberto Stasi, principale indiziato???

Vespa che non oso pensare che diamine sarà capace di inventarsi per sguazzare anche su Meredith, visto che si parla persino di una violenza sessuale subita dalla vittima?

Vi prego, ditemi che sono io a non aver capito.



Non volevo sbilanciarmi troppo. Ma adesso, mi sento in dovere di farlo.

Forse è anche solo il fatto di avere la fortuna di poter comunicare tramite un sito, forse è questo, ma ho sempre parlato col cuore quando qualcosa riguardava la mia regione e adesso non posso non correre in suo sostegno.

L’argomento lo avrete immaginato, è quello dell’emergenza rifiuti di Napoli. Che non è un’emergenza, è così da anni, ma sembra quasi che la gravità si sia scoperta solo adesso.

Ma nello specifico voglio dire la mia sulla richiesta di aiuto fatta alla regione Campania a tutte le altre regioni. E soprattutto voglio dire la mia sulla immediata offerta di aiuto da parte della Sardegna.

Verrò aggredita, me lo sento.

Ma io sono favorevole al cento per cento con la scelta presa dalla mia regione.

Non voglio farne un discorso politico, a questo punto destra e sinistra non c’entrano più niente. C’è una regione in difficoltà e un’altra è disposta ad aiutarla. La Campania chiede di poter spostare i propri rifiuti e la Sardegna li prende e li smaltisce coi suoi mezzi. Le polemiche si scatenano.

“Rischiamo di diventare l’immondezzaio d’Italia”, è indubbiamente la frase più pronunciata di questi giorni.

Che pensandoci in modo superficiale, potrei quasi essere d’accordo. Ma poi vado a fondo. E provo a capire semplificando la situazione e facendomi un esempio molto spicciolo.
Da qualche mese a questa parte, al mio paese è diventata obbligatoria la raccolta differenziata. I vecchi cassonetti non ci sono più, ci sono solo i contenitori per ogni tipo di materiale. Se non fai la raccolta, scatta la multa.

Io mi faccio un esempio. Io ho tutti i contenitori per la raccolta sistemati in cortile. Ipotizzo che la mia vicina di casa, anche lei vuole fare la raccolta differenziata ma chissà per quale motivo, a lei nessuno procura i contenitori. Così comincia a sistemare da una parte un mucchietto di plastica, dall’altra un mucchietto di carta, vicino alla porta raccoglie l’umido.

Sta di fatto che più passa il tempo, più i suoi consumi aumentano e nessuno le procura questi benedetti contenitori. E lei continua ad ammucchiare. Sempre di più. Non ce la fa più a vivere in mezzo all’immondizia e sfinita e pure un po’ umiliata chiede a me se può utilizzare i miei contenitori fino a quando non li consegnano anche a lei.

Domanda. Se io ho il posto e la possibilità di smaltire anche i suoi rifiuti, perché non dovrei farlo?

Questa è la mia esemplificazione. Solo che al posto della casa della mia vicina c’è tutta la Campania, e al posto della mia casa, c’è tutta la Sardegna.

Ed è proprio qui che lo capisco, che non c’è il rischio di diventare l’immondezzaio d’Italia perché quella spazzatura non rimane nelle strade della Sardegna a puzzare, ma verrà smaltita e eliminata nei luoghi appositi e con gli appositi macchinari. E per la cronaca, è stata già smaltita. Sono bastate poche ore. Tanto rumore per nulla.

Una frase che mi fa davvero saltare i nervi è quella che “noi i rifiuti napoletani non li vogliamo”, come se fossero differenti. Come se l’immondizia campana puzzi più di quella delle altre parti d’Italia. Come se l’immondizia non fosse sempre e solo immondizia, da qualunque parte essa venga. Trovo che quella frase sia di un offensivo indicibile.

La Campania deve assolutamente prendere provvedimenti per questo problema che gira e rigira, sappiamo bene che porta dritto dritto agli interessi della camorra. Ci vorrebbe qualcuno che la pulizia cominciasse a farla dall’interno delle istituzioni, dove i camorristi lavorano protetti dalla loro copertura di funzionari di Stato.

Intanto però, se questa regione soffoca dai rifiuti e chiede un favore, non vedo dove sia il problema nel tendere loro una mano d’aiuto.

In questa situazione c’è solo una cosa che mi spaventa davvero. Io sono della Sardegna e si sa che la mia terra non naviga proprio in buone acque. Ha tanti problemi, dalla disoccupazione, alla conseguente continua emigrazione, i trasporti e anche l’emarginazione, lo snobismo spesso e volentieri da parte della stessa Italia, lo stesso snobismo che ha spinto le altre regioni a dire un secco NO! alla Campania, senza rendersi conto che l’emergenza adesso, è nazionale.

A farmi paura è proprio il fatto di sapere che la Sardegna un giorno potrebbe trovarsi talmente in difficoltà da dover chiedere aiuto agli altri e le altre regioni, col loro menefreghismo, le chiuderanno la porta in faccia.

Vorremo essere un paese leader per l’Europa e invece non sappiamo andare d’accordo neanche tra di noi.

E per quanto mi riguarda l’immondezzaio d’Italia, lo diventiamo tutte le estati, quando si aprono le porte della Costa Smeralda, quando Briatore e soci aprono i loro locali per miliardari e noi sardi non possiamo passarci neanche davanti.

E alla fine della stagione estiva, non ci resta che metterci i guanti, armarci di scope e stracci, e togliere la loro, di immondizia.

Per questo non le fanno le manifestazioni di protesta.



Il freddo. Monti innevati. Temperature sempre più basse. Voglia matta di chiudersi in casa, attaccarsi a un termosifone e abbuffarsi di pandoro e/o panettone.

Si, è proprio arrivato il Natale. Che meraviglia!!! Se c’è un mese che adoro è proprio dicembre. Sia perché ci sono nata e gli devo per questo la vita.

A chi interessasse…il mio compleanno è il 21. Contattatemi pure via mail, vi spiegherò tutti i modi per farmi consegnare al più presto i vostri regali. Si, lo so che siete in tanti.

Ma torniamo a noi. Dicevo, io il Natale lo adoro!!! Perché è vero che è un’atmosfera tutta diversa!! Io ad esempio, mi sento obbligata ad essere più buona.

Molto più del bambino della pubblicità che offre il pandoro a tutti e poi torna a casa sbuffando perché non ne ha più per lui. Quella è una bontà falsa. Io adoro andare ad acquistare i regalini di Natale. Ma in anticipo. Facciamo fine novembre, perché piuttosto che entrare adesso in un mercatino di Natale a subire l’assalto della folla, preferisco buttarmi nell’olio bollente.

 

E poi è vero, a Natale siamo tutti più buoni e a volte pure tutti un po’ più scemi. Alla tv, che pure loro adorano il Natale così gli inviati anziché lavorare seriamente possono andare in giro a fare interviste tra uno shopping e l’altro, fioccano le interviste a riguardo.

 “Signore, quanto ha speso oggi per i regali?” “Circa 300 euro. Ma torno anche tra due giorni, eh! Non ho ancora finito. Diciamo che mi mancano altri 200 euro”.

Dio santo! 500 euro di regali…ho capito che bisogna essere più buoni, ma teniamo i piedi per terra. Io 500 euro non li spenderei mai. Per due motivi. Il primo è che non ce li ho. Il secondo è che non conosco così tante persone da spendere una cifra così esorbitante per i regali. Quelli che faccio io sono davvero dei pensierini.

Significa che mentre sono in giro e vedo qualche oggettino natalizio e simpatico, penso a qualcuno che mi è simpatico a cui voglio bene e glielo compro. Non sarà mai una crociera da 2000 euro, non sarà l’ultimo modello della peugeot. È un semplice oggettino talvolta da sistemare, talvolta da mangiare (perché no), talvolta da personalizzare. Ma è un mio pensiero per chi voglio bene e questo mi sembra già un gran gesto.

Poi adoro le lucine di Natale. Tutte le città e i paesi si illuminano di una luce nuova, sembra che almeno a dicembre le stelle del cielo siano più vicine e possano avere un contatto più stretto con noi abitanti della terra. Adoro le case addobbate, gli alberi di Natale che sbucano in ogni dove e i presepi che rappresentano la vera motivazione per cui questa festa esiste, che ogni tanto siamo troppo materialisti e ce ne dimentichiamo.

Adoro persino le persone che incontro, perché sono tutte più sorridenti e sembra che pensino “beh si, non ti conoscono, ma vogliamoci bene, è Natale”. Poi magari non mi saluteranno mai più, ma apprezzo comunque lo sforzo natalizio e sono pure più buona da non voler pensare che si tratti di falsità.

E poi che dire. Adoro scrivere la letterina di babbo Natale. Che a volte è lunghissima, pur cominciando con un “sarò breve”. L’anno scorso ho ricevuto tutto quello che ho richiesto. Compresa la macchina fotografica e il lettore cd. Quest’anno spero di bissare.

Babbone, io te lo dico sempre che vorrei che scoppiasse la pace ma so che contro l’ignoranza dell’uomo, neanche tu puoi farci niente. Vorrei che tutti credessero sempre in te, anche quando non è Natale. Dopotutto tu ricevi lettere anche in piena estate, che cosa ci costa a noi lasciarti un pensiero durante l’anno? Vorrei che tutti fossimo più rilassati e tranquilli. Siamo molto più belli quando siamo così.

Io te lo prometto babbo di essere migliore. Ci provo, te lo giuro. Stavolta non voglio elencarti tutti gli oggetti che vorrei, anche se in fondo lo so che una traccia del tuo passaggio me la lascerai lo stesso e io ne sarò felice. Ti chiedo la salute e la serenità per tutte le persone buone, che lo meritano. Anche per quelle che non conosco. Anche per quelle che mi leggono in questo momento.

Buon Natale!



Certe volte rimango basita da come gli uomini normali vogliano sempre apparire dei superuomini. Si, superuomini.

Quelli che non sbagliano mai. Quelli che se gli racconti qualcosa loro la sanno già e te la spiegano meglio. Quelli che non si mettono mai in gioco non per loro volere… proprio perché nessuno glielo chiede. Vincerebbero sempre loro, si sa.

Ma quello che più mi fa riflettere è il perché tutti noi vogliamo sempre nascondere i nostri difetti. Meglio costruirsi addosso una maschera da mostrare nelle occasioni migliori, ideale per quando si conoscono delle persone che non guardano oltre il superficiale.

Io farei un decreto legge. Quando ci si presenta a una persona nuova, ognuno dice un proprio difetto.

Ciao, mi chiamo Sara e non sono brava a scuola.

E che ci vuole. Io mi fermo a quota uno perché altrimenti la mia presentazione durerebbe ore e ore. Sta di fatto che secondo me non c’è niente di male ad ammetterlo. Lo farei diventare legge perché aiuterebbe tutti a essere più rilassati e quindi più felici.

E poi a me le persone che non fanno altro che elencare tutte le cose geniali che intendono fare mettono l’ansia!! Ricordo ancora un ragazzo che avevo incontrato al secondo anno di università. Dopo un primo anno a lingue, ho cambiato idea e sono passata a lettere. Cinema, musica e teatro, per la cronaca. Vabbè. Poco importa.

Dicevo, ho incontrato questo ragazzo. Io ero appena arrivata da un’altra facoltà, ero praticamente ad un nuovo inizio e non sapevo neanche da che parte girarmi. Così ho chiesto delle informazioni a una ragazza che avevo accanto, anche lei spaesata e nuova come me. L’unione fa la forza , ci siamo unite e oggi è una delle mie amiche più care.

Abbiamo chiacchierato, eravamo un po’ terrorizzate dal mondo universitario ma il fatto che sapessimo l’una delle debolezze dell’altra ci rassicurava. Fino a quando non incontriamo lui. Il Sapientino scuola della situazione. E comincia a parlare.

“Io adesso sto seguendo tutti questi corsi e ho deciso che a gennaio do gli esami che riguardano le 4 istituzioni.”

Informazione: le quattro istituzioni che riguardano arte, teatro, cinema e musica, sono composti da otto esami. E lui voleva dare questi otto esami nel giro di un mese.

Cristo Santo!!! Mi è venuto lo sconforto!!! “Ecco, lo sapevo!!!” pensavo “Sono sempre io che non riesco a combinare niente di buono, sono quella messa peggio di tutti, al solito ho sbagliato tutto quanto!!!”

E paranoie varie. Poi, siccome ho la memoria corta, per fortuna ho dimenticato l’esistenza di quel Gran Mogol che mi si era presentato davanti. E sono andata avanti per la mia strada. Piano e con calma. Dopo svariati mesi lo rivedo. E ci parlo. “Beh, quanti esami hai dato allora?”.

Cosa mi ha risposto lui? Sette esami? Tutti e otto? Otto e ne ho aggiunto un altro?

No no. Ve lo dico io. Non aveva combinato niente di niente!!! Io che mi ero ammutolita davanti a cotanto genio sono riuscita a dare due esami, e lui nemmeno uno, hai voglia a fare lo sborone!!

Idiota. Se si fosse tappato la bocca avrebbe fatto una figura decisamente migliore.



Qualche settimana fa ho visto un pezzo di “C’è posta per te”, il programma televisivo. Si lo so, questo inizio invoglia a fare tutto fuorché a leggere quello che voglio raccontare. Abbiate pazienza, certe volte anche da programmi del genere si può trarre qualche riflessione. Cercate di capirmi.

Comunque. Non so se avete presente il programma. Una o più persona invitano in studio delle altre persone per riappacificarsi, per dirsi quanto si vogliono bene eccetera eccetera. Cose che non si possono assolutamente fare senza la presenza elegante e la voce da mezzo soprano di Maria de Filippi. Ma sorvoliamo.

Una famiglia, madre, padre e quattro o cinque figli, non ricordo bene, sono lì per chiamare una loro figlia e sorella. Non si parlano e non si vedono da 14 anni, pur abitando a due passi. Che diavolo sarà successo per allontanare così una figlia?? L’avranno accoltellata per sbaglio? La picchiavano tutti i giorni? L’ hanno investita con la macchina perché aveva mangiato troppa Nutella? Chissà.


Dopo che una postina dice che la figlia misteriosa ha accettato l’invito e che è lì col marito, li fanno entrare. Una giovane donna accompagnata da un energumeno, peso di un capodoglio e sguardo amichevole di chi è appena uscito da un corso di Karatè. Madre, padre, fratelli e sorelle di lei gioiscono. Aprono la busta gigante situata al centro dello studio in modo da far vedere chi manda l’invito.

I familiari piangono. Il marito di lei ha lo sguardo attento di chi ascolta una zanzara per poterla individuare e farla fuori con un colpo di ciabatta. Lei lacrima insieme alla famiglia. È la persona più felice del mondo. Si consulta col marito e cambia atteggiamento. Dice che in famiglia l’ hanno trattata male, che ha deciso lei di non farsi vedere per 14 anni. Poi si aggiungono dei tasselli.

Cambia versione: dice che in realtà è stata un’ ottima famiglia ma che non ci va perché suo marito non li può vedere manco in fotografia e lei per rispetto di lui si dimentica di avere una parentela. Dice di essere felice di non aver fatto altro che partorire figli, di essere felice di non mettere il naso fuori di casa senza il marito, di amarlo talmente tanto da averlo sempre perdonato per i suoi errori. Uhm… quali errori?

In breve, salta fuori che il marito picchia la moglie e lei se ne sta zitta e ferma a subire. Pubblico in studio comincia a fischiare. Il padre di lei vorrebbe staccare la busta alta tre metri e lunga quattro per lanciarla in testa all’odiato genero. Fratelli e sorelle sul piede di guerra. Marito di lei immobile e quando parla dice cazzate. Bene, il racconto della puntata per quanto mi riguarda può finire qui.


Tutto questo mi ha fatto pensare. Alla violenza sulle donne. E più in particolare alle donne.

Purtroppo è sempre più frequente il fatto che le donne, in casa, siano vittime di violenze. Quando la situazione degenera ci passano anche i figli.

E io mi incazzo. La violenza non porta a niente se non ad altra violenza.

La violenza non è mai giusta. La violenza non è mai giustificata. Siamo d’accordo, vero? Bene.

Eppure le violenze continuano. E le storie come quella della coppia che ho descritto prima si moltiplicano. Tempo fa, nel giornale, ho letto la notizia di un uomo che regolarmente, da anni, tornava a casa ubriaco, picchiava la moglie e il figlio.


Li maltrattava, li riempiva di botte e spegneva le cicche della sigaretta sul bambino. Un bambino di tre anni.

Un bambino di tre anni che quando ha capito che il padre non gli avrebbe fatto niente se l’avesse visto dormire, restava fermo e immobile a fingere di essere addormentato, per evitare botte e maltrattamenti vari.

E questo avveniva da anni. E a me aumenta l’incazzo. E aumenta, aumenta e aumenta a dismisura. Contro il padre?

Si, moltissimo, perché lo investirei volentieri con la macchina. Ma non solo. Contro la madre. Non venitemi a dire che è solo una vittima. È una vittima quando subisce le botte una volta, due volte, al massimo tre. Quando permette che questa situazione continui, quando permette che il marito maltratti lei e anche quell’angelo innocente di bambino, diventa una stupida con la S maiuscola e quasi la ritengo responsabile come il marito.

Spero di non essere fraintesa. Io, che mi definisco filo-femminista, quasi mi vergogno di dire quello che penso. Ma qui dobbiamo svegliarci. La donna va tutelata, certo, ma se è proprio la prima lei a impedire che questo avvenga, a questo punto, non mi dispiace neanche più.  Ti picchia una volta? Va bene, puoi perdonarlo. Non so come tu faccia, ma posso capire.

Ti picchia due volte? Ok, e passa anche questo. Com’è quel detto? La prima volta si perdona, la seconda si condona e la terza si bastona. Ecco, quando la cosa comincia a diventare abituale e all’ordine del giorno, quando non fa altro che metterti le mani addosso, quando picchia anche il bambino, allora non c’è più niente né da capire, né da perdonare. Ti prendi il bambino e vai dai carabinieri.

Non fatemi discorsi di debolezza, ho smesso di crederci.

Non fatemi discorsi di paura, non credo neanche a quello. Hai talmente paura di denunciarlo che preferisci sorbirti i colpi tutti i giorni? Che magnifica stupidaggine. O di cosa hai paura? Delle dicerie forse? Per evitare un pettegolezzo continui a infliggerti da sola una colpa che non hai?

Scusate, ma su questo campo sono irremovibile. La donna va tutelata, si dice sempre. No cari, le persone vanno tutelate, se un uomo subisce violenze fisiche o psichiche va tutelato pure lui.

Tutti noi, dobbiamo essere tutelati. E per farlo, dobbiamo avere quel briciolo di dignità che ci permetta di denunciare chi ci fa del male.

Nessuno crede al fatto che la moglie sia inferiore al marito, è un’assurdità.

Donne che subite violenze, svegliatevi!!! Non dovete avere paura di avere ragione, non dovete avere paura delle voci di paese. Vi spaventano le cose frivole e non vi spaventa più prendere regolarmente le botte dall’uomo che adesso odiate. Perché vi siete abituate.

Denunciate chi vi fa del male, non vi meritate l’inferno che vi circonda. E non dite di stare assieme a lui per il bene dei figli. È la mostruosità più grande che si possa dire al giorno d’oggi. Ci sono centinaia di strutture pronte ad aiutarvi. I figli non fanno altro che soffrire sempre di più. Il primo passo è la denuncia, solo dopo, avrete la forza di ricominciare.

Ma se volete continuare a dire di essere cadute dalle scale, di essere scivolate dalla doccia, di aver sbattuto sulla porta, fate pure. Ma non date la colpa a nessuno, se voi avete accettato di annullarvi a favore di un ritratto di famiglia che appare felice agli occhi della gente e che è coperto di botte e insulti alle vostre spalle.



Ho fatto un sogno. Ma brutto brutto brutto. Ragionevolmente lo definirei incubo. Un incubo vero e proprio, con non solo la I, ma con tutte le lettere in maiuscolo.

E cosa strana, non so perché, ma la parola incubo faceva rima con stupidità, anch’essa con tutte le lettere maiuscole!!

Insomma, ecco il sogno. È una tranquilla giornata di ottobre, calda come al solito quaggiù. Mi arriva tra le mani un giornale e leggo il seguente titolo:

“Sevizia la fidanzata, ma è sardo.

Naturale che si comporti così”

E come un incubo degno di chiamarsi tale richiede, comincio a non capire. Io, nata e cresciuta in Sardegna, mi sento colpita.

Così leggo in maniera più approfondita. Un ragazzo cagliaritano emigrato in Germania, accecato di gelosia per un tanto presunto quanto inesistente tradimento della sua fidanzata, la tiene segregata per tre settimane, la violenta, la sevizia, la umilia, le orina addosso, non pago la violenta ancora ma in gruppo.

E per concludere l’opera d’arte, le fa pure le foto a dimostrazione del suo capolavoro. Naturalmente si finisce dal giudice. E fanno il processo. E al mio conterraneo gli danno sei anni. Non commento il fatto che secondo me uno stupro andrebbe punito quasi come un omicidio. Tralasciamo. Continuo la lettura. Sei anni con un’attenuante. Attenuante???? E quale sarebbe??? È questa. Presa pari pari dalla sentenza.

“Si deve tener conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell’imputato. E’ un sardo. Il quadro del ruolo dell’uomo e della donna esistente nella sua patria non può certo valere come scusante ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante. ”

Non posso crederci. È che si tratti solo di un sogno. Di un incubo. Perché è una cosa troppo stupida per essere vera. Ho ragione? Quindi mi sono sognata anche l’articolo sul giornale e i vari servizi al telegiornale, vero? Si si, è senz’altro così. Perché se la cosa fosse vera, vorrei fare delle domande a quel giudice. Innanzitutto dove ha vissuto fino a ora.

Perché nel 2007, caro giudice, è molto strano che ci siano persone che abbiano una simile idea su una regione, a meno che non stiamo parlando di qualche anno fa, quando l’uomo usciva con la clava alla ricerca di un pezzo di dinosauro da farsi allo spiedo e la donna stava a casa a cucire pelli di brontosauro. Seconda domanda: siamo sicuri che lei sia un giudice? E quale sarebbe la sua università? Dai, ce lo dica che le facciamo una pubblicità meravigliosa, se ha partorito residui dell’era paleozoica come lei.

E in terzo luogo le consiglierei di parlare coi suoi connazionali, soprattutto con quelli che a fine mese torneranno in Germania dopo aver passato ottobre a ingurgitare coni gelato sul lungomare e ai tavolini del bar del paese proprio in Sardegna. Le garantisco che qui ci sono tranquillamente donne tedesche che mangiano, escono e vivono senza che nessuno salti loro addosso e senza nessuno che ci pisci sopra. Sa, noi siamo delle persone normali, termine cui sono sicura le sfugga il significato, proprio perché una persona come lei non può esserlo!!

Io non ho ben chiaro il suo concetto di quale sia la nostra impronta etnica e culturale che tanto ha citato nella sua sentenza, ma posso garantirle che la sua visione del quadro del ruolo dell’uomo e della donna è molto sfumato e per questo lei non ne ha capito il significato. Per capirlo meglio lo dovrebbe sperimentare di persona… perché non viene in Sardegna a spiegare la sua sentenza?

Lo sa che al massimo, qui sono gli uomini che prendono i colpi dalle donne? Lei può anche immaginarsi una donna sottomessa e rinchiusa in casa a cucinare, ma se dovesse vedersi la donna in questione alle sue spalle con un matterello in mano, forse le converrebbe correre molto velocemente, perché di sicuro non sta pensando a una nuova ricetta da preparare al marito che la riempie di botte.

Sa giudice da quattro soldi, lei avrà indubbiamente una laurea e una carriera di cui vantarsi. Peccato che oramai quel foglio di carta sarà agli occhi del mondo intero un rimasuglio di carta igienica.

Lei è l’unica persona al mondo che crede ancora alle teorie di Lombroso, colui che affermava con certezza che i criminali potevano essere riconosciuti secondo ben precise caratteristiche fisiche o che la criminalità poteva esistere solo se ereditata. Non ha visto che queste teorie sono state ridicolizzate in tutto il mondo? No, non l’ ha visto. Uno che la pensa come lei di sicuro non ha contatti col mondo esterno. A meno che in Germania non la pensino tutti davvero così.

È la prima volta che mi capita, ma da questo incubo non mi sono ancora risvegliata del tutto. Ho come delle visioni. Accendo la TV e sento parlare di questa sentenza, apro i giornali e rileggo questa notizia, mi collego a internet e la ritrovo in tutti i giornali on line disponibili.

Ma io lo so che non può essere vero. Dai, per una fesseria del genere persino su Marte si farebbero beffe di noi e ci credo che i loro abitanti non si fanno trovare, chi è che vorrebbe avere a che fare con degli idioti? Grazie giudice per questa bella figura, ma tanto è solo un brutto sogno.

Solo un brutto sogno, certo. E io sono stupida a pensarci ancora, quando si sono viste delle cose terribili e ben più gravi, proprio in Germania. Sono stupida io che mi metto a piangere quando vedo le immagini girate nei campi di concentramento, sono stupida io che mi commuovo tutte le volte che rileggo le pagine tratte dai diari di Anna Frank, sono stupida io quando alla tv trasmettono il film “La vita è bella” di Roberto Benigni e non ho il coraggio di guardarlo.

Sono stupida io, che mi stizzisco quando vedo la brutta faccia di Adolf Hitler. È che di sicuro si tratta solo di un sogno che ho fatto io, uno dei sogni più stupidi che la mia mente potesse partorire, altrimenti il mio pensiero, sarebbe stato uno solo.

Hitler ha fatto tutto il male che ha fatto? Beh si, ma non è stata colpa sua. Vogliamo ignorare le particolari impronte culturali e etniche di Hitler ? Era un tedesco !!!!

ps: E non commento neppure le dichiarazioni allucinanti di Cossiga, un sardo ? Lui approva la sentenza del giudice tedesco.
Non ho parole. 


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