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Facebook.
E adesso fatemi dire la mia su quel dannatissimo social network che è facebook.
Anzi, mi correggo. Facebook non è un social network, facebook è il demonio!
Conosco persone rovinate, che senza facebook non sanno cosa fare. Quel tempo che prima impiegavano per leggere un libro, adesso lo usano per scrivere nel loro profilo che vorrebbero leggerlo, senza mai trovarne il tempo, maledetta chat. Eh già, perché così va a finire.
Tu esci e non trovi nessuno in giro. E certo, sono
tutti collegati a internet! E se incontri qualcuno? La domanda scatta immediata.
“ci sei su facebook?”.
Io non penso che i social network diano dipendenza, io stessa sono iscritta sia
a twitter che a myspace. E non mi danno dipendenza, assolutamente. Sono una
enorme cavolata, diciamolo, ma niente di che. Li uso quando sono fuori Sardegna,
così riesco a chiacchierare con le amiche che ho in paese, che durante il giorno
lavorano.
Al posto del cellulare a volte. Oppure, soprattutto myspace, per
conoscere nuovi gruppi musicali, per sapere dove suonano. Penso che per i
musicisti sia un buon mezzo. Per chi come me ci cazzeggia, piuttosto inutile.
Che poi, contro facebook, non avrei neanche niente, se non fosse diventata la
moda del momento. E a me le mode del momento hanno sempre turbato. La moda del
momento è quella che diventa un must solo ed esclusivamente perché ce l’hanno
tutti. Perché il chiacchiericcio generale ha stabilito così. Perché se non ce
l’hai, sei fuori.
E se esci con persone rovinate da facebook, stai pure certo che non capirai una
mazza di quello che diranno.
“Hai visto che è il più lovely di questa settimana?”
“No ma il nuovo link che c’è in giro??”
“Oh, non taggarmi nella foto”
Mah. Tra l’altro, se posso fare una riflessione velenosa, molti ragazzi e
ragazze trovano in facebook una barriera per le loro azioni. Quello che succede
su facebook in fondo non è mai successo e forse questo dà conforto. Così, se le
ragazzine quindicenni in piena tempesta ormonale non hanno il coraggio di
salutare di persona il ragazzo per cui hanno perso la testa, trovano in men che
non si dica il non-coraggio di mandargli una bella richiesta di amicizia.
O i ragazzi pieni di sé, che vogliono tentare di uscire con una ragazza che
magari conoscono a malapena, onde evitare il due di picche pubblico, optano per
quello virtuale. Come se non fosse mai successo.
Persino a me è capitato di sentirmi dire “Ci sei su facebook?”.
Risposta: “No.”
E quindi: “Allora iscriviti, così ci sentiamo!”
Ora. A parte il fatto che vorrei sapere chi ti autorizza a pensare che io abbia
voglia di risentirti, che domanda del cavolo mi fai?? Abitiamo a due isolati, in
un paese di cinquemila anime, mi vedi ogni santo giorno e per sentirmi vuoi che
io mi iscriva a facebook? Sei sicuro che non ci sia altra soluzione? Manco il
coraggio di chiedermi uno straccio di numero di telefono. Manco il coraggio di
invitarmi a prendere un gelato. E che miseria!
Ma per quello che ho potuto vedere, una cosa mi stupisce particolarmente. E cioè
le persone che pubblicano i così detti link, che altro non sono che frasi fatte,
scritte da qualcuno che ha nominato la lingua italiana come sua acerrima nemica.
Ma al di là delle parole sgrammaticate, quello che più mi diverte è il
contenuto. Persone che non riescono a mettere due frasi messe in croce che si
atteggiano a duri e puri. Spuntano come funghi le frasi “sono caduto. Mi sono
rialzato. Ero solo e cammino a testa alta”. O qualcosa del genere. Insomma, una
banalità infinita. Ma quelli che prendono queste frasi come fosse il proprio
pane quotidiano, in realtà non sono mai cadute, né mai rialzate. Insomma, non
hanno mai fatto un piffero se non cazzeggiare e decidere di non interessarsi a
niente di niente. Un’altra che mi aveva colpito moltissimo recitava così:
“E preferisco starvi sul ca**o, piuttosto che baciarci il cu*o”.
Che finezza. Ma a chi devi stare in quel posto, se conoscerai 7 persone in
tutto?? Ma chi sei, ma chi ti conosce?? Non fare la parte del duro quando non lo
sei! Rilassati e stai sereno.
Se volessi essere poetica prenderei in prestito le parole di Luciano Ligabue.
Non è obbligatorio essere eroi.
Ma siccome scomodare Ligabue per parlare di Facebook mi sembra un po’ eccessivo,
mi limito a dire di piantarla con le cazzate, che magari è meglio per tutti.
E avete poco da vantarvi dei vostri 387 amici, se poi quando avete bisogno sono
sempre i soliti due disgraziati a farsi avanti.
Ah, quasi dimenticavo! Le foto. Le foto che vengono scelte per essere pubblicate
nel profilo. Tutti diventano bellissimi. Le ragazzine si autoscattano le foto in
bagno, col cellulare. Loro in posa ammiccante e alle loro spalle bidet e w.c.
I ragazzi cultori del fisico mettono ovviamente le loro foto in costume da
bagno. Le ragazze non possono resistere a una richiesta di amicizia di questo
tipo. Che amarezza.
Comunque le foto sono uno spasso. Le foto che i ragazzi mettono con la fidanzata
è di una tristezza infima. Primo perché è chiaro che quella foto, è stata
obbligata dalla fidanzata. Secondo perché è chiaro che il giovane in questione,
altro non è che un misero zerbino. Per non parlare dei profili in comune. Cioè
due persone, una coppia, che si iscrivono con un nome unico. “Giacoma e Porfirio”.
“Giunchiglia e Manlio”. “Riccarda e Graziello”. “Gianrebecca e Deboro.”
Partono dal presupposto che ora che sono uniti, la penseranno sempre e comunque
allo stesso modo. Con uno che scrive e l’altro che acconsente pur non essendo
d’accordo.
Fortunatamente non è sempre così e ci sono delle eccezioni. Che sono cioè quelle
persone che usano veramente il social network per l’aspetto sociale, per sentire
gli amici veri, quelli che conosco realmente e non accettano amicizie di
perfetti sconosciuti e che hanno per obiettivo solo quello di “fare numero”.
Usate Facebook responsabilmente. Chattate con prudenza.

Non ho mai avuto tanti amici. Ma per quei pochi che ho, ho la certezza che
questa amicizia è quella con la A maiuscola ed è quella che durerà per sempre.
Quella che va oltre il “non ti sei fatta più sentire” e il “ma che fine hai
fatto”. Sono sempre riuscita ad avere amiche e pochi amici. Un po’ perché da
piccola ero timida, impacciata e un po’ goffa. E un po’ perché adesso non lo
sono più.
Ai tempi delle scuole superiori però, un amico ce l’avevo. Il mio amico si
chiama Alessio e ci facevamo delle risate impressionanti più o meno su tutto
quello che ci circondava. In seconda superiore, lui è stato bocciato e ha
cambiato istituto. Per forza di cose lo vedevo sempre meno, fino a quando poi
siamo giunti al diploma e ognuno ha intrapreso la sua strada.
Qualche mese fa l’ho rivisto. Per caso, in paese. Ed è stato come tutte le
volte, un aggiornarsi per pochi minuti su quello che facciamo adesso e ore e ore
di ricordi e immancabili risate. Il mio amico Alessio adesso non abita in paese,
vive a Roma. Lavora per un’importante azienda telefonica, si diverte un mondo,
ed è felice. E’ felice per svariati motivi, il primo è che è fidanzato.
“Sono fidanzato da un anno”, mi ha detto “e sono molto felice, perché lui è
veramente un bravo ragazzo.” E io ho risposto semplicemente con un “Sono
contenta!”. In realtà la notizia non mi ha stupito per niente ma non perché in
passato sospettassi qualcosa. Solo che mi è sembrato così naturale vederlo
felice che mi raccontava la sua vita, che il farsi delle domande è del tutto
inutile. Sono anche andata a Roma per il concerto del primo maggio e gli ho
mandato un sms per avvisarlo e per dirgli che la sera suonava Carmen Consoli.
Anche se non l’ho sentito per parecchio, ricordo bene che gli piace. Ma
purtroppo non è riuscito a venire, così non sono riuscita a salutarlo di
persona, ma continuo a sentirlo via sms.
Per me è cambiata solo una cosa. Sono un po’ più ansiosa. Perché l’ignoranza in
giro è sempre troppa. E specialmente nelle ultime settimane, sembra quasi un
accanimento. Che io accenda il pc e legga le notizie su internet, che io legga
un giornale, che io ascolti un telegiornale, un giorno no e uno sì sento notizie
del tipo
“Roma, aggredito giovane perché omosessuale”.
Oh Cristo santo. E allora sto in silenzio a sentirmi tutte le notizie del tg
fino a che non arriva quella notizia e rimango immobile senza fare il minimo
rumore, fino a che non sento il nome o l’età o qualcosa che non mi faccia
ricondurre al mio amico Alessio. Stessa cosa sui giornali e web. Corro alla
ricerca di un’identità, di un dato anagrafico che mi accerti che non si tratti
di lui.
Lui non è rimasto coinvolto in niente. Ma io non sono contenta. Perché questi
ragazzi non possono stare sereni con le loro scelte? Perché non proviamo a
capovolgere la situazione? E se la maggior parte delle persone fosse gay? E se
gli etero fossero la minoranza non tollerata? Come reagiremmo?
Alla fine si tratta solo di amore. Io, ragazza, posso amare un ragazzo così come
il mio amico Alessio può amare un ragazzo.
Mondo ingiusto, perché a volte mi fai così paura?

Open your eyes, open your mind.
Beh ma io forse mi sbagliavo, un anno fa. Un anno fa, quando al concerto del
primo maggio, mentre i gruppi salivano sul palco, i fan con i paraocchi e cioè i
fan di Vasco Rossi, non facevano altro che gridare “Vasco, Vasco” sopra le
esibizioni di tutti gli artisti. Artisti che tra l’altro, hanno sempre badato
alla qualità e non alla quantità. Artisti che di certo, non devono invidiare
Vasco Rossi. Cristiano Godano dei Marlene Kuntz non deve certamente invidiare il
modo di scrivere di Vasco. Cristiano Godano conoscerà un miliardo e mezzo di
vocaboli e Vasco, tolti i vari “te, me tu, io, e” ne conoscerà 27.
Ma il punto non è questo. E infatti io stessa adoro tantissime canzoni di Vasco
(no sapete com’è, al mondo c’è troppa gente che ha un senso dell’umorismo sotto
i piedi, meglio specificare). Quello che non sopporto è appunto l’atteggiamento
di quei fan.
Qualche giorno dopo il concerto, sul Daveblog è apparso un commento bellissimo,
purtroppo non ne ricordo l’autore, che recitava. “I fan di Vasco Rossi hanno una
mentalità più chiusa delle cosce della Binetti”. Insomma, rendeva bene l’idea. E
non pensavo certo che altri fan di altri gruppi, che condannano vivamente questo
atteggiamento, potessero in verità fare la stessa cosa, se non peggio.
Ieri a Udine c’è stato il concerto degli ACDC. Quello che a me ha incuriosito e
un po’ turbato di questo concerto, è stato l’atteggiamento iniziale di tanti
seguaci del gruppo, che anziché entusiasmarsi al pensiero dello spettacolo
meraviglioso, hanno ben pensato di sprecare tempo e fiato lanciandosi in una
protesta piuttosto discutibile. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della
loro tanto (auto)proclamata apertura mentale, è stata la scelta della band
milanese Le Vibrazioni come supporter per aprire il concerto. Scelta che
ovviamente non è piaciuta ai più puri amanti del rock, così si definiscono loro.
Le proteste sono nate su facebook con la creazione di uno squinternato gruppo
intitolato “Non vogliamo Le Vibrazioni all’apertura degli ACDC” con tanto di
sottotitolo “E’ impossibile, è come se prima dei Iron Maiden aprisse Gigi
d’Alessio con la Tatangelo”.
No guardate, è appena appena diverso. Non voglio andare a elencare pregi o
difetti della band milanese, a me piacciono moltissimo e tempo fa, a Cagliari,
ho assistito a un loro concerto, bellissimo! Il fatto è che sono straconvinta
che tutte queste persone che hanno dato vita al gruppo di protesta, anche con un
tanto improbabile quanto sgrammaticato comunicato pseudoufficiale, non abbiano
mai sentito mezza canzone delle Vibrazioni.
La notizia di oggi è che sono stati bersagliati dal pubblico, che prima aveva
quasi ideato una protesta pacifica decidendo di dare le spalle al gruppo mentre
si esibiva (bah), ma siccome era un gesto troppo nobile, hanno ben pensato di
bersagliarli con lancio di bottigliette, lancio di cartaigienica e insulti vari,
naturalmente. Oggi nel solito gruppo facebook è anche apparso l’articolo dei
vincenti, dei fan del rock duro e puro, quelli che promuovono o distruggono una
band non per gusto personale, ma per partito preso. Perché là in mezzo nessuno
dichiara di aver mai ascoltato un disco intero delle Vibrazioni, ma tutti sono
concordi nel dire che li detestano. Senza aver mai sentito nulla. Dicevo
comunque, è apparso un nuovo articolo intitolato “La bella figura delle
Vibrazioni a Udine”. Oh sì, proprio così. Le Vibrazioni la bella figura l’hanno
fatta eccome, sono le bestie sottoforma di pubblico che ha fatto una figura
pessima.
Non dimentichiamo che dopotutto, anni fa durante un Heineken Jammin Festival, i
fan dei Metallica hanno lanciato le bottigliette ai Placebo, più o meno per lo
stesso motivo. Erano troppo poco metal per suonare prima dei Metallica. Solo che
gli stessi fan dei Metallica sono gli stessi che durante “Nothing else matter”
hanno tirato fuori gli accendini come neanche i fan di Vasco in “Albachiara”.
L’apertura mentale è una qualità difficile da avere. Il rispetto per gli altri
poi, non ne parliamo.

Cosa resta di un TG.
A me Minzolini sta sulle palle. E’ brutto cominciare un post così? Fa nulla.
Tanto è sostanzialmente quello che penso. Appena ho saputo che era il nuovo
direttore del tg1, ho reagito come sempre a queste notizie e cioè: “Chi è?”.
Ebbene, a distanza di tempo, riesco io stessa a descrivere. È il direttore del
tg1 dal momento esatto in cui ha smesso di essere un tg. Combinazione? Ne
dubito. Eh si che il giornalismo italiano non naviga da tempo in buone acque ma
cavoli, era uno dei pochi tg rimasti minimamente obiettivi ed è finito in
brandelli.
E se me accorgo persino io… Il caro Minzolini, ha cominciato a fare un
editoriale ogni due per tre, per dirci come la pensa sul mondo. E’ giusto? E’
sbagliato? Mah. Dato che c’è libertà di pensiero, a regola dovrebbe essere
giusto e lui in effetti non si fa di questi problemi e dice sempre quello che
pensa, anche se sarebbe meglio potesse tenersele per sé. Invece di sbandierarle
su raiuno alle 8 di sera!!
Tra le prime cose che mi avevano colpito negativamente di quest’uomo, ci sono
proprio i suoi terribili editoriali.
Ha cominciato dicendo che il suo tg si
occuperà dei fatti della gente. I buoni intenti c’erano. Dopotutto lui ha anche
dato vita al “minzolinismo” e cioè la possibilità di raccogliere informazioni
anche da dichiarazioni informali di personaggi pubblici. E vabbè. E facciamo
partire ‘sto tg.
Apriti cielo. Già il fatto che il giorno della manifestazione sulla libertà di
stampa, lui abbia ben pensato di fare il suo editoriale dichiarandosi contrario
a questa protesta ritenendola insensata quando anche i suoi giornalisti erano
favorevoli, la dice lunga. Comunque. In effetti se anche tu sei padrone di
mettere il becco in diretta tv, evidentemente di libertà ce n’è. Non per tutti,
ma per te sicuramente sì.
Comunque, quello che a me ha colpito maggiormente, è stato l’editoriale sui
mafiosi pentiti. Quando ha detto, letteralmente, che le balle dette da Spatuzza,
fanno fare una pessima figura all’Italia. Spatuzza, ha accusato che dietro le
stragi che hanno colpito l’Italia negli anni ’92-’93, c’era una regia che
riguardava personaggi che erano e sono tutt’ora di spicco nella politica
italiana. E che questi personaggi, avevano rapporti economici con i fratelli
Graviano, capi di Cosa Nostra. Ma pensa te. Il segreto di Pulcinella. Ma forse
lo sapevamo già, altrimenti spiegatemi perché tutti vogliamo combattere la mafia
e quella è sempre lì a far soldoni, a costringere un trentenne come Roberto
Saviano a vivere blindato e a dettare legge in ogni parte del mondo. Ah, lo
stesso Roberto Saviano che il nostro premier vorrebbe strozzare per lo stesso
motivo, per la figuraccia. Peccato che è da decenni che l’Italia fa figure di
merda col resto del mondo e di certo non per colpa di Saviano.
In ogni caso, quando in aula viene chiamato a testimoniare il diretto
interessato, uno dei Graviano, cosa fa? Smentisce tutto. Nooooooooooooooo e chi
l’avrebbe mai detto???
Così, Minzolini coglie la palla al balzo, prende le dichiarazioni di Graviano
come oro colato e ci dice in diretta tv che Spatuzza, pentito di mafia e
collaboratore di giustizia, dice le bugie e Graviano, pentito di una cippa, dice
la verità.
No ma, analizziamo. Innanzitutto voglio sapere come fai a esserne così sicuro di
chi dica il vero e chi dica il falso. Non mi risulta che esistano mafiosi buoni
e mafiosi cattivi e non mi risulta che uno che ha sciolto nell’acido un bambino
sia meglio o peggio di un altro che organizza e finanzia omicidi su omicidi. Io
che sono nessuno posso basarmi su sensazioni ma tu, tu che dirigi il tg più
importante d’Italia, lo sai che la prima domanda cui un giornalista deve
rispondere è “Perché??” e allora io te lo chiedo. Perché mai dovrei credere a un
mafioso piuttosto che a un altro? Su, rispondi.
E dell’epurazione dei giornalisti? Vogliamo parlarne? Tre giornalisti mandati
via perché non firmarono una lettera che lo stesso Minzolini ha fatto girare
nella sua redazione, chiedendo ai suoi giornalisti di firmarla. Era una lettera
a sua difesa, dopo che durante il titolo di un tg, venne sostituita la parola
prescrizione, con la parola assoluzione, notizia che riguardava un importante
processo in corso. Ma alcuni giornalisti non firmarono e sparirono
misteriosamente dal tg. Tra l’altro, erano Tiziana Ferrario, Paolo Di
Giannantonio e Piero Damosso, mica gli ultimi arrivati.
Alla domanda “C'è chi dice che il tg1 sia un tg schierato. Cosa ne pensa?” una
giornalista ha risposto: “Mi chiedo come si possa dire il contrario. È sotto gli
occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l'altro. Abbiamo
perso pubblico siamo attestati al 26 per cento di ascolto. Incontro
continuamente gente che dice, "io non vi guardo più". La gente più disparata.
Difficile credere che non dipenda da due ordini di problemi: il primo, gli
editoriali. Il direttore ha diritto a farli, ma non credo debba dimenticare che
si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato
a questi livelli sui temi cari al governo e alla presidenza del consiglio. Il
secondo, è la rappresentazione del Paese. Al tg1 non si parla più della vita
reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la
fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola”. Solo che la giornalista è
Maria Luisa Busi, al tg1 da vent’anni!!!
E allora Minzolini, come la mettiamo? O mi farai l’editoriale anche per dirmi
che la Busi dice le bugie e tu la verità? Che la Busi è cattiva e che tu sei
bravo? Intanto la lettera di richiamo gliel’hai mandata… perché non poteva
lasciare interviste senza il tuo permesso. Certo certo… meno male che la
manifestazione sulla libertà di stampa era inopportuna.
Comunque caro “tignusu”, devo dirti che la gente comincia a capire e un milione
di spettatori, l’hai perso. Contento? Se vuoi risolvere il problema una volta
per tutti, fai fare gli editoriali a Massimo Mignanelli, il giornalista che non
si perde una settimana bianca a Cortina e un ponte di Ferragosto a Rimini manco
a pagarlo a peso d’oro.
Anche se per cazzata per cazzata, mi guardo Studio Aperto.

Paolo Limiti, la finale di Amici e la discografia.
Lunedì sera, sono stata in casa buttata sul divano e avvolta in una coperta
perché non stavo tanto bene. Così mi sono messa comoda e ho cominciato a
svolazzare tra i canali. Ero incuriosita da due programmi: la finale di Amici e
il programma di Paolo Limiti dedicato a Mina!
Io difendo Paolo Limiti a spada tratta. Il programma che faceva il pomeriggio
anni fa, con cantanti dimenticati dai più e che però è giusto ricordare in
quanto passati di qua, con Flora Dora e con Justine Mattera nei panni di Mariyln
Monroe, a mio avviso sarebbe dovuto rimanere lì fermo e anche con qualche prima
serata una volta ogni tanto.
Era un bel modo per vedere cos’era la tv italiana tanti anni fa e faceva piacere
vederla reinterpretata da artisti che oggi sono un po’ più in voga. Insomma, era
un programma piacevole.
In occasione dei 70 anni di Mina, ha riproposto una prima serata per
festeggiarla, guardando filmati d’epoca e non solo, ha anche fatto vedere quando
Mina ha provato in studio di registrazione la bellissima “Oggi sono io” di Alex
Britti. E ricordiamo che Mina ha anche interpretato una splendida canzone degli
Afterhours, “Dentro Marilyn”, col nome “Tre volte dentro me”. Collaborazione
proseguita nella nuova “Adesso è facile”, creata proprio col gruppo milanese.
Tra le tante cose dette, una mi ha colpito in maniera particolare. E cioè, che
appena possibile, Mina ha aperto una sua casa discografica acquistando la
libertà di fare veramente quello che voleva, quando lo voleva e come lo voleva.
A questo proposito, salto su Amici. È la finale. Mai come quest’anno si sente la
distanza di quella prima edizione del programma, quando ancora si chiamava
Saranno Famosi, con l’idea di creare un talent vero e proprio, un’accademia
televisiva dello spettacolo in cui i concorrenti frequentavano una scuole vera e
propria, avevano i compiti in classe e venivano interrogati. Il tutto preparato
in veste di trasmissione televisiva, ma il contenuto era quello. Anche lì un
concorrente sceglieva la sua categoria, che poteva essere canto, ballo o
recitazione ma tutti erano tenuti a imparare le basi di tutte le discipline.
Poi tutto è cambiato e anche il più nobile dei progetti, quella di creare una
scuola televisiva, ma pur sempre una scuola, è andato a farsi benedire. Piano
piano sono spariti gli allievi e i maestri di recitazione, è stato tolto un
sacco di spazio alla danza per lanciarci su polemiche inutili ed è, guarda un
po’, aumentato a dismisura lo spazio dato ai cantanti.
Ma come questa volta, una finale con quattro cantanti in gara, non si era mai
vista. E perché? Da due anni a questa parte sono entrate in gioco le case
discografiche. Ed è la fine di tutto. Io non mi fido affatto dei discografici,
specie delle major. Innanzitutto perché i discografici sono persone e non puoi
dare in mano a loro, la vita di altre persone che bruciano per un sogno. A loro
interessa il guadagno, poco e niente dei sogni dei giovani cantanti. E così, in
men che non si dica, dalle cattedre di Amici sono stati levati gli insegnanti
per far posto a una vagonata di discografici, ognuno puntava uno o più cantanti.
Ma questo dall’inizio dell’anno. Risultato? Una finale con quattro cantanti:
Matteo, un tenore. Loredana, una ragazza che canta bene ma se si esaltasse di
meno sarebbe meglio. Emma, una cantante con le movenze di una camionista
mafiosa. Pierdavide, un cantautore reo di aver regalato la vittoria sanremese a
Valerio Scanu, autore di altre canzoncine carine ma decisamente sopravvalutato.
Non puoi dire a un ragazzino che al momento, come scrive bene lui, non c’è
nessun altro quando invece vantiamo fior fior di cantautori e dato che sono ben
lontani o poco redditizi per le major, non se li fila nessuno. Vedi Moltheni, ad
esempio.
Questi cantanti per altro, non hanno fatto altro che cantare solo le canzoni che
a loro venivano meglio. I cosiddetti “cavalli di battaglia”. Nessun cantante ha
mai accennato a un passo di danza, nessun ballerino a una canzoncina, di attori
manco l’ombra quest’anno. Insomma, una cagata pazzesca.
Come ho letto sul Daveblog, blog ironico che parla di tv e attualità, i quattro
finalisti sono quanto di più odioso una trasmissione possa partorire. Parole
sante.
Hanno passato mesi a essere corteggiati dalle case discografiche e dai
discografici che avevano già l’occhio a forma di €.
È finita che sono arrivati in finale spacciati come i talenti che nessuno vede
in giro da tempo. Ma se li metti accanto a Marco Mengoni, tanto per stare in
tema di talent, spariscono nel nulla dopo due secondi, escludendo il tenore
Matteo forse. I quattro hanno già un disco di inediti in uscita, così, dal
nulla, creato in quattro e quattro otto, con delle canzoni scritte per loro che
magari loro stessi odiano, ma figuriamoci quanta libertà di pensiero avranno.
Tra gli inediti che ho sentito se ne possono salvare due o tre. Uno, cantato dal
tenore Matteo, scritto da Francesco Tricarico. Veramente bello.
E altri due, cantati da Loredana e scritti da Biagio Antonacci. Salvabili.
La vincitrice è Emma la camionista, già vincitrice di un altro talent che si
chiamava Popstar e consisteva nel creare una band femminile. Le Lucky Star.
Hanno fatto una canzone oscena e sono sparite nel giro di due secondi.
Evidentemente non le è bastata ed è tornata all’attacco.
Questo programma era molto carino alla prima edizione. Poi siamo andati
degenerando. Sempre peggio. E questa edizione è stata terribile.
A me i discografici fanno veramente paura.
Vi posso consigliare una canzone??? Gli Articolo 31, con la loro “La nuova
stella del Pop (Numero 1 in Italia)” descrivono benissimo la situazione.
http://www.youtube.com/watch?v=qUBmo-u-8X0

E dopo ben cinque mesi, siamo arrivati anche alla fine del Grande Fratello. E
si, lunedì sera, con grande sorpresa, si annuncerà in diretta la vittoria del
concorrente veneto Mauro Marin.
Come faccio a saperlo? Beh, è quasi ovvio.
A parte che è rimasto in gara con i concorrenti più anonimi, ma è amatissimo dal
pubblico che in tutti questi mesi non ha mai smesso di sostenerlo, organizzando
per lui anche due messaggi aerei. Anche a me sta simpatico, alle volte ha degli
atteggiamenti che non mi entusiasmano ma è sicuramente il concorrente più
interessante rimasto in gara.
Quello che mi stupisce però, è il fatto di come oltre a li, siano rimaste delle
persone sostanzialmente anonime, né simpatiche né antipatiche e fuori dalla gara
ci siano indubbiamente dei personaggi che ancora avrebbero potuto farci
divertire. Mi riferisco per esempio a Maicol Berti, a Sarah Nile, ma soprattutto
a Veronica Ciardi. Qualche tempo fa ho parlato di lei e vorrei riparlarne
adesso, anche se ormai è fuori dai giochi.
Ribadisco che è assolutamente la mia preferita di questa edizione e mi
piacerebbe anche raccontare il perché. Quasi tutte le persone con cui ho
parlato, si stupiscono di questa mia simpatia nei suoi confronti, perché, mi
dicono, Veronica “non rappresenta degnamente le donne”.
A parte che mi viene da domandare una cosa. E cioè. Ma voi vi sentite
rappresentati da tutti gli esseri umani che passano dalla televisione? Perché,
sempre restando in tema al Grande Fratello, se le donne devono sentirsi offese
da Veronica, anche gli uomini non è che debbano andare molto fieri di gente come
George Leonard. Colui che è entrato in casa dichiarando amore eterno alla madre
di suo figlio e per poi farsi due giri di lenzuola con due concorrenti. E una di
queste non è certo Veronica Ciardi. Sono altre due concorrenti, due comari nel
senso spregiativo del termine, entrambe fuori dai giochi, che non hanno esitato
a definire Veronica come una poco di buono, quando loro sono state le prime.
Veronica Ciardi paga il pegno di essere una ragazza bellissima, la concorrente
più bella di questa edizione. E una ragazza bellissima ci mette molto poco a far
perdere la testa ai ragazzi. Spesso è stata accusata di provocare i concorrenti.
E sono sincera, anche secondo me lo ha fatto. Ma il problema dov’è? Lei può
anche averli provocati solo per l’intento di provocarli, magari per mettersi al
centro dell’attenzione o per vedere come i ragazzi avrebbero reagito alle sue
avances. E i ragazzi, in certi momenti, si dimenticano completamente di avere
una ragione e decidono di farsi guidare unicamente dall’istinto, forti della
loro boriosità di prendere sempre quello che vogliono.
Ma così non è andata. Così la soluzione migliore è stata quella di accusare
Veronica per i suoi comportamenti. Le hanno detto di tutto, il culmine è stato
raggiunto dal concorrente Daniele Santoianni, probabilmente risentito per aver
ricevuto un due di picche, che la sera della sua eliminazione le grida, in
diretta dallo studio “Veronica, ma vai a fare un film porno”.
Che finezza! Tra gli applausi del pubblico tra l’altro.
Mi viene da pensare a una cosa. Le hanno detto di tutto. Dato della poco di
buono, della provocatrice, dell’attrice porno… dai concorrenti che hanno tentato
di avere una storia con lei ma che lei, anche se dopo esserci cascata un pochino
e aver concesso qualche bacio, ha deciso di chiudere, preferendo a tutti
l’amicizia con Sarah Nile.
Nessuno può dire a Veronica che sia una poco di buono ed è troppo facile
attaccarla per il suo aspetto. Anche se ha un atteggiamento particolare la
verità è solo una: lei, di concreto, non ha fatto niente!
Ecco perché mi sta simpatica! Ecco perché l’ho sempre difesa. Ecco perché io, da
ragazza, non mi sento assolutamente offesa dal suo comportamento!
Era lì per giocare e ha giocato. E lo stesso Mauro Marin, il quasi vincitore, è
stata la dimostrazione di quanta invidia abbia provocato ai ragazzi il suo
rapporto con Sarah.
Dicono che l’invidia sia donna… e invece a me sembra sempre di più un uomo, che
solo per vergogna si traveste da donna.

E allora, amico Pig, visto che è una bella lotta, ti chiedo il permesso di dire
la mia qui, pubblicamente.
Ho già parlato in passato in difesa di Morgan, che continuo a sostenere e
continuo a considerare solo ed esclusivamente un grande artista. E continuo a
difenderlo, in un modo per me nuovo, quasi in diretta, col mio pc e davanti alla
tv.
Giovedì 4 febbraio 2010 ore 23.30.
Sto per guardare intenzionalmente e per la prima volta nella mia vita una
puntata di “Porta a porta”, programma che solitamente detesto. Ma oggi c’è lui e
io tifo per lui. Tifo per lui da più di 10 anni a questa parte.
I Bluvertigo li ho conosciuti a partire dal loro secondo album, Metallo non
metallo. Morgan l’ho amato da subito, ancora oggi ho la camera tappezzata di sue
foto. Alcune le ho fatte io quando ho assistito a un loro concerto, a Cagliari.
Oggi Morgan vive una situazione che non auguro a nessuno. È un uomo che ha
sbagliato ma che sembra debba pagare per tutti quelli che hanno commesso un
errore come il suo. Con Lapo Elkann abbiamo sfiorato la beatificazione.
E lui invece lo mandiamo all’inferno adesso stesso. È stato sbattuto il mostro
in prima pagina, come al solito. Morgan avrà sicuramente dei bei soldini in
tasca, ma nel paragone con Lapo, uno sembra inarrivabile e l’altro, che comunque
ha un talento e una genialità che non ho mai visto, in quel modo, a nessuno, è
comunque un povero Cristo.
Prima domanda del conduttore: “ha pensato a sua figlia durante
quell’intervista?”
Penso sempre a mia figlia, dice lui.
Tra gli ospiti, Giorgia Meloni. Viene interpellata. È la prima ad aver risposto
mediaticamente alle dichiarazioni che la rivista Max ha riportato. Ma ieri ha
incontrato Morgan in un programma radiofonico e dice di essersi trovata davanti
una persona diversa rispetto a quelle dichiarazioni.
Ma va? Perché non hai chiesto a me? Perché non hai chiesto anche a chi un
minimo lo conosce, anche solo artisticamente? Ti racconto per filo e per segno
di quando l’ho visto al concerto, di quando alla fine dell’esibizione è uscito
insieme agli altri musicisti e io, tra la folla, ero la prima ad averlo visto e
ho urlato di gioia. E lui mi ha sentito e un po’ per prendermi in giro, ha
urlato anche lui ed è venuto ad abbracciarmi. Avevo 17 anni.
Se una cosa simile fosse successa a quell’epoca, avrei voluto spaccare il mondo.
Ma adesso, di anni ne ho 26. I Bluvertigo nel frattempo hanno preso una pausa di
riflessione, hanno suonato qualche volta, ma non abbiamo nuove canzoni. Continuo
ad ascoltarli. Apprezzo Morgan artista unico, ma ammetto che i Bluvertigo mi
mancano parecchio.
Prende la parola un altro ospite, Livia Turco. Si è sempre occupata di problemi
di droga e adesso, commossa, parla a Morgan trattandolo finalmente come tutti
avrebbero dovuto fare da subito. Capisce di trovarsi davanti a una persona e
parlargli col cuore in mano, a fargli capire in ogni modo che quello che fa è
sbagliato.
“Sii forte! Sii forte!”. Morgan, sì, sii forte.
Claudia Mori, collega giudice a X Factor, è in collegamento e dice più o meno
quello che penso io. Lui sbaglia, lui ha sbagliato, ma sbattere il mostro in
prima pagina è la cosa peggiore che si possa fare e chissà quante sono le
persone che sniffano, non lo dicono e adesso sono lì, a dire quanto Morgan sia
pericoloso. Se uno sta zitto, può sniffare fino a domani mattina, ma se gli
scappa la frase sbagliata, allora gli si ritorcerà contro per tutta la vita.
Ma c’è una cosa da chiarire. Nella rivista Max, quella famosa intervista recita
che “uso la droga come antidepressivo, anche Freud la somministrava, fa bene”.
Il giornalista scrive questo. Morgan dice che c’è stato un fraintendimento, il
tono di dire le cose è importante e se una persona fa una battuta, anche
pesante, sarà di pessimo gusto, ma è comunque una battuta.
È la parola di Morgan, contro quella del giornalista. Perché tutti crediamo al
giornalista senza ombra di dubbio? Perché nessuno ascolta quello che dice lui,
che ha tutto il diritto di difendersi?
Io sono più propensa a credere a quello che dice lui, ma non basandomi sulla
simpatia che ho nei suoi confronti. Ma basandomi sul suo modo di parlare e basta
guardare le interviste rilasciate da Daria Bignardi ad esempio, per vedere
quanto possa essere facile estrapolargli una frase e sbattergliela contro in
questo modo.
Ma il punto non è neanche questo.
Bruno Vespa cerca di stare buono, ma cosa ci si aspetta, è pur sempre una
sanguisuga mascherato da perbenista. Sottolinea ogni volta quanto Morgan abbia
sbagliato, quanto la Rai sia giusta, quanto il festival abbia fatto bene a
escluderlo.
Entra don Mazzi. Incacchiato nero e diretto più che mai. Lotta da sempre contro
la droga. Osservazione: forse è la prima volta, esclusa la ministra, che sento
delle persone minimamente competenti parlare di tossicodipendenza.
Don Mazzi è diretto: “tu sei un mito per i giovani, il male che hai fatto, devi
recuperarlo. Quell’intervista è stata una bischerata, tua e del giornalista”.
Un milione e quattrocento mila persone in Italia fanno uso di cocaina. Tutti gli
abitanti della Sardegna praticamente. E chi sono questi? Dove sono questi?
Centoventuno milioni i depressi. Ci sarà anche quel milione e mezzo là dentro?
A me non hanno stupito le parole di Morgan. Sono quelle cose che in fondo si
sanno, un segreto di Pulcinella allargato a tutte le persone che più o meno
sanno chi sia lui e che cosa abbia fatto. Non pensavo usasse proprio la cocaina
e questo, più che causarmi uno shock, mi ha causato un dispiacere immenso,
ovviamente, ma Morgan, l’artista, in fondo è Marco, un uomo. E gli uomini si sa,
sbagliano.
In studio le domande sulla cocaina come antidepressivo si susseguono e a me
viene in mente una domanda. Ma qui nessuno ha mai letto “Noi i ragazzi dello zoo
di Berlino” di Cristiane F.? All’età di 13 anni Cristiane assumeva stupefacenti
per superare il difficile momento che viveva, il cambiamento di casa, la
separazione dalla sorella… una presenza in una scuola in cui non si trovava. La
assumeva il sabato, la inalava e le bastava per una settimana intera. E per
assurdo, in quel periodo ha cominciato ad avere degli ottimi risultati
scolastici, a farsi notare per la sua propensione agli studi. Ad avere un umore
migliore e a sentirsi meglio con sé stessa. Ecco perché in tanti ci cascano.
Tutte le dichiarazioni che ho letto e sentito, dicevano che inizialmente, la
cocaina, lasciava questo benessere e proprio questa era la trappola. Quindi
lascia l’illusione di far stare meglio, ma ti distrugge dentro e te ne accorgi
prestissimo.
Giorgia Meloni, ministro della gioventù, continua a parlare dei giovani e del
messaggio che i giovani ricevono. A me questo discorso comincia a stare stretto.
Sempre all’epoca del concerto dei Bluvertigo, ero una fan accanita di Marilyn
Manson, che seguo tuttora e che all’epoca saliva alle cronache italiane perché
tre ragazze dicevano di aver ucciso una suora in suo nome. Ah si?
E allora ve la faccio io la rivelazione sconvolgente. Io non solo ascoltavo
l’Anticristo, ma pensa un po’, non ho mai smesso di andare in Chiesa. Io
ascoltavo Marilyn Manson che mi cantava The Dope Show, ma non ho mai e dico mai
fumato neanche una sigaretta in tutta la mia vita, mentre tanti miei coetanei
erano lì a farsi dei pipponi di marijuana quando non ascoltavano altro che Paola
e Chiara. Amici come prima. E non ero di certo una giovane decisa all’epoca, non
sapevo neanche da che parte girarmi, imbranata, insicura, ero praticamente la
fotocopia di Ugly Betty! Com’è possibile?? Sarei stata la vittima prediletta, da
illudere e prendere in giro in tre secondi.
Solo per cronaca. Ascolto da allora anche Courtney Love, ok?
La parola sbagliatissima che secondo me viene usata fin troppo in queste
occasioni è quella del modello.
Ma scusate, ma adesso voglio sapere, ma chi cavolo prende come modello la gente
che passa in televisione??? Chi è che pensa che loro non sbagliano, che fanno
tutto giusto e che loro debbano preoccuparsi di noi?? Non sono altro che essere
umani, come quelli che incontriamo ogni giorno per strada!! E non mi va neanche
la giustificazione che i giovani sono fragili…ma dove sono i genitori che ti
insegnano cosa è giusto e cosa è sbagliato? Dov’è finito il ruolo di genitore se
adesso dobbiamo solo preoccuparci della diseducazione che passa in tv?
Da quando la tv deve educare??? Questo mi fa imbestialire!!
Riprende la parola Morgan: “Io sono una vittima, ma solo delle mie puttanate. “
Bruno Vespa: “Sanremo è l’immagine della Rai.”
Ok. E allora facciamola dimostrare a Pupo questa immagine, che ha una moglie e
un’amante ed è un giocatore d’azzardo. Facciamola dimostrare a Vasco Rossi che
negli spot sanremesi canta Vita Spericolata mezzo ubriaco. E ritiriamo
immediatamente il premio Mia Martini… è morta per overdose… che facciamo, le
intitoliamo un premio? Assolutamente no!! Se vogliamo anche appendere striscioni
con scritto roba del tipo “Gianluca Grignani è un minchione” perché ha avuto gli
stessi problemi… ipocriti! E apposta ho scelto il suo nome, il cantautore più
sottovalutato d’Italia solo perché ha una bella faccia. Ma questo è un altro
discorso.
E visto che la Rai tiene tanto alla sua immagine… ci siamo dimenticati come ci è
arrivata Elisabetta Gregoraci???
Porta a porta si avvicina alla fine. Interviene telefonicamente Gianmarco Mazzi.
Chiama, dice quanto lui sia contrario alla droga e che la decisione sia
inevitabile, perchè a quelle dichiarazioni si deve rispondere in modo chiaro e
inequivocabile. Dice che ha dovuto prendere la decisione di allontanare Morgan
dal festival perché è una cosa che non riguarda più la parte artistica. E cos’è
il festival? Una gara canora. Appunto.
Ma aggiunge anche, che una persona che chiede aiuto, che racconta così i suoi
problemi meriti sempre di avere una mano tesa.
Morgan: “ e quindi?”.
Risposta non pervenuta.
E quindi, il direttore artistico non ha le palle di prendere una posizione, ma
non ha neanche le palle di dirgli al telefono (figuriamoci in faccia) che cavolo
di ruolo ha e se vuole tenerlo oppure no. Anche solo un’opinione personale sul
caso, sarebbe stata gradita. Si contraddice in continuazione, lui ha deciso, lui
non ha deciso, lui ha deciso perché costretto dai vertici. Insomma, non si sa. E
devo smentirti Pig, ma nessuno l’ha riammesso alla gara.
La puntata finisce. Finisce con un uomo di 37 anni che ha sbagliato, ma forse
sentirselo dire anche da persone che non hanno la minima idea di chi sia, da
politici che se non fosse mai saltata fuori questa storia avrebbero continuato a
ignorarne l’ esistenza, è un po’ troppo.
E se non fosse mai saltata fuori questa storia, Morgan sarebbe andato a
gareggiare al festival e magari l’avrebbe anche vinto. Sarebbe stato conosciuto
unicamente per il suo talento da musicista, per essere il primo cantautore che
durante la sua esibizione dirige anche l’orchestra e sarebbe cambiato tutto. E
cosa sarebbe stato allora Morgan?
L’esempio da seguire.
Che ipocriti.
Qui quanto aveva scritto Pig

Dicevamo?? La solidarietà femminile crea scompiglio… e infatti. Anche se
parliamo di grande fratello.
Voi pensate che al grande fratello sia tutto finto? Io non proprio, penso più
che altro che ci siano degli autori bravissimi, che lancino un indizio sulla
direzione che il programma deve prendere ma poi è da vedere cosa succede.
L’altra volta mi sono soffermata sulle due concorrenti più discusse e
indubbiamente più forti a livello mediatico di questa edizione: Sarah e
Veronica. Beh, ieri sera c’è stata la resa dei conti e l’ex modella Sarah Nile è
uscita di scena.
La serata si prospettava già piena di colpi di scena, tanto che persino la sigla
iniziale è stata sostituita da un’immagine buia dello studio e dal rumore di un
battito cardiaco a riempire il silenzio prima che Alessia Marcuzzi prendesse
parola.
Come ho detto l’altra volta, le due concorrenti si sono fatte notare per il loro
rapporto un po’ ambiguo, un’amicizia femminile fortissima culminata in baci in
bocca e vere e proprie dichiarazioni d’amore. La cosa non è andata giù a tante
persone, specialmente ai ragazzi all’interno della casa che avevano intrapreso
una relazione con le ragazze.
Uno su tutti, Mauro, un ragazzo veneto, è stato molto attratto da Sarah che
inizialmente ricambiava. Tanto che un bel giorno, lui decide di mettergli al
dito un anello che porta con sé dal 2004 dicendo che non è mai riuscito a
liberarsene (non l’avrà mica rubato?) per donarlo a una ragazza che lo
meritasse. Ma Sarah, più conosce Mauro e meno gli piace… glielo dice, fa
dietrofront e gli rende l’anello. E lui?
E lui non accetta nella maniera più assoluta!
E qui, intervengo… io vorrei sapere da un campione di una decina di ragazzi,
perché se una ragazza vi accontenta subito è una facile e siete ben contenti che
lo sia e voglio sapere soprattutto perché se la stessa vi rifiuta, allora è una
stronza.
L’atteggiamento di Mauro è stato esattamente questo. La settimana scorsa, in
quanto preferito del pubblico, aveva la possibilità di salvare una delle tre
candidate all’eliminazione. Le nominate erano l’odiatissima Sarah, Alessia e
Veronica.

I rapporti con Alessia sono inesistenti.
Con Veronica c’è invece sempre stata un’amicizia.
Sarah è odiata dal profondo del suo cuore.
Chi salva? Alessia. Con l’unico intento di eliminare Sarah e di separare le due.
Aaahhhhhhh, lo vedi che ti rode????
E poi dicono che il grande fratello sia finto, questo atteggiamento è la verità
assoluta!!!! Ne conosco a bizzeffe di ragazzi che reagiscono così!!! Io stessa
posso vantare un vicino di casa che mi ha tolto il saluto per non essere uscita
con lui!!! Chissà che robe mi dice dietro!!
E comunque, Mauro, riesce nel suo intento… non solo per l’eliminazione dal gioco
di una delle due, ma anche perché in questa settimana, le due si sono un po’
allontanate. Sarah ha cercato di avvicinarsi al resto del gruppo, Veronica si è
ingelosita. E si sono calcolate pochissimo. Fino a domenica sera.
Le due cercano di chiarirsi. Parlano, non trovano un punto d’incontro e
piangono. E qui intervengono gli autori.
Parte una bellissima canzone di Franco Battiato, “La cura”, diventata la canzone
simbolo della loro amicizia. Si abbracciano, si sbaciucchiano e restano circa
mezz’ora abbracciate a piangere.
Dite che è finto? Pensate a una persona a voi cara, a una persona amica e
ascoltate questa canzone, poi ne riparliamo.
Arriva il momento del verdetto e Sarah abbandona il gioco.
Le due si salutano. Baci e lingue in bocca che volano, pianti a non finire e poi
si separano.
I colpi di scena non sono finiti. Ma prima, pubblicità.
Parte questo promo orribile, con ambientazione di un livello talmente tamarro
che solo Fabrizio Corona potrebbe stare bene là in mezzo. E infatti eccolo.
Scopriamo così che è il testimonial di una linea di abbigliamento col nome più
improbabile di questo mondo: Bonavita.
Lo spot è di un truzzo incalcolabile. Due squadre di aspiranti tronisti si
affrontano a suon di sberle… ma la sostanza è che il primo gruppo, vestito
firmato, si scaglia sull’altro che non ha i vestiti Bonavita. Che amarezza.
Vincono naturalmente gli scagnozzi di Corona che in questo minuto di pubblicità
non ha mai smesso lo sguardo che più gli viene meglio: quello del mafioso. Che
paura.

Torniamo al programma e ci scappa una squalifica per bestemmia. Non ci facciamo
mancare niente. Per carità, il regolamento dice che la bestemmia viene punita e
così dev’essere per tutti.
Una cosa. La bestemmia non è stata detta in diretta, ma durante la settimana,
quindi non è mai apparsa su canale 5, ma solo sulla diretta mediaset premium.
Ora mi domando… ma quante persone guarderanno attentamente la diretta
giornaliera 24 ore su 24? E soprattutto, chi ha sentito la bestemmia e poi l’ha
segnalata a tutte le associazioni possibili e immaginabili, non aveva altro da
fare? E perché guardano un programma che odiano e criticano?
Non voglio difendere nessuno, io stessa sono credente e cattolica, ma non mi
sento offesa, anche perché so che quella frase pronunciata dal concorrente, è un
modo di dire di svariate parti d’Italia. Inoltre, vivo in Toscana per alcuni
mesi all’anno e anche qui è usata come intercalare, senza nessuno scopo
offensivo.
Comunque, ribadisco, l’espulsione è giusta, la bestemmia è orribile e offende la
sensibilità di tante persone.
Ma non è la sola.

E rieccomi finalmente!! Anche se in ritardo, buon 2010 a tutti, tanto è sempre
gennaio e anche se siamo già nell’ultima decade, ci rimangono ben 11 mesi,
sarebbe meglio farci gli auguri a lungo!
Dal punto di vista della cronaca, l’anno non è cominciato proprio bene, ma oggi
non ho voglia di parlare di notizie pesanti e passiamo così a qualcosa di più
leggero. Allora. Chi guarda il Grande Fratello?? E su, alzate le mani e non
vergognatevi, ‘sto programma fa 6 milioni di share da dieci anni, sputate il
rospo! Io, come già sapete (forse), lo guardo.
Mi faccio un sacco di risate e poi adoro la Gialappa’s band e non mi perdo Mai
dire Grande Fratello! Come ho detto tante volte, in questo programma non ci
trovo niente di male. Certamente non è un programma per bambini.
Ma se i bambini
finiscono davanti alla tv, la colpa è dei genitori. Gli altri, me compresa, ci
arrangiamo, siamo grandi abbastanza per capire cosa è giusto e cosa no. Siamo
grandi abbastanza per capire se c’è qualcosa da salvare o se è tutto da buttare.
Anche se io ribadisco che dalle persone si impara sempre. E anche imparare come
“non comportarsi”, è una gran cosa. Soprattutto entriamo nell’ottica che il
Grande Fratello è un gioco e nulla più.
Quest’anno, tra i miei concorrenti preferiti, spuntano due ragazze. Veronica e
Sarah. Sono due ragazze bellissime, una addirittura ex modella ed ex coniglietta
di Playboy Italia. Le ragazze si sono fatte notare, oltre che per il loro
aspetto, per la fortissima amicizia, che le spinge spesso a scambi di
effusioni che di certo, non tutte le amiche sono abituate a farsi.
Non so quante
siano le amiche che si baciano in bocca… ma ognuno è libero di fare quello che
gli pare. Non è questo però che mi ha colpito. Quello che mi ha colpito molto, è
stata la reazione da parte maschile. Le due hanno avuto qualche inciucio con gli
uomini della casa che però non ha portato le amiche a separarsi.
Cazzarola, questa dev’essere la prima volta che in un programma simile fa la sua
comparsa una sorta di amicizia e solidarietà femminile.
“Ma che fai ci credi? Ma lì è tutto truccato!!”. Può darsi… allora è la prima
volta che gli autori fanno comparire questo elemento. Contenti così? Ma torniamo
ai ragazzi.
I ragazzi della Casa, cominciano a non sopportare le due concorrenti. Non le
sopportano quando si baciano perché “loro limonano” e “non fanno altro che
limonare”, detto testualmente da uno dei concorrenti, geloso marcio perché a lui
non spetta niente. Le due, si sono persino allontanate dai ragazzi con cui
avevano intrapreso una pseudorelazione (in queste cose non si può essere certi
fuori, figuriamoci là dentro!) e si sono avvicinate persino di più.
Anche se fosse tutto truccato, anche se fosse tutto finto, anche se fosse tutto
costruito (e che palle!), la visione di queste due ragazze, che a un amoruncolo
passeggero preferiscono un’amicizia che potrebbe essere invece molto stabile, è
un toccasana!
Tutte le volte che si parla di due ragazze, tutti sono lì pronti a seminare il
dubbio della rivalità… e se c’è un ragazzo l’amicizia potrebbe saltare perché
piace a entrambe… e queste due mandano a cagare i maschi e si tengono
l’amicizia! Brave, vi stimo!
E la vista dei ragazzi che crepano d’invidia? Meravigliosa. Ovviamente, queste
due concorrenti, piacciono a pochissime persone. Sono le preferite della
Gialappa’s band e sono anche le mie preferite. Perché?
Ve lo dico subito. A parte che mi stanno simpatiche e questo è già un motivo.
Alle volte credo di avere una forma di pensiero che si avvicini al femminismo.
Non penso che la donna sia superiore all’uomo, ma penso che l’uomo, a volte, e
ovviamente non è un discorso che si può generalizzare, senta i complessi
d’inferiorità.
E se la moglie guadagna di più è un dramma, e prima vogliono una moglie e poi
vogliono tornare a fare i playboy da quattro soldi, e se la fidanzata è laureata
e loro no, apriti cielo! Eccetera eccetera, tutte cavolate ovviamente.
E quanto rosicano questi maschi, dato che queste ragazze, piuttosto che
avvicinarsi, preferiscono baciarsi tra di loro?? Rosicano a manetta!!
E dato che sono due ragazze bellissime, indubbiamente le concorrenti più belle
quest’anno, e i maschietti non restano indifferenti, anche le ragazze della casa
non le amano più di tanto.
I ragazzi ci cascano e si fanno avanti perché loro “provocano”. Quante volte
salta fuori questo discorso nella realtà? A me ricordano quel tipo di persone
che magari sono state tradite. Tipo le mogli tradite che non vogliono vedere la
realtà…e preferiscono scagionare il marito traditore a scapito della donna
ammaliatrice, provocatrice, tentatrice e via dicendo.
L’uomo non è meglio. Se la donna lo tradisce, è ovviamente colpa dell’altro
uomo, lei è sposata e doveva lasciarla in pace. Anche se è lei a cercarlo. E se
lo incontrano per strada, gli spaccheranno il muso come canta Gianni Morandi in
“Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”. Bah. Una logica che è tutta una
grinza.
Così, anche le nostre due concorrenti, è la stessa solfa. È sempre tutta colpa
loro. Sarà mica che stavolta, tutti, maschi e femmine, sono gelosi??
E infatti le due sono al televoto, per l’eliminazione.
Naturalmente.
La solidarietà femminile crea scompiglio. Dovrebbe esserci sempre.
Foto Sarah Nile per Playboy

E allora ci siamo arrivati. A Natale, intendo.
Dopo un mese e mezzo passato a gonfiarci di pandoro per respirare anticipatamente la grande festa, eccoci che mancano pochissimo giorni, una manciata di ore, e poi ci siamo.
Natale è arrivato. Ed è tempo di richieste al grande Babbo!!
E io stavolta vado controcorrente. La mia prima richiesta, in realtà non lo è.
Io voglio promettere al babbo Natale, che farà capire al Maialino.it che mi
scuso tanto per questo periodo di mia incostanza, che non cerco giustificazioni
e voglio promettere che sarò buona e scriverò davvero tutto quello che mi passa
per la mente. Come ho sempre fatto, tranne in quest’ultimo mese, che tra una
cosa e un’altra non riuscivo mai a sedermi tranquilla col mio pc.
Per il resto… l’anno scorso ho chiesto dei regali e mi sono arrivati. Wow!
Allora quest’anno mi limito, ne chiedo solo due, che poi sono tra quelli che ho
sempre chiesto ma sono i più importanti, forse gli unici importanti. Io chiedo
la salute e la serenità, per me, per tutte le persone che ho intorno, per quelle
che gravitano intorno alla mia vita, per quelle che desiderano questi doni e
nient’altro. Sono due parole bellissime: salute e serenità. I regali più bello
che si possano ricevere.
E poi voglio fare gli auguri a tutti, ma proprio a tutti!! Li faccio a Francesco
Totti e Ilary Blasi, che con quello spot televisivo, mi hanno dato l’idea per
questa lettera.
Li faccio ai politici tutti, di destra e sinistra, che promettano sotto l’albero
di essere più buoni e che lo siano sul serio, una volta tanto. Li faccio a
Silvio Berlusconi, con quelli di buona guarigione, che anche se non mi piaci
affatto, sono buona e da sempre, dichiaratamente contro la violenza. Riprenditi
e già che ci sei, rilassati.
Ah, comunque anche io ho pensato che dietro Tartaglia si nasconda in realtà
Bossi… sai, proprio quel Duomo di Milano volante, non mi convince!
Li faccio a Bersani… guarda che ti ho votato alle primarie, fai buon uso di quel
voto!!!!
Li faccio ai Placebo, che quest’anno sono riuscita a vedere per ben due volte,
con due meravigliosi concerti uno più bello di quell’altro!!
Li faccio a Cristiano de Andrè, che anche se non sono riuscita a vederti,
mannaggia, sono contenta che tu sia tornato a farti vedere e soprattutto
sentire!
Li faccio a Carmen Consoli e grazie per il nuovo disco! Li faccio agli
Afterhours per avere fatto una canzone bellissima e avere avuto la forza di
presentarla al festival di Sanremo.
E adesso, veniamo alle persone cui li farò direttamente. Auguri alla mia
famiglia, che continua imperterrita a supportarmi. Auguri alle mie amiche qui in
Sardegna per esserci. Sempre. Auguri alle mie amiche colleghe di studio, che mi
rendono più semplice l’esperienza da emigrata. Auguri alle mie nuove compagne di
corso, che è stata una fortuna averle conosciute!
Auguri al tecnico del pc, me lo porti il cavo?
Auguri a chi mi conosce appena e mi sorride come se mi conoscesse da una vita.
Auguri a chi mi ha regalato un cioccolatino a forma di Babbo Natale, è il mio
primo regalo natalizio!!!
Auguri al mio paesino che mi abbraccia sempre calorosamente, anche ora che fa
freddo!!
Auguri a tutte le persone che mi vogliono bene.
Auguri a tutte le persone cui voglio bene.
Auguri a chi mi permette di scrivere qui, anche se sono stata un po’ incostante
alle volte.
Auguri al Maialino!!!
Auguri a tutti coloro che avranno la voglia di leggere queste parole.
Buon Natale!

Toglietemi una curiosità. Ma a voi capita?? Di sentirvi presi per il culo,
intendo.
Allora, chi mi legge da un po’ sa che sono sarda e che mi spaventano molto le
proposte di imponenti imprenditori senza scrupoli che decidono di costruire
sulla mia terra deturpando l’ambiente come se niente fosse.
Tremo appena sento parlare di centrali nucleari, mi agito quando vogliono
buttare le scorie radioattive nel giardino di casa mia. Non mi agito più quando
le promesse non vengono mantenute perché nonostante la mia minima esperienza, ci
sono abituata a essere ignorata. Come sarda, proprio.
Sono favorevole alle fonti di energie alternative, quelle che non danneggiano
l’ambiente ma funzionano proprio grazie a esso. Quindi finalmente tiro un
sospiro di sollievo quando sento che “Sì, investiamo sull’ energia eolica in
Sardegna”!!! Evviva!!! Continuo a sentire e scopro che hanno anche già deciso il
sito dove costruire…
…no…
…ditemi che non è vero…
Nella spiaggia. Anzi. In acqua. Nelle acque delle spiagge Is Arenas. Primo caso
di parco eolico in mare.
E allora lo fai apposta a prendermi per il culo!!!! No, dimmelo in faccia
allora!! Suona alla porta di casa mia, e anche alla porta di tutti i sardi, e
dici “Si, sono un imprenditore che non vale un cazzo, che non ha mai fatto
niente di buono nella sua vita e che vuole prenderti per culo”
Dimmelo, abbi il coraggio di dirmelo in faccia!!! Minchia… razza di
imprenditore, non so da dove vieni ma in compenso so benissimo dove ti voglio
mandare!! Ma come ti viene in mente?? Si vede che schifo di persona sei,
abituato a vivere la vita davanti a un computer e a farsi venire idee cretine
per deturpare l’ambiente meraviglioso in cui viviamo! Si vede di come sia tu
l’unico interesse della tua vita, l’unica ragione di esister senza assolutamente
interessarsi agli altri.
Ma perché, io mi domando perché i cretini sono sempre nei posti sbagliati e
riescono sempre ad andare avanti rubando il posto a chi invece ha le capacità di
fare le cose per bene? Perché non possono lavorare i bravi ma per gli
incompetenti c’è sempre posto? Che palle!!
Io mi rendo conto, adesso sono troppo incazzata per cercare di stare calma e
raccontare tutto per bene, ma non mi dà pace nemmeno il fatto che i ministri
Matteoli e Prestigiacomo si dichiarino contrari. La Prestigiacomo perché è tanto
contraria però ha già firmato per dare l’ok al parco eolico di fronte a Termoli.
Matteoli perché ha rassicurato tantissimo che i soldi per la strada
Sassari-Olbia sarebbero arrivati molto presto e invece, al solito, non arriva
una cippa. E permettetemi di diffidare da un uomo che esalta un ecomostro come
il ponte di Messina.
Vogliono praticamente chiudere la costa con una cancellata di pale eoliche…
A parte che non credo ai benefici di questo scempio, ma voglio che sia chiaro
che non appartengo al gruppo del “Non nel mio giardino”, io sono contraria
ovunque!!
Non so come concludere ma al momento spero solo che passino di qui gli
imprenditori che hanno pensato di realizzare questa cagata. Andate affanculo.

E finalmente torno a scrivere!!! In questo periodo ne sono successe così tante
che a ogni notizia pensavo “ecco, questa la commento sul maialino”, poi mi
mettevo davanti al pc e non combinavo nulla. Non che non avessi idee ma era
proprio un “ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”, tanto per citare gli
Afterhours, che mi fa sempre piacere!!
Allora. il caso che più mi ha colpito ultimamente è il modo in cui alcuni nostri
politici passano il tempo. Scopriamo che le escort vanno a fare festa a palazzo
Grazioli, scopriamo che i governatori vanno a fare festa con i trans. Ma secondo
voi bisogna dimettersi per questi motivi??
Siccome qui ci sono coinvolti personaggi politici di ogni parte, cercherò di
essere imparziale, cercherò di fare il presidente della repubblica della
situazione, così, tanto per trovarmi un paragone poco impegnativo.
Allora. E’ successo che il premier ha passato la notte con una escort che si
chiama Patrizia D’Addario. Che in cambio della compagnia le avrebbe promesso
tante cose e dato che non sono state mantenute, la D’Addario si è stufata e ha
deciso di spifferare tutto ai media.
Secondo voi un premier dovrebbe dimettersi per aver pagato una escort? Secondo
me no. Ecco, magari mi urta di più che se donna Veronica Lario non avesse aperto
bocca, adesso la escort sarebbe tranquillamente seduta tra gli europarlamentari.
Ecco, questo mi da fastidio e pure parecchio.
Poi succede che si scopre che il governatore della regione Lazio, Piero
Marrazzo, ha rapporti con un trans che si chiama Natalie. Immagino a pagamento
pure qui. Solo che qui c’è stato un po’ di casino, dato che ci sono quattro
carabinieri presunti ricattatori finiti in cella e come nella storia precedente
della cocaina. Solo che nella storia precedente nessuno sa nulla, un po’ alla
mafiosa, e qui lo stesso Marrazzo ha ammesso di farne uso.
Che peccato. Diciamo che in fondo in fondo non sono particolarmente stupita,
però Marrazzo mi sta simpatico quindi mi spiace venire a sapere che assume
cocaina.
Per il trans invece, non mi interessa. Sono assolutamente contraria al fatto che
una persona venda il proprio corpo, a meno che la stessa non sia consenziente.
Mi va bene se è una scelta personale, non mi va bene se è obbligata da altri.
Che poi sia donna, uomo o trans e irrilevante.
Ci sono delle famiglie che soffrono. Sono questioni che devono risolvere
privatamente, anche se dato il ruolo importante che queste persone coprono è
spesso impossibile separare la vita privata da quella pubblica. Ad ogni modo,
non credo che chiederei una dimissione per un fatto come questo, se non ci fosse
della cocaina di mezzo.
Chiedo le dimissioni quando ci sono affari ben più loschi sotto, come gare di
appalto truccate, rapporti con la mafia… peccato che per questi motivi non
avverranno mai. Una cosa sola chiedo. A tutti. Che quando state davanti alle
telecamere, fissate con i vostri occhi l’obiettivo come se stesse guardando me
in faccia e mi dite che bisogna introdurre l’elemento della moralità… ecco,
vorrei che ci pensaste due volte, prima di dire a me quella parola.

Sorelle d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa….
E adesso ditemi: qualcuno trova offensiva questa frase??
Io no, assolutamente, neanche per il fatto che sia stata usata per uno spot di
calze, da un’azienda che tra l’altro, ultimamente fa solo spot bellissimi!!
Nessuno sta giocando con l’inno d’Italia, solo che, almeno in questo, è
rivisitato in una maniera strettamente femminile, dove Italia e Vittoria,
vengono interpretate come se fossero propriamente nomi di donna.
Quante donne hanno combattuto durante il Risorgimento e non ci sono libri a
sufficienza che ne parlano, è sempre più semplice relegare le donne all’unico
ruolo di cuoca o infermiera. Ebbene, si poteva accettare ai tempi del
Risorgimento, appunto.
Ma nel 2009, non mi potete venire a dire che è un
problema tirare fuori questo inno per uno spot, uno tra i pochi intelligenti
rimasti.
Possibile che nessuno abbia da ridire sugli spot di intimo con donne sempre più
svestite, sempre più in mostra e sempre più mercificate e invece si scateni una
polemica inutile su qualcosa che invece è stato fatto con la testa e non con
altre parti del corpo?? Di donne nude né è pieno, anche quando non ci fanno
nulla. Tempo fa ce n’era una persino per lo yogurt, ma figuriamoci. Che tra
l’altro si lamentava della digestione irregolare.
Io non te lo vorrei dire cara, ma se mangi e te ne vai in giro nuda, poi è
normale che ti viene il cagotto!! Risparmiati i soldi degli yogurt e vai a
comprarti una maglia della salute, và!
In questo caso poi, l’Inno ci sta benissimo. O preferivamo le orride canzoni
coverizzate con dentro il nome dello spot? Ma avete visto quella dei cereali,
che usa “Il mio corpo che cambia” dei Litfiba, trasformandolo in Cereali a
colazione o qualche fesseria simile??
O tempo fa, quella dell’amaro Ramazzotti,
dove la splendida Hedonism degli Skunk Anansie veniva riproposta come “E’ solo
quello… cheeeeeeeeeeeee Ramazzotti, ti dà!”. Da denuncia. E ultima… chi ricorda
Valeria Rossi, quella di Dammi tre parole, sole cuore amore? Benissimo. Adesso è
diventato “Dammi tre parole, Cameo, budino, amore”.
Ma andate a cagare!!
Propinate una serie di spot offensivi per il genere umano e poi… io non posso
crederci, io mi adiro proprio quando penso che adesso Belen Rodriguez fa
l’insegnante di latino e nessuno dice niente!!!!Belen Rodriguez, quella che a
parte mettere il culo davanti alla telecamera non fa altro!!! Lei non sarebbe
offensiva?
O chi non ricorda la telenovela Tim tra Diego a quella capra di Adriana che
appunto aveva il ruolo della bella e cretina?? Lei si che era rispettosa… ma per
favore!!
A me alle volte viene in mente solo un pensiero.
Se l’inno fosse stato usato in versione originale, coi soliti “Fratelli
d’Italia”, magari più movimentata, con i calciatori della nazionale che si fanno
la barba, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, ne sono certa.
In ogni caso, visto che nessuno lo dice, ci penso io. Sorelle d’Italia è
interpretata dalla bellissima voce di una giovane cantante che si chiama Sushy.
Pensiero personale conclusivo: grazie Calzedonia, almeno per ora, i tuoi spot ci
descrivono come donne intelligenti!

Aiuto. È tornato e si è scatenato un finimondo. Non ha fatto in tempo ad aprire
bocca che subito erano lì tutti in fermento. Eppure io l’ho guardata quella
puntata iniziale, quella di Annozero, e mica c’erano notizie fasulle o notizie
che gli italiani non potevano mai immaginare.
Marco Travaglio non ha un
contratto, ma perché?? Perché se dice un sacco di bugie, poi viene puntualmente
scagionato da ogni accusa di calunnia in quanto risulta sempre che non ha mai
dichiarato il falso?
Le reazioni sono state immediate e tra queste, quella che colpisce più di tutte,
è quella di non pagare più il canone Rai. Oh beh. A volte sono d’accordo. Ma non
per Travaglio e Santoro, perché invece per loro lo pago e anche volentieri.
Non
lo voglio pagare per Bruno Vespa ad esempio, neanche tanto per quella storiaccia
dell’intero palinsesto cambiato per dare in diretta le prime case in Abruzzo (e
per non dare niente, neanche voce a coloro i quali i danni subìti non sono stati
neanche riconosciuti), che poi la serata l’ha vinta quel tronco di pino di
Gabriel Garko, e dagli pure torto al pubblico!!
Io ho guardato l’ispettore Coliandro. Ecco, anche per lui il canone lo pago
volentieri.
Ma a Bruno Vespa, a lui no che non lo pago, e anzi m’incazzo quando ti racconta
per filo e per segno tutte le mosse di una tragedia per poi trasformarla in un
giallo. Che poi lo facesse obiettivamente. No, come tira il vento. Adesso che
Alberto Stasi è stato scagionato lo descriverà come un martire, ma in tutti
questi anni che ci hanno dato solo gli indizi contro di lui, Vespa era lì, con
la bicicletta nera alle sue spalle, pronto a sbattere il mostro in prima pagina.
Ecco, per lui lo abolirei.
Ma ultimamente, c’è un programma per cui lo pagherei molto ma molto volentieri.
Anzi, sono proprio contenta che i soldi della mia famiglia, siano finiti anche
nelle mani di Vincenzo Salemme. Avete visto quanto è bello il suo programma “Da
Nord a Sud…e ho detto tutto”? Forse non l’avete visto, i dati auditel non lo
promuovono affatto. Premiano invece l’ennesima fiction di canale 5,
Intelligence.
Lo spettacolo di Vincenzo Salemme è uno spettacolo come Dio comanda. Composto da
attori e comici capaci, ospiti altrettanto validi. Ieri c’erano Flavio Insinna,
Veronica Pivetti, Ambra Angiolini e Fiorella Mannoia. Due attori veri, una
showgirl completa e un’artista eccellente. Mica la Gregoraci.
Quella maledetta regola dell’auditel non dovrebbe esistere per lasciare spazio a
un po’ più di buongusto. Voglio dire… a Mediaset hanno chiuso in anticipo il
Bagaglino… ma per fortuna, con quella mandria di donne nude che neanche un
locale di strepteas!
Il programma di Salemme è bello ed è un varietà con la V maiuscola, roba che in
Rai non si vede da tempo!
Si vocifera già la terribile chiusura anticipata… spero proprio di no, anzi,
spero che la gente adesso, possa rendersi conto di cosa hanno contribuito a
pagare: una cosa bella.
Non chiudete quello show. Il mio canone Rai stavolta è per Salemme!!!

Questa storia comincia così: “Sei romena? Se sei romena come penso, mi dici dove
batti? Dai che dieci euro con te ce li butto.”
Tutto comincia a marzo, quando guardando la trasmissione Le Iene di Italia uno,
vedo un servizio chiamato Una notte da Romeno in cui la Iena Paolo Calabresi,
passa una notte a Roma a fingersi romeno e rischia di essere accoltellato. È
bastato che un gruppo di italiani riconoscessero l’accento del romeno affinché
uno di loro tirasse fuori un coltello e gridasse “Vi apro come cozze” ai due che
in realtà erano italiani.
Ho lasciato un commento di indignazione ovviamente, dove dicevo che tutta questa
situazione è semplicemente vergognosa e che è tempo di smetterla con questi
stupidissimi luoghi comuni.
Dopo pochissimo tempo, trovo un commento sulla mia pagina di youtube, di un tale
che si firma pikolivon e mi scrive appunto la frase che ho messo all’inizio.
Succede anche una cosa divertente, nel senso che io corro sulla sua pagina e
rispondo testualmente: “Ti è andata male, sono italiana e dovresti essertene
accorto perchè io, a differenza tua, parlo italiano molto bene. Tieniti i dieci
euro e per le tue voglie, fai da solo, come sempre del resto”.
Il tipo fa sparire il commento dalla sua pagina e viene a scusarsi con me. Ma io
oramai mi diverto e piuttosto che chiuderla lì, porto avanti questa bagarre,
proprio per vedere dove questo tipo arriva. Bene. Scopro che è fermamente
convinto che tutte le donne romene siano prostitute e che gli uomini tutti
stupratori. Tutti, nessuno escluso. In un video di youtube, c’è un servizio del
telegiornale… parla di quella tragedia di Livorno, dove è andata a fuoco una
roulotte ed è morto carbonizzato un bimbo rom di pochi mesi.
Lui naturalmente non ha abbastanza intelligenza per sapere che rom e romeno non
sono la stessa cosa.
Ovviamente ho trovato un commento di questo tale e sapete cosa c’era scritto?
“Bene così, uno in meno, adesso continuiamo con gli altri”.
Capito?? Per la morte di un bambino di pochi mesi, lui ha esultato. Quello che
dovrebbe essere un giovane uomo di 37 anni si rivela un verme schifoso, un
ignorante e naturalmente, un senza palle, perché è molto più semplice credere al
vociare generale che porsi delle domande.
Conoscete Citto Laqualunque? Il personaggio politico interpretato da Antonio
Albanese? Solitamente esordisce con un “e ricordate che noi consideriamo i
giovani un problema e non una risorsa”… ecco. Forse in qualche caso ha proprio
ragione.
Anche perché sapete come l’ha finita questo trentasettenne? Dopo aver detto
peste e corna sui romeni, ha aperto un nuovo account, si fa chiamare piccola
romena e lascia commenti in giro per dire che è una prostituta che ruba i soldi
agli italiani e poi li porta in Romania.
Domanda legittima: come fai a essere sicura che sia proprio lui? Beh, il tipo
non è certamente furbo. Quindi ha richiesto l’amicizia solo alle persone con cui
ha battibeccato. Me compresa. E stranamente, tutti hanno impiegato un secondo a
riconoscerlo, a causa dei soliti orrori di ortografia e del terribile modo di
esprimersi.
Non ci vuole una laurea per capire che uno con quelle idee e che uno che sia
felice della morte di un bambino sia un ignorante.
Ma questa non è l’unica qualità di questa tipologia di uomini… se uomini
possiamo chiamarli. Ve ne voglio raccontare un’altra. Un giorno finisco nel
canale youtube di un sacerdote, che si chiama don Mauro. C’era un video dedicato
al Vangelo di Pasqua. E mi colpisce un commento religiosissimo. Così,
incuriosita, vado a vedere il profilo di questo utente che si chiama carlino.
Molto religioso, certo. Infatti apriva le porte a tutti i credenti. Dal Po in
su. Perché siccome il tipetto è molto credente anche della Lega Nord, non ha
problemi a scrivere che il suo motto è “Prendi un bastone e ammazza un terrone”
e non ha neanche problemi a dire che Hitler è morto troppo presto perché la sua
opera doveva estenderla anche ai romeni.
Visto che bella gente?? Ah, ovviamente ha riempito di insulti anche me, perché
ha trovato svariati miei commenti… e una volta, si è sentito tanto colpito
perché ne ha letto uno in cui scrivevo che la gente è proprio idiota, si
genuflette davanti a ogni crocifisso ma vive in un mondo classista, dove lo
straniero è nemico e non deve esistere. È contrario all’aborto perché tutti
hanno diritto alla vita. Ma i romeni no. Loro non devono vivere. Né gli
albanesi, forse nemmeno i turchi secondo lui.
Mi viene in mente una bellissima canzone di Paolo Benvegnù, si chiama “Io e il
mio amore” e c’è una frase che brucia di verità e dice “Ne ho già visti tanti
come te, stare in silenzio assenti, fucilare gli innocenti e i propri
comandanti, perché l’uomo prega Dio ma preferisce Giuda”.
Quelle persone mi lasciano sgomenta. Mi terrorizza sapere che escono, che se
incontrano uno straniero lo insultano senza motivo, ma poi corrono in chiesa, la
domenica, a dare il segno della pace ai vicini di banco e mi raccomando, che sia
ben visibile a tutti i presenti, esattamente come i soldi donati all’offertorio.
Che schifo.
Di gente così il mondo, di internet, che poi è uno spaccato di mondo reale, ne è
pieno. E per ultimo, vorrei segnalare la frase che un utente sedicenne ha
lasciato nella pagina di un amico. C’era scritto: “Sieg hail camerata. Morte ai
negri di merda, l’unica razza che merita di esistere è quella bianca… siamo noi
ariani.”

A volte penso che siamo proprio stupidi. Che rischiamo la vita e non ce ne
accorgiamo neanche e lo facciamo come se invece fosse un gesto da eroi. Morire
per delle idee? No, molto meno. Morire per delle idiozie. Questo sì.
Tipo, se
sai che l’alcool ti dà alla testa, che in ogni angolo spunta un carabiniere a
farti l’alcool test e se sai che se torni a casa intero sarai molto molto
fortunato… perché bevi lo stesso come un dannato e poi ti metti alla guida?
Sono stata a un festival qualche settimana fa. Lo fanno da ormai cinque anni
vicino al mio paese, ci sono gruppi da svariate parti d’Italia e anche d’Europa.
Bello? Moltissimo. Bella musica, bell’ambiente e bello scenario, dato che si
trova in un piazzale vicino alla spiaggia in cui sorge la torre dei dieci
cavalli.
Musica che può piacere o no ma indubbiamente il divertimento è
assicurato.
E allora cosa c’è di male? C’è di male che sembra d’obbligo finire come stracci
o quasi. Che nel chiosco bar vendono birra a fiumi e se vai in giro con una
bottiglietta d’acqua sembri tagliata fuori dai giochi.
Ma non importa, in realtà non succede sul serio e soprattutto, molti dei presenti, domani non ricorderanno nulla. Ma veniamo al dunque.
La birra a fiumi la bevevano il 90% dei presenti. Il restante 10% girava con la bottiglietta d’acqua. Io ero tra il 10%. Ho visto cose terribili. Ho visto una ragazza buttata in terra che dormiva, ma visto che non si muoveva assolutamente è stato necessario chiamare i carabinieri… non si capiva se fosse viva o morta, tanto era piena d’alcool in corpo.
Ho incontrato
persone che salutavano gli amici (e già mi stupisce che li abbiano riconosciuti)
e mentre parlavano non si capiva assolutamente niente. L’utente doveva
impegnarsi seriamente sia nel comprendere le parole biascicate sia ad evitare le
alitate d’alcool che sono micidiali.
Ho incontrato persone che stremate d’alcool si sono sedute un momento a terra e
si sono addormentate. Sedute.
La colpa di chi è? Di chi vende la birra? Ma assolutamente no!!! Il chiosco bar
è organizzato dagli stessi ragazzi che organizzano il festival e in qualche modo
devono finanziarsi. La colpa è la nostra. La colpa è di chi non sa assolutamente
regolarsi. Ma non c’è da stupirsi. Viviamo in un paese dove nei pacchetti di
sigarette c’è scritto che il fumo fa male, in un paese in cui gli spot
televisivi sugli alcolici ti chiedono di bere responsabilmente, in un paese in
cui alla tv, passano le pubblicità per spegnere la tv e andare a teatro o
leggere un libro.
Abbiamo sempre bisogno del carabiniere che ci dice cosa si deve e cosa non si
deve fare, noi da soli non ci arriviamo. Mettiamo la cintura perché altrimenti
ci fanno la multa, mica perché se qualcuno ci viene addosso sbalziamo fuori
dall’abitacolo.
Cosa c’è di male nel bersi una birra? Niente. Comincia a diventare una cosa
preoccupante quando le birre diventano dieci in una serata, perché te la
offrono, perché sei rock’n’roll, perché se non la bevi sei fuori.
Io che ruolo avevo là in mezzo? Ero lì per la musica. Io non bevo alcolici, non
mi piacciono. A fine serata mi sono così impossessata delle chiavi della
macchina sottraendole al legittimo proprietario che a mio avviso aveva un po’
esagerato. E siamo arrivati a casa sani e salvi, senza nessun problema e nessun
rischio.
Che devo dire? Piacere, sono Bob, l’amico che non beve e riporta a casa tutti?
Probabile.
Non sono migliore di nessuno, ma almeno per una volta mi sono sentita
leggermente più furba.

E adesso vorrei parlare di un programma televisivo che sta andando in onda in
questo periodo e che trovo molto carino. Non riguarda fortunatamente le
innumerevoli repliche che rai e mediaset ci propinano, né di intrattenimento
stupido e gratuito. E un programma che parla di cronaca, va in onda ogni
mercoledì in prima serata su raitre, è condotto da Camilla Raznovich e si chiama
Amore Criminale. Parla, come si può presagire, di storie d’amore finite con atti
criminali. E perché ne voglio parlare? Perché questo programma, nel modo in cui
è strutturato, fa capire molto meglio e molte più cose di quante ne facciano
capire i telegiornali in quei pochi minuti di racconto che spesso e volentieri
si trasformano in una caccia allo scoop senza scrupoli.
Raccontano due storie in due ore di trasmissione che poi vengono analizzate
insieme a una psicologa. Si alternano filmati originali a filmati d’archivio, si
tratta di una ricostruzione vera e propria. La settimana scorsa hanno parlato di
una storia che mi ha colpito particolarmente. È passata una settimana da quando
ho risentito questa storia e non ho smesso un giorno di pensarci. Allora voglio
a mia volta raccontarla, almeno per provare a buttare fuori tutto quello che
quelle immagini mi hanno lasciato. E anche per fare in modo che questa storia
non finisca nel dimenticatoio.
È la storia di Lorena Cultraro, di appena quattordici anni, di Niscemi. È la
storia di una ragazzina che cambia, nel pieno della sua adolescenza, che si
accorge di interessarsi ai ragazzi e soprattutto si accorge di interessare ai
ragazzi. Ma è principalmente la storia di Lorena che finisce nelle mani
sbagliate, dei suoi presunti amici, del suo presunto fidanzatino, sempre
minorenne ma più grande di lei e degli altri due scagnozzi. Quei ragazzi che
riescono a uscire e a farsi strada solo in gruppo. Lorena ha avuto una relazione
con due di loro.
Possiamo dare delle colpe a Lorena? Possiamo dirle che poteva stare attenta o
che poteva essere più controllata? Non dimentichiamo che ha solo 14 anni e a 14
anni si tratta pur sempre di bambini. Non basta l’altezza, non basta una certa
forma fisica, 14 anni sono pochissimi e basta. Purtroppo ha solo apprezzato i
corteggiamenti dei suoi amici, ma è una colpa questa?
Che nessuno osi pensare il “però se l’è andata a cercare” perché nessuno al
mondo va a cercare di morire a 14 anni per mano di tre delinquenti. E se
dobbiamo cercare un responsabile, non troviamolo nella vittima, che è troppo
facile!!!
Non può essere una colpa essere carina!!
I giornali si sono divertiti a dipingere Lorena come una ragazza leggera, pronta
ad andare con qualunque ragazzo. Beh, non è così. Lei è solo stata vittima di
tre ragazzi più forti di lei e l’hanno uccisa perché la loro forza è stata
minata da quella di Lorena.
A un certo punto Lorena racconta di essere incinta. Lo racconta al suo primo
fidanzatino e poi smentisce. Poi fa la stessa cosa col secondo fidanzatino. Cosa
che non è vera, poi si scopre che non è mai stata incinta. Ma i tre, perché
anche se ha avuto una relazione solo con due dei suoi tre “amici”, anche il
terzo ormai è parte integrante del gruppo, hanno solo voluto fargliela pagare.
Perché se avesse detto in giro di essere incinta, i tre avrebbero avuto seri
problemi con le loro fidanzatine ufficiali, dato che Lorena era solo un gioco
per loro. E lei non poteva togliere a loro il potere e seminare il panico. Così
hanno progettato per lei una punizione coi fiocchi. L’hanno trascinata in un
casolare, l’hanno violentata, l’hanno presa a calci e pugni. L’hanno strangolata
e gettata in un pozzo.
Prima hanno ovviamente cercato di depistare le indagini, poi, quando uno dei tre
ha confessato, ha chiesto: “e adesso che ho confessato, posso andare a casa?”.
La brutalità dell’omicidio mi lascia senza parole. Degli autori non so proprio
cosa pensare, dato che il più vecchio di loro è nato nel 1991. Com’è possibile
che tre ragazzini abbiano in corpo una tale violenza?? Ma dove sono cresciuti?
Anche pensando alle loro famiglie, ipotizzando che magari le abbiano sempre
avute tutte vinte, una reazione di questo tipo è una cosa spropositata,
inspiegabile. Tre criminali cresciuti in una famiglia normale. Forse persi di
vista. Dalla famiglia, dalla scuola. Che cosa orribile.
Ma ciò su cui vorrei attirare l’attenzione è la pena che questi tre ragazzini
hanno avuto. L’ergastolo non possono averlo perché sono minorenni. Ma secondo
voi è giusto? Secondo me è profondamente ingiusto!!! Anche se sono minorenni,
questi hanno stampato sulla mente il concetto di vendetta e per motivi futili e
dal primo momento, sapevano benissimo cosa facevano. E il fatto che non si
rendano conto della gravità è anche peggio, questi tre possono andare in giro a
uccidere la gente senza accorgersi di quello che fanno!! Sono incapaci di
intendere e di volere? No, secondo me ne sono capacissimi, sono assolutamente
incapaci di ogni forma di responsabilità, ma questo è tutto un altro discorso.
Mi fa orrore pensare che questi tre, fra venti anni, saranno nuovamente in giro.
Saranno fuori a neanche 40 anni, capite? Avranno tutto il tempo di rifarsi una
vita!! Loro hanno ucciso Lorena e fra vent’anni vivranno come se niente fosse
successo!!! Dicono già da ora che non vogliono più sentire parlare di questa
storia!!!
Io penso alla mamma e al papà di Lorena. Alla sua famiglia. Soffriranno sempre.
Per sempre. E fra venti anni, potrebbero incontrare per strada gli assassini
della loro figlia. Riusciranno a resistere all’impulso di ucciderli con le loro
mani? Io non ce la farei mai.
Premesso che considero lo stupro grave quanto un omicidio, quei tre dovrebbero
scontare due ergastoli a testa. Ma qui siamo ben lontani da arrivare a sentenze
simili, tanto che sembra molto più facile scaricare tutto sulla piccola Lorena,
colpevole di essere troppo carina, colpevole di “essersela andata a cercare”.
Che vergogna!
Sono contraria alla pena di morte. Sono favorevole all’ergastolo per omicidio e
stupro.
Sono favorevole alla giustizia.

Fa caldo. Tanto caldo. Tantissimo caldo. Ma non è solo l’estate. Non è solo il
sud. Non è solo il sole. Perché se così fosse, io non sentirei odore di bruciato
tutte le volte che esco da casa mia.
È solo che anche quest’anno mi bruciano la terra in cui vivo. Teste di minchia.
Allora. Che vi devo dire? Normalmente verrebbe naturale lanciare maledizioni a
valanga. Ma io non sono così infame, non mi sento di augurare il male, a
nessuno. Detesto sentire le persone che si augurano a vicenda malattie
terribili, mi fa star male solo l’idea, è una cosa orribile.
Non mi sento neanche di augurare l’unghia del piede perennemente incarnita,
pensate un po’. Non auguro gastriti, né mal di testa, né mal di denti. Non
auguro il male a nessuno, ma qualcosa, vorrei dirla lo stesso.
È una lettera aperta ai piromani che quest’anno particolarmente, ma tutti gli
anni, decidono di devastare la Sardegna ma è ovviamente rivolto anche a chi
brucia le terre meravigliose che abbiamo in Italia. È una lettera da una sarda e
in questo caso, immagino sia destinata ad altri sardi. Solo che è da una sarda
vera, che guarda caso ama e rispetta la terra che le ha dato la vita.
È la mia lettera per voi. Capite? Non contro di voi, ma per voi. La pena che mi
fate è indescrivibile. Perché sì, è vero che mi fate imbestialire quando poi
devo guardare quel panorama terribile, quello che prima era di mille colori,
mille varietà di verde che a volte tendono al giallino e adesso, a parte
qualcosa nero bruciato attorniato da un desolante nulla, io lì sarei ben felice
di prendervi a schiaffi. Ma il male, no, non ce la farei nemmeno lì ad
augurarvelo, non seriamente. Non vi auguro di finire vittime di un rogo, come
voi avete fatto in modo che succedesse a tanti innocenti. O almeno, non ve lo
auguro qui, perché voi sapete già che non so se per l’eternità, ma un bel
permesso premio all’inferno non ve lo toglierà nessuno.
Io vi auguro una vita serena. Se siete giovani, vi auguro di trovare una
compagna che vi ami, di avere un giorno dei figli che saranno felici di
abbracciarvi la sera e salutarvi la mattina e vi auguro che anche loro un
giorno, possano avere dei figli e rendervi dei nonni felici.
Adesso non sarete più soli. Avete una compagna che vi ha amato e che continuerà
ad amarvi, dei figli che non potrebbero vivere senza di voi e dei nipoti che vi
fanno le feste tutte le volte che vi incontrano. E vi immagino nelle occasioni
di festa, tutti insieme, felici, a Natale ad esempio, a pranzo tutti insieme,
tutti impegnati a mangiare insieme, a scambiarvi regali e auguri e lì, solo lì,
spero che si avveri il mio augurio per voi. Niente di male, nessuna sofferenza
fisica, non temete. Vi auguro che mentre abbracciate i vostri figli arrivi
improvvisamente, senza preavviso, quella presa di coscienza che non avete avuto
quando vi siete messi in piedi davanti alla vostra terra e avete deciso di darla
in pasto alle fiamme.
Io vi auguro solo questo. Una presa di coscienza che arriverà, non temete,
arriverà.
Non perdo tempo a elencare il pugno nello stomaco che comporterà quel momento,
la voglia di liberarsi di questo peso e l’impossibilità di farlo per paura di
perdere tutto quello che fino a quel giorno avrete costruito e mai meritato
seriamente.
Se solo sapessero loro, i vostri cari. Cosa potrebbe succedere?
Arriverà la presa di coscienza. Non temete. Vivete bene.

Ci sono delle persone che a volte vorresti incontrare faccia a faccia. Quelle
che vedi alla tv, che svolgono un ruolo che li porta sempre davanti alle
telecamere, che alle volte dovrebbero dare l’esempio. Raramente sono giovani e
spesso ci viene da pensare che sia un peccato, perchè un po’ di freschezza sia
utile e che nuove idee debbano arrivare.
Ma non è mica detto che sia così. Ecco, io una persona che vorrei incontrare
faccia a faccia è Matteo Salvini. Non sapete chi è? Non preoccupatevi, non lo sa
nemmeno lui.
Dice di essere un politico, si veste di verde e va in giro a dire cazzate.
Quindi da questo punto di vista non ha tutti i torti, le carte in regola per
fare il politico le ha, specialmente del suo gruppo color verde.
Cos’ha fatto di buono? Oh beh, ricordate la proposta di lasciare negli autobus i posti riservati ai milanesi? Ebbene si, è tutto merito suo!!!
Che bella persona!!! Io vorrei invitarlo a cena.
Però lo metto in piedi nell’angolo del balcone fuori dal
salotto, accanto al cestino del gatto, perché quella sera, i posti a sedere sono
riservati per tutti coloro che non si chiamano Matteo Salvini. Ci possono stare
veneti, toscani, napoletani, siciliani, valdostani, lombardi, tutti fuorché
Matteo Salvini che starà legato fuori e ci penserò io a dargli da mangiare.
L’ultima meravigliosa esibizione di questo tale, è un coro a un raduno razz…
cioè, leghista, in cui canta esattamente così:
“Senti che puzza
scappano anche i cani
stanno arrivando i napoletani
ocolerisi terremotati
voi col sapone non vi siete mai lavati
Napoli merda Napoli colera
sei la vergogna dell'Italia intera”
Che piacere. Poi guardate, sapere che Salvini è un membro (e mai sostantivo fu più adatto, anche se qui, di virile c’è molto poco) del Parlamento europeo mi fa fare i salti di gioia. No, a parte scherzi, non mi preoccupo tanto. Gli altri parlamentari europei sanno che razza di gente sia questa, è proprio per questo motivo che ci prendono per il culo a oltranza.
Ma vabbè. Come giustificare questa bella figuraccia? L’alcool…. Non mi convince, non ho mai incontrato un ubriaco che al mio paese gridasse abbasso il nord… e occhio leghisti alla lettura, la vostra automatica risposta del “certo, il nord mantiene il sud, voglio vedere come fate senza” regge quanto un castello di carte in una bufera di vento, perché è una vita che al sud tiriamo avanti senza.
Senza diritti reali, senza uno Stato Italiano che si occupi di noi, senza un presidente che, anche se viene a chiamarci concittadini (a Napoli, in Abruzzo, in Sardegna…) se ne frega altamente di queste terre ma attuando la tecnica delle promesse impossibili che coinvolgono le persone che non hanno più voglia di chiedersi il perché di niente.
Salvini ha detto che si tratta solo di un coro sportivo che tratta di una sana competizione e che non vuole offendere nessuno. E sul fatto che sia un coro “sportivo” ha ragione, infatti il coro finisce così.
”napoletano lavora duro che a Maradona devi dare pure il culo
e Diego merda..Diego..Diego merda”
Come faccio a saperlo? L’ho trovato in un sito degli ultras milanisti sotto la
voce “Cori Offensivi”. Ma come??? Salvini ha detto che le offese non c’entrano,
che è sana competizione e gli stessi ultras milanisti mi classificano questo
coro come offensivo?? Non mi tornano i conti.
Ma poniamo che sia così veramente. Cosa cambia? Quel tizio là, quel Salvini, è un razzista con la R maiuscola, non solo con gli extracomunitari, ma con gli stessi italiani. E siede al parlamento europeo per rivendicare che la sua Padania è il nord dell’Italia e dimenticando che dal posto in cui siede, altro non è che Sud Europa. Ma molto Sud. Profondo Sud, come scrive Thomas Mann in Morte a Venezia.
Ai tempi dell’emergenza rifiuti di Napoli (a proposito… funziona tutto perfettamente?? I tg nazionali non ne parlano più neanche a pagarli…) Salvini ha proposto ai tifosi milanisti, durante l’incontro Milan-Napoli, di sventolare i sacchetti per la raccolta differenziata.
Come si fa a non voler bene a questo qui? Sprizza buongusto da ogni poro. Nemmeno Massimo Boldi nei filmacci di Natale è stato capace di tanto.
Ma tornando all’inizio del post, immaginando un incontro tra me e Salvini. Io che dovrei fare? A ogni sua scemenza, denigrare il nord? Dovrei parlar male dei veneti, quando una delle mie amiche più care è padovana? No… io non posso abbassarmi al suo livello.
Però una domanda ce l’avrei. Se il sud lo odi proprio tanto, cosa cazzo ci fai ad aprire sedi della Lega Nord in Sardegna e Sicilia??
Sai che ti dico Salvini? Io non posso odiare il nord pensando a delle differenze inesistenti che vai blaterando nei tuoi comizi. E sai perché? Perché sono italiana come te. Ma al contrario tuo, io sono anche minimamente intelligente. Minimamente.
Tu neanche questo.

Sono andata a vedere un concerto. Un concerto di Tiziano Ferro. Io trovo che sia
bravissimo. E pensare che inizialmente lo odiavo. Vi ricordate come ha
cominciato? Un singolo orrendo che si chiama “Xdono” che l’ha reso famosissimo.
Io non lo sopportavo.
Al di là della canzone che nonostante tutto, continua a non piacermi, ma c’erano troppi balletti… insomma, non mi piaceva proprio. Poi però, ‘sto ragazzo è andato avanti. Cavoli, se è andato avanti. Così ho deciso di mettere da parte il pregiudizio che avevo su di lui e cioè il fatto che Tiziano Ferro fosse solo e unicamente un prodotto per attirare le ragazzine e che soprattutto non avesse il talento per andare avanti in questa strada.
Ho deciso quindi di smettere di “sentire” Tiziano Ferro per cominciare ad “ascoltarlo”, che c’è una bella differenza. E ascoltando, mi sono resa conto che non solo il ragazzo è dotato di un talento fuori dal normale ma è contraddistinto da un’eleganza nei modi e da un’educazione che definirei quasi introvabile nei suoi coetanei di oggi (ha solo 29 anni!).
Oltre a essere un bellissimo ragazzo, diciamolo.
Così un po’ di tempo fa, tramite una carissima amica, vengo a sapere che suona
nei dintorni e insieme decidiamo di andare a vederlo.
E i giorni prima mi veniva da sorridere perché pensavo “certo che dieci anni fa
ero io la prima a dire che non sarei mai andata a vedere Tiziano Ferro e adesso,
sono ben felice di andarci”.
Due parole sul concerto e su Tiziano: semplicemente eccezionale. Ha una voce
meravigliosa e non si percepisce differenza dalla voce registrata su disco.
Incredibile! Promosso a pienissimi voti!
Ma di un’altra cosa volevo parlare. Tante persone che mi conoscono mi hanno
detto “certo che non mi sarei mai aspettata che ti potesse piacere Tiziano
Ferro”, altre mi hanno risposto semplicemente “Noooooo ma come hai potuto?”. E
questo perché preferisco un genere rock, quello definito alternativo che
dovrebbe essere l’opposto di quello definito commerciale. E allora ho cominciato
a pensare che alle volte è terribile come sia facile lasciarsi condizionare.
Perché le persone che ci stanno intorno, si fanno ovviamente un’idea di noi e
alle volte siamo più preoccupati di rispettare quell’idea piuttosto che fare
quello che semplicemente ci va di fare. Sapete, circa un anno fa è uscito un
videoclip di una band torinese, i Linea 77, definiti crossover o alternative. La
canzone si chiama “Sogni risplendono” ed è un duetto proprio con Tiziano Ferro.
Rivolta popolare!!! I fan dei Linea 77 hanno gridato allo sputtanamento della
band, hanno tempestato il loro myspace di critiche… anzi… no, le critiche si
fanno sulla base di qualcosa, tanti fan si sono limitati a dare loro degli
“ipocriti e svenduti”, degli “incoerenti”, altri hanno scritto solo “che
delusione” o anche “e io che vi ascoltavo col cuore” e questo perché? Perché
hanno collaborato con Tiziano Ferro.
Che poi Tiziano Ferro sia uno dei cantanti più dotati del panorama musicale
italiano non conta nulla. Lui è pop, loro sono alternativi e non lo devono
apprezzare e non perché sia effettivamente così, ma solo perché i fan hanno
deciso così. I fan, capito? Quelli che dovrebbero sostenerli sempre, quelli che
apprezzano quello che dicono i Linea 77 quando parlano di apertura mentale ma
solo quando ne parlano perchè se solo si azzardano a metterlo in pratica con una
scelta stilistica di questo genere è il finimondo.
Fortunatamente non tutti sono così, ci mancherebbe altro, però lo sgomento con
cui le persone che mi conoscono hanno reagito alla notizia che a me, amante dei
Placebo, amante degli Afterhours, possa piacere anche Tiziano Ferro, mi ha quasi
turbata. E soprattutto non ne capisco il senso, tanto sono sicura che prima o
poi qualcuno penserà di me “Ma chi? Sara? Ma quella non capisce nulla, fa tanto
la rockettara e poi va a vedere Tiziano Ferro!!”
Ma perché? Io mi ritengo fortunata perché questo atteggiamento mi porta a una
riflessione ma ci sono altre persone che si lasciano condizionare, come quelle
che escono tutti i sabato sera non perché ne hanno voglia, ma perché il
chiacchiericcio generale ha stabilito che il sabato è vietato stare a casa e chi
ci resta è sfigato.
Non è vero, ma ci credono in troppi.
Forse predichiamo troppo un’apertura mentale che siamo i primi a non avere,
auspichiamo a un mondo più aperto ma solo perché gli altri la devono pensare
come noi e non possiamo abbassarci a capire gli altri, perché predichiamo
l’uguaglianza ma in fondo ci sentiamo superiori.
Gli stessi Linea 77 sono intervenuti in mezzo a tutti quei commenti e hanno
detto una sacrosanta verità: “Sapevamo che ci sarebbero state proteste ma un
artista non si deve limitare. E poi a noi è sempre piaciuto provocare. La
vicenda è il triste resoconto del male del secolo italiano: la faziosità”

E ora lasciatemi parlare di Billy Ballo. Non conoscete Billy Ballo??? E allora
ci penso io. Avete presente i programmi della gialappa’s band?? Billy Ballo è
quello che appare nei trailer dei film…se ancora non avete idea, correte su
youtube e digitate Billy Ballo. È un personaggio che fa il verso ai concorrenti
dei vari talent show prendendo il nome da Billy Elliot.
Il nostro personaggio è interpretato da un ragazzo che si chiama Alessio Saro e
ha 33 anni. Ed è proprio di lui che voglio parlare. Il nostro attore, più o meno
un mesetto fa, è stato arrestato per stupro. In realtà non ha stuprato nessuno,
ma ha avuto rapporti sessuali con una tredicenne ben felice di accoglierlo tra
le sue braccia, diciamo così. Solo che la legge italiana parla chiaro, sotto i
14 anni, anche se la ragazzina è consenziente, è stupro.
Ah, la ragazzina l’ha conosciuta su facebook, manco a dirlo.
Succede che la ragazzina tredicenne è iscritta su facebook. E io mi domando che
cosa ci faccia, ma vabbè. La nostra riconosce Billy nonostante abbia un altro
nome e parte la richiesta di amicizia. Poi i due si incontrano, si piacciono,
lei racconta alla mamma che va a dormire dall’amica, invece va via con lui, a
casa sua e spatapam! Succede tutto.
I due si piacciono e si danno un altro appuntamento, la bimba dopotutto ha già
la scusa collaudata. Solo che prima di andare a dormire dall’ “amica”, si depila
e si trucca. La mamma si insospettisce e appena la figlia esce, si affaccia alla
finestra e la vede che sale in macchina con un uomo. Scatta la chiamata al
cellulare della figlia, si fa passare il nostro Billy che si spaccia per il
fratello dell’amica ma la mamma ormai non ci casca e si fa riportare a casa la
figlioletta. E scoperta tutta la storia, scatta automaticamente la denuncia per
stupro e l’arresto immediato di Alessio Saro.
Ok. Vi dico cosa ne penso? E certo, altrimenti che ci sto a fare… dunque. Penso
che la tredicenne, un po’ zoccoletta, lo sia, penso che tredici anni non siano
abbastanza per un consenso di questo tipo e penso soprattutto che io a 13 anni,
litigavo con mia mamma perché mi toglieva le Barbie dalle mani. Certamente non
ero su facebook, sia perché non esisteva, ma anche perché a tredici anni, mia
mamma, non mi avrebbe permesso di utilizzare internet senza il suo permesso e
soprattutto senza la sua presenza.
Ma. C’è un ma, grande come un palazzo. Le colpe di ciò sono tutte del nostro
amatissimo Billy. Adesso. Trentatreenni in linea… ma per voi è normale provare
attrazione fisica per una tredicenne?? E si che alcune adolescenti di oggi
sembrano già in prepensionamento, però echecazzo!!! Ha comunque tredici anni, è
pur sempre una bambina, ma non ci pensi mentre… mentre… non fatemi andare avanti
con la frase che poi rimango turbata da sola.
Ciò che più mi ha colpito però, è la reazione di tante persone. Se andate nei
video su youtube, sotto ci trovate tanti commenti a riguardo. Ebbene, la maggior
parte inneggiano alla liberazione immediata di Alessio Saro perché la bimba era
consenziente e perché questo arresto, altro non è che l’ennesimo atto di
oltraggio alla libertà individuale.
Cazzo, ha 13 anniiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!! E’ in terza media porca miseria,
probabilmente non ha neanche il ciclo mestruale e si ritrova già l’imene
sfondato!!!!!!
Perché non le facciamo sniffare cocaina allora?? Se è consenziente!!! Tanto se
sniffa una volta ogni tanto non le fa nulla!!
E tutti a dire che in Italia non si è più liberi di fare niente, nemmeno di
accoppiarsi con le alunne di scuola media, come se fosse la cosa più normale di
questo mondo, e che la legge è sbagliata e che se una cosa è stabilita da una
legge non è detto che sia giusta.
Benissimo. Chi lo spiega a questi cultori della libertà che prima di pensare
alla legge, si dovrebbe avere anche quel minimo di buonsenso per cui se io sono
un uomo di trentatre anni e incontro una tredicenne su facebook, forse riesco a
capire che è il caso di non portarla a letto ma di farle vivere la sua infanzia?
Perché a 13 anni si è ancora bambine!!!!!!!!!!!!
Io non credo di essere restrittiva. Ma da un uomo di 33 anni mi aspetto un
minimo di cervello, Gesù Santo!!! Quella è una bambina, lasciala in pace!!!
Io se fossi stata nei panni della mamma della bimba, a Billy avrei frullato la
faccia a schiaffi. Prima di denunciarlo, ovvio.
Ma ho la vaga impressione che quando i meravigliosi autori di quei commenti
ignobili saranno genitori di una figlia femmina e si ritroveranno al suo
tredicesimo compleanno, chissà come, cambieranno idea.

Ho deciso cosa voglio fare da grande: il ministro della pubblica istruzione.
Dai, mi ci vedo benissimo e poi deve essere una figata!! E poi peggio di Maria
Star non potrò fare…
Allora, l’idea che ho di come dovrebbe essere un ministro, è un’idea amplificata
di ciò che mi viene in mente quando penso a come dovrebbero essere gli
insegnanti. E come dovrebbe essere un insegnante? Semplice. Deve farsi amare
dagli alunni. Non deve terrorizzarli, deve far capire che ciò che studieranno
sarà utile alla loro vita quotidiana, deve far capire che è bello sapere tante
cose e che se tutti i professori fossero così, la scuola sarebbe proprio uno
spasso.
Io l’ho detto tante volte. A me della scuola non manca proprio niente.
E per confessarla interamente, fosse stato per me non sarei andata nemmeno alle
scuole superiori.
E voi mi direte “e con che coraggio adesso vorresti fare il ministro della
pubblica istruzione?”. Proprio perché la scuola com’è strutturata non mi piace e
ho in mente un piano stupendo!
Da dove comincio? Comincio dall’idea più importante. Abolisco gli esami di
maturità. Ebbene si. E sapete perché? Perché ne ho sentite troppe a riguardo e
trovo profondamente ingiusto che gli alunni alla fine, vengano giudicati per tre
giorni e mai per i cinque anni complessivi di scuola!!
Eh no, siamo buoni tutti
altrimenti!! Facciamo un esempio. Arriviamo alla fine dell’anno con l’alunno A
che se l’è sempre cavata e con l’alunno B che ha 7 materie insufficienti. Solo
che fa la sceneggiata e gli insegnanti si lasciano commuovere e allora via,
alziamogli tutti i voti, magari portiamoli allo stesso livello dell’alunno A che
sì, non ha mai brillato ma ha sempre fatto il giusto.
Arriviamo il giorno dell’esame e che succede? Che se l’alunno B ha già preso per
il culo una volta, lo farà anche una seconda e cosa ancora più grave, gli
insegnanti saranno ben disposti a farsi prendere per i fondelli. E l’alunno A? A
lui va di sfiga, nelle prove non riesce benissimo e gli insegnanti, che hanno la
memoria cortissima e hanno dimenticato che nei precedenti 5 anni ha sempre fatto
il suo dovere, saranno prontissimi a metterlo in difficoltà in ogni modo.
Andrà a finire che nessuno sarà bocciato (forse), ma che alunno A e alunno B
usciranno con lo stesso voto. Ma con l’impressione esterna che all’alunno A sia
stato dato un calcio in culo per essere promosso, mentre l’alunno B si sia
meritato tutto.
Eh no!!! Eh no!! Io sotto esame di maturità metterei perennemente tutti gli
insegnanti e come commissione ci metto gli alunni che in quelle materie vanno
male. E la domanda d’esame sarà: “Avanti, spiegami una volta per tutte questa
cacchio di partita doppia che in cinque anni che ti ho sopportato non sei mai
venuta a fare lezione ma solo a interrogare argomenti che mai hai spiegato. E
bada bene che se sgarri ti boccio!”
Io penso che ad alcuni insegnanti, un po’ di strizza farebbe solo bene.
Specialmente se sono quelli che se ne sono sempre fregati alla grande.
Anche perché tanti prof, dimenticano un comandamento importantissimo e cioè il
fatto che da tutte le persone si può imparare qualcosa. Quindi, anche dagli
alunni! E tanti invece partono dal presupposto che a causa della giovane età,
non ci sia niente da prendere. Certo, a 14 anni nessuno di noi è stato capace di
“intendere e di volere”, ma questo non significa che la personalità debba essere
annullata per fare posto all’esatta coniugazione di tutti i verbi, per quanto
sia importante.
E al posto dell’esame di maturità che ci metti? Decido che ogni alunno, tutti
gli anni debba essere valutato in base a tutto ciò che ha fatto. Alla fine, un
voto finale complessivo glielo diamo.
Al giorno d’oggi, l’esame di maturità è sempre più un esame d’immaturità. La
fonetica ci viene incontro.
Togliamoci dalla testa che gli insegnanti siano sempre capaci di insegnare
veramente.
Vi piace il primo punto del mio programma?? Adesso vengo agli altri. Aumenterei
l’età per la frequentazione della scuola dell’obbligo.
“Ma come, proprio tu che manco ci volevi andare?”
Esatto, proprio io che manco ci volevo andare, perché ho capito che sarebbe
stato un errore gravissimo. Quindi, risolviamo una volta per tutte, la scuola
dell’obbligo arriva fino al diploma!! Poi ognuno sceglie la sua strada.
A questo proposito, ho un’altra proposta. La scuola media. Ma perché dura solo
tre anni? Secondo me ci siamo dimenticati una cosa fondamentale. Che ho detto
anche prima. E cioè a 13 anni un ragazzino, non capisce nulla. Però pensa di
sapere tutto della vita ed è convinto di avere sempre ragione. Il periodo che va
dai 13 ai 15 anni è un momento terribile, dove un bambino passa dalla
convinzione di sapere tutto e arriva a ritrovarsi quasi ragazzo con invece la
consapevolezza di non aver capito niente!!
Com’è possibile che a 13 anni un bambino sappia che indirizzo scolastico
intraprendere!! Entra a scuola che ha 13 anni e esce che ne ha 18… sono solo 5
anni, ma 5 anni in cui cambia tutto!!
Cambiamento: la scuola media deve durare 5 anni. Ah, già che ci siamo, possiamo
aumentare il raggiungimento della maggiore età? No, sapete com’è, ma i pischelli
che ti sgommano la macchinona di papà davanti a scuola sono da evitare come la
peste. Rimettiamola a 21 anni. Dai che a 21 anni è tutta un’altra situazione!!!
La scuola media dura 5 anni. I primi tre, classici. Gli altri 2 sono una specie
di specializzazione, dove gli insegnanti aiutano gli alunni a trovare la strada
che fa per loro. I bambini più bravi e cui piace la matematica faranno più ore
di matematica, ma senza mai trascurare le altre materie. Idem per i più bravi in
italiano, in inglese, in francese, in musica eccetera…
Musica. A proposito. Alle scuole superiori, qualunque esse siano, l’ora di
musica continua. E non necessariamente con il flauto, che è lo strumento più
insopportabile di tutti i tempi… e nemmeno fermandoci alla storia della musica
di inizio ‘900. Guardate che non conoscere i Rolling Stones e non conoscere
Mozart, è grave allo stesso modo. Inoltre diviene d’obbligo la conoscenza di
questi artisti italiani: Fabrizio de Andrè, Francesco de Gregori, Giorgio Gaber,
Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Luciano Ligabue. Un’ora alla settimana la
dedichiamo a e-mule e all’insegnamento che per chi non ha il becco di un
quattrino, scaricare musica da internet non è poi così grave. Coraggio, gli U2
non faranno la fame a causa della mia riforma!
L’ora di religione rimane, ma come l’ho fatta io alle superiori. Il mio
insegnante è un parroco. E quando lo incontro per strada, corro a salutarlo. Ha
passato gli anni a insegnarci quanto Gesù Cristo sia stato un grande
rivoluzionario, colui che ci ha insegnato un mondo costruito con l’amore e la
tolleranza, col rispetto per il diverso che poi diverso non è, con la voglia di
amare e di farsi amare. E ci ha fatto capire di quanto siamo stupidi noi umani,
a farci la guerra per ogni minima cretinata!!
Ovviamente è sempre facoltativa. Solo che chi non la frequenta, non sa cosa si
perde!!!
Inoltre: obbligatoria l’ora di lettura dei quotidiani nazionali. E il
conseguente insegnamento di leggere le notizie con un occhio critico, non
smettendo mai di chiedersi il perché delle cose.
Infine una delle questioni più delicate. Il bullismo. Qui sarò irremovibile. Se
con tutti i miei metodi bellissimi, cioè di insegnanti capaci di insegnare oltre
alla materia anche e soprattutto la vita, con le parole bellissime di tutti gli
artisti italiani che conosciamo, con l’amore di Gesù Cristo, che potete credere
in lui o no, ma per quanto possiate credere finta la religione, nessuno può
negare che quel messaggio d’amore debba diventare il motore del mondo, se con
tutti questi metodi i bulli esistono ancora, dovrò prendere seri provvedimenti.
Ascoltami bullo. Se fai del male a un tuo compagno di scuola, ripeti l’anno.
Automaticamente. Puoi anche avere i voti migliori, ciò non significa che tu
abbia capito qualcosa della vita. Hai capito? No perché se hai ancora qualche
dubbio, ripeti in automatico anche gli altri anni. E ricorda che nella mia
riforma, l’obbligo scolastico arriva al diploma e anche se hai 32 anni non te ne
puoi andare.
Ultima cosa, ma questa riguarda il mio ministero: banditi gli sprechi. Ma per
sprechi intendo che se nella scuola ci sono soldi che vengono buttati in
baggianate, ciò sarà evitato, non che elimino scuole di paese così, a cazzo!
Regola valida per tutti: se un preside viene a denunciare il figlio di un
immigrato clandestino sarà automaticamente sputato in un occhio da me medesima,
in diretta televisiva negli studi di Porta a Porta, che figuriamoci se Bruno
Vespa si perde l’occasione.
Per le università la solfa non cambia. Anzi, qui gli insegnanti sono ancora più
sotto esame, perché tanti docenti non accettano che gli alunni abbiano un loro
modo di ragionare e di avvicinarsi alle materie, ma esigono che lo studente si
limiti a ripetere a memoria ciò che hanno letto sui libri.
Io per esempio, conosco un’insegnante di teatro che esige questo. Di teatro,
capite? È terribile!! Il teatro è nato per dare un insegnamento e per lasciare
una morale… come potremmo mai capirlo se tutti ci limitassimo a studiare a
memoria?
Dal momento in cui sarò al ministero, studiare a memoria sarà severamente
vietato! Sosteniamo la creatività degli studenti!! Almeno saranno i bravi ad
emergere e non i secchioni!
Che dite? Secondo voi potrei migliorare un po’ le cose? Io penso di si… dai,
votate per me!
Scusate se mi sono dilungata, ma questo è un piano politico, mica pizza e fichi.

Comincio a essere stanca. Del modo di pensare generale che per carità, non è
colpa della gente comune. È colpa di chi ci ha fatto credere questo.
Avete presente quando qualcuno mette in giro una voce, infondata, però tutti ci
credono?? Ecco, una cosa che qui in Italia succede più o meno ogni santo giorno.
E riguarda svariati ambienti. L’immigrazione, l’integrazione, il pericolo e
adesso, anche il lavoro. Eh si, perché poi adesso si sono svegliati e sono tutti
lì a dirci che c’è la crisi. La crisi economica.
Sentite un po’ razza di asini, è un’infinità di tempo che c’è la crisi economica
grave, ed è diventato irreparabile da quando un genio ha deciso di approvare i
contratti a tempo determinato! Perché? Cos’è cambiato?
È cambiato che da allora
le aziende hanno trovato più conveniente assumere giovani, ma solo per tre mesi.
E poi? Poi, forse, gli rinnovano il contratto. Però il giovane, guadagnerà una
miseria e non potrà fare alcun progetto.
Vuole sposarsi? Non può. Fra tre mesi potrebbe perdere il lavoro.
Vuole comprare casa? Non può. Perché col piffero che le banche gli concedono il
mutuo.
Ah ecco, le case. Altra bella questione. Una mia zia, ex insegnante delle
elementari, dice: “Sono cambiati i tempi… noi andavamo via dalle topaie per
andare nelle case belle e i nostri figli vanno via dalle case belle per andare
nelle topaie… noi dovevamo emigrare per mandare qualcosa alla famiglia e i
nostri figli devono emigrare per trovare il primo schifo d’impiego e noi da casa
dobbiamo mandargli altri soldi, perché i loro non bastano”.
E non parliamo dell’unione case-banche. Ci sono buchi che costano 250.000 euro e
banche che concedono un mutuo da pagare in rate da 350 euro, che però arrivano a
900…. Volete farmi credere che sia tutto regolare?
La crisi… saranno sei anni che c’è la crisi. E quali sono i meravigliosi
consigli che ci danno? “Ma voi dovete fare girare l’economia!!!” Andate a quel
paese.
Sapete cosa mi fa arrabbiare? Quando sento la gente che dice: “Eh, adesso è
fortunato chi ha un lavoro”. Che per quello che stiamo vivendo, è vero, lo
riconosco. Però, fatemi analizzare la parola “fortunato”.
No, echecazzo, è fortunato chi è ricco e può spendere come più gli pare, è
fortunato chi ha il culo pieno di soldi e non sa come spenderli senza pensare
“oddio, domani mi licenziano”, è fortunato chi fa la vita del nababbo, ma chi ha
un lavoro non è fortunato. Chi ha un lavoro è una persona normale e un impiego,
oltre a essere un dovere, deve essere innanzitutto un diritto!!
Ce l’abbiamo una Costituzione? Si, grazie a Dio, anche se alcuni la considerano
carta straccia!!! E qual è il primo articolo?
L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro!!!
Diamine, sul lavoro!!! E dov’è il lavoro?? Non vedo l’ora di finire
l’università, ho un precariato che mi aspetta a braccia aperte.
Non vedo l’ora di finire a lavorare in un’azienda, così ogni tre mesi rischio di
trovarmi col culo per terra. E se chiamassi i sindacati? Ecco ecco, questi
giovani non hanno voglia di fare niente e si appellano al sindacato!
Ma prendiamo altri casi. E i giovani che fanno altri lavori in condizioni di
sicurezza pessime? Loro? Che cosa fanno? Ve lo dico subito.
Sarroch (Cagliari). Raffineria Saras. Tre operai muoiono asfissiati.
Hanno 26, 30 e 56 anni. E prendevano da 700 a 1000 euro.
Loro sarebbero fortunati eh?

In questi giorni ho la febbre. Non sto tanto bene e quindi sono ferma a casa. Ho
così avuto modo di seguire tanti tg e leggere tante notizie su internet. E
allora le voglio commentare.
Prima notizia. Tutti parlano dell’influenza suina. Che è una cosa tragica,
terribile, che ha provocato tanti morti in Messico, che è una malattia
nuovissima, che bisogna stare attenti, evitare i luoghi pubblici e una serie di
cose.
Poi arriva il primo caso in Italia e cosa ti dice la giornalista del tg? Primo caso italiano di febbre suina, ma il paziente è già guarito.
Ma come? Ma fino a tre minuti fa eri lì a farmi credere che era incurabile e adesso il primo italiano che ne è rimasto colpito è guarito nel giro di mezz’ora??? Ma razza di imbecille che non sei altro, ma dimmi che quella malattia è una tragedia in Messico dove le condizioni igieniche sono pessime e dove i farmaci sono introvabili, cretina!!!
Dimmi che in Italia, dato che viviamo bene, si cura in
un batter d’occhio, asina patentata!!! Ma io non capisco… ti fanno un emergenza
su tutto questi giornalisti, sono buoni solo a creare allarmi e sempre quando
non ce ne sono! Poi quando succedono i casini, ce li dicono a metà, che se non
li capiamo è meglio! Ci distraggono con le notizie finte, ci fanno aver paura di
un’influenza che guarisce in un attimo! Idioti. Giornalisti del servizio
pubblico…. Ma non fatemi ridere! A schiaffi, vi prenderei!
Altra notizia. Anche quest’anno sono stata al concerto del Primo Maggio a Roma….
Evviva!!!! Meraviglioso come sempre!!! Ma non mi dilungo sulle mie sensazioni e
sui gruppi… ci sono due notizie a riguardo che mi hanno colpito. Una l’ho letta
sul sito di un quotidiano che si chiama “Il giornale”. Bah. L’altra sul sito
della Uaar. Doppio bah.
Allora, veniamo al primo sito. “Il giornale” sostiene che a questo evento i dati siano sempre esagerati e che non c’erano 800.000 persone, ma (cito testualmente) in realtà molti ma molti di meno. Bene. Giornalari del giornale???? Al vostro articolo ci mancava solo la parentesi con scritto “almeno dalla mia tv sembrava così”, perché si vede che in piazza San Giovanni, non ci è passato nessuno di voi! Forse siete usciti dalla metropolitana e avete visto che non ci stavate, così, incacchiati neri perché Vasco ve lo siete persi, l’avete buttata lì. “E ma vuoi che i comunisti sono 800.000? Ma no, macchè, ma và!”.
E perché non mi dite
quanti ce n’erano esattamente visto che ne siete così sicuri? Allora, amici del
maialino, ve lo dico io, che c’ero. Si, forse non c’erano 800.000 persone. Ce
n’erano pure di più. Perché se erano molte ma molte di meno, io, lo spazio per
tirare fuori la macchina fotografica dalla mia borsa, l’avrei avuto. E avrei
avuto modo di arrivare lì e mettermi in prima fila, se le persone fossero state
molte di meno!! Perché non mi raccontate che dalla sera prima c’erano le persone
accampate sotto il palco? Ah già, forse non lo sapevate neanche. E poi, qual è
l’altra polemica inesistente? Che Sergio Castellitto ha recitato una poesia di
sua moglie, la scrittrice Margaret Mazzantini. Dunque? Conflitto di interesse.
Perché guardi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi di avere
la trave nel tuo occhio?
La notizia della Uarr è rivolta esclusivamente a Sergio Castellitto. Della Uarr
ho già parlato tempo fa e ribadisco. Io, da credente, rispetto chi non crede.
Io, da credente, spesso mi infastidisco quando la Chiesa si intromette nello
Stato. Io, da credente, lo so che a volte sembra proprio che alcun sviste della
Chiesa vadano in netto contrasto con la parola di Cristo.
Io, da credente, rispetto te, che non credi nel mio Dio e non mi farai del male.
Ma se tu, non credente, ti lamenti di una ipotetica supremazia della religione
ma in fondo al cuore calpesteresti il cadavere dei tuoi amici, che tanto il
paradiso non c’è e l’anima non esiste, pur di avere una supremazia dell’ateismo
in questo mondo, mi fai letteralmente girare le palle!
Io non costringo te a credere in Dio, ma tu non cercare di costringere me a
credere che non esista.
Sergio Castellitto ha recitato il testo “Imagine” di John Lennon ma ha omesso la
parte che dice “Immagina un mondo senza religioni”. Buuuuuuuhhhh! Sui siti della
Uaar si è scatenata la polemica, youtube è stata invasa di tanti di loro che
commentano cose del tipo “Castellitto merda”.
L’ipotesi che magari Castellitto possa pensarla diversamente non li ha nemmeno
sfiorati. Che palle.
Tengo a precisare che non generalizzo affatto tutti gli atei con la polemica
della Uaar.
Se la Chiesa è insopportabile quando reagisce alla Littizzetto che fa le
battute, la Uaar è altrettanto insopportabile quando reagisce appena tocchi la
loro non-religione!
E poi guai a chi mi tocca il grande Sergio!!!!
Che fatica seguire le notizie.

Lo spettacolo del Bagaglino ha chiuso in anticipo causa calo di ascolti. Ma
va???? Ma pensa te, non me lo sarei mai aspettato da un programma che da
vent’anni cambia titolo ma ti propone sempre la stessa minestra!!!
Da piccola lo adoravo. Il sabato sera era un must guardare quel programma e mi facevano ridere gli imitatori e mi piacevano i balletti di Valeria Marini o di Pamela Prati, perché ovviamente pensavo che erano balletti quelli. Comunque.
Passano gli anni,
cambiano i titoli, e la solfa è sempre la stessa. Uomini vestiti da donna,
freddure da invidiare ai film di Pierino, qualche volgarità gratuita, gli
immancabili vip in prima fila che ridono e guardandosi tra loro esclamano “è
uguale!!”. E oltre a questo, aggiungendosi col tempo, donne nude a volontà.
Quest’anno lo spettacolo si intitolava “Bellissima, varietà anticrisi”.
Tralasciamo il fatto che questo programma, la crisi non solo non la scacciava,
ma la faceva venire anche a chi prima non l’aveva.
Il titolo era dedicato a una prima donna, immaginiamo. No, non era una, erano
otto. Alla faccia. E lo spot cominciava proprio con loro. Le soubrette si
mostravano al pubblico e si presentavano.
Valeria. Marini. Te la passo. Non mi è mai stata troppo simpatica, anche perché
ha un accento peggiore del mio e continuava a proclamarsi romana fino a pochi
anni fa. Ma piano piano, nonostante la simpatia nei suoi confronti non sia
arrivata, ho capito che proprio stupida, non lo è nemmeno lei.
Pamela. Prati. Ti passo anche lei, ha cinquant’anni e da venti è li a
sgambettare dal Salone Margherita, se le togli questo è la fine. Lei almeno non
ha mai nascosto il fatto di essere sarda.
E poi partivano le altre. Justine, Antonella, Manila, Silvia, Angela. Ohibò… e
voi chi siete?
Justine Mattera, arrivata in Italia come moglie di Paolo Limiti che stava seduta
nei suoi programmi vestita e truccata come Marilyn. Posso fare un appello?
Fatemi tornare Limiti!!!! Adoro quando fanno vedere gli spettacoli di anni e
anni fa!!!! E soprattutto, se da telespettatrice sono arrivata al punto di
sentire la mancanza di Paolo Limiti, qualcosa vorrà dire.
Antonella. Mosetti. Ex ragazza di Non è la rai, ancora in circolazione non si sa
per quale motivo.
Manila. Nazzaro. Ex Miss Italia. Vedi Antonella Mosetti.
Silvia Burgio. Ex concorrente del Grande Fratello ed ex transessuale. La
Ricordate? Ne avevo parlato anche io e ne avevo parlato benissimo. E’ andata al
grande fratello e ci ha costretto a capire che la personalità sta dentro di noi,
il corpo che la avvolge altro non è che un involucro. Te la passo, la promuovo a
pieni voti.
Angela Melillo. Non so da dove sia arrivata, né per quale motivo ogni tanto la
si veda sgambettare in tv. Bah.
E poi l’ultima, quella che doveva essere il pezzo forte.
Nina. Moric. È di spalle e si volta. Aaaaaaaaarrrrgghhh!!! Ma che
diavolo è successo alla faccia di questa qui????? Ma non ci posso credere!!!!!
Era bellissima e ora ha la faccia gonfia che neanche un pugile dopo un ko!!! Ma
chi è il chirurgo che ti ha rovinato così?? Ma eri una delle donne più belle del
mondo e adesso sembri la cugina sfigata di Alba Parietti!!!! Che tristezza… e si
che esserti sposata con Fabrizio Corona deve averti rovinata anima e corpo, ma
santo cielo, guarda che a ridurti così ce ne vuole!!!! Tornerà mai com’era
prima? Ma non ne hai specchi? Eri stupenda, chi te l’ha fatto fare, ti sei
rovinata la faccia!!!
Lo show andava avanti tra qualche imitazione, ma era incentrata soprattutto
sulle esibizioni delle primedonne, che si impegnavano in una sfida
originalissima: bionde contro more.
E dato che le primedonne non sanno fare niente, possiamo immaginare…
I dati di ascolto hanno dato un giudizio palese. Hanno addirittura preferito i
bambini ammaestrati, figli di genitori atteggiati, che hanno partecipato al
programma della Clerici.
La Marini, che ha sentito in anticipo puzza di flop ha colto la palla al balzo
pur di lasciare la barca che affonda. L’hanno dovuta sostituire con tale Natalia
Bush, in sostanza una mucca con la parrucca bionda.
Considerazioni? Consigli? Nessuno pensi che la comicità non piaccia. Zelig non
farebbe i picchi d’ascolto altrimenti. I comici, le battute, le risate ci
piacciono. Ma devono essere intelligenti, non freddure buttate a caso!
Forse è il caso di rinnovarsi?

E adesso fatemi dire delle
pubblicità progresso. Io solitamente le adoro. Adoro quelle sulla violenza sulle
donne, dove le donne vengono incitate a non accettare mai nessun tipo di
violenza. Né fisica, né psicologica. Benissimo, ottima idea, approvo
totalmente.
Mi piace quella sulla depressione, dove anche qui, chi né è colpito, è spinto a non avere paura di affrontare con coraggio questo problema. C’è quella sull’autismo, quella sui problemi alimentari, c’è quella che promuove il teatro, c’è anche quella della immondizia che ogni tanto invasa Napoli, quella con quell’attrice che era finita al centro delle polemiche di intercettazioni e raccomandazioni. Anche se devo dire che quest’ultima mi lascia perplessa, perché non ci vedo molto chiaro, ma vabbè, per ora chiudiamo un occhio e facciamo finta che sia vero che quel problema sia finito per sempre. Io me lo auguro, però i miei dubbi, me li tengo.
Insomma, penso che la pubblicità progresso sia un bel modo per lanciare dei bellissimi messaggi.
La mia preferita, in ogni caso, rimane quella che facevano tempo fa, dedicata ai giovani e ai loro mezzi di trasporto. Si vedeva un ragazzo in uno scooter e dietro di lui, un altro ragazzo, era un angelo, che gli allacciava il casco. Era l’angelo custode e mi ricordo una frase bellissima che diceva: “Io faccio tutto il possibile, ma voi andate così veloci…”. Un messaggio stupendo e un video altrettanto bello. Non nego che ho sempre considerato questi spot come piccole opere d’arte e che alle volte penso che sarebbe bellissimo se un giorno riuscissi a girarne uno anche io.
Così, è un’idea. È un modo per parlare alla gente, per fargli sapere che tanti problemi che ci addolorano, sono problemi di tutti. È un modo per ammettere le debolezze umane, perché tutti ci preoccupiamo per qualcosa e perché dobbiamo renderci conto che non saremo mai gli unici.
Veramente, bellissima idea. Ma. C’è un ma. Pochi giorni fa, mentre pranzavo, ne vedo un’altra. Tengo a sottolineare il “mentre pranzavo” perché significa che siamo intorno alle 13/ 13.30. Insomma, stavo pranzando e ne vedo un’altra. Si vedono un uomo e una donna che entrano in una casa. La donna entra in casa e l’uomo rimane fermo sull’ingresso, allo specchio. Si osserva. Si guarda. Si scruta. Sembra parli a sé stesso, sembra si dica “Lei è qui, dai, vai da lei”. E poi una inquietante voce fuori campo:
“Tanti uomini hanno problemi di erezione”.
Oh santa pace!!!! Diciamo che per un soffio, tutto quello che di buono ho detto sulle pubblicità progresso, è ancora valido. Ma scusate… ma è un problema così grave da meritarsi lo spot? Uomini, abbiate pazienza, posso immaginare che non sia facile, ma io la pubblicità non ve l’avrei dedicata!! E che cavolo!! Ma mi hai parlato di violenza sulle donne, di alcool, di droga, di incidenti stradali e di angeli custodi, di teatro, di arte e ora mi racconti questo problema qui??? Ho capito che chi né è affetto non vuole sentirsi abbandonato ma… tu non pensi che egli stesso potrebbe provare un certo imbarazzo?? Tipo, se sono a una cena con amici, c’è la tv accesa, parte questo spot e uno degli ospiti diventa rosso in viso, forse si sente colpito. Non so, ipotizzo.
Sta di fatto che continuo a non trovare l’urgenza di uno spot su questo caso. Anche se pensandoci bene, quasi quasi mi fa piacere. È pieno di uomini troppo sicuri di sé e di uomini che pensano che la virilità si dimostri unicamente in quel campo. Forse è un messaggio tra le righe, cari uomini. Non ti funziona l’affare? Magari è la volta buona che usi il cervello!
Non so, ipotizzo eh… e scherzo ovviamente.
Ma tornando all’argomento principale. Io a questo punto dico a chi di dovere: va bene, magari è un problema diffusissimo, magari l’uomo ha bisogno di sentirsi consolato per questo… magari questo spot avrà degli effetti benefici.
Potreste evitare di trasmetterlo all’ora di pranzo???

Se qualcuno legge da parecchio le mie riflessioni qui, ha notato che sono una
fan del concerto del primo maggio che ogni anno si svolge a Roma. Sono andata a
vedere sul sito le prime notizie riguardanti la manifestazione e ho letto che
quest’anno, il motto guida della manifestazione è “Il mondo che vorrei”,
prendendo in prestito la nota canzone di Vasco che parteciperà all’evento. È un
titolo bellissimo!!! E allora mi sono chiesta: e com’è il mondo che vorrei?
E avevo talmente tante cose in mente che non ne ho detta nemmeno una!
Il mondo che vorrei è come questo. Rotondo e che gira. Che gira, sempre,
qualunque cosa succeda, lui non si ferma mai e va avanti.
Il mondo che vorrei è come questo. Multietnico. E con tutte le etnie, le culture
e le religioni che si incontrano e si rispettano e vanno avanti non nonostante,
ma grazie alle differenze.
Il mondo che vorrei non ha paura del diverso, dello straniero, solo perché ha
una nazionalità diversa. Ma diversa da chi, poi? Ricordate la canzone di
Fabrizio de Andrè, “Il testamento di Tito”? in una strofa canta “Non avrai altro
Dio all’infuori di me, spesso mi ha fatto pensare,genti diverse venute dall’est,
dicevano che in fondo era uguale… credevano a un altro diverso da te e non mi
hanno fatto del male”. Il mondo che vorrei sa benissimo che è composto da tante
culture, da tante tradizioni e non è spaventato, ma è fiero di questo.
Il mondo che vorrei è uno. Che diavolo significa terzo mondo, quarto mondo? Dove
sono questi mondi e chi li ha inventati? Il mondo che vorrei non ha uomini
capaci di creare con la crudeltà dei mondi a seconda del livello monetario. E se
proprio questo è impossibile, l’uomo riconosce almeno che la colpa di un paese
più povero, deriva da qualcuno che ha deciso di sfruttarlo! E risolve i guai,si
che li risolve.
Il mondo che vorrei è bello, è bellissimo. Non ha più i poveri e i ricchi, ha un
insieme di persone che lavorano onestamente, che vivono insieme e che vivono
bene, porca miseria! E’ un mondo a colori, in festa, in musica!! Sempre in
musica perché è ora di capirlo, il messaggio che la musica può diffondere nel
mondo è il più bello!!
Il mondo che vorrei non dimentica la storia, inorridisce davanti ai ricordi
dell’olocausto e si impegna costantemente affinché gli orrori di questo tipo non
avvengano mai più.
Il mondo che vorrei non ha spazio per i nuovi naziskin e rabbrividisce al solo
pensiero che possano esisterne ancora. Perché è un mondo saggio e un popolo che
ha alle spalle disastri come questi, deve avercelo stampato in testa che la
violenza non potrà mai generare nulla di buono. Il mondo che vorrei, anche se è
saggio, i nuovi naziskin li prenderebbe a calci nel culo dalla mattina alla
sera. Eh no, non venitemi a dire che allora sogno un mondo violento. Questa non
è violenza, questa è educazione, quell’educazione che i nuovi naziskin non hanno
mai ricevuto. Perché uno che pensa che esista la superiorità delle razze, non
può essere stato educato da qualcuno, dai, è impossibile.
Il mondo che vorrei, ha un Italia che chiede scusa alla Romania per tutte le
volte che i media infangano questa terra creando una caccia al romeno senza
precedenti. Ah ma, di questo ne parlo ancora, statene certi.
Il mondo che vorrei ha il principio della meritocrazia, dove chi ha una qualità,
può andare avanti e chi ha una raccomandazione, perde un turno. E no, è
sbagliato, stai fermo un giro. Rifletti e poi riparti.
Il mondo che vorrei comprende chi sbaglia e chi impara dai suoi errori. È un
mondo senza armi, senza distruzione, senza guerra… guerra? Che significa guerra?
L’ha inventata l’uomo che non è capace di rispondere a niente, quel tipo di uomo
che sembra voglia distruggere tutto solo a parole, poi incontra qualcuno che
sappia parlare meglio di lui e dato che si sente senza armi, passa all’insulto,
all’offesa e poi allo scontro fisico. Solo perché non sa parlare. Ci sono libri,
dizionari e antologie per tutti nel mondo che vorrei. E soprattutto, ci sono
tante tante tante persone che hanno voglia di leggerli, ecco la differenza con
questo mondo!
Il mondo che vorrei non è impossibile. Basterebbe darsi una calmata. Potremo
imparare ad ascoltare prima di attaccare qualcuno. E se qualcuno ci pone
un’opinione contraria, potremo tentare di trovare un punto d’accordo, senza
limitarci al “ma che cosa vuoi?”. Niente voglio, tranquillizzati.
Questo è il mondo che vorrei. E sono certa che è il mondo che vorreste anche
voi. E allora perché non lo facciamo?

La scorsa settimana c’è stata la festa del papà. Non avevo pensato a scrivere
qualcosa, non mi veniva in mente niente di interessante da dire a parte i soliti
auguri. Poi però, sono finita in un blog. Non un blog a caso. Il blog di
Riccardo Rossi, l’attore.
Non voglio fare pubblicità ma è giusto che io lo nomini perché sono rimasta molto colpita da ciò che ha scritto. Era una bellissima lettera dedicata ai padri e ai figli. O meglio. Alle figlie, alle figlie femmine.
La lettera era stupenda e consiglio a tutte le figlie femmine di leggerla. No, non è un errore. O meglio, dire figlie femmine è una ridondanza, ma io lo uso come rafforzativo. Tornando alla lettera, io mi sono commossa e da lì, dalle sensazioni che ho provato mi è venuto in mente questo post.
Quasi un post di risposta che io dedico a mio padre e a tutti i padri delle
figlie femmine. Mi concedo la presunzione di eleggermi portavoce di tante figlie
femmine per parlare con i nostri padri.
Cari babbi (o papà, come preferite), anche se la vostra festa è già passata
concedetemi un modo per farvi i miei auguri. Dopotutto è una ricorrenza e i
papà, i bravi papà, dovrebbero essere festeggiati ogni giorno. Come noi figlie,
raramente facciamo e aspettiamo una data, un’occorrenza per farvi i nostri
auguri.
E alle volte, anche pronunciando quella parola non riusciamo mai a dirvi quanto siete importanti per noi, quanto non potremmo fare niente senza il vostro sostegno e quanto ci sentiremmo perse senza di voi che in ogni caso, siete sempre dalla nostra parte.
Perché diciamolo, è la mamma che spesso prende le posizioni più difficili nei
confronti di noi figlie femmine mentre voi padri, siete sempre pronti a
spalancarci le braccia per dirci che anche se la mamma ha ragione, voi mai e poi
mai potreste provocarci un minuto di sofferenza. E ci ribadite lo stesso
concetto ma col sorriso e con quello sguardo che avevate il giorno in cui siamo
nate, quando guardando noi, che eravamo delle esserine piccole piccole avevate
ben capito che avremmo rivoluzionato la vostra vita e che non sarebbe stato
facile.
Sappiamo bene quanto siate gelosi di noi ma sappiate, anche noi lo siamo di voi.
Esigiamo la vostra fedeltà alla donna che avete al vostro fianco perché senza di
lei, senza voi due insieme, non saremmo mai venute al mondo. E passano gli anni
e noi diventiamo più grandi e voi crescete con noi, perché è così che va. Anche
se nella nostra mente è sempre difficile vedervi come noi, vedervi non impegnati
nel ruolo di genitori. Non pensiamo mai a come eravate quando noi non eravamo
“in programma” ed ecco perché a volte, ci sentiamo incomprese, non pensiamo a
quando avevate gli stessi nostri problemi di oggi che ci sembreranno così banali
col passare del tempo.
Si dice sempre che i figli, a
un certo punto, debbano prendere la propria strada. Che va seguita, anche se
lontano dai genitori. Arrivano le età dei sentimenti, degli amori o presunti
tali, delle sofferenze. E degli altri amori, magari stavolta veri, che medicano
le piccole ferite passate e ci preparano a una nuova vita. Arrivano i ragazzi
che alla fin fine, avranno sempre qualcosa in comune con i nostri padri. Qualche
difetto, solitamente.
E verranno tutti i sogni, i progetti, le difficoltà nel conseguirli ma anche la
consapevolezza di non deludere mai i nostri padri perché si sa, potremmo anche
avere un percorso completamente diverso da quello che noi sognavamo e anche da
quello che loro sognavano per noi, ma in ogni caso, in qualunque momento ci
saranno loro. “Ci pensa babbo, non ti preoccupare”, di nuovo, ci penserà lui a
risolvere tutto.
Ci penserà lui. E allora anche noi figlie pensiamo a quando ci ha accompagnato
per la prima volta a scuola e poi è venuto a riprenderci, così felice di vederci
perché quelle sei ore senza di noi sembravano un’infinità di tempo e quella
scuola sembrava a mille miglia di distanza. Pensiamo ai saggi di danza che
abbiamo fatto e pensiamo a lui che si spaccava le mani a furia di applausi
perché lì, in quel palco, c’è la sua bambina. Pensiamo a quanto fosse
preoccupato quel giorno in cui è arrivato l’esame di maturità perché di lì a
poco sarebbe arrivato il momento di separarci.
Personalmente, penso a quanto è stato difficile per lui accompagnarmi
all’aeroporto mentre non dicevo una parola e piangevo a dirotto, perché in fondo
lo sapevo che gli stracciavo il cuore e non poteva fare niente se non
abbracciarmi fortissimo e forse piangere, quando ha visto che l’aereo decollava.
Ci saranno momenti bellissimi e altri più difficoltosi, cari babbi, ci saranno
momenti in cui vi sembreremo delle wonder woman e vi sembrerà incredibile che
quella forza sia proprio delle vostre figlie femmine. Ma ci saranno dei momenti
in cui di quella forza non ce ne sarà nemmeno l’ombra e torneremo ad essere le
piccole indifese che senza volerlo, vi hanno sconvolto la vita.
Ma una cosa babbi. In ogni posto del mondo, potranno esserci chilometri, miglia,
oceani e continenti di distanza ma non potrà mai spezzare il legame
indissolubile che ci tiene legati. E non preoccupatevi mai quando penserete che
“un altro uomo ha preso il mio posto nel cuore di mia figlia”.
Babbi… siete voi il nostro cuore.
E non dimenticatelo mai. Saremo per sempre le vostre piccole bambine indifese.
A tutti i padri e a tutte le figlie femmine.
Auguri.
Quando una figlia diventa mamma

Avevo deciso di non parlarne. E infatti non mi addentrerò in riflessioni su ciò
che è successo o su cosa sarebbe potuto succedere. Adesso che sono passati un
po’ di giorni e che il clamore mediatico va scemando, mi espongo anche io. Ho
pensato tanto a lei e più che soffermarmi su cosa era giusto fare, ho pensato a
me e alla mia famiglia. A come vorrei che andassero le cose in una situazione
così terribile. A come vorrei che non andassero le cose mentre la mia famiglia
si strugge dal dolore. Avete già capito? Se fossi Eluana.
Se dovessi mai trovarmi nelle condizioni di Eluana, cosa vorrei che (non)
succedesse?
Non vorrei che il coma cerebrale andasse avanti per troppi anni. Perché potete
accudirmi con tutto l’amore di questo mondo e non sentire la fatica, ma sono
sempre un corpo che va girato ogni paio d’ore per evitare le piaghe da decubito.
Non sopporterei l’idea di essere lavata, cambiata e soprattutto toccata da mani
che possono appartenere anche alle persone più buone di questo mondo, ma quel
corpo è mio. È quello che rimane di me.
Vorrei che mia madre mi parli e mi dica sempre quello che ha intenzione di fare,
potrei non essere cosciente ma prima o poi, un angelo che mi riferisca tutto lo
troverò, ne sono certa. Vorrei che se decidesse di staccarmi la spina me lo
racconti liberamente. E io vorrei abbracciarla forte per darle coraggio, ma non
posso farlo. Sono un vegetale, non mi muovo.
Vorrei che mio padre mi vedesse il meno possibile. Vorrei che passasse le sue
giornate come sempre, vorrei che la mattina andasse al bar a prendere il caffè,
vorrei che chiacchierasse col barista e che si facesse due risate. Vorrei che
entrasse nella mia stanza e pensi che sia vuota solo perché sono ancora
all’università.
Vorrei che mio fratello non mi vedesse affatto, perché sotto l’animo da duro si
nasconde un cuore fin troppo tenero. Ops. Vorrei che nessuno gli dicesse ciò che
ho appena detto!
Vorrei che le mie amiche pensassero a tutte le stupidaggini che ho sempre
raccontato, che mi ricordassero per tutte le volte che ho cominciato a ridere
senza riuscire a smettere.
Vorrei che i miei parenti più cari preghino per me. O per la guarigione, o per
la fine delle mie sofferenze, come preferiscono.
Ecco cosa vorrei. Non vorrei invece che la mia non-vita, che il mio nome, che la
mia tragedia diventasse uno slogan che balza da destra a sinistra come una
bandiera quando tira vento. Non vorrei che in Parlamento parlino di me e della
mia salvezza, perché nei momenti in cui ero viva e vegeta, non erano a
conoscenza nemmeno della mia esistenza.
Come adesso insomma, guarda caso.
Non vorrei che i giornalisti stabilissero di trasferirsi tutti sotto casa mia,
non vorrei che fermassero mia madre per strada per farle la sensatissima
domanda: “Signora, come sta??”. Perché io vorrei che rispondesse “bene” ma loro
non capirebbero e le rovinerebbero la vita, più di quanto già non sia rovinata.
Non vorrei mai che un anonimo parlamentare, nel momento in cui dovessero
decidere di staccarmi la spina, desse a mio padre dell’assassino perché se lo
fai, quanto è vero Dio, appena passo all’aldilà faccio un corso accelerato di
spirito maligno e ti rovino tutte le notti a venire.
Non vorrei che qualche altro anonimo parlamentare dichiarasse alla tv che “Io la
voglio salvare”, perché se veramente vuoi farlo mi paghi, a tue spese, tutti i
viaggi per tutte le cliniche specializzate di questo mondo e sostieni la mia
famiglia, moralmente e economicamente, finché non vedi con i tuoi occhi che mi
alzo, parlo, mangio e cammino da sola. E se il tuo intento è realmente questo,
non c’è bisogno di dichiarare niente alla tv.
Non vorrei le processioni sotto casa o all’ospedale coi bigotti che mi portano
un panino e una bottiglietta d’acqua, minchia, non lo vedi che mi nutro con un
tubo e quel panino non potrò mai mangiarlo???
Non vorrei che tutti i politici si affrettino a creare un disegno di legge in
mio nome, perché, ve lo ricordo, le persone che vivono in quelle condizioni in
Italia sono 2500. Dovrebbe avere i nomi di tutti. Non dimenticatele mai.
Non vorrei che alla fine, qualcuno potesse immischiarsi e danneggiare
ulteriormente la mia famiglia.
Dite pure a Mentana di non licenziarsi e di non preoccuparsi, all’ennesimo
programma tv a me dedicato preferisco di gran lunga il grande fratello. Sai
com’è, Vespa non mancherebbe all’appuntamento e il mio lato maligno la vivrebbe
solamente come un’altra gara fatta a colpi di auditel.
Vorrei che la mia famiglia decidesse per me. Qualunque decisione, sarebbe quella
giusta, se presa da loro. Da loro, solo ed esclusivamente da loro.
È chiaro?

Facciamo un giro per l’Europa, vi va? Dove andiamo? In Francia. Si dai, sarà che
è un po’ che in tv mi capita di veder persone che hanno a che fare con la
Francia. Da poco si è vista Carlà Bruni. Da poco si è visto quel gran tronco di
pino di Vincent Cassel. Però hanno anche a che fare con l’Italia. Carlà è
italiana. E Vincent è venuto in Italia a farsi intervistare. E allora restiamo
in Italia ma parliamo anche della Francia.
A Roma, in questi giorni, si è svolto un incontro tra il nostro presidente del
consiglio e Sarkozy, il marito di Carlà. E hanno deciso di collaborare insieme.
Francia e Italia. E per cosa? Per fare la baguette più lunga del mondo? Da Roma
a Paris? No, magari. Oppure si, solo che ce la metteranno in un posto in cui non
sarà affatto gradita.
Vogliono collaborare per l’energia nucleare. Eh si. Lasciamo spazio alle nuove
tecnologie, mi viene da dire. Hanno infatti deciso di costruire in Italia una
serie di centrali nucleari.
La mia risposta è NO. Un NO secco e grande quanto una casa.
In primo luogo, perché con tutte le energie alternative che si sono scoperte in
questi tempi, questa iniziativa mi sembra una baggianata mostruosa. È come se
adesso che ci sono le automobili, ricominciassero a costruire carrozze e
addestrare cavalli per il trasporto comune.
Perché invece non investiamo nelle
energie alternative? Mai sentito parlare dell’eolica ad esempio?
In secondo luogo, perché è risaputo che i rischi sono alti. Le fuoriuscite di
radiazioni potrebbero essere molto più dannose adesso rispetto al passato.
In terzo luogo è proprio il luogo. Cioè. Se queste centrali non ci sono,
significa che avranno intenzione di costruirle. E dove? Secondo voi qual è il
posto prediletto? Sarà una zona ad alto o a bassa densità di popolazione? La
seconda, non credete? Ho un deja vu.
2003. “Per lo smaltimento delle scorie radioattive prodotte dalle centrali
dismesse il governo nazionale indica la Sardegna come il sito più idoneo,
specialmente nell’area situata tra il poligono di Perdasdefogu e il salto di
Quirra”. Ampia zona, nessun rischio sismico e poca popolazione. Sapete chi ci
abita lì?
Ci abito io.
Tralasciamo pure il fatto che mi viene in mente una canzone degli Articolo 31
che dice “Qui sono rimasti a farci da padroni i soliti ladroni che però hanno
cambiato i nomi”, con la differenza che dal 2003 a oggi, manco i nomi sono
cambiati, a capo sono sempre gli stessi.
Tralasciamo pure il fatto che sono ancora disgustata da quella orribile
proposta, sono convintissima che il sito più idoneo alla costruzione delle
centrali nucleari sarà la Sardegna. Ne sono certa.
E no eh. Vaffanculo, no eh. Levatelo dalla testa.
Che già sono incazzata nera per il risultato delle elezioni regionali e non so
che diavolo abbiano in mente i miei conterranei che hanno votato.
Che già sono incazzata nera perché adesso, col piffero che qualcuno si
preoccuperà dei giovani sardi e del loro futuro.
Che già sono incazzata nera perché questo dire-non dire a riguardo mi urta i
nervi. Vuoi costruirmi una centrale in casa? Abbi almeno il coraggio di dirmelo
in faccia, vieni a casa e dimmelo, che almeno ho la possibilità di spaccarti la
faccia.
Cosa mi devo aspettare? Mi aspetterei che il presidente della mia regione si
opponga.
Ma non è possibile perché a quanto ne so, il nuovo presidente della regione
Sardegna, è totalmente sprovvisto di parola. Alle campagne elettorali si è fatto
scortare dal suo boss, ai confronti politici non si è mai presentato e a parte
ridere e sghignazzare, nessuno l’ha mai visto fare altro.
Almeno il suo boss qualche promessa ce l’ha fatta. Centomila posti di lavoro.
Beh grazie, ringraziamo tutti, anche quei 25000 lavoratori in esubero, dato che
i disoccupati nell’isola sono 75000. Ma sono dettagli.
O ci vogliono centomila persone che lavorino nelle nuove centrali che hai in
mente per noi? Cavoli, allora volete costruirne una moltitudine tutte in
Sardegna? Oh beh, che bel futuro. Siccome il veleno che ci iniettano le basi
NATO sono insufficienti a sterminarci tutti, meglio andare sul sicuro, vuoi
mettere che quando in Sardegna non ci sarà più nessuno, potrà diventare la
colonia personale del primo che se la comprerà con un colpo di fax? Tanto per
citare Gianni Morandi.
Adesso ascoltami premier. E anche tu Sarkò. Io non sarò nessuno, ma quella terra
e più mia che vostra. Io ci sono nata, io ci sono cresciuta e anche se sono
momentaneamente emigrata, ci torno quasi tutti i mesi perché la mia casa è lì e
soprattutto sogno di tornarci e viverci per sempre. Voi non avete il diritto di
fare progetti su ciò che non è vostro, soprattutto quando c’è un popolo a non
darvi il permesso. Ricordate? Allora vi rinfresco la memoria. 8-9 novembre 1987.
Il popolo italiano vota per un referendum. Ci sono tre quesiti che riguardano il
nucleare. Chi vota SI vuole l’abrogazione.
Il primo. Abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali
elettronucleari.
Vince il Si, per l’80,6% dei voti.
Il secondo. Abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti
elettronucleari.
Vince il Si, per il 79.7% dei voti.
Il terzo. Abolizione della partecipazione dell’Enel alla realizzazione di
impianti elettronucleari all’estero.
Vince il Si, per il 71,9% dei voti.
E voi avete il coraggio di venire dopo 22 anni a rendere quel referendum carta
straccia e farmi le centrali in casa? No, toglietevelo dalla testa.
Scriverò a Carlà di spaccarti il culo, Sarkò.
All’italiano invece, ci penso io. Stai bene attento. Anche se tanti sardi si
sono fatti abbindolare dalle tue promesse fasulle, ci sono tanti altri isolani
che non hanno paura a tirare fuori le palle per difendere ciò che è loro. E io,
io che non sono tanto coraggiosa, sto imparando da loro a non farmi calpestare
da niente. Non mi fai paura. Non mi fate paura, potenti del mondo.
Dovete chiedermi il permesso anche per prendere un granello si sabbia. E per
voi, solo per voi, avrò sempre un NO dal profondo del mio cuore.

Conoscete la settimana enigmistica? Il famoso settimanale con cruciverba e
giochi d’ingegno di vario tipo? A me piace un sacco. Con i cruciverba, a volte,
me la cavo. Con i rebus invece sono una frana. Nessuna soluzione. E altri giochi
che mi piacciono tanto sono il “Trova le differenze” e “Aguzzate la vista”.
Perché sono uno specchio della vita. Mentre una situazione sembra in un modo,
guardi bene e saltano fuori tante cose a cambiare il modo di percepirle. O
mentre una cosa sembra uguale all’altra, scatta un particolare e tutto cambia.
Ci vuole uno sguardo attento e capace di non accontentarsi della superficie
delle cose. È bellissimo. Come gioco e come lezione di vita.
Così mi piace tanto provare ad aguzzare la vista anche nelle situazioni di tutti
i giorni, quelle che succedono a tutti noi o quelle che sentiamo ai
telegiornali. Ecco. I telegiornali. Proprio a loro mi riferisco. Ultimamente non
si parla che di stupri. Due in particolare. Quello di Roma e quello di Guidonia.
Cosa accomuna queste vicende? Accomuna due ragazze che per quanto possano
superare il trauma non se ne libereranno mai definitivamente. Accomuna cinque
delinquenti che meriterebbero di marcire in galera per il resto della loro
esistenza.
Questo è quanto.
E ora analizziamo le differenze. Che differenza c’è tra Davide Franceschini e i
quattro rumeni? La differenza è che il primo, italiano, autore dello stupro di
Roma, dopo neanche due giorni di prigione, se ne sta ai domiciliari. Tranquillo
a casa sua.
I rumeni invece, sono in galera. Non ci sarà ovviamente nessuna richiesta di
domiciliari per loro, principalmente perché non hanno un domicilio. Ma anche se
l’avessero avuto, non ci sarebbe stato lo stesso. Beh… sono rumeni.
Voglio per caso dire che se Davide Franceschini sia ai domiciliari, anche i
rumeni dovrebbero godere di questa ipotesi? No, voglio dire che Davide
Franceschini dovrebbe passare il resto dei suoi giorni a marcire in prigione,
proprio come i rumeni.
In tutto sono sette delinquenti e il posto per i delinquenti è solo uno. Lì non
si fanno distinzioni di nazionalità. Lì ci finisci se sgarri, o almeno così
dovrebbe essere.
E adesso analizziamo le reazioni. Ieri, a Roma, gli amici di Davide hanno appeso
dei cartelloni di solidarietà al ragazzo. “Davide, ti vogliamo bene”, hanno
scritto.
A Guidonia, la comunità rumena rischia il linciaggio.
A Roma, tra gli amici di Davide, ci sarà sicuramente qualcuno che pensa che in
fondo la ragazza “se l’è andata a cercare”.
A Guidonia, oggi, un negozio gestito da rumeni è stato colpito da una bomba
carta. Qui nessuno ha appeso striscioni di solidarietà.
Ma perché nessuno fa bordello sotto casa di Davide Franceschini e tutti fanno
casino davanti alla comunità rumena? Qual è la differenza?
Qual è la differenza tra Davide Franceschini e Mirel Huma con i suoi amici, gli
stupratori della ragazza di Guidonia? Ve lo dico io. Nessuna! Nessuna! Sono due
delinquenti che meritano la galera per tutta la vita perché a mio parere, lo
stupro e l’omicidio andrebbero puniti allo stesso modo.
Io lincerei tutti gli uomini che stuprano le donne e non mi preoccuperei di
chiedere loro da dove vengano!
Non siamo ancora in grado di capire. Perché se l’italiano si pente e dice di non
sapere cosa sia successo perché sotto effetto di droghe, questa è una scusante.
Se il rumeno dice di aver bevuto troppo, è un’aggravante.
Tutto dipende dalla nazionalità. Qui in Italia.

Un po’ di tempo fa ho ricevuto una mail da qualcuno che ha letto i miei post. Mi
chiedevano come mai tratto spesso tematiche gay. Siccome ho provato a rispondere
ma la mail tornava sempre indietro, faccio una specie di “uso privato del mezzo
pubblico” e provo a rispondere direttamente qui. Tanto non è un dialogo che si
ferma a due persone, è una discussione che può coinvolgere tutti e forse è
interessante parlare di altre opinioni. Che si possono condividere o meno. Nel
mio caso, la seconda. Non le condivido. Ma analizziamo.
La mail è questa:
“Mi dovresti dire perchè difendi tanto i gay ? lo sei anche tu ? lo sai che fino
a poche decine di anni fa i gay facevano pena a tutti ? lo sai che in tanti
paesi i gay hanno vita dura ? lo sai che i gay spessissimo importunano bambini e
bambine ?
O PER TE è UNA NOVITà”
E questa è la mia risposta:
“Innanzitutto ciao, caro lettore. Ho provato a risponderti privatamente ma forse
l’indirizzo è sbagliato, non saprei proprio.
Per soddisfare la tua curiosità, no, non sono gay, sono etero.
Perchè difendo i gay? Principalmente penso che si sappiano benissimo difendere
da soli.
So che fino a poche decine di anni fa facevano pena a tutti.
So che in tanti paesi i gay hanno vita dura.
E ti sembrano giuste, queste situazioni? Perchè mentre tutta la gente punta(va)
il dito contro i gay, loro non facevano del male a nessuno, tanto meno sputavano
sentenze come tanti etero facevano e fanno verso di loro.
Ti sembra giusto che una persona non possa vivere tranquillamente la sua
sessualità? Ma soprattutto: ti sembra giusto che al giorno d'oggi la sessualità
di una persona debba essere così importante? La seconda domanda che mi hai posto
è illuminante proprio per questo fatto.
Il fatto che spessissimo i gay diano fastidio a bambini e bambine è una notizia
tanto vera quanto quella che vede tutti i siciliani mafiosi, tutti i sardi
rapitori e tutti i campani camorristi.
Lo sai che la quotidianità non è certo caratterizzata da questi stupidissimi
luoghi comuni?
O PER TE E' UNA NOVITA'?
Saluti.”
Finish. Questa è la mail con la mia risposta. Spero venga pubblicata nel sito,
so che forse non è molto corretto pubblicare un testo intero ma è anonima, non
c’è scritto da chi è stata scritta, non c’è scritto da quale città. Non c’è
scritto niente.
Temo però che quel pensiero sia molto comune e questa mail mi è tornata alla
mente dopo aver visto l’inizio del grande fratello e alcune notizie riguardanti
il festival di Sanremo.
Il grande fratello perché ci sono due concorrenti che hanno fatto outing, come
si suol dire, rivelando la propria omosessualità. Inoltre, perché una
concorrente, ha fatto delle dichiarazioni aberranti sul mondo gay e io ne sono
rimasta colpita. Non perché sia gay, ma perché se sento una demente che dice “Io
amo i gay” e poi subito dopo “secondo me la cosa peggiore che possa capitare al
mondo è che un bambino venga adottato da una coppia di froci”, mi fa riflettere
su quanto poco informata sia la gente. Che per tutta questa disinformazione,
persino i PACS non siano mai stati accettati in Italia, pensando che comportasse
solo il matrimonio di coppie gay.
Il Festival di Sanremo invece è inerente alla polemica che è viva in questi
giorni a causa della canzone di Povia, criticata perché pare, tratti
l’omosessualità come una malattia.
Non ho ancora sentito la canzone e quindi non ne parlo.
Ma se ci sono persone che pensano che i gay, tutti dal primo all’ultimo, diano
fastidio ai bambini, tutti dal primo all’ultimo, non mi stupisce affatto che si
pensi ancora all’omosessualità come a una malattia.
Non so cosa sia peggio.

Siccome l’argomento tecnologico mi ha un po’ incuriosito, continuo anche
stavolta. Ho cominciato con il desiderio di i-pod. Poi con Facebook e Myspace.
Adesso voglio parlare di ragazze, di webcam e di internet. Dunque. Qualche
settimana fa alla tv ho sentito che si parlava delle webcam girls. E che roba è?
Mi domando. E allora sentiamo l’intervista a una di queste ragazze.
In sostanza, la webcam girl è una ragazza che lavora tramite webcam e internet.
Lavora da casa, guadagna dei soldi. Ma che fa di preciso? Parte dallo
spogliarello classico fino ad arrivare alla simulazione di atti sessuali. La
gente paga per accedere al sito in cui la ragazza è iscritta dando vita a un
meccanismo (azienda? Ditta? Boh!) che alla fine fa arrivare del denaro alla
ragazza.
Tutto chiaro no? Che tristezza infinita!!! Che squallore indicibile!! Io se
incontro personalmente una di queste ragazze, la accompagno personalmente dal
primo psicologo.
La ragazza raccontava la sua esperienza. Si era trovata senza lavoro, ha rotto i
rapporti con la famiglia e la soluzione che le è sembrata più semplice è stata
proprio diventare una webcam girl. Adesso. Tutti sappiamo che ognuno è padrone
della propria vita e può fare quello che vuole, anche umiliarsi per denaro.
Quello che mi stupisce è il numero delle ragazze che svolgono questo mestiere.
Centinaia e qualche migliaio a seconda dei siti.
Ma cosa ruota nella testa di queste ragazze? Santo cielo, è vero che di lavoro
ce n’è poco, ma fino ad arrivare a questo, si potrà trovare qualche altra
cosa!!! La ragazza continuava a raccontare e ogni tanto ci piazzava un “è un
lavoro come un altro!!!!”.
Un lavoro come un altro??? Questo??? Ma un lavoro come un altro è la cassiera,
la commessa, la spazzina, la donna delle pulizie, la postina, questi sono lavori
normali!!!! Non so se sembro troppo bacchettona ma io proprio non capisco!!!
Anni e anni di lotte femministe buttate nel cesso. Ora se c’è ancora qualche
maschilista in giro (e c’è… sono sicura che c’è) oltre a vedere la donna capace
solo a sfornare figli, la vede anche solo come ragazzina aspirante attrice porno
davanti a una webcam! Eh, i tempi cambiano.
Chiudiamo con una curiosità. Tante di queste ragazze sono studentesse. Perché
l’università è cara e non vogliono pesare troppo sui genitori creando loro delle
preoccupazioni per il denaro. Tralasciamo il fatto che se i genitori lo vengono
a sapere, ne rimangono stecchiti, alla faccia delle preoccupazioni in meno.
O Signore benedetto, anche io sono una studentessa ma mica mi vengono in mente
questi metodi per aiutare i genitori!!! Facciamo che vado a fare la cassiera
part time!! Almeno posso guardare in faccia le persone tranquillamente, senza il
timore di pensare “e se è un webcliente??”. Mio Dio.
Adesso blatero. Vi avviso. Parlo senza cognizione di causa, ma provo a capire.
Dunque. La frase “Non c’è lavoro” è vera, per carità. Ma bisogna analizzare chi
la dice. Se la dico io, se mi vanto di quanto io sia una persona impegnata,
sempre attenta agli studi e al mondo del lavoro che mi circonda, vi autorizzo a
ridermi in faccia. Io non sono così seria, per ora, quindi se vi dico che non ho
trovato lavoro è solo ed esclusivamente perché non l’ho neanche mai cercato.
Solo che io sono consapevole di essere ancora irresponsabile sotto questo punto
di vista. Perché ne conosco tanti che invece quella frase lì che ho messo tra
virgolette la dicono spacciandosi per le persone più serie e indaffarate del
mondo quando invece sono peggio di me.
Così non solo fingono di lamentarsi, ma si gongolano sulla disoccupazione e in
realtà sono contenti così, perché voglia proprio non ne hanno. Ottimo. E se a
fare questi discorsi, sono poi le ragazze che piuttosto che trovare un lavoro
normale, preferiscono diventare la Dita Von Teese dei poveracci, che fare?
Niente. Se la mettiamo su questo piano, la cosa non mi stupisce più. Solo che mi
piacerebbe sentirle ammettere “Io non ho voglia di lavorare e preferisco questa
situazione”. È più credibile.
Che nessuno dica che è un lavoro come un altro perché non ci credo neanche un
po’.
Che nessuno dica che non è umiliante perché non ci credo neanche un po’.
Che nessuno dica che è l’unica soluzione, perché non ci credo neanche un po’.
Che poi c’è un lato che mi fa incazzare. Queste qui si levano i vestiti davanti
a una telecamera e guadagnano più di un muratore che otto ore al giorno rischia
la vita appeso a un ponteggio. Queste qui non escono manco da casa e quegli
altri, per ottocento euro al mese si prendono sole cocente, pioggia, caldo,
freddo, neve, gelo e grandine altrimenti ciao stipendio.
Queste qui si spogliano e poi scrivono pure i libri delle loro esperienze, delle
loro vite durissime, del loro mestiere spacciandolo pure per una cosa seria e un
mucchio di gente che davanti al computer ci passa ore e ore a scrivere, perché è
questo che sogna di fare, si vede queste qui che passano avanti nel mondo
dell’editoria solo perché una grande dose di zoccolaggine acuta le ha invase.
Si, mi dà fastidio, non è giusto, tanto per cambiare.
Scusate. Ritorno in me.
Ragioniamo.
Ma. E se la webcam girl rimanesse davvero l’ultimo mestiere della terra a
disposizione?
Io piuttosto mi compro una fisarmonica di centesima mano e vado nei treni e
nelle metropolitane a suonarla e a chiedere le elemosina.

L’altra volta ho parlato di tecnologia… dell’avvento dell’i-pod o lettore mp3
che dir si voglia. Ecco, oggi vorrei continuare il discorso. La tecnologia che
entra nelle nostre vite e nelle nostre case. Io adoro internet, non sarei qui a
scrivere altrimenti! Adoro i siti, trovare le notizie che alla televisione non
dicono e girare per blog. Imparo sempre tante cose nuove dai blog e dai blogger.
Ma ultimamente su internet si sviluppano anche tanti altri mezzi. Myspace e
Facebook.
Myspace, utilissimo per chi fa musica, per farsi conoscere e qui in Italia noto anche per il fenomeno delle ragazze myspace. Le ragazze myspace sono ragazze normalissime, con una vita normalissima, ma che amano mettersi un pochino in mostra. E niente di male, ci mancherebbe.
Solo che sembrano un po’ spersonalizzate. Le pagine delle ragazze myspace sono caratterizzate dalle loro fotografie in pose uguali per tutte, prevalentemente foto scattata dall’alto, look dark, matita nera immancabile, maglietta a righe o a pois. I blog sul myspace sono usati pochissimo, è l’immagine che vince.
Per rendere bene
l’idea consiglio un divertentissimo gruppo pop, i Dio della love che hanno
raccontato al meglio questo fenomeno nel loro brano “Ragazza myspace”. Canzone e
video divertentissimi, che vede la partecipazione di Franco Trentalance, noto
attore hard impegnato nel reality game La Talpa.
Su Facebook, la solfa cambia. O meglio. L’idea di fondo è simile, anche Facebook
è uno strumento di condivisione di fotografie. Puoi crearti un profilo e farlo
vedere solo alle persone cui concedi la tua amicizia.
Per entrambe queste piattaforme ho provato una certa attrazione. Per il myspace
è caduta dopo aver sentito i Dio della love. Mi sono domandata: ma se non faccio
musica, a che diavolo mi serve il myspace??? Per le foto?? Ma per le foto ci
sono altri siti appositi… Flickr ad esempio. E poi non è il caso che mi dedichi
da sola una galleria delle mie fotografie, in fondo chi se ne frega!!!! Vivrò
benissimo anche senza i commenti degli altri utenti.
E poi c’è una cosa di myspace che mi inquieta. Il linguaggio. Che mi ricorda il tipico linguaggio gggiovane di mtv. Il linguaggio gggiovane di mtv è un modo di esprimersi terribile, dove nessuno dice niente però te lo traduce in inglese. Perché essere inglesi è più glam dell’essere semplicemente italiano. Vuoi mettere.
E allora si parla italiano e poi si mettono in mezzo parole di inglese che non c’entrano niente. Sul myspace è uguale. Se un utente ti richiede l’amicizia… beh, non puoi dire “ho una richiesta di amicizia” perché non fa scena. Devi dire “ho una friend request”. Così sì che vale.
E quando l’utente ti aggiungerà alla tua
lista amici non rispondere mai “grazie per avermi aggiunto” ma “grazie per l’add”.
Parole inglesi gettate a caso in un mare di parole italiane che inorridiscono al
solo pensiero di unirsi. Una proprietà di linguaggio talmente fluida che persino
il coreografo Garrison impallidirebbe.
Per Facebook, devo dire che il pensiero è diverso. C’è un lato positivo e uno
negativo. E li ho scoperti studiando attentamente mio fratello, utente di
Facebook da un mese circa.
Il lato positivo è che trovi delle persone che non vedi da una vita e Facebook è
il modo migliore per contattarle.
Il lato negativo è che si diventa completamente dipendenti. Non passa secondo
che l’utente facebook non corra a guardare i commenti, le richieste di amicizia,
i messaggi eccetera eccetera.
Il lato positivo è che hai il modo più semplice per comunicare che è lì nella
tua stanza.
Il lato negativo è che alla lunga, al posto di incontrare di persona questi
amici, preferisci parlarci tramite pc.
È questo il futuro? Abbracceremo i nostri computer con nel desktop la foto che i
nostri amati hanno messo su facebook o myspace?
Ma no dai, sono sicura di esagerare.
Il punto è questo. Va benissimo divertirsi anche con la tecnologia. Ma anche
accorgersi di non eccedere, sarebbe un bene.
Adesso esco. Vado a fare una passeggiata. Spero di incontrare qualcuno, ma lungo
la strada vedo che in giro non c’è anima viva. Proseguo la mia passeggiata ma la
solfa non cambia.
Non c’è nessuno qua fuori.
Sono tutti on line su Facebook!

Stamattina ho chiesto a mio fratello cosa vuole per Natale. E in attesa di una
risposta, ho pensato anche a quello che voglio io. Ma lui non me l’ha chiesto,
il problema quindi non si pone. Però, dal mio oggetto del desiderio natalizio, è
scaturita una riflessione molto più grande, che andava oltre il regalino in sé.
Insomma, mi piacerebbe l’i-pod. Con la radio. Sempre se sia possibile trovarne
qualcuno che non costi una cifra esorbitante. E soprattutto, sempre che esista
un i-pod con la radio. Esiste? Ma i-pod e lettore mp3 sono la stessa cosa,
giusto? Ditemelo voi perché vi dico sinceramente che non ne ho idea. Domanda
lecita: ma se non sai nemmeno che roba sia, perché lo vuoi?
Risposta: voglio la mia colonna sonora sempre con me. È vero che il lettore cd
portatile ce l’ho. E infatti è sempre in borsa. Ma per usarlo devo essere seduta
tranquilla e devo avere con me dei cd. Ho anche quelli sempre in borsa. Solo che
se sto camminando e allo stesso tempo voglio sentire qualcosa, col lettore cd è
difficile. E allora, ecco l’idea dell’i-pod. O del lettore mp3. Insomma, di
quell’aggeggio.
E voglio la radio perché io sono una fan di due programmi radiofonici che vengono trasmessi quando non sono in casa. Si certo, la radio ce l’ho anche nel cellulare, però mi scarica la batteria in un battibaleno!
Ma torniamo a parlare dell’aggeggio in sé. È una delle poche…anzi, mi sa proprio
che è l’unica volta che promuovo un affare così diffuso. Ce l’hanno tutti questo
coso, vero? Un po’ sarà il discorso della colonna sonora, ma temo che per la
maggior parte sia solo una questione di moda. “Va di moda l’i-pod? E io me lo
prendo!! E pure costoso, vedrai come schiattano”. Non mi stupirebbe se la spinta
all’acquisto fosse nata da una simile riflessione. A me piacerebbe perché penso
che ci siano delle canzoni che ascoltate mentre cammino rendono di più e
diventano qualcosa di stratosferico. Avete mai provato a camminare con in
sottofondo “Bitter Sweet Symphony” dei Verve? È una cosa pazzesca… e con
“Beautiful day” degli U2? Tremendo. E con “Viva la vida” dei Coldplay?
Incredibile. La musica scandisce i miei passi che si fanno più decisi, con
quella colonna sonora sto portando a spasso il mio mondo. È una sensazione
meravigliosa, a me sembra quasi ultraterrena.
Ecco, per questo motivo io promuovo quell’affarino che hanno tutti. Anche se
bisogna saperlo usare. Beh certo, non è scritto nel libretto delle istruzioni,
ma sono regole dettate dal buon senso. Spesso mi capita di utilizzare i mezzi
pubblici. Lì è un posto prediletto per quest’aggeggio. Anche se onestamente, se
il viaggio è lungo, io preferisco il lettore cd… e tenere il disco tra le mani…
leggere i testi sul libretto. Tutta un’altra situazione. Ops, sto divagando.
Insomma, una volta ho visto un signore anziano che parlava con una ragazza
seduta accanto a lui. Al primo momento di silenzio la ragazza sfodera gli
auricolari e si accende l’i-pod. Ecco, questo mi sa che nel gran libro del
buonsenso, è un divieto. Perché qualcuno ti sta parlando e anche se quella è la
colonna sonora della tua vita, non puoi oscurare un momento che della tua vita
ne sta facendo parte proprio adesso. Ascolta quello che ti dice e poi, dopo che
ha finito, pensa a una canzone che ti faccia ricordare questo momento. E se ti
gira, aggiungila alla lista, è una cosa nuova, una sensazione in più da
riprovare ogni volta che vuoi.
Oppure un’altra volta ho visto due ragazze, che si sono date appuntamento per
uscire. Escono. Si salutano. Non parlano tra loro perché hanno l’i-pod acceso e
gli auricolari, quindi si fanno una passeggiata di due ore senza aprire bocca e
senza calcolarsi neanche di striscio. Questo invece, non è un divieto. È solo
una stupidaggine, chi fa queste cose evidentemente non deve essere dotato di una
eccelsa intelligenza.
Quello che mi dispiace è che certe volte la tecnologia viene utilizzata nel modo
sbagliato. e anziché uno strumento di diletto, diventa una dipendenza. E anziché
portare alla condivisione, porta all’isolamento.
È vero che sono stata io la prima a dire di volere la colonna sonora sempre con
me. Però me ne accorgo quando non è il caso. Ad esempio se qualcuno mi parla,
magari evito di attaccarmi al cellulare. O di sfoderare il lettore con tutti i
cd che ho intenzione di ascoltare, proprio mentre qualcuno che ho davanti mi
rivolge parola. A volte non mi serve neanche quello. Ieri ad esempio. Sempre un
mezzo pubblico. Non ho messo il cd. Ho osservato un uomo che era seduto di
fronte a me. Non chiedetemi il perché. Non è stato di certo un colpo di fulmine.
Non si tratta di sentimenti, ovviamente. Solo che era particolare e mi ha
incuriosito, così sono rimasta lì a osservare ogni movimento.
È vero che vorrei portare il mio mondo sempre con me.
Ma se qualcuno bussa alla mia porta, io lo faccio entrare.

Ci sono dei momenti in cui ti rendi conto di qualcosa. Una presa di coscienza,
dovrebbe chiamarsi così. E alle volte non coinvolge solo te, ma anche delle
persone intorno a te. Ecco, oggi a me è successo così. Una presa di coscienza
che riguarda una persona stupenda.
Non è un parente, eppure l’ho sempre visto.
Non è un amico, non direttamente almeno, eppure non potevo non volergli bene.
Non è un fidanzato, anche se forse, quasi quasi, l’ho amato.
E sono certa di non essere la sola.
Non voglio raccontare dati anagrafici o biografie. Ma solo una sensazione. Io
penso che ci siano poche cose che possano durare per sempre. Tra queste, la
musica, indubbiamente.
E allora come fai, quando senti una canzone che reputi bellissima?
E lì lo sai che non la dimenticherai mai, che anche quando non ci pensi, lo sai di averla sempre incisa, come se fosse tatuata nella tua anima.
Per sempre. In questo caso, lo utilizzerei il per sempre. E lo stesso vale per
chi la canzone la canta. Soprattutto se ha una voce fuori da ogni schema.
Soprattutto se è una persona straordinaria. E lo sai che è straordinaria, anche
se non la conosci personalmente. Lo vedi dal suo sguardo e lo capisci dalla sua
voce.
Poi sai cosa succede? Che finalmente hai l’opportunità di sentirla, la sua voce.
Da vicino, da molto vicino. Perché facciamo che c’è un’occasione ben precisa. In
cui tu, marginalmente, e per meriti non tuoi, sei coinvolta. E allora ti fai i
film, tutti i pensieri e dici “Oddio, lo vedo! E lo sento!”. Così attendi quel
giorno perché c’è lui. E finalmente l’occasione arriva. E tu sei lì presente. E
invece lui non c’è. L’ospite principale della manifestazione non c’è. E lo dice
il conduttore. Dal microfono. Dice “Doveva esserci Andrea, ma non può venire
perché ha scoperto di avere una terribile malattia e ha cancellato i suoi
impegni per questi giorni. Ma lui è forte e noi sappiamo che ce la farà.”
E tu senti che parte un applauso fortissimo e ti unisci a quell’applauso, ma
quasi in maniera meccanica perché stai pensando “No… ma com’è possibile?
Perché?” e domande così, che una risposta non ce l’hanno.
Il conduttore continua e dice che Andrea ha promesso che recupererà la sua
esibizione, che tornerà a suonare in paese.
E torna. Dopo sette mesi. Lì si che mi sono preparata di nuovo. Felice di
vederlo e con una malinconia che non riesco a descrivere nemmeno oggi. Perché il
giorno prima di quel concerto hai letto la sua intervista sul giornale, dove
dichiara che per lui non ci sono più speranze, che i medici gli hanno detto che
la sua situazione è irrecuperabile. Solo che lui è così sereno.
Finalmente arriva il momento del concerto. E lui sale sul palco. E io lo guardo.
E poi guardo in alto, perché è l’unico modo che conosco per poter fermare le
lacrime che cadono. A volte penso ad altro, ma lì è impossibile. Non posso non
pensare a lui, è davanti a me. Lo guardo. Lo ascolto. La voce è la sua. Così lo
guardo ancora e penso “Ma dove sei Andrea? Non puoi essere tu rinchiuso in
questo corpo così fragile… così sottile…la tua voce non mente, ma dove sei tu?”.
Andrea canta. Io lo ascolto. E io sento i miei occhi diventare sempre più lucidi
e più lo guardo, più non mi trattengo. E poi crollo. Fisicamente intendo. Un
improvviso calo di zuccheri. Dovuto alla tensione e al caldo. Ma è passeggero e
ricordo con tanta tenerezza, le amiche che erano con me che si lanciano nella
bancarella e mi riportano una cialda strapiena di zucchero a velo!! Dopo che mi
riprendo, riguardo Andrea che con la sua meravigliosa voce ha ormai incantato
tutti. Sono seduta adesso, di fianco al palco, a pochi metri da lui. Non riesco
a guardarlo, così evito di volgermi a lui e lo ascolto e basta. Fino a quando
non dice “Non guardatemi così, io adesso sono felice, io sto bene solo quando
canto.” Mi rigiro. Forse in lacrime. Forse sorridente. Forse entrambe le cose.
Lui sorride. Io anche. E poi, tutta la gente.
Conclude la sua splendida serata con quella che per me è la più bella canzone
d’amore tra tutte le canzoni d’amore. Si chiama “Non potho reposare”, che
significa “non posso riposare”. E poi se ne va, sorretto da due uomini del suo
staff, che lo portano via dalla ressa della gente che vorrebbe salutarlo. Ma lui
si ferma lo stesso.
Dopo pochi mesi se n’è andato. E sono due anni che ho in mente di scrivere
qualcosa per lui e non ci sono mai riuscita prima d’ora. Non ho la pretesa che
tutto quello che ho detto finora piaccia. Ma dovevo scriverlo, è il minimo che
potessi fare. Mi rendo conto che è una sensazione fin troppo personale per
finire qui in mezzo ma allo stesso tempo, voglio che a leggerla, siano più
persone possibili. Non me ne abbiano perciò gli amici del maialino, né gli altri
blogger del sito se sono risultata troppo “mielosa” o troppo “esagerata”. O
peggio ancora, se sembra che stia quasi puntando sulla compassione. Non è
questo.
Ci ho pensato e ripensato, senza ottenere niente. E mi sento così infame alle
volte, perché non riesco a guardare nessuna delle sue ultime immagini. Perché ho
il suo cd con la copertina posata sul tavolo in modo da non vedere il suo viso
segnato da quel male bastardo che l’ha distrutto. Perché mi fa troppo male
vedere quelle immagini e mi sento così cattiva e così incapace, lui ha passato
mesi a dire di non guardarlo in modo strano e invece è proprio quello che faccio
quando lo vedo così. Non ne ho proprio la forza, non ne ho il coraggio e la mia
vigliaccheria la vince sulla sua volontà.
E poi oggi pomeriggio accendo il pc con l’idea di scrivere qualcosa. Ma invece
mi è venuta in mente una canzone e la voglio cercare. La ritrovo, in una
esibizione stupenda nel festival di Sanremo del 1991. La canzone si chiama
“Spunta la luna dal monte”. Cantata da Pierangelo Bertoli e dai Tazenda. Con un
ovazione finale che costringe il gruppo a uscire nuovamente sul palcoscenico a
ricevere gli applausi del pubblico.
E come fai adesso a dire che, anche se lui non c’è più, la sua voce non sia per
sempre?
Ciao Andrea Parodi. Questa è la mia lettera per te. Ci manchi. Mi manchi.
http://it.youtube.com/watch?v=nnoLKuCrOEs

Il 29 settembre è una data che mi rimane in mente subito. Non la associo a
nessun episodio in particolare, solamente a quella bellissima canzone di
Mogol-Battisti cantata dalle Equipe 84. “Seduto in quel caffè, io non pensavo a
te”. Stupenda. Ma quest’anno, purtroppo, un episodio ce l’ho anche io da
associare a quella data.
Lunedì 29 settembre ero in treno. A un certo punto, salgono quattro ragazzi e si
siedono, nello stesso scompartimento dove sono io. Si siedono, chiacchierano,
ridono. Beh, sono ragazzi. Ma non fanno confusione. Vicino a loro c’è un uomo.
Che appena li vede dice loro di spostarsi. Senza motivo, non si erano nemmeno
seduti. Loro non capiscono e chiedono se quel posto è occupato. L’uomo risponde
di no e ribadisce ai ragazzi di andarsene, di non sedersi vicino a lui. Solo che
nel frattempo, appreso che quei posti erano liberi, i ragazzi si erano già
seduti prima che cominciassero le lamentele dell’uomo. Che non gradita la
compagnia, si alza, prende la sua roba e se ne va.
Questo è quanto successo. Voi che ne pensate? Che l’uomo è un pazzo? Che è un
brontolone? Che è un eremita che non vuole avere contatti col mondo? Non so.
E se vi dico che i quattro ragazzi sono scuri? Se vi dico che hanno la pelle
nera? Che ne pensate?
Di fronte a me sta seduta una ragazza, abbiamo visto la scena. Ci siamo
guardate, sgranando gli occhi. Io ero ammutolita. Lei invece ha commentato: “la
gente è scema… e la cosa è molto preoccupante”. Sapete chi ha preso bene questa
situazione? I ragazzi. Che sono scoppiati a ridere commentando con un “Che
razzista”, tra una risata e l’altra. Hanno guardato me e l’altra ragazza,
sorridendoci, si sono accorti che avevamo visto tutta la scena.
Ho ricambiato lo
sguardo, silenziosamente, mentre in testa mi frullavano le parole “Mi dispiace”.
Ma non so perché, non le ho dette. Loro erano riusciti a metterci immediatamente
una pietra sopra. Forse non hanno dato importanza alla cosa o forse, peggio,
sono abituati a questo, tanto da non provare più né caldo né freddo. Ero proprio
spiazzata. Perché fossi stata in loro avrei reagito malissimo. L’istinto di
spaccare la faccia a quell’uomo sarebbe stato fortissimo. Per il resto del
viaggio non ho pensato che a quell’episodio. E poi in questi casi, la mente vaga
per conto suo. Così ho pensato ad Abdul. Il ragazzo ucciso per quel furtarello.
Ho pensato a lui perchè quell’insulto che gli è stato detto, diventa di giorno
in giorno sempre più pesante. Un fardello enorme, ingombrante, che non si può
più nascondere. E poi una presa di coscienza tremenda. Quella che oramai non
siamo più individui. Siamo bianchi, neri, gialli. Non si tratta di un individuo
che fa del male a un altro, si tratta di una razza che fa del male a un’altra
razza.
E allora, siccome ci piace pensare che la violenza abbia una razza, invece di capire che si integra benissimo con chi la abbraccia, al di là del paese di provenienza, al di là del colore della pelle, pensiamo che la soluzione migliore sia quella di eliminare la razza. E certo. Perché noi italiani siamo stinchi di santo, invece gli stranieri…uuuh che paura. Ma non tutti.
Qualcuno ha
paura per caso dei francesi? Eppure qualche malintenzionato ci sarà anche lì.
Noi bianchi amiamo tanto complicarci, quindi ci impegniamo anche a dividerci tra
di noi. Ok i bianchi e i neri. Ma attenzione, perché nei bianchi ci sono anche
gli italiani, i francesi, gli inglesi eccetera che sono per bene. Poi ci sono i
rumeni ad esempio. Uuuhhh che paura della Romania. Uuuuhhh che fifa perché al
telegiornale hanno detto che un rumeno ubriaco ha investito una signora che
attraversava sulle strisce. Eh si, perché se la nazionalità fosse stata un'altra
la notizia sarebbe stata semplicemente “Ubriaco investe signora sulle strisce”.
Che bello eh.
Ho divagato, ma quell’episodio mi ha fatto venire in mente tutto questo. Arrivo
a casa, mi metto davanti alla tastiera del pc per scrivere questo post che state
leggendo adesso. Ma ero troppo arrabbiata, troppo scossa per farlo e non sono
riuscita a cavarne ragno dal buco. Rinuncio, mi accendo la tv. Giro tra i canali
e poi vedo uno spot televisivo.
A parlare è una ragazza che si chiama Ionela, ma ci sono anche tanti altri spot.
Ionela fa l’infermiera qui in Italia. Poi c’è anche Nelu, l’artista ma anche
Dumitru, l’imprenditore e Ioana e Sorin, i cuochi. Parlano della loro vita e del
loro lavoro qui in Italia, parlano e ci sorridono. Allora la rabbia mi passa un
po’ e questo spot, mi tranquillizza.
Alla fine si sente una frase che dice che “Per capire un popolo devi conoscere
la sua gente” e l’immagine di una mano coi colori della bandiera rumena che
stringe una mano coi colori della bandiera italiana.
E poi tornano loro. Sono Ionela, piacere di conoscerti.
E io mi sorprendo a sorridere e penso, “piacere mio, Ionela”. Ma anche piacere
mio Nelu, Dumitri, Ioana e Sorin.
Piacere mio a tutti voi. Un sorriso ce l’ho per tutti. La televisione è spesso
criticata perché è un mezzo potentissimo che lancia messaggi sbagliati. Oggi
invece ce ne propone uno bellissimo. Mettiamoci in testa che siamo tutti uguali.
Non è difficile. Esistono ovunque persone buone e persone cattive, ma non è
possibile che una nazione debba pagare per la cattiveria di alcuni di loro
perché noi gli puntiamo il dito contro. Noi, che vantiamo mafia, camorra e
‘ndrangheta. Eppure loro lo sanno che non siamo tutti delinquenti.
Lo spot continua con un’altra frase “Romania, piacere di conoscerti”. E io ti
rispondo, il piacere è tutto mio Romania. Ma anche Spagna, Turchia, Francia,
Lituania. Piacere di conoscerti Europa, Asia, Africa, America, Oceania.
È una pubblicità progresso. Facciamola valere nelle nostre vite.

È notizia più che attuale, l’assassinio del giovane ragazzo di colore che ha
(forse) rubato un pacco di biscotti in un negozio.
Padre e figlio, gestori del negozio, hanno ben pensato di farsi giustizia da soli. Rincorrendo il ragazzo, raggiungendolo, immobilizzandolo e massacrandolo a sprangate. Fino a ucciderlo.
Oggi si parla di tante cose. Di violenza e di razzismo. A seconda di ciò che dicono i media, non si tratta di razzismo, ma in effetti, se ti scappa uno “Sporco negro hai rubato l’incasso” e “ladri negri di merda”, a mio avviso non si tratta neanche di un’integrazione accettata.
Ma questo è solo il mio pensiero. Non essendo presente, non avendo visto nessuna scena, non posso permettermi di dare del “razzista” a chi, spero, non lo sia.
Quindi mettiamo il
caso che stavolta sia vero, che il razzismo non abbia nulla a che fare con
questa storia. Prendiamo in considerazione i gesti.
Subisci un furto. Te la prendi, ci sta.
Insegui il ladro. Ci sta.
Lo raggiungi e lo immobilizzi. Ci sta.
Lo prendi a sprangate. No, non ci sta.
E nel frattempo gli gridi “Sporco negro”. No, non ci sta nemmeno questo.
Una volta che l’hai immobilizzato, che lo vedi bene in faccia, c’è bisogno di
riempirlo di botte? Posso capire la rabbia e l’indignazione, ma se hai una
spranga e colpisci una persona alla testa, allora lo vuoi morto. Anche se
sragioni, ma lo vuoi morto. E qui non capisco più.
La mia famiglia ha un negozio in cui anche io a volte lavoro. E i furti ci sono. E mi girano pure le balle eh. Però non ho mai rincorso nessuno. Una volta abbiamo incontrato un tipo che ha rubato due penne. Il giorno stesso in cui le ha rubate. È andato mio fratello a parlarci.
Gli ha chiesto se poteva avvicinarsi con lui in negozio, doveva fargli vedere qualcosa, che poi era la registrazione delle telecamere di sorveglianza. Strada facendo lui ha sputato il rospo, ha ammesso il furto, pagato ciò che aveva rubato (1,98 €, rendiamoci conto) e pace. È anche vero che siamo stati fortunati e che di pazzi e violenti se ne incontrano.
Quindi posso capire che i due italiani abbiano avuto paura… ma il fatto che nessuno abbia torto loro un capello, mi fa riflettere e mi riempie di domande. Perchè li hanno inseguiti con una spranga di ferro? Perché pensavano che avesse rubato il borsello con l’incasso e non hanno guardato prima se il borsello fosse effettivamente sparito? Perché una volta che hai immobilizzato il ladro lo prendi a colpi di spranga in testa?
E questa è una mia domanda ancora più personale: perché gli
urli contro “sporco negro”? La rabbia? Può darsi, ma io non ci passerei sopra
così facilmente. Pur ipotizzando che il razzismo non c’entri, il dubbio rimane
ed è legittimo che rimanga.
Che dispiacere. Ennesimo caso di violenza. Io spero che si faccia chiarezza. Che
anche le notizie non si limitino al “Si dice in giro”, che se il dubbio del
razzismo in questo caso, ha un fondamento, che venga gridato ai quattro venti
dai media. Perché per quanto la cosa sia grave, è importante che la verità salti
fuori a tutti i livelli, in prima linea devono essere i telegiornali a farlo.
Seriamente. Prima notizia nei titoli dei telegiornali: “Omicidio di Abdul: sì, è
razzismo.”
In modo serio, evitando le falsità e le ipocrisie. Com’è successo per il povero
Nicola Tommasoli, lo ricordate? Il ragazzo ucciso la notte del primo maggio. A
sentire i media, sono ancora lì a chiedersi come sia possibile uccidere un
ragazzo per una sigaretta rifiutata.
Com’è possibile? Ve lo dico io. Nello stesso modo in cui è possibile uccidere un
ragazzo che, forse, ha rubato un pacco di biscotti, insieme al borsello con
l’incasso. Forse.
Naziskin e razzisti esistono. Fa paura nominarli. Ma noi possiamo anche fare
finta di niente, eliminare quelle parole da tutti i dizionari, censurare
chiunque pronunci quei termini. Tanto loro ci sono. E sono qui. Tra noi.

E insomma, ce l’abbiamo fatta.
Il Papa è venuto a Cagliari. È andato tutto bene no?
Chissà se adesso calcoleranno la città anche per altri eventi nazionali. Dopotutto per un momento ho temuto che l’unica botta di vita della città a livello nazionale fosse il concerto di Amici dopo la vittoria di Marco Carta.
E invece il Papa, mica pizza e fichi. Non sono polemica eh. Io non c’ero. Ho guardato parte della diretta in tv, su Videolina eh, non su Raiuno.
Su Videolina che è la principale emittente sarda, per chi non lo sapesse. Diretta dalle 9.00 alle 19.30. Beh, ovviamente qualche parte l’ho persa, mica potevo farcela a seguire tutto.
Comunque, bellissima giornata, strapieno di gente, tutti felici. Il Papa ha detto che serve una nuova generazione di politici cattolici.
D’accordo.
Effettivamente una nuova generazione di politici è quella che ci vuole perché da quando sono nata non credo di aver visto altre facce diverse da quelle che ci sono ancora oggi.
Sul fatto di essere cattolici non so bene cosa intenda. C’è una cosa… anzi, ce ne sono tante, che non mi piacciono del Vaticano. Una è sicuramente il giro di miliardi che la circonda. Un’altra è invece la voglia della Chiesa di mettere becco in tutto.
È vero, i politici cattolici mancano. Se per cattolici intendono persone tolleranti, buone, che realmente pensano al popolo che governano e non solo agli affaracci loro. Che le riforme le fanno perché il popolo ne giovi e non perché a loro conviene così. I politici cattolici mancano, se per cattolico intende riferirsi a una persona pronto ad accogliere delle idee differenti e valutarle seriamente , evitando quella tristezza di “ti dico di no perché sei stato tu ad avere l’idea” che vediamo oggi.
I politici cattolici mancano, quando fanno le giornate per il family day e in prima fila ci vanno tutti coloro che festeggiano la famiglia, chi per esempio ha due mogli, dei figli e cinque amanti. Chi ha votato contro i PACS epperò ne ha usufruito per anni assieme alla sua compagna prima di convolare a nozze per la terza volta. I politici cattolici mancano quando sono sempre attaccati al Papa a leccargli i piedi per benedire il peggiore dei decreti legge e poi si scagliano contro intercettazioni e chissà quanto altro perché sotto la scusa di quella privacy, chissà cosa si nasconde. Altro che cinquanta Ave Maria di penitenza.
Per quanto mi riguarda, i politici cattolici mancano anche quando appena arrivano in una regione dicono “Io mi sento sardo, sono uno di voi” eppure quattro o cinque anni fa volevi buttarmi sotto casa tutte le scorie radioattive che stanno nelle centrali dismesse. No, tu non ti senti sardo proprio per niente, tu non hai idea di cosa significhi essere sardo.
A volte ho la sensazione che non manchino solo i politici cattolici, mancano proprio i politici!
E allora. Sono certa che una nuova generazione di politici esiste. Chissà dov’è, ma esiste. Sono anche sicura che possano seguire i principi cristiani e cattolici, basati sul rispetto, la tolleranza, l’uguaglianza. Allora preghiamo, preghiamo perché Dio faccia il miracolo, rinnovi i nostri governatori, li faccia diventare un po’ più altruisti.
Preghiamo per la Chiesa che ne ha bisogno, perché quei troppi miliardi a volte, danno alla testa. Preghiamo per la politica e la religione che grazie agli incompetenti, certe volte si mescolano un po’ troppo. Eppure lo sappiamo che Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Ed è l’articolo 7 della Costituzione questo, mica roba mia.
Preghiamo per tutti.
Ciao Papa. Torna a trovarci quando vuoi, anche se ti reputo un po’ freddo, dopotutto mi ha fatto piacere. Non ti impicciare troppo di politica però, o se devi farlo, fatti un giretto qua al paese mio e nei dintorni che i giovani continuano a emigrare. Tira le orecchie ai politici se vuoi aiutarci e fai in modo che ci aiutino a vivere sereni nella nostra terra.
Il merito del miracolo così non te lo toglie nessuno.
E adesso lasciatemi sfogare, lasciatemi gridare, non posso restare seduta in disparte e restare guardare. E non è per citare Pappalardo. Facciamo che sono arrabbiata. Anzi no. Facciamo solo che mi girano le palle quando ci penso.
E facciamo anche che per risparmiare tempo e giri di parole, dico subito che ce l’ho con una persona in particolare.
Una persona che quando parla grida sempre, anche ora che non si capisce una mazza di quello che dice. Una persona che sarebbe meglio non aprisse mai bocca.
È un omuncolo di mezza età, sempre vestito di verde e che si esprime a gesti, preferibilmente il dito medio. Ed è un uomo che io non sopporto, principalmente perché non è un uomo o per lo meno non si comporta da tale.
Ma da bestia. Semina il panico quando non ce n’è bisogno, vede nello straniero un pericolo mostruoso e pensa che la sua provenienza sia la migliore di tutte le altre.
L’omuncolo verde, che chiamerò Donato, come nella sua brevissima carriera musicale andata a farsi benedire in tempo zero, così come sarebbe dovuta andare la sua carriera politica, è nato al nord ed è convinto che la sua razza del nord sia la migliore. Ha seri attacchi di epilessia quando si confronta con una persona del sud, anche perché non ha un tubo da dire e va in giro a dire che non sarà più schiavo di Roma. E quando lo è mai stato? Boh.
Ultimamente si è esibito in una performance di nicchia, comprensibile a pochi e di una finezza e di educazione più unica che rara. Durante l’ascolto dell’inno di Mameli, ha sollevato appunto il suo dito medio rivolto alla frase “schiava di Roma” e in generale a tutta l’Italia, all’idea di Italia unita. Io, se volessi abbassarmi al suo livello, gli direi ben volentieri dove mettere il dito medio, ma siccome ho ancora un barlume di buona educazione, evito.
Evidentemente Donato non ha mai ascoltato un brano di Caparezza, nella specie quello che dice “Tu sei nato qui perché qui ti ha partorito una fica”, concedetemi la citazione. Intendo dire che Donato la deve piantare con l’idea della sua razza migliore delle altre, anche perché si tratta solo di una casualità se lui è nato dove è nato e per quanto possa esserne orgoglioso, non può andare in giro a dire che la sua è una razza migliore di altre.
Anche io sono orgogliosa di essere sarda e sono anche fermamente convinta che il popolo sardo abbia un carattere ben definito, forte, deciso, ma che non sia migliore degli altri. Che sia diverso, differente, dato che siamo abituati a vivere nella nostra isola senza che la maggior parte del resto d’Italia si accorga di noi, ma non siamo i migliori e se incontro una persona del nord che viene a visitare la mia isola, non può che farmi piacere.
Non mi da fastidio se un insegnante del nord viene a insegnare qui, perché invece Donato deve dire assurdità del tipo che al nord ci sono troppi insegnanti meridionali che ostacolano la cultura dei ragazzi? Perché lui può fare i gestacci all’inno d’Italia e alla bandiera senza essere denunciato per vilipendio? Perché?
Lui può avere anche il ruolo di prestigio che qualcuno gli ha assegnato, non di certo io e me ne vanto, ma continuerà sempre a essere quel niente che si porta dentro. Non è una persona povera perché è del nord, è una persona povera perché è demente!
E il suo atteggiamento non potrà che scaturire altro odio, altre inutili rivalità. Lui si mette a rappresentare il nord e a dire assurdità sulla gente del sud, di conseguenza la gente del sud si adira, giustamente, ma comincia nutrire un rancore verso un idea generalizzata di nord, un idea che non corrisponde sempre a verità, per fortuna.
Sapete poi cosa mi fa arrabbiare tanto? Quando lo sento dire che la gente del nord è stufa di mantenere quella del sud che emigra in alt’Italia per lavoro. No aspetta, fammi pensare un attimo. Io, emigrata, vengo nella tua terra, lavoro nelle tue aziende, pago le tasse, ti pago un affitto, aumento la tua economia e tu staresti mantenendo me?? Ma permetti che sia esattamente l’opposto!!!!!! Permetti che nel momento che io lascio la mia terra per occupare il tuo appartamento pagandotelo profumatamente ogni mese, sono io che assumo un ruolo che va oltre il semplice emigrato il tuo perverso ragionamento si inverte e sono io a mantenere te???
Donato, tu sei pazzo, pazzo e pericoloso.
Io gli farei un regalo. Solitamente non faccio regali alle persone che mi stanno sulle balle, ma per lui farei un eccezione. Gli regalerei un libro. Morte a Venezia. Il protagonista, austriaco, decide di abbandonare la sua terra per una meta lontana, situata come dice lui, al profondo sud. Sapete dove va? A Venezia, appunto. Al sud. Perché lui è in Austria.
Hai capito Donato? Tu e i tuoi ragionamenti ignobili?
Hai tutto il tempo di blaterare. Ma sarai sempre a sud di qualcosa
Che bello!!! Accendo la tv e sento ogni giorno che l’emergenza dei rifiuti di Napoli è finita!! Che bello!! Che meraviglia!!! Napoli è nuovamente una città pulita, dicono.
Ma com’è che stavolta non ho visto nemmeno una foto? Non un immagine, non un video amatoriale, niente di niente?
Io sono sempre molto scettica, è vero, probabilmente perché sono stata tanto credulona fino a tanto tempo fa, mi lasciavo suggestionare da battute, da parole, da finte belle facce eccetera eccetera. Adesso non mi bastano più. Non senza una dimostrazione.
Io Napoli la adoro. E adoro i napoletani, tutti quelli che ho incontrato si sono sempre comportati in maniera eccellente. Simpatici, gentili. Ecco perché mi dà immensamente fastidio sentire dire “Napoli è di nuovo pulita e la città e la Campania sono tornati nel Mondo Occidentale”, perché Napoli e la Campania nel mondo occidentale ci sono sempre stati. Ok?
Poi. Voglio capire per bene. Dato che ad ogni modo, non ho assolutamente visto video e immagini, faccio finta di crederci. Ok. Napoli è stata ripulita.
Come? Perché? Perché se quell’emergenza durava da quindici anni sono bastati pochi giorni, adesso, per ripulirla?
Si sono alternate giunte di destra e sinistra, a turno si scaricavano le colpe a vicenda. Quindi chi governa adesso potrà anche prendersi il merito, ma io mi domando perché non si è mosso prima, se davvero bastava così poco? E dire che in precedenza, di tempo ne ha avuto.
Ma il dubbio che mi attanaglia è un altro. Sappiamo tutti che in questa emergenza costante, la mafia, o la camorra, ha avuto un ruolo principale. Un ruolo che non ci è dato sapere nei dettagli, ma sappiamo che se Napoli era in quelle condizioni, evidentemente c’era qualcuno che desiderava che Napoli fosse così. E deduco che sia la camorra, a questo punto.
Bene. Cioè, bene una mazza. Tanto per usare un intercalare. Se la camorra voleva Napoli sporca e adesso invece è pulita, cosa mai sarà successo per arrivare a questo? La camorra si è ritirata quatta quatta senza battere ciglio? Uhm… mi sembra strano. Tanto strano. Perché non ce la vedo come una che incassa il colpo senza avere niente in cambio. Quindi tutta la serenità nel dire che “Napoli adesso è di nuovo paura”, non solo non mi fa gioire appieno, ma mi fa proprio temere il peggio!!!
E poi voglio sapere anche un'altra cosa. Perché poco tempo fa, quando la Regione Campania, ha chiesto aiuto a tutte le regioni d’Italia, solo la Sardegna e la Sicilia hanno risposto immediatamente, mentre tutti gli altri se ne sono lavati le mani?? E perché qualche settimana fa anche le altre regioni si sono dichiarate disponibili ad accogliere la spazzatura? Anche se poi non se n’è fatto niente? E poi perché per poco non si scatenava una superpolemica, quando il presidente Napolitano ha detto che se Napoli è immersa nella spazzatura, è anche perché la regione Campania deve prendersi i rifiuti tossici che provengono dal nord? Non è forse la verità?
Io penso che in uno Stato come l’Italia, composto da 20 regioni, alcune regioni sono ricche e altre sono povere, la colpa non è solo delle povere che non si sanno gestire. Possibile che altrimenti, le suddette regioni, siano sempre e da sempre governate da incompetenti? Possibile che siano tutti assolutamente incapaci?
Se c’è una torta da dividere tra venti persone e i primi che arrivano anziché prendersi una fetta ne prendono due, mi sembra abbastanza ovvio che qualcuno rimanga senza. E se tutte le volte che c’è una torta da dividere si compie questo gesto da parte dei soliti furbi, mi sembra ancora più ovvio che qualcuno sia sempre più ricco e qualcun altro sempre più povero.
“Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili” canta Frankie Hi Nrg.
Ecco. Penso che la verità sia tutta racchiusa in quella frase.
Oggi vi racconto una storia. Avete voglia di sentirla? È una storia completa, con un protagonista, una vicenda, una fine. E un continuo, dopo la fine.
Ma devo avvisarvi, non sarà una bella storia e non sarà neanche breve. E vi dico anche un’altra cosa. Che ci sono persone che potrebbero raccontarla meglio di me, ma adesso, qui, voglio essere io a farlo. Indegnamente forse. E mi scuso già in anticipo se ci sarà qualche inesattezza. Ma veniamo alla storia.
Il nostro protagonista è un ragazzo. Si chiama Valery, è alto, giovane e anche bello, che non guasta mai. Ha un viso gentile, un modo garbato e due splendidi occhioni che seminano dolcezza in ogni sguardo. Valery è sardo come me ed è un tifoso del Cagliari, pure lui. È bello Valery. Lo guardo spesso. Ah, chi avesse la curiosità, può guardarlo grazie all’odierna tecnologia, ci sono foto e video che lo ritraggono.
Un giorno Valery ha deciso di arruolarsi. E come funziona di solito per i giovani volontari, è partito per una missione di pace nei Balcani. Io, sinceramente alle missioni di pace, non ci credo. Perché non mi piace che i politici mettano a rischio la vita dei soldati perché hanno deciso così. O a volte, anche perché l’America, ha deciso così. Perché li armano fino ai denti, ma per portare la pace.
Ma questo è un altro discorso e io rispetto chi in queste missioni ci crede, rispetto i ragazzi che partono a fare del bene, di sicuro, sono persone migliori di me. Sta di fatto che Valery la pace ce l’ha nel viso rappresentata da un meraviglioso sorriso, anche nei momenti difficili.
Momento difficile. Come quando per esempio è tornato da una di queste missioni di pace con un nemico. Un nemico dentro di sé. Un nemico che gli ha distrutto l’esistenza. Un nemico dal nome terribile: linfoma di Hodgkin. Contratto proprio in queste missioni, dove i nostri alleati americani (ma anche noi non siamo da meno) sganciano le bombe all’uranio impoverito, contaminano l’aria puntualmente respirata da tutti coloro che sono nei dintorni, anche dai nostri soldati, anche da Valery.
Quando Valery si è accorto di questo grave problema che lo colpiva, ha cercato di chiedere aiuto. Per sé, ma anche per tutti i giovani che per le stesse cause soffrono della stessa malattia. E ce ne sono. Tanti. Troppi. Comunque. Valery utilizza il mezzo di diffusione più veloce. La tv. E poi la stampa. Va in tante trasmissioni televisive, con quello che sembra diventato il suo motto “Se non servirà per me, servirà per gli altri”. Espone il suo problema affinché qualcuno possa aiutarlo.
Se ci pensiamo bene tutti, il pensiero è logico. Dopotutto, andando in missione, lui ha fatto un favore allo Stato Italiano e adesso, lo stato dovrebbe ringraziarlo. Aiutandolo con le cure, dandogli un aiuto economico per affrontarle. Lui è un militare.
Ma chissà che potere straordinario ha la tv sui cattivi, sui falsi, sugli indifferenti. Perché uno come Valery, onesto e con la sua bellissima faccia, ci va con tutta la bontà che ha nel cuore, che neanche quel terribile nemico gli ha intaccato. E le belle promesse gliele fanno, eccome. Tanto che io stessa, per un attimo, ho creduto che le cose potessero funzionare. Gli hanno detto che mai l’avrebbero lasciato solo. Gli hanno detto che il suo caso sarebbe stato preso immediatamente in considerazione. Che belle parole. Che bel gesto, che finalmente le istituzioni fanno il loro dovere.
Ma sono solo parole. Loro si sono dimenticati di Valery. Loro, lo Stato, che doveva aiutarlo, doveva curarlo, doveva salvarlo, perché lui ha messo in gioco la sua vita per un favore allo Stato e lo Stato non ha mosso un dito per lui. Avrebbero dovuto mandarlo in Inghilterra o negli Stati Uniti, dove ci sono dei mezzi più sofisticati per questo genere di malattia.
Sempre con Valery ci sono i suoi familiari, i suoi amici e persino il Cagliari Calcio. Oltre a tutti noi sardi, che per l’ennesima volta ci siamo sentiti trattati come se non fossimo abbastanza degni di abitare questo continente. Noi siamo sardi, mica come gli altri. Noi abbiamo il mare che ci allontana.
Tra gli amici di Valery, voglio nominarne uno. Un suo collega. Si chiama Cristiano Pireddu e ha mandato una lettera al presidente della Repubblica di qualche anno fa, perché è all’epoca che appartiene questa storia. Cristiano ha scritto solo la verità, cioè che lo stato ha dimenticato Valery. Poi ha scritto sul muro del Comando militare della Sardegna “Onore ai caduti per l’uranio”.
E poi è stato sospeso dal servizio.
La storia finisce il 4 febbraio 2004. Finisce col nostro protagonista in un letto d’ospedale che chiude gli occhi e non li riapre più.
Adesso è ufficiale. Lo stato l’ha dimenticato. Del tutto. Non un militare è andato a trovarlo. Nessuno è andato da lui. La sua bara non è stata avvolta nel tricolore per sua volontà, non voleva più avere a che fare con quello Stato che l’ha arruolato e poi abbandonato del tutto. C’era la bandiera degli ultras del Cagliari, degli Sconvolts, di cui faceva parte e che oggi e sempre, ricordano Valery con un canto “Onore a te grande amico, onore a te Valery”.
E con lo slogan che accompagna questa ingiustizia, “Valery, voi l’avete dimenticato, noi no.”
Per la cronaca, Valery di cognome si chiama Melis.
Eccoci dunque. Avevo detto che dopo la fine, ci sarebbe stato un continuo. Valery vive con noi per sempre. Nessuno ce lo leverà dalla testa, dalla bocca, dal cuore. Nessuno ci leverà dalla testa che l’ennesima ingiustizia dello Stato ha avuto luogo. A Cagliari, stavolta.
La malattia di Valery, è stata soprannominata “sindrome dei Balcani”. Ma è riduttivo come nome. Perché non è solo nei Balcani che questa malattia si diffonde.
Una volta vi ho raccontato di una base Nato che sorge a pochi chilometri dal mio paese, in una zona che si chiama Quirra. Vengono militari da tutto il mondo. Israele e Libano, sono venuti qui a provare le loro armi e dopo un mese, hanno cominciato una guerra. Evidentemente le prove sono andate bene.
Ma come nel caso di Valery, anche qui il tutto è coperto di un silenzio assoluto. Di un indifferenza stratosferica. Perché l’uranio impoverito, lo usano. Ed è letale per chi vive nei paraggi. Alcuni militari si sono ammalati. Alcune persone che vivono in quella zona sono deceduti. E persino gli animali, dato che quella è una zona di allevamento, sono morti.
Ci hanno mandato gli esperti. Quelli ufficiali. E sapete cosa ci hanno detto? Che è tutto a posto. Che è tutto sotto controllo. Nella zona di Quirra abitano cento persone. Venti sono morte dello stesso male dei Balcani che ci ha portato via Valery.
Mi fermo qui. Un ultimo favore. Informatevi. Ci sono basi NATO ovunque e non è un mistero che utilizzino armi all’uranio impoverito.
Se in un qualunque motore di ricerca, youtube compreso, digitate “Sindrome di Quirra”, verranno fuori filmati pieni di dati e testimonianze. Di persone che non stanno bene, di persone che non ci sono più, di persone che sono la prova umana che lì dentro qualcosa non va.
Ma qui in Italia siamo ancora convinti che anche le malattie, l’uranio, i morti, siano di destra o di sinistra e nessuno va a fare chiarezza. Alla gente della mia zona che ha sollevato il problema, spesso e volentieri è stato risposto (anche da parte di coloro che si definiscono giornalisti e che sono fermamente convinti di saper svolgere questo mestiere) che quei dati, quei morti, sono solo opinioni. E visto che non c’è nessuno medico di fama internazionale a confermare questi dati, rimangono solo opinioni di gente comune, di conseguenza, senza importanza. Certo che l’ignoranza è veramente dilagante.
Non si tratta di antimilitarismo. Non si tratta di antiamericanismo. Si tratta solo di voler conoscere la verità e di verità ne esiste una sola, non una ufficiale e una ufficiosa.
Una sola verità, ma che sia reale e che non serva a coprire chissà quale segreto di stato.
Verità, parola che in Italia, non esiste più da un pezzo.
Emergenza caldo. Emergenza freddo. Emergenza neve. Emergenza pioggia. Emergenza tutto. Qui si è persa la ragione.
E dire che i giornalisti un titolo di studio dovrebbero averlo. Non dico per raccontarci i più misteriosi misteri del mondo, ma se non altro per ricordarsi il significato della parola emergenza.
Allora. Si dice emergenza un qualcosa di non aspettato, un evento imprevisto.
Ma forse è una moda quella di gettare il panico per niente. Ad esempio. Adesso è emergenza caldo. Beh si, è luglio.
È estate. È normale che faccia caldo, anche molto caldo.
Ed è normale anche che alle volte piova, non a caso si chiamano temporali estivi.
E poi non hanno ragione all’estero a pensare che siamo allarmisti. Che poi è un modo come un altro per dire che siamo dei cacasotto, ecco giornalisti, non ci state facendo fare una bella figura. A parte che bene o male, del caldo ce ne accorgiamo benissimo da soli e non c’è bisogno che mandiate i vostri inviati in giro a verificare. Che poi, questi poveri disgraziati devono sorbirsi la calura delle città per dire a noi che le città le abitiamo che in effetti si, fa caldo. L’unico inviato contento è quello che viene mandato in Sardegna e Sicilia, che almeno si fa un giro in spiaggia. Infatti se notate, nei collegamenti dalle spiagge il giornalista non si vede mai.
Beh, non è carino farsi vedere in diretta tv in costume da bagno con la faccia di chi pensa “Ma sbrigati a riprenderti la linea che lancio il microfono dagli scogli e mi vado a tuffare!”.
Ma torniamo a noi. Ogni telegiornale ormai si basano su una manciata di emergenze e poi la chiudono lì. Ooohh. Interessante. Tra l’altro, oggi come oggi i servizi più approfonditi sono quelli sugli europei di calcio. Che domenica finiscono e io sono già triste, mi mancheranno principalmente i collegamenti con gli inviati sul posto contenti come una Pasqua di sguazzare nelle partite di calcio.
Ah, non so se avete notato ma da quando ci hanno cacciato dagli europei, c’è anche stata una leggerissima emergenza allenatore. Giusto perché quando le cose potrebbero andare bene è sempre meglio creare qualche scompiglio.
Ma lasciamo perdere. Parlavamo di temperature. Ci siamo tanto lamentati che a giugno ancora non arrivava il caldo e ora che c’è siamo già stufi perché non riusciamo a muoverci. Emergenza movimento. Ma i meteorologi ci hanno rassicurato. Da domani, le temperature dovrebbero diminuire anche grazie a delle piogge.
E ora li vedo già. Tutti incazzati perché il caldo non lo vogliono, ma ora che c’è il fine settimana sì, perché vogliono fare la gita fuori porta e invece se ne devono stare in casa, perché il sole e il caldo di cui tanto ci lamentiamo ha deciso di starsene a riposo pur di non sentire le nostre lamentele.
Ecco, così impariamo.
Ah, dimenticavo. Sintonizzate le vostre televisioni sui tiggì. Se è vero che piove, ci sarà sicuramente un emergenza maltempo da ascoltare!
E no, questo non dovete farlo!! Prima ci dite che la sicurezza del cittadino viene al primo posto. Poi ci dite che la magistratura deve avere sempre il modo di poter lavorare tranquillamente. E voi che fate?
Fate accusare di reato chi le intercettazioni le fa e le pubblica?? Sempre i soliti. E le vostre promesse sono andate a farsi benedire anche stavolta. Non che mi stupisca, per carità. Però mi incazzo, questo mi è ancora consentito!
Allora. Vogliono farmi credere che questa è una cosa giusta da fare. Leghiamo le mani ai magistrati che vogliono farne uso e tappiamo la bocca ai giornalisti che le vogliono pubblicare.
A me non sembra tanto corretto.
A me sembra solo l’ennesima cazzata. Vuoi farmi sentire sicura? Ottimo, io le tue intercettazioni, politico dei miei stivali, le voglio leggere, le devo leggere, perché tu, che mi piaccia o no, mi governi e io devo sapere che razza di persona sei.
Se ordini una partita di stupefacenti per rivenderla chissà dove, io ho tutto il
diritto di saperlo. E se le cose funzionassero per bene, avrei anche tutto il
diritto di licenziarti, visto che sei un mio dipendente. Lo sai politico, che il
tuo stipendio da cinquemila euro al mese te lo paga mio padre, che non ne prende
1500 e siamo pure molto ma molto fortunati?
Io non sono d’accordo. Mi tirano fuori la storia della privacy e mi intortano dicendo che è un modo per assicurare la vita privata di un cittadino. Ma cosa me ne frega a me della privacy!! Potete anche intercettarmi quanto vi pare, tanto a parte stupidaggini nelle mie telefonate non trovate altro.
Non ho procedimenti a carico per mafia, io.
Non ho procedimenti a carico per droga, io.
Non sono sospettata di essere la mandante di due omicidi di due giudici antimafia, io.
Me ne frego, tanto la mia privacy consiste nel mandarmi a casa volantini e depliant pubblicitari che nel 90% dei casi non richiedo e non voglio.
Come al solito non è cambiato niente di niente. Passano gli anni, cambiano i governi ed è sempre la solita storia. Si fanno le leggi come a loro conviene fare, per salvaguardarsi il posto. Oggi un operaio muore sul lavoro e domani loro faranno un decreto legge.
Dobbiamo combattere il razzismo e loro inventano il reato di immigrazione clandestina.
Che poi i criminali ce li abbiamo al governo, quello non conta, loro sono italiani e possono girare liberamente.
Ho parlato tanto di Clementina Forleo, ho voluto gridare anche io di quanto fosse ingiusto tutto quello che ha dovuto subire e tra poco invece diventerà tutto legale.
Ma se la gente non ha lavoro (e chi ce l’ha rischia pure di morirci), se i prezzi delle case sono vertiginosi, se le banche praticano una vera e propria usura, se i giovani non vanno via di casa perché non hanno un centesimo, siamo sicuri che la prima cosa da fare sia quella di “regolare” (??) le intercettazioni? Ma non fatemi ridere.
Non preoccupatevi, governo, non preoccupatevi. Nonostante tutto so bene che voi non tradirete la mia fiducia.
Io non ve l’ho mai data la mia fiducia.
Il lupo perde il pelo ma non il
vizio.
Vanna Marchi è stata arrestata di nuovo. Assieme alla figlia
inseparabile.
In tutto quello scandalo che c’era stato, io ho sempre avuto
un’opinione che non è proprio quella che sentivo in giro.
Va benissimo l’arresto
per truffa, per carità.
Anzi, penso che per una persona
così bisogna prendere seri provvedimenti solo per il tono della voce e per quel
“d’accordo?????” che mi fa saltare i nervi.
E sua figlia si meriti lo stesso
solo per andare dietro alla madre e condividere tutte le baggianate che compie.
Solo che ho sempre avuto un
pensiero.
Quando sentivo le persone truffate. “Ero depressa, mi sono rivolta a
Vanna Marchi per farmi guarire e mi ha truffato”.
Beh, tesoro, sei depressa e ti
rivolgi a Vanna Marchi??
C’è già qualcosa che non va. Tanto con quello che ti fa
pagare, spendi tre volte tanto di una seduta di psicanalisi. Ma una persona è
depressa e a volte non si rende conto. Ok. Chiudo un occhio.
Comunque, le interviste andavano avanti. Domanda: “quanti soldi le ha portato via Vanna Marchi?” Risposta: “Nell’ultimo pagamento ho versato 50 mila euro.”
O porca miseria!!!!! Ma fammi capire!!! Sei depressa e pensi che Vanna Marchi ti possa guarire??? E le regali pure 50.000 euro per farti dire una sequela di cazzate condite di minacce???
È vero, è vero, sono poco
comprensiva. Però parlo con un minimo di fondamento. Io so bene che la
depressione è una malattia orrenda, lo so, perché ne ho avuto un assaggio.
Amaro. Ricordo bene. E so bene che anche la disperazione di tante situazioni può
portare a prendere delle decisioni insensate.
Ho avuto anche assaggi di
disperazione in famiglia. E ricordo ogni istante, ogni momento e speravo solo
che finisse tutto al più presto. Ma non ho mai creduto che una ciarlatana
potesse essermi d’aiuto. E io quasi mi spavento a sentire non che Vanna Marchi
truffa le persone, ma che le persone chiamano Vanna Marchi convinte che possano
ricevere davvero un aiuto.
Io me lo ricordo quando non
stavo bene. E sbagliavo tante cose, la prima era il piangermi addosso, ma non lo
potevo sapere. Passavo le giornate a contare le ore che mancavano alla notte,
perché stavo bene solo quando mi buttavo a letto, nascosta sotto le coperte,
quasi a voler sparire dalla visione di tutti.
Ma le persone cui pensavo erano i
miei familiari, mia madre, soprattutto, che capiva e non poteva intervenire.
Causa distanza, causa il mio carattere. Quando sono nata l’ostetrica che mi ha
portato da lei ha detto a mia madre “questa le darà del filo da torcere”. E in
effetti, non si sbagliava.
Ma nonostante questo, non ho mai pensato di
rivolgermi a estranei, figuriamoci imbonitori televisivi poi!!!
Le cose si sono
risolte da sole, anche con un pizzico di aiuto di una mia prof di psicologia che
sentendomi parlare per venti minuti, aveva capito praticamente tutto di me.
E piano piano ho capito che l’unica persona a cui dovevo badare, ero io. Dovevo stare bene io, poi il resto succede di conseguenza.
Vanna Marchi andrebbe rinchiusa sul serio.
Però, voi che vivete momenti
difficili… guardatevi intorno.
La vostra cura c’è, a volte dovete trovarla da
soli, a volte serve qualche aiuto.
Ma non ve lo potrà mai dare una come Wanna Marchi.
Anche quest’anno sono andata al
concerto del primo maggio e come sempre è stato uno spettacolo bellissimo. Io
adoro le giornate così, ci vuole così poco a farmi felice.
Musica (bella), buona
compagnia… gli ingredienti per una giornata diversa dalle solite. In questo caso
il tutto incorniciato dalla bellezza di Roma.
Ad aprire lo spettacolo, un
gruppo che ha partecipato al festival di Sanremo, categoria giovani,
classificandosi al secondo posto.
Il loro nome è La Scelta.
Al festival li ho apprezzati, ma è anche vero che tutto quell’ambiente lì, sofisticato, perfettino, impomatato e circondato da notiziole e pronostici che si basano sul nulla assoluto, alle volte non fa bene alla musica. Capita di solito che i gruppi che mi piacciono non vincono niente e spariscono dalla circolazione.
In questo caso è stato diverso, perché La Scelta passa per radio e a volte anche in tv.
Ma torniamo a noi.
Al concerto
loro hanno dato l’inizio alle danze e la canzone che hanno suonato è la stessa
che hanno portato al festival.
E si chiama "Il nostro tempo”.
Una canzone molto orecchiabile,
di quelle che rimangono in testa e non se ne vanno ma attenzione.
Diversamente
dai tormentoni cui siamo abituati che oltre a rimanere in testa spaccano anche
le balle, questa dei La Scelta, rimane in testa nel vero senso della parola,
perché smuove i neuroni e porta a quel movimento di parole e figure che noi
chiamiamo pensieri.
Soprattutto nel contesto in cui mi trovavo, mi sono resa conto che quelle parole che dal palco inondavano la piazza era esattamente ciò che avevo davanti.
“Le strade sono diverse,
Frenetiche,
Ma intense di volti e lineamenti differenti
Vedo immagini nuove,
Culture e colori,
Radici lontane che adesso mi appartengono”
E io ascoltavo e mi guardavo intorno e i La Scelta continuavano a leggermi dentro e a dire in musica tutto ciò che io pensavo.
“Il mondo che vorrei
Non trova differenze
Fra l'uomo e le sue varie appartenenze ”
…ed è vero!!!! Questo è il pensiero più grande che mi gira in testa tutti i giorni!!! E lo ribadisco e li chiamo nuovamente in causa i rumeni che vedo ogni giorno rientrare da lavoro, le badanti che portano a spasso gli anziani, i camionisti che sono sempre meno italiani e sempre più africani a svolgere questo mestiere!!! Li chiamo sì per ripetermi allo sfinimento che non c’è differenza!!!
E continuavo a guardare la folla
che avevo intorno e più li guardavo e più vedevo una parte di me rispecchiata in
ognuno di loro. Il concerto è continuato tutta la giornata, si è fermato alle
ore 19 per riprendere un’ora dopo.
Tra gli artisti che si sono esibiti la sera,
c’era anche Jorge Ben un musicista brasiliano con una orchestrina a seguito.
Sinceramente non amo molto la musica brasiliana, ma lo spettacolo continuava,
così, assieme alle amiche che erano con me, ci siamo messe a ballare, per modo
di dire, sulle note di quella musica, divertendoci come matte.
Mentre eravamo
impegnate nelle danze, una ragazza davanti a me si gira e mi chiede qualcosa
come “tu eres brasileira”? … ovviamente ho risposto di no, mentre le mie amiche
ridevano e non accennavano a smettere… effettivamente… a Milano una volta mi è
stato chiesto “Where are you from?” perché mi hanno scambiato per inglese, a
Roma per brasiliana… certo che a sballarmi l’identità ce ne vuole di fantasia,
se non basta il fatto che non sono tanto alta e che sono scuretta, basta
sentirmi parlare due secondi per capire da dove vengo!!!
Comunque, la ragazza mi
ha scambiato per sua connazionale, era infatti proprio brasiliana. Chiarito
l’equivoco abbiamo cominciato a parlare.
Vive e lavora a Roma, è venuta al concerto appositamente per Jorge Ben. Mi ha detto che è un modo per sentirsi più vicina a casa e che vorrebbe tanto tornare nel suo amato Brasile. Io le ho sorriso nel modo più dolce che potevo… non ho detto niente, avevo un groppone in gola e ho guardato in alto per non far vedere le lacrime agli occhi che mi scendevano e non riuscivo più a opporre resistenza.
È stata una cosa stupida trattenere, non è servito a nulla. Non avrebbe dato fastidio a nessuno. Sarebbero state solo due gocce, con tutta quella confusione nessuno ci avrebbe badato.
Sta di fatto che a distanza di sei ore la canzone dei La Scelta è tornata in testa di prepotenza, quasi come a dire “adesso che l’hai vista in faccia la realtà, l’hai capito sul serio che con tutte le differenze di questo mondo, siete comunque tutti uguali?”.
Non sono niente di diverso dalla ragazza brasiliana. Non sono niente di diverso da nessuno. Non siamo niente di diverso da nessuno, per quanto vorremmo essere migliori di tutti.
Un grazie al gruppo La Scelta, i giovani musicisti che hanno qualcosa da dire, per fortuna, esistono ancora.
“E mi sento vivo sono figlio del destino
Ho scelto il mondo per confine e non sarò mai clandestino”
Aiuto. Ho una curiosità. Da curiosa. E da italiana. Dunque. Abbiamo una costituzione che usiamo malissimo, abbiamo leggi che non servono a nulla e quelle che servono non vengono utilizzate, si auspica sempre all’arrivo di qualcuno che voglia fare pulizia e questo qualcuno non arriva mai.
Anzi no. Magari arriva, ma nell’esatto momento in cui comincia a prepararsi per fare pulizia, improvvisamente, chi ha la facoltà di decidere su questioni importanti, stabilisce che in realtà nella sporcizia si vive benissimo.
Mi riferisco a un periodo di
diversi mesi fa. E a una persona in particolare.
Sarà che è giovane, sarà che è tosta, sarà che è donna e se ne vedono poche, ma
a me, il modo barbaro con cui è stata trattata proprio non va giù.
L’argomento per me è complicato, quindi lo tratterò in modo molto vago. Comunque. Mi riferisco a una storia che si chiama Unipol e la donna di cui ho appena parlato, si chiama Clementina Forleo.
Se non ho capito male si occupava di qualcosa che avesse a che fare con banche, scalate… beh, io non ci capisco niente di tutte queste cose e preferisco riassumerli in due parole che descrivono pienamente in che ambito ci troviamo: affari loschi. Che vedono coinvolti anche molti politici. Ti pareva. Ecco perché, mi viene da dire.
E una cosa so. Che uno di questi “affaristi”, che si chiama Fiorani, è stato arrestato per “aggiotaggio (aver diffuso notizie false per alterare il corso dei titoli in Borsa), insider trading (aver utilizzato notizie riservate), truffa, truffa aggravata, appropriazione indebita e associazione per delinquere finalizzata al compimento di questi reati”.
Bene… che se non era per quelle frasette tra parentesi non capirei niente. Comunque Fiorani, oggi è liberissimo, si gode le sue vacanze in Sardegna ed è pronto a impossessarsi dell’ultima parte libera di Costa Smeralda. A parte l’incazzo per questo ennesima operazione che non porterà niente di buono alla mia isola, mi sorge una domanda. Una domanda che non riesco più a trattenere.
Dov’è Clementina adesso? Dov’è quella donna forte, che aveva davvero intenzione di fare pulizia? Quella donna che ha ricevuto tante di quelle minacce e una di queste nell’anno 2005 preannunciava la morte dei genitori del gip che, guarda caso, sono deceduti in un incidente stradale che in tutta fretta è stato archiviato come “fatalità”… dov’è oggi? Perché l’hanno fatta fuori in men che non si dica?
Io lo so che queste sono questioni più grandi di me, che trattano di argomenti difficili e che stento a capire. Solo che quando si ha a che fare con persone oneste come fortunatamente è capitato a me, che ti insegnano a distinguere il bene dal male e quando vivi in un paese dove le ingiustizie sono all’ordine del giorno, non puoi più non interessarti. Non posso più fare finta di non aver capito niente. Non mi intendo di banche, ma ho due occhi per vedere, due orecchie per sentire e un cervello per ragionare.
E se sento la storia di un magistrato che mette a rischio la sua vita pur di migliorare un paese intero e questo magistrato, senza alcuna ragione, viene umiliata, scippata delle sue indagini e completamente abbandonata dallo Stato, non posso non soffrire del fatto che questa storia qui, è ciò che meglio rappresenta l’Italia di oggi.
Non è un
argomento che tratta di politica.
Tratta di onestà, ma a che serve… questa
parola non la conosce più nessuno.
Resterei ore
a parlare di lei. Ma vi supplico, a tutti quelli che leggono queste righe, di
affidarvi a internet. I giornali e i tg non ne parlano più adesso, qualcuno deve
aver proibito loro di trattare l’argomento.
Troverete una
serie di storie, di minacce e beffa finale, di dichiarazioni di solidarietà
dalle stesse persone che l’hanno isolata.
Che dire
ancora? Niente. C’è da inorridire e basta.
Ho pensato
davvero che qualcuno potesse ripulire l’Italia. Ho sperato che potesse essere
lei.
Lo Stato, gli
uomini altolocati, coloro che dovrebbero rappresentarci, dicono di volere la
pulizia, ma invece nella merda ci stanno benissimo.
E di noi, non
gliene importa niente a nessuno.
Aiuto. Ho una questione da
proporre.
È una questione cui non pensavo più da tempo e che mi è prepotentemente tornata
alla mente. Parliamo di scuola. E ti pareva.
Ma dei preparativi.
Dunque. Io ricordo che quando ero in prima elementare, avevo una bellissima
cartella di Barbie, rosa a forma rettangolare che era più grande di me.
E dentro avevo due quaderni, l’astuccio e un libro per tutte le materie. Che
erano italiano e matematica. Mentre nella prima materia ero già un’allieva
promettente, nella seconda facevo già pena. Qui non reputo colpevole
l’insegnante, è proprio il mio cervello che è sempre stato incapace di ragionare
con i numeri. È un incubo. Lo è ancora oggi.
Se volete vedermi nel panico più totale basta che mi chiediate un 7 x 8
all’improvviso e io già sto brancolando nel buio.
Comunque.
Se i miei primi cinque anni delle
elementari sono passati all’insegna di matematica e italiano, con nozioni di
storia e geografia, posso notare che il quinquennio elementare di oggi è ben più
complesso. Neanche gli esami di ammissione alle università a numero chiuso.
I bambini di oggi partono da casa con degli zaini da scalatore dell’Everest con
dentro una marea di libri. E le materie non sono più le meravigliose italiano e
matematica. Ma c’è inoltre inglese, francese e nozioni di tedesco, pallanuoto e
pallamano, storia e geografia, cenni di economia aziendale, letteratura italiana
uno e due con lettura totale della Divina Commedia.
Tutti quei libri stipati nello zaino. Che pesa dai dieci ai dodici chili. Dico
solo che io in seconda elementare ne pesavo 18, non sarei mai potuta
sopravvivere agli anni scolastici di adesso.
Che poi. Io mi domando perché, se ci sono tutte queste materie dalla prima elementare, gli studenti italiani (io stessa rientro nella categoria) sono considerati i più ignoranti d’Europa. E no, c’è qualcosa che non va.
Vediamo di fare una analisi accurata. Io come punto iniziale prendo sempre gli insegnanti. Sono sempre andata bene in italiano e le mie insegnanti sono state bravissime, salvo due casi particolari che vedevano due supplenti che non valevano proprio niente. Solo che sono sempre stata un’asinella in matematica e lì ho avuto sia insegnati pessimi, sia insegnanti meravigliosi. Quindi stavolta questa analisi non vale.
Però sono proprio i tempi a essere cambiati. Adesso bocciano anche alle elementari, quando andavo io a scuola era una cosa impensabile. Sarà colpa delle tecnologie che arrivano nelle mano dei bambini sempre più presto? Mah. Non mi convince. Sarà che ai bambini, anche quando poi diventano grandi, non piace andare a scuola? Si, questa mi convince di più. Ma perché c’è un odio diffuso verso la scuola?
Io per prima cosa le cambierei il
nome. Non deve essere una scuola dell’obbligo, ma una scuola del piacere.
Dove i bambini e poi i ragazzi vanno per imparare e confrontarsi. Ma non perché
devono imparare altrimenti vengono bocciati, perché loro hanno la voglia di
farlo e gli insegnanti hanno la voglia di coinvolgerli nelle loro lezioni.
Secondo me il cruccio della scuola è principalmente questo. E poi. Chi l’ha
detto che l’unico mezzo di approfondimento e divulgazione di conoscenza è il
libro? Può essere un libro, ma anche un film, un’escursione, uno spettacolo
teatrale. Ci sono tante cose e spesso il divertimento, è il modo migliore per
imparare qualcosa di utile.
Bisogna essere invogliati e questa dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo, perché la scuola, a regola, dovrebbe essere l’unico luogo in cui si possono imparare tante cose, per prima l’onestà.
In effetti cominciare la mattinata trasportandosi dodici chili di roba sulle spalle con altissimo rischio scoliosi non è la cosa migliore che una persona possa desiderare.
Non so bene perché ma ultimamente mi sto lanciando molto sul sociale. I penultimi erano i giovani annoiati che si sballano per divertimento. Oggi becco un’altra classe. Giovani e non. Indistintamente uomini e donne. Ci manca solo la de Filippi.
Procediamo passo passo. La mia mamma, che non ha mai voglia di stare ferma in casa, ha aperto un’attività dove lavora anche mio fratello e quando ci sono, anche io. Detto papale papale. Se non dovessi mai trovare lavoro, la mia mamma mi ha salvato il culo.
Si, sono una bambocciona. Si, ho la strada spianata. Si, ho avuto la pappetta pronta. Si, tutto quanto. E ne sono pure contenta. Ma non è di questo che voglio parlare.
Avete presente quei negozi di
oggettistica principalmente, dove tutto costa poco meno di un euro? Ecco, il
nostro è uno di quei negozi lì. In famiglia ci siamo divisi i compiti.
Mio babbo fa il casalingo per modo di dire perché entra ed esce all’ora che
vuole ed è contento come una Pasqua. Mio fratello è il magazziniere e anche un
po’ cassiere, mia mamma è cassiera e dà le dritte per come sistemare il negozio,
io quando non sono impegnata nella mia attività di studentessa (e guai a chi
ride…), sono la cassiera ufficiale. Adoro quel negozio. A momenti sembra un
centro sociale.
Cerco di conoscere le persone
attraverso quello che comprano. Ovviamente non ci riesco, ma sono dettagli.
Dietro quella cassa mi sento utile al mondo. Elargisco sorrisi a chiunque varchi
la soglia del negozio come dire “Ora sei mio ospite, prendi tutto quello che
vuoi che tanto costa una cavolata e te la puoi permettere”.
Ecco, il punto è proprio questo. Se tutti se lo possono permettere, non avevo
proprio tenuto conto al rischio che si corre in un negozio del genere.
Nel senso. Ho una gioielleria? Beh, temo che un giorno qualcuno mi derubi quel collare di perle, valore da capogiro, che tengo in vetrina.
Caliamo. Ho un alimentari? Ok, il prezzo della vita aumenta, le tasse si alzano, i pensionati prendono poco e non ce la fanno più, mi può sparire una rosetta dal banco del pane.
Caliamo ancora. Ho un negozio dove il prezzo massimo di un oggetto non supera l’Euro? A regola non dovrei temere che qualcuno cerchi di derubarmi qualche oggetto. Che so, un cuore di feltro, un fiore finto, una minchiata qualsiasi… e invece li ho visti pure io i ladruncoli, li ho visti con i miei occhi e non ci potevo credere!!!!
Ragazzina che entra col padre. Lei ha circa 14 anni. Prende il cestino. Gira tra gli scaffali. Prende un po’ di roba. Poi. Si avventa all’espositore delle forcine per capelli. Finge indifferenza. Guarda e riguarda. Prende e mette a posto e poi, con scatto felino, ciula due forcelline dalla scatola e se le mette in tasca.
Valore complessivo del furto: 18
centesimi. Infatti la scatola da dieci ne costa 99.
La sfiga della ladruncola ha voluto che non si accorgesse che davanti a lei
c’era una cliente, che tra l’altro è pure una mia zia. Mi ha avvisata. Ci siamo
guardate con la mia mamma. E ora? Le facciamo il cazziatone alla cassa? Davanti
a tutti? La smerdiamo e le togliamo la voglia di uscire di casa minimo fino a
quando non diventa maggiorenne? No. Niente di niente.
Perché principalmente sono pure piuttosto fessa e non avrei saputo da che parte
cominciare.
Sono sbigottita. Ma siamo a questi livelli? A dover rubacchiare per fare gli alternativi?
Ma poi vieni in un negozio simile a rubare?? Ma vai nella gioielleria tempestata di carabinieri a fare il furto, vedi come diventi figo quando ti vedono in tutte le pagine dei giornali col titolone in prima pagina “Compiuto furto da diecimila euro e diciotto centesimi!”
La sindrome Wynona imperversa.
Se c’è una cosa che non sopporto, nel parlare comune, è la propensione ai paragoni. Basta, facciamo un regolamento generale per le chiacchierate e bandiamoli assieme alle bestemmie. Tanto sono ugualmente fastidiose e le conseguenze sono molto simili.
Ma non è che non sopporto i paragoni in sé… non li sopporto quando celano la peggiore delle critiche distruttive… si, non ho sbagliato a scrivere, proprio distruttive.
Come quando qualcuno ci si presenta davanti con tutta la gentilezza di questo mondo e mentre parliamo amorevolmente ci dicono “Non è per offenderti, ma…” e poi ti offendono.
Roba tipo “Non è per offenderti, ma devo dire che sembri una scrofa”.
Oppure “Non è per offenderti ma oggi sei veramente un cesso”
O ancora “Non è per offenderti ma anche se provi a essere intelligente sei sempre stupida come poche.”
E allora senti qua, non è per offenderti ma se solo potessi ti prenderei per i piedi e ti sbatterei la testa al muro fino a quando non ti funziona meglio e mi sa che fino ad allora avrò tanto da fare. Ma non è per offenderti, razza di cretino. Non è per offenderti.
Ma torniamo ai nostri amati paragoni. Mi hanno stufato. Anche perché poi in tutte le cose, è sempre una caccia al paragone migliore!! Per esempio, esce una nuova band musicale? Mica ti parlano del disco, delle canzoni, dei testi. No, parte subito la gara del “Si ma ricorda questo”, “Si ma assomiglia a quell’altro” eccetera eccetera. Bah.
Oppure. Una band storica magari si ricompone e dopo tanti anni fa un disco nuovo. Disco bello, molto carino, ricco di inventiva. E poi arriva il genio “E si ma quello del ‘92 era un’altra cosa”…e che palle!!! Ma non stare sempre a rivangare il passato, goditi questo momento e piantala di fare il super informato!!! Uff. Che lagna. La gente non sa più apprezzare le piccole cose.
Altro esempio. Mi sa che sto diventando una fan di Cristiano de Andrè. Un giorno mi sono svegliata con la voglia di ascoltarlo, ho cercato un po’ di canzoni e adesso non me lo levo più dalla mente. Così mi sono sbizzarrita nelle ricerche e anche su internet la retorica non manca. “Si, non male ma con suo padre neanche a confronto”.
Beh, si neanche a confronto principalmente perché la musica che fa lui, con quella che faceva suo padre non c’entrano una mazza l’una con l’altra. Due generi completamente diversi, due sonorità differenti in tutto e per tutto eppure ‘sto cavolo di paragone non ne vuole sapere di andarsene.
Il paragone usato in questo modo, secondo me serve solo a riempire la bocca delle persone che non sanno cogliere le minuzie, le sottigliezze, quei piccoli particolari che ti fanno piacere una cosa e non un’altra senza una motivazione precisa. Quei dettagli che ti rendono unica una cosa.
Una cosa che mi infastidisce tanto, è quando sento dei miei compaesani che mettono il naso fuori dalla Sardegna e quando tornano sono già belli che civilizzati nelle grandi metropoli. Magari anche con l’accento del posto, dopo che ci hanno passato tre giorni.
“Sono stato a Roma, quella sì che è una bella città, mica come questo paese” che per me equivale a dire “Che buona la pizza ai frutti di mare, mica come quel mucchietto di segatura”.
Razza di babbeo, a scanso di equivoci ti ricordo che come Roma, al mondo non c’è nient’altro e poi che cavolo di confronto mi fai? Una città con 4 milioni di abitanti con un paese di poco più di cinquemila persone?
Comunque, per rabbonirmi, in fondo in fondo c’è un paragone che mi piace. Quello con l’happy ending per il paragonato.
“Guarda lei che è bravissima a scuola!!” “Guarda lei com’è educata”
“Guarda lei com’è sempre ben vestita” e poi la lei che sembra la perfezione fatta a persona, comincia a farsi le pere, rimane incinta minorenne e non è manco sicura di chi. Meraviglioso.
Perdonate lo sfogo, ma ultimamente di questo genere di paragoni ne ho sentiti troppi per non poterli esternare.
Mi raccomando, ricordo a tutti che la mia mail è disponibile a ricevere i vostri messaggi.
Il primo che mi scrive “sei brava a scrivere ma Susanna Tamaro è un’altra cosa” giuro che lo vado a cercare, gli riempio il materasso di petardi e glieli faccio scoppiare mentre dorme. Vi ho avvisato.
Ed è finito il festival di Sanremo!!! Ha vinto il duo Lola Ponce- Giò di Tonno. Chi? Vabbè, in breve, due attori che sono usciti da un musical. E che per dirla tutta, al festival hanno portato un pezzo che andrà a finire in un musical.
I cantanti per cui tifavo io non hanno vinto niente come al solito. La mia preferita era L’Aura. Che è arrivata dopo i primi dieci. Poi Tricarico. Che almeno ha vinto il premio della critica. Poi Mario Venuti. Non mi dispiacevano neanche Fabrizio Moro, Frankie Hi Nrg, Cammariere, Bennato e Grignani. Vabbè. Sempre così. Ma non è della classifica che voglio parlare. O meglio, non solo.
Al secondo posto si è classificata Anna Tatangelo, col brano “Il mio amico”, scritto dal suo compagno per l’amico gay di Anna. Mi è capitato di leggere in un sacco di giornali che mai come quest’anno il tema dell’omosessualità è stato trattato nella musica (complice anche la giovane Valeria Vaglio col suo brano “Ore ed ore”), che è una cosa bellissima, che sta a significare un’apertura mentale importante eccetera eccetera eccetera.
E a me i conti non tornano affatto. Ma proprio per niente. Perché anche se sono passati tanti anni, io certe cose le ricordo lo stesso. E anche quando si tratta di musica, sarà che sono appassionata, che mi piace ascoltarla, ma le cose e le parole, mi rimangono in mente, eccome.
Qui si danno dei meriti alla Tatangelo che a parte il premio della banalità non merita altro. Che merito ha? Quello di aver detto che gli omosessuali sono più sensibili? Ma che originale!!! Che poi. Chiariamo una cosa. Esistono persone che sono più sensibili di altre. E ci sono persone che sono emeriti stronzi.
Ora. Siccome credo fermamente che a parte i gusti sessuali e forse qualche atteggiamento, tra gay e etero di differenze non ce ne siano poi così tante, sono assolutamente convinta che come per tutti, anche nel mondo dei gay, che è lo stesso degli etero, esistano gay sensibili e gay stronzi. Solo che la cosa che deve importare è l’aggettivo, non quella parola che dovrebbe riassumere l’orientamento sessuale.
Ci sono gay sensibili e gay stronzi. Ci sono etero sensibili e etero stronzi.
Ci sono persone sensibili e persone stronze. Ecco perché le differenze si annullano.
Tutti d’accordo no? Tornando al discorso. La Tatangelo ne ha tempo di prendersi tutti i complimenti per il tema trattato, io non mi levo dalla testa che nel 1996, 12 anni fa, al solito festival di Sanremo ci è andato un cantautore napoletano che si chiama Federico Salvatore. Lo conoscete? Io si. Non benissimo e non abbastanza da dichiararmi fan, ma apprezzo le canzoni che conosco. Ma nel 1996, dicevo, lui al festival ci è andato con una canzone che si chiama “Sulla porta” e che diceva più o meno così:
“Con il mio posto fisso e una carriera promettente
Come un perfetto esempio della media borghesia
Che non può avere scandalosi sentimenti
Oh mamma non capisci com'è falsa la morale
La maschera di fango bagnata nell'argento
Sono un diverso mamma, un omosessuale
E questo tu lo prendi come un tradimento
Sulla porta, sulla porta, io vorrei che tu sapessi perdonare
Una volta, una volta, non buttare sulle mie ferite il sale
Come adesso sulla porta che mi dici vai per te io sono morta
Sono morta, sono morta, e mi sbatti sulla faccia questa porta.”
Altro che “Il mio amico lo accarezzo come un gatto” o che diavoleria dice la Tatangelo-d’Alessio! Solo che a Federico Salvatore, per quella canzone sull’omosessualità, che significava sempre un’apertura mentale e una cosa bellissima, la carriera gliel’hanno stroncata!!
Forse esagero, perché comunque lui continua a suonare e fare dischi, sta di fatto che i media hanno cominciato a snobbarlo, a ignorarlo, perché quello era un tema scabroso. Beh, si tratta di 12 anni fa e dalla nascita di Cristo erano passati solo 1996 anni, forse è per questo, in quei pochi anni non eravamo ancora abituati all’idea della diversità, se così vogliamo chiamarla.
Come sembro incazzata a rileggermi. Beh, forse un po’ lo sono. Perché la Tatangelo non si merita i complimenti per il tema trattato. Perché la Tatangelo non si merita il secondo posto, non si merita tutto il successo che ha e anche perché la Tatangelo mi sta discretamente sulle balle.
Tutto quello che hanno dato a lei, è immeritato. Nessuno ha citato Federico Salvatore, eppure non è così sconosciuto come vorrebbero farci credere. Cercatelo su internet, cercate le sue canzoni e poi ditemi.
Ok, finito lo sfogo. E dire che volevo solo candidarmi come valletta mora parlante del prossimo festival. Vabbè, la mia candidatura la rimando a un’altra volta. Qualche settimana di tempo, prima che si prepari il prossimo Sanremo, ce l’ho.
Ultimamente si sente sempre più parlare di inflazione. E aumenta il pane, la benzina, la pasta, la frutta, la verdura… insomma, aumenta tutto!!! E al telegiornale non si sente parlare d’altro, persino gli omicidi sono passati in secondo piano. Che è decisamente un bene.
Posso dire una cosa? I servizi sui novelli risparmiatori mi danno letteralmente ai nervi!!! Perché le domande e i fatti che ci raccontano sono fasulli!!! Poco tempo fa cercavano di farci piangere il cuore parlandoci delle persone che non arrivano a prendere i 1.900 euro al mese.
Ma chi è che ha 1.900 euro al mese??? Semmai dovresti farmi un servizio su chi non arriva a prendere 900 euro al mese!!! 1.900 euro, che è vero, non sono tantissimi, sono comunque una cifra ragionevole!! Una famiglia media potrebbe camparci benissimo!!! Anche se ha l’affitto può farcela.
Con attenzione e parsimonia, come con tutte le cose.
Io, che sono ancora mantenuta e non mi occupo in prima persona delle spese, mi innervosisco comunque perché ad ogni cosa che sento dire, la interpreto a seconda di quello che hanno fatto e continuano a fare i miei genitori tutti i giorni.
Ieri al tg ho sentito dire “Da oggi a fare la spesa si va con la calcolatrice”.
Bene, a casa mia la spesa con la calcolatrice si fa più o meno da sempre.
Non mi fraintendete. Grazie a Dio non abbiamo mai avuto seri problemi finanziari in casa. Quelli normali, quelli che capitano a tutti. Ma se siamo sempre stati bene è proprio perché la mia mamma la calcolatrice, l’ha sempre avuta in testa. Non è nei momenti in cui si sollevano i prezzi e l’economia va in crisi, che bisogna fare attenzione.
È sempre, che bisogna tenere gli occhi aperti. Tutti i giorni. Io penso che la gente comune sia la più coraggiosa di tutte, proprio per superare questi ostacoli, che viene da chiamare piccoli, anche se proprio piccoli non sono. Penso che sia coraggiosa perché “ce ne vuole di coraggio, nella loro situazione, solo per alzarsi ogni mattina! Sopportano un imperatore e un papa: vuol dire che hanno un coraggio spaventoso, perchè gente come quella costa la vita alla povera gente”, come scrive Bertolt Brecht nella sua “Madre Courage e i suoi figli”.
E allora voglio sapere perché, quella gente comune che appare in tv, di questo coraggio di cui appena parlato non ne tira fuori neanche uno spicchietto e preferisce nascondersi in motivazioni che sono baggianate con la B maiuscola.
L’altro ieri al tg c’era una famiglia che parlava. Marito e moglie che lavorano e due figli da mantenere. Alla domanda della giornalista che chiedeva alla donna a quali cose doveva rinunciare per tirare a campare lei ha risposto cose del tipo “Alla palestra” oppure, “alla cena in ristorante il sabato sera.”
Ma sei scema? Ma ti sembrano bisogni primari quelli?? Ti sembra un sacrificio non poter andare in palestra? Mi fanno davvero arrabbiare queste cose. Anche perché nella maggior parte dei casi, le persone che si piangono addosso per bisogni che sono tutto fuorché strettamente necessari, proprio il superfluo meno inutile, come potrebbe essere una palestra, se lo possono permettere, se non spenderebbero tutto in cazzate.
Intervistate quelle persone che rinunciano al pranzo e sono costrette a riempire le mense Caritas. Intervistate i giovani che rinunciano a sposarsi perché anche lo sputo di casa più schifosa del mondo costa una cifra spropositata e le banche hanno un’attività che non ha niente da invidiare a quella dell’usuraio. Intervistate le madri single che fanno una moltitudine di lavori sottopagati per mantenere la famiglia e che per farli rinunciano a vedere i loro figli che crescono senza di loro.
Loro sì, che avranno qualcosa di interessante da raccontare.
Un po’ di tempo fa si è sentito parlare di un concorso in magistratura con risultati disastrosi. Le domande presentate per partecipare erano 43000, in realtà si sono presentate “solo” 18000 persone e i posti da assegnare erano 380. Niente, in confronto alle domande richieste dai candidati.
Ebbene, sta di fatto che di questi 380 posti, ne sono rimasti liberi 58. Motivo? In sostanza, i candidati non conoscono affatto l’italiano. Usano tutte le parole del mondo nello stesso modo disordinato in cui arrivano alla mente, senza saper coordinare i sintagmi, senza conoscere la grammatica, senza saper utilizzare i verbi. Insomma, senza saper comunicare un bel niente.
La notizia è rimbalzata di telegiornale in telegiornale destando non poco scalpore. Siete sorpresi? In tutta sincerità, nessuno sospettava una cosa simile?
Ok, scaglio la prima pietra. A me questa notizia non sorprende ma proprio per nulla!! Anzi, secondo me ce la meritiamo. Diamo per scontato troppe cose.
Tipo che se una persona è laureata debba essere necessariamente una persona colta e intelligente. Invece può avere tutti i titoli di studio di questo mondo e può continuare a essere ignorante come una capra e stupido come una mucca, con tutto il rispetto per la capra e per la mucca.
Ovviamente non bisogna mai generalizzare, ci sono persone che hanno studiato e si vede, perché ogni giorno sanno sfruttare tutto quello che hanno imparato in modo intelligente. Il punto è che ci sono persone che magari hanno la quinta elementare e che hanno un bagaglio culturale da fare invidia. Persone che hanno viaggiato tanto, che hanno imparato tante cose con l’esperienza o semplicemente, riescono a guardare a fondo tutto quello che gli passa davanti.
Io ci vado all’università. E se un giorno riuscirò a uscirne per la gioia di mia mamma, so bene che non sarò niente di diverso da quella che sono oggi. Posso imparare tante cose, è vero. Posso sapere storie che altre persone non conoscono e posso sbandierare il mio titolo di studio ai quattro venti. Ma niente potrà mai farmi credere di avere qualcosa in più rispetto a qualcun altro. Al massimo posso credere di avere qualcosa di diverso. Così come tantissime altre persone avranno qualcosa di diverso da me. E non saranno meglio di me, così come io non sarò meglio di loro.
Io non ho mai brillato nello studio. Non parlo per invidia, a questo punto non mi interessa più. Ma forse non mi è mai interessato in modo particolare.
E ho visto delle persone laureate da anni che non sanno mettere le doppie nelle parole. Che un “anno” diventa un “ano” in men che non si dica. E poi ne ho viste altre, con ottimi risultati scolastici alle spalle e che se li meritano anche questi risultati. Perché hanno studiato tantissimo, talmente tanto da non vedere più un telegiornale da anni, da non aprire un quotidiano da lustri. Da non sapere che in Iraq c’è la guerra, che l’islam non è mai in nome della violenza, che il governo cade, che a Napoli ci sono i rifiuti da più di 15 anni.
Insomma, non sanno niente. A parte quello che hanno appreso dai libri.
Solo che se sei un genio in matematica e tratti le persone come se fossero solo dei numeri, ecco, non è tanto bello. E se sei un super conoscitore dell’informatica e ti comporti come se gli altri non fossero altro che computer, scusa ma la tua genialità non la vedo.
Una volta ho sentito dire alla TV una frase bellissima da parte del mio conterraneo Giovanni Floris, conduttore di Ballarò.
“Dalla scuola spesso e volentieri non escono i migliori, escono i secchioni, che quasi mai sono i migliori.”
La penso proprio così. Solo che i pregiudizi rappresentano l’inganno più semplice in cui cadere.
Posso concludere in musica, per chiudere il tutto? Mi viene sempre in mente una canzone di Ivan Graziani, la frase in cui dice
“Citi i classici a memoria, ma non distingui un ramo da una foglia”.
Gli studenti italiani sono definiti i peggiori del mondo. Ribadisco che non è mai giusto generalizzare. È solo che per stabilire se una persona è colta, devi parlarci e non farti mostrare i suoi scintillanti titoli di studio.
Finalmente qualche giorno fa, ascoltando un tiggì sento una notizia che mi rincuora.
Non sia mai che i media comincino a darsi una regolata.
Ecco la notizia.
“Il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, Corrado Calabrò, si scaglia contro la spettacolarizzazione delle notizie di cronaca, «ispirata più dall'amore per l'audience che dall'amore per la verità». L'atto di indirizzo adottato «vuole essere un invito agli operatori dell'informazione a dotarsi di un codice di autoregolamentazione, un invito alla riflessione prima di essere costretti a procedere a provvedimenti sanzionatori.”
Sorrido nel sentirla. Visto che proprio in questi giorni è ripartito uno dei processi più “invitanti” del momento, quello della strage di Erba. E mentre sento lo svolgersi del servizio televisivo, quello che è un sorriso diventa un vero e proprio ghigno malefico, dovuto a una meravigliosa sensazione conseguente al pensiero di vedere Bruno Vespa fare la fame poiché non potrà più sguazzare nelle disgrazie altrui.
Solo che il mio momento di gioia viene bruscamente interrotto quando il giornalista aggiunge:
“Nel mirino Michele Santoro e il suo Annozero, per una presunta parzialità.”
No vi prego. Ditemi che ho capito male. Ditemi che non è vero. non può essere vero. Dunque il primo a essere giustiziato è Santoro? E perché? Continuo ad ascoltare. Per via del caso Unipol, con la partecipazione in studio del GIP di Milano Clementina Forleo e per l’inchiesta Why Not realizzata dal PM di Catanzaro Luigi de Magistris.
In entrambi questi casi, che pare siano tutto fuorché leciti, sono coinvolte parecchie personalità politiche, di entrambi gli schieramenti, quindi già non capisco più cosa si intenda per parzialità. Alla Forleo e a de Magistris, se non ricordo male, è però impossibile proseguire le indagini perché non ottengono i permessi per poter lavorare sulle intercettazioni telefoniche. I due, nel programma di Santoro, hanno spiegato la loro situazione e siccome la cosa sembrava davvero importante, perché totalmente vera, i media ne hanno fatto un passaparola e ne è quasi diventato un caso politico.
Per dovere di cronaca mi sento di dire che Clementina Forleo è stata trasferita da Milano e Luigi de Magistris è stato trasferito da Catanzaro. Meglio mandarli via piuttosto che rischiare che la verità venga a galla del tutto.
Tra l’altro de Magistris indagava anche su Mastella e non c’è bisogno di dire che quest’ultimo è pluri-indagato assieme alla sua simpatica moglie per lanciare semplici allusioni. Tra l’altro, veritiere.
Ad ogni modo. Ecco perché Santoro è nel mirino. E a me sinceramente, la cosa fa saltare i nervi. Sia perché ritengo che di editto bulgaro ne abbiamo già sentito parlare fin troppo e spero non ce ne sia un secondo. Sia perché a me i programmi di Santoro, piacciono.
Sia e soprattutto perché, di quella geisha di Bruno Vespa nessuno ne ha parlato!!! Fatemi capire. Santoro viene accusato di strumentalizzare le notizie di cronaca e Vespa no? Vespa che ha fatto otto miliardi di puntate di Porta a Porta sul caso del piccolo Samuele di Cogne, presentandosi di volta in volta o con uno zoccolo o con un mestolo come ipotetica arma del delitto?? Vespa che quando ha parlato per la duecentesima volta in un mese del giallo di Garlasco aveva parcheggiata alle spalle una bicicletta nera, che nelle indagini era quella di Alberto Stasi, principale indiziato???
Vespa che non oso pensare che diamine sarà capace di inventarsi per sguazzare anche su Meredith, visto che si parla persino di una violenza sessuale subita dalla vittima?
Vi prego, ditemi che sono io a non aver capito.
Non volevo sbilanciarmi troppo. Ma adesso, mi sento in dovere di farlo.
Forse è anche solo il fatto di avere la fortuna di poter comunicare tramite un sito, forse è questo, ma ho sempre parlato col cuore quando qualcosa riguardava la mia regione e adesso non posso non correre in suo sostegno.
L’argomento lo avrete immaginato, è quello dell’emergenza rifiuti di Napoli. Che non è un’emergenza, è così da anni, ma sembra quasi che la gravità si sia scoperta solo adesso.
Ma
nello specifico voglio dire la mia sulla richiesta di aiuto fatta alla regione
Campania a tutte le altre regioni. E soprattutto voglio dire la mia sulla
immediata offerta di aiuto da parte della Sardegna.
Verrò aggredita, me lo sento.
Ma io sono favorevole al cento per cento con la scelta presa dalla mia regione.
Non voglio farne un discorso politico, a questo punto destra e sinistra non
c’entrano più niente. C’è una regione in difficoltà e un’altra è disposta ad
aiutarla. La Campania chiede di poter spostare i propri rifiuti e la Sardegna li
prende e li smaltisce coi suoi mezzi. Le polemiche si scatenano.
“Rischiamo di diventare l’immondezzaio d’Italia”, è indubbiamente la frase più
pronunciata di questi giorni.
Che pensandoci in modo superficiale, potrei quasi essere d’accordo. Ma poi vado
a fondo. E provo a capire semplificando la situazione e facendomi un esempio
molto spicciolo.
Da qualche mese a questa parte, al mio paese è diventata obbligatoria la
raccolta differenziata. I vecchi cassonetti non ci sono più, ci sono solo i
contenitori per ogni tipo di materiale. Se non fai la raccolta, scatta la multa.
Io mi faccio un esempio. Io ho tutti i contenitori per la raccolta sistemati in
cortile. Ipotizzo che la mia vicina di casa, anche lei vuole fare la raccolta
differenziata ma chissà per quale motivo, a lei nessuno procura i contenitori.
Così comincia a sistemare da una parte un mucchietto di plastica, dall’altra un
mucchietto di carta, vicino alla porta raccoglie l’umido.
Sta di fatto che più
passa il tempo, più i suoi consumi aumentano e nessuno le procura questi
benedetti contenitori. E lei continua ad ammucchiare. Sempre di più. Non ce la
fa più a vivere in mezzo all’immondizia e sfinita e pure un po’ umiliata chiede
a me se può utilizzare i miei contenitori fino a quando non li consegnano anche
a lei.
Domanda. Se io ho il posto e la possibilità di smaltire anche i suoi rifiuti,
perché non dovrei farlo?
Questa è la mia esemplificazione. Solo che al posto della casa della mia vicina
c’è tutta la Campania, e al posto della mia casa, c’è tutta la Sardegna.
Ed è proprio qui che lo capisco, che non c’è il rischio di diventare
l’immondezzaio d’Italia perché quella spazzatura non rimane nelle strade della
Sardegna a puzzare, ma verrà smaltita e eliminata nei luoghi appositi e con gli
appositi macchinari. E per la cronaca, è stata già smaltita. Sono bastate poche
ore. Tanto rumore per nulla.
Una frase che mi fa davvero saltare i nervi è quella che “noi i rifiuti
napoletani non li vogliamo”, come se fossero differenti. Come se l’immondizia
campana puzzi più di quella delle altre parti d’Italia. Come se l’immondizia non
fosse sempre e solo immondizia, da qualunque parte essa venga. Trovo che quella
frase sia di un offensivo indicibile.
La Campania deve assolutamente prendere provvedimenti per questo problema che
gira e rigira, sappiamo bene che porta dritto dritto agli interessi della
camorra. Ci vorrebbe qualcuno che la pulizia cominciasse a farla dall’interno
delle istituzioni, dove i camorristi lavorano protetti dalla loro copertura di
funzionari di Stato.
Intanto però, se questa regione soffoca dai rifiuti e chiede un favore, non vedo
dove sia il problema nel tendere loro una mano d’aiuto.
In questa situazione c’è solo una cosa che mi spaventa davvero. Io sono della
Sardegna e si sa che la mia terra non naviga proprio in buone acque. Ha tanti
problemi, dalla disoccupazione, alla conseguente continua emigrazione, i
trasporti e anche l’emarginazione, lo snobismo spesso e volentieri da parte
della stessa Italia, lo stesso snobismo che ha spinto le altre regioni a dire un
secco NO! alla Campania, senza rendersi conto che l’emergenza adesso, è
nazionale.
A farmi paura è proprio il fatto di sapere che la Sardegna un giorno potrebbe
trovarsi talmente in difficoltà da dover chiedere aiuto agli altri e le altre
regioni, col loro menefreghismo, le chiuderanno la porta in faccia.
Vorremo essere un paese leader per l’Europa e invece non sappiamo andare
d’accordo neanche tra di noi.
E per quanto mi riguarda l’immondezzaio d’Italia, lo diventiamo tutte le estati,
quando si aprono le porte della Costa Smeralda, quando Briatore e soci aprono i
loro locali per miliardari e noi sardi non possiamo passarci neanche davanti.
E alla fine della stagione estiva, non ci resta che metterci i guanti, armarci
di scope e stracci, e togliere la loro, di immondizia.
Per questo non le fanno le manifestazioni di protesta.
Il freddo. Monti innevati. Temperature sempre più basse. Voglia matta di chiudersi in casa, attaccarsi a un termosifone e abbuffarsi di pandoro e/o panettone.
Si, è proprio arrivato il Natale. Che meraviglia!!! Se c’è un mese che adoro è proprio dicembre. Sia perché ci sono nata e gli devo per questo la vita.
A chi interessasse…il mio compleanno è il 21. Contattatemi pure via mail, vi spiegherò tutti i modi per farmi consegnare al più presto i vostri regali. Si, lo so che siete in tanti.
Ma torniamo a noi. Dicevo, io il Natale lo adoro!!! Perché è vero che è un’atmosfera tutta diversa!! Io ad esempio, mi sento obbligata ad essere più buona.
Molto più del bambino della pubblicità che offre il pandoro a tutti e poi torna a casa sbuffando perché non ne ha più per lui. Quella è una bontà falsa. Io adoro andare ad acquistare i regalini di Natale. Ma in anticipo. Facciamo fine novembre, perché piuttosto che entrare adesso in un mercatino di Natale a subire l’assalto della folla, preferisco buttarmi nell’olio bollente.
E poi è vero, a Natale siamo
tutti più buoni e a volte pure tutti un po’ più scemi. Alla tv, che pure loro
adorano il Natale così gli inviati anziché lavorare seriamente possono andare in
giro a fare interviste tra uno shopping e l’altro, fioccano le interviste a
riguardo.
“Signore, quanto ha speso oggi per i regali?” “Circa 300 euro. Ma torno anche
tra due giorni, eh! Non ho ancora finito. Diciamo che mi mancano altri 200
euro”.
Dio santo! 500 euro di regali…ho capito che bisogna essere più buoni, ma teniamo i piedi per terra. Io 500 euro non li spenderei mai. Per due motivi. Il primo è che non ce li ho. Il secondo è che non conosco così tante persone da spendere una cifra così esorbitante per i regali. Quelli che faccio io sono davvero dei pensierini.
Significa che mentre sono in giro e vedo qualche oggettino natalizio e simpatico, penso a qualcuno che mi è simpatico a cui voglio bene e glielo compro. Non sarà mai una crociera da 2000 euro, non sarà l’ultimo modello della peugeot. È un semplice oggettino talvolta da sistemare, talvolta da mangiare (perché no), talvolta da personalizzare. Ma è un mio pensiero per chi voglio bene e questo mi sembra già un gran gesto.
Poi adoro le lucine di Natale. Tutte le città e i paesi si illuminano di una luce nuova, sembra che almeno a dicembre le stelle del cielo siano più vicine e possano avere un contatto più stretto con noi abitanti della terra. Adoro le case addobbate, gli alberi di Natale che sbucano in ogni dove e i presepi che rappresentano la vera motivazione per cui questa festa esiste, che ogni tanto siamo troppo materialisti e ce ne dimentichiamo.
Adoro persino le persone che incontro, perché sono tutte più sorridenti e sembra che pensino “beh si, non ti conoscono, ma vogliamoci bene, è Natale”. Poi magari non mi saluteranno mai più, ma apprezzo comunque lo sforzo natalizio e sono pure più buona da non voler pensare che si tratti di falsità.
E poi che dire. Adoro scrivere la letterina di babbo Natale. Che a volte è lunghissima, pur cominciando con un “sarò breve”. L’anno scorso ho ricevuto tutto quello che ho richiesto. Compresa la macchina fotografica e il lettore cd. Quest’anno spero di bissare.
Babbone, io te lo dico sempre che vorrei che scoppiasse la pace ma so che contro l’ignoranza dell’uomo, neanche tu puoi farci niente. Vorrei che tutti credessero sempre in te, anche quando non è Natale. Dopotutto tu ricevi lettere anche in piena estate, che cosa ci costa a noi lasciarti un pensiero durante l’anno? Vorrei che tutti fossimo più rilassati e tranquilli. Siamo molto più belli quando siamo così.
Io te lo prometto babbo di essere migliore. Ci provo, te lo giuro. Stavolta non voglio elencarti tutti gli oggetti che vorrei, anche se in fondo lo so che una traccia del tuo passaggio me la lascerai lo stesso e io ne sarò felice. Ti chiedo la salute e la serenità per tutte le persone buone, che lo meritano. Anche per quelle che non conosco. Anche per quelle che mi leggono in questo momento.
Buon Natale!
Certe volte rimango basita da come gli uomini normali vogliano sempre apparire dei superuomini. Si, superuomini.
Quelli che non sbagliano mai. Quelli che se gli racconti qualcosa loro la sanno già e te la spiegano meglio. Quelli che non si mettono mai in gioco non per loro volere… proprio perché nessuno glielo chiede. Vincerebbero sempre loro, si sa.
Ma quello che più mi fa riflettere è il perché tutti noi vogliamo sempre nascondere i nostri difetti. Meglio costruirsi addosso una maschera da mostrare nelle occasioni migliori, ideale per quando si conoscono delle persone che non guardano oltre il superficiale.
Io farei un decreto legge. Quando ci si presenta a una persona nuova, ognuno dice un proprio difetto.
Ciao, mi chiamo Sara e non sono brava a scuola.
E che ci vuole. Io mi fermo a quota uno perché altrimenti la mia presentazione durerebbe ore e ore. Sta di fatto che secondo me non c’è niente di male ad ammetterlo. Lo farei diventare legge perché aiuterebbe tutti a essere più rilassati e quindi più felici.
E poi a me le persone che non fanno altro che elencare tutte le cose geniali che intendono fare mettono l’ansia!! Ricordo ancora un ragazzo che avevo incontrato al secondo anno di università. Dopo un primo anno a lingue, ho cambiato idea e sono passata a lettere. Cinema, musica e teatro, per la cronaca. Vabbè. Poco importa.
Dicevo, ho incontrato questo ragazzo. Io ero appena arrivata da un’altra facoltà, ero praticamente ad un nuovo inizio e non sapevo neanche da che parte girarmi. Così ho chiesto delle informazioni a una ragazza che avevo accanto, anche lei spaesata e nuova come me. L’unione fa la forza , ci siamo unite e oggi è una delle mie amiche più care.
Abbiamo chiacchierato, eravamo un po’ terrorizzate dal mondo universitario ma il fatto che sapessimo l’una delle debolezze dell’altra ci rassicurava. Fino a quando non incontriamo lui. Il Sapientino scuola della situazione. E comincia a parlare.
“Io adesso sto seguendo tutti questi corsi e ho deciso che a gennaio do gli esami che riguardano le 4 istituzioni.”
Informazione: le quattro istituzioni che riguardano arte, teatro, cinema e musica, sono composti da otto esami. E lui voleva dare questi otto esami nel giro di un mese.
Cristo Santo!!! Mi è venuto lo sconforto!!! “Ecco, lo sapevo!!!” pensavo “Sono sempre io che non riesco a combinare niente di buono, sono quella messa peggio di tutti, al solito ho sbagliato tutto quanto!!!”
E paranoie varie. Poi, siccome ho la memoria corta, per fortuna ho dimenticato l’esistenza di quel Gran Mogol che mi si era presentato davanti. E sono andata avanti per la mia strada. Piano e con calma. Dopo svariati mesi lo rivedo. E ci parlo. “Beh, quanti esami hai dato allora?”.
Cosa mi ha risposto lui? Sette esami? Tutti e otto? Otto e ne ho aggiunto un altro?
No no. Ve lo dico io. Non aveva combinato niente di niente!!! Io che mi ero ammutolita davanti a cotanto genio sono riuscita a dare due esami, e lui nemmeno uno, hai voglia a fare lo sborone!!
Idiota. Se si fosse tappato la bocca avrebbe fatto una figura decisamente migliore.
Qualche settimana fa ho visto un pezzo di “C’è posta per te”, il programma televisivo. Si lo so, questo inizio invoglia a fare tutto fuorché a leggere quello che voglio raccontare. Abbiate pazienza, certe volte anche da programmi del genere si può trarre qualche riflessione. Cercate di capirmi.
Comunque. Non so se avete presente il programma. Una o più persona invitano in studio delle altre persone per riappacificarsi, per dirsi quanto si vogliono bene eccetera eccetera. Cose che non si possono assolutamente fare senza la presenza elegante e la voce da mezzo soprano di Maria de Filippi. Ma sorvoliamo.
Una famiglia, madre, padre e quattro o cinque figli, non ricordo bene, sono lì per chiamare una loro figlia e sorella. Non si parlano e non si vedono da 14 anni, pur abitando a due passi. Che diavolo sarà successo per allontanare così una figlia?? L’avranno accoltellata per sbaglio? La picchiavano tutti i giorni? L’ hanno investita con la macchina perché aveva mangiato troppa Nutella? Chissà.
Dopo che una postina
dice che la figlia misteriosa ha accettato l’invito e che è lì col marito, li
fanno entrare. Una giovane donna accompagnata da un energumeno, peso di un
capodoglio e sguardo amichevole di chi è appena uscito da un corso di Karatè.
Madre, padre, fratelli e sorelle di lei gioiscono. Aprono la busta gigante
situata al centro dello studio in modo da far vedere chi manda l’invito.
I familiari piangono. Il marito di lei ha lo sguardo attento di chi ascolta una zanzara per poterla individuare e farla fuori con un colpo di ciabatta. Lei lacrima insieme alla famiglia. È la persona più felice del mondo. Si consulta col marito e cambia atteggiamento. Dice che in famiglia l’ hanno trattata male, che ha deciso lei di non farsi vedere per 14 anni. Poi si aggiungono dei tasselli.
Cambia versione: dice che in realtà è stata un’ ottima famiglia ma che non ci va perché suo marito non li può vedere manco in fotografia e lei per rispetto di lui si dimentica di avere una parentela. Dice di essere felice di non aver fatto altro che partorire figli, di essere felice di non mettere il naso fuori di casa senza il marito, di amarlo talmente tanto da averlo sempre perdonato per i suoi errori. Uhm… quali errori?
In breve, salta fuori che il marito picchia la moglie e lei se ne sta zitta e ferma a subire. Pubblico in studio comincia a fischiare. Il padre di lei vorrebbe staccare la busta alta tre metri e lunga quattro per lanciarla in testa all’odiato genero. Fratelli e sorelle sul piede di guerra. Marito di lei immobile e quando parla dice cazzate. Bene, il racconto della puntata per quanto mi riguarda può finire qui.
Tutto questo mi ha fatto
pensare. Alla violenza sulle donne. E più in particolare alle donne.
Purtroppo è sempre più frequente il fatto che le donne, in casa, siano vittime di violenze. Quando la situazione degenera ci passano anche i figli.
E io mi incazzo. La violenza non porta a niente se non ad altra violenza.
La violenza non è mai giusta. La violenza non è mai giustificata. Siamo d’accordo, vero? Bene.
Eppure le violenze continuano. E
le storie come quella della coppia che ho descritto prima si moltiplicano. Tempo
fa, nel giornale, ho letto la notizia di un uomo che regolarmente, da anni,
tornava a casa ubriaco, picchiava la moglie e il figlio.
Li maltrattava, li riempiva di botte e spegneva le cicche della sigaretta sul
bambino. Un bambino di tre anni.
Un bambino di tre anni che quando ha capito che il padre non gli avrebbe fatto niente se l’avesse visto dormire, restava fermo e immobile a fingere di essere addormentato, per evitare botte e maltrattamenti vari.
E questo avveniva da anni. E a me aumenta l’incazzo. E aumenta, aumenta e aumenta a dismisura. Contro il padre?
Si, moltissimo, perché lo investirei volentieri con la macchina. Ma non solo. Contro la madre. Non venitemi a dire che è solo una vittima. È una vittima quando subisce le botte una volta, due volte, al massimo tre. Quando permette che questa situazione continui, quando permette che il marito maltratti lei e anche quell’angelo innocente di bambino, diventa una stupida con la S maiuscola e quasi la ritengo responsabile come il marito.
Spero di non essere fraintesa. Io, che mi definisco filo-femminista, quasi mi vergogno di dire quello che penso. Ma qui dobbiamo svegliarci. La donna va tutelata, certo, ma se è proprio la prima lei a impedire che questo avvenga, a questo punto, non mi dispiace neanche più. Ti picchia una volta? Va bene, puoi perdonarlo. Non so come tu faccia, ma posso capire.
Ti picchia due volte? Ok, e passa anche questo. Com’è quel detto? La prima volta si perdona, la seconda si condona e la terza si bastona. Ecco, quando la cosa comincia a diventare abituale e all’ordine del giorno, quando non fa altro che metterti le mani addosso, quando picchia anche il bambino, allora non c’è più niente né da capire, né da perdonare. Ti prendi il bambino e vai dai carabinieri.
Non fatemi discorsi di debolezza, ho smesso di crederci.
Non fatemi discorsi di paura, non credo neanche a quello. Hai talmente paura di denunciarlo che preferisci sorbirti i colpi tutti i giorni? Che magnifica stupidaggine. O di cosa hai paura? Delle dicerie forse? Per evitare un pettegolezzo continui a infliggerti da sola una colpa che non hai?
Scusate, ma su questo campo sono irremovibile. La donna va tutelata, si dice sempre. No cari, le persone vanno tutelate, se un uomo subisce violenze fisiche o psichiche va tutelato pure lui.
Tutti noi, dobbiamo essere tutelati. E per farlo, dobbiamo avere quel briciolo di dignità che ci permetta di denunciare chi ci fa del male.
Nessuno crede al fatto che la moglie sia inferiore al marito, è un’assurdità.
Donne che subite violenze, svegliatevi!!! Non dovete avere paura di avere ragione, non dovete avere paura delle voci di paese. Vi spaventano le cose frivole e non vi spaventa più prendere regolarmente le botte dall’uomo che adesso odiate. Perché vi siete abituate.
Denunciate chi vi fa del male, non vi meritate l’inferno che vi circonda. E non dite di stare assieme a lui per il bene dei figli. È la mostruosità più grande che si possa dire al giorno d’oggi. Ci sono centinaia di strutture pronte ad aiutarvi. I figli non fanno altro che soffrire sempre di più. Il primo passo è la denuncia, solo dopo, avrete la forza di ricominciare.
Ma se volete continuare a dire di essere cadute dalle scale, di essere scivolate dalla doccia, di aver sbattuto sulla porta, fate pure. Ma non date la colpa a nessuno, se voi avete accettato di annullarvi a favore di un ritratto di famiglia che appare felice agli occhi della gente e che è coperto di botte e insulti alle vostre spalle.

Ho fatto un sogno. Ma brutto brutto brutto. Ragionevolmente lo definirei incubo.
Un incubo vero e proprio, con non solo la I, ma con tutte le lettere in
maiuscolo.
E cosa strana, non so perché, ma la parola incubo faceva rima con stupidità, anch’essa con tutte le lettere maiuscole!!
Insomma, ecco il sogno. È una tranquilla giornata di ottobre, calda come al solito quaggiù. Mi arriva tra le mani un giornale e leggo il seguente titolo:
“Sevizia la fidanzata, ma è sardo.
Naturale che si comporti così”
E come un incubo degno di chiamarsi tale richiede, comincio a non capire. Io, nata e cresciuta in Sardegna, mi sento colpita.
Così leggo in maniera più approfondita. Un ragazzo cagliaritano emigrato in Germania, accecato di gelosia per un tanto presunto quanto inesistente tradimento della sua fidanzata, la tiene segregata per tre settimane, la violenta, la sevizia, la umilia, le orina addosso, non pago la violenta ancora ma in gruppo.
E per concludere l’opera d’arte, le fa pure le foto a dimostrazione del suo capolavoro. Naturalmente si finisce dal giudice. E fanno il processo. E al mio conterraneo gli danno sei anni. Non commento il fatto che secondo me uno stupro andrebbe punito quasi come un omicidio. Tralasciamo. Continuo la lettura. Sei anni con un’attenuante. Attenuante???? E quale sarebbe??? È questa. Presa pari pari dalla sentenza.
“Si deve tener conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell’imputato. E’ un sardo. Il quadro del ruolo dell’uomo e della donna esistente nella sua patria non può certo valere come scusante ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante. ”
Non posso crederci. È che si tratti solo di un sogno. Di un incubo. Perché è una cosa troppo stupida per essere vera. Ho ragione? Quindi mi sono sognata anche l’articolo sul giornale e i vari servizi al telegiornale, vero? Si si, è senz’altro così. Perché se la cosa fosse vera, vorrei fare delle domande a quel giudice. Innanzitutto dove ha vissuto fino a ora.
Perché nel 2007, caro giudice, è molto strano che ci siano persone che abbiano una simile idea su una regione, a meno che non stiamo parlando di qualche anno fa, quando l’uomo usciva con la clava alla ricerca di un pezzo di dinosauro da farsi allo spiedo e la donna stava a casa a cucire pelli di brontosauro. Seconda domanda: siamo sicuri che lei sia un giudice? E quale sarebbe la sua università? Dai, ce lo dica che le facciamo una pubblicità meravigliosa, se ha partorito residui dell’era paleozoica come lei.
E in terzo luogo le consiglierei di parlare coi suoi connazionali, soprattutto con quelli che a fine mese torneranno in Germania dopo aver passato ottobre a ingurgitare coni gelato sul lungomare e ai tavolini del bar del paese proprio in Sardegna. Le garantisco che qui ci sono tranquillamente donne tedesche che mangiano, escono e vivono senza che nessuno salti loro addosso e senza nessuno che ci pisci sopra. Sa, noi siamo delle persone normali, termine cui sono sicura le sfugga il significato, proprio perché una persona come lei non può esserlo!!
Io non ho ben chiaro il suo concetto di quale sia la nostra impronta etnica e culturale che tanto ha citato nella sua sentenza, ma posso garantirle che la sua visione del quadro del ruolo dell’uomo e della donna è molto sfumato e per questo lei non ne ha capito il significato. Per capirlo meglio lo dovrebbe sperimentare di persona… perché non viene in Sardegna a spiegare la sua sentenza?
Lo sa che al massimo, qui sono gli uomini che prendono i colpi dalle donne? Lei può anche immaginarsi una donna sottomessa e rinchiusa in casa a cucinare, ma se dovesse vedersi la donna in questione alle sue spalle con un matterello in mano, forse le converrebbe correre molto velocemente, perché di sicuro non sta pensando a una nuova ricetta da preparare al marito che la riempie di botte.
Sa giudice da quattro soldi, lei avrà indubbiamente una laurea e una carriera di cui vantarsi. Peccato che oramai quel foglio di carta sarà agli occhi del mondo intero un rimasuglio di carta igienica.
Lei è l’unica persona al mondo che crede ancora alle teorie di Lombroso, colui che affermava con certezza che i criminali potevano essere riconosciuti secondo ben precise caratteristiche fisiche o che la criminalità poteva esistere solo se ereditata. Non ha visto che queste teorie sono state ridicolizzate in tutto il mondo? No, non l’ ha visto. Uno che la pensa come lei di sicuro non ha contatti col mondo esterno. A meno che in Germania non la pensino tutti davvero così.
È la prima volta che mi capita, ma da questo incubo non mi sono ancora risvegliata del tutto. Ho come delle visioni. Accendo la TV e sento parlare di questa sentenza, apro i giornali e rileggo questa notizia, mi collego a internet e la ritrovo in tutti i giornali on line disponibili.
Ma io lo so che non può essere vero. Dai, per una fesseria del genere persino su Marte si farebbero beffe di noi e ci credo che i loro abitanti non si fanno trovare, chi è che vorrebbe avere a che fare con degli idioti? Grazie giudice per questa bella figura, ma tanto è solo un brutto sogno.
Solo un brutto sogno, certo. E io sono stupida a pensarci ancora, quando si sono viste delle cose terribili e ben più gravi, proprio in Germania. Sono stupida io che mi metto a piangere quando vedo le immagini girate nei campi di concentramento, sono stupida io che mi commuovo tutte le volte che rileggo le pagine tratte dai diari di Anna Frank, sono stupida io quando alla tv trasmettono il film “La vita è bella” di Roberto Benigni e non ho il coraggio di guardarlo.
Sono stupida io, che mi stizzisco quando vedo la brutta faccia di Adolf Hitler. È che di sicuro si tratta solo di un sogno che ho fatto io, uno dei sogni più stupidi che la mia mente potesse partorire, altrimenti il mio pensiero, sarebbe stato uno solo.
Hitler ha fatto tutto il male che ha fatto? Beh si, ma non è stata colpa sua. Vogliamo ignorare le particolari impronte culturali e etniche di Hitler ? Era un tedesco !!!!
ps: E non commento neppure le
dichiarazioni allucinanti di Cossiga, un sardo ? Lui approva la sentenza del
giudice tedesco.
Non ho parole.
Io dico che a tanti giovani italiani sia mancata una cosa fondamentale: qualcuno
che gli frullasse la faccia di schiaffi. Una notizia che mi ha scosso
particolarmente è stata quella dei giovani che hanno dato fuoco all’immigrato
indiano, nella stazione di Nettuno.
Scoperti i colpevoli, hanno 16, 18 e 29 anni. C’è una spiegazione a questo
episodio? Naturalmente no, soprattutto se parliamo di spiegazioni logiche e ho
fondatissimi dubbi che la logica abbia anche solo lontanamente a che fare con
quei tre delinquenti da strapazzo.
È stata una ragazzata? No, io non credo. Anche perché uno di loro ha 29 anni,
un’età da asino adulto. Che già sono da sorvegliare i ragazzini, ora se ci serve
la baby sitter anche per i trentenni stiamo freschi.
Avevano bevuto, si annoiavano… no, non c’è alcuna spiegazione. Quei ragazzi sono
pericolosi e devono marcire in galera fino all’ultimo dei propri giorni.
Io vorrei parlare faccia a faccia col ventinovenne.
Ma che razza di uomo sei? Sei convinto di essere adulto e non ti si può neanche lasciare solo un attimo che combini casini.
Ma fossi in te mi vergognerei di essere al mondo! Purtroppo
non trovo nemmeno un insulto che sia adatto a te, definirti idiota è il minimo.
Mi viene in mente, testa di… ma è comunque troppo poco.
E non sopporto neanche quando si tenta di giustificarli. “Sono giovani… è
l’età…”. Ma perché le persone normali a quell’età non hanno mai fatto del male a
una mosca? Si sente tanto parlare di “normalità”. Queste tre belve di sicuro
sono l’anormalità fatta a persona, il guaio e che sono talmente deficienti che
pensano che questa sia trasgressione ed è giusto perché li hanno beccati e se la
vedono brutta (e spero che paghino!) che fingono di essere pentiti. Ma non lo
sono, persone caratterizzate da una simile pochezza non hanno quel minimo di
materia grigia che porta a una qualsiasi forma di pentimento.
E non ignoriamo gli amici, che posso immaginare che razza di elementi siano. Al
telegiornale, una giornalista li ha intervistati. Loro ridevano, perché non si
sarebbero mai aspettati un gesto simile dal loro amico. Ma non inteso come gesto
di simile gravità, loro l’hanno vissuto come un gesto di forza!! La giornalista
ha ribadito sconvolta: “Ma il vostro amico ha dato fuoco a un ragazzo!” e uno di
questi minorati l’ha interrotta dicendo che “non era un ragazzo, era un
marocchino!”.
Ma lo vedi che sei ignorante come una capra?? Non sai neanche che c’è una
differenza tra il Marocco e l’India, figuriamoci se sai dove sono! Figuriamoci
se un ignorante come te può restare in giro da solo senza fare casini! Ti è
piaciuto il gesto forte dell’appiccare fuoco? Allora vieni qui, vuoi provare una
sensazione simile? Ti appicco fuoco nei tuoi schifosissimi capelli ingellati. Ma
non avere paura, ti spengo appena sei al punto di essere rapato a zero, tanto
per te è importante solo il tuo aspetto che, lasciatelo dire, fa cagare.
L’ignoranza è pericolosa. Sfocia nel razzismo in un battito di ciglia. E tante
madri non sono capaci di fare le madri. E tanti padri sono felici di avere dei
figli bulli, perché secondo loro sono forti.
E per tutti quei ragazzini minorati, perché questo sono, passerei volentieri le
mie giornate a prenderli per i piedi e sbattergli la testa al muro. Che magari
l’unico neurone che hanno si sveglia.
Molti dicono che i clochard siano vite inutili. Secondo me sono più inutili ‘sti
rimbambiti di ragazzetti pidocchiosi. Il mondo potrebbe solo giovare della loro
assenza.
Daniela Martani. Chi è questa ragazza? È una ex concorrente del grande fratello.
E che cosa fa nella vita? Fa la hostess Alitalia. Ed è conosciuta non perché ha
partecipato al reality, ma perché ai tempi della lotta alla Cai, ha sfilato col
cappio al collo e un cartello con scritto “Questa è la vera cordata”. Come darle
torto.
A distanza di tempo, non da quando il problema è stato risolto, ma da quando i
media hanno smesso di parlarne, abbiamo ritrovato Daniela come nuova concorrente
del grande fratello.
E giù polemiche. Ma perché? Io non capisco!!!
Daniela è una ragazza di 35 anni, da dieci lavora in Alitalia e ha sempre avuto
la passione per lo spettacolo. Ha studiato canto e recitazione e basta fare
qualche giro su internet, anche sulla sua pagina myspace per sentirla cantare e
vedere le locandine di spettacoli teatrali cui ha preso parte.
La domanda che tutti sembrano porsi è: “Ma come, ha lottato per il suo posto di
lavoro e poi è finita nei reality?”, come se le due cose fossero una l’opposto
dell’altra.
Qui ovviamente ci divertiamo a spacciare le cazzate per cose importanti e le
cose importanti per cazzate.
Primo caso. Il Grande Fratello, che può essere definito diseducativo, trash,
volgare eccetera eccetera è principalmente un gioco dove una persona può vincere
300.000 euro. In più, per qualcuno che sa fare qualcosa nel mondo dello
spettacolo, è un’ottima vetrina. Può anche essere una scorciatoia,
indubbiamente, ma cosa c’è di male? Alzi la mano chi, per arrivare a un
obiettivo, non le tenti tutte, ma proprio tutte per arrivarci presto.
Abbiamo la Gregoraci che ha fatto di tutto pur di diventare famosa… a questo
punto meglio tentarsela col grande fratello no?
Quindi. È importante il grande fratello? Ma assolutamente no!
Secondo caso. Spacciare le cose importanti per cazzate. Perché adesso, il cappio
al collo, viene strumentalizzato dai media per far credere che nemmeno Daniela
fosse realmente interessata al suo lavoro, ma l’abbia fatto solo per essere
notata. E infatti si è voluta far notare, perché lei, in quel momento, era una
dipendente che stava perdendo tutti i suoi diritti come lavoratore.
Se una dipendente, a un cambiamento di contratto, si mette simbolicamente un
cappio al collo, è una cosa importante? Ma certo che si! E adesso lo è più che
mai, adesso che i media hanno deciso di non parlare più di Alitalia o perché
qualcuno dall’alto gliel’ha imposto! Invece spacciano quel gesto per un semplice
vezzo.
Ce l’hanno fatta ancora. A distogliere l’attenzione dico. Il problema secondo
voi è Daniela Martani che sogna il mondo dello spettacolo o è la CAI, che non
solo non ha risolto i problemi Alitalia, ma ne ha creati degli altri?
È Daniela o è la CAI ad aver levato ogni diritto ai suoi dipendenti? Le mamme
sono spostate di sede e lavorano lontano dai propri figli. Parte del personale è
stato licenziato, gli stipendi sono stati notevolmente abbassati e i lavoratori
non hanno più il diritto a uno straccio di vita privata. Ricordate? “Non
taglieremo gli stipendi, ma aumenteremo la produttività”, ci dicevano. E siccome
sono delle persone in gamba, hanno sì aumentato la produttività, ma anche
tagliato gli stipendi.
C’è nuovamente un accordo con Air France, ma non come prima. I debiti restano
incollati a noi. Prima però non andava bene che si perdesse l’italianità. Adesso
non è più importante.
E la cordata italiana? Non è mai esistita. E quando dico mai, intendo mai! Non è
mai esistita neanche per uno minuto l’ipotesi della cordata italiana,
figuriamoci per quelle tre settimane che precedevano le elezioni.
Possono fare tutti i tagli di personale che vogliono. Ma anche se i dipendenti
tutti di Alitalia lavorassero gratuitamente, il conto della compagnia rimarrebbe
allo stesso modo: in rosso. E non perché sia comunista.
E voi, boccaloni, avete tutto il tempo di credere che Alitalia sia stata
risanata da Silvio.
Non si è risolto un bel niente. Alitalia sta peggio di prima.
Ma zitti, non si può dire… pensiamo solo a Daniela e al Grande Fratello!!

No, adesso spiegatemi questa della pubblicità sull’ateismo. Non credo di averne
capito il senso. Allora. Anche in Italia parte la campagna pubblicitaria sugli
autobus con scritto "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che
non ne hai bisogno".
Bene. Commenti??? Premesso che ognuno è libero di pensare quello che vuole e ci
mancherebbe altro, ma a me questo spot sembra velatamente una di quelle frasi
che qualcuno dice sempre “per il tuo bene”. Ma scusa, secondo te non lo so da
sola in cosa consiste il mio bene??
Non critico la scelta pubblicitaria, anzi, sicuramente è anche molto ingegnosa,
però non ne capisco proprio l’utilità.
No perché io, da credente, non è che cambio idea se vedo un pullman che mi passa davanti con quella scritta. Continuo a pensare che ci sia e che io abbia bisogno di lui, non basterà di certo lo spot a farmi cambiare idea.
Ho sentito che anche la Chiesa prepara la controffensiva con altri autobus e con
altre scritte. E sono ugualmente perplessa. Non mi piace nessuna di queste idee.
In primo luogo perché più che una diffusione di un pensiero mi sembra
un’imposizione.
Non esiste? Ah si? E a te chi l’ha detto? Vedi caro, anche se per te non è
esistito niente, io sono come San Tommaso, non ci credo finché non lo vedo,
quindi avanti, fammi vedere realmente che non esiste. Ma non mi bastano le
spiegazioni del calibro “Perché, è un mondo sensato?? Ti pare che la pace sia il
valore dominante?” perché io ti rispondo che Dio non ha imposto nulla ma ha
fatto scegliere tra il bene e il male.
Ok? Persino Dio non mi ha dato l’imposizione che mi stai dando tu adesso.
E la risposta della Chiesa? Beh, spero che non ci sia neanche. Per lo stesso
motivo. Sarebbe un’altra imposizione e diventerebbe un botta e risposta dove
nessuno dei due vuole vedere al di là delle proprie idee. La mancanza di
apertura mentale che viene rimproverata alla Chiesa, e che anche io rimprovero,
è la stessa che alle volte sento nei ragionamenti di certi atei, in cui un
credente è additato con i peggiori luoghi comuni che si possano trovare.
Esempio: “Sei cattolica credente?”. Si. “Allora sei contraria all’omosessualità
perchè la tua religione te lo impone.” Ma veramente io sono favorevolissima e
nessuno mi ha mai imposto niente. “E allora non sei una vera credente.” E invece
si che lo sono. Guarda un po’ gli scherzi della vita. Sono entrambe le cose. “E
allora sei contraria alle coppie di fatto!”. No… ti è andata male. Sono
favorevole anche a questo. “E allora non sei una vera credente!!” Un’altra
volta? Gesù, aiutami tu a sopportare questo supplizio. “Ma non lo sai che anche
i mafiosi si proclamano cattolici?”. E perché, vuoi farmi credere che nel mondo
ateo non ci sia neanche un coglione? Non c’è nemmeno qualcuno che sia vagamente
idiota? No, non ci credo…
Ecco cosa penso io. Affinché non si danneggi il bene comune, ognuno può fare
quello che gli pare. Gli atei sono liberi di diffondere il loro pensiero, i
cattolici di rispondere come meglio credono.
Solo che è più forte di me, io non sopporto le imposizioni e quella frase che mi
sa tanto di imposizione mi urta i nervi!!! E non perché io mi senta offesa,
proprio mi suona come un obbligo!! Obbligare me? Io, che quando facevo le
lezioni di scuola guida con mio padre, se mi diceva di girare a destra con un
tono seccato, giravo appositamente a sinistra????
Io, che spesso in passato mi sono rimproverata di essermi lasciata convincere da
qualcuno a fare qualcosa e non mi sono ancora perdonata??
Uhm… sto divagando. Torniamo allo spot. Appurato che se un cattolico vede quella
scritta non cambia idea e appurato che se un ateo vede la scritta “Dio c’è”, non
cambia idea lo stesso…
Era utile tutto ciò???? E lasciatemi spazio a un materialismo becero e
squallido. Ma non c’era un modo migliore per investire tutti quei soldi??
Che ne so… tu, ateo, costruisci i pozzi in Africa e in prossimità di ognuno
mettici la scritta che vuoi mettere sugli autobus.
E tu, cattolico, fai la stessa cosa e scrivici il tuo motto in un altro
cartello.
A me sembra un idea migliore. Almeno giova a qualcuno.
Io non mi sento offesa da quella scritta. Non mi fa né caldo né freddo. Ma
perché se io credente, non mi sento offesa dalla scritta “Dio non c’è”, loro,
atei, si sentono offesi dalla scritta “Dio c’è”?
Che poi, andando a vedere sul sito che promuove questa iniziativa, capisco anche
meno. Perché l’ateismo è qui presentato esattamente come una qualunque altra
religione!!! Il cristianesimo comincia con il battessimo, l’ateismo con
Sbattezzo… se vuoi essere ateo non ti basta non credere, ma è meglio iscriversi
all’associazione degli atei…
Boh, io tra religione cattolica e religione atea comincio a vederci sempre meno
differenze.
I cattolici hanno il Papa, gli atei il presidente onorario.
I cattolici hanno le chiese, gli atei i circoli territoriali.
La Chiesa ha l’otto per mille, gli atei hanno le erogazioni liberali.
Hanno anche la rivista, “L’ateo”, che a me ricorda tanto quel “Svegliatevi” che
i testimoni di Geova ti danno per strada.
Non ho capito il perché di questa iniziativa. Forse gli atei sono stanchi di
vedere ogni giorno il Papa al tg? Beh, quello anche io. E adesso, se c’è qualche
ateo non mi venga a dire “Ma guarda che se dici così sprofondi all’inferno”
perché gli spacco la faccia fino a deturparla, almeno all’inferno ci vado per un
motivo valido.
Forse a darmi un pensiero finale è di nuovo un vergognoso materialismo, ma a me
tutto ciò ricorda solo una strana voglia di… di… di… celebrità!!!!!

In questi giorni cade il decimo anniversario della morte di Fabrizio de Andrè.
Ed è una data che non può e non deve essere dimenticata, una data che dovrebbe
finire in tutti i testi scolastici, una data triste in cui avviene la morte di
un poeta, ma non solo. Di un cantante, ma non solo. Io direi di un uomo che
aveva capito tutto.
Un uomo nella concezione più poetica del termine. Un uomo che ti racconta la
vita così com’è, senza fronzoli, senza eccessi. Solo la pura verità ed è una
verità così vera che non può che essere bellissima. Un musicista, ma più di
questo. L’umanità fatta a persona.
Ho sempre trovato incompleta qualunque spiegazione su Fabrizio. Ognuno cerca di
farne quello che vuole. Per gli anarchici, era un anarchico. Per i musicisti, un
musicista, per i poeti un poeta…
E per me? Cos’è lui, per me?
Per me era solo Fabrizio. Era quell’uomo che quando io avevo 5 anni, cantava dal
mio stereo Bocca di rosa nella mia cucina mentre mia mamma faceva le pulizie di
casa e mi preparava la colazione.
Fabrizio per me è quell’uomo che amava la mia terra come se fosse la sua ed è
uno dei rari casi in cui penso che un non nativo si meriti di essere chiamato
sardo, si meriti il titolo di mio conterraneo. O forse sono più io a dovermi
sudare il titolo di sua conterranea.
Fabrizio è quell’uomo che non ha mai smesso di amare la Sardegna, neanche quando
avrebbe potuto odiarla per sempre, quando l’Anonima Sequestri, incubo di quegli
anni, lo sottrae alla libertà assieme alla sua compagna Dori.
Fabrizio è per me un mito irraggiungibile ma allo stesso tempo un uomo come
tanti, di quelli che se incontri per strada e dici “Buongiorno” loro ti
rispondono, magari sorridendo anche. Io lo immagino così.
Fabrizio è per me una guida, che quando hai bisogno di una dritta, ascolti una
sua canzone e ti sembra già di vederci più chiaro.
Fabrizio è il padre di Cristiano. E Cristiano secondo me ha tanto talento quanto
ne aveva suo padre, anche se non si possono, anzi, non si devono confrontare,
perché sono due strade musicali completamente diverse, ecco l’errore che fanno
in tanti. E che sofferenza rimanere anni senza che Cristiano faccia un nuovo
lavoro, sapendo a priori che sarà qualcosa di bellissimo.
Fabrizio è per me quell’uomo che dove ti giri, adesso la trovi una “Scuola
Statale Fabrizio de Andrè”.
Per me è un uomo. Nient’altro che un uomo. Con i suoi pregi e con i suoi
difetti. E con una capacità di cognizione del mondo che mai avrei potuto
immaginare che un solo uomo potesse avere. Ed è disarmante quando cerchi di
trovare un termine per descrivere un uomo e ti accorgi che ogni parola, anche la
più bella non può bastare, perché è troppo riduttiva per lui.
È un uomo che dieci anni fa se n’è andato. La sua compagna Dori dice che è un
uomo con cui passerebbe molto volentieri altri 25 anni.
Io ucciderei per scambiarci uno sguardo e un sorriso.
È un musicista, ma è più di questo. È uno scrittore di canzoni, ma è più di
questo. È un poeta, ma è più di questo. E dire che anche lui, era solo un uomo.
Ma incredibilmente, era anche più di questo. Geniale.
Secondo me, oggi come non mai si sente la sua mancanza. Cadiamo ogni giorno in
un turbine di volgarità gratuita, in una concezione sbagliata del mondo e della
vita, dove pensiamo che la violenza abbia una nazionalità e dove a una parola
d’amore viene sostituito un messaggino telefonico.
Cosa avrebbe potuto darci oggi Fabrizio? Sicuramente una chiarezza che oggi non
abbiamo più. E anche se è andato via, come tutti dobbiamo fare, difficilmente
per lui ce ne faremo una ragione.
Fabrizio è Fabrizio. Qualcuno di irripetibile.
Certe persone sono come certe rare emozioni. Nascono, vivono, muoiono e non si
ripetono mai.
Per fortuna o purtroppo.
Ci manchi.

Dunque. Visto che ci troviamo alle soglie del 2009, questo periodo è sempre
tempo di bilanci e buoni propositi. I secondi li evito come la peste, i primi a
volte li faccio. Cos’ho imparato in questo 2008? Tante cose. Per imparare basta
guardarsi in giro, quindi si impara sempre qualcosa.
Ho imparato che un Capodanno si può passare tranquillamente a casa senza
sentirsi in colpa di non essere usciti a fare baldoria fuori. Lo scorso anno
avevo infatti la febbre e sono rimasta in casa con la mia famiglia e qualche
parente. Cena, tombolata, brindisi e stop. Ma chi l’ha detto che per festeggiare
e sentirsi felici bisogna necessariamente attorniarsi di decine e decine di
persone? Come quelle persone che il sabato sera escono perché “è sabato sera” e
non perché hanno realmente voglia di uscire. Poi, che si sentano soli in mezzo a
centinaia di persone, è un’altra storia.
Ho imparato che quando faccio finta di non combinare niente, combino molto di
più di quando faccio finta di combinare qualcosa. Esempio? Lo scorso febbraio,
sono rimasta in Toscana all’università piuttosto che tornarmene in Sardegna per
qualche giorno. Parenti ammirati. Risultato? Che per una serie di cose, non ho
combinato nulla. Gli anni passati, in cui a febbraio me ne stavo beatamente in
paese, riuscivo a dare esami, seguire lezioni, organizzare giri eccetera
eccetera. Alla faccia di chi mi dava torto!
Ho imparato che se vinci il festival di Sanremo, non è detto che tu sia un bravo
artista. Qualcuno mi dice dove sono finito Giò di Tonno e Lola Ponce, calendari
a parte di quest’ultima?
Ho imparato che se invece hai talento, ma fai la cassiera all’esselunga, prima o
poi la ruota gira anche per te. W Giusy Ferreri!
Ho imparato che se sei un politico e se sei a capo di governo, devi pensare bene
a chi avvicinarti. Perchè se prendi un cretino che cambia idea come cambia il
vento, poi il governo ti crolla come un castello di carte. Poi, mettilo pure a
fare il ministro della giustizia…
Così si arriva alle elezioni e cambia tutto. Cambia governo, cambia ministro.
Alla giustizia adesso c’è il sosia di Gigi d’Alessio che ci sistemerà tutti con
una bella legge sulle intercettazioni telefoniche, legge che tutti gli italiani
aspettano da una vita, soprattutto quelli che prendono 800 euro al mese e ne
pagano 700 di mutuo.
Ho imparato che se sei giovane, in Italia sei penalizzato. Perché se 4 anni fa,
Lippi ha vinto un mondiale ai rigori, per poco ci scappava la beatificazione.
Solo che se adesso Donadoni perde l’Europeo ai rigori, per poco non ci scappava
la ghigliottina.
Ho imparato che un ministro può anche essere donna e giovane, ma che se è
incapace, allora non possiamo certo metterci a parlare di progresso.
Ho imparato che se hai la pelle scura o comunque di un altro colore, in Italia
può essere ancora un problema.
Con il cuore per Abdul Guibre. Ma non solo per lui.
Ho imparato che comunque l’Italia è meno bacchettona di quello che sembra,
altrimenti col cavolo che Vladimir Luxuria vinceva l’isola dei famosi. Evviva!!
E così l’Italia ha imparato che un transgender, altro non è che una
semplicissima persona, come quelle che incontriamo tutti i giorni per strada,
dal lattaio, in negozio, alla posta…
Ho imparato… anzi, ho visto che il sogno del presidente americano di colore si è
avverato ed è meraviglioso. Ho imparato che fargli una battuta dandogli
dell’abbronzato non è una forma di razzismo. Solo che se lo dici in una
dichiarazione ufficiale, non ci fai nemmeno una bella figura. Soprattutto quando
i tuoi colleghi sono stati ore a sottolineare l’importanza storica di
quell’evento.
Ho imparato che secondo me l’Italia, una compagnia aerea di bandiera non ce
l’avrà mai più.
Ho imparato che se vuoi essere realmente informato su quello che succede al
mondo, i telegiornali proprio non ti possono aiutare!
Ho imparato che se gli italiani sono meno bacchettoni di quanto vogliano far
credere, la tv non fa altrimenti. Il film “I segreti di Brockeback Mountain” è
stato trasmesso in seconda serata su raidue ma censurato.
Due cowboy che si baciano in tv non si tollerano.
La donna nuda che sponsorizza lo yogurt sì però.
Un film pluripremiato ma con tematiche gay non si tollera.
La Gregoraci che è diventata famosa dopo aver accettato uno scambio di favori
sessuali sì, in tv ci può stare, lei sì che dà il buon esempio.
Uno degli ultimi film di Heath Ledger, attore talentuoso, deceduto
prematuramente non si tollera.
Le vallette mute e i loro calendari, con tanto di servizio e filmati delle
ragazze completamente nude, su Studio Aperto, ogni pomeriggio alle 18, sì,
quello in tv ci può stare.
Beh, dopotutto ricordiamoci che qui, un film è considerato pornografico se si
vede l’organo genitale maschile. Se si vede quello femminile no, lì allora non è
porno. Bah. Nel 2008. Ma per favore!
Credo di aver imparato anche qualche altra cosa, ma al momento mi sfugge e non è
che possa dilungarmi tanto a lungo!!
Spero di imparare tante altre cose nel prossimo anno. Belle però. Giuste. Dove i
ragazzi sono ragazzi e stop. Che siano di origine marocchina, senegalese,
cinese, rumena, campana, siciliana, sarda, puoi anche non dirmelo. Dove al
governo ci sia gente che seriamente sia interessata ai problemi dell’Italia e
non solo alle proprie attività illecite da salvaguardare col lodo del primo
ministro che ti capita sottomano.
Spero che gli sprechi dello Stato finiscano e
che quei soldi finiscano nelle casse dei ricercatori, quelli che si occupano
della ricerca sulle malattie per trovare una soluzione.
Speriamo.
Buon 2009!

È Natale e a Natale siamo tutti
più buoni. Però ho l’impressione che qualcuno non se ne sia accorto. O che si
faccia un baffo di questo detto. Che vabbè, mica ci si può sempre comportare a
seconda di frasi fatte, però ogni tanto, darsi una calmata non è una cattiva
idea.
E poi io mi sto riferendo al Papa, mica al primo disgraziato che incontro per strada. Ammetto che io e questo Papa non siamo tanto amici. L’ho sempre trovato un po’ freddino, all’inizio pensavo che fosse uno stereotipo dovuto alla sua provenienza ma più il tempo passava e più non riuscivo a trovare un punto d’incontro con lui.
E poi alle volte fa delle dichiarazioni che mi fanno accapponare la pelle!! E dire che ero così felice anche della sua visita a Cagliari! Speravo che l’aria sarda potesse farlo rilassare un po’, invece ciccia, lui è più agguerrito che mai e per uno che fa il Papa non è certo un pregio.
Oggi, girando tra siti internet, ho letto che è contrario a chi decide di cambiare sesso. La settimana scorsa ha detto che la Chiesa non può proteggere i gay perché altrimenti sarebbe uno schierarsi contro i paesi che i gay li perseguitano.
Aiuto. Non credo di aver capito bene. Anzi, spero proprio di non aver capito una mazza. Allora. ragioniamo. Qualcuno sa spiegarmi tutto questo accanimento contro i gay? Poi da parte della Chiesa… ma se siamo tutti figli di Dio… se siamo tutti fratelli, che male ci fanno ?? Io poi non capisco quando dici che non danno un buon esempio… guarda che non è che se dai la tua benedizione ai gay, diventiamo tutti omosessuali in massa! Continuiamo ad avere i nostri gusti.
Certo, alle volte anche io penso che sia un peccato… ci sono dei ragazzi gay che sono praticamente meravigliosi… bellissimi, simpaticissimi, gentilissimi che mi viene da pensare “è proprio un peccato che sia gay”. Però un peccato in questo senso, mica che debba sprofondare all’inferno perché a lui piacciono dei ragazzi. Che c’è di male?
Lui si innamora di una persona, poi se quello che contiene la persona ha la forma dell’uomo, lo ama lo stesso. In questo sono molto più avanti degli etero. Amano e basta. E se non si fanno problemi loro, perché dobbiamo metterglieli noi? Noi che dobbiamo sempre fare finta di essere bacchettoni e moralisti, quando siamo i primi a non saperci comportare.
Dimmi una cosa Papa. Non avrai mica messo becco anche su raidue, quando hanno censurato “I segreti di Brockeback Mountain?”. Che vergogna.
E poi Papa. Tu hai idea di cosa significhi per una persona essere una donna imprigionata in un corpo da uomo? Io no Papa, perché penso che queste questioni siano molto delicate e per capirle a fondo bisogna viverle da vicino. Però posso provare a immaginare e dev’essere terribile. Papa, ti ricordi quando sei diventato Papa? Io si, benissimo, ero davanti alla tv e Bruno Vespa era lì a starnazzare che c’era stata la fumata bianca. Poi ha detto che il Papa eri tu e sei uscito alla terrazza a salutare tutti. Ti hanno infilato una tonaca che ti stava grande, mi ricordo queste maniche gigantesche che ti scendevano appena salutavi.
Tu immagina di dover uscire dal Vaticano sempre con quella tonaca gigantesca… non ti sentiresti un po’ a disagio? E questo solo per un abito!! Che puoi togliere quando vuoi! Tu pensa a qualcuno che vive in un corpo che non è il suo! Vedi Papa, anche io posso storcere il naso, ma non pensi che se una persona riesce a vivere felice, anche Dio è felice?
Non pensi che se Gesù ha deciso di morire per noi, non tiri un sospiro di sollievo tutte le volte che uno dei suoi fratelli lo ringrazia per avergli dato l’opportunità di vivere una vita migliore? Noi non possiamo sapere cosa è meglio per gli altri Papa, ma se una persona è felice, perché non possiamo essere felici anche noi??
Non fanno del male a nessuno!! Io non soffro quando incontro un gay, io soffro quando accendo la tv e sento che da qualche parte al mondo è scoppiata l’ennesima guerra. Io soffro quando i pedofili fanno del male ai bambini.
Ascolta Papa, lo so che per te non è facile, soprattutto perché il paragone con Giovanni Paolo II è continuo. Anche lui spesso si è detto contrario alle unioni gay, ma vedi, aveva tutto un altro modo di comportarsi.
Tu hai anche detto di non essere una rockstar e che la giornata mondiale della gioventù non e mica un concerto. Papa, il punto è questo. Sarebbe bellissimo se noi tutti ti acclamassimo come una rockstar!!! Più di una rockstar!!! L’altro Papa ha detto ai giovani “Chiamatemi Karol!!”. Ed è stata l’apoteosi!! Vedi Joseph, non temere di avvicinarti a noi… siamo pecorelle smarrite, ma non è a suon di bastonate che ci farai trovare la retta via.
Tu devi essere come una rockstar. Karol lo era. E Bob Dylan gli ha dedicato pure Forever Young.
Joseph. È Natale. Noi siamo pronti ad abbracciarti. Ma anche tu lasciati abbracciare da noi e non respingerci, siamo tutti peccatori. Gesù, nell’incontro con l’adultera, diceva a tutti coloro che la volevano lapidare “Chi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei”. E nessuno lanciò niente e tutti se ne andarono.
Papa… non pensi che questa lezione di Dio sia meravigliosa? Non pensi come sarebbe tutto più semplice se la applicassimo da adesso in poi?
Buon Natale Papa. Buon Natale a tutti.

E visto che siamo sempre sfiduciati, eccoci accontentati. Il miracolo è
compiuto. Siamo vicini a Natale, potevamo aspettarcelo ma siamo troppo
pessimisti per riconoscerlo senza essere troppo diffidenti.
Purtroppo non è della pace del mondo che stiamo parlando, il tono è molto molto più leggero e qui, si sa, ci occupiamo anche di tv. Volete sapere in cosa consiste il miracolo? Eccolo.
La Rai trasmette un telefilm italiano. Strano? No.
Una commedia brillante. Strano? No.
E allora dove sta il miracolo?
Il miracolo è che il nuovo telefilm è veramente carino!!! Siamo alla prima puntata e alla seconda sappiamo già che l’aggettivo carino sarà sostituito dall’aggettivo bello.
Si intitola “Tutti pazzi per amore” e parla del difficile rapporto tra vicini di casa, ulteriormente complicato quando di mezzo si intromette il sentimento, l’amore appunto.
I ruoli protagonisti sono interpretati da Stefania Rocca e Emilio Solfrizzi. E da questo si può immaginare che il telefilm sia carino, trattasi infatti di due attori molto selettivi nel proprio mestiere, che di certo non appaiono in qualunque fesseria la tv propini pur di mettersi in mostra.
Altri ruoli che gravitano intorno ai protagonisti sono interpretati da Francesca Inaudi e Carlotta Natoli, già viste in Distretto di Polizia, Irene Ferri, Luca Calvani, Regina Orioli, Carla Signoris, Riccardo Rossi e il bravissimo comico, ma non solo, Neri Marcorè.
In qualche puntata partecipa anche Pietro Taricone, ex grande fratello e oggi attore affermato.
Finalmente la Rai cerca di darsi una svecchiata, non è detto che per fare fiction di qualità si debba ricorrere al rifacimento di colossal della letteratura versione tv. Belli, a volte, ma un po’ pesanti.
Sarà un segnale? I giovani arrivano la domenica, in prima serata, su rai uno? Speriamo bene! E intanto, godiamoci il telefilm!!!

E dato che siamo vicini a
Natale, può mancare il consueto appuntamento col cinema? Nooo.
Col cinema italiano? Nooooo. E col cinepanettone? No, sigh, non che non può mancare, maledizione.
Esaminiamo la situazione. Il cinema italiano è famoso in tutto il mondo, i migliori critici ne parlano benissimo, un vanto grandioso, nelle trasferte come ad esempio Cannes collezioniamo successi, tanti film italiani candidati all’Oscar e chi più ne ha più ne metta.
Meraviglioso no? Forse tutti quei meriti ce li abbiamo perché nessuno di importante è venuto a dare un’occhiata alle nostre sale cinematografiche nel periodo natalizio.
Tra cenoni, pranzi e dolciumi, nessuno può stare lontano dalla famiglia in questi periodi. Anche i critici più famosi al mondo.
E meno male. Perché se
disgraziatamente dovessero vedere quello scempio di cinepanettoni che tutti gli
anni ci propongono, ci distruggerebbero in tre secondi.
Appuntamento immancabile. Volgarità a iosa, commedia definita per tutti ma con un bollino rosso grande quanto una casa, bellona di turno che ovviamente si spoglierà non essendo in grado di pronunciare due parole in croce, gag talmente nuove e talmente divertenti che i Lumiere puntualmente si rivoltano nella tomba. Pentendosi naturalmente di aver inventato il cinema. Ma solo a Natale, grazie al cielo.
Che poi ‘sti filmacci ogni anno sbancano il botteghino, santa pazienza!!! Ma onestamente, c’è qualcuno che ride ancora nel sentire una pernacchia prolungata? Fa ridere la flatulenza non trattenuta? Ma per favore. Persino i sassi sanno a memoria queste baggianate.
Che dire? Questi film andrebbero evitati come la peste. Ma poi vedremo che anche stavolta il giro di miliardi l’hanno assicurato e il business del cinema italiano, amaramente, deve pure ringraziare.
Che tristezza.

Se c’è una cosa che mi ha sempre colpito, sono le persone che quando parlano di
sé stesse, si definiscono con una serie di pregi, o presunti tali. Tipo. Parlami
di te: “sono dolce e affettuosa, molto sensibile e generosa, simpatica, solare e
allegra”. Ah però. Beata te, ce le hai proprio tutte.
Quando mi viene posta una
domanda del genere mi viene la faccia a forma di punto interrogativo.
E non perché io non abbia idea di come sono fatta, ma proprio perché non so cosa
dire. Generosa? Quando serve. Allegra? Quando serve. Simpatica?
Non so…
chiedetelo a chi mi conosce. Insomma, normalissima. Con un carattere complesso,
come tutti. Con gli alti e bassi, come tutti.
Mi viene difficilissimo rispondere direttamente.
E poi è una cosa che non ha
senso. La conoscenza di una persona è bella perché sta a te scoprire chi ti
trovi davanti, o no? Pregi e difetti, ma te ne rendi conto tu, altrimenti tanto
vale che ce ne andiamo in giro con un libretto delle istruzioni e lo sfoderiamo
a ogni nuova persona che ci troviamo davanti.
Ma quello che più mi diverte è vedere le persone che si ostinano a descriversi
con un solo aggettivo. E l’aggettivo che mi diverte di più è: trasgressivo. Io
le persone che si definiscono trasgressive le adoro, mi fanno troppo ridere!!
Anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non è assolutamente vero che
lo siano!!
Esempio classico, sentito con le mie orecchie da una ragazza. “Io sono una
ragazza trasgressiva per come mi vesto, per come mi trucco e per come mi
comporto”. Lei praticamente è trasgressiva perché si veste malissimo ma lo
spaccia per una precisa scelta di stile. È trasgressiva perché ha i piercing e i
tatuaggi. È trasgressiva per come si trucca, cioè perché ha sempre la matita
nera negli occhi e il rossetto di un colore molto scuro. È trasgressiva per come
si comporta perché quando è in un locale pubblico beve solo alcolici.
Nientemeno!!! Mi hai appena descritto l’80% della popolazione femminile
italiana!!! E senti un po’. Com’è che quando sei nei locali pubblici e ti prendi
una birra, nessuno fa una piega e quando ci vado io, che di trasgressivo non ho
manco la punta delle unghie dei piedi, tutti mi guardano storto perché sto
consumando probabilmente l’unico the alla pesca della serata?
L’emblema di questo auto definizione è sempre stata Asia Argento. Che mi sta
anche molto simpatica eh. Però non ho mai capito perché quando parlava di sé, ci
metteva sempre questo fatto di essere trasgressiva. E poi descriveva gli episodi
che l’hanno fatta diventare così. Ad esempio quando i suoi genitori si sono
separati. Oppure quando ha cominciato a fumare a 14 anni. Cavoli. Cose mai
successe a nessun altra persona.
E vedo anche tantissimi giovani d’oggi che si vedono trasgressivi. Dicono “io
sono diverso da tutti gli altri” e poi vanno a fare una fila interminabile per
mettersi pure loro l’anello al naso. Ovviamente nella fila ci sono tutte le
persone che con loro non hanno nulla a che fare… chiaro no… peccato che poi non
li distingui più l’uno dall’altro!!!
Che poi è un casino ostinarsi ad etichettarsi. Perché poi sempre e comunque devi
essere coerente. Ma non coerente con quello che pensi tu realmente. Coerente con
quello che tu vuoi che gli altri pensino di te. Che tormento!!! Quindi, se sei
trasgressiva, non farti brillare gli occhi quando ti guardi la centesima replica
annuale di Ghost. E se sei trasgressivo, resta ben inchiodato nella tua posa
plastica preferita e non far vedere che se per caso parte la musica di YMCA
conosci la coreografia a memoria sognando di indossare la divisa da poliziotto.
E se per una volta ci fidassimo tutti ciecamente della nostra straordinaria
normalità?

Calma. Calma. Devo stare calma. Allora. Vi ricordate che ho parlato del digitale
terrestre? Devo riprendere l’argomento. E non vi lamentate, perché altrimenti
mordo e giuro che lo faccio!
Calma… calma.
Il digitale è in casa, installato ormai da una settimana. Abbiamo capito che
quando lo si installa, alla domanda “digita il paese”, si può rispondere Gran
Bretagna, ma anche Svezia o Spagna. In qualche caso anche Germania, ma mai e poi
mai l’Italia. Perché la Rai non viene fuori altrimenti. Invece con gli altri
paesi si.
Peccato che non si veda comunque un cazzo!! Peccato che prende il segnale una
volta si e centocinquanta no! Peccato che in sei giorni che il digitale è
installato e pronto per l’uso sia riuscita a vedere in tutto mezz’ora di
trasmissioni rai. Calma… calma…
Si può sempre rimediare con mediaset. E infatti così stavo facendo. C’era
“L’amore non va in vacanza”, il film con Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law e
Jack Black. Tanto carino, avevo così voglia di vederlo.
Ma quel fetente non ha voluto saperne!!! Prima ha funzionato, poi senza che
nessuno lo toccasse, è sparito nel nulla il suo segnale del cavolo!!! E non si
vede più una mazza!! Né rai, né mediaset e nemmeno videolina!!! Basta!! Io mi
rifiuto di installare nuovamente il tutto, mi rifiuto di cercare altri paesi
europei per trovare quella dannata Rai, mi rifiuto di scaricare mediaset, mi
rifiuto di trovarmi davanti agli occhi quel fottutissimo decoder!!! Io lo volevo
per caso? Io ti ho forse chiesto di passare al digitale? Anzi no, rifaccio la
domanda.
Qualcuno ha forse chiesto alla popolazione se aveva intenzione di passare al
digitale? No, non ce l’avete chiesto, l’avete deciso per noi come al solito!!!
Io quell’affare lo prendo e lo sbatto nel pavimento fino a bucarlo e a farlo
sprofondare nel piano di sotto.
“E ma poi così non vedi più la tv”.
Non la vedo lo stesso!!!! Lo odio. Lo odio lo odio!!!!!! Le ho provate tutte. E
sposta l’antenna e cambia le frequenze e reinstalla i canali e reimposta le
coordinate e spegni e riaccendi.
Devo stare calma? No, non ci devo stare calma, io tutto posso fare fuorché
restare calma!!!
Non lo voglio quel coso, non si vede un tubo, mi innervosisce e non serve a una
mazza! Dicono “e ma vedrete che ai primi di novembre funzionerà tutto
benissimo”. E allora dovevi metterlo a novembre ‘sto digitale di mmmmm…. Non
fatemelo dire. Tralasciamo il fatto che non ci credo assolutamente che sia tutto
a posto in così poco tempo. E che anche se fosse solo un giorno, sarebbe
comunque troppo per il mio limite di sopportazione. Ah ma non sono sola. Ci sono
paesi in cui non si vede nulla. E il bello è che se qualcuno cerca notizie a
riguardo, sembra che questo digitale abbia portato gioia infinita nei cuori
delle persone. E invece si tratta solo di rottura di balle. La gente è
ovviamente uguale a prima, ma leggermente più nervosa.
Eccezione fatta per me, che sono molto, ma molto ma molto più nervosa di
prima!!! E io mi innervosisco raramente per queste cose.
Persino la mia zona, il Sarrabus, è stato menzionato in svariati siti che
parlavano dell’argomento. Come la prima zona in cui la rivoluzione della tv è
avvenuta. Che culo.
Io ne propongo un’altra di rivoluzione. Io prendo tutti i decoder del mio paese,
li butto in una piazza gigante e ci faccio un falò. E poi ci butto dentro chi ha
deciso di piazzarceli in casa, chi li ha costruiti, chi li ha sponsorizzati. Ma
soprattutto chi ha deciso di sperimentarli qui.
Sto diventando una persona violenta. Se trovate qualche personaggio facoltoso
che abbia un passato nel campo delle comunicazioni steso a terra, senza sensi e
accanto alla sua testa un decoder sfasciato, sapete chi è stato. Sono stata io.
E io mi consegnerò alla giustizia e mi faccio arrestare e sono contenta anche se
mi danno l’ergastolo e mi mandano in carcere.
Lì almeno hanno Sky!

“Benvenuto nell’era digitale!” Ma chi ci voleva entrare?
Stamattina mi sono risvegliata così. Incazzata. News dall’isola (non quella dei famosi): la tv analogica non esiste più, si passa definitivamente a quella digitale.
La domanda mi sorge spontanea: ma io per caso, ve l’avevo chiesto? Ma assolutamente no, lasciami navigare nell’antichità delle mie abitudini ma non venirmi a rompere le balle con quella merda di digitale terrestre!!!
Tutto comincia nel 2005. Ci annunciano con grande gioia che la Sardegna sarà la prima isola a passare dalla tv analogica a quella digitale. Tutta quella gioia a me risulta semplicemente immotivata.
“Ma come??” dicono. “E’ un grande passo avanti per la tecnologia. E la Sardegna sarà la prima regione a sperimentarlo!”
Ecco, esattamente da quell’ultima frase io ho capito che si trattasse tutto di una cazzata stratosferica, di un presa per culo grande quanto una casa, dell’ennesimo disinteresse nei confronti degli abitanti dell’isola. Andiamo… fosse stata una cosa seria l’avrebbe sperimentata la Lombardia, mica la Sardegna!
Infatti nel 2005 ci hanno praticamente obbligato ad acquistare il digitale terrestre, che è un decoder. Bene. Peccato che nel 2005 non funzionasse una cippa. Peccato che uno straccio di segnale digitale sia arrivato solo oggi. Nel 2008. Peccato che ci hanno persino obbligato ad acquistare una scheda mediaset premium scaduta nel 2007 e della quale nessuno ha mai potuto usufruire. Quel digitale terrestre ha preso polvere per tre anni e oggi è dovuto entrare obbligatoriamente nelle nostre case. Perché la tv normalmente non si vede più. Niente di niente. Zero.
Non si bidi nimmancu una figu siccada. Beh, visto che è qui in Sardegna che la cosa è partita, il commento in dialetto ci sta bene. Traduzione: non si vede un fico secco. E ringraziate che ho detto fico secco.
Allora ho dovuto: cercare quel decoder, spolverarlo, perché in tre anni di polvere ne ha presa eccome, sistemarlo e sintonizzarlo.
E qui sta il bello. La prerogativa del decoder è solo una: non far capire un cazzo. Non si capisce dove bisogna mettere le prese, non si capisce dove bisogna mettere l’antenna, non si capisce come installare i canali. È dotato di un libretto di istruzioni che so fosse scritto in aramaico sarebbe stato più comprensibile.
E successivamente: non si capisce come cambiare canale, né come memorizzarli.
Dopo tre ore di tentativi e ingiurie di ogni tipo contro la legge Gasparri (anno 2004) che prevedeva tutto ciò, finalmente la mummia tecnologica dà segnali di vita. Appare un incomprensibile menù che ti dice di installare i canali. E tu gli dai un ok. Poi ti fa una ricerca di mezz’ora per dirti che il segnale in quella zona non è ancora arrivato. Riprovare fino a quando non appare. Bene. Dopo cinque ore è apparso. Compare una lista di tutti i canali che si vedono.
Cinque canali di Videolina.
Cinque di Sardegna Uno.
Cinque di Telecostasmeralda.
Canale cinque.
Italia uno.
Rete quattro.
Rai? Zero. Neanche l’ombra. Altri insulti a Gasparri che se non si potrà più sedere da oggi ai prossimi dodici anni deve solo ringraziare della breve durata della sua pena.
Diceva: “Vedrete che col digitale la visione cambierà nettamente”. E infatti io la differenza l’ho notata. Si vede un po’ peggio del solito, con un effetto cubismo che ogni cinque minuti appare sullo schermo modificando la visuale e i personaggi in un modo che neanche un quadro di Picasso.
Ma adesso funziona il bastardo, digitale terrestre di merda.
L’era digitale è cominciata da sette ore e già non la sopporto più. Continuo a non capire un accidenti, non mi fa funzionare il videoregistratore, devo comprare un altro decoder altrimenti la televisione che ho in salotto non prende un tubo, non ho la gamma assortita di canali che mi avevano promesso e ho i nervi a fior di pelle che se qualcuno pronuncia davanti a me le parole “digitale” e “terrestre” a distanza ravvicinata, mi avvinghio contro e gli strappo la rotula a morsi.
Questo dovrebbe essere un simbolo di progresso?? E cosa sta a dimostrare? La progressiva presa per culo cui dobbiamo sottostare? Io con quel progresso posso anche non avere a che fare. Fanculo.
Io lo odio il digitale terrestre.

Tempo di referendum. Come, non
vi siete accorti? Giusto, erano infatti solo in Sardegna. Tre domande. Due
riguardavano la gestione dell’acqua. L’altra riguardava l’abrogazione della
legge chiamata salva-coste. A me questo referendum, sapeva un po’ di presa per i
fondelli. Primo perché è stato organizzato in quattro e quattro otto. Secondo
perché qualunque risultato si sarebbe raggiunto, non sarebbe cambiato niente.
Terzo, perché 9 milioni di euro per fare questo referendum mi sembrano soldi
buttati nel cesso. Bastava raccogliere le firme per ottenere lo stesso
risultato.
Insomma, ho detto tutto questo per sputare il rospo.
Per la prima volta non sono andata a votare. Non tanto perché gli ideatori del referendum non godano della mia simpatia, quanto perché per l’appunto, tutto ciò mi sembrava uno spreco.
Mi hanno martellato la testa con Vota Si vota Si, che alla fine ero talmente stufa che avrei votato No, anche se l’avessi pensata diversamente.
E’ finita che la mia idea era diffusa, quorum non raggiunto, non è cambiato nulla e in Sardegna ci sono 9 milioni di euro in meno. Poi siccome qui navighiamo nell’oro, mica c’è da lamentarsi…
Non sono andata a votare, ma se l’avessi fatto avrei scritto No. Vi scongiuro, non toccate la legge salva-coste!!! Io adoro quella legge e la estenderei al mondo intero. Vi spiego. Questa legge impedisce di costruire sulle coste appunto, non si può costruire se non oltre due chilometri dal mare. Quando questa legge è uscita, l’ho accolta con entusiasmo.
Al mio paese, c’è una bellissima zona marina che si chiama Porto Corallo. Prima c’era qualche casetta vicina alla costa, delle casette basse basse, tutte circondate dalle piante e da lontano si intravedevano solo i tetti. Poi hanno deciso di costruire e tutti dicevano “che bello che bello, adesso porteranno tanto lavoro”. E io, ancora giovane giovane per capire, ho pensato “ma si, forse è meglio così”. Poi hanno fatto dei palazzoni di quattro piani che, contrariamente alle villette di prima, le piante sparivano e non solo si vedevano i tetti, ma anche i tre piani sopra il piano terra.
Andiamo a vedere come procedono i lavori al mare? Ma certo… scempio. E la lacrimuccia che scende. Sigh, ma che hanno fatto??? Ma qui siamo al mare, che senso ha costruire quei palazzoni schifosissimi??? Poi hanno costruito altro. Ma si sono limitati. Villette di un piano. Tutte attaccate tra di loro, sembrano alveari. Né belle né brutte, forse lo shock di quei palazzoni è stato talmente forte che già non vedere tre piani mi ha un po’ rincuorato. A volte si parla ancora di costruire dell’altro. E io penso invece che quello che c’è basta e avanza. Poi un giorno arriva la legge salva-coste. E io sono contenta, gli scempi lì finiranno allora. E rimpiango che non sia stato fatto prima.
E poi all’improvviso si svegliano e decidono di fare un referendum. Domanda che ti pongono: vuoi fermare la legge che ha bloccato il turismo in Sardegna?
Eh? Vuoi abrogare la legge che ha portato alla rovina le imprese sarde? Come prego?
Non credo di aver capito bene. E sapete qual è la prima cosa che mi è venuta in mente?
Qualche settimana fa, a Blunotte, il programma di Carlo Lucarelli, si parlava di mafia e politica. Parlava della Sicilia e si spiegava che il modo migliore per dare alla mafia una certezza futura, era quella di entrare direttamente in politica. I mafiosi cominciarono così a fare politica. tra gli slogan che i mafiosi usavano c’era “Palermo è bella e noi la facciamo ancora più bella.” E fu così che Palermo venne seppellita da una colata di cemento. Esagero? Beh, a me questo è venuto in mente, non posso farci nulla.
La salva-coste può aver segato le gambe a quegli imprenditori senza scrupoli che pur di fare soldi e fama non badano all’ambiente. Ma posso fare un commento? Certo che gli imprenditori mancano proprio di inventiva!!! Siamo sicuri che non si possa costruire niente al di là dei due chilometri?? Costruisci a tre chilometri! Perché vuoi farmi le case sulla spiaggia? Fanno schifo!! Fai delle villette un po’ più distanti, se proprio non puoi stare con le mani in mano!! Ma se il tuo mestiere è quello di costruire non hai comunque il diritto di sradicare alberi, eliminare prati e cementificare tutto!!! Perché anche tu devi respirare aria buona, mio caro imprenditore… ok??? Ci siamo capiti?? Ma tu forse te ne sei dimenticato, ti basta sventolarti le banconote che rinvieni subito, vero?
Beh, per me non è così. Se vado al mare, voglio vedere il mare. E se c’è un po’ di verde tutt’intorno, voglio vedere anche quello! È bellissimo! Perché non ti dai una calmata?? I turisti non sono mai mancati e adesso ti dico una cosa. Tu puoi costruire tutte le ville che vuoi appiccicate al mare ma sai cosa succede appena i turisti se ne vanno? Succede che quel nugolo di case, altro non diventa che un paese fantasma. Perché la gente del posto, la casa la vuole nel paese, è più comodo.
Ho voluto parlare di questo argomento perché non è valido solo per la mia regione. Vale per tutti. Perché non pensano mai all’ambiente? Qualche giorno la terra si stanca e vomita nello spazio tutto il cemento superfluo che gli abbiamo messo addosso. Il progresso. Mi sembra di vederlo l’albero di trenta piani che cantava Celentano.
Invece sono sempre i soldi a farla da padrone, soldi che poi vanno a finire nelle tasche dei soliti. Figuriamoci. Lo volete un esempio? L’anno prossimo a La Maddalena c’è il G8. Così hanno ben pensato di sistemarla per l’evento. Strade, uffici, centri stampa e chissà che altro. Seguendo il referendum di cui parlavo prima direi “Eh ma quanto lavoro procura alle imprese sarde!”. Non stiamo sempre a lamentarci.
Quanto lavoro un corno!! Perché gli appalti più importanti sono stati assegnati alle imprese della penisola, a quelle sarde hanno dato i lavori minori!! Ecco perché ce l’ho con chi si mette contro la legge salva-coste, perché sarebbe la stessa situazione! In costa Smeralda non ci trovi un sardo neanche a pagarlo! Non se lo può permettere e non lo vogliono nemmeno per lavorare!
Io vorrei fare un appello a tutti gli imprenditori. Ma voi avete dei figli? Perché nel caso li aveste mi stupirei moltissimo. Non credo che vorreste per loro un futuro senza natura. Non credo vogliate farli crescere senza aver mai visto un albero. Non credo vogliate evitare loro il contatto più diretto con la terra su cui vivono. Non voglio crederlo.
Ma se volete cementificare la loro esistenza, murando vivi tutta la popolazione, vostri figli compresi, continuate a richiedere referendum come questo. Se realizzate i vostri sporchi sogni, cemento gratis per tutti. Io nel caso, ne vorrei un po’ sugli occhi. Per non vedere.

Solitamente, quando vedo che sul
maialino si parla di un argomento di cui anche io avrei voluto parlare, evito di
ripeterlo e cambio strada.
Altre volte però, capita che l’idea che avevo su quell’argomento è talmente diversa da ciò che già è stato detto che mi sembra inutile tenerla solo per me.
Forse per alcuni che leggeranno il mio pensiero sarebbe stato tanto meglio, ma se qui dentro c’è posto anche per me, è giusto che anche io dica la mia.
Forse avrete già capito. Voglio parlare di Alitalia. Ne avevo già parlato un po’ di tempo fa, ma mi ero limitata a parlare dei prezzi delle tratte, che una Cagliari-Pisa costa quanto una Roma-New York su qualche altra compagnia low cost.
Adesso la situazione è precipitata, l’Alitalia non può nemmeno permettersi di comprare il carburante, almeno così ci dicono, e stiamo arrivando a non avere più una compagnia di bandiera, come ci tormentano alla tv.
Ok. Adesso io faccio una domanda e voglio che qualcuno mi risponda. Da quanti anni Alitalia è in crisi? E perché nessuno ha fatto niente prima? Perché da quanto ho capito è da circa 15 anni che la compagnia non naviga in buone acque.
Ricordate quando Air France era disposta a prendere Alitalia? Ricordate quando diceva che gli esuberi erano 2100? Ricordate quando era disposta ad accollarsi i debiti? Ricordate quando ha detto che i dipendenti non avrebbero subito variazioni nei loro stipendi e la loro quattordicesima sarebbe rimasta intatta?
Ecco la parola giusta. Ricordare. Perché quelle belle proposte, adesso, non sono altro che un ricordo lontano e custodito orgogliosamente nel cuore di Spinetta, che quando si affaccia dalla sua casa e guarda verso l’Italia sogghigna e pensa “Siete nella merda fino al collo e temo che a breve ci sarà l’ondata”. E ha ragione. Perché le nuove proposte per la nuova Alitalia tutta italiana con le partecipazioni internazionali, non è mica disposta ad accollarsi il debito. E’ però disposta a eseguire tagli per 7000 posti di lavoro. È però disposta a tagliare stipendi, a togliere la quattordicesima, a tagliare le ferie, a eliminare gli straordinari.
Ah, non fatevi ingannare quando sentite alla tv che “gli stipendi rimangono intatti”. Forse del personale di volo. Anche se per loro è previsto un aumento della produttività. Cioè un aumento dei voli. Voi me lo sapete spiegare se per caso un pilota, dopo aver fatto quattro tratte internazionali andata e ritorno è capace di restare sveglio ai comandi? Voi me lo sapete dire se una hostess non risente della pressurizzazione dopo aver fatto chissà quanti viaggi?
Comunque lo stipendio è intatto. Per il personale di volo. Non per quello di terra. In un’ intervista a due giovani assistenti, ho letto che il loro stipendio si aggira sui mille euro. Il nuovo contratto prevede un taglio del 40%. Prenderebbero seicento euro al mese insomma. E non è un part time. I due ragazzi, con la ditta in fallimento, con la cassa integrazione riuscirebbero ad avere 800 euro al mese. Capito? Da disoccupati, prenderebbero duecento euro in più rispetto al loro stipendio.
È chiaro il perché di quell’applauso? I politici promotori, gli imprenditori, la cordata, sono convinti che piloti e assistenti non sappiano farsi i conti in tasca. Qui sono convinti che se il rischio del fallimento è così vicino, i dipendenti siano disposti a prendersi un’inculata mostruosa così, come se niente fosse.
E ma prima non andava bene dare Alitalia a Air France, si perdeva l’italianità. Perché chiamare in causa i francesi quando in tre settimane, che guarda caso erano le stesse tre settimane che mancavano alle elezioni, si poteva trovare una cordata tutta italiana? E a distanza di mesi, la cordata è arrivata e nessuno di preciso sa da chi è composta. Sappiamo che c’è questa CAI di mezzo, la Compagnia aerea italiana. Da non confondere con l’altra CAI, la Compagnia Aeronautica Italiana. Oppure confondetele lo stesso, tanto le azioni di quest’ultima sono custodite nella banca Intesa San Paolo, quella che supporta a pieno la prima CAI.
Penso che la politica, come non la sanno fare qui in Italia, stia rovinando tutto. Trasporti, scuola, sanità. Tutto. Il piano Air France non andava bene perché era proposto da una persona che era odiata dall’opposizione. Non perché si perdeva l’italianità, da quando in qua a loro importa qualcosa degli italiani? Così hanno inventato la cordata che è finita come sappiamo ma adesso, oltre alle famigerate toghe rosse, avremo anche i piloti comunisti, chissà.
Quello che non capiscono è che non si tratta di un problema di destra o di sinistra, si tratta di un problema punto e basta. Poi puoi anche riempirmi la testa con questa storia dell’italianità, ma se sei seduto in quella poltrona, fai almeno finta di interessarti del paese che stai governando.
Non puoi dirmi che i dipendenti non capiscono che grave danno sia per l’Italia intera perché se dell’Italia intera non te ne interessi tu, cosa vuoi che gliene importi a loro?
Non si occupano di casi di Stato, loro. Sono assistenti di volo e piloti e non è colpa loro se alla gestione di Alitalia ci sono sempre stati degli incompetenti, un amico di un amico, degli amici di alcuni amici, lo sappiamo benissimo che è sempre andata così. Sappiamo benissimo che persino le tratte sono state modificate a loro piacimento, come nel 2002 ad esempio, quando ogni giorno c’era la tratta Roma-Villanova d’Albenga, perché lì era il collegio elettorale del ministro dell’interno. Il volo partiva anche con sole 18 persone a bordo.
Oppure sappiamo benissimo che fino al 1999 a Città del Messico è rimasto aperto un ufficio Alitalia con 15 dipendenti, quando in quella città non atterrava un aereo Alitalia dal 1985.
E oggi vogliono risolvere tutto con un semplice “prendere o lasciare”, imposto a tutti i dipendenti, come se loro fossero i diretti responsabili di questo fallimento.
Non hanno applaudito perché la stavano prendendo in quel posto, hanno applaudito perché il pericolo inculata era scampato con il crollo della proposta della CAI.
Anche questa volta la fonetica ci riassume brevemente la situazione. Come si legge il nome della compagnia aerea italiana? Ah-l’-Italia.

Non posso credere che sia già
settembre! Sono sempre stata allergica a questo mese. Perché? Beh, perché le
giornate sono più corte, perché al mare si può stare meno tempo e perché
ricomincia tutto regolarmente.
Scuola, lavoro… insomma, la solita routine. E io mi stupivo quando a sua volta la gente si stupiva nel sentirmi così disincantata verso questo mese. Beh, ho passato mesi al mare dalla mattina alla sera, ho passato giornate a ingurgitare gelati di ogni gusto, ho passato le serate nei locali sulla spiaggia e adesso deve smettere tutto questo per tornare a scuola.
Non è già abbastanza per un inizio di tristezza???
E adesso, anche se la scuola dell’obbligo è finita da un pezzo senza alcuna nostalgia, solo il pensiero dell’università, oggi, che sono appena rientrata dal mare, neanche a dirlo, mi fa sudare freddo.
Ma poi la questione è un'altra. Più profonda e meno superficiale di quello che sembra. Nelle ultime settimane bastava mettere il naso fuori di casa per incontrare qualcuno con cui andare a bere qualcosa.
Adesso, certi giorni, sembra già tutto più solitario. E già, perché tante delle persone che stavano in giro, sono dovute ripartire, perché non ce l’hanno qui un lavoro, ce l’hanno fuori, in “continente”, come diciamo qui.
Maledetta disoccupazione. Maledetto chi vuole questo.
Pochi giorni fa, leggevo un quotidiano e c’era la classifica delle regioni in cui l’inflazione, l’aumento dei prezzi è più accentuato. Diciamo che se avessi tirato a indovinare, le avrei azzeccate tutte. Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria, Molise. Ti pareva.
E se si parla di disoccupazione, quali sono le regioni più colpite? Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria, Molise. E se si parla di percentuale di emigrazione, quali sono le regioni più colpite? Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria, Molise. Tanto per cambiare.
Ma perché qualcuno non fa veramente qualcosa? Ma qualcosa di concreto, senza venirmi a dire tutte le sante elezioni e che Dio le abbia in grazia, “bisogna assolutamente combattere la disoccupazione nel mezzogiorno” e poi siamo punto e a capo?
Quello che mi fa soffrire è che più passa il tempo, più le cose non cambiano, più loro cianciano. Loro, quelli che si candidano. Quelli che si ricordano che sei fuori casa ma solo quando devi votare, perché ti spronano a tornare al tuo paese dato che la residenza ce l’hai lì e così lontano sei un voto sprecato.
E tu, o almeno, io in quel momento posso anche crederci a seconda di chi me lo dice, perché se mi toccano gli affetti allora sragiono e penso che stavolta le cose cambieranno. Poi mi basta il lunedì dopo le elezioni a capire, tanto chi voto io non vince, addio microscopica speranza, addio posto fisso ai precari, addio illusione di riavvicinamento ai ragazzi (e non solo) che devono stare fuori per lavoro.
Sarà il mese, sarà che fa buio presto, sarà che oggi sono polemica, ma sono quei momenti in cui mi sembra di tornare con i piedi per terra e questa terra a volte non mi va bene.
Quando vedrò con i miei occhi che nessuno dovrà più allontanarsi da casa se non per sua scelta, allora, per quanto mi riguarda, sarà realmente cambiato qualcosa.
E settembre continua a non piacermi!
Oggi ho una curiosità. Oddio, non solo oggi in realtà. È tanto che ce l’ho, ma
oggi mi è tornata alla mente. Parlo di Chiesa. E di Sacra Rota.
La Sacra Rota è il tribunale ordinario della Santa Sede. Che già ho difficoltà a capire cosa se ne fa, la Chiesa di un tribunale. Comunque. Sorvoliamo.
Una ragazza che conosco benissimo è stata sposata per tre anni con un verme pidocchioso. Tre anni di finta unione, dato che lei viveva in Toscana, lui lavorava in Lombardia. Lui la raggiungeva i fine settimana, ma il sabato mattina andava a giocare a tennis, il sabato pomeriggio ad arbitrare le partite di calcio, la domenica mattina a correre con suo padre cui stava sempre attaccato al culo e la domenica pomeriggio a giocare a calcetto con gli amici.
Il lunedì mattina ripartiva per la Lombardia. Poi, stranamente, si sono separati. Strano, vero? Tantissimo. Ma il punto non è questo. Finalmente si separano e questo strazio finisce. Lei ha una vita nuova, bellissima, con un compagno che la ama e la rispetta e con un figlio meraviglioso, un bimbo stupendo e simpaticissimo.
Oramai sono passati degli anni e siamo vicini al divorzio. E noi tutti, persone che gravitiamo intorno alla ragazza, siamo pronti lì con le bottiglie di spumante pronti a festeggiare quel benedetto giorno.
Chiacchierano, salta fuori l’argomento di annullare il matrimonio, oltre che in senso giuridico anche in senso ecclesiastico. E da qui arrivano le mie curiosità.
La Chiesa è contro il divorzio, giusto? Giusto. Però può annullarti il matrimonio. E come? Uhm… pensiamo… ti fa fare il percorso della via crucis con la croce sulle spalle? No. Mille rosari recitati in ginocchio sui ceci? No. Una modestissima ammissione “Si, ho sbagliato a sposare quest’uomo”? No. Niente di tutto questo e se vogliamo dirla tutta, di modesto non c’è proprio niente.
Ecco che qui entra in gioco il tribunale, la Sacra Rota. Il tribunale può annullare la sentenza di matrimonio e riconoscere che in realtà, quel matrimonio non c’è mai stato.
Che mancava l’amore, il rispetto, la complicità tra i coniugi, tutte quelle caratteristiche che dovrebbero essere basilari in una famiglia. Ok. Fin qui, nulla da dire. Quello che mi domando io è però per quale cavolo di motivo la Sacra Rota esige cinquemila euro da un cristiano che vuole annullare le sue infelici nozze???
È vero che cercare di cancellare il passato è costoso, ma diamine, io pensavo solo sentimentalmente!! Non economicamente!!
Che poi ragioniamo. Dopo che sborso cinquemila euro quell’odiosissimo matrimonio non è mai stato compiuto?? È stato celebrato invece, ed è stato pure vissuto a costo di rodimento di fegato!! E non saranno cinquemila euro a cancellare tutto questo!!
Che la Chiesa è sempre lì a puntare il dito contro divorziati che poi ritrovano la pace con altre persone e vanno a convivere, però se ti sborsano tutti quei soldi li accoglie a braccia aperte!! Ma che ipocrisia è?? Ma cosa vuol dire?? Che nervoso, quando poi vedo il family day.
Non perché io abbia qualcosa contro il family day, ma perché quella è la sfilata della falsità!! Ci vanno i politici, che dichiaratamente hanno moglie e amanti a dire che la famiglia tradizionale è il bene più prezioso. Ci vanno i politici che votano contro i DICO o i PACS e però ne hanno usufruito per anni, fino al loro terzo matrimonio. Ma andate a quel paese.
Contro i divorziati ci sono anche dei provvedimenti strettamente ecclesiastici. Tipo che in quanto peccatori non possono prendere l’ostia la domenica alla messa. E beh, loro sono peccatori.
Peccato che invece i carcerati abbiano la cappella dentro la prigione e la comunione la prendono ogni domenica. Peccato che in carcere ci siano gli stupratori, i pedofili, gli assassini che la comunione la prendono tranquillamente.
Peccato che fuori i mafiosi e i politici che sono più o meno la stessa cosa, a messa alla domenica ci vanno e fanno la sfilata fino all’altare per far vedere a tutti come ci tengono ad avere l’anima purificata. Poi che siano mandanti di un omicidio o sfruttatori di prostitute, passa in secondo piano.
Che incazzo. Ma ora la smetto qui. Chiudo con tutti questi miei dubbi e una certezza.
Ho finalmente capito perché si dice “Povero Cristo”.
Povero Cristo non è solo uno qualunque. Povero Cristo è proprio Gesù, che dopo tutto quello che ha passato per fondare una religione basata sui concetti del tipo “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Chi non ha mai peccato, scagli la prima pietra”, vede contrariato tutti i suoi insegnamenti proprio da coloro che si definiscono i suoi primi seguaci, formando una chiesa basata sui miliardi e sulla non uguaglianza, impiastricciata d’oro fino alla nausea, con il Papa che si gira il mondo a bordo del suo aereo personale ma che quando si affaccia alla finestra dice a noi di fare qualcosa contro la povertà.
Sei anni. Sei anni sono decisamente tanti. In sei anni un bambino fa in tempo a nascere e ad andare in prima elementare. In sei anni un ragazzino fa in tempo a diventare maggiorenne.
In sei anni, una donna nelle mani dei guerriglieri, fa in tempo a perdere le speranze un migliaio di volte. Ma lei, non lo ha mai fatto. In nome dei suoi figli che non l’hanno più vista per tutto questo tempo, se non per via di filmati mandati in tv dagli stessi guerriglieri.
I guerriglieri sono noti col nome di FARC, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. E lei, lei che ha sacrificato la possibilità di una vita agiata e tranquilla per aiutare la Colombia, suo paese natale, si chiama Ingrid Betancourt.
Dopo ben sei anni passati nelle mani dei guerriglieri, ha potuto riabbracciare nello stesso istante i suoi figli, la sua libertà, la sua vita. Ci sono stati momenti in cui negli ultimi mesi sembrava imminente il suo rilascio, altri momenti in cui tutto era nuovamente campato per aria.
Ora si susseguono le notizie, si è trattato di un blitz, senza pagamento di riscatto. Ma l’importante è che sia libera. Le FARC lottano per svariati motivi: tra gli altri lottano per i diritti dei contadini e contro l’ingerenza degli Stati Uniti d’America.
Non elenchiamo la storia delle FARC e ora non siamo qui a decidere o meno se questi motivi siano degni di una lotta, ma per l’ennesima volta abbiamo avuto modo di vedere che la violenza, non porta a nient’altro, se non alla stessa violenza. E che il fine non giustifica i mezzi. Le armi, il sangue, il dolore, non potranno mai portare a niente di buono.
Per fortuna, almeno a Ingrid è andata bene. Bene, per modo di dire. Sei anni di sequestro non sono di certo un bene, ma ci ritroviamo a dover ringraziare che questo incubo sia finito.
Una donna straordinaria ha di nuovo in possesso la sua vita.
Bentornata Ingrid!
In questo periodo sento spessissimo parlare dei giovani e dire la fatidica frase “I giovani d’oggi”.
Frase che, sinceramente, prima ancora della cerchia che vuole descrivere, mi fa ripensare a quella canzone degli Afterhours dove in tutta tranquillità dichiaravano che loro, sui giovani d’oggi ci avrebbero volentieri scatarrato su.
Oggi voglio parlare anche io dei giovani d’oggi. Ho 24 anni e credo di farne ancora parte. Il bello è proprio questo.
A regola dovrei ben descrivere che cosa proviamo noi gggiovani, ma io di questo tipo di regole non so che farmene, dire la frase noi ggggiovani mi fa pensare al terribile linguaggio ggggiovanile in pieno stile MTV e mi fa rabbrividire.
Noi giovani una mazza. Noi chi? Io al massimo parlo per me e per qualche persona che a grandi linee può avere le mie stesse idee, ma non mi va di essere nascosta dalla massa, né tanto meno dai soliti sondaggi d’opinione.
Spesso non mi ci ritrovo e quando li esprimono, nessuno spiega mai in che modo si arrivi a una determinata espressione.
L’esempio più tipico è quando ci dicono che “i giovani d’oggi sognano di diventare tutti calciatori e veline”, intendendo così una gioventù priva di valori e vuota da ogni profondità d’animo. Ecco, io a volte ci penso. In un’epoca in cui l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro precario, mi sembra il minimo che l’idea della velina e del calciatore, sembri una proposta allietante.
Anziché lavorare mi diverto come una pazza, divento pure un pochino famosa e soprattutto guadagno benissimo. Aiuto la mia famiglia a finire la mansarda che sono 8 anni che vorremo trasformarla in appartamento e non ci siamo ancora riusciti. Magari apro una mia attività in paese, porto lavoro lì e assumo solo gente del posto. La farei sì la velina, avendo i requisiti fisici!!!
Non è il sognare di fare la velina che deve scandalizzare. Alla fine è un mestiere. Decisamente meglio di alcuni mestieri. Dell’avvocato per esempio, di quegli avvocati che vanno nelle aule di tribunale a difendere i pedofili che hanno violentato decine di bambini. Con tutto il rispetto per gli avvocati, so che non sono tutti così. So che non bisogna generalizzare.
Io sì che lo so, che non bisogna generalizzare. Perché se così fosse sui giovani d’oggi ci sputerei su pure io. Ma non su me stessa, non su tanti giovani che conosco. Quindi evito. Mi riferisco a quel genere di giovani che piace tanto ai media. E che esistono, per carità, esistono. Quelli descritti nei film di Moccia, ma molto meno romantici.
Conosco ragazzi che quando vengono invitati a una festa, il primo pensiero che hanno è “speriamo che ci sia qualche bella gnocca, così concludo”. Notare la pretesa della bella gnocca, loro magari sono dei cessi immondi ma su questo punto non si soffermano.
Conosco ragazze che non vogliono guardarsi allo specchio perché non sanno apprezzarsi, ma che cedono completamente quando a loro si avvicina il primo sbarbatello in vena di complimenti. Capito? Un complimento e tempo zero sono già a farsi due giri di lenzuola. Per poi scoprire che l’uomo dei loro sogni di questo mese è già felicemente fidanzato, che non intende assolutamente lasciare la sua amatissima compagna e che mai e poi mai lo farebbe per quella ragazza-diversivo che frequenta.
Io tempo fa ho detto di essere stata definita una cinghialotta per il carattere poco aperto. E tengo a precisare che è mia madre a definirmi così. Ma mi è stato anche detto di essere “ermetica come una cassaforte”. Ed è vero. Confermo appieno. Ecco perché spesso mi stupisco, quando sento le delusioni di queste ragazze. Che si concedono in tutto e per tutto al primo che gli capita davanti, si accompagnano a qualunque tamarro pur di dimostrare a sé stesse che sono desiderabili. Ah, neanche a dirlo, ovviamente non ce la fanno a convincersi.
Più che altro mi stupisco di come facciano in fretta a credere di essere innamorate. Potete accusarmi di non saper vivere le passioni, fatelo, sarà anche vero.
Solo che mi sento decisamente più sicura a non mettermi nelle mani del primo che cerca di addolcirmi con un complimento o con una battuta. Aspetto. Ho pazienza io. Se si stanca, vuol dire che l’interesse non era poi così forte. E a me non serve uno che si stufi di me senza neanche conoscermi. È il mio modo.
Non dico di essere tutte così, come me, sempre sulla difensiva. Non dico neanche che il mio modo di comportarmi sia corretto. Ma vedo troppe ragazze che temono il giudizio altrui, che pensano di non contare niente se non si accompagnano di volta in volta a un ragazzo differente, consapevoli che anche lui, presto o tardi, le spezzerà il cuore.
Vedo ragazze che non si ricordano più di tutti i loro bellissimi pregi e preferiscono farsi apprezzare nel peggior modo possibile, piuttosto che guardarsi allo specchio e riconoscere di essere la cosa più bella del mondo.
È troppo facile nascondere tutto dietro un sondaggio o dietro un’aspirazione di mestiere, che sia calciare un pallone o ballare su una scrivania. Che male c’è in questo? È una cosa che va oltre. I giovani escono dalle scuole che magari sono ferratissimi sulla storia moderna, ma ignorano ad esempio chi siano i politici di oggi, ignorano ogni genere di informazione e soprattutto di controinformazione, si basano esclusivamente sull’apparenza e sempre più raramente sul contenuto.
È un sentimento contrastante che ho verso i giovani come me. Alcuni li adoro, altri non li sopporto.
Non sopporto quelli che mettono da parte i loro sogni, ma non perché qualcuno li costringe, perché non hanno più la voglia di inseguirli. Non li sopporto quando diventano superficiali, quando non credono più a niente e si costruiscono una faccia finta da mostrare in pubblico e mentre si lanciano in sorrisi a perfetti sconosciuti per un po’ di notorietà in più.
Non li sopporto quando cominciano a sentirsi oppressi dai loro familiari, ma quando questi si lacerano dal dolore perché guardano in faccia le loro creature e non sanno più chi si trovano davanti. Ma non ci pensano, è solo perché secondo loro, i genitori non capiranno mai niente. Non sanno che in realtà hanno già capito tutto, ecco perché sono disperati.
Non li sopporto quando vorrebbero sentirsi dire a ogni costo che nessuno li capisce, perché diciamolo chiaramente, tutti capiscono benissimo. I momenti difficili ci sono sempre stati per tutti e vissuti con meno megalomania forse sarebbe un po’ più semplice.
Invece adoro quelli che esprimono tutto il loro essere, li adoro quando credono nei loro ideali e nei loro sogni. Adoro quelli che vanno avanti in silenzio, in modo magari non brillante, ma ci sono sempre per Dio, ci sono, lottano senza perdere mai il sorriso. Senza voler apparire a ogni costo, senza mettersi in mostra. Quelli che preferiscono stare in famiglia anziché frequentare tutte le sere il locale alla moda, quello in vista.
Quelli che vivono ogni giornata nel modo più semplice del mondo perché è così che una vita diventa straordinaria. Quelli che si alzano la mattina col sorriso e se ne vanno a letto la sera con lo stesso sorriso, perché non l’hanno mai abbandonato, nonostante tutto, nonostante non sia facile.
Sembra una descrizione fuori dal mondo, ma non è così. I giovani che non appaiono nei sondaggi sono sopratutto questo, per fortuna.
Lo so che ci siete.
Se c’è una cosa che mi piace fare, è visitare i blog su internet. Ce ne sono di svariati tipi. Pochi giorni fa ho visitato l’Urban blog di Palermo. E ho trovato una bellissima iniziativa. Il tutto partiva da una domanda.
23 maggio 1992, ore 17.58. Tu dov’eri?
Come tutti sappiamo, è da poco passato il sedicesimo anniversario dell’assassinio del giudice Giovanni Falcone, assieme alla moglie, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo e Antonio Montinaro.
L’iniziativa mi ha subito
incuriosita.
E mi sono così posta la domanda. Dov’ero?
Eh. Dov’ero? In realtà, non mi ricordo assolutamente. Avevo 8 anni, probabilmente ero a casa, a fare i compiti o a giocare in strada con gli amichetti o forse ero con la mia mamma… non ne ho la più pallida idea. Così, anche quando al tg della sera, ho sentito la notizia di ciò che era successo, non capivo. Ricordo solo che ero rimasta a guardare quell’autostrada saltata in aria… avevo capito che era una brutta notizia, dal tono di voce dei giornalisti, dalle immagini che erano brutte, per me, da quel che potevo capire.
Non lo so, forse ne abbiamo parlato anche a scuola, ma non ricordo nemmeno questo.
Ho cominciato a realizzare dopo. Molto dopo. Forse è da pochissimo che mi sono veramente resa conto di quello che è successo.
Non mi sono scandalizzata all’epoca, ma sto recuperando adesso. Di giorno in giorno. Quella rabbia e quel dolore che non potevo sentire allora, non si leva più di dosso.
E poi, quello che proprio non mi piace è che non c’è ancora chiarezza. Perchè se io vado in giro a domandare “chi è che ha ucciso il giudice Falcone?” mi sento rispondere “la mafia”. Va bene, è giusto. Ma la mafia chi? Ci sarà qualcuno che questo omicidio l’ha pensato, al di là di chi ha avuto l’ordine di eseguirlo. E perché non è stato fatto niente per impedirlo? Non è possibile che uno scempio simile si sia potuto compiere senza che nessuno ne sapesse nulla. Un tratto di autostrada è letteralmente saltato in aria con 500 kg di tritolo. I cinque esecutori ci sono. I nomi si sanno.
Ma i mandanti? Dove sono i mandanti? Le indagini effettuate per scoprire questi nomi, non hanno mai prodotto risultati e a quanto si dice, e chissà perché, io ci credo, molti indizi sono stati tenuti segreti perché se diventati di dominio pubblico, dicono, avrebbero reso instabile la democrazia italiana.
Quindi è meglio tacere, prima che vada tutto a rotoli con la possibilità di un nuovo inizio? Ma quanto vorrei che un giorno qualcuno che sa, perché ce ne sono di persone che lo sanno, vada in diretta televisiva a raccontare tutto. Ma proprio tutto. Si, il mandante è il signor X, di professione…. Un mestiere in mente ce l’ho, ma non lo dico.
Sarebbe l’unico modo di fare pulizia. E che nervoso, quando l’argomento torna di moda vedere tutti i signori elegantoni che ci dicono che la mafia si può combattere. Che buffoni.
Ma certo che si può combattere e tu, politico dei miei stivali, sei il primo che potrebbe parlare per combatterla e eliminarla.
Su youtube c’è un video molto commuovente a riguardo. Si vedono le immagini della strage di Capaci, con l’autostrada andata in pezzi, le ambulanze e la polizia che accorrono sul posto per estrarre i corpi. Subito dopo le immagini del funerale, scandite dall’indimenticabile appello di Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, che si rivolge agli uomini della mafia che non sono nient’altro che gli uomini in giacca e cravatta che si trova davanti in quel terribile momento, gli stessi che sono corsi a stringerle la mano e a darle le condoglianze, gli stessi che oggi ci fanno i loro bei sorrisi e ci ribadiscono davanti alle telecamere che “Si, la mafia si può combattere”.
Il video finisce con le immagini di una fiaccolata commemorativa guidata da Paolo Borsellino, per lasciare il posto all’ultima immagine, quella della strage di Via Amelio, dove proprio quest’ultimo, collega e amico di Giovanni Falcone, perse la vita in un attentato. Assieme a lui, gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cusina e Claudio Traina.
Se fossimo in un paese che funziona, dal momento di questa tragedia, da quando io avevo 8 anni e non capivo la gravità, fino a oggi, che di anni ne ho 24 e la gravità l’ho capita eccome, la giustizia avrebbe dovuto da tempo fare il suo corso.
E invece non è stata fatta né chiarezza, né tanto meno, giustizia. I manovali dell’esecuzione di Capaci sono in carcere. E anche con tanti giorni di libertà per andare a visitare le loro famiglie.
I mandanti, deduco che siano belli comodi in poltrona.
Il video di cui ho parlato ha una
colonna sonora eccellente, una splendida canzone dei Pearl Jam, dal titolo Given
to fly, che a un certo punto dice così:
(…)“Ma prima venne spogliato e poi pugnalato
Da uomini senza volto, come dire, bastardi
È ancora in piedi
E ancora dà il suo amore, ancora lo regala
L'amore che riceve è l'amore che viene salvato
E qualche volta si vede uno strano punto nel cielo,
Un essere umano a cui è concesso di volare
Alto, volando,
Alto, volando, sta volando”
Concludo con l’urlo delle persone che hanno sofferto, continuano a soffrire e che soffriranno, quando sapranno di cosa il marcio dello stato italiano è stato capace di fare per non dare fastidio ai potenti e a quella che chiamano “democrazia”.
Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe.
E io
adesso ho veramente paura.
Di emergenza sicurezza ne parlano. Spero solo che l’argomento regga e che non si
sia trattato solo di una strategia pre-elettorale. Cosa che non mi stupirebbe
affatto, anzi. Comunque.
Questa “emergenza”, per quanto mi riguarda, va allargata. Perché per emergenza
sicurezza mi parlano dei clandestini.
Degli immigrati. Delle persone che arrivano da lontano.
Ma io non ho paura dei rumeni.
Non ho paura dei rumeni, quelli che vedo tutti i giorni scendere dai ponteggi
sporchi di calcestruzzo, quelli che lavorano in Italia irregolarmente perché il
loro datore di lavoro italiano non li vuole regolarizzare.
Non ho paura dei rumeni che vanno a fare la spesa al discount, che hanno il
carrello pieno e mi fanno passare se ho in mano un solo prodotto.
Non ho paura dei rumeni che dopo averli ringraziati per avermi fatto saltare un
pezzettino di fila mi sorridono la volta successiva che mi vedono.
E io non ho neanche paura di
coloro che hanno una pelle di diverso colore. Non ho paura di quelli un po’ più
scuri di me che abitano in dieci in un appartamento per due. Non ho paura di
quelli che vanno in giro a vendere i braccialetti. Io li guardo attentamente e
vedo nei loro occhi una nostalgia immensa. Un miliardo di volte più grande della
mia, che in confronto è solo uno stupido capriccio.
Hanno uno sguardo malinconico che porta a paesaggi lontani, a familiari che
laggiù tirano avanti come possono. Sarà anche per questo che ho legati al polso
dodici braccialetti. Sarà anche per questo che ho mollette per capelli di ogni
forma e colore. Sarà anche per questo che ho portachiavi e portacellulari
ovunque. Io mi sento in colpa per loro. Perché loro lottano per mangiare e io
no. Perché loro non possono tornare a casa quando vogliono e io si.
Io ho paura degli italiani. Che se fossi avvezza a generalizzare dovrei dire “ho paura dei veronesi”. E invece. Guarda caso adoro Verona. Io ho paura di quel tipo di italiano che denigra i musulmani perché credono in qualcosa in cui non crediamo qui. Ho paura di quegli italiani che inneggiano al razzismo. Ho paura dei ragazzi come quei tre che hanno tolto la vita a Nicola.
Scusa, hai una sigaretta?
No.
Bene. Siccome non so cosa fare e sono nazi, ti uccido.
I naziskin. Ci sono, hanno 18 anni
e il viso d’angelo. Vanno a scuola e sono ricchi. Hanno bei vestiti. Gli
italiani hanno la memoria corta? No, gli italiani non hanno memoria!! Perché
tutto quello che ha portato il nazismo, ce l’hai stampato in testa ogni santo
giorno. Ma non per dovere. Perché non puoi dimenticare uno scempio.
E io lo vorrei sapere che cosa frulla nella testa di quei tre sbarbatelli e di
tutti i loro simili. Perché lo sappiamo vero, che non sono soli. Lo sappiamo
vero, che c’è gente che oggi rinnega i campi di concentramento ma inneggia alla
violenza che Hitler usava contro gli ebrei. Bel controsenso.
Ma di certo, una cosa sensata, da beduini come questi non me l’aspetto.
Intanto le elezioni sono passate, ci hanno eletto i ministri e i tg ci informano che continuano le indagini dell’episodio veronese. Tutti si domandano come sia possibile che da una sigaretta rifiutata scaturisca un comportamento simile. E io penso che porsi questa domanda sia il modo migliore per non arrivare a niente.
Sigaretta rifiutata?
Quelli non hanno massacrato Nicola per la sigaretta, l’hanno ucciso perché sono dei naziskin!! Ma non è terrorismo questo? Perché siamo tanto convinti che il terrorismo debbano averlo in mano gli islamici? Perché andiamo in giro a parlare di “terrorismo islamico” sapendo che il terrorismo non ha una nazionalità, non una religione?
Vogliamo rinnovarci anche noi? Bene. Nel pessimo modo in cui lo facciamo verso gli altri, oggi comincio io a fare il mea culpa interno.
Io mi rammarico di vivere in una nazione dove il terrorismo italiano è il nuovo passatempo dei giovani senza problemi.
Io mi rammarico di vivere in una nazione dove il giorno dopo di una qualunque tragedia, tutti prenderanno seri provvedimenti e intanto questi tre scapestrati hanno il tempo e il denaro di pagarsi il migliore avvocato che di lì a breve eviterà loro il carcere.
Io mi rammarico di vivere in una nazione dove se un assassino confessa di aver ucciso un uomo, il giorno dopo il suo avvocato va al tg1 a dire che “le contusioni rilevate sul corpo della vittima non corrispondono con la ricostruzioni dei sospettati”. Perché ieri erano assassini, oggi presunti colpevoli. Domani dovremo chiedere loro scusa. Dopodomani aspettare di incontrarli per strada, lasciarci massacrare di botte e regalargli venti euro, perché chissà cos’ha passato per arrivare a questo…
Io mi rammarico di dover pensare a una mamma e a un papà che non hanno più un figlio e di non poter dire niente, sapendo che anche il silenzio più rispettoso non farà altro che aumentare il dolore di minuto in minuto.
Io
mi rammarico di tutto.
In primo luogo di essere così poco importante da non poter fare niente.
Non so
voi, ma ultimamente non sento che parlare di Alitalia.
Siccome viaggio spesso e anche in aereo, anche io vorrei dire la mia. Tanto nei
media sproloquiano tutti, non vedo perché non posso unirmi anche io.
Premetto che parlo da persona non
informata dei fatti e che deduco le mie ipotesi da quello che vedo e sento.
Dunque. Tanto tempo fa, sentivo sempre parlare di continuità territoriale.
Ed erano delle bellissime parole, perché nascondevano un concetto bellissimo per
noi sardi. E cioè che non era giusto che abitando in un isola un po’ più lontana
rispetto al resto dell’Italia, il continente dovesse essere per noi così
inaccessibile. Visto che, piaccia o no, anche le isole fanno parte dell’Italia e
ne sono ben felice, è ingiusto penalizzare chi vive più lontano.
Questo è il concetto di base della continuità.
In sostanza, doveva essere più semplice per tutti muoversi.
La prima compagnia ad accettare questa offerta era proprio la povera Alitalia.
Io ero tanto contenta. Mi è sempre piaciuto viaggiare. Vedere posti nuovi per
poi tornare nella mia Sardegna e custodirli dentro di me. Immaginate che
meraviglia di significato possono avere le parole “continuità territoriale” per
una ragazzina, piccola e pure tanto ingenua.
In teoria la continuità territoriale è attiva da tantissimo tempo. E in pratica?
Ve lo dico io. In pratica non c’è mai stata. Si trattava solo dell’ennesima
presa per i fondelli, ma io ero ingenua e non lo sapevo. Pensavo che avesse
bisogno di tempo. Solo che gli anni passavano e non cambiava niente.
Poi, quando ho deciso di frequentare l’università fuori mi sono trovata a contatto con gli aerei veri e propri, con quei velivoli che a volte racchiudono dei sogni e altre degli incubi.
E ho provato la Meridiana. Tante volte. E ho provato la Air One. Tante volte. E ho provato la Ryan Air. Tante volte e spero che la serie sia lunga. Ho provato tante compagnie. Ma una mi manca. E dirò che un po’ mi dispiace, perché dovrebbe essere una di quei servizi che dovrebbe far piacere utilizzare perché è della tua terra. Per quello spirito patriottico che continua a dirci che l’Italia c’è, è una e guai a chi la vorrebbe vedere divisa e spezzettata.
Insomma, l’Alitalia non l’ho mai provata. Perché? No, non è una scelta personale. Non è una questione di principio. È una questione di portafoglio!!! L’Alitalia è la compagnia più cara d’Italia!!! Un biglietto da Cagliari per Pisa costa 300 euro!!! E con quel tanto ci mangio tre mesi!! Con Ryan Air non spendo neanche 50 euro!!! E certo che me ne frego allora del patriottismo! E certo che me ne frego della compagnia di bandiera e salgo dalle compagnie inglesi, dove gli steward non parlano neanche una parola di italiano ma almeno sono sicura che parto e arrivo dove avevo stabilito di arrivare!!!
Che poi… volevano darla a Air France. Che secondo me era l’unica soluzione possibile. E Spinetta, presidente della compagnia francese, facendosi due conti ha stabilito che nell’Alitalia c’è un esubero di 2100 posti. Duemilacento posti, ci rendiamo conto??
A me dispiace solo per i dipendenti. Intesi come hostess, steward, addetti all’aeroporto e piloti. Praticamente quelli di cui i politici non si interessano minimamente.
Dei manager pluripagati non me ne importa un accidenti, anzi, secondo me è proprio per questo che è fallita. Quante persone si concedono tutti i lussi del mondo mangiando sull’Alitalia? Quanti sono i dirigenti pagati per non fare niente? Io li prenderei a calci nel sedere dalla mattina alla sera.
Ora la voglio vedere come va a finire questa telenovela. Secondo me sarà un disastro.
La mia solidarietà a coloro che rischiano di perdere il lavoro.
Come se i disoccupati non fossero già abbastanza.
Allora. Troviamo un accordo. Abbiate pietà di me, ma confesso che quest’anno il Grande Fratello mi ha proprio flashato!!! Condannatemi. Riempitemi di insulti. Intasatemi la mail con allegate tutte le puntate di Superquark per farmi capire cosa è giusto seguire alla tv.
Ma prima ascoltatemi!
Dunque. Ieri sera un concorrente è stato squalificato per bestemmia. Aridagli.
Certo che sono recidivi questi concorrenti che non stanno attenti. Vabbè. Gli
autori l’hanno beccato ed è automaticamente scattato l’allontanamento dal gioco.
Allora. Premetto che io sono credente e a modo mio, anche cattolica. A modo mio perché ho una visione un po’ differente dalla più classica che la Chiesa ci insegna, ma siccome ne ho già parlato tante volte, vi rimando ai miei post precedenti (che così mi faccio anche un po’ di pubblicità).
Detto ciò, sentire una bestemmia non è mai bello. Anzi. È proprio brutta la bestemmia, è orribile e il più delle volte la si dice senza motivo. Ora, non so se è un modo per diventare infinitamente buona, o perché passando del tempo in Toscana (saluto tutti i toscani), dove qui è utilizzata da tante persone proprio come intercalare, ma comincio a sentirla un po’ meno grave. Anche se continua a darmi fastidio.
Voglio dire. Il mafioso va a messa tutte le domeniche e prega tutte le mattine e tutte le sere e non bestemmia, mentre a Mario, camionista di 37 anni, cade una lastra di marmo su un piede e gli scappa una stramaledizione. Chi è che va punito?
Non è la prima volta che succede in televisione e chi l’ha pronunciata ha pagato. Ed è anche giusto, se vogliamo. Anche se vorrei sapere perché se una persona in diretta televisiva dice ottocento miliardi di volte “cazzo” non si sbalordisce nessuno mentre se a qualcuno scappa il bestemmione scatta subito la morale.
Ribadisco che sono la prima ad infastidirmi se sento pronunciare una simile brutalità, solo che non capisco tutte le persone che dicono di “sentirsi offese”. Io non mi sono sentita offesa quando a Ceccherini è sfuggito quello che gli è sfuggito all’isola dei famosi, o ieri, a Mirko, il concorrente del grande fratello, o anche a Mario il camionista, o Franco il barista e potrei andare avanti all’infinito. Perché io sono sicura di ciò in cui credo e so bene che la stupidaggine l’hanno detta loro. Che non se ne sono neanche accorti. Hanno parlato male di una persona (perché per me Dio è una persona), una persona che è talmente grande, talmente perfetta, che una baggianata simile non gli fa né caldo né freddo. Lui sa bene quali sono le cose importanti a cui badare. Noi invece no.
Però, se si tratta di tv e c’è un regolamento, allora va rispettato e non ci sono scuse. Le regole dicono che è un comportamento offensivo e ciò va punito. Anche se secondo me questo provvedimento va esteso e deve andare oltre i reality. Ci sono cose che si dicono che anche se non hanno una bestemmia di mezzo, sono ugualmente molto gravi.
Ad esempio quei rimbambiti che chiamano le persone del Sud con l’appellativo di “terrone”… non è offensivo questo? Quando dicono che loro con i terroni non hanno niente a che fare, che i terroni non sanno che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e quindi di darsi da fare come se passassero il tempo a rigirarsi i pollici, che sarebbe il caso di costruire un muro dal Po in giù per rinchiuderci dentro gli italiani che vivono al sud… quando pregano Dio che i terroni li faccia sparire per sempre…
Non è offensivo tutto questo??
Oh si che lo è. Lo è, eccome.
E perché nessuno li punisce? E perché non fanno neanche più notizia?
Povera ignoranza.
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on Friday, April 11, 2008 at
00:40:32
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citta: Pesaro
nome: Gufo Cattivo
oggetto: Rispondo a Sara
testo: Ciao Sara!
Le bestemmie non le tollero, indipendentemente dalla fede e dal contesto.
Chi bestemmia in tv spesso lo fà per scena, credendo di dar peso ad un
personaggio misero. Chi bestemmia nella vita reale è misero e basta, un
vigliacco che si crede di essere più forte o più uomo.
Sul mio lavoro devo passare sopra a tante cose, ma sull'imprecazione gratuita,
sono intollerante. Non mi importa chi ho davanti.
Un giovane dimostra di essere idiota, mentre un vecchio dimostra di non valere
un cazzo, se alla sua età si riduce a riempirsi la bocca di schifezze.
Sono cattolico ma ce l'ho tantissimo con l'attuale clero, ma la bestemmia rimane
un atto di maleducazione e di vigliaccheria.
Ciao Sara!
submit: Invia
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Un diciannovenne milanese ha perso la vita dopo aver partecipato ad un rave party e aver assunto sostanze alcoliche e stupefacenti.
Diciannovenne mio, tu non sai quanto mi dispiace per te ma soprattutto per la tua famiglia. Mi dispiace davvero tanto, ma se sei un cretino, io non ci posso fare niente.
Sono troppo dura? Si, credo di si. Ma è l’unica vera reazione che ho in corpo. Che già la vita certe volte è piena di sfighe e dobbiamo ringraziare il cielo giorno e notte quando abbiamo la salute e uno straccio di serenità, se tu hai tutto questo e fai il possibile per rovinarti, beh, forse il mio dolore per te è sovrastato da una rabbia enorme e dalla voglia di prenderti a calci nel sedere.
Ci sono situazioni e situazioni. Ci sono ragazzi che hanno famiglie disastrate alle spalle, non un lavoro, la difficoltà a legarsi affettivamente a qualcuno e per disperazione, si buttano nella droga, alla ricerca di un mondo tutto nuovo, alla ricerca di qualcosa che li allontani dalla loro terribile realtà.
Consapevoli di quello che fanno, certe volte si fanno del male proprio per arrivare alla fine dei loro giorni. L’ultimo buco, lo chiamano. Lo agognano. Lo desiderano. Perché non vogliono più avere niente a che far con questa terra.
Ecco, io per queste persone, soffro. E pure tanto. Proprio perché mi ritengo fortunata e non è giusto che loro non siano come me.
E poi ci sono i pischelli. I ragazzini, quelli che a 19 anni hanno la mercedes regalata da papà, che le loro massime aspirazioni sono i vestiti firmati e gli occhiali all’ultima moda, quelli che ti guardano dall’alto del loro metro e venti, ma soprattutto dalla loro boria che li fanno camminare a molto più dei famosi tre metri sopra il cielo.
Beh, loro sono alternativi e hanno il piercing e il tatuaggio alla moda, loro fanno gli originali e hanno i pantaloni a vita bassa con l’elastico dei mutandoni in bella vista con su stampato “Dolce e Gabbana”. Quelli che Manuel Agnelli definisce i “giovani d’oggi” e dove volentieri ci “scatarra su”, come dice in una delle più famose canzoni degli Afterhours.
Quelli che a 18 anni hanno tutto quello che gli altri desiderano, hanno quello che io, che mi ritengo fortunata, probabilmente non avrò mai. Avranno già la loro terza automobile nuova quando io potrò comprarmi la mia prima macchina di seconda mano. Avranno un conto in banca da favola quando io probabilmente riceverò la mia prima mensilità lavorativa.
Avranno tutto quello che noi gente comune desideriamo, eppure saranno così vuoti, saranno così brutti, saranno così vergognosamente osceni nella loro noia perenne causata dal loro invidiabile benessere. Saranno delle persone orribili, ma talmente orribili che neanche se ne accorgeranno. Avranno portafogli colmi d’oro e cuori di pietra, dove i sentimenti non hanno spazio e al posto loro si stabiliranno le lunghe serie di provini per il prossimo tronista di Uomini e Donne.
Voglio specificare che del diciannovenne milanese non so niente, quindi non è direttamente a lui che mi riferisco. Ma sabato sera ho fatto un giro nel mio microscopico paese e la situazione che mi si è presentata davanti era esattamente questa.
Io soffro quando la gente soffre. Io sono felice e forse anche un po’ invidiosa, quando vedo la gente che è felice e non deve più preoccuparsi di niente.
Io mi arrabbio quando la gente felice e che non deve più preoccuparsi di niente prende la sua vita e la butta nel cesso di spontanea volontà. Solo per noia o per divertimento.
E nel momento in cui la disgrazia succede, il mio dispiacere si rimpicciolisce mentre i nervi salgono a fior di pelle.
Avrei preferito essere meno dura
e più buona, ma non ci sono proprio riuscita.
Alla famiglia del giovane, tutto
il mio cordoglio.
Ai giovani che rappresentano la
mia descrizione, un calcio nel sedere con tutta la mia forza.
Svegliatevi, siete ancora in tempo.
Proprio ieri al telegiornale, ho sentito una notizia che riguarda il gioco
d’azzardo. Dicevano che la percentuale degli uomini italiani che giocano
d’azzardo è il 55%, le donne si fermano al 45%.
Tra questi, ci sono moltissimi minorenni. Per gioco d’azzardo non si intende quello di rinchiudersi al casinò a scialare tutti i soldi che si hanno a disposizione, ma anche giocare con le macchinette che stanno nei bar, nei locali pubblici. C’è gente che arriva a perdere decine di migliaia di euro.
Non so voi, ma io rimango basita. La notizia precedente a questa parlava dell’aumento dei prezzi, della gente che si lamenta e subito dopo mi dai questi dati agghiaccianti. Non ci capisco più niente.
Capisco che il gioco è un vizio terribile, come il bere, e cerco di prendere seriamente l’argomento. È solo che non capisco lo stesso. Non lo so, non ne capisco il senso. Sarà che nonostante quelle macchinette le veda praticamente tutti i giorni in tutti i bar non ho mai avuto la tentazione di giocare.
O sarà che fondamentalmente sono un po’ tirchia e spendere dei soldi per una motivazione simile mi sembra impensabile. Però il 55% è tanto. Più della metà degli italiani.
E la cosa che mi fa rimanere male è sentire le interviste di giocatori disperati. “Ho perso al gioco 100.000 euro”. Centomila euro??? Ma io con centomila euro compro la casa sotto casa mia, finisco la mansarda e do tutto in affitto l’estate, vedi come tento di aprirmi un giro di affari che possa permettere me e la mia famiglia di stare tranquillissimi!!!
Cioè, centomila euro sono tantissimi. Come fai a spenderli in un batter d’occhio e soprattutto in un modo simile? Senza accorgerti di quello che stai facendo? Non lo so… non capisco.
E non voglio attaccare ovviamente chi è finito in questo turbine, ho avuto modo di vedere da vicino persone che appena qualcosa non andava si buttavano nell’alcool e non riuscivano a capire che il problema principale per sé stessi e per i loro cari, era proprio quella maledetta bottiglia. Immagino che per il gioco sia lo stesso.
Non voglio trattare questo argomento seriamente. Ci sono troppe cose che non capisco e rischierei di offendere i sentimenti di quelle persone che hanno combattuto e ne sono uscite. E anche di quelli che ci sono dentro fino al collo, purtroppo.
E proprio perché non voglio essere seria, mi affido alla mia demenza.
Io però, se fossi il gestore di un bar, la soluzione ce l’avrei. Le macchinette le tengo. I premi sono consumazioni. Alla prima vincita, una lattina di the verde. Alla seconda, una bottiglia da litro. Alla terza una da un litro e mezzo e via dicendo.
Solo che la vincita deve essere consumata immediatamente. E se vuoi la chiave del bagno, il patto è che almeno per una settimana non ti avvicini alla macchinetta.
Sarebbe un beneficio per tutti!!!
E come tutti gli anni è ricominciato il grande fratello. Il programma che tutti gli anni viene dato per spacciato, puntualmente riappare e fa il pienone di ascolti. Misteri.
Come lo stesso mistero che avvolge coloro che affermano fortemente che “Io i programmi così non li guardo”, salvo poi svelarti ogni minimo particolare di tutti i concorrenti di tutte le edizioni se per caso la chiacchiera va a finire sul discorso.
Ma lo sanno non perché lo guardano, lo sanno perché una volta, mentre facevano zapping, sono finiti lì per caso e ne hanno sbirciato un minuto perché le batterie del telecomando si erano momentaneamente scaricate e non riuscivano più a usarlo.
Poi sono tornati a guardare qualche altro programma solitamente culturale, di cui sono appassionati. Solo che guarda caso, per qualche altro motivo astruso, non si ricordano una cippa di quello che dicono di aver seguito.
Ma certo, ci credo tantissimo.
Comunque non è di questo che voglio parlare. Io confesso che le prime due puntate le ho guardate e per mia volontà, le pile del mio telecomando funzionano benissimo e nessuno mi ha costretto a seguire la puntata. Pur sapendo che è trash e che è una fesseria enorme, ma consapevole anche del fatto che nessuno dice di prendere esempio da quello che passa davanti a quelle telecamere.
Anche se per me, questa volta, uno spunto da lì, dovremo prenderlo.
E mi spiego. Tra i concorrenti c’è una ragazza che si chiama Silvia. Ha 29 anni ed è di Gallarate. Normale no? La concorrente quando è nata, era un maschietto.
È dunque un transessuale? No, è una donna. È operata. È donna.
Per una volta, sono voluta andare oltre l’esplicito meccanismo televisivo che si occupa di strumentalizzare qualunque cosa, pur di fare audience. Non ci ho voluto pensare. Ho voluto guardare solo la parte più semplice di questa storia, cioè che oggi, quella ragazza, è in gara insieme a degli altri ragazzi per concorrere al premio di 500.000 euro.
Quello che non riesce a fare la società di tutti i giorni, lo fa un reality show: dare uguale spazio a tutti.
L’Italia è indietro persino ai programmi televisivi che trasmette. C’è stata bagarre per far entrare in Parlamento Vladimir Luxuria.
C’è stata bagarre per Sircana che è stato beccato mentre scambiava due parole con una prostituta transessuale, che a differenza di quello che molti pensano, è ben diverso dal concetto reale di transessuale. Esistono avvocati transessuali, esistono ingegneri transessuali, e ne esistono anche prostitute. Normale no? Certo. Perché non sono niente di diverso da quello che siamo noi che ci consideriamo normali.
Da ragazzina ero molto più prevenuta. Non accettavo l’idea che ci potessero essere delle persone diverse da quelle sempre viste nella normalità. Solo dopo ho capito che non potevo e non dovevo essere io a decidere cosa era la normalità e che potevo avere tutte le idee di questo mondo che non sarebbero mai state abbastanza per precludere la felicità di altre persone che in ciò che consideravo strano, hanno trovato la loro dimensione.
Adesso quella ragazza è lì a rappresentare tante altre ragazze che vivono la sua stessa situazione, o tanti altri ragazzi che vorrebbero diventare come lei ma hanno troppa paura, perché la società bacchettona in cui viviamo non tarderà a puntargli contro il dito, a identificarlo nei peggiori modi possibili e immaginabili e a schernirlo con battute di pessimo gusto.
E Dio solo sa quanto soffrano o hanno sofferto queste persone.
Ci sono donne che alle soglie dei 70 anni si rinchiudono nelle cliniche di bellezza a sottoporsi a ogni forma di chirurgia estetica. Si rifanno labbra, zigomi, contorno occhi, fanno la liposuzione, pur di sembrare ventenni. Poi escono che sono completamente mummificate e come si fa a considerare donna una maschera di plastica?
E come si fa allora a non considerare donna un ex transessuale?
Prima che il programma cominciasse, la storia di Silvia veniva quasi documentata come uno scandalo.
Poi abbiamo visto che belle scene ci sono state in Parlamento, dove onorevoli e senatori che vorrebbero comandarci si portano appresso le bottiglie di spumante come si fa nelle osterie, e si mettono a mangiare la mortadella per festeggiare o è pronto a grida “Pezzo di merda”, se qualcuno osa accennare a una riflessione contraria.
Non so voi, ma tra le due vicende, quella che mi fa rabbrividire dalla vergogna, è proprio la seconda.
Adesso qualcuno me lo deve spiegare. Si, io voglio che adesso qualcuno venga qui e mi spieghi quale sia l’attinenza tra una persona come Giuliano Ferrara e un argomento come l’aborto.
Torniamo indietro. L’Italia ha proposto una moratoria
contro la pena di morte. Benissimo. Io sono sempre stata contraria alla pena
capitale e mi sembra una cosa giusta. Dopo pochissimo tempo, ecco che ne salta
fuori un’altra. Il giornalista Giuliano Ferrara propone la moratoria contro
l’aborto.
Prima domanda che mi viene in mente: Che cosaaaa????
Seconda domanda che mi viene in mente: ma cosa cavolo gliene frega dell’aborto a
Giuliano Ferrara?
Ora uno qualunque si alza e propone una moratoria. Peccato che se si trattasse
davvero di uno qualunque nessuno lo calcolerebbe. Invece si tratta di un volto
noto. E giù a commentare. Persino la Chiesa che per la pena di morte non ha
espresso parola adesso è tutta felice e contenta.
Non so a voi, ma a me saltano i nervi.
A parte il fatto che se bisogna fare
qualche proposta che riguarda l’aborto, io pretendo che a farla sia una donna.
Cosa può capirne l’uomo dell’aborto? Per quanto possa essere genitore e il padre
migliore del mondo, non vivrà mai le stesse sensazioni che vive la donna in
tutta la sua gravidanza.
Io continuo a stupirmi. Una donna non solo vive in una società che è già
abbastanza maschilista di suo, adesso non può più neanche decidere se
interrompere o no una gravidanza. Persino questa scelta deve essere lasciata in
mano a un manipolo di uomini che decidono cosa sia meglio per lei. Che rabbia.
Ma quello che più mi fa imbestialire è il modo in cui viene trattato
l’argomento. L’aborto è visto quasi come se fosse un hobby. Non lo capiscono
mica che è una decisione sofferta e dolorosa. Non lo capiscono mica che è
l’unico modo che per quanto drastico possa evitare il peggio.
Non lo capiscono mica che l’aborto si deve effettuare quando non c’è altra
soluzione.
No, ne parlano come se fosse naturale, come se un giorno la donna si sveglia e
decide di andare ad abortire.
Perché non si mettono nei panni di chi questa decisione deve prenderla, voglio
vederli poi a trattare l’argomento con leggerezza.
Io mi metto nei panni di una donna incinta. A un certo punto, purtroppo, scopre
che qualcosa non va. Il feto non è sano. Il bambino può nascere, ma cieco, muto
e sordo. E questa scoperta è già un grande dolore. Qual è l’atto di coraggio?
Far nascere un bambino che avrà una vita orribile o interrompere la gravidanza e
risparmiare una vita di sofferenza a una persona che ancora non c’è?
Altro esempio che mi viene in mente. E non è fantascienza, i telegiornali li
vediamo tutti i giorni. Quante donne ci sono che subiscono violenze sessuali?
Ecco, siccome sappiamo bene come funzionano le cose, sappiamo anche quali
potrebbero essere le conseguenze di una violenza, oltre a un trauma
incancellabile.
Una gravidanza indesiderata. Come può, una donna, amare un figlio che ha la
stessa faccia di chi le ha rovinato per sempre la vita?
Concludo così. Io rispetto tutte le opinioni. All’aborto si può essere
favorevoli o contrari. Ma non dimentichiamo mai che non è obbligatorio per
nessuno.
Una gravidanza fa parte della vita della donna. Lasciamo che sia la donna a decidere sulla sua vita.
Abbiamo deciso di pubblicare il materiale raccolto da Sara, il decalogo e la farneticante lettera from Ana, chiaramente e ancora una volta, col solo intento di informare e far riflettere su questo problema troppo spesso sottovalutato o preso in considerazione solo quando muore qualche ragazza.
E' da molto tempo una nostra piccola grande battaglia, che cerchiamo di portare avanti con la speranza che ....
maialino.it
Di anoressia se n’è parlato all’infinito. Ho sempre letto tutto quello che
trovavo scritto a riguardo. Trattasi di curiosità, di voglia di capire.
Però non ho mai parlato di questo argomento. Forse perché è da sempre che se ne sente parlare e anche se i media fanno le crociate per combattere l’anoressia, le modelle scheletriche sono sempre lì, sulle passerelle a indossare abiti lussuriosi e passare per persone glamour.
Eleganti. Con la loro figura filiforme. Ma lo sapevamo, no? Qualche stilista decide di non prenderle troppo magre (anche se io non ne ho ancora viste…) ma tanti altri continuano a pensare a una moda fatta solo per ragazze alte e non al di sopra di una taglia 38.
La voglia di affrontare l’argomento mi è arrivata pochi giorni fa. Mentre giravo per vari siti internet ne trovo uno di una diciottenne. L’aveva appena aperto e nel suo primo post appariva scritto “questo è un blog dichiaratamente pro-Ana”
Così mi sono chiesta cosa diavolo significhi quel pro-Ana… e ho cercato su internet. Ana non è una persona. Ana è il nome con cui viene chiamata l’anoressia, ma attenzione. Ana non è una malattia. Ana è uno stile di vita.
Eh si, perché chi entra a far parte di questa mentalità è già abbastanza fuori di testa da capire che l’anoressia sia qualcosa di cui andare fieri, qualcosa di cui vantarsi, qualcosa di bello da mostrare.
Ana viene vista contemporaneamente come un’amica e come la peggior nemica che possa capitare a una persona.
Diversamente da quanto si possa pensare, Ana non è sola. E ha una valorosa compagna. Si chiama Mia. E se il nome intero di Ana è anoressia, il nome intero di Mia qual è? Bulimia. Perché anche la Bulimia può essere considerato uno stile di vita. Anche se certe volte Ana non sopporta Mia. Perché l’abbuffata per lei è impensabile.
Semplicemente spaventoso.
Capito? Non è una malattia. Una scelta. È una realtà raccapricciante, basta andare su google e digitare “pro Ana”, salteranno fuori centinaia di blog, con fotografie di modelle scheletriche e in alcuni casi, delle stesse titolari del blog. Foto dei loro corpi magrissimi e accanto la tabella di ciò che (non) hanno mangiato il giorno. In alcuni ci sono anche gli obbiettivi del tipo “restare digiuna per almeno 24 ore”.
E girando per bene, sono anche finita nel decalogo delle sostenitrici di Ana e nella lettera, che Ana manda a tutte le sue adepte, dove fa capire loro che non possono più stare senza di lei, che hanno bisogno di non mangiare per essere più felici e più amate dai loro cari.
È agghiacciante. Le seguaci di Ana, spesso si rifanno persino sulla musica, ma alcune di loro non l’hanno ben capita. Prendono come inno una bellissima canzone dei Silverchair che si intitola “Ana’s song”. Il cantante dei Silverchair ha sofferto per anni di anoressia e ha scritto questa canzone con la frase iniziale “Please, die Ana” ovvero “Ti prego, muori Ana”
Io non voglio lasciare giudizi su queste ragazze. Su chi ha inventato questa filosofia e su chi la segue. Sta di fatto che quando mi sono ritrovata davanti quelle parole, quei terribili obiettivi e la gioia di una ragazza alta 1.70 di arrivare a toccare i 38 chili, mi sono sentita inutile davanti a un problema dilagante.
A un problema che non ho mai conosciuto da vicino e che mi fa soffrire lo stesso, come se ad esserne colpita fosse una delle persone a me più care.
Non bastano più quei messaggi televisivi, non sono mai bastati. Non è bastata neanche Isabelle Caro, la modella-scheletro dello spot di Oliviero Toscani. Non basta Miss Italia coi suoi messaggi antimagrezza, in tutto il suo metro e ottanta e i suoi cinquanta chili di peso. Non basta più niente.
Ana vige su tutte. Ana le vuole tutte come dice lei. Ana dice che magro è bello. E Ana vuole che le sue adepte siano belle.
Vuole che siano belle. Che siano
belle. Da morire.
Sara
| Decalogo pro-Ana
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Lettera From Ana
Permettimi di presentarmi.
Il mio nome, o quello datomi dai cosiddetti "medici", è Anoressia. "Anoressia Nervosa" è il mio nome per esteso, ma tu puoi chiamarmi Ana.
Possiamo diventare auspicabilmente grandi socie. Nei prossimi tempi, investirò molto tempo con te, e mi aspetto lo stesso da parte tua. In passato avrai appreso che tutti i tuoi insegnanti e i tuoi genitori hanno parlato di te come " così matura ", " intelligente ", con "così tanto potenziale".
Domanda: questo ti basta? Assolutamente no! Non sei perfetta, non fai abbastanza fatica, più avanti non potrai più perdere il tuo tempo a pensare, a parlare con gli amici e a disegnare! Tali atti di indulgenza non saranno permessi in futuro. I tuoi amici non ti capiscono.
Non sono imparziali. In passato, quando l'insicurezza ha rosicchiato tranquillamente la tua mente, e tu hai chiesto loro: " Ti sembro ... grassa?", ti hanno risposto " Oh no, certo che no! " e sapevi benissimo ti stavano mentendo! Solo io dico la verità.
I tuoi genitori figuriamoci! Sai che ti vogliono bene e che a loro importi, ma questo è il loro ruolo, e sono obbligati a svolgerlo.
Ora ti rivelerò un segreto: nel loro io più profondo, sono delusi da te. La loro figlia, quella con tante potenzialità, si è trasformata in una ragazza grassa, pigra e immeritevole. Ma sono qui per cambiare tutto questo. Mi occuperò di far diminuire il tuo apporto calorico e farti aumentare l'esercizio fisico.
Ti spronerò al limite.
Dovrai accettarlo, perchè non puoi sfidarmi! Sto iniziando a introdurmi dentro di te. Ben presto sarò sempre con te. Sono con te quando ti svegli al mattino e quando corri su per le scale. Le persone a dieta diventano sia amiche che nemiche e nei tuoi pensieri frenetici pregherai di essere calata rispetto a ieri, alla scorsa notte, ecc.
Guardati con sgomento nello specchio. Sollecita e scaccia il grasso che è là e sorridi quando sporgeranno le ossa. Sono con te quando formuli il tuo plan quotidiano: 400 calorie, 2 ore di esercizio fisico. Sono io che faccio questo, perché da ora i miei pensieri e i tuoi sono fusi insieme come fossero uno.
Ti seguo durante il giorno.
A scuola, quando la tua mente vaga, ti dò qualcosa a cui pensare. Riconta le
calorie della giornata. Sono troppe. Riempio la tua mente con pensieri sul cibo,
sul peso, sulle calorie e cose che a pensarle danno sicurezza. Perché ora, sono
già dentro di te. Sono nella tua testa, nel tuo cuore e nella tua anima. La fame
dà dolore, e tu fingi di ritenere che io non sia dentro di te.
Ben presto ti dirò che cosa fare non solo col cibo, ma che cosa fare TUTTO il
tempo. Sorridi e annuisci. Presentati in buono stato. Risucchia quel grasso che
hai nello stomaco, maledizione!
Dio, sei una tale vacca grassa!!!
Ti dico cosa fare quando arrivano le ore dei pasti. Faccio sembrare un piatto di lattuga come una festa andata bene ad un re. Rifiuta il cibo. Fai credere di aver mangiato qualcosa. Nessun pezzo di qualsiasi cosa ......se mangi, tutto il controllo verrà spezzato...E' questo che DESIDERI?? Ritornare di nuovo ad essere la VACCA GRASSA che eri una volta??
Io ti costringo a fissarti sulle modelle delle riviste. Quella magrezza perfetta, i denti bianchissimi, quell'oggetto di perfezione che ti fissa da quelle pagine lucide. Ti faccio rendere conto che non potresti mai essere una di loro. Sarai sempre grassa e non sarai mai bella come loro. Quando guarderai nello specchio, distorcerò l'immagine del tuo riflesso. Ti mostrerò obesa e ripugnante. Ti mostrerò un lottatore di sumo dove in realtà c'è un bambino affamato.
Ma tu non lo devi sapere, perché se venissi a sapere la verità, potresti ricominciare a mangiare e il nostro rapporto finirebbe per schiantarsi.
Talvolta ti ribellerai.
Si spera comunque non spesso. Riconoscerai la piccola fibra ribelle lasciata nel tuo corpo e ti avventurerai fino alla cucina oscura. La porta di credenza si aprirà lentamente, cigolando dolcemente. I tuoi occhi si sposteranno sopra il cibo che ho tenuto a una distanza sicura da te Ritroverai le tue mani ad allungarsi, letargicamente, come un incubo, attraverso l'oscurità verso il pacco dei crackers. Li butterai giù, meccanicamente, in realtà non per gustarli, ma semplicemente per godere del fatto che ti opponi a me. Raggiungi un'altra scatola,poi un'altra, e un'altra ancora...
Il tuo stomaco diventerà gonfio e grottesco, ma ancora non ti fermerai. Tutto il tempo ti grido di fermarti, tu vacca grassa, tu realmente non hai nessun controllo di te stessa, tu ingrasserai.
Quando ti sarà addosso ti riaggrapperai a me, mi chiederai consiglio perché in realtà non vuoi ingrassare. Hai infranto una regola cardinale e hai mangiato, e ora mi vuoi. Ti trascinerò in bagno, sulle tue ginocchia, a fissare nel vuoto della tazza del cesso. Le tue dita ti si cacceranno in gola e, non senza un bel po' di sofferenza, la tua festa di cibo risalirà. Questo deve essere ripetuto, fino a quando non sputerai sangue e acqua e ti renderai conto che è tutto andato.
Quando ti rialzerai, avrai una sensazione di vertigine. Non svenire. Alzati immediatamente. Tu vacca grassa questo dolore lo meriti! Forse la scelta di sbarazzarsi della colpa è diversa. Forse ho scelto di farti prendere lassativi, dove ti siedi sul cesso fino alle prime ore del mattino, sentendo le tue viscere rimpicciolirsi. O forse ti faccio fare solo del male da te.
Tirare testate contro il muro fino a quando non ti prendi un'emicrania palpitante. Anche tagliarsi è efficace. Voglio che vedi il tuo sangue, che lo vedi colare giù lungo il tuo braccio e in quell'attimo ti renderai conto di meritare qualunque dolore io ti infligga. Sei depressa, ossessionata, dolorante, ferita, ti protendi, ma qualcuno ascolterà? Chi se ne frega ? !?
Sei meritevole; hai portato questo su te stessa. Oh, tutto ciò è rigido? Non vuoi che questo ti succeda? Sono ingiusta? Io faccio cose che ti aiuteranno. Lo rendo possibile perché tu la smetta di pensare ad emozioni che ti causano tensione. I pensieri di rabbia, di tristezza, di disperazione e di solitudine possono cessare perché li porto via e riempio la tua testa col metodo di contare le calorie.
Porto via la tua lotta da adattarti con chi prende in giro la tua età, la lotta del tentativo soddisfa chiunque. Perché ora, sono la tua unica amica e sono l'unica di cui hai bisogno per piacere. Ho un punto debole. Ma non dobbiamo informarne nessuno. Se decidi di contrastarmi, tenderti verso qualcuno e dirgli come vi rendo vivi, tutto l'inferno si libererà.
Nessuno deve scoprire, che nessuno può rompere questo rivestimento con cui ti ho
coperta. Io ho creato te, questa sottile, perfetta, bambina di successo.
Sei mia e mia e sola. Senza di me, non sei nulla.
Quindi non combattermi così. Quando gli altri commentano, ignorali. Passaci sopra, dimenticati di loro, dimenticati di chiunque provi a portarmi via. Sono il tuo bene più grande e intendo mantenere questa cosa.
Sinceramente, Ana
Finalmente è cominciato lo
zecchino d’oro. Evviva!! L’unico brandello pulito di televisione!! E io sono
felice!!! È un evento che attendo tanto.
Per una settimana sembra che vada tutto ben e che tutti i bambini siano felici. Poi lo so che non è così, ma consentitemi di tenere le fette di prosciutto sugli occhi in modo, una volta tanto, da farmi almeno provare la sensazione. Ed è una bellissima sensazione.
Praticamente accendo la tv e sono in festa. Bambini felici da tutte le parti. Mago Zurlì sempre più in forma. Avrà 80 anni eppure è sempre uguale. Ma senza calzamaglia azzurra, grazie al cielo. Quest’anno manca Topo Gigio. Non è andato perché ha avuto problemi di contratto. Praticamente ha circa 7 groupies che lo seguono e la somma proposta non andava bene per coprire le spese di viaggio.
Me lo immagino mentre alla lettura del contratto esclama “Ma cosa mi dici mai” e se ne va stizzito mollando tutti.
No dai, in realtà tengo ben stretta l’innocenza della bambina che continuo a essere, così penso che Topo Gigio non è potuto andare perché ha fatto indigestione di formaggio e non si può muovere da casa per alcuni giorni. Si, deve essere andata così. Però ieri c’era Scooby Doo e tutti i suoi amici. Che meraviglia.
Lo zecchino d’oro dev’essere l’unico programma al mondo che seguo da 23 anni. Me lo facevano vedere da bambina perché è adatto e piacevole, poi non l’ho più lasciato. Tutti i Natale mi regalavano la cassetta delle canzoni dei bambini. Poi hanno smesso perché insomma, pare che a una certa età certi regali non siano più adatti. Io mi sa che quest’anno li frego tutti e una musicassetta di qualche zecchino me la compro da me.
Da piccola non solo lo guardavo ma volevo proprio andare a cantare. Ho implorato di mandare uno straccio di iscrizione ma in casa mia sono tutti poco avvezzi allo spettacolo. Volevo fare il salto di qualità. Invece niente da fare. Mi è rimasta la punta di esibizionismo che potrebbe persino permettermi di vestirmi da fata turchina e andare a condurre lo zecchino. Senza che nessuno mi chiamo ovviamente. In modo autonomo. Poi se mi rinchiudono in un manicomio bolognese pazienza. Deciderò cosa fare.
Intanto continuo a guardarmelo e non me ne perdo una puntata. Appena imparo una canzone a memoria me la ficco in testa e non me la levo più fino a Natale. Povero chi mi passa accanto. Sono disposta persino ad imparare l’egiziano pur di riuscire nel mio intento.
Ma a parte gli scherzi, lo zecchino d’oro è un vero paradiso per i bambini e quando lo guardiamo dovremo sentirci delle merde solo a pensare a tutti i bambini che soffrono per colpa dei soliti adulti senza scrupoli. Il solo appartenere alla categoria dovrebbe terrificarci.
Ora però non voglio pensarci a fondo. Del mondo che va male posso pensarci domani, come tra una settimana. Come tra un mese. Come sempre.
Invece dei bambini felici ne approfitto, proprio in concomitanza con lo zecchino d’oro, perché con lo zecchino ci sono cresciuta e continuo a guardarlo ancora oggi.
È sempre un piacere intonare l’inizio del valzer del moscerino e tutti intorno cominciano felici a farti “Uh la la la uh la la la uh la la la”… ci vuole così poco per sentirsi bene.
Calcio violento. Ne parliamo un
po’? Di nuovo? Si, ne ho voglia. Solo che stavolta, la prima parola, quella che
racchiude lo sport, non c’entra. O io ho una mentalità ottusa, oppure non mi
hanno detto che in realtà in un autogrill non è successo niente, ma il fatto è
avvenuto in un campo di calcio, durante una partita.
O forse è più bello dire quelle due parole, il nome dello sport associato al peggiore degli aggettivi perché tanto oramai è inutile negarlo, sembra un fatto caratteristico dell’Italia. Eppure a mio parere, quel termine “calcio” risulta molto, molto inappropriato. Che succede in breve? Arezzo. Piccola rissa tra alcuni tifosi della Lazio e della Juventus. Interviene la polizia a sedare la rissa. Solo che anziché sedarla, un agente impugna la sua pistola e spara ad altezza d’uomo. E ne elimina uno. E Gabriele non c’è più. È volato via col la sciarpa della sua Lazio e con le sue cuffie da dj. Le sue passioni. E parte la lotta.
Roma. Preso d’assalto un commissariato di polizia, parte la guerriglia, agenti feriti da parte di beduini in cerca di giustizia. Milano, stessa storia. Bergamo, stessa storia. Guerriglia anche a Sassari contro un commissariato. Domanda doverosa: cosa cavolo c’entrano i commissariati delle città italiane? Queste storie mi danno ai nervi.
Non basta il dolore per un giovane che adesso non c’è più? No, è meglio riparare a quella violenza con un’altra violenza!! E la cosa peggiore è che i guerriglieri da strapazzo, sono i primi a inneggiare alla pace, ma solo dopo aver distrutto con una bomba a mano ogni forma di commissariato o caserma. Ma per favore. Il male parte dal basso stavolta. Ostilità represse tra individui e forze dell’ordine. Individui che si definiscono come anarchici, sovversivi, ribelli… insomma, le trovano tutte pur di non accettare di definirsi per quello che sono: delinquenti.
Lo so. Passo per quella che difende sempre le forze dell’ordine. Ma cosa c’entra tutto questo con Gabriele? Perché la sua morte passa in secondo piano per lasciare il posto ad altra violenza?
Principalmente si tratta di un uomo che ha ucciso un altro uomo. Ed è giusto che paghi. Al di là del fatto che uno sia un agente di polizia e l’altro no. Concordo con i provvedimenti che sono stati presi, col fatto che sia indagato per omicidio colposo. È giusto. Se vai a sedare una rissa principalmente non ci vai impugnando una pistola e in secondo luogo, se proprio non puoi farne a meno, spari in aria. Eviti di puntarla ad altezza d’uomo.
Su questo siamo tutti d’accordo, mi sbaglio?
Tanto non cambierà niente nemmeno stavolta, anziché fare chiarezza si prendono altri provvedimenti senza senso, tipo fermare i campionati di serie B e C, ma non quello di serie A. E certo, troppi interessi. Si parla di evitare le trasferte organizzate… peccato che sembrava già cosa fatta quando è morto Filippo Raciti. Invece niente, una giornata di stop e poi tutto uguale.
Ma questo già si sapeva.
Quello che mi fa più male è che a nessuno importerà niente di rispettare Gabriele. Useranno il suo nome per inneggiare all’ennesima lotta contro la polizia. Lo citeranno quando non sarà il caso di farlo, anziché lasciarlo in pace, almeno adesso.
Per concludere lascio un mio pensiero personale al Gabbo, come veniva chiamato. Credo che lassù certe sere ci si annoia, adesso però ci sei tu e la tua consolle a ravvivare tutto. Magari aiuterai a rilassare l’ambiente, si sa che quando si è rilassati si lavora meglio.
Pink cantava che Dio è un d.j. ma forse in questo deve ancora imparare, mica si può far bene tutto. Così ha chiamato te.
Anche se noi qui ci struggiamo, anche se per noi è impensabile tutto quello che è successo. Credo che quello che si decida da sopra per noi sia incomprensibile eppure sa comunque di ingiustizia.
Mi piace pensarti felice adesso. Niente potrà più farti del male, adesso ci sei davvero solo tu, la tua musica e la tua Lazio.
Un pensiero speciale per la famiglia che soffre
E mentre facevamo colazione con latte e biscotti, la
notizia è arrivata. Quasi a sorpresa, visti i miglioramenti degli ultimi giorni.
Ed Enzo Biagi se n’è andato. Non ho voluto scrivere niente appena sentita la
notizia. Non per commentare la sua scomparsa, ma per commentare tutti i commenti
rilasciati davanti alle telecamere da parte di politici, altri giornalisti,
conduttori.
Tutti d’accordo, tutti unanimi. Se n’è andato un grande uomo e un grande giornalista.
Non so voi, ma io sono d’accordo. Solo che tutto questo buonismo, queste lodi, questo surplus di belle parole, ecco, mi sembrano un po’ fuori luogo. Adesso. A mio avviso non c’è niente di sbagliato nella frase che tutti dicono e diranno, in questi giorni.
Ma perché nessuno l’ ha detto in quei famosi cinque anni di esilio forzato? Perché tutte queste belle parole sono rimaste ben nascoste? So bene che lui comunque ha continuato a lavorare, che i suoi colleghi e i suoi veri amici hanno sempre pensato bene, ma io voglio riferirmi a tutti quelli che oggi vogliono approfittarsene un po’, perché è molto facile dire che se n’è andata una grande persona dopo che nessuno ha fatto niente per ridargli il suo posto televisivo.
È stato più facile imbavagliarlo e lì nessuno ha detto che un grande giornalista non aveva più diritto di parola e insieme a lui tutti gli umili che sempre metteva in primo piano.
Nessuno ha detto che si trattava di una brava persona, di un grande professionista, nessuno ha detto niente di niente. Era un argomento tabù, non era il caso parlarne. Perché rischiare il posto per un briciolo di verità?
Il mondo del giornalismo mi ha sempre affascinato e allo stesso tempo mi intimorisce. Non poco. Penso che fare il giornalista, di qualunque tipo, sia uno dei lavori più belli del mondo. È un modo meraviglioso per rendere partecipi il popolo di quello che succede. Questa è la parte affascinante e se il mondo andasse per il verso giusto, dovrebbe essere l’unica peculiarità di questo mestiere. E il mondo ci va per il verso giusto? No, manco a dirlo. E di caratteristica sembra affacciarsene un’altra. Che non è visibile a un primo impatto. Che sembra lì, seminascosta e intimidita per poi rivelarsi forse la più importante.
Osserva tutto quello che ti sta attorno, ma scegli bene quello da scrivere. Perché forse è meglio che la gente non sappia proprio tutto. E mi vengono in mente due esempi. Uno russo. E uno italiano.
O meglio. Una russa. E una italiana. Anna Politoskaia e Ilaria Alpi.
Loro due volevano farlo per davvero il loro mestiere. Due casi su cui bisogna fare chiarezza. Anzi no. Le cose sono già chiare, bisognerebbe avere qualcuno che trovi il coraggio di dirle apertamente.
Chissà cos’ ha scoperto Ilaria Alpi. Chissà chi c’è coinvolto in quel traffico d’armi tra l’Italia e la Somalia.
E la Politoskaia ? Stessa cosa. L’ hanno fatta fuori e adesso chi c’è che dice che se i Ceceni decidono di colpire la Russia e il suo Putin è perché hanno ragione?
Ho citato loro, ma non sono le uniche, sia chiaro. Ce ne sono tanti altri e chissà quanti. Chissà quanti di cui non sapremo mai niente.
Ecco che cosa mi intimorisce. Il prezzo da pagare. Che pare essere molto alto.
Enzo Biagi se n’è andato e secondo me qualcuno è pure contento. Una minaccia in meno.
E noi spettatori perdiamo un’altra occasione per sapere quel briciolo di verità che nessuno vuole dirci. Un’altra occasione, ma non l’unica. Qualcuno c’è che vuole ancora renderci partecipi. Basta trovare i canali giusti, nei momenti giusti. Togli le fiction della domenica e ci trovi un Report da brivido. Togli le gare dei cantanti non professionisti e ci trovi Santoro, un altro ex imbavagliato.
Per fortuna c’è ancora qualcuno che resiste.
Se dai piani alti cominciassero ad ascoltarli, le cose potrebbero andare meglio.
Ecco fatto. È successo ancora. Chi di voi guarda
“Distretto di polizia” potrà capirmi. Non so voi, ma io coi telefilm ho dei
problemi. Ho un rapporto molto articolato. Li amo. Ma quando qualcosa non va
come vorrei, ci soffro. Il fine di un telefilm, qual è? Intrattenere.
Eventualmente far pensare, se il telefilm è fatto bene.
E Distretto è fatto bene e guai a chi dice di no. O almeno, guai a chi lo dice a me. Non posso stare tranquilla. Premesso che non mi sono ancora ripresa dal finale shock di Ugly Betty e per questo in fatto di serial sono molto sensibile. Ho impiegato anni, prima di rassegnarmi alla fine di Friends e Ally Mc Beal.
Ho ricominciato a seguire telefilm proprio con Ugly Betty e naturalmente mi sono appassionata, come avrete capito. Infatti ne approfitto per fare un appello aperto alla sua produttrice, che è Salma Hayek, per dirle di sbrigarsi a lanciare la seconda serie. Di mettere la neonata a tacere e di non farci aspettare.
Voi non lo sapete ma Salma Hayek legge abitualmente il maialino. È anche molto amica di chi ci lavora. Ma non mia, tutte le volte che è venuta non mi sono fatta trovare perché non volevo dirle che non ho potuto regalarle il fiocco rosa da appendere alla porta per la nascita della sua bambina.
Ma basta cianciare. Torniamo a noi.
Parlavo di Distretto di Polizia. Nell’ultima puntata andata in onda, inizialmente tutti eravamo in pensiero per Nina, la ragazza che interpreta una collaboratrice di giustizia. Figlia di un mafioso, decide di aiutare la polizia, perciò costretta a vivere blindata e sotto scorta. I seguaci della serie erano in pensiero perché nella penultima puntata, Nina è caduta dal balcone del suo appartamento. Suicidio? Si certo, ma inscenato.
Cosa succede in breve? Nina resta in casa assieme a un magistrato. Tutto tranquillo. Fino a quando non si capisce che il magistrato altro non è che un uomo corrotto, appartenente anch’egli al mondo della mafia. E profumatamente pagato dal padre di Nina per farla fuori. E lui fa questo. Esegue, nient’altro. La minaccia con una pistola, poi la porta in balcone e la butta di sotto. Arrivano i poliziotti del distretto, la soccorrono e la portano in ospedale, per fortuna sembra essere ancora viva. In condizioni disperate, ma viva. E mentre piano piano le speranze sembrano riaffiorare, nascono delle complicazioni e Nina non ce la fa più. A vent’anni, uccisa da suo padre.
Mi chiedo se sia il caso di chiamare tutto ciò semplicemente “Fiction”. Magari. Significherebbe che è tutto frutto di una fantasia molto ingegnosa. E invece basta aprire un quotidiano, per sentire di queste storie. Non ci sono bravi attori, non registi talentuosi, non produttori dall’occhio attento. Niente di tutto questo.
La mafia. Siamo famosi nel mondo, per la mafia. L’unica organizzazione il cui giro d’affari va sempre bene. E perché proprio lei va bene? Perché per tante persone buone, che si impegnano per cercare di estinguerla, ne basta una che sta al posto giusto per rendere vano ogni tentativo. La gente scende in piazza, ha coraggio, grida, vuole giustizia.
E il magistrato corrotto chiude la porta e le finestre del suo lussuoso ufficio, si tappa le orecchie per non sentire e gli occhi per non vedere e poi ritorna ai suoi loschi affari. Quante sono le persone che la mafia la vogliono? Tante. Molto più di quello che immaginiamo.
E dove sono queste persone? Nelle strade, ma non solo. Vicino alle istituzioni. Ai piedi delle istituzioni. Dentro le istituzioni. La mattina la combattono e finito il turno di lavoro si fanno una bella risata, se ne vanno a casa, si guardano allo specchio e si tolgono la maschera da brava persona che si sforzano di usare.
Magistrati, ma non solo. Persone per bene. Politici. Ma non si può parlare. Uno scrittore ha cercato di fare chiarezza e ora vive sotto scorta. Tanti sanno e nessuno parla. Quando la paura supera il senso dovere.
Quando ti guardano dalle telecamere e ti dicono che la mafia va combattuta e poi non cambia niente.
Faremo l’abitudine anche a questo. Basta fingere di essere ancora dentro all’ennesimo telefilm.
Meno cinque… quattro…tre
…due…uno!!!!
Trattasi di conto alla rovescia. Countdown, se vogliamo sentirci internazionali e diciamolo, un po’ fighi. Quando è utile e piacevole fare un conto alla rovescia? In primis, per capodanno. Dieci secondi, auguri auguri, stappiamo lo spumante e ubriachiamoci, dimentichiamo l’anno passato se non è stato bello come speravamo, o se ci è piaciuto auguriamoci che il prossimo vada, se non meglio, allo stesso modo. In questo caso, il conto alla rovescia è ammesso.
E le altre occasioni? Beh, magari per un evento importante. Una gara di formula uno, per esempio. O una qualunque competizione sportiva. Anche qui è concesso.
E poi? Natale?? No, non ha senso, ci pensa il campanaro a contare la mezzanotte e a suonare le campane a festa. Pasqua? Ma quale conto alla rovescia, figuriamoci.
Elezioni? Beh si. Se ci troviamo nello studio di Porta a Porta e con la compagnia di Bruno Vespa. Ma anche in questo contesto, sembra una motivazione alquanto stupida!!
Quindi?
Niente da fare. Sport e Capodanno. Ragionevolmente, qui possiamo fare il conto alla rovescia.
Tutti d’accordo? Bene. E allora perché in questi giorni Rai e Mediaset si sono sbizzarriti in uno spietato countdown fino all’inizio delle fiction “Guerra e pace” e “Il capo dei capi”???
È utile? Certo, a far venire i nervi agli spettatori.
È conveniente? Ma forse no, visto che lo spettatore tartassato a un certo punto preferirebbe spararsi in vena una puntata di Chi l’ ha visto? piuttosto che avere qualcosa a che fare con le suddette fiction!!!
Ma cosa vi è venuto in mente?? Non è mica capodanno questo!!! Non siamo neanche a novembre, cosa vuoi contare?? Ma perché devi stracciarci l’anima con un conteggio assurdo?? Limitatevi alla pubblicità, diteci data e orario ma non piazzateci, ogni due minuti, la foto di un attore del film con lo sguardo di chi ha alle spalle il fantasma della trisavola di sua bisnonna, con scritto “Meno sette”!!! Non ce ne frega niente!!! Tanto non c’è cristiano al mondo che decida cosa guardare in tv da una settimana prima!!! Lo decide alle 9 di sera, quando sono finiti Striscia la notizia e Affari tuoi. Prende il telecomando e gira tra i canali!!
Se proprio volete contare abbiate pazienza. Dopotutto due mesi non sono tanti, al 31 dicembre potete fare tutti i conteggi che volete. E di buoni propositi per il 2008, rinunciate a queste baggianate che secondo voi crea suspence e invece straccia i maroni.
Dopotutto è sempre e solo di una fiction, che stiamo parlando.
L’argomento di cui si parla tanto in questi giorni sono gli esami di
riparazione. Ieri era certo il loro ritorno, oggi vengono allontanati
nuovamente. Il ministro, a seguito delle proteste degli alunni, ha cambiato
idea.
Quando io ho fatto le superiori gli esami di riparazione sono stati annullati per fare spazio ai debiti e ai crediti. Una mia professoressa, una delle poche che insieme a italiano e storia riusciva a dare delle lezioni di vita non indifferenti, ci aveva esposto le sue perplessità.
Che effettivamente condividevo e di lì a breve mi sarei resa conto che aveva proprio ragione.
“Vogliono trasformare la scuola in un mercato e vogliono trasformare voi in mercenari. Non si parlerà più di meriti, non di materie, non di argomenti, ma solo di debiti e crediti.”
Ci diceva sempre così. E aveva ragione. Lei è una di quelle persone che non aveva problemi a dire quello che pensava, non aveva problemi a dire a qualcuno di stare bene attento a sparare giudizi sempre e comunque, perché era il primo passo verso l’intolleranza.
Ma lo faceva sempre gentilmente.
Comunque. Esami di riparazione.
In quarta superiore io mi sono ritrovata un meraviglioso “debito formativo” in
economia aziendale. Già il nome mette paura. Debito? Formativo? E che cosa mi
deve formare? Mah. Comunque. Come procede la situazione? Durante la quinta
superiore dovevo al pomeriggio tornare a scuola a seguire i corsi di recupero. E
la mattina? Beh, la mattina andavo a scuola regolarmente dove la professoressa
di economia aziendale andava avanti col programma.
Quesito esistenziale: ma se io non ho capito un accidenti del programma di quarta superiore e vado ai corsi di recupero, cosa diamine potrò mai capirci se contemporaneamente devo anche seguire il programma di quinta?
Risposta personale: debiti e crediti formativi sono forse la stronzata più grande, inutile e dannosa che sia mai stata immessa tra le riforme scolastiche. E dire che è ancora lì. E dire che gli studenti la richiedono e lottano perché tutto rimanga così.
Com’è andata poi la mia vicenda? Il debito l’ ho recuperato. Un po’ a culo, come dire. La domanda giusta al momento giusto. Ma tutt’ora non capisco niente di economia aziendale. Niente. Non chiedetemi neanche il titolo del programma che ho fatto in quinta superiore perché non ne ho la più pallida idea. Non so il nome, non so di cosa parla. Niente.
Credo che se ci fossero stati gli esami di riparazione sarei molto più ferrata, molto più preparata e ricorderei meglio anche il programma fatto durante gli anni. Ho avuto una di quelle insegnanti che speri di non ritrovarti mai, l’esatto contrario della prof di lettere di cui ho parlato all’inizio. Questa aveva e ha tutt’ora voglia di insegnare quanta io ne ho di studiare. Molto poca. Solo che se io non studio non penalizzo nessuno, se lei non insegna, qualcuno lo colpisce.
E benché io sia cosciente del fatto che probabilmente, con gli esami di riparazione, le cose sarebbero andate un po’ meglio, sono anche cosciente del fatto che sia stato molto più comodo passarsi l’estate al mare a prendere il sole, piuttosto che a casa a pensare a calcoli e partite doppie. È una cosa sbagliata, lo so. Ma è inutile non dirlo, non sono mai stata una buona studentessa e non lo sarò mai.
A me la scuola non piace. Non mi piace l’eterna rivalità tra insegnante e studente, dove è sempre più raro che un insegnante riesca a conoscere davvero uno studente e a considerarlo una persona che deve imparare principalmente a vivere. Non bastano 50 pagine di un libro al giorno per diventare intelligenti, non bastano a far diventare qualcuno colto. Non basta fare i compiti per casa per essere rispettato. E non basta neanche fare i compiti delle vacanze per avere una buona reputazione.
A volte è l’aspetto più umano a mancare. Dove gli alunni hanno bisogno di un insegnante pronto ad aiutarli. E un insegnante ha bisogno di alunni che sappiano ascoltare.
Ho sentito stamattina l’ennesima stronzata. Un altro provvedimento contro la
prostituzione.
Multe più salate ai clienti che vanno a cercare le prostitute che lavorano nelle strade dove sono presenti luoghi pubblici anche frequentati da minori. Uno dei provvedimenti più inutili che io abbia mai sentito.
In pratica, se una ragazza, alle quattro del mattino, si prostituisce davanti a una scuola, rigorosamente chiusa, la multa per il cliente sarà più salata. Vorranno mica farci credere che la prostituzione, se attuata di fronte a una scuola sia più grave?
Io rimango perplessa. Dicono di voler combattere la prostituzione e poi tirano fuori dei provvedimenti che non stanno né in cielo né in terra. Secondo me sono tutti dei sognatori accaniti e sperano che veramente la prostituzione possa essere un fenomeno in via d’estinzione.
Ma non è multando un cliente che tutto questo finirà,
cosa volete che gli faccia una multa a uno che è disposto a spendere 100 € per
un’ora di compagnia? Il punto è che bisogna fare delle distinzioni. È ovvio che
tutti siamo contrari allo sfruttamento di queste ragazze.
Però è anche vero che ci sono delle donne che per loro scelta decidono di
svolgere questo mestiere. Molte lo vivono proprio così, un lavoro come un altro
e che per assurdo, porta molti guadagni in più. Anche se ci vuole uno stomaco di
ferro.
Eppure, se loro sono contente così, perché bisogna combattere contro di loro? Dopotutto non fanno del male a nessuno. Per noi magari può essere disgustoso, ma non c’è tempo per lanciare giudizi. E poi non serve a niente.
Per quanto riguarda lo sfruttamento della prostituzione, qui il discorso è ben diverso. E il solito provvedimento della multa è pressoché insignificante. Al massimo si scoraggiano uno o due clienti e magari tutto questo altro non comporta che una passata di botte alla ragazza che ha portato meno soldi del previsto al suo protettore.
Non è dalla strada che bisogna combattere, è prima. Molto prima. Prima che queste ragazze siano ingannate, prima che queste ragazze decidano di partire per venire qui in Italia o in chissà quale altra parte del mondo. Prima che abbandonino le loro famiglie per essere letteralmente buttate nella strada. Difficile? Si, tantissimo. Ma sicuramente più utile di una stupidissima contravvenzione.
Non è la prostituta in sé che deve sparire, che come ho detto, ce ne sono tante che sono pure contente di fare questa vita. È il protettore. È chi le compra per poi buttarle in strada. È chi le sfrutta. Loro sì che devono sparire.
E qui tutti fanno finta di non capire. Ma se la pedina principale è il protettore e se è proprio questa a dover sparire, ma non si farebbe un secolo prima se legalizzassimo il tutto? Fino a poco tempo fa pensavo fosse un’idea scandalosa. Ora invece mi sembra la soluzione più accessibile, oltre che l’unica.
Legalizzare. Perché no? Riapri le case chiuse. Ma regolarizzi le ragazze. Ti comporti come se fosse solo il personale. Stipendio fisso. Assicurazione. Età minima richiesta: 18 anni. La maggiore età, che al giorno d’oggi è veramente bassa. Selezione dei clienti, non solo in base al portafogli. Vitto e alloggio, perché no? Almeno vivono al sicuro.
Lo so che l’idea può far storcere il naso a tanti, ma perché è l’esistenza di questa attività che lo fa storcere. E se qualcuno ha un’idea migliore dovrebbe proprio proporla ai politici. Io ci ho pensato e ripensato e non mi è venuto in mente nulla di meglio.
Settimana scorsa. Cagliari. In macchina io e i miei genitori. Passiamo per le vie della città e a un certo punto ci ritroviamo due ragazze sul marciapiede. Anzi. Due ragazzine. La sera prima in tutta Italia hanno incoronato reginetta di bellezza una diciottenne. Loro probabilmente hanno qualche anno in meno. Sedici, forse.
E nonostante gli sforzi per dimostrarne almeno 18, basta guardare sotto il trucco, basta guardare sotto quelle quintalate di ombretto, per vedere che non ci sono altro che gli occhi di due bambine. La macchina prima della nostra si ferma. Un macchinone enorme. Ma poi se ne va. Nel frattempo rimango imbambolata. Forse le ho anche fissate e loro se ne sono accorte perché mi hanno sorriso.
Mai come in quel momento mi sono sentita così impotente. Avrei voluto farle salire in macchina e portarle via, le avrei prese come se fossero state due mie sorelline, visto che data l’età potevano benissimo esserlo. Poi è scattato il semaforo verde e ce ne siamo andati.
Mia madre ha sussurrato un “che il cielo le aiuti” e io per tutto il viaggio di ritorno non ho fatto altro che pensare a loro, a quello che devono vivere tutte le notti. E la mente mi volava a Vasi. Vasi è una ragazza rumena di 19 anni, una ragazza che faceva la prostituta proprio a Cagliari. Una sera come tante, un suo cliente abituale va da lei, la fa salire in macchina. Poi la uccide e dopo la scaraventa dall’auto in movimento davanti al cancello di un cimitero. Poi si uccide a sua volta.
A soccorrerla e a dare l’allarme sono state le sue stesse colleghe. Per Vasi non c’era più niente da fare. La famiglia della ragazza resta per giorni all’oscuro di tutto. E con la morte della figlia, scoprono anche che faceva la prostituta.
Le sue colleghe lasciano una lettera. “Ora che sei lassù prega per noi e proteggici, noi saremo in strada anche stasera”.
E mentre questi pensieri mi dilaniavano la mente, neanche a farlo apposta nel cd che ho nello stereo partono le parole di Luciano Ligabue.
“Cosa ci fai in mezzo a tutta
questa gente?
Sei tu che vuoi? Ma in fin dei
conti
Non ti frega niente, tanti ti
cercano
Spiazzati da una luce senza
futuro
Altri si allungano
Vorrebbero tenerti nel loro
buio”
Fate qualcosa per queste ragazze. Ma qualcosa che le aiuti per davvero.