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Blog  -  Simona

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Diventerà una stella..se ancora non lo sapete, naturalmente.

Lui si chiama Bastien Vivès, classe 1984, studia a Parigi diplomandosi all'ESAGE Penninghen (Ecole supérieure de design), d'art graphique et d'architecture interiéure) e a Gobelins (l'Ecole de l'Image) e apre con altri suoi colleghi fumettisti, uno studio a Parigi.

Sì, perchè nonostante la giovane età, Vivès lavora ininterrottamente come illustratore e fumettista e ha già vinto svariati premi: il "Ballon rouge" a Saint Malo, il Premio Internazionale della città di Ginevra e il premio come "Rivelazione" al Festival di Angouleme del 2009 con la sua opera "Il gusto del cloro" (2008).

Scoperto, si dice, dal disegnatore Gipi, Vivès pubblica anche piccoli lavori di stampo umoristico per la rivista appena nata Animals (edita da Coniglio Editore).

"Mi servo del vissuto, di quello che provo, delle cose che amo...poi romanzo tutto, così ne faccio una storia completamente diversa. Non sono uno sceneggiatore e non sono una persona troppo curiosa...preferisco trasudare le mie storie ..."; in effetti, come spesso succede a molti artisti, nelle sue opere, è possibile rivedere in alcuni personaggi, qualcosa che ci fa pensare all'autore stesso, alla sua identità racchiusa in quelle linee, in quei colori.

"Il gusto del cloro" (recensito meravigliosamente nel sito www.lospaziobianco.it ) è una graphic novel che parla di un incontro fra un ragazzo e una ragazza, che avviene fra le mura di una piscina. Lui si avvicina curiosamente e timidamente, attratto dall'abilità e dalla sicurezza in acqua di lei.

Lei è quasi irraggiungibile in un primo momento, o forse lo è per tutta la durata dei loro incontri, irraggiungibile e misteriosa.
Ma qui la narrazione fa uno scarto emotivo quasi immediato.

Il linguaggio predilige la gestualità alle parole, così il lettore si trova di fronte a tavole prive di dialoghi, comunicazioni mute, senza, talvolta dei ballon, ma ricche di sguardi e movimenti d'acqua, in una continua ricerca che diventa come proiezione e sogno.
Un sogno mobile e azzurro, quasi trasparente, personificato da una ragazza sconosciuta che fugge e ricompare, per sciogliersi nel blu, ancora.

"Ti sei mai domandata se ci sono cose per cui moriresti e a cui non rinunceresti mai?"
"Allora?"
"Ci sto pensando"
Quello che colpisce, è che si rimane catturati dagli guardi; curiosi di lui, travolgenti e misteriosi di lei, e il gioco continua, anche sott'acqua, fior d'acqua, pelo d'acqua, come una danza che ha il sapore di un innamoramento.
Un innamoramento che ha il gusto del cloro.


Sergio Toppi


Bologna puo' essere una citta' dove ci si perde, dove ci si reincontra, e dove ci si trasforma, ma anche una citta' dove il tempo sembra chiamarci a quando eravamo adolescenti e amavamo tanto vedere i loggiati di questa calda citta' disegnati, come gialle cunette, entro le pagine dei nostri fumetti preferiti..

La montagnola vista la prima volta pare un'apparizione, un fantasma uscito direttamente dalla penna di Toffolo per il suo Fregoli, un'isola verde, un luogo fatato dove la gente sembra tutta stramba, tutta felice di esserlo.
E poi è colorata, sì, Bologna è colorata e profuma tutta di nuovo, di avventura.

C'è un mercato enorme, che tocca la Montagnola, che io e la mia compagna di avventure tentiamo, invano, di percorrere in lungo e in largo; abiti bizzarri ci richiamano gli occhi..(ecco qui metterei volentieri una canzone dei Lali Puna..)..Varie epoche e stili sono racchiusi in quell'abito color caramello che mi provo entusiasta; sono indecisa e curiosa, anche un po' ansiosa, perchè tutti quei colori, tutte quelle forme, quelle stoffe..no, non ce la farò mai a vederle e toccarle in poche ore..

Bologna può essere la città perfetta per una mostra come Bil Bol Bul, è per questo che siamo qui.
Bil Bol Bul è una mostra interamente dedicata al fumetto:ci sono spazi dove vengono allestite personali, ma anche incontri con gli autori, spazi interattivi..

Entro in punta di piedi nel mondo di Charles Burns.
Ho un po' timore di non rimanere totalmente felice, lui rappresenta un mondo nuovo per me, piuttosto noir, come scoprirò più tardi. In effetti le sue tavole originali (Black Hole, Peur du noir, X'ed out cut), hanno qualcosa di misterioso e attraente, assurdo, anche. Il segno è deciso, piuttosto americano.

L'Accademia di Belle Arti si apre al mondo scandinavo, con autori come Amanda Vaamaki, Katri Sipilainen, Hanneriina Moisseinen, Pauliina Makela. Lo spazio sotterraneo è interamente allestito con installazioni scultoree, che ci raccontano pazzie di un interno (Amanda Vaamaki), animali antropomorfizzati in luoghi di fiaba ("The dream industry" di Katri Sipilainen), forme di streghe nascoste in teloni bianchi ("Exen" di Pauliina Makela); e sono ancora altri teloni bianchi a nascondere storie incastrate da ago e filo su tela; devi affacciarti dentro questa caverna di tela e spiare le pareti ricamate di racconti, c'è un uomo con i capelli bianchi che abbraccia una ragazza che non esiste e le sussurra :"Will you come with me because it's the time for love" (Hanneriina Moisseinen "If something remains"). Poi c'è una voce che guida, una voce informe e mutevole, si fa musica, musica noise, che si va a intrecciare nei cunicoli, nelle stanze..

Attraversiamo i loggiati e siamo in Piazza Maggiore; c'è come un mondo chiuso da manifesti che gridano:" Cammino di nuovo..Scappa, scappa, piccolo Bil Bol Bul..Corri a liberarti..A vomitare, a vomitare anche l'anima!"

Il tempo di un gelato e siamo nel Museo Civico Archeologico; ancora loggiati, statue, pesciolini rossi, vasi etruschi, e un'immenso spazio dedicato a un'artista che ha fatto storia, anzi, Storia..lui è Sergio Toppi.

Enormi tavole seguono un filo conduttore, eroi dell'antichità, cowboy senza patria, guerre fantastiche, storie che finiscono di colpo, storie che fanno parlare gli animali, storie di china e di acquerello, storie dal segno sottile, descrittivo, puntiglioso e maniacale, cinematografico.. Le tavole parlano continuamente, la storia sembra voler rubare spazio al disegno, ma tutto è talmente equilibrato..I colori sono parte integrante della narrazione..verde di guerra, rosso di sangue, morte, passione, giallo di deserto e rocce, viola di bellezza e eleganza. Il percorso ci accompagna lungo tutti i quarant'anni di lavoro di Toppi, dalle prime storie del "Corriere dei piccoli", alla collaborazione con Sergio Bonelli, al "Messaggero dei ragazzi", "Linus", "Alter alter", "Corto Maltese", fino ai lavori più recenti.

A illuminare il mio percorso bolognese, il premio letterario Coop for words-Scrivere giovane 2008  Fabio Sera. La sua mostra nella libreria Coop si infiltra tra libri e scaffali, e il suo titolo è La memoria dei pesci rossi. Vicende del quotidiano raccontate da Sera con una delicatezza innocente e sospesa. Piccoli momenti, ricordi catturati e rielaborati, usciti e esplorati dall'inconscio. "La difficoltà ad integrarsi non significa mancanza di qualità/ e credo che spesso piccoli accorgimenti basterebbero per superare queste difficoltà"/" Tipo?"/ "Ad esempio riconoscere i propri limiti come la timidezza/ E non cercare di ignorarli magari con esiti disastrosi/ Ma piuttosto prenderne atto e agire di conseguenza".
Leggo anche storie che sembrano autobiografiche per l' intensità con cui trattano i ricordi di esperienze amorose sognate, evanescenti, passate.

Alla fine sono come un fiume che scorre rapidissimo, un fiume che sta per straripare..
Sono molto felice, anche se la giornata sta per finire, so che tutto tornerà presenza onirica fra pochi istanti, quando sarò in treno e piangerò..

So anche che tutto questo sogno si chiama "fumetto", e ci appartiene, perchè non è altro che il fiabesco nascosto delle nostre vite..



Ad un anno dall'uscita al cinema, riguardo con passione, rabbia, tensione, "Vogliamo anche le rose" di Alina Marazzi.

Lo guardo inconsapevole che, forse lo sto facendo per cercare di dare voce, ancora, a tutte quelle donne che la voce non riescono a prendersela.

Forse lo guardo anche, alla luce di tutti i fatti di cronaca che continuano a bombardare i nostri salotti, ancora sempre troppo borghesi per ascoltare con attenzione il mondo fuori.

Penso un attimo agli episodi di violenza sessuale. Una nuova moda, si sente dire, una vecchia moda, dico, una moda che gia' ai tempi di Andrea Cappellano esisteva (si ricordi una sua opera, una sorta di colloquio fra una pastorella e un uomo che vuole spingerla ad avere un rapporto sessuale con lui); lo Stilnovismo idolatrava la donna nobile, per di piu' preferibilmente muta, una statua bionda e paonazza.

Da bambini ci raccontano l' origine della specie umana, attraverso la leggenda di Adamo e Eva, due creature nude, felici di esserlo che, a un certo punto, si ritrovano di fronte a un bivio, e chi seduce e inganna, portando al peccato? La donna.

 

C'è qualcosa che non va in tutto questo, qualcosa che noi continuiamo a raccontare ai nostri figli.
Soprattutto ci sono delle paure ancestrali, misteri che fanno paura- la maternita'- e cio' che fa paura, e soprattutto non ci appartiene, non si conosce, si combatte con violenza, si cerca di deturparlo, di appropriarsene, di strapparlo al legittimo proprietario, e di buttarlo via, e allora si stupra.

Quasi fosse un sentimento, un'invidia del tempo, qualcosa di atavico, inconsciamente portato dentro di se'.
Una violenza che gia' ai tempi della caccia alle streghe poteva, col supporto dei parametri di legalita' allora vigenti, esternarsi con facilita' e materializzarsi in atti di violenza pubblici.

Ma cosa significa essere donna nel 2009?

Significa essere troia, se mi piace uscire tutti i fine settimana e scoparmi un ragazzo nuovo ogni volta, con la stessa facilita' con cui lo fa un mio coetaneo maschio;

significa essere puttana, se mi piace flirtare di tanto in tanto, magari anche per divertimento sano, uscire con diversi ragazzi, con la stessa facilita' con cui lo fa un mio coetaneo maschio;

significa essere maiala, se mi piace avere rapporti promiscui, con la stessa facilita' con cui lo fa un mio coetaneo maschio;
significa essere un contenitore vuoto e inefficiente, se sposata da tempo, non ho ancora figli;
significa essere frigida, se a un primo appuntamento non riesco a baciare, non riesco a spogliarmi;

troia, puttana, maiala, frigida, questi sono i nomi piu' diffusi per catalogare una donna.

Amici maialini, vi chiamo in appello, ancora, sì, ancora, perche' la questione femminile non si e' ancora conclusa, non voglio che sia conclusa così.

Perche' tutta questa violenza verso un corpo che è un mondo di curve seducenti e sublimi, perche' ancora questa incapacita' di comprendere che noi vogliamo che anche gli uomini siano liberi, liberi di essere diversi da "marpioni", "seduttori", "dongiovanni", "materialisti", liberi come noi, di avere liberta'?    Scrivi la tua Opinione



Sono sicura di averne uno anch'io.
Sono sicura di avere anch'io il mio fantasmino personale, forse ne ho gia' parlato..

Il primo e' stato Fregoli. Amore a prima vista. Anch'io ero una piccola Maria allora.

Poi il mondo di Interiorae, di Gabriella Giandelli, mi ha catapultata nella possibilita' di avere, fra le mura di casa, una piccola presenza che si nutre di materia onirica.

La mia materia onirica.

Ed ora, scopro che ci sono creature, assolutamente umane, che riescono a oltrepassare barriere materiche, per spiare, osservare, ma anche divertire, ingannare.

Jean-Luc Cornette e Stephane Oiry mi hanno introdotta, con sapiente ironia, in un mondo che si chiama "Gli attraversamuri-libro 1 :dentro le cose" (ed. Black Velvet).

Non sono rimasta subito affascinata dallo stile grafico-poco vicino ai miei gusti- e dal tipo di narrazione- piuttosto lineare-. E' soprattutto l'evolversi degli eventi, la situazione improvvisamente paradossale e ironica, che sbuca cosi', senza avvisare, dal quotidiano, a lasciare senza fiato e a farci sorridere.

Quattro storie autoconclusive si alternano, quattro storie assolutamente lontane le une dalle altre prendono il via, intrecciandosi, in situazioni che ci appartengono-una cena fra amici, un appuntamento, un incontro per un gratin di patate, un tentativo di scippo.
Come non desiderare ardentemente di essere spiati, durante la notte, mentre dormiamo, avere degli occhi timidi e innamorati che ci osservano, quegli occhi che ogni mattina incontriamo in ufficio.

"Gratin di patate" e' forse l'episodio che piu' mi ha coinvolta e fatta sorridere, forse, soprattutto per la tenerezza del protagonista che, finisce automaticamente nel prontuario dei corteggiatori che vorrei avere.

Lontano dal peccato di voyeurismo, il guardare, qui, lo spiare l'oggetto della propria infatuazione, diventa piu' un'adorazione sulla scia della Lisabetta da Messina boccaccesca; si conserva un'immagine con l'illusione di poterla proteggere.

Ma "Gli attraversamuri" vola sopra tutte queste definizioni psicologiche e, preferisce attraversare, appunto,il momento, rapidamente, perche' i sapori arrivano subito e, subito scompaiono.



Qualcuno ora, finalmente tirera' un sospiro di sollievo.

Qualcuno piangera' e preghera' dio di accogliere fra le sue braccia, questa giovane donna, che per troppo tempo ormai e' stata protagonista delle nostre serate davanti al telegiornale, questa donna di nome Eluana.

Si', perche' parlarne, ormai, e' diventata una pessima moda, e mi ero promessa che non l' avrei mai fatto e, invece la sua morte mi ha toccata a tal punto da spingermi a scrivere.

Bene o male. Quanto se ne e' parlato. Non e' giusto dare una definizione.

Cerco di immaginare il dolore di un padre che vede trasformarsi da un giorno ad un altro, la vitalita' della propria figlia, in gelida incomunicabilita'.

Vedo anche dolore e lacrime nel volto di chi, per anni (una suora di cui non ricordo il nome), si e' occupato di lei, senza chiedere mai nulla.

Morte naturale. Si' perche' alla fine erano le macchine (accanimento terapeutico?) a tenerla in vita.

Per una volta le macchine della medicina si sono occupate di una piccola pianta da nutrire, invece di impegnarsi a creare pecore dolly o bambini zoomorfi (perche' questo e' il progresso scientifico!).

Bene, cara Eluana, sono sicura che avrai amato le mani, le parole, le lacrime di quella suora che tanto  ti ha voluta bene.
Sono sicura, perche' tutti noi ameremmo  qualcuno che crede fortemente, quotidianamente, nella vita, nella nostra vita (anche se non vogliamo ammetterlo). Nella nostra fragilissima vita.

Vivere cosi', forse non era piu' vivere, cosi' ci hanno detto. Il tuo era diventato un handicapp, che aveva oscurato tutto di te, agli occhi di chi ti conosceva da anni.

Vivere cosi' non era piu' vivere, ma tu, come un albero a primavera, hai fatto sbocciare sorrisi e speranze in molte persone, questo solo tu lo sai.

Dormivi su una nuvola, e vista da qui, somigliavi un po' a quei bambini non ancora bambini, ma tanto piccolini, che riposano nell'utero della mamma, riposano e attendono, anche loro, impotenti, la vita o la morte.

Dormivi, respiravi, ti nutrivi come loro.
Dormivi, respiravi, ti nutrivi, e forse, come loro, sognavi.

Ma questo, si sa, non era vivere.
Cosi' almeno ci hanno detto.



"Si puo' essere piu' fragili"?

Vladimir e Lucille sono due pezzi d' adolescenza, lontani dalle notizie che quotidiani e tabloid amano fare a proposito di coloro che appartengono a questa specie.

Due rarita' chiuse nei loro piccoli mondi segnati da padri alcolizzati e disperati nel primo caso, e da ossessioni esistenziali nel secondo.

Lo stile essenziale, la linea continua e fragile nei disegni di Ludovic Debeurme, che non lascia spazio a motivi decorativi, e' cifra indispensabile essa stessa, e' la pennellata che meglio descrive le interiorita' dei protagonisti.

Li scenari, dunque, gia' non esistono piu', o sono fantasmi alle spalle dei protagonisti, anche se talvolta si stagliano come rocce possenti, quasi a suggerire il dolore della perdita del padre, e della solitudine piu' accecante, della partenza.

 

C' e' un filo conduttore, sottile sottile, che parte dal folto di un bosco fatto di alberi secchi, a una stanza vuota, e che passa attraverso le onde di un mare che sembra grigio e va a intrecciarsi in un incontro, quello che avviene fra Lucille e Vladimir.
Una stanza vuota con un letto.

La porta si apre, e stavolta si apre per davvero, Lucille, si apre e fa scivolare li' proprio accanto a te, un piccolo principe che ti fara' fuggire lontano, in Italia.

Il Nutrilor fa da legante stavolta, e' dimenticato da Lucille, che ormai al galoppo, si allontana veloce con Vladimir, si allontana per avvicinarsi sempre piu' a una scoperta interiore che, oltre a farla innamorare, le fara' dimenticare i miliardi di messaggi lasciati dalla madre, e una brioche sotto il cuscino.

Lucille e' un romanzo a fumetti, che racconta piano, non alza mai la voce ma, si racconta con i segni, si assapora con delicatezza, e riesce a sfogliarsi da solo, leggero come la protagonista, e anche vuoto come lei, vuoto di barocchismi e cornici, di frasi scontate e comuni.

Se vi capitasse di leggerlo, vi consiglierei una canzone da usare come sottofondo musicale, che potrebbe essere Serpentine dei DEUS, la colonna sonora che mi ha accompagnata nella lettura.

Cosi' la Coconino Press continua a confermare la sua capacita' di catturare sempre il lettore, con storie sempre nuove che fanno lo scarto emozionale, e che come questa, ci ricordano la nostra fragilita', e il momento, la scoperta della sessualita' come constatazione della propria esistenza, come conferma della propria capacita' di amare.

Capacita' che si lega bene all'esigenza di lasciarsi andare, di fuggire da un luogo che diventa malattia per una fanciulla fragile e bionda, con gli occhiali, che le coprono il viso scavato dall'anoressia.

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E l'ho annusata mentre fluttuava lenta o forse velocissima, il vento sui capelli nerissimi; ho lasciato che si rendesse conto del dolore che mi aveva procurato in tutti quegli anni, ho lasciato che se ne pentisse e che il buon dio la perdonasse, come molte volte aveva fatto con me, per non averla saputa amare abbastanza.

Sarebbe stata mia per sempre da allora, e forse non me ne sarei accorto subito, subito no, ma avrei compreso poi, ora non aspettavo che incrociare i suoi occhi celesti; mi avrebbero fissato con quell'espressione gelida e severa, sciogliendosi, poi, in un sorriso caldo e inaspettato, come la prima volta che la vidi.

E la ricordavo ancora quella prima volta fredda di un pomeriggio di novembre, occhi freddi incontrano un omino basso e calvo, ancora non appesantito dai chili di troppo che mi ballano sul ventre.

Ricordo ancora tutto, il suo maglione grigio e i capelli raccolti sulla nuca lucida e nerissima, i suoi grandi occhi che mi fissavano come colti all'improvviso. E poi il suo odore vagamente dolciastro.
La guardavo e pensavo, e la rivedevo com'era, sentivo nell'aria delle dita la curva della sua schiena, il suo seno possente...(continua)


Interiorae by Gabriella Giandelli


C'è un coniglio che per una civilta' sperduta, di non mi ricordo dove, rappresenta il mediatore fra la terra e dio.

C'è un coniglio che nutre di sogni l'esistenza di una creatura soprannaturale, scura...una specie di ombra gigantesca che abita una stanza..secondo me lei, Gabriella Giandelli, lo ha incontrato, gli deve perfino aver detto qualcosa, un po' come essere Donnie Darko..

La vedo, questa donna con i capelli neri, mossi, lunghi, sta disegnando su alcuni fumetti, e ovviamente non mi avvicino, non le chiedo nulla, anche se vorrei farlo, vorrei dirle che Anita è il romanzo illustrato piu' bello che io abbia mai letto, e invece nulla, sto li' come una completa imbecille, una cretina a forma di paletto della luce che cammina.

 

Stringo in bocca e penso alle mille parole possibili..stringo in bocca e all'una vedo lui, vedo Toffolo intento a sorridere (come sempre) alle mille ragazzine che gli si appiccicano intorno; ha le unghie mangiate, bene, adoro gli uomini con le unghie mangiate..in realta', anche li', il paletto tenta disperatamente di comunicare con il mondo toffoliano, ovviamente in maniera goffa..tento perfino di non svenire, perche' c'è un caldo infernale in quello stand, e io sono intimiditissima dalla presenza di questi artisti che, per anni, hanno occupato i miei pensieri, i miei gesti.

Tento di reggermi in piedi, e compro Interiorae, il terzo volume, voglio capire chi è il coniglio, assolutamente, e aspetto pazientemente un disegnino della Giandelli, che, inaspettatamente, quasi mi somiglia; faccio un sobbalzo. Penso se Anita in realta' rappresenti una parte di lei, o forse proprio una sorta di autoritratto..cosi' interessata al mondo esterno, ma anche lontana, una spettatrice, che fotografa pezzi di vita degli altri..come il coniglio, invisibile alle persone, nutre di sogni la vita del suo padrone, a intanto, guarda tutto come fosse attraverso un vetro, non tocca niente, solo un bambino si accorge che lui esiste.

Non sono riuscita a dire niente neppure a Mattotti, mi appare come un fantasma davanti al mio sguardo perso,cerco di mettere a fuoco la sua immagine, ma a fatica riesco a vedere i suoi lineamenti, non ha niente di paranormale, come puo' sembrare vedendo Gipi, ad esempio, mi sorride e io sorrido, gli chiedo di consigliarmi un fumetto, ma in realta' non capisco molto bene quello che mi dice, tento di immaginare la stanza, l'ora, l'atmosfera che lo avvolgeva quando disegnava Fuochi, e ripensare al protagonista di Spartaco, cosa gli fa venire in mente?

Quali parti del suo vissuto, quale mondo, quali persone appartengono ai suoi fumetti? C'è un coniglio anche nella sua vita, che vaga da un appartamento all'altro a spiare le persone, i loro movimenti, i loro pensieri?

C'è un coniglio personale anche per Mattotti, che magari solo lui può vedere, che gli racconta, gli sussurra, come il piccolo Fregoli a Maria, (e forse anche lì, con lo stesso Toffolo)?

Mi piacerebbe aprire ancora dei forum, chiedendovi se anche voi maialini avete un coniglietto che vi tiene compagnia, ma non lo faccio, perchè so che lui vorrà parlare solo con voi, senza che nessuno lo sappia mai, vorrà tenere stretto questo segreto, e voi, non lo rivelerete mai..


 


Oggi mi va di fare una riflessione sulla scuola, su come l'ho vista, la vedo, la sento.

Mi va di pensare al punto in cui siamo oggi, a come la vedranno i miei figli, i miei nipoti..Potranno permettersi un'istruzione, sebben mediocre, perlomeno a buon prezzo?

Lottiamo tanto, tutti noi Paesi industrializzati del cosiddetto PRIMO MONDO per portare istruzione obbligatoria e gratuita ai meno fortunati di noi, e poi una donnetta chiamata Gelmini arriva a dirci che no, la scuola pubblica e' un regno di favola destinato a tramontare, che la ricerca non serve a niente e che lo Stato non puo' piu' finanziarla.

Crederanno ancora i miei figli in quella frase che dice <la scuola rende liberi>?

 

Maria Montessori credeva fermamente in quella frase, come credeva che la scuola riuscisse a coltivare nel bambino, una coscienza legata all'indipendenza intellettuale, alla collaborazione, alla partecipazione attiva, alla liberta'.

Questo e' quello che oggi sostiene una sua allieva, Grazia Honegger Fresco, che fa una critica aspra al nostro sistema scolastico, e soprattutto, prende come esempio negativo il programma delle QUATTRO <I>:inglese, internet, impresa, maturato nel programma Gelmini.

Alleveremo dei futuri imprenditori, che alle poesie di Shelley e di Poe, preferiranno racconti sull'andamento della borsa a Tokyo o a New York.
Alleveremo dei motori di ricerca, delle pagine web, dei cavalli da corsi pronti a tutto per raggiungere un traguardo, un voto, anche in condotta.
Alleveremo degli esperti di numeri e votazioni, ma poveri in quanto a relazioni con gli altri, con i loro vicini.

Riferendomi al decreto legge Gelmini, dico no anche al maestro unico,sia per i tagli ingiusti al personale, sia per l'ulteriore impoverimento interiore del bambino, che cosi' si ritrova a vedere e studiare il mondo, in quello che e' il suo momento di massima capacita' di assorbimento, seguendo un unico punto di vista, estremamente limitativo e incoerente con l'attuale progetto di allargare le vedute dell'individuo prossimo alla maturita'.

Ma la domanda piu' grande e piu' ingenua che mi pongo e' perche'.

Perche' non ascoltare o, perlomeno, tentare di farlo, quella che e' la voce di milioni di persone (non il 4% della popolazione!), che scendono in piazza e dicono ai propri rappresentanti che no, che c'e' qualcosa che non va.

Ancora, perche', poi, la scelta di agevolare chi- privati -gode di per se' di propri sussidi, mentre lasciare allo sbando quello che e' il sacrosanto pilastro della storia della crescita dell'individuo:l'istruzione gratuita.

Perche' dover tornare ai tempi in cui chi era ricco aveva il mondo, e chi non lo era, era segnato per sempre?

Perche'?


Gucci fall winter 2008/2009


Diciamo che alcune fra le principali linee guida di questa nuova collezione autunno inverno 2008/2009 sono sicuramente Dolce e Gabbana, per lo stile campagnolo scozzese (presente anche in Ralph Lauren),caratteristico delle ampie gonne, dei lupetti o dei foulard della nonna, annodati attorno alla testa come delle vere contadine.

I colori fluo anche d'inverno, ce li propone Dior, con le sue linee essenziali, color pomodoro, fucsia, viola pop, tanto per fare un salto negli anni Sessanta.

Ma c'è soprattutto aria di etnico che dalla Russia, all'Armenia, alla Turchia arriva nelle passerelle di Gucci e si materializza in vestitini con fantasie arabesque e perline, strass e pailettes, stivali con frange, pendenti, cinture sui fianchi e capelli liberi, ribelli.

Senza dimenticare lo stile tipico invernale a pied de poul proposto da Roccobarocco, il pizzo in gonne e abiti di Prada, le forme spaziali di Margiela, gli abiti fluo di Miu Miu, e il candore di Luisa Beccaria.

I pantaloni tornano a zampa, onde dare un attimo di respiro ai nostri polpacci strizzati; il cavallo scende giù giù per Adele Fado, si trasforma in pantalone da rapper o da odalisca (come per John Galliano), abbinato a meraviglia con tacchi o stivaletti a spillo.

 

Credevamo di aver salutato Converse e Kawasaki, almeno per una stagione, e invece continuano a riempire negozi con nuove fantasie, dai colori più scuri, cedendo, almeno per il grande freddo, il passo alle Ugg, sempre presenti e rivisitate, in stili nuovi e motivi scozzesi.

Per chi ama l'eleganza rétro, si consiglia di lasciarsi avvolgere dalle singolari forme a uovo dei nuovi pastrani in lana proposti da Marc Jacobs, Sisley o Diesel, adatti soprattutto ad una donna alta e snella, dotata di un tocco di fascino particolare.

Domina il gipsy anche nelle vetrine più economiche, come The End, Zara, tempestate di camicione anni '70, ricamate di specchietti, ma anche di capi in tartan e tweed, oltre che vestitoni in satin dalle decorazioni fluide che fanno l'occhiolino ai paesaggi della savana (direttamente ripresi da Cavalli).

Non manca l'eleganza anche per i più sportivi, proposta da Lacoste, che lancia lo stivaletto da neve trapuntato nei colori nero e bianco, da Superga, che continua a giocare con la classica snacker, emblema della marca, e ancora da Vans e Etnies, diventate simbolo di rivoluzione indie e emo.

La donna iper femminile ed eternamente seducente è sempre di lui, di Giorgio Armani, che decide di farla sfilare in nero, scarpe raso terra, capelli raccolti, pochette alla mano.

Il trionfo della linea geometrica e del rigore risiede nella linea Jil Sander, e la donna settecentesca con tocco "alla marinara" sfila per Moschino.

I più giovani non possono non rimanere estasiati dalle felpe pop della linea Tokidoki, che ricordano i murales dei sottopassaggi, oppure dai maglioncini teneri proposti da Numph; e per le teenagers, Fornarina riporta il mito del jean a zampa, delle magliette disco e dei vestitini multicolor per non dimenticare le fantasie della passata stagione.

L'eccentricità della Westwood non può essere dimenticata, visto che diventa etnica nei volti e nelle acconciature delle modelle, e naif nei motivi di abiti a sacco e pastrani old fashion.

Nel caso in cui non vi riconosciate in alcuno di questi stili, potrete sempre convertirvi al dark mood ( Emily the strange è il pezzo forte) o alla vostra immensa creatività, alla quale non si rinuncia mai.


Prima di tutto un grazie di cuore (ed è un cuore grandissimo quello che vi parla) per avere risposto al forum che sono riuscita ad aprire, grazie maialini! Le vostre parole mi hanno molto emozionata, davvero.

Mi vengono in mente le parole di De Carlo, le mie preferite di un suo romanzo, "Due di due", in cui lui dice che bisognerebbe trovare il modo per mettersi in comunicazione con le persone che più ci somigliano, attraverso un linguaggio di segni cifrati, un tam tam sotterraneo...e chissà, forse un mio modo l'ho trovato...

Giulia mi ha molto colpita, quando mi ha detto di trovarsi in un momento in cui l'amore le sta voltando le spalle..Cara Giulia ti capisco molto bene, anche se prima credevo che le parole di Coehlo, quando dice che a partire dal momento in cui noi ci muoviamo alla ricerca dell'amore, lui inizia a venirci incontro, fossero sacrosanta verità, (ora neppure io ci credo più).

Forse perchè io stessa mi allontano con tutte le forze da quei momenti che  si affacciano, e non è facile riuscire a resistere a qualcosa che è come installato con prepotenza dentro di noi.

Vorrei aprire altri mille forum per sapere cosa pensate, proprio, riguardo a quelle occasioni che perdiamo costantemente, tutti i giorni, le vere "botte di vita", che a volte riteniamo inaccessibili a noi, un po' come le cellette chiuse che l'ape nella poesia di Pascoli, "Il gelsomino notturno" trova.

Ma io le ho aperte queste cellette, o, perlomeno, ho bussato ad alcune di loro, che, non hanno tardato ad aprirmi la porta! 

Quindi, cara Giulia, a volte basta veramente poco, una parola, un invito, uno sguardo, anche, e la porta si apre.

() on Saturday, September 13, 2008 at 18:16:25
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citta: Rimini

nome: Giulia

oggetto: La mia Opinione

testo: Ho letto con grande piacere i nuovi commenti, e ti ringrazio per ciò che hai scritto..
Lo so, è banale e scontato, ma hai perfettamente ragione. Bisogna riuscire a "chiudere" con il passato anche se è difficile, perchè continuando a tormentarci con pensieri e ricordi (che molto spesso fanno male..)ci precludiamo la possibilità di nuovi incontri.
Nonostante il periodo difficile non sia ancora passato, cerco di vivere ogni giorno con un sorriso, anche se non è facile. Sai, uno degli aforismi che più adoro del "Re Lucertola" è "NON E' FORTE CHI NON CADE, MA CHI CADENDO HA LA FORZA DI RIALZARSI".
Mi auguro che questa piccola perla di saggezza possa aiutare tutti coloro che magari stanno soffrendo causa pene d'amore..
Grazie ancora per le belle parole, ti saluto, e aspetto con grande curiosità il tuo prossimo articolo!
Ciao Giulia :)

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Ci sono delle relazioni che ci portiamo avanti come cagnolini al guinzaglio, senza nemmeno domandarci perchè, andiamo avanti, così, senza ascoltare nulla, nessun battito particolare, nessun suono che provenga dall'interno di noi, come se tutto fosse e dovesse rimanere così, un destino unico e impossibile da mutare.

Poi ci sono quelle esperienze, quelle botte di vita vera, che si stagliano e fanno male, improvvisamente, come frecce mortali, e lì, è la fine.

E lì pensi che sicuramente non ne uscirai vivo, o almeno, ne uscirai martoriato. E ti dici, merda mi butto, mi butto, mi butto, ma poi, nulla, il coraggio ti manca..

Perchè mandiamo inesorabilmente avanti certe situazioni, certe relazioni che non vogliamo..per il coraggio che ci manca?

E' solo per questo?

E' perchè siamo bombardati di possibilità e pensiamo che sì, nessuna lasciata è persa, forse è per questo che lasciamo scorrere spesso, tutto come un fiume e ce ne andiamo, fuggiamo totalmente..ci dileguiamo..qualche maialino in ascolto potrebbe tentare una probabile risposta..mi farebbe felice, così, giusto per fare due chiacchere (o come si dice da me: pe fà du' chiacchere), visto che siamo in tanti e che qui, a volte io scrivo certe cose tristone che penso:maremma bona, cosa penseranno gli altri maialini di me?

Che sono una tristona. Ma non è vero! Cioè, a volte sì, tipo ora, no, cioè, chi legge questa roba pensa :che palle questa tristona..!

Ecco, già ora sono riuscita a cambiare tono, no? ..e sono già un pezzo avanti!

Tornando alla domanda che stavo ponendo all'assemblea, sul perchè talvolta ci fermiamo così, come davanti a un bivio più gigante di noi, su alcune scelte, cosa direbbero i miei amici maialini?

Perchè a volte non li strappiamo questi nostri maledetti destini, che crediamo ci cadano addosso come macigni?

Perchè non li rompiamo, non li divoriamo con le unghie e con i denti?  Scrivi a Simona la tua Opinione



La cosa che piu' adoro delle Olimpiadi e' la devozione di questi atleti, impressa nei loro bicipiti, nei loro sguardi aggrottati, nelle loro preghiere non udibili, nel loro allenamento invisibile, nelle loro lotte infinite e lacrimose, che, magari, non riusciranno a portarli al podio, ma essere li', quello e' il grande podio.

E ci fanno piangere anche, lacrime vere, perche' nelle loro vittorie vediamo noi, la nostra fatica, il nostro sudore, il nostro dolore nel raggiungere un podio;anche noi, atleti di vita, rompiamo l'acqua e piangiamo come Federica Pellegrini, gridiamo forte come Matteo Tagliariol, balziamo in aria senza vertigini come Aldo Montano..anche noi, una volta ogni quattro anni ci sentiamo protagonisti, viviamo un attimo fuori per goderci quello che la televisione ha deciso di scartare, tutte quelle attivita' sportive di cui, fino a qualche tempo fa ignoravamo l'esistenza..

Ma intanto "the show goes on", una strage aerea mette improvvisa, cupa tristezza.

Questa e' la regola del gioco.

Ma questa e' la nostra Pechino, pugni stretti, denti serrati, verso il traguardo.
 


Ci piace giocare con la vita ..talmente tanto che quasi preferiamo giocare con quella degli altri, talmente tanto che ci piace giocare materialmente, magari comprandoci una Playstation, e subito, in allegato, anche un bel giochino tipo The Sims.

Basta poco.. e il gioco è fatto..siamo vittime di un rischioso suicidio mentale, pronto a divorarci giornate intere, senza farci sentire lo stimolo della fame, della sete, i nostri figli che urlano, si dimenano, cadono dal quinto piano, rimangono chiusi nel frigorifero..niente di più maledettamente infernale..

E nessuno ci aiuta..nessuno riconosce la nostra, ormai permanente situazione di insonni vittime del mondo dei Sims..anzi, addirittura ne vengono fabbricati di nuovi, sì, nuovi Sims pronti a succhiarci le midolla della spina dorsale..e allora, dopo aver assaggiato The Sims, si passa a The Sims Fuori Tutti!, fino a The Sims Pets, poichè la cura degli animali era un tasto mancante al gioco per pc, ma la vita scolastica e tutti i suoi imprevisti?

Niente paura, si possono risolvere semplicemente acquistando The Sims University, senza dimenticare dei Sims che vivono fantastiche avventure di vita notturna..

 

Poi si fa il salto - per quanto riguarda coloro che giocano con la Playstation2 - sì, si fa il salto di qualità e si passa a una grafica migliore, ad una migliore resa degli interni, dell'arredamento delle case del proprio Sim, che ora può cucinare anche succulenti piatti che aumentano i punti di creatività, magari sbloccando, poi, dei nuovi luoghi da visitare.

Con un Sim, anzi, con due Sims, poi, si può anche fare l'amore. Sì, basta comperare un letto a due, quello a forma di cuore, ad esempio è l'ideale, trapunta rosa..e l'importante è avere un'ottima relazione affettiva con chi ci sta di fronte..bè, questa non è la regola di noi mortali, comunque ..e se credete che trovare lavoro sia tanto difficile come lo è per chi vive in un paese a forma di stivale, niente paura, con il proprio Sim basta leggere il giornale o accendere per appena un istante il computer di casa e il gioco è fatto

Ma se la vita urbana vi annoia, non c'è niente di meglio che uscire a comprare The Sims Island..un vero e proprio Castaway dove potete avere il privilegio di essere protagonisti di un'avventura "into the wild"; scoprire caverne, vulcani, giungle nere, formare un equipaggio, procurarvi da mangiare con le vostre forze, costruirvi capanne e luoghi in cui pernottare, pescare e cucirvi abiti, raccogliere la più disparata frutta, cucinare piatti sostanziosi per la vostra tribù, costruire zattere con le quali esplorare nuove isole dove inebriare i vostri sensi..

E così, anche se il vostro stipendio non vi permette di prendere l'aereo e andarvi a perdere nelle meraviglie di isole da sogno, non disperate, i Sims sono la Second Life a portata di mano..fanno perdere il controllo della vita vera, ci trasportano in mondi sconosciuti e per un attimo, ma anche per qualche ora, siamo qualcun'altro..


Luciano Ventrone Falsi inganni, 2007.Olio su tela


Di origini meridionali, ma cresciuto per molto tempo nel nord Europa, Luciano Ventrone ha fatto della pittura, la sua prima attività, nonostante i suoi precedenti studi alla facoltà di Architettura.

E' stato, probabilmente proprio il contatto con la pittura nordica, forse fiamminga, ad attrarlo nelle splendide acque del figurativo, e a farlo amare ai più grandi critici dell'arte moderna, fra cui Sgarbi.

Ma Ventrone, così come appare nelle foto recenti, sembra piuttosto lontano dallo sfarzo del successo, nonostante la sua permanente presenza alla Biennale di Bologna e a moltissime altre mostre italiane e non.

Il suo pennello è stato paragonato a quello del Caravaggio, con un po' di presunzione, dico io, visto che il pittore bergamasco dipingeva senza immortalare le sue nature morte, ma sottoponendole alla caducità degli eventi fisici, al deperimento della materia, alle soffuse luci naturali.

In effetti, se ad un primo sguardo, le nature morte del Ventrone, possono suscitare sensazioni di sbalordimento e incredulità per l'iperrealismo figurativo, dall'altro la freschezza della frutta, ci fa pensare che molto probabilmente l'artista si sia servito di clichè fotografici come basi su cui, poi, intervenire in un secondo tempo.

Meraviglioso, comunque, rimane, lo studio lento e assorto, come i grandi maestri sapevano fare, meticoloso e al limite del fotografico di questi pezzi di natura.

I titoli emblematici ci portano a riflettere su probabili significati intrinsechi, come narratori di storie interne, come buttati lì, sceneggiati da protagonisti immobili e misteriosi come cocomeri-barche, ceste di frutta autunnale-covi di uomini, corpi femminili distesi quasi di cera, laccati come i nudi scultorei di Canova, onde smorzate di lucido.

Ortaggi, frutta, foglie, intrecci di stoffe e tendaggi si incontrano su queste grosse tele, dove lo spettatore può navigare senza soffermarsi mai totalmente in un punto, ma vagando sempre, incontrando qualora una ruvida, bucherellata buccia di cedro, qualora una forte punta d'aglio.

La luce è, inequivocabilmente, padrona assoluta, una luce interna e ben costruita, studiata nel particolare, per essere là, nero di vuoto, là, simbolo del divino, sulla scia del maestro Caravaggio.

Come un grido di opposizione ai falsi astratti che oggi dominano la scena artistica, (in questo non può che ricordarci la, forse più maestosa, pittura di Pietro Annigoni) l'iperrealismo di Ventrone ci chiama e ci fa fermare un attimo, ci chiama e ci fa riflettere sul lungo percorso dell'arte, o forse dell'uomo intero, che sì, continua a camminare in avanti, con nuovi mezzi, nuove esperienze narrative, ma sa guardare anche indietro, con malinconia e passione, con eleganza e verità.



C'è una donna con cappello e sciarpa che sbaglia piano, poi c'è un uomo che vive solo per il suo lavoro, che sbaglia cliente.

Due solitudini che si incontrano.

"Confidenze troppo intime" è un film di qualche anno fa, di Patrice Leconte, un interno psicologico, un gioco a due che travolge.

I dialoghi sono serrati, le parole scivolano libere e lasciano spiare, attraverso soggettive sensuali, lo sguardo e gli incontri, le occhiate, le scollature appena sfiorate;una versione occidentalizzata di "In the mood for love".


Lei, l'attraente attrice Sandrine Bonnaire, sbaglia campanello e invece di andare dallo psicanalista, finisce da un consulente finanziario, interpretato dall'attore Fabrice Luchini, qui negli stupendi panni di un uomo timidissimo.

Qui Luchini da' una prova attoriale unica, tutto è silenzioso, ordinato, sapientemente represso nella vita del protagonista, tutto segue regole precise, fino all'arrivo di lei.

Un thriller sentimentale potremmo definirlo,ma anche un gioco seducente che nasconde, comunque, l'impossibilità di lasciarsi completamente trasportare dai sentimenti, l'incapacità, voluta o meno, di osare, da una parte, mentre dall' altra nasconde il vissuto coniugale, che si è fatto abitudine fredda e sadica, egoismo sessuale.

Questo incontro casuale, quindi, è, un incontro di due solitudini uguali nella loro diversità, represse nel loro vero io, e sconvolte nel scoprirlo.

Il fascino, la trasgressione (anche sessuale) di lei compensano e travolgono l' ordine, la timidezza di lui.

E gli sguardi parlano di più, ma è solo in un momento che il protagonista ammette, di fronte al marito di lei "Sono innamorato", quasi per darci la prova del nove.

Qui la vita passa accanto a ognuno di loro e si sofferma, entra dentro, fa scatenare in lui la voglia, il desiderio di osare, di cercarla quando lei non c'è più, di cambiare vita, di rinnovare il suo studio, e in lei il sogno di aprire una scuola di danza classica.

E così, due solitudini si reincontrano.

Il profondo studio psicologico è l'elemento fondamentale e ricorrente nel cinema di Leconte, da "L'uomo del treno" a "Il marito della parrucchiera", giocare con due destini uguali e opposti ha sempre caratterizzato le sue pellicole. Leconte ci presenta i sogni di timidi e ordinati abitatori di questo mondo e i loro incontri salvifichi; identità che si scambiano e si fondono in un labirinto che tutti noi conosciamo bene.

Ancora di più ci fa pensare che siamo noi, artefici dei labirinti delle nostre vite, a chiudere, ad aprire quella o l'altra porta, siamo noi a strappare le corde che ci tengono stretti, noi, a denudarci e poi scappare via.

Qualcuno in un film diceva:" Che stupidi che siamo. Quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Quante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo neanche."


Ascolta il Video di Silvano Agosti  
"La tatuata bella a lavoro non ci va/ ha messo la camicia ma al lavoro non ci va".

Queste le prime parole della cover "La tatuata bella" dei Tre Allegri Ragazzi Morti, il cui video e' gia' disponobile su My Space.

Sul sito dei Tre, si puo' trovare anche un video nel quale il regista Silvano Agosti parla di noi, noi che al lavoro perdiamo piu' della meta' della nostra esistenza, noi, che forse siamo veramente gli schiavi di questo sistema, sottopagati e coinvolti in un circolo vizioso che rischia di farci implodere.

Silvano Agosti ci dice ancora una cosa importante: quanto tempo abbiamo per l'amore? Quanto tempo diamo spazio al fare l'amore? Lui ci parla di forse 8 ore al giorno..8 ore dedicate alla cosa che piu' di tutte ci fa alzare la mattina e dire IO CI SONO PERCHE' AMO.

La cosa peggiore, ci dice Agosti, e' che noi passiamo l'intera vita a lavorare sei giorni a settimana e crediamo che la nostra sia la migliore delle culture possibili, mentre e' forse la peggiore.

" Mi domando perche' un quadro di Van Gogh debba valere almeno settanta miliardi di euro mentre la vita di un essere umano ne debba valere decisamente meno, e non e' giusto perche' ognuno di noi e' un capolavoro inenarrabile" continua Agosti;"e quello che e' piu' mostruoso, e' che noi aspiriamo a leccare i pavimenti per avere uno stipendio".

Agosti ci paragona ancora allo schiavo, dice che noi tendiamo a difendere la figura del padrone di lavoro, poiche' questo e' l'atteggiamento tipico dello schiavo.

Guardiamo al passato come fosse una cosa lontana e finita, una cosa che non disturbera' mai piu' la nostra quiete piccolo borghese, perche' ora siamo noi i padroni.

Agosti dovrebbe parlare al mondo intero, a tutte quelle persone che magari pensano di poter vivere la propria vita in modo diverso, ma credono di essere uniche e per questo fingono di non sentire quel richiamo, che la tatuata bella ha seguito..

sito Tre allegri ragazzi Morti



Occhei, occhei, e' arrivata l'estate...e allora, non siete tutti felici e contenti?

Mio dio, siete stati tutto l'inverno a dire che freddo che fa e che brina che c'e', e che grandine che tira..e ora, che si puo' cuocere tranquillamente la pasta al sole, sulla spiaggia, proprio ora, vi sento lamentare delle temperature fuori dall'ordinario

Delle magliette immensamente bagnate di sudore, delle bottiglie d'acqua che non bastano mai..si, va bene, anch'io mi lavo due paia di magliette al giorno, anch'io mi sento frustrata perche' invece di essere immersa fra i delfini del Pacifico, mi ritrovo ancora qui, in citta' a dare gli ultimi esami

Bianca come un foglio di computer, e assolutamente priva di un qualche segno, simbolo qualsiasi, che faccia capire che sto appena entrando nelle vacanze.


Mah, non ci credo nemmeno io, in realta', non riesco a immedesimarmi nella massa di persone cosidette "in vacanza"..mi vedo meglio continuamente in treno, su e giu' a guardare l'orologio, su e giu' a pensare di essere costantemente in ritardo per una lezione, per il lavoro..ommioddio, una visione piuttosto stacanovistica della mia vita..una sorta di "Mobbing-mi piace lavorare"

Ma in effetti, credo che gran parte delle persone alla fine sia cosi', voglio dire, e' difficile pensare di dover stare a casa, di non dover lavorare per almeno un mese..praticamente ci identifichiamo totalmente nelle nostre attivita' lavorative, qualunque esse siano.

Il lavoro diventa noi e noi diventiamo il lavoro, come nel film di Charlie Chaplin.

Cioe' non sappiamo mai se stiamo uscendo per andare a lavorare o se stiamo uscendo per andare a casa da lavoro..questione interessante..volevo parlare di quanto e' bella l'estate, la natura rigogliosa, le onde del mare che si infrangono sugli scogli, e vado a parlare di quanto e' bello lavorare.

Strano segno, questo. Be', ma perlomeno lo ammetto, ammetto di non poter fare a meno di certe mie attivita' di cui poi, ho il coraggio di lamentarmi..tipo che la domenica devo andare a lavorare e non posso andare al mare

Tipo che sono sempre stanca..ma voi, provate a togliermi il lavoro di domenica, e io saro' una fanciulla perduta

Provate a togliermi gli esami che non mi fanno dormire la notte, e io saro' una ragazzina in lacrime

Ebbene si', oggi ho finalmente capito di far parte di quel clan che ho odiato sin dai tempi in cui ero una giovane adolescente squattrinata e felice, che viveva praticamente sulle spalle dei suoi, che si divertiva liberamente nelle sue vacanze, e che aveva la domenica completamente a sua disposizione...


Preghiera di un cane al suo padrone:

1. IO SONO IL TUO CANE E TU IL MIO PADRONE, NON AVRO' NESSUN ALTRO PADRONE ALL'INFUORI DI TE.

2. NON MI PUNIRE MOLTO TEMPO DOPO UN MIO ERRORE, NON RICORDERO' PIù QUELLO CHE HO FATTO!

3. IO SONO FELICE QUANDO TORNI A CASA, VORREI CHE ANCHE TU LO FOSSI!

4. NON LASCIARMI SOLO PER TROPPO TEMPO, IO NON RIESCO A CALCOLARE IL PASSARE DELLE ORE, E OGNI VOLTA CHE TE NE VAI PER ME è UNA TRAGEDIA!

5. LA MIA NATURA GIROVAGA FA SI' CHE IO AMI USCIRE ALL'ARIA APERTA, ESPLORARE LUOGHI NUOVI E VIVERE AVVENTURE DIVERSE, SEMPRE ACCANTO A TE!

6. IO HO COSTANTEMENTE BISOGNO DI ESSERE APPROVATO DA TE IN QUELLO CHE FACCIO, TU SEI IL PUNTO FERMO DELLA MIA VITA!

7. LA MIA VITA SARA' MOLTO PIU' BREVE DELLA TUA, E TU POTRAI RENDERLA MERAVIGLIOSAMENTE INDIMENTICABILE!

8. LO SAI CHE SONO CONTINUAMENTE BISOGNOSO DI ATTENZIONI, FACCIO UN SACCO DI BIZZARRIE PER FARMI NOTARE DA TE!

9. A VOLTE TI GUARDO INTENSAMENTE NEGLI OCCHI, CERCO LE TUE MANI, IL TUO VOLTO, MA NON POSSO PARLARE, NON POSSO DIRTI..

10. ..CHE TI VOGLIO TANTO BENE!            Qui gli amici animali del maialino



"...E l'oro dei loro corpi..", di quei corpi che sicuramente Gauguin avra' sfiorato in uno di quei suoi allucinatori viaggi in Polinesia.

Lui, che ha lasciato tutto, la sua vita borghese fatta di sicurezze, per immergersi in un mondo-Panama, Martinica, Tahiti, Isole Marchesi- lontano anni luce dalla sua casa.

Anche successivamente l'artista, forse mosso da un bisogno lacerante (nel 1889), fuggira' dalla sua famiglia verso il Pouldu, dove, influenzato da un certo misticismo, dipingera' "Il Cristo giallo".In quei giorni scrisse alla moglie:

" Sono sulle rive del mare, in un albergo di pescatori, vivo come un contadino, soprannominato Selvaggio".

Di li' a poco avrebbe volato su per il mare, incontrando il suo paradiso terrestre, i Mari del Sud, che lo avrebbero abbracciato fino alla morte.

 


I paradisi che dipinge appartengono ad un pezzo di storia formatasi intorno alla meta' del secondo millennio a.c. (Isole Marianne), dominata da popolazioni perlopiu'- cosi' apparvero ai primi europei- di cacciatori e raccoglitori.

E' in queste terre che il pittore raggiunge una maturita' di alto livello, una morbidezza che sicuramente lo avra' fatto innamorare di quei corpi ambrati, curvilinei e seducenti.

Avra' amato quelle popolazioni che cacciavano gli uccelli con i boomerang, si sara' vestito di tapa e avra' passeggiato a piedi nudi per foreste, avra' fatto ripetutamente l'amore con queste creature nude di sfarzo e libere nella loro femminilita'.

Avra' desiderato di morire e poi rinascere li' tale e quale, nudo fra le foglie nude, quel bambino neonato di "Da dove veniamo?

Cosa siamo? Dove andiamo?", quel fanciullo, piedi sulla terra, che coglie il frutto della vita, e lo mangia.

"I miei nudi sono casti senza abiti; a cosa attribuirlo se non a certe forme e a certi colori che si allontanano dalla realta'?"

"L'essenziale", dira' ancora l'artista "consiste precisamente in quello che non e' espresso"


Una settimana intensa, piena di emozioni che nessuno di noi si dimenticherà mai, quella che ci sta donando ancora per poche ore, Rock Fm. "Torneremo, in qualche modo riusciremo a tornare" ci assicurano le voci dei nostri speaker preferiti, ma il loro tono è sommesso, poco triste. Intanto gli ospiti riempiono il piccolo studio di Milano, ci fanno sentire la loro forza, il loro amore con le note, con la voce, la forza della diretta.

Nessuno ne parla, fuori, nessuno si stupisce, ma intanto un pezzo di libertà se ne va e ci lascia orfani in un mondo dove "uomo mangia uomo/cannibale mangia cannibale".

I Lacuna Coil ci raccontano di un altro mondo, gli Stati Uniti, "terra dell'abbondanza" per eccellenza, pullulante di emittenti radio di ogni tipo e genere.

 E l'Italia se ne va.

Ma l'ultimo spazio di vita di Rock fm tocca mille generi diversi- come è sempre stato del resto- dal progressive al punk più divertente e spensierato ( a questo proposito splendida è la performance dei Fire con Holli degli Shandon), c'è chi canta contro la mafia come i Firetrails (non credo di averlo scritto bene!) con la loro "Silent hero", chi, come Pino (leader del gruppo), ci ripete quanto l'Italia sia un paese di m...a, poi ancora Bugo, e la sua rauca voce anni Settanta..e Camerini, i Movida, i Ritmo Tribale, i Bluvertigo, i Tre Allegri Ragazzi Morti che regalano un vero e proprio teatrino dell'assurdo; Davide disegna accompagnato da una figura femminile che canta e suona ritmi e mondi sudamericani, ci preannuncia un po' del suo ultimo fumetto Très, come in trans (questo ce lo racconta la voce di Ariele) preso dalla musica, sua musa ispiratrice.

Il leader dei TARM ci dice che Rock fm rimarrà sempre nei nostri cuori, in chi l'ha faticosamente fatta crescere, in chi l'ha animata, in chi l'ha raccontata, in chi l'ha ascoltata.

E l'Italia se ne va.

Questo Paese a forma di stivale, tanto elogiato per il suo passato, rimarrà un paese di dinosauri?

La pioggia continua a scrosciare fuori dai piccoli studi di una piccola radio, che, forse,come nel film di Guido Chiesa "Lavorare con lentezza" rimarrà come un mito, figlia degli ormai morti e dimenticati anni Settanta; forse ce la ricorderemo per sempre e racconteremo ai nostri figli quella splendida storia che iniziava con "C'era una volta..
 


Cosa può voler dire per una, cento, mille generazioni di rockers, vedersi chiudere improvvisamente la più alternativa emittente radio degli ultimi quindici anni?

Ottusa mentalità piccolo borghese, ecco cosa può voler dire.

Commercializzazione della libertà.

Incomprensione e vuoto, banalità di un linguaggio comune che non può più comunicare.


Rabbia è quella che ci rimane, impotenza, incapacità di rivoluzionare un sistema che non fa altro che fagocitare la creatività, perchè pericolosa, perchè dannosa, perchè stimolatrice di rivolte emozionali, nonchè segno che le persone oggi, anche le più giovani ( a differenza di come la tivù ci vuol sempre dare a bere) riescono ancora a percorrere miriadi di altre strade non battute.
Rock Fm allora, chiude; forse di lei ci rimarrà quel prezioso dono di energia vitale, ma non sarà sufficiente.

Ancora una vittoria di parte, della maggioranza, di quelli che pensano per schemi preimpostati, di quelli che chiudono le porte, serrano le finestre, si tappano gli occhi, non sentono più.

Ancora una preoccupante vittoria che evidenzia il basso livello culturale della nostra società e di chi (con quali soldi?!) la continua a buttare nella spazzatura.

Max, Mox, Garavelli, Claudia e tutto lo staff di Rock Fm, grazie.

Grazie per aberci raccontato, con la musica, che un mondo diverso- lontano da visi di cera e culi per aria- è possibile.
Grazie per Eclettica, e le sue serate piene di poesia, letteratura, contorsioni sonore, distorsioni temporali.

Grazie per Easy Rider, grazie per la vostra simpatia, disponibilità nel mettervi sempre in contatto con il mondo, grazie per le vostre risposte sempre tempestive ai nostri messaggi, grazie per averci voluto bene, e curato e ascoltato.

Grazie per avermi fatto conoscere tanta musica, tanti mondi lontani.
Grazie e non dimenticatevi.......RESISTENZAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!       Qui i Dettagli


Joke Frima, 2000, olja, 75 x 50 cm


La banalità abita dietro casa, quanti maestri del passato ce lo hanno ripetutamente ripetuto!

Uno fra tutti, forse il mio preferito, Pasolini, che diceva "Bisognerebbe mangiarli i maestri"..effettivamente nel passato, gli antichi usavano divorare letteralmente i visceri dei grandi personaggi delle tribù importanti, oltre che dei loro nemici in segno di disprezzo..

La mediocrità, forse, è uno dei peggiori mali visibili nella nostra società, anche se sono sicurissima che sia sempre esistita, anche in quello che noi amiamo definire quel "passato" da elogiare..

La mediocrità sta in alcuni di quegli insegnanti che preferiscono imporre un genere, uno stile, come assoluto, la mediocrità sta nell'arte moderna.

Dal Novecento, ormai, dai primi Impressionisti, gli artisti hanno preferito adagiarsi completamente a questa figura dell'artista astratto, lontano da dogmi predefiniti, lontano dalla realtà, quindi, come tale, maggiormente capace di interiorizzarla, e quindi di esprimerla attraverso distorsioni a dir poco kitsch e pacchiane.

Basti pensare ai moderni installatori, così vicini alla tecnologia mordi e fuggi, così ignoranti e vuoti.

Ma per fortuna, continua a vivere quel gusto per il "bello sembra vero", in alcuni movimenti odierni come il Realismo Olandese, non a caso erede di quella cultura fiamminga, tanto famosa per la sua ricerca del vero, dal vero.

I maestri fiamminghi non ci insegnano a copiare per un mero gusto personale e piccolo borghese, ma insegnano a capire i meccanismi della natura, una fra tutte l'artista Joke Frima, formatasi in Olanda, studia e cerca di capire, in maniera quasi maniacale, la natura delle piccole cose, delle foglie, dei piccoli fili di erba, senza tralasciare una certa atmosfera fiabesca nell'uso dei verdi, negli sfumati.

Cosa rimane di un divertito excursus sull'arte di oggi se non banalità retorica? Questo ce lo racconta anche un'altra voce ancora troppo sconosciuta della videoarte come Alina Marazzi, già ricordata da me precedentemente, e incontrata proprio ieri a Pisa, per la presentazione del suo ultimo lavoro "Vogliamo anche le rose".

Cosa colpisce di lei se non la sensibilità e questo uso così fuori dai parametri ma profondo, della macchina da presa, un forte scarto emozionale che stordisce, una semplicità fuori dal comune che spiazza.

Cosa colpisce di queste nuove forme d'arte se non il loro drammatico isolamento dalle scene commerciali.


Buster Keaton


Emozionarsi e`ancora possibile, soprattutto se e` di "Film" che si parla.

Correva l'anno 1964, troppo tardi per quel cinema puro, ormai dimenticato degli anni Venti.

Invece Beckett tornava ancora a parlarci della vita, della morte, dello scorrere del tempo, dell'inevitabile destino comune a tutte le creature dell'universo, dello sguardo come feroce arma assassina, del mistero di un'ennesima attesa "godotiana".

Buster Keaton e' l'anziano signore emblematicamente paranoico, che ricorda quasi Villaggio nell'ultimo capolavoro di Fellini.

Si muove adagio in uno spazio nudo, povero-l'esterno di un palazzo, la sua casa- che va a pezzi; ricco, pero', di occhi che osservano e non lasciano fuga- il cane, il gatto, la finestra, lo specchio, il pappagallo, il pesce, le foto.

Casetti lo defini' un film sul mostrare, sul far vedere. Il cinema, punto.

Il cinema che si mostra come era agli esordi, ricerca, sperimentazione, introspezione e arte, arte, arte.

Forse prima che nascesse Moccia, si andava al cinema per immergersi e navigare in un mondo sommerso, un po' come nella sigla di "Fuori orario". Forse se ne usciva abbagliati e sbalorditi, forse confusi e innamorati, anche.

Forse quegli occhi di pesce, di gatto, di cane, di finestra, di foto ci fissano ancora, sbalorditi, ormai divenuti il Grande Fratello delle nostre aride vite, che solo i grandi hanno saputo sapientemente ritrarre; si pensi alle brillanti commedie del contemporaneo Alan Ayckbourn, i suoi dipinti sulla borghesia manierista ci fanno ancora ridere, a teatro, ma corrodono fortemente i nostri animi, quando, di ritorno a casa, ci accorgiamo che quella vita e' la nostra.

Ci ritroviamo in quel vecchio, allora, nell'anziano Buster Keaton che, impaurito cerca invano di fuggire da quell'occhio che attende di fissare, un giorno, anche i nostri sbalorditi occhi.


"L'Italia è un paese di dinosauri" dice la telecamera di Marco Tullio Giordana nel film "La meglio gioventù". "Se ne vada, vada via dall'Italia, vada all'estero".

Noi rimaniamo, invece, andiamo a votare pensando ai rivoluzionari del '48, alle lotte per il suffragio universale, ai tumulti del '68, alla democrazia in cui viviamo, a come è bello questo paese a forma di stivale, a quanto è bello essere famosi all'estero per la pizza,la pasta, il Rinascimento, Dante, Puccini, la carbonara, la mafia e Berlusconi.
The last but not the least.
Per un attimo penso anche al delitto Biagi.

Bè, forse non proprio una gran bella idea quella dell'omicidio, voglio dire.
Anche perchè il problema precariato non è stato risolto.
E se in questi pochi anni abbiamo, come dire, quasi sperato di poter sconfiggere questa pulce mortale, da tre giorni, ormai, siamo sicuri che questo sogno sia totalmente svanito.

E mentre qualcuno se ne va portandosi via quel pezzo importante-la sinistra- di un'intera storia della politica, ho come un timore freddo, quasi un presagio, che i libri hanno già raccontato tutto, che il passo all'indietro è inevitabile, sicuro.
Un viso ormai noto ricopre i nostri schermi, si parla di federalismo economico, di maniere dure contro gli immigrati, di favorire l'imprenditoria, di abolire l'ICI.

In "Joan Lui", qualcuno diceva "Senta, lei per caso, non sa dov'è l'Italia?" "E' questa l'Italia" "Ma va, l'han conciata mica male però" "Certo, è cambiata. Lei è da molto che manca?" "Io è da tanto. Io me la ricordo quando aveva la forma dello stivale, se lo ricorda?" "Ah..Ma allora è da molto!Adesso lo stivale non ce l'ha più."



Toccano
e fuggono via
lanciano petali di latte
dolciastri
poco freddi
che si vanno a posare
incantati
sulle foglie verdoline.

Come la chiamano...rugiada!

Ma le più piccole,
le foglioline più tenere
si affacciano curiose
allo sguardo severo di Sole,
abbassano il capo,
chiudono gli occhi
sotto la mano forte
accarezza i petali
strappa fuori un grido profumato,
e, poi d'improvviso
un ritmo scalpitante, un balbettìo irrequieto,
uno scampanellìo fatto
di pennellate dorate, di suoni
tribali di rosa, violetto,
bianco, arancio,
cremisi, indaco
uno scoppiettìo
pà!parapà!parapapà!
e gli alberi mordono il cielo
becchi d'uccello strappano raggi nomadi di sole
colline brulicano di risate
i fruscii delle divertite foglie
prima tenere
ora aprono la primavera
prima poco timida
violetto
bianco
ora curiosa
verde
indaco
arancio



Amare significa ..
La primavera che sboccia nel cuore freddo di queste giornate grigie e ancora immature
Amare significa..
Correre forte, e camminare lenti

Amare significa..
correre veloci e non arrivare mai, correre liberi e e non fermarsi mai..
Amare è una stazione in sosta su binari congelati
E' il tempo fermo e immobile,
pesantezza di corpi fragili

è il respiro che conosci quando vai giù, quando vai sott'acqua e credi che non ce la farai mai più a risalire, che morirai lì, nel mezzo di tutto quel gran celeste forte che ti fa male agli occhi

 

amare è cercare di scivolare lenti e invece stiamo andando velocissimi e ci sono ancora un paio di ostacoli laggiù, forse degli alberi, chi lo sa, ma ormai si va..

Amare è non voltarsi, no, perchè sta cadendo qualcosa e si romperà definitivamente, e non ci sarà più
Amare è aggrappato su un cucuzzolo lassù, lo vedo poco, sì, ma quando cade fa un boato che mi spacca le orecchie

Amare è cadere con la neve d'inverno, come essere di latte e fango, composti chimici che si impastano
pezzi di terra, pezzi di mare e di onde grezze che sbattono e fanno male.

Amare è la terra
amare è il fuoco
amare è l'acqua che si è fatta vento, ora la vedi, ora non c'è più



Pare che tutto quel grande sparlare sull'eliminazione delle taglie 38/40 dalle sfilate di moda, almeno in Italia, non sia sfociato in niente.
Come se niente fosse mai accaduto.

Noi continuiamo ad accettarlo, silenziose, forse speranzose.
Gli stilisti intervistati continuano a dire che no, non è vero, il mercato della moda si sta muovendo, da che parte, non si sa.

Essere una 44, è essere protagonista di un quadro di Botero.
Vecchia storia.

Dove è andato a finire quel desiderio spasmodico che le nostre antenate nutrivano, di essere libere, libere di gridare la propria libertà, sfilando per le piazze, libere di indossare i pantaloni e di mandare a quel paese i maschi?

Dov'è, quel senso di onnipotenza uterina, di unione, di solidarietà femminile?

Il corsetto, tanto odiato dalle nostre tris-nonne, è stato messo al rogo agli inizi del Novecento, le sue ceneri non gettate, ma divorate da questi manichini informi che occupano la prima pagina di riviste e quotidiani che noi, le nostre mamme, le nostre figlie compereranno domani, d'uscita da scuola.

Dove è andata la nostra voglia di lottare?

Dietro il mito di false icone di simpatia come le ultra gettonate Michelle Hunziker e Ilary Blasi..tanto per citarne due...
Regine del gossip di provincia, quello che ci fa sedere dal parrucchiere a dire "Quelle tette le voglio anch'io; sì, ma lei è bella e intelligente".

Sono contenta però, che registi come Alina Marazzi con il suo ultimo "Vogliamo anche le rose", continuino a gridare al mondo, il posto che tutt'oggi occupiamo nel mondo.

Enrica Re, per la rivista Film TV, intervista la Marazzi:"A vedere queste immagini ora, sembra che l'Italia non sia mai progredita o peggio, che sia tornata indietro", Alina risponde:"In effetti, sì, quello che sta accadendo in questi giorni è abbastanza sconcertante. In un certo senso le trasformazioni che sono avvenute in quei decenni ('60-'70) sono enormi, ma forse intimamente ci vuole molto più tempo per riuscire ad assimilarle".

Enormi, sì, ma il tempo, sarà sufficiente, o meglio, ne esisterà di tempo sufficientemente lungo per assimilare, o anche allora, per gridare come facevano le giovani sessantottine "Io sono mia"?



Il nero è considerato il non colore per eccellenza come il bianco, ma, a differenza di questo, il nero assorbe tutti i colori.

Non a caso sono proprio i buchi neri quei corpi celesti capaci di ingurgitare tutto ciò che è materia e di portarla via lontano , oppure, forse, di crearla comporne di nuova..questo gli scienziati non sono ancora stati capaci di spiegarcelo.

Il nero è quel colore che può parlarci di morte, di lutto ma può anche rappresentare la vita e la prosperità come per le tribù Masai del Kenya e della Tanzania, poichè esso è associato alle nuvole che portano la pioggia.

Nei riti di cromatoterapia dell'antico Egitto (2800 a.C.), il nero rappresentava le trasformazioni eterne, le trasmutazioni dell'essere.

Forse noi non ci ricordiamo quell'involucro denso che ci proteggeva nel grembo di nostra madre prima della nostra nascita.

 

Regnava l'oscurità allora, i nostri occhi immersi nell'ombra, ancora non riuscivano ad immaginarsi l'infinita gamma di colori che di lì a poco avrebbe "toccato".

Ed è il punto nero l'origine del nostro Universo, quel punto (forse la bocca di un buco nero?) in cui tutto era concentrato e aspettava di esplodere.

I nostri pensieri, sogni, desideri, fantasie, aspirazioni, erano tutti racchiusi lì, dentro quel piccolissimo punto senza dimensioni.
Poi l'esplosione. BUM!

E quel piccolo puntino nero decide di vomitare tutti quei colori che custodiva da sempre.
Allora a quel punto dà vita alla vita. Improvvisamente.

Lucio Fontana nella sua opera "Concetto spaziale", agisce direttamente sulla tela, ferendola.
L'artista porta alla luce una terza dimensione.
Lo spettatore si trova davanti a tre solchi neri su una tela rossa, e il senso di mistero è assoluto, intenso. Il desiderio di oltrepassare la tela, di penetrarvici attraverso è totale.

Quelle tre ferite nascondono, forse qualcosa di inaccessibile, di misterioso.

E' un nero notturno e primordiale , quello che sempre avvolge i videoambienti e le videoinstallazioni di Bill Viola.
Nel suo ambiente interattivo "The tree of knowledge", lo spettatore penetra in un corridoio completamente buio, per avvicinarsi, piano, all'immagine di un albero, che grazie a dei sensori posti ai lati del corridoio, invecchia all'avvicinarsi dello spettatore.

Entrare in un'opera di Viola equivale, quindi, ad annullarsi completamente, ad entrare in un nero profondo che ci fa dimenticare chi siamo, la nostra vita, i nostri ricordi. Chiudiamo tutti i nostri accessi al mondo esterno e diventiamo qualcos'altro, dei buchi neri capaci di generare nuove esistenze.

Nero è anche ombra, mistero, come nei primi film del periodo Espressionista, uno fra tutti "Il gabinetto del dottor Caligari", in cui le ombre scure rappresentano il male, la parte negativa dell'uomo, così come nel cinema noir, l'ombra viene associata all'assassino.
Nero è anche eleganza, soprattutto se è di moda che si parla.

Philip Treacy ha trasformato l'arte in cappello, come il suo Miracle della collezione primavera-estate 1993, realizzato in pizzo, perline di giaietto, filo metallico, tutto di nero. Quest'opera sembra pensata per un'entità eterea, una Madonna fiamminga immortalata nell'annunciazione dell'angelo, in un nero che ricorda la verginità, la purezza, l'eleganza.

Nei suoi cappelli-scultura, Treacy usa anche materiali assolutamente impalpabili, come in uno dei suoi cappelli realizzato nel 2000, ed esposto in occasione dell'evento fiorentino Contromoda; la rete di seta, chiaramente di colore nero, è la protagonista di questo accessorio, in cui il colore domina e diventa una nuvola evanescente, come piume di un uccello, s'innalza privo di peso, tocca l'aria, fa un volo leggero, e poi sfiora la nuca di una qualche angelica creatura.

Lo stilista Issey Miyake, invece, decide di modellare il nero, come creta, come carta, come corpo, lo rende antropomorfo in uno dei suoi abiti Mantis, relizzato in poliestere ad armatura tela; il colore, qui, diventa un insetto misterioso che si aggrappa alla "vittima", snodandosi e avvolgendosi con virtuosismi sinuosi.

E' poco prima di salire sul palcoscenico, poi, che il nero avvolge i pensieri dell'attore; egli perde per un attimo coscienza, poi si apre il sipario, ed ecco comparire, piano, piccole forme viventi come bassorilievi iniziano a narrarci una nuova storia; piccole figurine di carta vengono così, partorite dalle tenebre, come mosse da fili invisibili escono leggere e irradiano la scena.

Il nero è attesa.
Attesa di un accadimento.
Attesa di una luce.

Il nero è attesa di un tutto, di un infinito che non vuol farsi scoprire.
Il nero è attesa di un tutto che si nasconde e tace.
Il nero è libertà di esistere, libertà di trasformare un niente in tutto, è scoperta.
Il nero è una stanza vuota.
Il nero è una stanza piena.
Il nero è chiudere gli occhi e non esistere più.
Il nero è sognare di esserci, giocare a non esserci più.
Il nero è quando tratteniamo il respiro e scendiamo giù sott'acqua.

Il nero colora la notte, la rende scenario di mille avvenimenti: la luna fa capolino un po' timida, talvolta decide di coprire una parte di se di scuro, anch'essa, invita le stelle a farsi spazio, chiede loro di affacciarsi e ballare, roteare, rivestire il mantello notturno di romanticità, e il cielo da' loro il permesso, un po' vanitoso, un po' divertito.

Il nero un giorno avvolgerà i nostri corpi, silenzioso accompagnerà i nostri occhi all'unisono, ci lascerà viaggiare attraverso quel tutto-niente che non conosciamo, ci dirà qualcosa, o forse no, poichè egli, anche allora, sarà silenzio, pace, nulla.

Intanto, penetriamo la notte, e ci facciamo penetrare da essa, ci svestiamo di tutto, ci vestiamo del niente, e poi giù, siamo figurine scure, siamo figurine nere.

Sembra vero
ma è solo il nero
salta su
e diventa blu
si appende a un gancio
è già diventato arancio
d'improvviso si perde
ma non stavamo parlando del verde?
lo tolgo dal fornello
e gli rimetto il suo mantello
lui corre a coprire le stelle
e grida "quanto siete belle!"
ora il nero è ritornato
e tutto il mondo finalmente gli è grato.


Grandi e piccoli ormai sanno, tramite leggende metropolitane e non, che i panini del Mc Donald sono i peggiori che la storia della gastronomia abbia mai conosciuto.

Sebbene qualcuno abbia perfino pensato di farne un film documentario a riguardo.
Ma il vero documentario siamo noi, che una volta terminato il nostro panino, non riusciamo a muovere passo per ore e ore.

Confesso che ogni volta che do' un morso a quegli ipercalorici mattoni, ripenso immediatamente al girone dei golosi nell'Inferno di Dante, mi vedo lì a rigirarmi nuda nel fango, alla ricerca disperata di un Crispy Mc Bacon..

Sì, lo confesso, ho appena divorato un Big Mac e il godimento è stato massimo.

 


Tutta quella mitica salsina che scivola giù per le dorate collinette di pane(?) spugnose e soffici, tocca appena le mie labbra ed è subito estasi catatonica, delirio dei sensi, crisi mistica (dove sono? cosa sono?)

CRUNCH- un cetriolo , e penso agli OGM ai grassi insaturi, al colesterolo che vola alle stelle, alle mucche che pascolano per i prati tutte uguali, ma il mio gesto è deciso e pieno di desiderio

SLAP- la maionese che cola, e io che le evito tragiche cadute sull'insalata.

CHOMP- il panino si gonfia in bocca e per poco perdo i sensi.

SNIFF- il piacere è multisensoriale, al gusto è associato l'olfatto a cui si lega poi la vista, quei panini sembrano sculture, pitture impressioniste, colori decisi, pennellate dense di giochi chiaroscurali.
Il mio ES è al massimo grado di piacere.

Il mio SUPER IO mi guarda disgustato, accenna un cenno di disprezzo, ma i miei sensi sono troppo occupati..



Ci sono delle epidemie che troppo tardi vengono scoperte.

Si, signora, posso tranquillamente diagnosticarle il morbo SHOPAHOLIC.

Non si erano ancora accorti che certi atteggiamenti consumistici- tipicamente femminili peraltro- sconfinavano nella pazzia?

Nel libro "I shop therefore I am", la dottoressa April Benson tenta di dare una sorta di cura, REHAB, per tutte coloro che si sono accorte di aver spolverato la propria carta di credito.

E non e' solo uno shopping legato ad abbigliamento, bijoux, scarpe, make up, ma un fenomeno che riguarda anche libri (soprattutto per chi e' schiavo del bookcroossing, e dvd, musica, gadgets.. oltre che l'ormai conosciuto cibo.

Comprare, spiega la dottoressa Benson, acquistare, possedere oggetti, e, talvolta fare un mix di questi, stimola nell'organismo la produzione di dopamina e serotonina, che inducono ad uno stato di euforia simile a quello delle droghe.

Lo shopping sfrenato, allora, si puo' considerare una patologia psichiatrica?
Si, risponde la dottoressa Benson, sia che esso riguardi prodotti d'abbigliamento, sia che riguardi altri oggetti comuni.
Si stima, tra l'altro, che almeno un 6% della popolazione americana soffra di questo disturbo.

C' anche, comunque chi, come la dottoressa Willis, afferma che "Il consumismo in se' non ha niente di sbagliato. Comprare e spendere sono attivita' normali, e persino piacevoli. Da secoli la piazza del mercato e' stata il cuore della vita sociale."

Certo, lo sappiamo, ma, comprare per necessita' e' un conto, comprare per passatempo e' un altro.
Eppure la storia ci racconta che questa epidemia non e' poi cosi' recente.

Elisabetta I, la regina vergine piu' famosa della storia, possedeva, secondo un inventario del tempo, 100 abiti lunghi, 102 vestiti francesi, 67 negligees, 99 vestaglie, 127 mantelle, 125 sottovesti, 85 camicie, 56 gonne, 126 tuniche, 18 mantelli e 136 corsetti.
Senza contare, poi, lo sfarzo invidiato da tutta la Francia, della giovanissima regina Maria Antonietta, che lancio` la moda dell'abito a' panier completo di pettinature a' la Belle Poule, chemise a' la Reine, ventagli in legno di hinoki, di avorio, collezioni infinite di gioielli e accessori, che fecero andare in fallimento l'intera Francia.

Un disturbo tipicamente femminile, oseremmo dire...

Oggi le nuove icone, o per meglio dire, le piu' famose affette da questa malattia sono Paris Hilton, per esempio..
Ma perche' proprio noi, le vittime predilette di questo morbo invisibile?
Perche' quando si parla di SHOPPING si parla di donne deliranti ?
Perche' al telegiornale, quando ci sono i saldi di fine stagione intervistano sempre e solo noi?

Sono state le nostre antenate, forse, a trasmetterci questa tremenda malattia, si, proprio loro, che spesso, come la povera Penelope, si ritrovavano la sera a casa (una caverna nell'era preistorica) da sole ad aspettare il ritorno di "coloro che dicevano essere andati a caccia" (di chi si sa bene) e che, per allietare quei momenti di solitudine e vuoto, decidevano di tessere e cucire abiti, o magari rimpinzarsi di bacche selvatiche..aspettando il ritorno di coloro che qualcuno ha voluto definire CACCIATORI, di chi, di che cosa, ancora la storia non ha voluto svelarcelo..



Un attimo.
Vedo la copertina di Amica di gennaio con il giornale delle sfilate incluso, ed è subito palpitazione al cuore, delirio psicotico, pazzia totale. Lo compro.

E' un attimo.
Cioè, ma vi sembra normale ?
No, voglio dire, sono proprio fuori di testa...

Una pazza vagante che si fa colpire da convulsioni deliranti solo alla visione di un semplice cahier des dèfilès.

 

Io vi chiedo perdono ma, cioè, tutto è grigio, freddo, un puzzo di smog che mi carbonizza i polmoni, come faccio a resistere a quello stupendo e multicolorato cahier primavera-estate 2008, che quasi come un quadro impressionista mi preannuncia gli alberi in fiore, i frutti gialli e maturi, il profumo del mare, il sole che brucia, la pelle abbronzata, il sapore d'estate?

Già le collezioni"cruise" di Dolce e Gabbana, Gucci, Blumarine etc. ci avevano fatto sognare vacanze su isole sperdute, baciata dal mare,quindi, perchè non cedere alla tentazione di comprare un "documento d'estate"?

La vetrina Miu Miu ha, comunque, accompagnato queste mie giornate piovose, con quelle bellissime scarpe rosa pastello con listino a fiore e tacco imbevuto di pietre preziose, che è luce per i miei occhi...

Ma le danze si aprono con fiori e splendide corazze neo gotiche firmate Balenciaga; tessuti impregnati di gigantesche rose color magenta, come pennellate impressioniste, fanno vibrare gli abiti come fiori primaverili.

Più fiabeschi e naturalisti i fiori di Cavalli, più figurativi, e brillanti nei colori sempre magenta, viola, vermiglione.
Il pop continua a dominare sulle passerella di Versace.

Senza dimenticare i pantaloni rigorosamente over size e a vita altissima proposti da Diesel, hip hop per Limi Feu, sinuosi per Calvin Klein.

Jil Sander continua a proporci una linea dritta e over size,geometrica nelle forme e monocromatica.
L'eleganza del bianco e nero torna a farci visita, dagli anni '40, come per Ralph Lauren, dagli anni '60 come per Gucci, o da mondi sconosciuti come nei violini-scultura per colletto, proposti da Victor & Rolf.

Non dimentichiamoci, poi, certe rivisitazioni maschili, etniche e orientaleggianti.
La cintura-bustino continua a rimanere un must di stagione.

Un 10, come sempre, alla frizzante vitalità, creatività e giocosità di Issey Miyake, e alla stravaganza di Junia Watanabe.

Per chi, ancora, ama farsi notare, questa primavera estate sarà scoppiettante di colori fluorescenti( come in Jil Sander), da rispolverare i vecchi accessori della nonna, cinture fai-da-te e tanti, tantissimi, fiori



E' bello vedere che il Natale si sta avvicinando, le lucine che percorrono le strade delle nostre città, questo clima pacato e gelido che ci avvolge dalla mattina e che non ci fa articolare bene le mani, le labbra.

E' bello svegliarsi e sgranchirsi appesantiti, pensando che i nostri panettoni preferiti ci aspettano, silenziosi dentro le nostre dispense.

E' bello fare il presepe, scegliere con cura i personaggi e disporli geometricamente per sentieri immaginari, vicino a corsi d'acqua fatti di specchio, sotto a montagne di cartone.

E' bello aspettare la neve, che tanto fino a febbraio, magari non cadrà, ma l'attesa è sempre piacevole..

 

E' bello pensare ai regali, non tanto come pensiero legato al denaro, quanto come dimostrazione, piccola, d'affetto, come un divertirsi a scegliere, magari anche a creare qualcosa con le proprie mani, così, per diletto.

E' bello pensare al menù da fare, incavolarcisi anche sù perchè il pesce l'ho già fatto l'anno scorso, ma il caviale no, ma la bistecca è più buona, ma costa troppo, allora, facciamo un antipasto abbondante, oppure un primo leggero, oppure...

E' bello staccare un po' e occuparsi di cose più semplici e divertenti, una volta l'anno...

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nome: Camelia

oggetto: X Simona, in risposta al ultimo suo post.Grazie

testo: Cara Simona, dici ” E' bello staccare un po' e occuparsi di cose più semplici e divertenti, una volta l'anno...”
…..e cosa oppure chi ci impedisce a farlo più volte al anno oppure tutte le volte che abbiamo la voglia di festeggiare oppure semplicemente divertirci, stare insieme in allegria con le persone care e non solo?Non per caso siamo noi che vogliamo legarci dentro gli schemi contrafati di un sistema che vuole inquadrarci come il pesce al fine anno? L’inverno e bellissimo, il fredo che ci avolge però che ni trova preparati nei nostri vestiti caldi e morbidi.Il viso rosso dal freddo che ci da l’aria di ragazi sbarazini, godere dal caldo delle nostre case, quella sensazione di bennessere invernale che arichisce però che molte volte si da per scontato.

Ricordo quando stavo davanti alla finestra la sera ad osservare i fiocchi di neve cadere soto la luce arancione dei lampioni lungo la strada di fronte al palazzo, quella furia dolceastra e gioco danzante di grandi stele bianche e lucente.
Quelli inverni fredi con giaccio lungo il quale patinavamo a gara, slite a gogo e voci dei bambini spensierati che non guardavano la forma ma erano loro, ognuno con la sua identità, sì, ricordo la mia prima bambola, l’unica bambola che veramente ha significato qualcosa e che a distanza di più di trenta anni mi dona gioia, farmi tornare tutte le volte a rivivere ogni volta bellissime emozioni. Quello sì che bel regalo, un unico regalo che con il suo ricordo mi regala tutte le volte cose nuove.
Non per caso oggi volendo donare gioia si ha il effetto contrario?
Parenti ed amici, come ad un segnale invadono le stanze dei ragazzi con giocatoli vari, a tal punto che il povero bambino non possa apprezare il vero”gusto” del regalo. Non vi sembra anche a voi un controsenso?
La cosa ancora peggiore e quando si pensa che si possa comprare un bambino con dei regali, compensare il AMORE che a parole semplici oppure solamente riferito al tempo passato INSIEME al proprio figlio, può essere un regalo senza prezzo e molto vivente da ricordare……….
Il tempo oggi va troppo veloce, ormai molti bambini invasi dei giocatoli sono diventati genitori e invadono I loro figli come erano invadati loro, il tempo va troppo veloce per osservare quelle stelle che sono dentro gli occhi dei bambini che crescono in un mondo dove loro sarano segnati del abbitudine dei grandi, almeno fine che sarano loro a decidere cosa si promuove male…..
Oggi non apro le persiane, qui non nevica, e se lo fosse, domani troverò una coperta bianca che darà al giorno il vero significato del inverno.
Il solo pensiero mi fa sorridere, ma se non lo fosse, porto sempre con me tutti gli inverni visuti che sono più belli di quelli delle favole.


Condivido con te Simona e con ognuno di voi che legete, la meraviglia di osservare un fioco di neve da vicino, il mio saluto per oggi.
Camelia


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Ci sono delle passioni che volano, si dileguano nel giro di una notte.

Poi ci sono delle passioni che avvolgono il cuore in profondità, ma noi, chiaramente non ce ne accorgiamo, perchè dobbiamo prendere il treno che è in ritardo, cucinare per chi torna stasera affamato, finire di studiare l'ultimo capitolo.

Ma lui è lì, fermo e pronto a sorprenderci quando meno ce lo aspettiamo.
Il palcoscenico.

Parola forte per chi ha, qualche volta, provato quell'ebbrezza tiepida e misteriosa che ti fa sudare le mani, tremare le gambe, poco prima di salire sù, le tue battute..le ho dimenticate.. e invece, no, sono pronte a uscire ancora più energiche di fronte a un pubblico invisibile.

"La prima volta fa sempre male, la prima volta ti fa tremare" cita la canzone dei Tre Allegri.
Ed è bellissimo.

Tutto esplode, ruota il mondo intorno, la propria voce, il proprio corpo, tutto è in delirio onirico.
Qualcuno diceva che la bellezza di recitare sta nel fatto di poter essere completamente, liberamente dei folli, non ci sono restrizioni, istituzioni, comandamenti, Super IO, siamo nudi, crudi, puttane, assassini, autistici, miliardari, poeti, innamorati, siamo tutto, siamo il NULLA.

Siamo figure scolpite sotto le luci, che viaggiano nello spazio, riempiendo vuoti, svuotando pieni.

E poi c'è un'energia, che fa quasi paura, c'è veramente paura di esplodere in mille pezzi..

Poi l'esplosione avviene davvero, catartica, avviene.
E siamo pronti per il prossimo copione..


A chi crede che il fumetto sia solo Topolino, Pratt, Manara e pornografia varia, il fumetto si prende la sua rivincita con mitici autori italiani e non, che di storie vere e struggenti sanno parlarci.

Chiaramente il mio viaggio parte all'età di 15 anni, quando, per merito di una mia cara amica, sfoglio per la prima volta Fregoli di Davide Toffolo, edito dalla Kappa.

Ci metto un po' per metterlo totalmente a fuoco, ma sento che c'è dentro qualcosa che va oltre le solite storie manga da bambine. Dentro c'è tutto il mondo dell'adolescenza, amore, sessualità, paura di crescere, paura di sentirsi soli.

Il salto, poi, è immediato verso artisti come Mattotti, autore, tra l'altro di locandine di film, come Eros, nonchè di romanzi intensi come "Il rumore della brina". Il segno di Mattotti è incerto, vicino alla grafica, sembra cerchi sempre la forma perfetta, tutto è vibrante, i dialoghi non sono mai indispensabili.

Dalla mia mitica Toscana arriva anche un artista timidissimo di nome Gipi. Quando l'ho visto la prima volta, quasi mi ha fatto paura, capelli sparati, sguardo cerchiato, un'aria punk '70, che mi ha subito affascinata.

Gipi utilizza molto l'aquarello; le sue storie sembrano ricalcare quei film di Pasolini sulla periferia giovanile, il segno è rapido, quasi nervoso, diretto.

Gabriella Giandelli, invece, viene dall'accademia d'arte. Anche per lei i dialoghi non sono così necessari, i suoi personaggi, come nel bellissimo "Internae", vagano in dimensioni soprannaturali come fantasmi, osservano il mondo dei vivi, entrano nelle loro emozioni..il tutto guarnito da un segno più pulito e rotondeggiante, che tocca il naìf, ma delicato e morbido, quasi da bambina.

Poi ci sono artisti ironici come Laura Stroppi, profondi come Otto Gabos, e, comunque, il mio consiglio è quello di consultare qualsiasi cosa edita dalla Coconino Press, che di arte del fumetto, se ne intende parecchio.



A noi donne piace soffrire d'amore.
Vecchia storia.

Ci piace farci del male, punto. L'amore non sempre c'entra, a volte è solo questione di dolore, forse perchè sappiamo di avere una soglia nove volte maggiore rispetto a quella degli uomini.

Forse perchè siamo semplicemente masochiste, ma Benigni, ieri sera, in una delle sue serate di poesia, rileggendo il quinto canto dell'Inferno, ci ha ripetuto parole sull'amore, che ormai nessuno ricorda più.


Ci ha detto che, sì, tutti soffriamo d'amore, che l'amore è una delle sofferenze più antiche del mondo, e ce lo ha detto rileggendo quel fenomenale verso di Dante, in cui Francesca dice:- Amor, ch'ha null'amato amar perdona-.
Ce lo ha detto con il suo inconfondibile sorriso.

Ci ha parlato di alcune figure mistiche come la Madonna. Lei, giovane fanciulla di soli sedici anni, che ha saputo dire Sì a qualcuno di grande, senza battere ciglio, fedele, completa.

Lei, che in un modo o nell'altro ha cambiato in parte il ruolo della donna, da serva del suo signore futuro sposo, a libera creatura umana posta di fronte alla libertà di dire - Sì, lo voglio-. Nessuno si sarebbe mai fidato di una voce sconosciuta, che dice, Dio ti ha scelta, rimarrai incinta, e soffrirai. Ma lei dice Sì. Forse perchè è innamorata, e lo è, certo. Non le fa paura dover soffrire, poichè è troppo felice, adesso per pensarci.

Benigni ci ricorda ancora qualcosa che noi non ricordiamo più. Nessun tipo di amore è mai sprecato. Quante volte ci diciamo, perchè innamorarsi sempre dell'uomo sbagliato e soffrire..a che serve?

Benigni invece, attraverso le parole di Dante, ci rammenta che tutto questo amore ritornerà in un qualche modo a noi, poichè solo il fatto che questi esiste, è la prova di qualcosa di più grande.

Bisognerebbe urlarle per le strade appena alzati, queste cose, quando aspettiamo il treno, prima di coricarci, quando andiamo a lavoro.

Forse Benigni ha regalato dei sorrisi ieri sera, dei GRAZIE, che vorrei pubblicamente dire. GRAZIE Roberto, per averci ricordato quanto sciocchi e superficiali siamo, quanto distratti e insensibili viviamo. Una Risposta a Simona


Il cinema, fortunatamente non è fatto solo di Hollywood, Brad Pitt, blockbuster e colossal, ma anche di strane, piccole creature (terrestri) che si cimentano in storie dell'altro mondo.

Un bell'esempio è dato dal Festival dei Popoli, che anche quest'anno Firenze ha organizzato.
Incontri sul cinema indie, sul documentario d'autore.

L'accesso è semplice: 5 euro per l'abbonamento sfruttabile per ogni occasione durante il festival.
Il mio primo incontro è stato venerdì 16 novembre con "Comrades in dreams" di Uli Gaulke (2006).
Sono arrivata nella sala del cinema Gambrinus, senza molte aspettative, stanca, ma serena.

E "Comrades in dreams" mi ha ripagata con 102 minuti di viaggio ininterrotto che il cinema, inteso proprio come pellicola cinematografica, compie nel mondo, il suo raggiungere territori così lontani, così ,uniti.

Dalla Corea comunista all'India tradizionalista, passando per luoghi ignoti negli Stati Uniti, attraverso i deserti del centro Africa.
Tutti i protagonisti di questo viaggio inedito accomunati da una stessa passione:il cinema.

Piccole sale cinematografiche allestite sotto le stelle, regalano sogni alle persone.
Il cinema fa dimenticare la fame, la guerra, regala un attimo di felicità.
Il cinema.


Tanto si è parlato in questi tempi di magrezza, anoressia, e basta con le modelle ossute, bisogna cambiare le regole, facciamo qualcosa, cambiare leggi,..e poi?

E poi, come tutte le settimane, compro il giornale e tutto è come un vecchio, remoto sogno.

Ci sono, comunque modelle ossute a reclamizzare la macchina, il frigorifero, il cornetto al cioccolato, il water.
Bè, le cose non possono cambiare così, da un giorno a un altro...

E se invece potessero?
E se potessero con la stessa velocità con cui viene approvata una nuova tassa, un licenziamento, un asilo politico, una condanna a morte?

Bè, allora forse, vivremmo in un altro pianeta.
E se questo altro pianeta potesse materializzarsi proprio ora, in questo istante, in questo luogo?
...
Perdonatemi, davvero, stamani sono proprio sconnessa con il mondo...


Junya Watanabe

Potrebbe essere la nuova stella dell'arte dell'abbigliamento insieme a Hussein Chalayan.

Poco tempo fa ho sentito la profonda necessità di entrare in uno di quei negozi d'elite, giusto per tastare, palpare, spremere uno di quei stupendi guanti applicati ad una gonna di Comme des garçons.

La sensazione è stata disarmante.

Mi è venuto in mente l'assaggio della madeleine descritto da Proust.
Una scintilla di mille ricordi.

Fortuna che quest'anno Firenze ha deciso di dedicare una bellissima mostra, Contromoda, a questa forma d'arte.

Lo spazio di Palazzo Pitti accoglie, con apposite sezioni, alcuni itinerari: concetto, forma, materiali, costruzione.

Nessuno di questi itinerari potrà rimanere indifferente allo spettatore.

Soprattutto, quando di grandi artisti del tessuto- e non- si parla.

 

Se dovessi io stessa dare un premio per originalità e splendore, lo darei a Comme des Garçons, che fin dagli esordi ha goduto di artisti eccezionali, quali Rei Kawakubo e Junya Watanabe.

Uno fra gli abiti più curiosi della mostra è la mantella e gonna di Rei Kawakubo per Comme des garçons della collezione p/e 1997.

Il duo è come una candida nuvola, dato dalla gonna gonfiata e realizzata in carta a macchina con supporto di tessuto in plastica.
Uno spazio da sogno è riservato ai cappelli scultura di Philip Treacy, icona, ormai a tutti gli effetti.

Nella zona COSTRUZIONI si trovano opere di straordinario effetto come QUEEN di Issey Miyake e Day Fujiwara (p/e 1999). Il telaio dell'abito viene realizzato completamente al computer senza l'uso di ago e filo.

La cliente che acquista QUEEN, non ha che da tagliare la stoffa seguendo le perforazioni e ottenere abiti e accessori capaci di adattarsi ad ogni forma.

Colpiscono, ancora, alcune architetture come la giacca e gonna di Rei Kawakubo (p/e 2005).
Kawakubo, qua, oltre ad usare un'imbottitura in poliuretano per la giacca, che la rende rigida e gommosa, accentua l'impressione che il completo sia solo un modello, con l'ausilio della mussola.

Gli abiti a tutto colore non mancano, poi, come i due abiti di Emilio Pucci e il completo, semplice nelle forme, di Rosita e Ottavio Missoni.

Nell'itinerario FORMA si possono ammirare stupendi abiti vaporosi anni '50 di Gilbert Adrian, Christian Lacroix, Thierry Mugler.
Non manca l'abito da "business woman" di Giorgio Armani, e il minimal chic di Dolce e Gabbana.

Il tocco finale non può che essere dato dal maestro del vintage, Martin Margiela.



Certo che, a vedere tanta bella gente tutta vestita uguale, forse per appartenere a qualche tribu' misconosciuta, viene un po' di tristezza.

Fortuna che il vintage torna, di tanto in tanto a farsi sentire, e io lo ascolto felice; oprattutto ci sono dei negozi qui a Firenze che non smentiscono mai il loro stile decisamente eccentrico e glamourous..

CERI VINTAGE è uno di questi, scoperto un po' per caso un po' per desiderio, passeggiando per Via De' Serragli, mi ha colpito questa vetrina cosi' pazzamente anni '60.

Dentro poi c'è di tutto, dalle riviste delle nostre mamme, a stupendi stivaletti ottocenteschi, usati e non, classici neri con i bottoncini al lato della caviglia.


Vastissimo perfino l'assortimento degli abiti che percorrono gli anni '50,'60,'70. In più, oggetti militari-magari meno affascinanti-borse, oggettistica.

Ho fatto un po' di pubblicità, è vero, ma ne vale sicuramente la pena, come del resto, se vi trovate a Pisa, vale la pena visitare e alleggerire il proprio portafoglio al mitico GATTARANCIO, no, la via non la ricordo, so solo che è vicinissimo alla facoltà di Lettere e che ha una esposizione di oggetti di abbigliamento, scarpe, borse e quant'altro, da perdere la testa, senza contare che è accessibilissimo a tutte le tasche!

Che dire...Anche qui il percorso a ritroso nel tempo è assicurato, anni '50,'60,'70, ormai dimenticati, vestiti antichi da ballo, le prime mini, vestitini a tubino che solo Jane Fonda portava.

Insomma, se un sano salto nel tempo è il vostro piccolo desiderio, non desistete, e lanciatevi!


Venerdi' 12 ottobre strade chiuse in tutta Firenze.

Quasi impossibile camminare fra le vie zeppe di adolescenti contestatori, arrabbiati- forse- contro le nuove riforme sugli esami di recupero nelle scuole superiori.

Il clima pero', non e' minimamente agitato, solo qualche fischietto, qualche gruppetto incazzato, qualche rimasuglio di striscione.
Una voce anziana maschile si alza fra la folla e grida:"Voi vi dovete ribellare con l'azione, non cosi'!".

La voce continua, io ascolto estranea ai fatti e osservo le facce imbambolate di questi bambini vestiti di Armani, Baci e abbracci, Guru,orgogliosi di questo, fieri di appartenere alla tribu' degli abiti firmati.

Questa tribu', figlia di ex sessantottini, forse addestrata alla lotta, forse no, si aggira festeggiando per le stade; questa tribu', forse, somiglia ancora ai loro padri, che hanno avuto il coraggio di lottare contro le tre EMME( macchina, moglie, mestiere), e che oggi amano farsi fotografare con lo yacht in mezzo alle amanti, magari veline, letterine.

Questa tribu' un giorno siedera' in Parlamento e decidera' per noi, per i nostri figli.



FEMMINICIDIO

Ricordiamoci questa cruenta parola che, ben presto arrivera' nei nostri vocabolari.

Tutto merito, o colpa, di questo 2007 classificato come il piu' straripante di omicidi degli ultimi anni.

Sara' colpa dello scandalo Garlasco?

No, ci dice il telegiornale, colpa dell'emancipazione femminile, che induce gli uomini a ribellarsi sempre piu' contro il nostro Superpotere.

Gia', oggi le donne hanno troppi diritti, troppe qualifiche, troppe possibilita' di fare carriera, di sgobbare per il proprio capo,di battere la strada, ci vuole un po' di disciplina, perdio.

Allora, siccome la botte, alla fine, donano solo degli occhi neri alle Signore, che possono essere tranquillamente usati come ornamento per feste di Halloween, allora facciamo capire loro che posto occupano.. cioe', pubblicizziamo qualcosa che possa farle diventare qualcosa di speciale, tipo un manifesto di una nota marca di abiti, con la scritta NO.ANOREXIA, accompagnato da una foto che le inviti a farsi gli occhi neri da sole, tanto si sa, e' vero solo tutto quello che compare in tivu', nei giornali scandalistici,nelle pubblicita'.

Facciamo finta che sia una 'pubblicita' progresso', l'importante e' andare in TIVU', li' le casalinghe, le partorienti, le adolescenti, le nullafacenti, e tutte le altre sottospecie della razza FEMMINA, guarderanno, e ammireranno quell'esilissimo essere ossuto dagli occhi infossati, e chissa', magari vorranno anche somigliargli.


BUM
Cade vuoto
Rompe fiato
spezza corpo

BUM
Cade vuoto
Non mi ascolti
Non mi guardi

BUM
Strappo il vuoto
Che mi crei
Faccio BUM
E ti cado dentro
pesante come il mondo



Cosa fare in caso di...

Intolleranza psico-fisica nei confronti del ragazzo della propria migliore amica..
Soprattutto se il moroso in questione è del vostro stesso segno zodiacale, e ha un fisico più appetibile del vostro..

REGOLA N.1
Non contrariarlo mai. Anche se è il più grande sparacazzate del mondo, riuscire sempre ad annuire e dire "sì, è vero!". Senza, però, perdere la propria autonomia di pensiero, è chiaro..

REGOLA N.2
Concedersi un bagno turco con idromassaggio almeno due, tre giorni prima di vederlo, onde far dolcemente riposare i vostri nervi, poche ore ancora prima dell'evento..

REGOLA N.3
Reprimere con tutte le forze le vostre angoscie omosessuali, che in suddetti casi, possono arrecare gravi e permanenti disturbi al sistema nervoso centrale, con conseguenti ricoveri ospedalieri a medio o lungo termine.

REGOLA N.4
Assumere uno chef e una cameriera, che si occupino dei vostri più mortali strumenti casalinghi, come, coltelli, affetta prosciutti, acido muriatico, affetta palle, cavaocchi portatile, onde evitare inutili spargimenti di sangue.


miranda july

"Me and you and everyone we know" è un film di Miranda July.

Soprattutto è un'incrocio, un'incrocio di vite che si abbagliano, si strappano, si innamorano, si perdono.

Un bambino trova la sua anima gemella su internet, un uomo la incontra nel negozio dove lavora, due amiche la adocchiano da una finestra il tutto miscelato perfettamente, lo scarto emozionale è assicurato.

La, già scrittrice di romanzi Miranda July, qui anche protagonista del film, padroneggia davanti allo schermo con i suoi intensi occhi azzurri, finalmente ottima regista indipendente.

il cinema ha tirato un sospiro di sollievo davanti a questo stupendo film, edito da Fandango, non c'è un filo conduttore ben determinato, gli eventi accadono in maniera frammentata e disordinata, un puzzle da ricomporre.

La solitudine è la vera protagonista, con le sue mille sfaccettature.

Solitudine e ricerca continua. Solitudine, ricerca continua e voglia matta di amare, forse per reprimere questa solitudine, per non darle più peso, cancellarla.

Le bastano solo 75 minuti per raccontare la storia d'amore per eccellenza, alla July.



Mai sentito parlare di...GOTHIC AND LOLITA? No??!

Gothic and Lolita è la nuova ondata iper eccentrica che è, ormai dalla fine degli anni Novanta, sbocciata in tutta l'isola del Giappone.

E' una moda, uno stile di vita, un modo di essere inevitabilmente fuori dagli schemi. Nasce dalla moda dei gruppi emergenti di musica alternativa e, sinceramente ha un non so che di attraente.

Praticamente vedi in giro, per le strade, ai party, durante i concerti, queste ragazze piccoline con gli occhi a mandorla cerchiati sullo stile zombie, zatteroni ai piedi, enormi fiocchi sui capelli, corsetti vintage che soffocano le loro costoline, parigine dai colori pastello..

Certo, dipende sempre da quale gruppo appartengono..le Lolita si vestono come bambole complete di fiocchi rosa, gonne corte e bombate in tessuto vichy, mentre le Gothic, rigorosamente in nero, con stile che sfiora il punk, senza essere però così aggressivo.

Anche i ragazzi si lasciano influenzare dalle loro morose, e, da bravi maschioni, adottano lo stile.

Se non siete ancora riusciti a scavalcare questa penisola a forma di stivale contorto, approfittatene ora, solo per dare un'occhiatina a un po' di vera creatività,

Oppure, se il salvadanaio è già stato rotto, passate in libreria e divertitevi a sfogliare il libro interamente illustrato "Gothik & Lolita" edito dalla Phaidon.


Nella notte fra il 26 e il 27 agosto, Pavese decide di lasciare tutto.
Il suo salto nel vuoto ha un odore molto femminile.

Sceglie con diligenza un barbiturico che- chissà- con leggerezza lo accompagna, lo fa volare via, lontano lontano.
Poco prima riordina le sue ultime carte, con la sua precisione maniacale.

Chiama qualcuno, anche, delle donne, forse perchè ha paura, paura di essere divorato dal quel desiderio così ossessivo..
Un desiderio che già nella prima adolescenza lo aveva drammaticamente inseguito..

Come la fragile Antonia Pozzi, come l'algida Sylvia Plath, come molte delle protagoniste dei suoi romanzi, prima fra tutte Rosetta di Tra donne sole.

"Un grido taciuto".
"Insonne,
sorda".
"Questa morte che ci accompagna, dal mattino, alla sera" ti ha preso e ti ha portato via.

Con quali occhi ti ha guardato?
Forse ti ha preso, lenta, mano nella mano, forse non ti ha guardato negli occhi, forse ti ha sussurrato qualcosa, qualcosa di dolce, qualcosa di azzurro, come il cielo chiaro che ti guardava morire.



Oggi di un anno fa ho scoperto un mondo nuovo..
un mondo diverso che non immaginavo esistesse..

Oggi di un anno fa scoprivo il reparto psichiatria..

Che bello sentirsi liberamente anormali in un mondo che gira a senso unico

in un mondo che stringe la mano al denaro
in un mondo che parla a denti stretti
in un mondo che ci tiene per i piedi
aspettando che escano parole dalle orecchie


Il 26 agosto il "mulo taciturno"entra piano, nella stanza d'albergo.
Tutto è silenzioso.
Come una preghiera.
Scrive "O Tu, abbi pietà di me".
"Nessuno si uccide. la morte è destino" scrive ne I dialoghi con Leucò.

"C'è qualcuno che si suicida per sparire davvero?", scrive, ancora ne La casa in collina.

Hai lasciato questa domanda aperta, Cesare..
E io nemmeno ti ho mai conosciuto..
Mi hai lasciato questo di te..

Come un'incubo, una maledizione,"questa morte che ci accompagna dal mattino, alla sera".
Un'incubo dolce.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Cesare.
Occhi smarriti.
Occhi tristi.
Occhi innamorati.


Modello Basso & Brooke


Lo so, sono una rompi. Me lo dicono tutti,ormai.
Ma che ci posso fare..

Sono una Fashion Victim e, come tale, mi vedo costretta a parlare delle nuove collezioni fall-winter 2007/2008.

Pronti, via.
Si parte con i gemelli siamesi Vktor & Rolf, che portano in scena donne architetture, complete di fari appesi a stecche che partono dalle spalle, ma anche rivisitazioni retrò della mitica crinolina settecentesca ...sì ...così mi piace.

Uno dei miei sogni più grande, comunque, resta quello di camminare indisturbata- o magari andare a fare la spesa con uno di quei cappelli extra large in tulle firmati Basso & Brooke. ( vedi foto )

E il mitico boom del PVC? Lo abbiamo conosciuto nel lontano 1927, ma oggi torna nelle passerelle, partendo dai mitici trench millefrange proposti da Prada, alle maxi spallone delle giacche di Alexandre Herchovitch.

Non manca il gusto dark di Vivienne Westwood, Richmond e Gaultier..

Blugirl, invece, ci offre una ragazza perbene, che ama calze colorate, fiorelloni fra i capelli, gonna corta, per una rivisitazione della seducente Lolita; Chanel dà ampio spazio al tweed, sempre molto formale, in contrasto con la fluidità di Chloè.

Uno dei tocchi più estrosi, a mio parere, lo dà Comme des Garçons, con tessuti plasticosi e colorati (viola e rosa prevalenti), strane applicazioni su giacche e abiti (guanti domestici, maxi fiocchi) e cappelli Disneyani che ricordano le orecchie di Topolino.

Quanto è bella la trasgressione, quanto è bella la creatività, quanto sono belle le classiche fantasie Missoni, Pucci, le piume indiane che ci propone Sportmax, l'intramontabile signora borghese di Roccobarocco, l'eleganza da ballo di Nina Ricci.

Moschino, invece, gioca con le forme bombate, accosta un semplice pull con bottoncini a una lunga gonna a sbuffo come i cappotti.

Profuma di Spagna la sfilata di Kenzo by Antonio Marras, tra ruches e volants, la semplicità domina, invece, negli abiti geometrici di Jil Sander, che propone una donna algida, quasi un'ombra etrusca.

Trasgressiva, dark, punk, chic, romantica, easy,sporty, glam, qualunque sia la vostra identità, non vi resta che sbizzarrirvi..


Ho appena letto in questo spazio un articolo sull'anoressia. Ormai sembra un problema cronicizzato con il mondo.
Una specie di peste adolescenziale mitteleuropea.

Parlarne, mi mette sempre un qualche brivido sulla pelle.
Un po' di disagio, anche, imbarazzo.

Mi sento anche molto stupida, le parole sono sempre le stesse ripetute all'infinito..
Eppure si narra che le donne abbiano fatto una grande rivoluzione sociale già nel lontano inizio Novecento..


Cosa pretendono ancora oggi?

Hanno il diritto di voto, la parità fra i sessi, il diritto all'istruzione senza dimenticare quello alla prostituzione (gratuita in taluni casi), il diritto ad avere un marito con supplemento di amante, cos'altro possono volere ancora?

Non dimentichiamo che qualche tempo fa è stata approvata una legge, che predispone una pensione a coloro che soffrono d'anoressia. Più di così..

Poi chissenefrega se in televisione ci sono le veline, le miss mondo, le miss Italia nel mondo, le miss universo..

In realtà sono stanca di tutte le stronzate da salotto piccolo borghese e fascista, che scrivono giornaliste annoiate, sulle rivista di moda.

Sono stanca di psicologi, psicoanalisti, psichiatri, psiconeuropatologi, psicoderivati, psicosociologi..Sono stanca di promesse false che scrivono, dicono, solo per tenerci buone.

Noi, intanto, continuiamo a detestarci e a infierire su di noi. Ci tappiamo la bocca per non urlare, digiuniamo per non sentire.

Questa è la nostra rivoluzione. L'unica che possiamo permetterci.



Sembra strano..eppure c'è ancora chi riesce a osare..

Dopo Martin Margiela nella lista dei più gettonati fra gli stilisti della mia hot list, c'è lui, Gareth Pugh.

Questa estate ha inebriato le passerelle con abiti corvo-Pinocchio-dark, fantasie a scacchiera sopra le righe, materiali techno, imbottiture a cono.

Figure spaziali o marionette di un teatro futuro?

E' moda.



Solo che parlarne sembra inutile, banale, quando, invece, moda è arte, è trasgressione, è pura creazione..Aimè, il mercato e la società ci inducono a rimanere sotto i riflettori della cosiddetta "normalità";osare non è più possibile, ci rimane, forse, il coraggio. Perchè no, un po' di fantasia, di creatività, eccentricità.

Qualche tempo fa, presa da un'irrefrenabile strano desiderio, ho appeso ai miei pantaloni delle chiavone colorate di plastica "chicco", quelle che mordicchiano i bambini quando sono ancora poco più che neonati..Ho appeso un fiocco rosso di un abito di carnevale ad una semplice maglietta, ho disegnato personaggi di fumetti su un'altra t-shirt..Mi piace sapere che si può osare anche con i più piccoli oggetti quotidiani, più banali..

Ma perchè la moda, o meglio, il semplice accostarsi a colori, taglie, semplici forme che un pezzo di stoffa può darci, deve essere un'attività dannatamente snob?

Me lo domando perchè talvolta mi capita di entrare in un negozio super lusso, e di guardare, ammirare pezzi unici, pezzi d'arte, come quadri e rimanere, però, sconvolta da questo snobismo così ricercato, così ostentato e artefatto dei commessi che mi/ti squadrano come divinità di fronte a plebaglia ignorante.

La moda è un'arte andata a male, marcita di stupidità.

Chissà se i sarti dell'antca Roma erano così snob..




Niente di più semplice,
niente di speciale, forse,
niente di grande,
niente di esorbitante..
Un abbraccio.
Solo un semplice, piccolo abbraccio.

Ed eccolo, il miracolo...


Vederli dal vivo, dopo tanto tempo non può che essere terribilmente emozionante.

Loro, i Tre Allegri Ragazzi Morti, che sabato 23 giugno hanno suonato in occasione del mini festival Marea, che ogni estate riempie la piccola città di Fucecchio, di stramba allegria e divertimento..

Davide Toffolo è lì..chitarra alla mano, spruzza poesia da tutti i pori. E' identico a come lo ricordavo.
E pare così buffo scrivere di "ricordo"..

Di lui ricordo, anzi, custodisco e porto sempre con me, la frase.."non c'è amore sprecato", frase che, mi ha fatta innamorare del personaggio creato dalla sua penna: Fregoli, il piccolo fantasmino trasformista, un'entità che ci ricorda quasi l'innocenza del Piccolo Principe..la sua stessa chioma bizzarra, la sua stessa voglia di amore, la sua stessa curiosità mista ad un'ironia troppo dolce..

Eppure quel Piccolo Principe dai capelli che ricordano il grano maturo d'estate, si è materializzato un sabato, un sabato qualunque..Si è fermato un poco.."Perchè non mi addomestichi?" si è sentito domandare..
Un abbraccio.

Solo un semplice, piccolo abbraccio mi ha stretta forte che credevo di soffocare.

Allora mi domando se può, un "ragazzo morto" così, stringermi a se' con tale straziante dolcezza.
Allora mi domando se può, un "ragazzo morto" così, essere reale.

La risposta forse la conosco da molto, ma non posso ricordarla... Così incazzato col mondo sul palco, così tenero e affabile con chi gli chiede un abbraccio. Lui è Davide Toffolo.

Un omino capace ancora di gridare quanto sia importante l'amore, poichè "l'essenziale è invisibile agli occhi".

Simona

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