|
maialino.it |
|
|
Blog Riflessioni - Sally
Archivio 2007 |

Noi Italiani siamo proprio fortunati.
Non abbiamo di che lamentarci: abbiamo un bellissimo mare, città piene di opere d’ arte, campagne soleggiate, pizze, prosciutti e cieli azzurri.
Tutto gestito da colti e seri politici che, poveretti, si assumono l’ impegno di tutelarci e garantire le nostre libertà e in cambio accettano soltanto qualche soldino e qualche indennità per tirare fino a fine mese.
Loro sono dei sant’ uomini …anche quando si trovano in mezzo a coca party e prostitute. Non una prostituta ma più di una. E che ci volete fare? E’ il minimo sindacale per scaricare lo stress accumulato nelle comode poltrone parlamentari recentemente sostituite.
Qualche vizietto ce l’ hanno tutti e la vita che conducono deve essere un vero strazio, soprattutto piena di sacrifici in nome del popolo.
Noi altri non dobbiamo temere di cadere in tentazioni di cocaparty.
Fortunatamente godiamo di rigide e attente forze dell’ ordine che garantiscono
la nostra serenità e ci liberano dai cattivi.
I cattivi, per esempio, sono gli
stranieri che spacciano cocaina tagliata male e fanno stare male tanta gente.
Se loro la spacciassero buona sarebbero i benvenuti ma poiché hanno fatto stare
male tanta gente meritano di essere acciuffati. Ed ecco che la polizia in
quattro e quattro otto ha già trovato i responsabili screanzati.
I malcapitati che si sono sentiti male, invece, sono stati intervistati dai cronisti e hanno raccontato la loro disavventura e le loro allucinazioni. Poveri uomini: loro non hanno nessuna colpa se la coca era tagliata male. Adesso riceveranno anche un vitalizio statale e una lettera di scuse da Napolitano.
Non è mia intenzione eccedere nella polemica, il lavoro delle forze dell’ ordine è davvero difficile ma, da cittadina italiana manifesto soltanto il mio stupore nell’ osservare come tutti si siano mobilitati per la cattura dei cattivi soltanto dopo lo spaccio e la vendita di cocaina “dannosa”.
Bisognava che qualcuno finisse in ospedale per fare qualcosa? E, soprattutto, come mai la caccia alla volpe si è conclusa così rapidamente in maniera eccellente?
Dovevano darci il contentino oppure si era già a conoscenza di tutto?

Caro Professore,
ho tenuto questi pensieri per me per alcuni anni.
Ho aspettato che raccogliessero tutte le sostanze e germogliassero decisamente per poi maturare forti e robusti.
Ed eccomi qui alle 4:36 a. m. di un accalorato giorno di luglio per dirle quello che finora ho soltanto lasciato che crescesse e crescesse crescesse ancora.
Ricordo le sue splendide spiegazioni in classe. Recitazioni enfatiche del libro e grandi orazioni di giustizia e rispetto. I discorsi non erano mai troppi, le riflessioni nemmeno e lei sapeva affascinare tutti con gli elogi alla libertà.
E a chi non piacerebbe parlare di libertà? Anche gli sciocchi vorrebbero essere liberi di usare il cervello, anche chi vive a piede libero sogna ancora una vita fuori dagli schemi, spesso più rigidi delle galere: status da raggiungere, mantenere e ruoli diversi, aspettative…
E lei ci ammaliava, ci faceva credere che ogni azione dovesse essere compiuta
con onore, senso civico e morale.
Quanto invidiavamo le sue riflessioni …
Innegabilmente si avvinghiavano come rami di edera, come sabbia sottile su pelli bagnate, come stelle al cielo, come sogni speranzosi nelle fresche e pure coscienze di ragazzi attorniati da realtà sempre più enigmatiche.
E invece si trattava di parole rubacchiate qua a là e sfoggiate sotto il sole abbagliante, come fanno i marocchini per valorizzare le loro patacche.
Ho iniziato ad assaporare il disincanto e l’ odio quando si è saputo delle sue beghe e delle sue truffe, dei plagi, del suo agire subdolo. Le sue parole sono diventate vischiose come lo strisciare di un verme e la stima si è corretta in disprezzo. Uno dei miei primi grossi e indimenticabili scontri con l’ ipocrisia del mondo.
Ho pensato e rimuginato per molto tempo. Mi chiedevo: come può un uomo parlare così bene e agire tanto male? Ho riflettuto tanto, fino a giungere di fronte ad una nuova porta, completamente diversa. Forse le sue parole non erano altro che il consiglio di un uomo che oramai si è abituato a dividere il cuscino del letto col senso di colpa, a non guardarsi più dignitosamente allo specchio, a sentirsi incatenato dalle sue stesse bugie che gravano massicciamente sul peso abbondante degli anni di vita vissuta.
Forse le sue non erano pantomime ma confessioni di un codardo. E allora non provo più rabbia ma compassione.
Tuttavia, se oggi sono riuscita ad identificarla per quello che è, un fiacco uomo senza dignità, è anche grazie alle sue nobili ideologie. Le stesse preziose che ha scelto di violentare giorno dopo giorno fino a spogliarle e farle diventare soltanto mazzi arruffati di rammarichi e rimpianti.
Non so cosa potrebbe essere peggio per lei: essere definito un professore scarso oppure un uomo abietto e senza spina dorsale.
E’ l’alba, vado a gustarmela, con la poesia e la curiosità che mia madre mi ha lasciato. Per lei non c’è più posto, nemmeno tra i brutti ricordi.
E’ il destino dei vigliacchi. Ciao Prof.

Cara Sara,
la Tatangelo mi ha appena spedito un fax dicendo che ha letto il tuo pezzo e presto ti invierà un suo cd autografato. Avvisami quando lo ricevi così porto la benzina, potremo dargli fuoco insieme e lanciarlo fuori dalla finestra con una cannonata. In questo modo Studio aperto potrà anche fare un servizio sugli oggetti non identificati.
Tesoro, tesoro caro, non posso crederci che tu sia arrivata al punto di mettere in dubbio il tuo “essere donna” soltanto perchè la tua specialità è un panino con prosciutto e formaggio!
Cara Sara, ti sei chiesta veramente cosa significhi essere donna? Io si e… non lo so.
Ti avviso che le storielle delle depilazioni noiose e dei cicli mestruali non attaccano. Saranno cose barbose ma ti assicuro che anche gli uomini hanno beghe. Ti basta pensare che ogni mattina devono tagliarsi la barba, ti pare poco? Ogni mattina!!! Ma meglio non dilungarci troppo su questo punto altrimenti dobbiamo tirare anche in ballo questioni di gravidanze, pari opportunità, wurstel si, wrustel no, patatine eccetera eccetera eccetera.
Tesoro, potrei mettermi a criticare le tue coetanee e dire che sono delle illustri sminchiate con l’ unica ambizione di accalappiare qualcuno, trascinarlo con una corda sull’ altare e passare il resto della vita gridandogli di non lasciare i fazzoletti lerci per casa ma…sarebbe sbagliato. (Devo ammettere che anch’ io ho un’ ampia concezione di matrimonio…)
Loro, le mogli perfette, sono libere di scegliere come impostare la loro vita e hanno scelto il modello predefinito di “femminuccia lava stira” perché, evidentemente, è qualcosa che le rende felici e le realizza. Non fare quella faccia, deve essere così per forza altrimenti non si spiega perché ce ne siano così tante in giro.
Quel ruolo standard richiede un abile uso delle doti culinarie, una grande, immensa passione per detersivi e tv ma non è detto che quello sia l’ unico destino adatto per una donna né l’ unica possibilità e, attenzione, essere moglie non significa necessariamente che sia necessario farsi due palle grosse quanto quelle di un cavallo.
Si può essere mogli – madri e andare ad un concerto, si può cercare di fare pace con la lavatrice e fare visita alla signora scopa elettrica quando i granellini di polvere sono passati allo stato di batuffolo. Cucinare è una vera minchiata e non crederai certo che tutte le donne possano fare lo spezzatino e le lasagne ogni sacrosanto giorno?
E’ probabile che la domanda della tua amica sul cosa cucinare lasciasse sottintendere “patatine fritte surgelate oppure taglio in due mezza mozzarella?” Oh, grande ricetta, ora la invitiamo al gambero rosso per farcela spiegare. Tradizione di famiglia eh!
Essere femmina non significa essere una rincoglionita con il lucidatutto nella mano destra e il panno special polvere zero limits nella sinistra. Essere donna significa avere una sensibilità, un odore, una voglia, un gusto diverso che, solo perché ti piace guardare le partite e non Beautiful, non è detto che tu ne sia priva.
Se può sollevarti, io sono una di quelle con i capelli sempre in disordine e che gira con un set di giraviti in borsa anziché con il mascara. Ascolto Rolling Stones e AC DC, quando sono giù passo agli Smashing pumpkins e qualche volta bevo birra alle nove di mattina, dopo il latte.
Nel mio armadio esistono solo i vestiti eleganti che ho dovuto prendere per fare la delicatuccia in qualche matrimonio e poi…. una serie infinita di scarpe da ginnastica popola gli inferi del mio letto. In cucina me la cavo perché sono stata abituata a rompere le palle al prossimo il meno possibile e a rimboccarmi le maniche.
Non mi hanno mandata a scuola di bon ton per imparare a cucinare, mi hanno ficcato una padella in mano e mi hanno detto “se vuoi mangiare datti da fare!”.
Molte donne si sposano non sapendo aprire un pacchetto di noccioline senza usare la forbice e imparano a cucinare a furia di avvelenare il marito con merdure d’ ogni sorta. E quando fa troppo schifo si giustificano dicendo che si tratta di una ricetta orientale, oppure, dicono d’ aver avuto la ricetta dalla vicina di casa vamp col culo alla Jennifer Lopez.
Non amo fare il bucato perché appena stendo i panni fuori puntualmente qualche piccione ha la diarrea, piove merda, piove acqua polverosa e lavo tutto a freddo per non fare casini con i gradi.
Fanculo, vediamo chi la vince, se io o quella stronza di lavatrice che non mi fa mai la centrifuga. Un uomo li avrebbe portati dalla mamma o in lavanderia.
Non sono Miss finezza né conosco tutti quei trucchi domestici per fare in modo che le formiche non entrino mai in casa anche dopo aver fatto la semina di zucchero. Ignoro i rimedi della nonna per togliere le macchie di vino e di caffè usando semplicemente sale limone e spezie varie ma non per questo mi sento meno donna delle altre.
Io scelgo di essere donna a modo mio, non mi accontento di un modello predefinito di vita né credo che ci sia un modo di essere giusto, appropriato e universale per il genere femminile.
Non mettere in dubbio te stessa se non sei come le altre, piuttosto, metti in dubbio te stessa per capire come ti senti veramente felice.
In bocca al lupo.
Sally
Qui il blog di Sara

C’ è una cosa che non riesco a capire.
Perché c’è tanto stupore se gli stempiati o le persone con pochi capelli decidono di rasarsi completamente la testa ?
Decisamente meglio un taglio corto che due mezze lune dietro alle orecchie come Lino Banfi, no?
Invece ho l’impressione che ci sia una specie di stupore, come se fosse un trucchetto furbastro per nascondere un difetto.
E’ vero, è una soluzione drastica ai capelli che decidono di abbandonare il
campo ma allora cosa bisognerebbe dire dei reggiseno imbottiti d’ ogni sorta che
usano le ragazze? Non sono forse un tentativo di coprire qualcosa che non c’è?
Ormai si vedono reggiseno ad acqua, ad olio, pieni d’aria, di sabbia, brillanti, elettronici, gommosi ...ci sono persino quelli “prozac” che hanno la capacità di risollevare il morale di chi le ha depresse.
E le unghie finte? E tutti i cosmetici per coprire rughe e zampe di gallina?
Per non parlare delle pancere e dei busti strizza fianchi che dovrebbero servire per apparire più snelle ...peccato che poi i fianchi finiscano per trasbordare all’ estremità della pancera e le donne sembrino un cono gelato a 5 gusti.
Un altro modo di boicottare la natura viene offerto anche dalla diffusissima tinta per capelli. Tempo fa veniva usata soltanto per coprire i capelli bianchi delle donne più mature ma adesso si usa semplicemente per “cambiare” testa. Questione di look.
Uomini e donne condividono ormai liberamente non solo la tintura ma quasi tutti i cosmetici che il commercio offre: cerette a strappo, a caldo, a tiepido, creme rassodanti, rasoi elettrici, a manovella, laser e ciglia finte, fondotinta, lenti colorate e lampade abbronzanti…le creme anti cellulite sono quelle momentaneamente escluse nel settore maschile.
Sono tutti tentativi artificiali di cambiare ciò che siamo realmente ed è ormai scontato che a partire da una certa età si utilizzi tutta o parte di questa roba. Se ci riflettiamo un po’ sopra non è poi così normale questa guerra contro natura.
E’ come se ad una persona nata nel 1940 si mettessero 24 candeline sulla torta. Ok, si possono mettere, perché no? Ma la realtà non cambia, il tempo è inesorabile, irremovibile e l’ invecchiamento, le imperfezioni sono reali, concrete, vissute, fanno parte del processo naturale punto e basta
Portiamo pure avanti le battaglie contro la pelle a buccia d’ arancia e le rughe delle settantenni ma per non rimanerci troppo male cerchiamo almeno di non dimenticare che la guerra la vince sempre la natura, mai l’ uomo.
E ancora continuo a non capire: dopo tutti gli artifici più o meno dignitosi che barbicano nella nostra quotidianità, perché farsi beffa dei calvi che preferiscono semplicemente il taglio corto o a zero?

Sta per arrivare l’ estate. Eh sì, non c’è dubbio, la tv e i giornali parlano
chiaro: è giunto il martellamento delle diete e della forma fisica.
E che stress! Ogni anno invece di essere felici per l’arrivo del caldo, delle maniche corte e dei gelati pure a colazione siamo costretti a subire questa crocifissione dietetica.
Se ne parla quasi come se in inverno avessimo mangiato così tanto da non riuscire nemmeno ad incastrare il culone sui sedili dell’ eurostar!
Oggi, per esempio, stavo azzannando un biscotto di fronte alla tv e ho visto la pubblicità delle barrette al cioccolato ricche di …tutto per sopravvivere. Dovrebbero essere un pasto sostitutivo, uno dei tanti stratagemmi per perdere qualche etto e per cadere in depressione non appena si mette sotto ai denti un pezzetto di pane. Ne parlano così tanto da far venire i sensi di colpa se ancora a maggio c’è chi ha voglia di pastasciutta e non di yogurt.
Le signorine della pubblicità, ovviamente già magre, ne mordicchiavano una guardandosi allo specchio e autocompiacendosi quasi come se per ogni morso perdessero un chilo a coscia.
Quanta merda diffonde la tv! Non finisce proprio mai! Uno spera d’ aver toccato il fondo vedendo pubblicità idilliache di automobili che ripropongono uomini rambo incravattati che passano con estrema facilità dal ruolo di padre perfetto a quello di marito lavapiatti superdotato e, invece, non c’è tregua.
Anche le donne sono destinate a rivestirsi del ruolo di cretine perciò sono graziosamente bombardate affinchè seguano la dieta della sardina, del limone, del mais. Bisogna essere belle e in forma, mamme attente e sorridenti, mogli comprensive e senza una ruga persino a 60 anni.
Sono tutti immagini di felicità che non orbitano nemmeno lontanamente intorno a quei valori che potrebbero renderci la vita migliore, meno pesante e forse un po’ più spontanea. Questo vivere sommersi da marche, marchi e plasticità non fa che irrigidire le giornate e deviare la mente dei più piccoli.
Scusate se non riesco ancora a mettermi l’anima in pace e passare su bugie che sembrano dover irrimediabilmente fare parte del nostro mondo quasi come se fossero un processo chimico naturale e non frutto di menti umane.
So di non essere l’ unica, so che tanti altri condividono il mio stesso pensiero e questo mi rincuora ma, allora, perché tanto silenzio e tanta apatia di fronte a qualcosa che non piace? Cos’è che ci blocca? Paura? Tristezza o, peggio, rassegnazione?

Prima di cominciare la giornata aggiorniamoci sui fatti
d’Italia e del mondo: in Brasile una donna uccide suo marito e lo frigge in
padella mentre in Giappone ci sono migliaia di sfollati per via di un terremoto.
Si scopre che Nicole Smith è morta di overdose accidentale, che sempre più spesso si fa l’amore al supermercato, che il latte cura bene l’ ipertensione.
In Italia si decide che il baci rubati sono comunque una violenza sessuale e vanno puniti, la pena prevista va da un anno e due mesi di reclusione più 5 mila euro di multa.
Tra i
comportamenti puniti " va ricompreso anche il mero sfioramento con le labbra sul
viso altrui per dare un bacio, allorché l'atto, per la sua rapidità ed
insidiosità, sia tale da sovrastare e superare la contraria volontà del soggetto
passivo". Complimenti a chi ha scritto l'articolo di legge.
Il romanticismo è finito nel cesso. Ora anche per i baci rubati si finisce in tribunale a colpirsi a botte di…avvocati. Intanto ad Avezzano un fedele è salito sul pulpito durante la celebrazione della messa delle sette e ha dichiarato il suo amore al collega del prete (chierichetto). “Ti amo” gli ha detto e poi si è lasciato andare baciandolo appassionatamente. Minchia, ora lo denunciano sicuramente.
I bigotti hanno abbandonato la messa, il parroco ha giustificato l’accaduto dicendo che non c’è nulla di male nel dire ti amo ad una persona dello stesso sesso, anche Dio è maschio, no?
Il bacio, è chiaro, dice di non averlo visto….Don Abbondio insegna!
Beniamino Andreatta è morto, Bertinotti viene insultato dagli studenti universitari al griso di guerrafondaio, sul satellite nasce un canale di Forza Italia e i cattolici scendono in piazza contro i Dico.
In Belgio i bambini di un asilo vengono chiusi in gabbia per punizione, Britney Spears si è messa le lentine azzurre e il principe Harry scrive sui muri di Buckingham Palace “Chelsy, io e te tre metri sopra il trono!”
La domanda sorge spontanea: ma in che cazzo di mondo viviamo?
Per avvilirsi totalmente basta leggere l’ultima notizia di cronaca: Cogne, è stato un figlicidio, ucciso con un mestolo. Mi chiedo solo perché la notizia sia tra i fatti di cronaca e non nel gossip.
Buona Pasqua a tutti.

”questa musica e' una figata
anche se poi (tu non la sai ballare)
chiuditi in gabinetto finche puoi (insieme a un transessuale)
ma guardala che arriva chi arriva
chi arriva chi arriva
non ditelo a fabri fibra
che culo che figa”
Dante, Boccaccio, Foscolo, Pascoli, Leopardi, Manzoni, Pirandello, Jim Morrison e Fabrizio De Andrè, iniziate a tremare dal profondo delle vostre tombe: Il grande scrittore poeta di tutti i tempi è arrivato! Fabri Fibra, proprio lui.
Sinceramente, fino a stamattina sapevo della sua esistenza ma non mi ero fatta una cultura sulle sue canzoni. Meritano eh!
6:40 A.M. la radio si accende e un dj probabilmente incazzato con tutti gli italiani ha messo su una sua canzone. Un risveglio di merda: ma come si fa a svegliarsi con Fabri all’ orecchio che parla di cazzi, culi, violenza sempre incazzato come un toro?
Affascinata da qualche brandello
di frase ho deciso di leggere i testi e ho trovato dolcezze del tipo:
“ti faccio vedere quanto sono pazzo
io ucciderò a mazzate il tuo ex ragazzo
e prima che lo sotterrano gli taglio il cazzo”
Si e poi lo incastoni nell’ anello di fidanzamento per la
fidanzata? Un pegno d’amore?
Minchia, che mossa virile! Fabri, sei così galante che se ci fosse stato ancora
il Titanic ti avrebbero immediatamente mandato in prima classe insieme ai baroni
lisciati!
E per carità, non pensate che questo mio discorso sia solo un modo per diffondere perbenismo e moralismi inutili. Non sono le parolacce che sconvolgono né le storie di falsa violenza, piuttosto, è vederlo recitare ancora la parte della vittima e assurde cagate.
Altra poesia:
“o come quando prima che vieni
con la tua donna a letto intrattieni
o come quando hai fame e non ceni
o cerchi un bagno mentre la trattieni
ok supponiamo che siamo in pista
e tutti ballano latino americano
questa ragazza sa che l'ho vista
e comincia a sculettare piano
cosa farebbe una vera egoista
aspetta qualcuno che le dica ti amo
ma appena vede cosa le avvicina
prende i pantaloni e me lo prende in mano”
Ma chi ci crede? A chi importa? Anzi, per favore potresti
fare meno lo sborone e il trompocop maledetto?
Non è mia intenzione offendere chi ammira e ascolta Fabri ma vorrei solo poter
dire che al mondo c’è tantissima musica, vera, viva. Quella morta, quella
plastica, meglio evitarla.
La vita non è facile, i risvegli nemmeno, e se ci si mette anche lui a tingere di nero giornate già abbastanza grigie, il suicidio non resta che l’ ultima alternativa ad una vita che si ostina a descrivere come un’ eterna merda.
E quando sale sul palco e canta sotto i riflettori, crede
ancora che la vita sia una merda?
E quando si veste di tutto punto e offre da bere e da mangiare ai suoi amici, è
ancora una merda?
Quando le sue ammiratrici attaccano il poster in camera e si spostano da una
parte all’ altra dell’ Italia per vederlo mentre si gratta i coglioni è ancora
una merda?
Magari pensateci un po’ su e ascoltate un po’ di musica vera e meno paranoica, quella vi libererà veramente!

Solita rimpatriata tra amici e sconosciuti imbucati,
infiltrati.
Questa volta avremmo dovuto vedere l’ ultimo film di Allen, Scoop. Un amico che usa il palmare come telecomando e il cellulare per aprire il garage diceva di averlo scaricato dalla rete insieme ad un altro bel malloppo di film usciti recentemente.
Invece di andare al cinema avremmo potuto vedere il film a casa, senza spendere niente e potendoci prendere a cazzottate per ogni battuta stupida. In più…lancio libero di popcorn.
La voce della serata cinematografica si è estesa ad amici e …sconoscenti. Qualcuno si è arrampicato dalla finestra e si è aggiunto persino il mio vicino di casa bigotto che indossa mutandoni mastodontici e così grossi da costringerlo a comprarsi i pantaloni di due taglie più grandi per farli entrare.
Quando stende il bucato non si capisce mai se si tratta di biancheria opaca con le grinze oppure di tappezzeria da poltrona. Per l’ occasione si è anche pettinato tutti i capelli a sinistra con la gelatina azzurra così anche la forfora si è tinta di blu e sembrava che gli avessero solo lanciato una manciata di coriandoli.
Proprio un promesso consulente di Dolce e Gabbana.
Ma comunque alla serata non mancava nemmeno il gruppo degli
scopettari (si fanno chiamare così perché giocano a carte dalla mattina alla
sera), Cindy l’ americana, Marisa con il suo nuovo fidanzato, Pamela in perenne
depressione e via dicendo.
Tutti pronti e sparsi sui letti, a terra, sui lampadari, Cindy limonava prima ancora della sigla. Venti minuti d’attesa prima che tutti stessero in silenzio, l’amico fa partire il film scaricato e …tatan, viene fuori un pornazzo cinese senza precedenti.
Cagnare, risate, imbarazzi. Il vicino di casa è corso in bagno e la visione del film è stata immediatamente interrotta. Il film era stato scaricato ma non controllato e il titolo corretto sembrava più che sufficiente.
Tutto ciò è solo per ricordarvi di fare attenzione a quello che scaricate e, soprattutto, a quello che scaricano i vostri bambini.
In rete girano sempre più spesso file porno rinominati e non è difficile che gli Aristogatti siano Aristocazzi e che Pocahontas diventi una Porcahontas.
La nostra serata è stata sospesa, gli altri film che avevamo a disposizione erano solo episodi dell’ ispettore Derrick e della Signora in giallo.
Eravamo così indecisi che abbiamo lasciato perdere entrambe le cose. L’unico che non è più tornato è stato il vicino di casa.

Ho capito come funziona la giuria di San Remo.
Ormai potrei vincere anch’ io solo che qui al Maialino ho già seri impegni con il campionato di lumache da corsa e non vorrei aggiungere ulteriori stress alla nostra giornata.
La mia lumaca dice di sentire dolori alla caviglia e l’ ultima volta che ha gareggiato le è entrato un moscerino nell’ antenna e sto lottando per convincerla a non ritirarsi nel suo campo di lattughe. Che lucida fantasia!
Bene, passiamo al dunque.
Ricetta per una canzone Sanremese: due cucchiai pieni di
stile banaldepressivo,
inserire nel testo un uccello che vola, meglio se gabbiano
o colomba bianca, al massimo si può usare un’ aquila,
quattro o cinque acuti,
gridata verso l’ultimo minuto della canzone,
ingrediente base: tematica sociale.
Vi raccomando la tematica sociale: è quella utile per vincere perché in Italia abbiamo bisogno di una canzone di San Remo che accenda il riflettore su qualche problema dimenticato. Serve solo per fare un po’ di rumore: sembra che gli insani siano spuntati soltanto adesso e tutta la filantropia sgorga dalla tv e dai giornali.
Per carità, fondamentalmente sono felice che si parli di mafia e di malattie mentali perché la sensibilizzazione delle coscienze non ha mai fine e non è mai troppa ma, come sempre, mi chiedo per quanti giorni possa durare (5? 6?) e soprattutto cerco di sopprimere quell’ istinto di sputare in faccia a tutti i membri del festival che sono stati profumatamente pagati per sorridere alle telecamere.
Chissà come sarebbero andate le cose se invece di sputtanare i soldi in fiori, Baudate e sorrisi plastici di Michelle li avessero destinati ai centri sociali, per i giovani ricercatori e per la lotta contro la criminalità. Se gli italiani avessero potuto scegliere, cosa avrebbero preferito? Concretezza oppure giorni e giorni di servizi cipollosi che fanno apparentemente lacrimare il cuore di pena e compassione per la sola durata del servizio ?
Ho detto la mia, è il solito risentimento che non può essere gradito né capito da chi non ha bisogno di niente e vive i problemi sociali solo guardandoli dallo schermo.
Come dice Mikele Bongiorno “Allegria!!!”. Ridiamo, scherziamo, sentiamoci qualche canzoncina triste, commuoviamoci, sfoggiamo la nostra sensibilità e a fine canzone di nuovo “Allegria, signore e signori!!... Ma si dai, chi se ne sbatte di quei… quei… “matti” con la bava alla bocca e che si abbassano i pantaloni e urlano senza ragione. A pensarci bene ci fanno più schifo che tenerezza.”
La ricetta per la canzone ve l’ ho data ma ricordatevi di spolverare con zucchero a velo prima di servire, guarnire con qualche cucchiaino di miele e non dimenticate che è un piatto che si fredda subito!

Ricordo che qualche anno fa c’era chi confondeva l’
indirizzo del sito internet con l’ e mail e chi credeva che l’ e mail fosse un’
allergia dovuta allo smog di città.
“Tu ce l’hai l’ email ?”
« No, per fortuna no ma da piccolo ho preso la varicella e il morbillo, sono un po’preoccupato per la parotite, si dice che crei seri problemi di virilità se prende in età adulta!”
Da allora qualche progresso è stato fatto e vi confesso che quella confusione generale un po’mi divertiva. Una volta ho chiesto l’ indirizzo e mail alla mia amica Ketty che, poveretta, chiede l’aiuto del fidanzato anche quando deve cambiare le batterie del telecomando. Nel suo cervello sembrerebbe che l’ ultima innovazione mondiale sia stata l’ introduzione della lampo in sostituzione dei bottoni.
Ricordo che quando le ho chiesto l’indirizzo e mail per inoltrarle la catena antisfiga che mi aveva chiesto più il modulo d’ iscrizione per il corso di autocontrollo per gli starnuti lei aveva iniziato a dirmi “aspetta, vediamo se me la ricordo, la mia mail doveva essere……vu vu vu punto ketty punto….Accidenti ma come si chiamava quella a con la bambina tutta girata intorno? Ah, si ecco, la a con la gambettina che si attorciglia come uno zampirone. Dunque, ti dicevo: vu vu vu punto chiocciola, si ecco, poi veniva…….anzi no, prima la chiocciola, poi vu vu vu ketty in Virgilio. Ma mi sembra che si trattava di Virgilio, forse Dante. Si era Dante. Allora, scrivi. Vu vu vu chiocciola Dante o Virgilio, al massimo prova con Caronte, tutto fratto Ketty. Ovviamente punto it finale”.
Insomma, la mia amica Ketty non ha mai voluto ammettere di essere allergica tutto quello che non si muove girando una manovella o che non viaggia attraverso un piccione viaggiatore.
Adesso, a distanza di due anni, si è andata ad innamorare di un ingegnere super informatico che accende il navigatore satellitare pure per andare al cesso, è ovvio che lei sta facendo un corso accelerato di ….tutto quello che si è persa finora.
Mi ha telefonato per chiedermi quando sono disponibile per accompagnarla a comprare un telefono “u enne ti esse” che crede sia il modello successivo al cordless di casa.
La nostalgia della vecchia Ketty che si stupiva per il funzionamento della penna Bic inizia a farsi sentire!

Presa dallo scrupolo d’aver scritto o detto troppe
parolacce nella giornata di oggi e dall’ atroce dubbio d’aver diffuso troppi
culi sul Maiale, accendo la tv per distrarmi un po’.
Chissà, magari mi capita la botta di fortuna e becco un talk show in cui qualche politico chiama per opporsi brutalmente a qualche accusa o in cui l’ospite prende a schiaffi il presentatore.
No, solo pubblicità, pubblicità e pubblicità.
In pochi minuti ne hanno fatta una su un sapone per capi delicati in cui la tipa
si spalma il fondotinta sulla camicetta bianca e poi si immerge dentro la vasca
per dimostrare che il sapone è delicato anche sulla pelle.
Ovvio che la sua
camicetta bagnata bianca diventa provocante e trasparente
A seguire, pubblicità del sapone per i jeans. Il soggetto è una ragazza
intraprendente che ne indossa un paio che la fasciano tutta, per poco non si
vede anche la sagoma dei quattro peli pubici che le sono rimasti.
Primi piani al culo, primi piani alle facce allupate dei maschi.
Culo, culo,
chiappa, culo, tetta, sorriso e, per ultimo, dimostrazione della
brillantezza del jeans: Jeans abbassati, mutanda in vista, più culi di prima,
più allupati.
Pubblicità successiva, terza e ultima della mia breve esperienza “watching tv” : pasta Voiello.
Anche qui, la signora sfoggia un bellissimo fisico bagnato, si copre con un lenzuolino bianco che le si appiccica sul culo e sui fianchi corposi. La scena si concentra su un lui, veramente bello ma, a differenza di lei, il colletto di camicia gli copre persino il lobo dell’ orecchio. Mentre lei si asciuga lui soffia la pasta e prepara per lei. E’ il minimo se poi lei gliela dà, no?
La scena riprende con la donna che apre la bocca per prendere una forchettata di pasta con una espressione che si vede solo nelle trame dei film porno, con esattezza quando la protagonista incontra un pizzaiolo o un imbianchino africano disposto a darle una bella passata. Meglio se li incontra contemporaneamente tutti e due.
Delusione, noia, tv spenta.
A queste condizioni mi fa anche schifo guardarla. Per chi ha un po’ di intelligenza quelle trame sono quasi offensive. Non comprerò mai la pasta Voiello per il culo in trasparenza della signora, né il sapone jeans culo sodo. Questi inventori pubblicitari sono proprio dei minchioni. Non sanno che la spesa viene fatta nella maggior parte dei casi da signore? E quale sarebbe il modo giusto per convincere una signora a comprare il prodotto? Mettere un culo in primo piano?
Le solite bassezze che hanno veramente stancato. Guardare la tv non rilassa ma stimola in continuazione impulsi sessuali. Se poi oggi giorno la gente ha direttamente bisogno di assistere alla penetrazione in diretta per avere qualche stimolo significa che i livello di erotismo è davvero sceso sotto zero!
Dimenticavo che ci sono già le coccinelle scoperecce che provvedono ad insegnarci come usare i sedili delle macchine. La prossima volta ci saranno gatti, cani, scimmie e uomini. Usiamo l’evoluzione pubblicitaria per intraprendere l’ involuzione culturale.
La tv è un alternarsi continuo di pubblicità a sfondo sessuale. Sostengo che sia molto più onesto un film di Tinto Brass o i culetti che il maialino mette tutti i giorni, che queste finte scene di vita quotidiana attorniate da finti culi casti!
Tv sempre più deludente..

Ci sono volte in cui noto l’arroganza delle persone
soltanto osservandole camminare per strada. Pregiudizio? Si, forse un po’, ma
devo ancora capire cos’è che spinge certa gente a non cambiare nemmeno di un
centimetro la rotta dei propri passi.
Sarà capitato quasi a tutti di uscire da casa in un mite giorno di febbraio, maggio, ottobre e di scorgere già in lontananza un altro tizio, esattamente frontale. Dritto più del naso di pinocchio.
Il caso vuole che il marciapiede sia abbastanza largo ma l’ individuo venga impassibilmente verso voi.
Un passo, due passi e le distanze si riducono.
Tre passi, un altro e il tipo rimane distaccato finchè si avvicina, si avvicina, si avvicina e ...Ffffraaaaaaaam vi regala una spallata così violenta da lasciarvi tramortiti. “Cazzo, ma non hai visto che c’ero anch’io? Sei come i moscerini che rigano dritti finchè non si schiantano contro il parabrezza?”
Sarebbe troppo bello potergli dire una cosa del genere ma forse un po’ difficile. Se nella mia vita avessi dovuto prendermela con tutti i pecoroni che mi sono venuti addosso avrei dovuto litigare almeno ogni giorno.
Piuttosto, mi sforzo di capire perché così tanta gente preferisca farsi male ma fingere che l’altro non ci sia. Immagino che la spallata gratuita sia il prezzo da pagare per noi aver lasciato campo completamente libero ai Mr bellezza e alle Miss charme che, nonostante siano graciline, trovano forza sufficiente per far sentire quanto siano dure le loro scapole.
Non faccio di tutta l’ erba una canna, ehm, volevo dire un fascio: riconosco che alcune volte succede per caso ma molte altre è solo merito dell’ arroganza e della convinzione di poter fare i propri porci comodi. Cosa darei per disintegrare questa certezza per qualche solo istante!!
Ormai che in me si è accesa la sensibilità sulle spallate di strada, non posso fare a meno di riconoscere a distanza i tipi che con molte probabilità rimarranno fedeli alla stessa fila di mattonelle. Sono arrivata a chiedermi “stavolta che faccio? Mi sposto o faccio finta anch’ io di avere i paraocchi?”.
Lascio perdere.
L’ arroganza, se pur a piccole dosi, non rientra tra le cose che vorrei aggiungere al mio carattere. Per certi versi mi consolo quasi e penso “wow, che bello, il primo difetto che non ho anch’io!”

E’ molto facile immaginare un ragazzo con i brufoli pure
sui polpastrelli che si vanta di vicende erotiche anche se con molta probabilità
è andato più in bianco lui dei capelli del signor oroscopiere, Branco!
Già, mi avete tolto le parole di bocca, si tratta proprio del classico coglione!
Però, osservo anche se non è così altrettanto facile trovare un ragazzo che soffra per amore. Ci sono ma non sono usuali e, del resto, preferiscono passare inosservati.
I maschietti non sono come le donne che hanno bisogno di informare tutte le agenzie di stampa della nazione anche se trovano una doppia punta, anzi, sono discreti, non consumano 19 pacchetti di fazzoletti per asciugare lacrimoni ma fanno tante altre pirlate.
Per esempio, invece di fare due palle così al telefono all’ amico per raccontargli pene e peni d’amore, i maschi cercano di sfogarsi mischiando birra vino vodka e brodino di pollo.
Un ragazzo sofferente per amore l’ho incontrato anch’ io …. Minchia che tristezza. Per poco non mi inteneriva più della scena in cui Dumbo si sproboscida con la mamma!
La sua bella fidanzata, ormai ex, lo ha mollato dopo ben cinque anni e una convivenza alle porte, motivo ”non ti amo più!”.
Che botta di sincerità! Un po’di diplomazia non avrebbe fatto tanto male!
Suppongo che sia in questi casi che subentri la fase
depressiva e vegetativa. O forse no? Già, visto che lui è innamorato perso, non
potrà negarsi la possibilità di umiliarsi al cospetto di lei chiedendole di
ritornare insieme. Cercherà di reperire informazioni sui suoi spostamenti, le
dirà che si sente solo come un acaro dopo il passaggio del vaporetto e, per la
prima volta in cinque anni, le sarà fedele evitando di spupazzarsi qualche altra
donna.
Infine, depressione, sofferenza, pancia da alcolizzato e tentativi inutili di rimpiazzarla con qualche altra mal capitata che a sua volta si illuderà di essere al centro dei suoi pensieri. Lo sappiamo tutti, sono cose che succedono ma sono quelle esperienze che cambiano la rotta della vita. Mi sono chiesta quante persone al mondo stiano soffrendo per amore e stiano dubitando della bellezza della vita solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.
Chissà quanti dolci ragazzi tenerini si stanno ubriacando con la coca cola, quante ragazze hanno già sostituito il fazzoletto con il lenzuolo! Anche se non ci crede mai nessuno, sono ostacoli che si superano …se poi c’è anche l’aiuto di qualche amico, si superano meglio, prima e in maniera meno dolorosa.
Bere, fumare, piangere, disperarsi non aiuterà, riprendere in mano la vostra vita esattamente da dove l’avevate lasciata sì.
San Valentino è alle porte e in questi momenti di sconforto il Maialino ( e suppongo anche tutti i maialini sereni) sono molto vicini a tutti i cuoricini spezzati.
E non prendetevela con Cupido, è vecchio e da quando ha il morbo di Parkinson ...fa un casino con quelle frecce!

Margherita è sempre la solita testarda.
Si ostina a lanciarsi in acqua di corsa per non far vedere alla gente della spiaggia le rosette di trippa scondita che ha sui fianchi e che non è riuscita ad eliminare facendo overdose di cerealini integrali e barrette dietetiche.
Il suo imbarazzo le è costato un’ infiammazione muscolare in vigilia di ferragosto. Sarà il caso di andarla a trovare per ricordarle che gli amici esistono anche dopo simili minchiate doc.
L’altra parte dei miei amici è volata in Germania e a quest’ ora i maschietti staranno cercando disperatamente qualche donna da corteggiare e lasciare prima della partenza.
Spero che almeno quest’ anno eviteranno di portarmi per souvenir il sottobicchiere della birra unto di arachidi e patatine. Apprezzatissimi anche i biglietti dell’autobus usati!
Luisa crede di potersi abbronzare prendendo il sole nel terrazzo insieme alle piante ma vive vicino alla strada principale della città e ancora non ha capito che il colore scuro della pelle è soltanto dovuto allo scarico delle macchine!
Il mio cane vive felice accanto a me e con gli occhioni mi supplica di adottare qualche suo amico abbandonato in autostrada. Meglio ancora se si tratta di una cagnolina ben piazzata. In attesa della prossima amichetta a quattre zampe corteggia la mia amica Tina: persino lui sente il richiamo dei suoi ormoni disperati e in procinto di suicidarsi per assenza di risposte all’ appello.
Il mio datore di lavoro ha bisogno di un nuovo orologio per accorgersi che mi fa lavorare 3 o 4 ore in più, la moglie del mio datore di lavoro avrebbe bisogno di un paio d’ occhiali per vedere che lui ha un debole per le americane e le inglesine dalla pelle bianca.
I miei colleghi sudano dentro le polo e le camicie a maniche lunghe, si fregano le matitine di legno chiaro dalla reception e io ricorderò questi giorni d’agosto ascoltando Shake your tailfeather.
Non è poi così male.
Buona fine di agosto a tutti quanti.

Il mistero dei boschi incendiati nel meridione.
Da giorni non si parla d’altro e ogni anno è sempre la stessa storia: ettari ed ettari di terreno vanno in fumo per colpa di qualche imbecille con l’ educazione e la cultura di un mazzo di rosmarino.
In genere si pensa che si tratti di atti vandalici gratuiti da inserire affianco alla categoria “lancio del sasso dal cavalcavia”.
Per quest’ ultimo ci sono poche spiegazioni e, personalmente, non riesco a trovare cause diverse dalla follia pura. Probabilmente l’aspirazione di questi baldi giovanotti è quella di diventare Re di Cretilandia, territorio di ebeti e teste di cazzo.
Ma per i boschi, ahimè, qualcosa non quadra.
Innanzitutto, non capisco come mai siano stati sorpresi soltanto due stranieri ad appiccare fuoco e, secondariamente, mi chiedo come mai a pochi, se non a nessuno, sia venuto in mente che questi disgraziati possano essere stati inviati dai veri diretti interessati.
A chi può interessare appiccare fuoco?
Per esempio a chi non ha trovato posto nel corpo forestale oppure a chi teme di perdere il lavoro. In questo modo la salvaguardia dell’ ambiente è più che necessaria e il lavoro se non c’è si crea.
Un po’ come in Germania negli anni ’70 in cui si rompevano e si costruivano e si rirompevano e si ricostruivano i marciapiedi delle strade per mantenere occupate le persone.
Per gli Italiani è troppo complicato fare la stessa cosa “costruendo” qualcosa, meglio distruggere così siamo sempre punto e a capo.
Come spiegarsi altrimenti che la maggior parte dei terreni bruciati siano tutti statali?
L’ Italia brucia e lo sdegno divampa quando ventunenni con coraggio e senso civico fuori dal comune perdono la vita.

Ho aspettato tanto prima di scrivere sull’ anoressia e sulla bulimia. Tante
volte ho provato ma percepivo l’ inesattezza e la superficialità del discorso.
Qualcosa continuava a non tornare e perciò lasciavo perdere, in attesa di
imparare, di capire.
Mi sento ancora poco sicura ma proverò a procedere lentamente, camminando su cocci di vetro taglienti, dolorosi e penetranti come le storie delle ragazze che me ne hanno parlato.
Primo preconcetto da eliminare: queste malattie, checché se ne dica, non sono causate principalmente dal desiderio di essere come le modelle che sfilano sulle passerelle con abiti trasgressivi e costosi.
Si cerca di essere magre, le paranoie e i complessi
lievitano spaventosamente fino a prendersi tutti gli angoli della mente ma il
desiderio del fisico asciutto è soltanto l’apparente motivazione di tanta
sofferenza. Il disagio ha radici profondissime in terreni di tristezza,
solitudine, insicurezza, odio per se stessi, voglia di farsi male, di
soffrire…autolesionismo.
Sono le malattie di chi non si vuole amare, non si sente amato e spesso, più o
meno consciamente, si fa del male per punirsi di chissà quale colpa.
Le modelle devono essere secche perché il loro lavoro glielo chiede, tante ragazze desiderano esserlo perché credono che sia il modo giusto per stare al mondo, altre per soffrire. Quest’ ultime non hanno interesse a mostrare meglio il corpo, infatti, il più delle volte, si nascondono dietro ad ampi vestiti e osservano le sporgenze delle loro ossa in segreto, profondamente soddisfatte di quel tenero e fragile malessere. Una debolezza mentale che viene trasferita anche all’ esterno.
Una ragazza che soffre di bulimia da quattro anni mi ha detto “C’è chi si taglia le vene quando sta male, io mi ficco due dita in gola e stremo il mio corpo così. Quando ho finito mi guardo allo specchio e vedo il viso paonazzo, gli occhi gonfi, lucidi, rossi per lo sforzo. Lo stomaco brucia, la gola fa male e mi dico che mi sta bene perché non mi merito altro!”
E’ chiaro che non sempre funziona così. Le realtà sono diverse e cambiano da vita a vita.
Un’ altra ragazza, anoressica, ha passato mesi nutrendosi di caramelline e credeva di sentirsi bene e accetta dagli altri soltanto se fosse stata pelle e ossa. Camminava fiera esibendo il suo corpicino che tutti guardavano perché visibilmente malato. Credeva di aver trovato la felicità, credeva che tutti la guardassero perché era magra e, quindi, bellissima. E’ stata ricoverata più volte, adesso è ancora in cura, ha sfiorato la morte.
Qualche volta le storie finiscono in tragedia, altre sono fasi passeggere, altre ancora sono ferite che si trascinano per una vita intera per paura di parlare e di non essere capiti.
Ho sentito dire in tv che le malattie del corpo sono frutto della nostra società consumistica, dell’ abbondanza: si butta e si rifiuta il cibo perché c’è ed è anche troppo. “Se fossimo in guerra e non ci fosse la possibilità di nutrirsi con tanta cura e scelta il numero di malate”viziose” scenderebbe fino a sparire”.
Non so, è probabile che la società abbia la sua parte di colpa ma non credo sia da attribuire alla materialità ma, piuttosto, alla fragilità dei rapporti, alla superficialità ormai divenuta l’unico anello di congiunzione tra i rapporti, ai legami deboli e sempre in procinto di sgretolarsi. E ancora alla solitudine, alla tristezza, alle paranoie, alle bugie. Con molta probabilità la causa non è racchiusa nell’ abbondanza materiale ma nell’ illusione che questa possa sostituire gli affetti. Il problema del mondo è sempre l’ amore per se stessi e per gli altri. E’ la risorsa più scarsa che abbiamo e non riusciamo ad accorgercene. Se solo ce ne fosse di più, tanti problemi non esisterebbero nemmeno. Il rapporto conflittuale che vivono queste persone non è con il cibo ma con il resto del mondo. E’un senso di inadeguatezza che si manifesta come peggio può. Sono insicurezze, incertezze, timori e paure dilatate. E’ l’ infelicità presa a piccole dosi, uno stillicidio di frustrazioni.
E’difficile parlarne ma è meglio provarci, è meglio liberare per aria i pensieri e guardarli mentre cambiano rotta, planano e tornano su fino a sparire. E’ una delle strade migliori per la guarigione delle malattie del cuore.

Ciao Ittagliani, come stai? Io mi chiama Luigina e
rappresenta Burundi.
Ciao, mi chiama Rosita e io amma itallia. Vo tatemi.
Ciao, ho 17 ani e rappresento Venezuela.Vota temi – vi mandounbaciagrossa.
Miss Italia nel mondo è in onda e io mi sto spassando a guardare queste immense puttanate.
Le miss sono giovanissime. 16, 17, 18 anni e sembrano delle assodate 27enni
giulive.
Giletti parla e blatera, cazzo, almeno poteva ficcarsi la camicia dentro i
pantaloni.
Gli manca la ghirlanda di fiori al collo e poi la presa per il culo è perfettamente riuscita. Ma insomma Giletti, conduci un programma di miss e ti presenti come il venditore ambulante di panini dello stadio?
E poi mi dai troppo sui nervi con quel tuo sorriso a cento denti e l'occhio da chi le donne le fa impazzire ... ma per favore lascia perdere che è meglio.
Così non potrai mai rimpiazzare Carlo Conti. Un minimo di stile figlio mio.
Sei un conduttore non un conditore di patatine fritte …pettinati, lavati. Ti costa tanto? Fatti prestare un pettine dalle Miss, ho sentito dire che ne nascondono sempre uno nella spacca del sedere. Cerca almeno.
Torniamo alle miss. La solita politica: alcune sono belle, altre fanno concorrenza ai volti di Picasso. Fanno vedere le preparazioni per la grande serata e le tonnellate di trucco che gli spalmano in faccia. Ma buongiorno madame.
Con 9 ettari di fondotinta e restauro completo di imperfezioni, trucco, rossetto pompa labbra e un nuovo taglio e colore di capelli siamo tutte fighissime.
Fosse per me le lascerei senza trucco e senza troppe pieghe di capelli. Eleggerei Miss bella davvero e non Miss bella di giorno. Belle solo con i ritocchino che non sono certo creazioni di madre natura, poi di sera, a viso struccato, sono delle comunissime racchie con la fissa per la cellulite l'occhio che pende troppo in basso.
Miss presa per il culo. E infatti i culi sono stati abbondantemente ripresi dalla telecamera.
Le Miss andavano a Venezia? Bene, la telecamera seguiva uno squadrone di chiappe rivestite da pantalone bianco stile budello di salsiccia. Se riprenderle in viso era troppo difficile potevano almeno riprenderle di lato, è chiedere troppo?
Boh, non so nemmeno io dove voglio arrivare. Ho quella solita sensazione di nausea e di scazzo che mi provocano questi programmi vuoti, scialbi, imbambolanti.
Molto più esilarante ed impegnativo Tom & Jerry. Molto meglio fumarsi un cannone e lasciare il resto del mondo a ricercarsi le doppie punte esattamente con la stessa curiosità che usavano le scimmie per levarsi pidocchi e zecche.
Oggi sono così, sarà il nervosismo per il prossimo e imminente esame.

Non sapevo che persino Harry
Potter fosse stato scomunicato.
E già, le sorprese non finiscono mai.
Anche il caro maghetto che ha fatto fantasticare piccini e grandi è stato giudicato da Ratzinger un pericolo per i bambini.
Diseducativo e, perciò, più di qualche mese fa, ha scritto due
missive indirizzate all’ autrice del libro, Gabrielle Kuby, invitandola ad
illuminare “la gente su Harry Potter,
perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente distorcendo
profondamente la cristianità nell'anima, prima che possa crescere propriamente".
Harry sarebbe quindi un corruttore di anime e Ratzinger
proprio non tollera gufi parlanti e scope in volo perché sostiene che spingano i
bambini a credere nella stregoneria piuttosto che nella fede in Dio.
A quanto punto mi chiedo cosa abbiano fatto tutte le mamme credenti: avranno dato fuoco ai dvd dei figli e strappato le pagine dei libri o invece avranno fatto orecchie da mercante?
E cosa avrebbe detto Ratzinger se avesse visto i cartoni animati che andavano in onda anni fa?
L’ape Maya, il libro della giungla e le tartarughe Ninja sarebbero stati considerati fuorvianti perché avrebbero potuto invogliare i bambini a credere nel regno animale.
Doppia condanna a morte per le guerriere Sailor che, oltre a venerare la luna indossano, anche una gonnellina con vista mutandine bianche. Un rogo unico sarebbe stato dedicato per Bia, Creamy, le tre sorelle ladre (occhi di gatto), Nana Supergirl, Magica Emi e Johny che leggeva nel pensiero e spostava gli oggetti con la mente.
Ghigliottina anche per i cavalieri dello zodiaco perché diffonderebbero fiducia negli astri, per Pollon che esorterebbe alla venerazione degli dei, per Licia, donna promiscua che ci sta con quasi tutti i Beehive, Lady Oscar, una lesbica a corte, Georgie che invita all’ incesto e Candy Candy per non essere diventata come Miss Pony e Suor Maria.
Ricordo anche un cartone animato di una suora che lasciava l’abito per sposarsi con un vedovo con 7 figli: da tutrice diventa moglie. Si chiamava….”Cantiamo insieme”: scomunicato! Che memoria ragazzi!
L’ unica che potrebbe sopravvivere sarebbe Heidi ma… è troppo disubbidiente e non va a messa la domenica perciò anche lei potrebbe essere diseducativa.
Scomunicare Harry Potter mi sembra eccessivo, inutile. Le cose che davvero minacciano l’ infanzia dei piccoli non sono i libri né le favole. Spesso sono proprio gli adulti con le loro violenze psicologiche e fisiche ad allontanarli non solo dalla fede ma anche da qualsiasi sentimento di fiducia verso il prossimo. I piccoli sono il prodotto dell’ ambiente in cui vivono, delle persone che li allevano e non esclusivamente delle letture fantasiose.
Le menti dei piccoli devono essere libere di formarsi e di confrontarsi senza vivere con il timore di maledizioni e demoni.
E adesso arrabbiatevi pure ma quando è troppo è troppo.

Niente permanenza in Iraq per il principe Harry, peccato,
in suo onore avevano già organizzato un rapimento a sorpresa con torturatori
professionisti.
Harry caro si trova a servire con i Blues and Royals", ovvero la parte della cavalleria che, insieme alle cosiddette Life Guards, ha come compito istituzionale la protezione della Regina nel corso delle cerimonie. Dio salvi la regina.
Ancora meglio se poi c’è qualcuno in carne ed ossa disposto a beccarsi una serie di pallottole nello sterno per salvare un’ anziana signora con la corona che si regge in piedi grazie al sostegno di 4 tralicci.
Di certo il principe Harry non corre più alcun rischio di pallottole e bombe a mano perché il suo viaggio è stato sospeso per via delle numerose minacce ricevute in questi ultimi tempi.
Il generale Richard Dannatt, capo di Stato maggiore dell'esercito di Sua Maestà, ha riferito di non essere disposto ad esporre il principe e tutti coloro che lo circondano ad un rischio così grande! Ma che uomo premuroso. Si preoccupa persino degli altri!
Se la possibilità di rapimento si conosce già è certamente meglio che Harry se ne stia buono buono a giocare a Risiko… il ragionamento non fa una grinza ma, ahimè, qualcosa proprio non mi torna. Ho una sensazione strana: la stessa di chi paga la spesa alla cassa del supermercato, crede di aver preso una fregatura e, con le buste ancora in mano, scruta lo scontrino alla ricerca dell’ errore.
Dov’è l’ inghippo stavolta?
Probabilmente nel fatto che andare in Iraq è stato ed è ancora rischioso per tutti i figli di mamma che, pur non essendo principi, dovrebbero avere tutta a liberta di poter vivere serenamente e senza mitra in mano.
Per loro non c’è stato avviso di rapimento perchè era implicito, scontato, e nessuno si è mai posto il problema di revocare la partenza. Il principe non parte perché rischia rapimento e allora?
Non mi sembra affatto che per tutti gli altri si sia mai trattato di una vacanza esotica oppure di un viaggio di piacere!
Stupirsi non serve: la storia pullula di re, principi e uomini politici che hanno fatto la guerra spaparanzati sul trono, brucia solo un po’ sapere che ci sono ancora adesso. Brucia ancora di più sapere che per difendere i loro interessi sono altri a rischiare la vita.

Ogni sera, mentre torno a casa passo da una strada
periferica che tra condomini e villette residenziali ospita qualche agenzia
immobiliare, negozietti di elettrodomestici e ortofrutticoli.
Da qualche tempo, non appena mi trovavo in prossimità di ogni negozio, si accendeva automaticamente una luce accecante che mi costringeva quasi ad affrettare il passo.
I primi giorni non avevo ancora fatto l’abitudine a quell’ occhio di bue automatico poi, col tempo, ho imparato anche a divertirmi improvvisando tragici monologhi che ho amaramente pagato con gli insulti dei miei amici.
Mi sono chiesta più volte l’ utilità delle lampadine accecanti.
“Sistema di difesa? Forse per i ladri! Si, ma come potrebbe tenere lontani i ladri? Forse per timore di essere visti eviterebbero di scassare la porta…Ma soprattutto, che diavolo dovrebbero rubare i ladri in un ortofrutta? Una volta che sono disposti ad inzozzarsi la fedina penale molto meglio provare con una gioielleria, no?”
Ero fuori strada.
Solo ora ho scoperto che la luce abbagliante fa parte di uno dei meccanismi di architettura “anti esclusi” che ha la finalità di tormentare e tenere alla larga i senzatetto.
Tra gli altri stratagemmi c’è anche la "piccola doccia" o "lavaggio automatico dei marciapiedi". Si tratta di un tubo fissato sul soffitto oppure sotto la porta d’ ingresso del locale che, in determinate ore della notte, rovescia getti d'acqua sul marciapiede.
Impossibile dormire, impossibile trovare riparo e nel secondo metodo si rischia persino di farsi una bella doccia e di ritrovarsi zuppi nelle più fredde ore della notte.
Per evitare gente indesiderata anche i porticati sono eliminati dai nuovi progetti architettonici.
Insomma, non è stata dichiarata un’ aperta guerra contro i barboni ma ci siamo limitati ad innalzare le barriere dell’ emarginazione.
Ho chiesto al mio venditore ufficiale di mele perché ha voluto istallare quest’ aggeggio che puzza tanto di snobbismo elitario e mi ha risposto di essere stanco di dover pulire ogni mattina pipì, vomiti e sporcizie lasciate dagli altri.
La stessa risposta l’ ho ricevuta anche dagli altri negozianti. Probabilmente anche loro hanno una parte di ragione e credo sia poco utile accanirsi con chi decide di passare ai metodi “forti”.
Quello che è più fastidioso, invece, è pensare di risolvere il problema con un “pussa via” tecnologico. L’ invenzione è pessima perché pessima è l’ idea di investire nell’ eliminazione dei ripari piuttosto che nella costruzione di case che certamente ai barboni non dispiacerebbero. Se non si desidera gente sull’ uscio bisognerebbe pensare ad una soluzione purchè sia civile e rispetti la dignità dell’ uomo.
E invece possiamo dire di essere rimasti al medioevo soltanto che invece di lanciare personalmente il secchio d’acqua lasciamo che lo faccia un cervelletto elettronico.
In fondo passi (indietro) ne abbiamo fatti: oltre che grossolani e falsamente progressisti siamo anche palesemente codardi.

Trovo difficile chiamare “incidente” un’ azione compiuta volontariamente da un
essere umano.
La morte di Vanessa Russo non è stata una fatalità ma un’ altra grande dimostrazione di cattiveria umana vigliacca e gratuita. Quella che non trova in nessun modo nemmeno una falsa giustificazione, quella volontaria. La cattiveria libera!
Assumiamo come principio di vita che ogni essere sia sacro perché sacra è la vita che racchiude e quindi non dovrebbe esistere alcuna graduatoria tra i crimini. Uccidere per “giustizia”, vendetta, fede, soldi, politica è sempre un’ azione miserabile che cerca perdono in attenuanti evanescenti.
Riconosco il mio sbaglio ma penso che un soldato in guerra “sia costretto” ad uccidere i “nemici” perché, qualora non lo facesse, i nemici stessi, non esiterebbero un solo istante ad uccidere lui. Vince l’ istinto di sopravvivenza, l’amore egoista per la propria vita e anche l’ omicidio trova una sua macabra dimensione di giustificazione.
Mors tua vita mea. Per questo principio Dio solo sa quanti innocenti vivi e morti hanno pagato, quante donne hanno pianto, quanti figli sono cresciuti senza padre, quanti uomini hanno passato l’ intera esistenza con la coscienza pesante e tormentata.
Disgustata dalle sporche regole di questo mondo compiango quei poveri disgraziati che sono soltanto leggere pedine di infidi giocatori politici e provo rabbia di fronte a tanta ipocrisia. “Guerra di liberazione…missione di pace…guerra democratica…guerra di valori” Ma a chi lo vogliono raccontare?
Poi penso al caso di Vanessa, alla scelta di uccidere, alla volontà di fare del male in una circostanza banale e sento una rabbia più ardente perché in quel momento non c’ era istinto di sopravvivenza, né “obbligo civile”, motivazioni private, passionali oppure economiche. Non c’ era alcuna bugia a cui appigliarsi, solo cattiveria allo stato puro, chiara, limpida, materiale.
Eccoci di fronte ad un’ altra tragedia autoinflitta in cui dolore e vendetta si fondono con un unico sentimento di paura verso le oscenità di cui solo la natura umana è capace.
Vanessa aveva tutta la vita davanti, 23 anni, un fidanzato, una famiglia che l’amava e, sicuramente, una montagna di sogni da realizzare.
Non sappiamo altro di lei ma altro non serve sapere per poterle dedicare almeno un pensiero e una preghiera dal più profondo del nostro cuore.

Un vaffanculo ti salva la vita.
Questa dovrebbe essere la mia nuova strategia di vita e sto cercando con molte difficoltà di metterla in pratica. Fosse facile!
Se una persona dovesse veramente cercare di fare contenti tutti…famiglia, amici, conoscenti, postini, rischierebbe veramente di non vivere più.
Sarebbe una persona amorfa, senza gusti, senza scelte, vuota, leggera, trasportata dalle scelte comuni che raramente hanno come fine ultimo il bene collettivo.
Per fare felici tutti ci vorrebbe una bacchetta magica che potesse trasformare il nostro modo di essere per ogni occasione. Dovremmo avere capacità camaleontiche, oppure, essere degli ipocriti falsi che cambiano faccia in base alla persona che hanno di fronte.
A questo punto mi chiedo se sia più falso chi cerchi di far coesistere due modi diversi di essere, anche sospendendo (non sopprimendo) a piccole dosi parte del proprio, oppure, chi professi esplosioni di sentimenti umani e alla prima occasione condanni a morte chi non combaci esattamente con la propria visione del mondo.
Se nel piccolo non si riesce a convivere pacificamente e a tollerare caratteri e scelte diverse, come potremmo aspirare a qualcosa di più alto?
Bramiamo la pace tra i popoli ma uccidiamo i vicini di casa, genitori e figli. Non se ne può veramente più.
Tutti hanno sempre da ridire su tutto, in alcuni momenti della vita può essere stancante.
E’ come se fossimo tutti protagonisti di un eterno gossip e le possibilità di sopravvivenza sono veramente poche: si può scegliere la strada più dura imparando a sopportare
Si può scegliere quella remissiva vivendo all’ ombra, si può scegliere quella più saggia bisbigliando sottovoce e al momento giusto un liberatorio vaffanculo!

Caro Willy Coyote, oggi tornavo a casa pensando a te.
Sai, era una di quelle giornate con il cielo grigio e gli aloni di pioggia ancora ai bordi della strada.
Ho pensato a tutti i progetti che hai fatto per catturare Bip Bip, a quante volte sei caduto dal burrone, sei finito sotto i macigni, ti sei massacrato con le tue stesse mani, hai spiccato il volo con macchinari costruiti appositamente per il pennuto….progettazioni, tempo, sogni, speranze.
Il pollastro sfreccia, si permette pure di prenderti in giro con il suo eloquente Bip Bip lasciando soltanto una nuvola di fumo che evapora rapidamente insieme al tuo progetto e alle tue speranze.
Qualcuno dice che sei un perdente proprio perché non riesci mai a prenderlo.
Io, invece, dico che non lo sei o almeno lo saresti se
lasciassi perdere tutto per diventare vegetariano.
Sarebbe più facile ma passeresti tutta la vita a dirti che
forse avresti potuto farcela.
Perseverare è diabolico e tu, dopo l’ennesimo fallimento, sei già ad inchiodare tavole e ad accendere candelotti di dinamite. In fondo quel Bip Bip è anche un magrissimo pennuto che corre senza meta.
Magari anche un fissato della forma fisica visto che corre tanto e alla Forrest Gump.
Amico mio, sei tu il vero eroe della faccenda, tu che non ti arrendi mai, raccogli le botte, metti un cerotto alle ferite e pensi già alla prossima da fare.
Forse sai già di non riuscirci ma almeno dai un senso alla tua vita, vivi per qualcosa, non ti arrendi.
Ognuno di noi ha da imparare da te, di certo non le strategie di attacco perché in quello sei proprio negato ma, nonostante la tua immane sfiga, rimani tu il vero eroe della storia.

Ieri ho preso atto di come sono rimasta indietro in
questioni di moda. Chiariamoci subito: non l’ho mai seguita se non quando avevo
6 anni e si usavano le scarpette nere lucidate con la fibbia ma stavolta mi
accorgo di quanto tempo sia trascorso dai bellissimi pantaloni a zampa! Non Mi
riferisco agli anni 60, basta pensare soltanto a qualche anno fa.
Tutto è iniziato ieri, quando mi sono accorta che il mio guardaroba necessitava un qualche paio di jeans in più e sono andata alla ricerca del mio modello preferito, senza pretese né pacchianerie.
“Buongiorno, per caso ha un jeans chiaro e un po’ scampanato?”
La tipa non dice mai di no e non rinuncia certo all’ occasione di provare a rifilarmi una gonnellina scozzese anche se le ho chiesto una camicia.
Commessa :<<Ma ceeerto, ho questo con gli strass, questo strappato dietro, questo stretto alla caviglia, questo con il porta documenti sulla coscia e questo che si divide e diventano due paia di maniche lunghe in caso ti faccia freddo!>>
Ho visto di tutto tranne quello che avevo chiesto. Una tristezza immensa.
Una volta uscita dal negozio, ho iniziato a guardarmi intorno e ad osservare le altre e, cazzo, erano tutte strette in irrimediabili pantaloni luminosi, argentati, dorati e, soprattutto, aderentissimi!!! Niente zampe, niente che fosse semplice e a tinta unica.
E la storia ha continuato a ripetersi per altri nove negozi di abbigliamento femminile.
Quello che più mi ha fatto star male non è la consapevolezza di essere fuori moda quanto il fatto d’aver girato 10 negozi diversi e di non esser riuscita a trovare quello che cercavo, per quanto fosse classico e semplice. Mi sarei adattata anche ad un modello simile ma il problema di fondo è che non esiste, almeno in tutti i negozi di questa città. Via, abolito.
E’ come se il sistema della moda mi stesse dicendo “o così oppure niente!” E’ un’ imposizione bella e buona in cui mi tocca scegliere tra la rinuncia o l’adattamento ma un lato positivo ancora c’è: posso ancora scegliere e, finchè è possibile, rinuncio volentieri alle scritte sul culo e alle macchie argentate.
Sono retrograda? Vecchia? Ma sì, chi se ne frega… almeno faccio quello che veramente mi piace e anche stavolta ho potuto avere la conferma che le cose semplici sono quelle più belle e più difficili da dire, fare e…trovare!

“Torno subito”, mi sarà capitato miliardi di volte di
leggere questa scritta sulle vetrine di tabacchini, copisterie, edicole…per poi
aspettare, aspettare e aspettare.
Un subito molto relativo visto che i tipi del locale ritornavano anche dopo ore …ma nonostante l’ immensa delusione di non trovare nessuno la speranza riusciva a resistere.
Era la scritta ad essere rassicurante, significava che giovedì avrei preso il giornale che volevo acquistare lunedì e che dopo 7 o 8 ore avrei potuto soddisfare ciò che rimaneva della mia voglia di fumare una sigaretta.
E ora sono io che ho appeso un “torno subito” nella mia vita e sono sparita.
E’ come se fossi momentaneamente sospesa nel vuoto, in attesa di qualcosa. Magari di un enorme strattonata che mi faccia finire sotto l’ occhio di bue proiettato nel palcoscenico della vita: è sempre acceso, sono io che sono nascosta dietro il sipario. Forse ho bisogno di uscire da questa apnea lunghissima e di respirare la boccata d’aria più grossa e pura della mia vita. Forse, chissà.
Credo che la verità sia meno teatrale ma non meno poetica.
Nella vita ognuno trascina il suo personale sacco di pensieri, valori, principi, ricordi, gioie e dolori. Mi piace pensare che siano tutte cose più o meno pesanti e chiuse in un sacco di iuta che ognuno porta nel suo cammino. Il sacco non è quasi mai leggero ma dopo aver imparato a sopportarne il peso si riesce a trascinarlo inconsistente però, piaccia o non piaccia, c’è sempre un imprevisto, un cedimento, un cambio di programma, un momento di stanchezza.
Io vivo il mio e da brava sognatrice visionaria mi rivedo momentaneamente ferma sul ciglio della mia strada illuminata dal sole accecante e bollente di luglio. Cicale infervorate in sottofondo, intorno a me solo distese di erba con fiori gialli e papaveri sporadici, il mio sacchetto di iuta momentaneamente a terra e il mio respiro affannato.
Guardo il sole con lo sguardo già accecato, la fronte corrugata e riprendo fiato.
Immagino quello che mi aspetta, so di dover ripartire, aspetto solo di raccogliere ancora la voglia per riprendere a muovere le gambe.
Tornando alla vita reale, se può consolare chi mi cerca e non mi trova, faccio appello al cartello rassicurante e illusorio e mi appendo un “torno subito” in fronte.

Ultimamente mi sto chiedendo come diavolo funzionano i
rapporti umani.
Qualche volta vorrei quasi che ci fosse una regola fissa da poter applicare per poi aspettare di ottenere il risultato atteso. Invece l’ uomo è un grande, grandissimo casino.
Finora sono solo giunta a conclusione che meno si esprime il proprio giudizio e meglio è. Bisognerebbe….vivere come tante monadi, solitari ma poi sarebbe una gran tristezza!
Credo d’aver avuto il lampo di genio mentre spennavo una margherita strappata dall’ aiuola del bar dove fanno il cappuccino ottimo ;-)
Ho realizzato che la vita è come un pezzetto di giardino. Se nessuno se ne prende cura, le erbacce parassitarie finiscono per aggredirlo e rovinarlo. Erbacce parassitarie che, il più delle volte, non sono richieste né ben volute ma che si possono eliminare soltanto con buoni pesticidi, come prudenza, riguardo, destrezza.
Qualcuno sostiene che si possano tenere alla larga anche usando l’ indifferenza ma io non ci credo. Le erbacce crescono ovunque, sono arroganti, sfacciate e indiscrete, la sola indifferenza, non può bastare e non può fermarle.
Di tanto in tanto, qualche folata di vento trasporta qualche bel fiore che necessita di cure ma mai troppe, altrimenti muore. Altri fiori, nonostante le cure misurate e impeccabili, muoiono ugualmente perché …la terra non gli piace più, il giardino non gli piace più, l’aria non è adatta e, per quanto belli e preziosi, da un giorno all’ altro perdono i petali e si accasciano su loro stessi.
Qualche altro sopporta tutto e si adatta e altri ancora vivono
silenziosamente, in ombra.
Il resto del giardino è pieno di erbetta e fiorellini spontanei, come
margheritine e papaveri selvaggi che, restano sempre comune erba ma danno colore
all’ ambiente, rallegrano la vista e, soprattutto, nascondono il marrone scuro e
pieno di vermi della terra.

Credo che il giorno in cui riuscirò a fare una vita
cosiddetta “sana” cadrò in una profondissima depressione.
Ho letto quello che bisognerebbe fare per restare in forma, quindi, lo stretto necessario per restare tale e quale o, al massimo, per far riaffiorare qualche muscolino seppellito vivo sotto un flaccidume candido di carne.
Per vivere sani e in forma bisognerebbe bombardarsi di cibo sano e attività fisica. Bella scoperta ma, sinceramente, non credevo si potessero raggiungere alcuni livelli di rigidità (e monotonia)
Cose magre, inodore, insapore e quei cibi che anche solo lontanamente contengono qualche grasso possono essere assunti ma….in porzioni briciolesche.
Un cornetto, per esempio, potreste mangiarlo. Chi dice di no! Però, fareste bene a prenderne uno e a congelarlo in porzioni da 16.
Il bicchierino di latte, una frutta e siete pronti per affrontare la giornata sperando che qualche Santo vi sorregga durante i capogiri.
A pranzo e a cena, bisognerebbe assumere cereali, latticini, verdura. A proposito, bisognerebbe mangiare verdura praticamente a tutte le ore. Al posto dei sigari fumarsi una zucchina e masticare nocciolo di albicocca per distrazione. Anche durante una seduta di bellezza sarebbe più benefico mangiarsi le fette di cetrioli anziché spalmarseli negli occhi.
Una vita angosciosa che non lascia spazio a niente che sia gustoso o divertente: niente ricette prelibate, niente scarpette con le fettone di pane, niente panini presi al volo né fiaccolate di patatine fritte, biscottini saporiti e polli impazziti.
Non si dovrebbe bere nemmeno roba gassata né fumare e, udite udite, praticare attività fisica ogni giorno.
“Almeno mezz’ora “…dicono. Ma mezz’ ora è lunghissima, interminabile. Sapete quante cose potremmo fare in mezz’ ora? Oppure, sapete quante altre ancora non si possono fare? Eh si, per mantenere una vita sana bisognerebbe farsi un mazzo così sul posto di lavoro nutrendosi di bucce di noccioline americane e torsolo di mela e nel tempo libero, rifarsi un mazzo più grosso di quello di un cammello dimenandosi peggio di Pappalardo nella sua Ricominciamo!
Ma questa non è vita sana, questa è una vista fatta di puro stress in cui non si mangia più perché viste le quantità infinitesimali di cibo dispiace pure sporcare la padella. Via, tagliamo la testa al toro e mangiamocele direttamente crude!
La mezz’ oretta infame d’attività fisica dà il colpo di grazia definitivo e la depressione è alle porte.
No grazie, credo che mi godrò questi anni assecondando le mie voglie. Preferisco la mia pessima vita a base di scarpette, vino e cioccolata. Quando sarò vecchia, diabetica, grassa e con la pressione alta, mi priverò del cornetto e mangerò senza sale.
Come inizio …e come fine, mi va benissimo così: se non altro, è a modo mio!
A tal proposito, vi invito a leggere questa:
Se io
potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno
igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono
stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso
non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della
primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più
giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
Jorge Luis Borges

Anno nuovo, vita uguale!
I miei buoni propositi per il 2007 hanno avuto la durata di tre secondi. Il tempo di mettere il punto alla lista di obiettivi belli e di chiudere l’agenda. Il primo degli obbiettivi era quello di eliminare i calzettoni di spugna, grossi e bianchi. Se ne metto due sullo stesso piede è come se me lo fossi ingessato. Ci sono troppo affezionata ma non sono ancora pronta a comportarmi da Signora. Calzettoni sì anche per il 2007.
In compenso, c’è chi è peggio di me.
La mia amica Bea aveva fatto una lista così lunga di cose da non fare e da fare che, a occhio e croce, ci vorrebbero almeno 4 anni per riuscire a metterla tutta il pratica.
C’è da temere: quando si mette una cosa in testa è pericolosa. Una volta voleva un profumo costoso pretendeva che glielo comprasse il suo fidanzato perciò, per non dirgli palesemente “senti Ciccio, compramelo e farmi un regalo”, si è inventata una crisi relazionale.
Ha rivangato tutti i loro litigi, non si è depilata per due settimane e ha minacciato di farsi l’ operazione per ridursi le tette.
Quando lui le ha chiesto cosa poteva fare per rimediare, lei gli ha proposto di fare una passeggiata per i negozi del corso. E…toh! Una profumeria! Lo ha trascinato dentro e ha dato inizio all’ elogio del profumo. Uno strazio di scenata durata ben due ore finchè lui, che è scemo solo nell’ emisfero destro (nel sinistro si lascia prendere volontariamente per il culo), glielo ha regalato ponendo fine all’ odissea del profumo costoso. La crisi esistenziale è sparita e non si è fatta più rivedere fino al tempo dei saldi.
Tra gli obiettivi di Bea che ricordo c’è quello di non mangiare dolciumi ma, quando è venuta a trovarmi ne ha dette di cotte, crude e bruciate su sua zia che, durante una visita post natalizia, non le ha offerto nemmeno un cioccolatino. E’ il suo modo per chiedermi di offrirgliene uno. Il suo cervello, più contorto di un mobile da montare dell’ ikea con le istruzioni in olandese, le suggerisce che quello è il modo migliore per potersene fottere dell’ obbiettivo senza provare sensi di colpa.
Poi si sa, gli obiettivi per l’anno sono come le promesse, i vasi cinesi e i cracker: una volta infranti non valgono più…anche se i cracker li mangio lo stesso anche quando sono ritornati allo stato di farina.
Gli altri obiettivi di Bea? C’era quello di mettersi bene il mascara ma, visto che continua a metterselo nelle orecchie e sembra scappata da una riserva indiana, si apposta sotto le grondaie in cerca di qualche goccia d’acqua che le righi il volto. Colpa della grondaia, certo!
Aveva anche stabilito di evitare le crisi di coppia per farsi regalare qualcosa ma….proprio adesso è già tempo di saldi, i capi in sconto vanno a ruba e, chissà come mai, da qualche giorno, il suo Fidanzorro non la soddisfa proprio più!

Nel suo discorso, il Presidente Napolitano, ha voluto
sottolineare come in Italia tra le riserve preziose su cui contare ci sia
quella, ancora così poco valorizzata, dei talenti e delle energie femminili.
Ha riportato il caso due donne: una mamma intraprendente che, grazie anche all’ aiuto della scuola, è riuscita a distogliere il figlio dalla malavita e quello di una ricercatrice.
Sul primo caso, vorremmo soltanto sapere qualche informazione in più sulla regione d’appartenenza. La malavita è brutta ovunque ma è innegabile che le nostre realtà sono molteplici, diverse e gradualmente più intricate man mano che si scorre lo stivale verso la punta.
Uscire dalla malavita grazie all’ aiuto della scuola! Certo, è possibile per chi ha delle vere scuole e laddove la malavita non sia fortemente radicata.
Passiamo alla seconda.
L’esempio mi ha fatto incazzare così tanto da voler afferrare il cotechino e prendere Napolitano a… cotechinate. Se non l’ho fatto è solo perché il cotechino ancora scottava.
Ebbene, la seconda donna è “una giovane che ha studiato con successo giungendo alla laurea e al dottorato, lavora ora a un progetto avanzato di ricerca genetica, per mille euro al mese - e si considera fortunata - con un contratto che scade nel maggio prossimo, ma 'non ci penso - ha detto - perché "ho un lavoro bellissimo".
Ci sono due possibilità: il padre di questa ragazza è un petroliere, oppure, Napolitano non ha proprio capito. Molti giovani aspirano ad avere un mestiere bellissimo come quello del ricercatore e i ricercatori italiani svolgono con immensa passione il loro lavoro… altrimenti non starebbero ancora lì per quattro soldi.
Con mille euro al mese è difficile vivere da soli ma è impossibile portare avanti una famiglia. Ancora peggio, finchè i contratti avranno scadenza più breve delle mozzarelle, le premesse per la formazione della stessa famiglia sono sempre minori.
Preferiamo pensare che quella ragazza fosse sarcastica nel dire quella fesseria e che nonno Napolitano in quel momento fosse preso a giocare con tutti i nipotini italiani.
In Italia oggi si vive male, una volta lo diceva solo qualcuno, adesso lo dicono tutti. Le speranze sono scemate da un bel pezzo, si richiede almeno di non prenderci così apertamente per il culo.

Cara Signora Befana,
come sta? Spero bene, l’ ho vista volare per il cielo e noto che quel dolorino alla schiena è scomparso totalmente. Speriamo le passi anche il mal di gola ma, del resto, a svolazzare tutta la notte alla sua età, è il minimo che possa prenderle.
Non vorrei fare l’ uccello del malaugurio ma si renda conto che ha una certa età e finchè lei non si decide ad andare in pensione non potrà nemmeno diminuire la disoccupazione befanile.
Cara Signora Befy, Le scrivo, se pur in ritardo, perché quel porco di Babbo Natale anche quest’ anno ha tirato dritto di fronte alla finestra di casa mia. L’ unica alternativa è che si sia ubriacato la notte del 23 e abbia dormito su qualche angolo del polo nord per tre giorni ma, visto che tutti sfoggiano ancora i suoi regalini, credo che abbia proprio voluto saltarmi, anche quest’ anno.
E giuro che non ho chiesto cose astratte e impossibili come la pace nel mondo. Cagate che mi diceva di chiedere la mia maestra. Poi lei tornava il 7 gennaio con il visone che era costato al marito sette rapine e io con un cazzo, nemmeno uno straccio di giocattolo, né di pace nel mondo.
Gli anni scorsi credevo che Babbo si fosse distratto o non si fosse fermato in zona per via di tutti gli autovelox che hanno piazzato. Una volta non badava a queste cose tanto nessuno conosceva il suo indirizzo e il numero di targa ma, con la nuova finanziaria, anche le renne devono pagare bollo, targa e bisogna fare attenzione anche alle flatulenze che emettono.
Quest’ ultimo provvedimento è stato adottato in gran Bretagna per le mucche perché le emissioni di gas metano dei bovini ammontano al 7% di quelli che provocano l'effetto serra, e oltre un terzo di tutta l'immissione di metano nell'aria. Ora se la sono presa anche con le renne. Una sfiga insomma.
Babbo non crede che io sia stata sufficientemente buona da rischiare per me una multa per sosta di renna vietata.
Allora, tu che sei donna e sei più paziente di un barbuto anziano incontinente, ti dispiacerebbe spiegarmi cosa vuol dire essere buoni?
Si, insomma, quelle cose lì: Caro Babbo Natale, siccome quest’ anno sono stato buono, non è che potresti uccidere la maestra così io non vado in carcere nemmeno per un giorno? Grazie.
Caro Babbo, quest’anno sono stata buona, dunque, mi aspetto che tu mi regali una centrale nucleare.
Cosa significa essere buoni per tutto l’anno? Significa non lamentarsi se Babbo decide di non portarmi niente quando ho fatto del mio meglio?
E chi decide se sono stata buona o no? Lui? Che passa tutto l’anno a bere birra? Non vedi che pancia da alcolizzato che si è fatto? E tu, cara Befana, perché continui ad aprirgli la porta tutte le sere che non trova al Polobar le sue amiche follette? Se ti fa soffrire, lascialo stare e fottitene di essere una Befana buona.
Alla luce di quanto esposto, richiedo che la commissione per stabilire la bontà e l’ impegno di grandi e piccini venga rivista ed, eventualmente, sostituita. Babbo Natale non sembra più così imparziale né sufficientemente lucido da poter vedere che, in fondo in fondo, sono anch’ io una bambina buona. Ho smesso di seminare le bucce di banana in corridoio già da qualche tempo.
Quanto alle mie precedenti frasi sulla disoccupazione befanile, la prego di non farci caso. Lei può svolazzare quanto vuole, le altre befane troveranno un impiego altrettanto dignitoso diventando delle cozze da monta o dei meravigliosi cessi ambulanti.
Certa di un suo riscontro, la ringrazio per l’attenzione prestatami.
Cordiali saluti.
Bambina buona.

Ringrazio di cuore
il “Movimento di liberazione dei Babbi Natale da terrazzo" (M.l.B.N.t.) che ha
interpretato un pensiero diffuso e ha deciso di iniziare a colpire a Terno D’
Isola.
Come avrete avuto modo di notare, da qualche anno, durante il periodo natalizio, anziché abbellire la propria abitazione con luci intermittenti, madonne e alberi di natale, si usa mettere un Babbo Natale dimensione naturale appeso !
Una moda di merda! Già non nutro simpatia per quelli giganti posizionati all’ entrata dei negozi, figuriamoci per quelli impiccati fuori dalle finestre!
Così, dopo aver già preso spunto dalla Francia per la liberazione dei nanetti da giardino, in Italia si diffonde il M.l.B.N.t!
La prima città colpita è stata Terno d’ Isola in cui sono stati rapiti 15 Babbi da diverse abitazioni e poi sono stati liberati in un parco periferico. Più esattamente, i quindici eroi sono stati posizionati in cima ad un albero.
Le abitazioni colpite al posto del fantoccio hanno ritrovato un biglietto in cui c’era la spiegazione del sequestro e le indicazioni per ritrovarli. Qualora vi venisse in mente di aggiungervi al movimento, vi scrivo il testo così potrete farne parte e collaborare per la liberazione:
Sei stato colpito dal M.l.B.N.t. e il Babbo Natale che avevi legato ora è libero e felice. Noi membri del movimento vogliamo che cessi la moda di appendere il Babbo Natale ai terrazzi, perché lui è uno spirito libero che visita le case delle persone buone. Nessuno puo' legarlo al terrazzo obbligandolo a fare visita alla propria abitazione. Babbo Natale compare dalle nostre parti solo nella notte di Natale, la sua casa è in Lapponia e non vive ai terrazzi o alle finestre dove sembra un impiccato"
Se vi venisse in mente di colpire anche i terrazzi della vostra città, state attenti a non distruggere inferriate e cancelli perché i proprietari delle quindici abitazioni finora colpite hanno presentato denuncia ai carabinieri per i danni riscontrati. Inoltre, fate attenzioni ai cani che hanno voglia di chiappa fresca anche in periodi come questi in cui le fette di zampone freddo e gelatinoso si imbozzano nel caffè mattutino al posto dei tarallucci!
Evviva M.l.B.N.t.! Non solo perché Babbo Natale è uno spirito libero ma anche perché non dovrà più vivere quindici giorni disperati al freddo e aggravare i suoi reumatismi! C’è anche da aggiungere che appeso diventa anche un ottimo spunto per i ladri che potrebbero vestirsi di rosso e arrampicarsi per i muri badando bene a star fermi al passaggio di qualcuno. Fervida fantasia? Sarà, ma intanto l’ idea di un movimento contro “addobbo obbrobrio natalizio” mi mette il buon umore. Presto si darà avvio al tesseramento.
Felici festività a tutti!
Mi sono ricordata di quand’ ero bambina e non appena scattavano i primi tre o quattro giorni di dicembre mi sembrava che fosse già Natale. Beata infanzia…
A scuola ci facevano disegnare Babbi Natali da attaccare alle finestre e poiché sapevamo che Babbo viveva al Polo Nord, spedivamo le letterine in anticipo, anche più di una per non rischiare che non arrivi a destinazione. Oggi non si corrono rischi, basta un’ e mail e se Babbo si dimentica si può sempre fare ricorso allegando il file inviato. Alta tecnologia.
La scuola era invasa da disegni di campane e…qualche triste presepe con un bambinello che, in genere è sempre brutto e su una culla disegnata con una X.
Ricordo pure Michelino, il compagno molesto che gridava in classe “L’albero ha la punta sempre dritta perché gli altri gli toccano sempre le palle!”.
Molti di noi hanno capito il senso di quella frase soltanto di recente!
Non so se rimpiango la mente libera dell’ infanzia o la festività di natale! Soltanto stamattina ho capito che la festa è alle porte e, per quanto preferirei sbattere con lo spigolo del tavolo con il mignolino del piede infreddolito, mi tocca tuffarmi tra quella folla di matti che è già fuori dalle 7 per comprare mezzo negozio e cassiera compresa.
Come non ne ho voglia! Per Chi? E perché poi?
In tutto questo casino mi sembra quasi di essere dentro ad una discoteca tamarra: non vedo l’ ora di tornare a casa! E’ Natale ma non trovo momenti di raccoglimento né quella pace che mi augurano pure i sacchetti di plastica del supermercato. E’ il mio primo giorno di vacanza, il mio approccio con la festa non sembra essere così splendido….confido in un cambiamento d’ umore così vedremo pure se è vera la storia che a natale siamo tutti più buoni!

Mi arriva la solita e mail girata da Pinco Pallino
conosciuto chissà dove che ha la splendida idea di inoltrarmela in un periodo in
cui tutto il mondo mi sembra una gigante palla di sterco fatta dall’ insetto
sterco che c’era nell’ ape Maia. Qualcuno se lo ricorda?
E mail, scarica, leggi. Cazzo, la solita predica sull’ amore. Il primo pensiero che mi viene in mente è di leggerla rapidamente per cercare qualche risvolto interessante. Poi leggo meglio. Si parla d’ amore e di vita.
La cosa mi interessa. Ultimamente vado a caccia di storie di vita, belle, brutte ma vere.
Se trovo qualche anziano signore che non mostri segni di rimbambimento troppo marcati, lo inseguo per farci quattro chiacchiere e, se ha voglia, parlarmi di acciacchi e rimpianti. Qualcuno si apre immediatamente e con gli occhi mi confessa il segreto della sua esistenza, lo stato d’animo più profondo, la stanchezza di una vita.
Alcune volte penso che gli anziani siano quasi molto più veri di noi giovani che per parlare con qualcuno abbiamo bisogno d’ entrare in chat e di chiedere ad un testa di minchia qualsiasi di leggere quello che abbiamo da dire. Sperando anche con tutte le forze che dopo la terza battuta non attacchi con un “descriviti, come sei fatta!”
Che domande di merda.
Come se una risposta del tipo “bionda
e occhi azzurri” potesse anche assicurare che gli occhi non guardano a nord
ovest, che il naso non ha le dimensioni di un pandoro e che i denti non siano
grossi quanto Vigorsol! Ma questa è un’ altra storia, spero solo siano
consapevoli del fatto che si prendono per il culo da soli.
In un periodo come questo in cui, come si può ben notare, mi girano le scatole per ogni menata che sento, ci si mette anche l’ e mail santona a darmi nozioni sull’ amore.
L’amore di vita, per la vita.
“Avere fiducia nella Vita significa comprendere che nulla è casuale. Cioè se ci succede qualcosa significa che abbiamo attirato a noi quella esperienza, ed era giusto che succedesse. Dobbiamo accettarla con remissione e guardare con fiducia verso la prossima” Certo, verso la prossima pedata nelle chiappe.
Il mio professore decide di farmi schizzare via il sistema nervoso per un esame della minchia di due crediti che nessuno ha mai cagato nella storia dell’ università e sarebbe colpa mia? E’ la mia faccia che gli ispira troiate o è lui l’esaltato che cerca disperatamente attenzione e riverenze dagli studenti?
La proprietaria di casa vuole l’ affitto ogni primo del mese, lo ricorda una settimana prima che il mese arrivi:è colpa mia se ho trovato una stronza col marchio CEE o è lei che ha l’acido muriatico al posto del sangue?
Se la gente crede che l’educazione e il rispetto verso il prossimo sia un premio delle prime raccolte Barilla del 1963, se la politica è un grosso imbroglio, se è sempre il più indifeso a dover pagare in questo mondo, sono sempre io l’artefice del mio destino? Anzi, è “giusto?”
Che ogni azione comporti una conseguenza è chiaro ma che queste siano sempre determinate da noi stessi è discutibile. Nessuno vorrebbe essere circondato da gallerie di stronzi, eppure si incontrano costantemente, anche se si affronta la giornata con il più nobile dei propositi come l’ e mail mi invita a fare. Anche se più che un “porgi l’altra guancia” mi sembra un “lasciati prendere per il culo”.
Qual’ è la soluzione? Non ne ho una ma almeno, dopo una giornata passata ad ascoltare lamentele di coglioni, non venite pure a dirmi che se la vita alcune volte è una merda è anche colpa mia che l’ho fatta così. Ognuno sceglie per sé, è artefice, ideatore, costruttore del proprio destino ma se il mondo è pieno di ruspe e demolition man, costruire è sempre più difficile e non dipende soltanto dalla propria volontà.
Ogni azione si riflette su se stessi e sugli altri e, amara verità, il riflesso dei coglioni è, il più delle volte, più forte di quello dei puri di cuore. Se poi i puri di cuore devono sempre accettare tutto con remissione, è davvero finita la voglia di stare al mondo!

Si avvicina la vendemmia degli oggetti stupidi. Questione
di giorni e i tg stileranno la solita classifica con gli oggetti più venduti.
Come sempre, diranno che la tecnologia è quella più gettonata anche se rimangono ai primi posti gli intramontabili amanti di profumi e indumenti invernali. Praticamente è come dire tutto e niente. Vanno i guanti, scendono le sciarpe, restano stabili bomboniere e suppellettili. In rimonta quadri antichi. Perdono due posti archi con le frecce, abbonamenti in palestra e guarnizioni per riparare lavatrici.
L’anno scorso mostravano in tv i navigatori satellitari che ci avrebbero indicato pure la strada di casa per andare al cesso. L’hanno inserito pure nei triplichi a forma di bruco della chicco così i bambini si abituano prima a perdere il senso dell’ orientamento, oltre alla creatività e alla spontaneità, e nei prossimi 15 anni saranno indispensabili come la grattugia formaggio elettrica.
Quest’ anno entreranno tutti in fissa con quel giochino di Panariello, insomma, un test per verificare se l’ alzheimer incalza. Mh, avrei in lista un paio di persone che ne avrebbero bisogno…;-)
A Capodanno ci faranno vedere i completi intimi costosissimi rossi e qualche fedelissimo continuerà a regalare intimo rosso per il primo dell’ anno.
Regala ad un uomo single un paio di mutande rosse ed è come se gli avessi regalato una condanna a morte al bucato rosa. Si tratta di una mutanda assassina che rimane anni e anni nel cassetto finchè non giunge il giorno in cui tutto giace sudicio sotto il letto, nella cesta dei panni sporchi e sotto il tappetino della macchina. Non resta che lei: la mutanda rossa con la scritta “Felice 2001” e una bottiglia spumeggiante di champagne disegnata su una chiappa. Fine della storia: la mutanda assassina finirà per camuffarsi tra calzini e canottiere, si farà un bel giro a 90 gradi e avrà il sopravvento sul resto. Classica storia.
E che altro dobbiamo aspettarci tra le inutilità dicembrine? Giusto, è tempo di fare l’alberello di natale, qualche presepe, sperare che nevichi, fingere di essere felici per regali che non servono a un cazzo e camminare per strada cantando ob la di ob la da.
Chissà perché ma ho la sensazione che questo natale passerà più in fretta del solito e che Babbo Natale anche stavolta tirerà dritto verso la Francia. Chi è più stronzo? Io che non sono stata buona o lui che con tutti quei regali che ha non mi lascia nemmeno una Barbie di consolazione senza braccia?

Stamattina ho visto l’alba ed era bellissima. Mi sono
svegliata presto per il gusto di correre di fronte alla finestra con una tazzina
di caffè caldo in mano e guardare il cielo tinto di rosa e arancione. Il
tramonto all’ incontrario, non per questo meno dolce.
Uno di quei momenti in cui si può solo pensare a niente o alla vita o a se stessi.
Ho guardato prima dentro di me, ho cercato di sbirciare sotto la montagna di costruzioni e maschere per capire come se la passa la vera Sally, quella che soltanto poche persone sono riuscite a conoscere veramente.
Ultimamente, quella vera, riflette con calma sulla falsità dei rapporti e conta lentamente con la sinistra le uniche persone che pensa le vogliano davvero bene.
E’ un po’ amaro vedere che non riesce ad andare oltre l’anulare e le viene spontaneo chiedersi “e tutto il resto cos’è? E se tutto il resto non conta, perché paradossalmente è la parte che mi fa stare più male?”
Poi altre frasi si sovrappongono con la stessa lentezza delle onde del mare in un tiepido giorno di maggio. “Libera l’amore o liberatene per sempre!” Già, ma quanti modi d’amare esistono? Una rinuncia non è forse una scelta d’amore se si sa che le conseguenze possono far male? O è solo un ragionamento da inetti?
Ritorno in me, penso a cosa sto vivendo questi giorni, faccio sbocciare qualche speranza e ne faccio appassire altre.
Certo che se questa è la vita non è poi così difficile scrivere un manuale. Basta un foglio solo e qualche consiglio secco e deciso.
L’arancione lascia spazio al rosa, il rosa al giallo, il giallo al bianco fino alle prime pennellate di celeste. Anch’ io, con la stessa delicatezza dei colori, passo impercettibilmente da un pensiero all’ altro. Risalgo da quelli più profondi e ritrovo di fronte ai miei occhi l’ inizio di una nuova giornata.
Oggi non c’è il sole e il cielo non è azzurro ma è abbastanza chiaro: il classico cielo di città mite e innocuo. Speriamo non piova più tardi, oggi non ho nemmeno il cappuccio.

Mi spiegate dov’ è tutta questa felicità ?
Inizia quasi a farmi sentire una povera imbecille.
Da tempo ascolto e osservo le pubblicità per l’ igiene intima femminile che va dal sapone a quei cosi con le ali che svolazzano in tv meglio di un gabbiano su un mare sporco.
Partiamo dalle pubblicità di saponi per l’ igiene intima, in particolar modo da quella del Signor Chilly.
Un sapone che si chiama Chilly è già tutto un programma. Nella pubblicità la tipa ci confessa sorniona e delicata che “nel suo intimo c’è Chilly”.
Complimenti per l’allusione. Siamo felici di sapere che ogni mattina e ogni sera lei si ficca una porzione di Chilly. Sempre escludendo l’ ipotesi che Chilly non sia il nome dei suo fidanzato o del suo porcellino d’ india!
Stessa cosa vale per le pubblicità degli assorbenti: ci
propongono donne che si abbracciano felici e mestruate.
Danzano sulle giostre di
cavallucci e spiccano il volo tra assorbenti e petali di rosa, altre, pattinano
in mutandine, anzi, fino a poco tempo fa giocavano a fare yo yo con un velo
verde muffa. Anche in questa occasione erano nude: non sapevo che gli assorbenti
si mettessero anche tra le tette e sotto le ascelle. Non si smette mai di
imparare.
E di nuovo abbracci e sorrisi e carezze e inquadrature di culi e tette “evviva, abbiamo finito di ovulare, che gioia, olè, siamo donne, evviva! ”. Ma che è? La Sagra della minchiona!
Una nuova pubblicità, che si aggiunge alla montagna di cagate precedenti, garantisce la massima riservatezza dell’ aggeggio alato, perlato, imbutato, discreto e termina con il consiglio “se poi vuoi dirlo…”
Ma cosa dobbiamo dire? Dobbiamo sputtanare ai quattro venti quello che ci succede pure nelle mutande? Ma per chi cazzo ci avete preso?
Complimenti, invece, ai Signori della Tampax, la loro pubblicità è molto più dignitosa di tutte le altre: se non altro la ragazza non ride come una cazzona e non ci sono tutti quegli abbracci lesbo.
Come ultima novità, vi annuncio che, da qualche tempo, li hanno fatti anche profumati agli agrumi, l’ odore si sente lontano un miglio così si saprà subito se una ce l’ha addosso … ormai attendiamo con ansia quelli all’ arrosto di maiale, almeno tenteremo di difendere la nostra privacy mimetizzandoci con le rosticcerie e le trattorie.
Signori della pubblicità, datevi una calmata. Tutta questa poesia non c’è. La carta per il culo resterà sempre tale anche se la chiamiamo carta igienica, carta soffice, strappo tenero, sesto senso e, di conseguenza, gli assorbenti saranno sempre dei cosi scomodi che nessuna donna sarà entusiasta di indossare.
Ovvio, una pubblicità vuole convincerci a comprare, per farlo deve persuadere ma ci sono modi e modi. Ci vuole classe, non demenza.
Non è questo il modo di rappresentare la femminilità, non è facendoci passare per delle gaie ebeti che ci farete sentire più donne e, di certo, non è così che si rispetta veramente l’ intimità.
Mi ronza ancora in mente quella voce tenera e mielosa …“nel
mio intimo c’è Chilly” …Ma fottiti!
Non sarà molto femminile ma la risposta
arriva dal più profondo del mio cuore.

“Video divertenti” su google e poi, tra i più cliccati,
anche quello del ragazzo down insultato e picchiato dai soliti coglioni
ignoranti che giocano a sbattere i tacchi.
Non può che trattarsi di ignoranti, dunque. Privi di cognizioni su tutti i livelli: culturali e morali. Magari sono anche gli stessi tipi i tipi impotenti che credono che fare l’amore sia come farsi una sega al caldo. Dei testa di cazzo sbruffoni. Troppi insulti?
Ma come? Loro montano persino un video per dimostrare al
mondo di essere forti e duri, umiliano i più deboli e dovrei farmi problemi per
qualche insulto molto più onesto? E’ mai possibile che un nazista rimanga ferito
da qualche innocente parola? Certo che no. Oltre a tutto, si tratta di insulti
meritati verso chi non ha capito una mazza dalla vita e dalla storia.
Se avessero visto qualche documentario, se avessero letto
qualche pagina di storia, forse, avrebbero capito che del nazismo c’è solo da
conservarne il ricordo folle per non lasciare più che si ripeta, nient’ altro.
Hanno anche dimostrato la loro povertà morale e umana.
Qualche espertologo televisivo ha tirato in ballo la legge di qualche buon Dio ma il discorso è ben più profondo del credo religioso: si tratta di rispetto verso il più debole. Un valore che dovrebbe sempre avere qualsiasi essere che respira l’aria di questo globo, a prescindere da ogni catechismo.
Vi dirò, la scoperta dei video non mi ha sorpreso più di tanto. Si fanno molte stronzate a scuola e questa è soltanto una delle poche che è saltata a galla. Probabilmente, ad aver fatto saltare in aria la mia ampia tolleranza, anche verso i coglioni senza speranza, è stata l’ immagine dell’ intera classe rimasta a guardare dal banco le gloriose gesta dei figli di papà. Fortuna che le immagini sono state sfuocate e non è stato possibile verificare se qualcuno della ciurma di codardi mostrava anche qualche sorriso divertito.
Non voglio saperlo, mi farebbe troppo schifo.
Mi chiedo ancora, cosa ci sia adesso nella mente dei duri nazisti. Mi chiedo come si sentano a sapere che buona parte dell’ Italia desidererebbe trascorrere con loro cinque minuti a tu per tu in qualche angolino del bagno per il piacere di farli sentire impotenti come lo era quel ragazzo down.
Sono parole che sanno di vendetta e di scarsa maturità giuridica e sociale ma alcune volte la rabbia verso i soprusi prende il sopravvento, specie quando i protagonisti sono giovani diciassettenni cresciuti a merendine e vedeofonini. Ragazzi aridi, strettamente imparentati con quegli altri cafoni che lanciano sassi dai cavalcavia ma questa è un’ altra storia e riaprirla adesso potrebbe solo riempirmi gli occhi di rabbia.
Per oggi ne abbiamo sentite abbastanza.

Proprio in questo periodo di bufera scaglio una lancia in favore degli
insegnanti.
Ultimamente ne abbiamo sentite veramente troppe: si spogliano in classe e improvvisano nozioni di anatomia, altre legano con lo scotch i bambini e altre ancora avanzano proposte erotiche agli studenti che hanno brufoli che schizzano ormoni.
Non ci facciamo mancare proprio niente!
Innanzitutto, mi sono chiesta come mai tutti questi casi stiano salendo a galla adesso e tutti in fila indiana, poi mi sono ricordata che anche le follie hanno una classifica di tendenza, per esempio, far fuori un familiare è sceso al terso posto, contrabbandare cous cous al quarto, sesso in classe attualmente in rimonta.
E, insomma, pane buono per le dentiere di quei genitori che non sanno fare altro che attribuire alla scuola la colpa di tutta l’ ignoranza dei figlioli.
Avrei due osservazioni da fare in proposito: la prima è che, a volte, durante il percorso scolastico si possono incontrare professori un po’ strani.
Si spera quasi che qualche potente li abbia fatti arrivare alla cattedra con un dignitoso e indolore calcio in culo di raccomandazione. Se così fosse, potremmo capire perché esistono professoruncoli che senza il libro di testo avrebbero serie difficoltà a spacciarsi come tali. Ma lavorare nel mondo della scuola non è proprio come rispondere ad un annuncio per gelataia: ci si arriva per meriti,o almeno così si dice.
D’altro canto, mettendo da parte la suddetta categoria, è altrettanto vero che un insegnante non può sicuramente obbligare i ragazzi a studiare, anche perché man mano che crescono lo scotch inizia a non reggere più. Se i figli preferiscono imitare il brucaliffo e non studiare né da lucidi né da sballati, non prendiamocela solo con gli insegnanti.
Semmai, prendiamocela con entrambe le categorie: insegnante che non stimola a sufficienza i ragazzi, e ragazzi che non hanno la minima voglia di imparare la rivoluzione francese. A differenza dei nostri nonni, che a distanza di cinquant’ anni ricordano benissimo cose imparate in terza elementare e consideravano l’ insegnante un’ enciclopedia parlante
Ora c’è Google che fornisce domande e risposte quasi a tutto. Un motore di ricerca non potrà sostituire le parole vive e imprevedibili di un essere umano ma, un accesso così facilitato al sapere ha contribuito a sgretolare la figura dell’ insegnante come unico detentore di sapere e a renderlo simile ad una sottospecie di guardiano che si accerti solamente della preparazione dei suoi studenti.
Contraddittoriamente, al momento opportuno, ci si aspetta che tutte le conoscenze dell’ insegnante vengano trasportate nella testa dei ragazzi come se fosse un pacco postale.
Un ruolo troppo difficile, poco valorizzato e che ora viene sempre più spesso caricato di oneri e responsabilità d’ ogni sorta da genitori apprensivi, associazioni e comitati non sempre logici. Ma insomma, qualcuno ha capito che esiste differenza tra docente e insegnante di sostegno?
\
Maria De Filippi: si parla di lei come se fosse la Madonna
celeste, santa protettrice di uomini e donne. E del suo programma “uomini e
donne” voglio parlare, se ancora si chiama così.
E anche se avesse nome diverso, sono sicura che questo a cui mi riferisco sarebbe facilmente distinguibile da tutte le altre finocchiate serali e mattutine.
Non conosco le regole ma sono facilmente intuibili anche da chi ha un cervello grosso come una supposta.
Il protagonista è un belloccio pompato: Un ragazzo che, volontariamente o no, assume un sorriso compiaciuto, di che cosa poi non si sa. Forse di se stesso, in fondo, certi tipi si possono solo immaginare di fronte allo specchio mentre constatano la loro circonferenza coscia, bicipite, tricipite e fagiolino.
A questo punto deduco che lui sia anche il famoso tronista
o troista, visto come vanno a finire le cose. Infatti, il Signorino viene
corteggiato da ragazze che hanno come ambizione più grande riuscire ad avere lo
stesso numero di peli sia nella sopracciglia destra che sinistra.
Per questo motivo immagino che stiano tutto il tempo di fronte allo specchio per contarsele e strapparsele per poi andare a corteggiare l’ uomo bananone dicendo minchiate e litigando con il pubblico pagato e manovrato. Ogni intervento, anche quello più timido e apparentemente fuori dagli schemi è deciso da qualche signore che merita i complimenti per il modo egregio in cui prende per il culo mezza Italia.
Torniamo alle ragazze: una alla volta, credo sia per aiutare Mr Wrustel super size a sfoltire il branco di cagnoline, trascorrono un fine settimana con lui. Mica passano il tempo nella sua vera abitazione! Mica scemi loro: vanno in alberghi, residence, agriturismi, case moderne scelte appositamente per loro e per due giorni parlano, sparlano di fronte alle telecamere.
E’ chiaro che di fronte alle telecamere sono spontanei come lo è uno stronzo per uno stitico, comunque, vediamo le donne che passano da jeans a vita pelofica a budelli di abiti che spesso sono così corti sa sembrare solo magliette.
Nell’ incontro sono comprese limonate, spremute e quattro cazzi in padella Minchius. Nel giro di cinque minuti lui ha già limonato con 4 ragazze.
Quando ho acceso la tv ho avuto il piacere di vedere un fine settimana trascorso con una bionda che ha dormito (o scopato) con lui, ha sparlato delle tette rifatte di una sua rivale e di un’ altra minchiona grande e grossa che di fronte all’ idea di preparare il sugo ha esclamato “Oddio e come se fa?” Minchia.
Parole, frasi false, lingue, provocazioni da volgare latin lover e un’ infinità di stereotipi che si ripetono e riecheggiano tra i muri di casa.
Il troista e le belle infighettate. Donne che poi usano espressioni come “la mia dignità”, “rispetto per me stessa”, “i sentimenti che provo”. Ma come si fa a parlare di sentimenti in queste condizioni? E, soprattutto, con che coraggio citare la dignità femminile quando lì, sedute con microgonnelle e i capezzoli sporgenti come i tasti d’ un ascensore, umiliano se stesse e tutto il genere femminile che pessimamente cercano di rappresentare?
Questo discorso non vuole essere un ricordo nostalgico dei tempi in cui le gonne erano così lunghe da spazzare il pavimento, né di matrimoni combinati e “femmine a casa” ma solo una palese disapprovazione di ciò che sa di marcio, macchinazione e regresso.
Dicono che la soluzione sia facile: basta cambiare canale. Ma è la stessa soluzione di chi chiude le finestre per non sentire i “lavori in corso” e poi, quando spensierato esce fuori da casa, si accorge che gli hanno cagato nel sedile della macchina, costruito un depuratore in giardino e una discarica di cateteri sotto la finestra.

Un altro sabato con la pioggia. Sembra quasi che il cielo
se la tenga fino a venerdì sera e da mezzanotte in poi cominci a pisciarci sulla
testa per tutto il fine settimana.
Oggi posso finalmente dire che è arrivato il freddo, ed era ora! La confezione natalizia dei biscotti del Mulino c’è dal 15 agosto, la solita esagerazione e preparazione precoce al Santo Natale.
A proposito, adesso manca poco più di un mese, è praticamente già arrivato. Un altro stress di neve, siete pronti a ricevere una valanga di regali inutili che non userete mai?
E, a proposito di neve e valanghe, mi ero rotta anche le palle di giubbottini di jeans e giacchette sempre troppo fredde o troppo calde. Inizia la gara a chi ha più maglioni, saremo tanti piccoli pupazzi di neve coperti da strati e strati di maglie.
Ci sono sempre i soliti ex militari che riescono a stare nella neve con una camicia così fina che non solo non si può stirare ma si buca se percepisce nel raggio di 5 metri e venti anche solo un’ alitata di phon.
Tali uomini, le donne sono più rare, hanno anche abbastanza faccia tosta da riuscire a dire di sentire caldo persino quando i miei orecchini sono diventati due stalattiti.
Gli stessi che per dormire al caldo hanno soltanto bisogno della prima pagina del corriere della sera. Non è necessario nemmeno un materasso, va benissimo una scrivania. Anche sul marmo o sul granito della cucina è perfetto.
Ma certo, così possono poggiare la testa su un comodissimo fornello. Di mattina doccia con cubetti di ghiaccio, nel migliore dei casi con neve fresca, e due rami d’abete per deodorante ascellare. Da un lato li invidio. Cazzo se li invidio.
Ho già le mani come quelli di un manichino: una aperta e una chiusa con
un solo indice disponibile che mi serve per usare il mouse.
Sto per imprecare
contro gli anziani del palazzo che decidono quando accendere o spegnere i
caloriferi per tutti gli inquilini del condominio. Sistema centralizzato di merda!
Vuoi vedere che mi sono capitati quei quattro - cinque vecchi ex militari sopravvissuti dalla spedizione in russia?
Ho capito, prossimo animale domestico: pinguino o foca.

Ci sono giorni in cui proprio non riesco a correre.
Correre in senso metaforico. Il tempo, le miei giornate,
sono sempre come una corsa perdifiato e solo una manciata di obiettivi mi
orbitano in testa come se fossero il traguardo da raggiungere. C’ è poco da
compatire, è la vita che fanno tutti.
Quindi, sarà altrettanto normale che qualche volta mi senta come quelle atlete che gareggiano non perché adorano davvero farlo ma perchè c’è qualcuno, un manager, un finanziatore o che cazzo ne so, che ha puntato molto sulle loro gambe. Una di quelle che invece d’allenarsi preferirebbe andare a vedere un concertino jazz dal vivo, al teatro o a passeggiare sotto i lampioni di questa insipida città con qualcuno che ne sa di più.
Vorrei per un po’ staccare la spina senza sentirmi recidiva o colpevole, senza conseguenze.
Mi manca il potere di ribaltare il tavolo, girare le spalle e dopo qualche ora ritornare a rimettere insieme i pezzi di quello che non avrei più voluto vedere.
Quello che mi spaventa è proprio quel dover tornare sempre indietro e ricominciare daccapo come se nulla fosse. A ribaltare il tavolo ci riesco, a riprendere in mano ogni cosa un po’ meno. Perciò temporeggio. Temporeggio vigliaccamente come si fa il lunedì mattina prima di andare a lavorare. Come quando si aspetta che la bolletta della luce scada prima di pagarla. Come succede agli esami, quando il prof decide di fare una domanda “piuttosto difficile” su un argomento che non si è capito nemmeno se è geometria o storia degli ittiti. Si temporeggia finchè si può, ed è quello che faccio proprio in questo momento, prima che venga domani e la giostra ricominci a girare.
“La vera forza sta nel riuscire a rialzarsi dopo la caduta”… Al momento mi sono cascate solo le palle, fondamentalmente sto bene, ma deduco che anche stavolta, la vera forza sta nel riprendersele e tornare da quelle sgualcite responsabilità che però, qualche volta, sono anche quelle che danno un senso alla vita.

Mi ero ripromessa di estraniarmi da discorsi politici e da
tutto ciò che potesse riguardare la politica, compreso il commercio equo e
solidale che, a primo impatto, sembrerebbe la trovata più caritatevole del
mondo.
Anche stavolta infrango la promessa e mi azzardo a dire la mia sulla famosa vicenda dei “politici drogati”.
Politici drogati …mmmh…accidenti come suona male! Suona peggio di “Principe Carlo nudo”
Anzitutto, complimenti alle Iene, quanto per il metodo della ricerca quanto per aver portato alla nostra attenzione l’ ennesima magagna italiana.
In quanto alla vicenda, vi dirò che non mi ha sconvolto più di tanto. Probabilmente perché nessuna figura politica attuale mi ispira molta fiducia e stima. Sarò malpensante ma il politico, colui che rappresenta il popolo italiano, non riesco più ad immaginarlo se non tra lusso e comfort d’ogni sorta. Lusso così lontano dalla nostra quotidianità da ignorarne proprio l’ esistenza.
Sicuramente, ora si ha la certezza che qualche stravizio se lo concedano e gli italiani non ne vanno poi tanto fieri. Probabilmente, avrebbero preferito che almeno i loro rappresentanti rispettassero le leggi dello stato o, meglio, se avessero svolto bene i loro compiti, avrebbero anche potuto fare una risata e fregarsene della loro vita personale.
Comunque, la politica del maialino.it suggerisce di lasciare che ognuno faccia quello che sente di fare, lo avremmo detto per un attore o per un cantante, lo estendiamo anche a loro.
Alla radio sentivo una grande esperta politologa che proponeva di passare al modello americano che prevede test di controllo obbligatori per controllare la loro salute e, più precisamente, per ispezionare che non abbiano assunto sostanze stupefacenti.
L’ esperta alla radio ha avuto una trovata brillante e mi piace sapere che esiste ancora gente così fiduciosa. Forse, la tipa non ha considerato che se i politici sono in grado di reperire con serenità sostanze illegali, potrebbero altrettanto serenamente corrompere medici e tutta l’eventuale equipe.
Non ci vuole molto a piazzare un mazzo di banconote rosa (quelle da 500 euro che nemmeno sappiamo che aspetto abbiano!) nel taschino di un camice! I metodi per lo scambio “equo e solidale” ci sarebbero anche in questa occasione e nessuno perderebbe mai la faccia e il posto.
Quello che preme a tutti gli Italiani è che la gestione di questo paese migliori e migliorino anche le condizioni di un popolo che ha sempre più fame. Tra le nostre speranze inizia anche ad intravedersi quella di vedere il parlamento trasformato in un Canapaio e che, magari, tra un tiro e l’altro, scappi anche un taglio ai loro stipendi.
Chissà come mai ma questo punto resta sempre celato da una grande nuvola di fumo …ma ora almeno sappiamo che si tratta di fumo di prima qualità!