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maialino.libri |
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Estate di Ricordi
Racconto di Cristian
Capitolo 1
Le vibrazioni della carrozza in attrito con le rotaie facevano sussultare la testa di
Nicholas Santiago che era caduto in un sonno pesante senza sogni.
L odore pungente di sudore e il sibillino sfregamento della porta dello scompartimento
fecero fluire rapidamente il sangue alle tempie destandolo di botto. Biglietti.. prego..
esclamò l uomo in uniforme blu mentre, levatosi il cappello d ordinanza, si tamponò la
pelata con un fazzoletto stropicciato.
Quel gesto, tipico di suo padre, aprì per un attimo la cassaforte dei pensieri di Nicholas. Certamente .. subito .. rispose con un tono metallico gracchiante mentre porgeva il cartoncino obliterato al buffo signore. Scostò le tendine di canapa ammuffita con la bocca ancora impastata e l occhio decisamente foto-sensibile.
Era un mattino stupendo. Il sole riflesso nell enorme
distesa d acqua, parallela alla corsa del treno, risplendeva negli occhi e la luce
filtrante dall unto finestrino ingiallito invase la piccola cuccetta in un attimo. Grazie,
buon viaggio e non dimentichi il bagaglio quando scende!.. rispose portando la porta a se
scomparendo man mano lungo lo stretto corridoio.
Ecco l oceano atlantico pensava ..dovremmo quasi esserci .
Era stato un lungo viaggio per Nicholas. In compagnia
unicamente dei suoi pensieri che saturando il cervello altalenavano lo stato d animo.
Passò circa mezz ora quando un brulicante ciottolio di masserizie musicò il corridoio
dissolvendo i pensieri come una bolla di sapone. Nicholas si pulì gli occhi strofinando
più volte per non lasciare traccia utilizzando l unico fazzoletto che si era asciugato
nella calda notte.
Aprì lo scomparto tirando la porta con entrambe le mani.
C'erano ragazzi ovunque. Chi con una tavola da surf, zaini più o meno gonfi, chi con vele multicolori. Saranno saliti nella notte pensava. Alcuni bevevano birra di sottomarca a collo, altri abbracciavano ragazze scherzando e sorridendo in compagnia. Tutti comunque fremevano per la voglia di scendere e raggiungere il mare. Nicholas li guardava con una punta di invidia, in silenzio cercando di non farsi notare. Si sentiva come uno di quei turisti che osservano i quadri ad una mostra.
Quasi non si accorse che piccoli strattoni cominciarono
a diminuire la corsa. Ballonzolò nello schienale per un paio di minuti fin quando il
progressivo rumore metallico dei freni fermò il convoglio.
BIARRITZ..STAZIONE DI BIARRITZ una voce femminile riprodotta da un megafono echeggiò nell
aria. Forza pensò raccogliendo il borsone verde-cachi militare. I muscoli delle gambe e
il collo dolevano per la lunga permanenza a sedere nella poltroncina imbottita. Ma erano
nulla rispetto alla stanchezza fisica e mentale accumulata.
Toccò la sua nuova città alle ore 10 puntualissimo in una giornata di maggio, metà per l esattezza. Incolonnato nella folla di gente verso l uscita della stazione, si caricò lo zaino a spalla. Attraversò l atrio marmoreo e fresco del nuovo stabilimento statale e sospirò al nuovo giorno guardandosi attorno.
Cercò di auto-convincersi di aver fatto una buona scelta a venire da quel nonno che mai aveva visto, mai conosciuto e poco sentito parlare. Non sapeva neppure che faccia avesse! Del resto non aveva altra scelta. Non sarebbe mai riuscito a vivere da solo nella soffocante Milano. Era partito senza lasciare un solo biglietto agli amici, senza conferire parola a nessuno. Neppure a Sonya, la sua ragazza malgrado le volesse molto bene. Ma forse è meglio così farfugliò fra se.
Non voleva che lei soffrisse anche solo in parte il
dolore che si portava dentro.
Fuori dalla stazione il traffico ad alta densità si articolava nei molteplici colori
lungo l ampia strada assolata. Tirò fuori dalla tasca dei jeans un biglietto. L
indirizzo, scritto male, era appuntato in stampatello. Lì in piedi, spaesato ed impaurito
non potè fare a meno di sentire l odore stagnante della fragilità e l incertezza di una
nuova vita ormai non più sua.
Un altro sospiro si mischiò al vento caldo. Questa
volta più lungo per dominare lo sconforto.. poi guardando in basso si avviò con passo
lento lungo il marciapiede pensando: ci siamo . .
Capitolo 2
Ci siamo pensò Emanuelle scendendo dalla macchina dopo aver spento l autoradio che ancora
non aveva finito di cantare un vecchio pezzo rock dei Beack Boys.
Si stava chiedendo quale fosse l ultima volta che avesse visto i colori dell alba. Non
riusciva a ricordarlo. Di solito, quando non lavorava, preferiva venire in spiaggia al
primo pomeriggio: il momento in cui le onde increspandosi formavano tubi liquidi simili a
bicchieri rovesciati.
Ma quella mattina di maggio, metà per l esattezza, si
sentiva stranamente ispirato e in pace con se stesso. Si era svegliato presto.
Prese con se la tavola da surf. La piantò con un colpo secco nella sabbia più morbida
vicino al bagnasciuga.
Era bello sentire i caldi raggi del sole sulla pelle dopo un inverno rigido senza sbocchi.
La distesa di sabbia bianca non ancora perfettamente
spianata ricordava un odore dolciastro di un tempo quando i compiti erano le uniche
preoccupazioni della vita. Quel profumo gli era rimasto in testa annidato in qualche lato
oscuro senza una spiegazione: lo rilassava molto.
Si sedette in terra tirandosi contemporaneamente dietro le orecchie i biondi capelli
lunghi con un gesto abituale.
Li portava fino alle spalle da una vita. Era quasi venuto il momento di tagliarli, così, tanto per cambiare look pensava ..e poi erano più pratici visto la stagione in arrivo . L orizzonte, una sottile linea color crema, marcava il confine fra cielo e mare. Il sole alto stava iniziando a scaldare e dipingere l acqua già in movimento. Le onde si ritiravano a riva scoprendo pezzetti di conchiglie mentre i primi gabbiani si avventavano come acrobatici aerei in picchiata per cacciare i pascetti argento guizzante. Pochi pescatori di cozze o molluschi riempivano il quadro all orizzonte degli occhi già vispi del nostro surfista.
Presto un altra estate sarebbe nata. Emanuelle lo sentiva. Avrebbe acceso i fuochi repressi delle ragazze della spiaggia, avrebbe scaldato gli animi con lunghe sorsate di birra gelata fra un uscita in mare e l altra. Mancava veramente poco. Il tempo sembrava una lunga clessidra e ogni chicco di sabbia che scendeva, elettrizzava l ossatura di Emanuelle.
La marea col passare delle ore cominciava a salire facendo sparire l odore della mattina e di alghe stagnanti. Non riesco più a vedere la passerella osservò fessurando gli occhi al sole, verso lo scoglio della Vergine. L acqua fredda arrivò a toccare i piedi distesi facendo venire la pelle d oca al nostro uomo. Ci siamo..è il momento di uscire ora che il vento cominciava ad arcuare e spumeggiare l acqua. Levatosi in piedi chiuse la lampo della muta con fare esperto e deciso.
Da questa trasudò un odore aspro di sudore e salsedine misto gomma sintetica che aveva stagnato lì per tutto l inverno. Poi l abbraccio della guaina protettiva nera petrolio andò a scolpire i muscoli. Non era ingrassato neanche di un grammo rispetto l anno passato. Anche se in inverno si tende a mangiare un po di più per abbattere il freddo. Era molto orgoglioso del suo corpo e degli sforzi per mantenerlo in perfetta forma!
Imbracciò la corta tavola tastando la punta di essa ruvida e segnata per le tante uscite. Il surf per Emanuelle era tutta la vita. Non riusciva ad esprimersi in altri sport e non riusciva a trovare armonia migliore al mondo se non con il mare. Suo padre gli aveva tramandato il rispetto della natura e il sottile equilibrio che separa essa dagli uomini facendogli cavalcare la sua prima onda a 5 anni.Era molto grato a lui di questo.
Il primo impatto non era mai dei migliori. L acqua è ancora fredda pensava mentre remava con le lunghe braccia sempre abbronzate anche fuori stagione ma si sopportava! Del resto, la prima uscita, era la scintilla che faceva riaccendere lo spirito inanimato e selvaggio e non c erano scuse che tenessero.
Un anziano turista in tenuta da jogging udì un urlo selvaggio provenire dall immensa distesa blu. Si voltò di scatto facendo cadere l asciugamano col quale tamponava il sudore. Vide un ragazzo che sorrideva al vento, in piedi sopra un onda mentre i capelli gocciolanti gli si appiccicavano alla bocca. Le lunghe braccia innalzate maestose al cielo, salutavano il vecchio faro bianco.
Era la felicità in persona e con il suo grido sembrava ringraziare Dio per la vita. Si sentì giovane per un attimo. Anche la corsa, fino ad ora blanda e ritmata, sembrò meno faticosa. Ghignò, scotendo il capo : La gioventù .. quanti ricordi.
Cristian