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I Vostri Racconti   -   Davide De Felicis

Fuori dall’auto


Guidava lei da un pò.
Dopo l’entusiasmo per esser riusciti a rubare qualche giorno per noi, s’è smesso di parlare. Io presi a scrivere, lei a cambiare stazione radio di continuo.

Dopo essere ripartiti dalla prima sosta caffè, le chiesi se potevo farle un giochino con la lingua. Non rispose, stava guidando, ma sorrise.

Le tirai su la maglietta e cominciai a mordicchiarle il seno.
Non se lo aspettava e cercava di non sbandare con l’auto.
Mi tolsi la cintura e presi ad infilarle le mani negli slip, attraverso i pantaloni. Quanto avrebbe resistito?

Va bene che la strada era dritta, ma non potevamo rischiare.
Credo che resse per un altro paio di kilometri, verso la parte bresciana del lago di Garda, fino a che trovammo una piazzola per fermarci.

Fortunatamente la frenata brusca non mi fece sbattere la testa, mentre lei aveva ben salda la cintura.
Lo spazio che avevamo trovato non era di quelli con l’autogrill, ma una sopraelevata rispetto alla strada e coperta da molti alberi.

Anche se era giorno faceva ancora freddo e la neve non si era sciolta.
Lei si stava lasciando andare, ma la posizione era scomoda.


Provai a scoprirla di più, a sentire ancora l’insieme dei sapori del suo corpo.
Il mio compagno di giochi stava scoppiando dentro i jeans.
Le chiesi di aspettare per metterci con l’auto più al sicuro da occhi indiscreti.

Entrammo poco dentro un boschetto dove la neve era tanta, fredda e ben lontana dallo sciogliersi.
Il sole attraversava gli alberi senza arrivare a scaldare. Restai nudo e scesi dall’auto.

Andai dalla sua parte e le sfilai pantaloni e slip, e, una volta fuor,i le tolsi anche reggiseno e maglietta, appoggiandole sulle spalle il giacchetto rosso di lana morbida.
La schienai sul cofano della sua Porsche blu, ancora caldo, tirandole su le gambe ed infilando la lingua nel suo essere meravigliosa donna.

Si era depilata da un paio di giorni, per me aveva detto.
Mordicchiavo le grandi labbra, infilando e ritraendo la mia lingua, che mi sembrava più lunga del solito.
Mi piaceva come godeva.

Le tolsi il giacchetto e le scarpe, lasciandola completamente nuda, insolitamente dominata.
I suoi seni ballavano e le braccia erano rivolte all’insù.
Penso ora che qualcuno ci stesse guardando, ma in quel momento ero troppo impegnato a darle e a darmi piacere.
Alzai il viso dalle sue gambe, anche per respirare. Le tenevo le gambe larghe ed alte.
Mi piaceva guardarla quando godeva.

Presi un po’ di neve e gliela gettai addosso sulla pancia e sul seno.
Salii sopra di lei, senza penetrarla, baciandola e toccandole il seno e la schiena.
La tirai un pochino più in giù sul cofano dell’auto: volevo farla mia.
Le misi della neve sulla sua passerotta depilata, infilandoci pure le dita, per smuoverla, per scaldarla, per eccitarla ancora.
La colpii li un paio di volte con il palmo della mano aperto.

Ancora un paio di morsi e la lingua ad accarezzarla.
Ancora un paio di colpi con la mano, ancora neve e le entrai dentro, duro e voglioso, di colpo, fino in fondo.
Spingevo tenendole ancora alte le gambe.

Non sentivamo il freddo, tanto eravamo vogliosi di noi. Lei ansimava con la bocca aperta e le braccia che andavano per conto loro.
Muovendoci insieme le sono venuto dentro e siamo venuti insieme.
Bellissimo! Non sono uscito subito da lei.

Anche se ero stanco, me la sono tirata su e l’ho schienata sulla neve, ricominciando a darci piacere insieme.
Dal vetro della Porsche notai che aveva la schiena viola per lo sbalzo tra caldo e freddo.
Io non mi sentivo i piedi e lei diceva di essere insensibile dalle ginocchia in giù.
Sono uscito da lei, lasciandola a respirare sulla neve. E a ridere.

Mi sono inginocchiato su di lei, lasciandomi abbracciare e baciare sulla bocca.
Le sue labbra sapevano di strudel ai mirtilli, il mio preferito
La sua passerotta sapeva di grappa al miele di castagno.
La tirai su, avvolgendola con il plaid verde che aveva nella sua auto.
La misi seduta ancora sul cofano, strofinandole i piedini con le mani.

Ci voleva qualcosa di caldo da bere, ma la mia ingordigia di lei mi spinse a chiederle altro.
Continuavo a sentirmi osservato.
Sempre impressione mia?

Lei si aspettava quella mia richiesta. Mi accarezzò il viso e mi sorrise.
Come se fosse stata realmente sottomessa si mise in ginocchio, con le gambe leggermente allargate ed il culetto alto.
Il suo viso dolcissimo era davanti al mio compagno di giochi.
Con dolcezza lo prese in bocca, facendomi delle carezze e dei giochi che non ricevevo da molti anni.
Mi piaceva moltissimo.

Il sole poco alla volta se ne stava andando ed io non cedevo nonostante godessi tantissimo, forse perché avevo i piedi congelati.
Godevo a voce alta mentre venivo nella sua bocca.
Prima di lasciarmelo, mi mordicchiò sulla parte alta e più sensibile, lasciandomi cadere, crollare, riempito di gioia sulla neve.
Ora ero io ai suoi piedi e le infilai ancora la lingua tra le gambe.
Mi disse che l’avevo fatta quasi stancare, sorridendo perfida, sempre affascinante.
Mi sono alzato, restandole di spalle.

Le appoggiai la mano sinistra sul culetto e strinsi tra i due buchini, senza graffiare.
Si piegò piano, di nuovo sul cofano dell’auto, che stranamente era ancora caldo.
Un paio di colpi per entrare da dietro per farle allargare bene le gambe.

Provai ad infilarle della neve nel culetto, forzando un pochino con le dita, anche per stimolarla.
Mi presi con vigore il suo splendido culetto, entrando tutto insieme.
Credo che lei rimase per un attimo senza fiato.

Aveva il viso girato verso destra, le braccia larghe ed il seno bello gonfio. Muovendomi e piegandomi in avanti riuscivo a farmi sentire e a toccarle il seno, stringendo in particolare i capezzoli.
Spingendomi dentro di lei con tutta la forza che avevo, assecondando i suoi movimenti, ebbi la fortuna di arrivare al piacere grande insieme a lei.
Era la seconda volta che godevamo insieme ed era la seconda volta che le venivo dentro.

Non l’avevo dominata, anche se l’avevo presa da una parte che mai prima aveva concesso, almeno ad altri.
Io sono crollato sulla neve, mentre lei rideva appoggiata al cofano dell’auto.
Aveva la schiena ed i piedi viola, il seno era arrossato, passerotta e culetto stressati e quasi blu.
La neve fu utile anche per ripulirci.Volevo prendermi cura di lei.

Delicatamente le frizionai le parti delicate prima con la neve poi con le nostre creme.
Restò nuda e lo chiese anche a me.
Lei mi toccò tra le gambe, facendomelo venire ancora duro.
Sorrideva sapendo il mio imbarazzo nel sentirmelo bagnato in quel modo.
Mi abbassai carponi, con gli occhi bassi ma sempre eccitato.
Mi appoggio sul culetto uno dei fiori di campo che avevamo preso prima di partire.
Cosa voleva fare?

Mi ero illuso di averla dominata, ma era bello anche cosi.
Mi infilò parte del gambo dentro il mio culetto.
Restò per qualche attimo a guardarmi, poi mi fece alzare un pochino chiedendomi ancora di baciargliela.
Piano infilò ancora il gambo in me, carponi, teso, respirando piano.
Mi gettò neve sulla schiena, toccando e muovendo, facendomi venire ancora, in modo inaspettato.

Pari?
Nonostante tutto è stata fantastica.
Eravamo quasi congelati e ci rivestimmo.
Avevamo bisogno di riscaldarci, finendo quasi tutta la nostra scorta di grappa e di Cointrau.

Era quasi notte e non potevamo rischiare di trovare neve verso il confine. Quella sosta ci voleva, era quasi un mese che non facevamo l’amore. Volevo guidare io, mi sentivo bene.

Presi un altro sorso di grappa e misi un cd dei Queen. Avremmo mangiato davanti al lago.
Ci saremmo fermati ancora?


 

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