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Fabiola 17 Anni Prostituta
Racconto di Evita

Il citofono aveva appena suonato e Fabiola, sistemandosi la prodigiosa
scollatura, scendeva di corsa le scale.
Nella via laterale che costeggiava il canale, un'auto aspettava a fari spenti, un lampione ne illuminava il cofano, ma una figura al volante, giaceva nell'ombra.
Con le sue logore scarpe da tennis, Fabi si avvicinava svelta al cancello, lanciando un' occhiata al portone che si richiudeva, portando con s'è la sua infanzia, nel buio delle scale.
Camminava veloce verso colui che quella sera le avrebbe riempito il portafoglio in cambio di sorrisi.. e di.. qualcosa in più. Piccola Fabi.
Saliva in auto cercando di apparire almeno dieci anni
più grande, intanto pensava a sua madre.
Strano. Per più di nove mesi, non le era venuta in mente, e.. bhè, nemmeno prima che
morisse, l'aveva mai considerata troppo.Era come una triste presenza che vagava zoppa in
salotto...
Ora, le riaffioravano i rimproveri spenti e i richiami
disperati di una donna distrutta.
"ohi, Nena! Sales? Cuàndo regrezas? Tienes dinero? Tengo que preocuparme?"
No mamà..no te preocupes...... almeno per stavolta.
Quella voce le tamburellava nel cuore e forse avrebbe
davvero desiderato sentirla adesso, voleva essere fermata in tempo, prima di concedere il
suo corpo da florida Lolita messicana a quell'uomo attempato che l'attendeva sotto casa.
Nello stesso momento, al quarto piano, qualcuno scostava la tenda ingiallita e guardava
quella figura piena, di quasi diciassette anni, aprire la portiera e dissolversi. Ecco,
esattamente: dissolvenza.
Così era stata la vita di Franco dopo la morte di
Olivia.
Una donna capitata per caso e forse mai nemmeno voluta, amata troppo tardi, a tempo già
scaduto.
Non c'era stato nemmeno un funerale, nemmeno una lacrima se non quella di gente che l'aveva protetta, per quanto possibile, da una vita che le stava stretta e che l'aveva uccisa, togliendole il respiro, soffocandola, privandola di ogni piacere se non quello tiepido ed evanescente dell'alcool.
Si era lasciata cadere così,spegnendosi come un
cerino..... lasciando una famiglia-incastrata .. inceppata e chiudendo gli occhi senza
rivedere il suo Messico, lontana dai suoi libri, lontana mille miglia dalla sua essenza,
dalle sue parole.
Fabiola rinchiusa tra le braccia di uno sconosciuto, continuava a fissare il finestrino in
attesa che qualcosa finalmente finisse.
Le stelle scorrevano veloci, era sicura che sua madre avrebbe detto che quella fetta
giallo pallido, lassù, non era la stessa di Città del Messico.
Avrebbe tentato di spiegarle le costellazioni aggiungendo quà e là, dettagli irrilevanti della vita di qualche amica boliviana, per farle capire che in ogni parte del mondo, esistono lune diverse. Più gialle, più pallide, più tonde.
Le mani del cliente ora le stringevano forte i fianchi e si sentiva sola, metre nella testa volteggiavano frasi di Anonio Machado e Alejo Carpenter.
Fabi si sentiva ora sotto la sua luna ...e parlando a modo suo, sussurrava all'orecchio di quel porco: Perdoname mamà ....lo siento....