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Un Figlio dei Fiori
di GalaHanno deciso: scapperanno da casa.
Stanno confabulando da giorni, ma solo oggi hanno assunto quell aria da pavoni. Si sentono
al centro dell attenzione. Già, perché non hanno fatto mistero del loro disegno e tutta
la classe tiene loro gli occhi addosso, come se dovessero da un momento all altro estrarre
la valigia da sotto il banco. Valigia. Sarebbe più opportuno uno zaino, visti i loro
programmi. E visti i loro compagni di avventura.
Due beatnik. Sì, insomma due capelloni.
Uno, l ho conosciuto: quello di Giovanna. Bella faccia da imbecille. Lui, non Giovanna.
Giovanna. Gambe secche, faccia quadrata incorniciata da due ciocche di capelli neri, che
sembrano due folte basette. Lo fa per nascondere quella piccola voglia color caffellatte
sullo zigomo.
Siamo amiche da qualche anno, dalle medie inferiori. Sono stata qualche volta a casa sua,
in quel viale che porta al cimitero maggiore. Una casa un po triste, come del resto sua
mamma.
Carla, la conosco meno. Occhi grigi, quasi due fessure. Alta. Un tipo alla Françoise
Hardy. No, somiglia più a Sandy Show. Una volta le ho causato involontariamente un
incidente da far accapponare la pelle. Sono arrivata alle sue spalle e le ho toccato un
braccio per salutarla. Non potevo sapere che stava usando il piegaciglia! Dopo un po , le
sono ricresciute, più folte. Bella consolazione... Non mi ha portato rancore.
Li hanno conosciuti nel mezzanino della fermata del Metrò di piazza Cordusio. E la che
bazzicano, di giorno. Cantano, suonano, chiedono soldi ai passanti.
Sono sempre attorniati da ragazze-bene, incuriosite da quell alone di trasgressione e
libertà che emanano. La notte, dormono in via Ripamonti. Hanno creato una bidonville.
Hanno cominciato così anche con Giovanna e Carla: prima le cento lire, poi un panino al
bar, poi la catenina d oro della comunione. So per certo che Giovanna (me lo ha raccontato
lei) ha preso a rubare regolarmente soldi dalla borsa di sua madre.
E adesso eccole là, sorridono sedute al loro banco, mentre una compagna chiede loro: e
come farete con le mestruazioni? Dove vi laverete, quando vi cambierete l assorbente? .
Come se fosse questo il problema più grosso!
Abbiamo la stessa età, ma io mi sento più grande, più saggia. Forse sono solo più
paurosa, forse addirittura gelosa. In fondo, Giovanna è amica mia.
Comunque, ho preso anch io la mia decisione. E senza consultarmi con nessuno. Qualcuno lo
deve fare. Io.
Però è in ritardo, questa mattina. Arriverà di certo, con quell aria trafelata, il
corpo un po piegato in avanti, come se le gambe non riuscissero a star dietro alla sua
testa.
Lo ammiriamo tutte. E l unico insegnante maschio della nostra classe. Una volta mi ha
vista alla biblioteca del parco: quella mattina avevo bigiato. Non mi ha chiamata.
Rientrando in classe, ha detto alle compagne: ditele solo che vada un po più lontano,
quando bigia e non in biblioteca: non è divertente!
Ecco. E arrivato. Ora o mai più. Professore, le posso parlare?
Mi segue in corridoio, mi ascolta, annuendo serio. Non un commento. Rientriamo.
Uno strano silenzio, in classe. Il loro sguardo si è fatto di pietra.
Lui ha avuto pochi minuti per elaborare il suo discorso: indiretto, dolce, maturo, aperto.
Ma chiaro.
Giovanna si volta e mi sibila: stronza! .
Che strana sensazione: sono una spia. Mi sento male e bene nello stesso tempo. Sono un
eroe. Ho sventato una tragedia. Ho avuto coraggio. Ho cambiato il corso della storia.
Giovanna e Carla tornano alle loro case. Disfano il loro immaginario bagaglio e si
infilano tra profumate lenzuola e si addormentano, di colpo stanche.
Dopo pochi giorni l atmosfera di fa più rilassata. Non ci sono spiegazioni, fra noi.
Tutte in fondo - pensiamo che sia andata meglio così.
Adesso anch io ho un ragazzo. E un po bassino, ha i capelli lunghi e una mantella blu.
Anche oggi pomeriggio ci siamo incontrati al solito posto: il mezzanino del Metrò di
piazza Cordusio. Ci sono arrivata direttamente dalla scuola. Mangeremo un panino insieme.
Ma cosa succede? Perché quelli stanno scappando? arriva arriva arriva . la pula!!!! .
Salga anche lei signorina, la portiamo in Centrale .
Ragazze, io non ho i documenti. Dite che siamo compagne di scuola e che stavamo andando a
studiare insieme, per favore .
Che succederà, adesso? Chiameranno i miei genitori?
Stai tranquilla, non ti ho mai detto che tu somigli a una persona che conosco. Ho detto a
quel poliziotto che sei la figlia del sindaco, vedrai che ti lasciano andare
Ci crederanno? Secondo me è una balla, dove l avrebbe conosciuta la figlia del sindaco?
In metropolitana? Ma va là! Intanto sono le otto di sera. Per fortuna quelle ragazze mi
hanno coperta. La storia dello studio ha funzionato. Altro che figlia del sindaco!
Ecco, ora posso andare. Domani corro di filato a farmi la carta d identità.
Ora cosa racconterò a casa?