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George Michael
Milano, 6 Ottobre 2006
maialino live

Mancava dall’Italia da 20 anni ed io non potevo perdermelo.
Appena ho saputo che sarebbe venuto a Milano mi sono precipitata a comprare il
biglietto. Era giugno.
Ho lasciato per la prima volta da sola, inteso senza di me, la mia bimba di 18 mesi, sono salita sulla mia macchinina e alle 20.00 ero al Forum.
Dopo aver comprato magliette per tutta la famiglia, un panino e una bottiglia di acqua mi siedo e attendo l’inizio del concerto buttandomi nella lettura di un saggio sulla tv scritto da Aldo Grasso, mi manca poco per finirlo.
Finito finalmente il mattone (solo per questioni di volume) che avevo iniziato 10 giorni fa, guardo l’orologio e vedo che mancano pochi minuti alle 21.00. Perfetto.
Mi sento un po’ stanca e soprattutto penso a cosa starà facendo il mio amore con la nonna…
Le luci si spengono di botto, tutti urlano.
E’ il momento che preferisco di tutti i concerti, da grande (più grande di così) voglio fare quella che spegne le luci di botto ai concerti.
Il palco è meraviglioso, è la prima cosa che noto perché George ancora non si vede. Non si vede ma si sente. Inizia a cantare ma rimane nascosto per tutta la prima canzone. Poi eccolo. Tutti urlano come dei matti… parte “Fast love”!
Il palco, dicevo, è bellissimo, George si muove da solo su di un immenso limbo al centro del palco dove scorrono effetti di luci, grafiche e foto e i musicisti sono quasi nascosti ai lati del limbo, disposti su tre piani. L’effetto è stupendo, soprattutto quando il limbo è tutto illuminato e di George si vede solo la silhouette.
Si ferma solo pochi secondi tra una canzone e l’altra e alterna pezzi per scatenarsi in folli danze a ballate struggenti per far piangere tutte le ex teenagers presenti. La prima a mietere vittime è stata “Father figure”, la mia preferita in assoluto. Ho pianto tutte le mie lacrime ascoltandola e cantandola e una ragazza di fianco a me, quando l’ha riconosciuta, ha cacciato un urlo disumano.
Ha fatto anche qualche pezzo del periodo degli Wham!, ovviamente, e alla fine, mi sembra nel secondo bis, ecco arrivare la tamarrissima “Careless Whisper”. Quando è partito l’assolo iniziale di sax… mamma mia sicuramente ci sarà stato qualche infarto.
Chissà quante giovani donne avranno ripensato alle feste delle medie, al primo bacio, a quelle cose da Tempo delle mele… Io no, forse perché per un paio di anni sono troppo giovane per avere questi ricordi (la canzone è dell’ 84 e io avevo 9 anni), in compenso mi ha fatto molto ridere George che quando si è accorto che stavano tutti cantando come non avevano fatto in tutto il concerto.
Dopo un paio di frasi si è interrotto e si è messo a ridere, lasciando cantare per un po’ solo noi. Si era arreso al fatto che, nonostante tutte le canzoni che ha scritto negli anni seguenti… “Careless Whisper” rimane “Careless Whisper”, non si discute. E vai con il sax.
Simona maialino.it