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Concerto Oasis
Firenze 6 Febbaio 2006
maialino.live

Mi sono svegliata alle sette perché non vedevo lora di leggere la data odierna: 06
febbraio 2006!
E arrivato! Il giorno del concerto è arrivato e io ho già lo zaino pronto dentro larmadio. Mi vesto sotto le note di All in the Mind, corro alla stazione, passo il viaggio sorridendo a tutti quelli che incrociano il mio sguardo e, una volta arrivata a Firenze, chiedo a cinesi, tedeschi e malcapitati di indicarmi come arrivare al Nelson Mandela Forum. Autobus 11 o 17.
Perfetto, dieci minuti e sono già di fronte al botteghino del paninaro che taglia salsicce e riscalda panini giganti. Ancora non hanno aperto lentrata, ne approfitto e do un occhiata alle magliette e alle bandiere in vendita.
Un gruppo di ragazzi indossa già bandane, magliette e bandiere come mantello. Altri si gongolano con un bicchiere di birra in mano aspettando il momento dell apertura del cancello.
Sono le sette, lattesa è snervante, la folla è asfissiante. Un urlo corale annuncia lapertura dei cancelli e iniziala lotta per la sopravvivenza alla morsa umana.
Eccoci, siamo tutti dentro. Io e una infinità di ragazzi e ragazze che ci muoviamo come tante piccole formichine in una catena di montaggio scombinata. Ognuno prende e cerca il posto migliore, gli orologi sono a portata di mano, lattesa inizia a pesare.
Poi, le luci si spengono, la musica si alza, il pubblico si accalca verso al palco. Gli Stereophonics avrebbero dovuto essere la band si supporto e . invece, per un cambiamento improvviso, tocca ai "The Thrills"sostituirli e affrontare i pesanti giudizi del pubblico. Qualche mozzicone di sigaretta vola verso il batterista, gli occhi di tutti sono concentrati ai lati del palco per cercare di intravedere i componenti degli Oasis.
Finita la performance dei "The Thrills", una serie di omoni vestiti in nero si affannano a sistemare cavi e luci sul palco, qualcuno di loro prova i microfoni, qualcuno la chitarra e qualcun altro posiziona strisce di luci gialle sugli amplificatori.
Alle nove esatte il concerto ha inizio. Le luci sono basse, le sagome dei fratelli Gallagher, accompagnati da Gem Archer (chitarra) Andy Bell (basso) e Zak Starkey (batteria) vengono subito riconosciute. Urla di gioia li accolgono e un lampo di luce e fuckin in the bushes splendono e tuonano nellaria.
Liam indossa una giacca azzurra e il suo personaggio sicuro e distaccato dal resto del mondo, rimane immobile con la sua solita e affascinante postura. Canta e detta le regole del gioco. I suoi fans continuano ad acclamarlo anche mentre è sotto i loro occhi, quasi a non voler credere di averlo così vicino.
Le canzoni scorrono a raffica: Turn up the sun, Lyla, Morning Glory e il pubblico canta a gran voce, si esalta non appena ascolta le note iniziali delle canzoni.
E continuando: a bell will ring, rockin roll star, Bring it on down, dont look back in anger, Wonderwall e saltano fuori gli accendini dalle tasche!
Liam canta e beve nella pause, lancia un tamburello tra la folla e di tanto in tanto pronuncia qualche parola in italiano:<<Ciao, Buona sera, grazie!>> Applausi scroscianti, bandiere d Inghilterra sventolanti e ancora god guess think Im able, the masterplan, songbird, Mucky fingers.
Liam si ferma e aiuta un ragazzo a salire sul palco con la sua digitale. Si abbracciano, si scattano una fotografia e si salutano come se fossero amici da una vita. Il pubblico fischia e grida contro il tipo per la sua tremenda fortuna. Lui guarda la folla con aria di soddisfazione, si tocca in modo mascolino, non fa in tempo a salutare con il braccio che già un gorilla lo afferra per accompagnarlo giù. (Credo labbia fatto per la sua incolumità perché un istante in più sarebbe stato fatale).

Riprende la musica
. the importance of being idle, the meaning of
soul e grandissima interpretazione di Champagne Supernova che emoziona, commuove,
intenerisce gli animi e addolcisce gli sguardi. Ottima musica che scorre nel corpo, che
percuote e pervade. Vorremmo tutti che non finisse mai, resteremmo per ore a gridare a
squarcia gola le parole di canzoni sentite e risentite miliardi di volte. Ma non basta
mai.
Sono le dieci e mezza, per noi il concerto non può essere già finito e, invece, accennano un saluto, posano gli strumenti e spariscono dal palco. Non è certo un finale in grande stile. Nessuno si muove con la speranza di rivederli spuntare da qualche lato del palco. Un minuto, due minuti, tre .quattro ed eccoli di nuovo tra le luci azzurre e bianche!
Liam annuncia di voler fare l ultimo pezzo del concerto. Riceve come risposta un applauso e urla dapprovazione, probabilmente non per lannuncio quanto per aver deciso di interloquire con chi lo venera, lo imita, lo sogna.
Ultimo pezzo My generation cover dei "The Who"! Saltano tutti, non mancano spintoni e presse verso il palco. Sono tutti euforici, sanno di vivere gli ultimi istanti di un ricordo meraviglioso. Ancora con gli occhi chiusi e con il respiro pesante non riusciamo nemmeno a vederli andar via. Il palco è vuoto.
Loro sono andati via, lo spettacolo stavolta è finito davvero, le luci si riaccendono, I riflettori di spengono, il palco è nuovamente pieno di omoni vestiti di nero. Ancora con la follia negli occhi ci muoviamo sognanti verso l uscita sotto le note di Let there be love.
Con il viso paonazzo e alcune ciocche di capelli appicciati al volto cantiamo ancora l uno accanto all altro. Un ragazzo continua a gridare sotto al palco "Noel te sei er numero uno! Er numero uno sei te!", qualche ragazza piange e le coppiette rimangono abbracciate in mezzo alla folla fino alla fine della canzone.
Sarà durato poco ma quello che era un solo un sogno adesso è diventato realtà uno dei ricordi più belli indimenticabili.
Giusy maialino.it


